17/12/2010

L'insulto "vajassa" arriva anche all'Europarlamento

L'insulto "vajassa" arriva anche all'Europarlamento

Al parlamento di Strasburgo è scoppiata la lite tra Sonia Alfano (Idv) e Licia Ronzulli (Pdl). La prima, interrotta durante il suo intervento dalla collega, ha sfoderato il termine napoletano. La deputata del centrodestra annuncia querela.

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09/10/2010

Bertinotti: "La democrazia è finita, domina l'oligarchia"

Bertinotti: "La democrazia è finita, domina l'oligarchia"

L'ex president della Camera parla a SkyTG24 di Europa, Costituzione e sinistra moderna: "Oggi in Italia il Parlamento conta zero". E su Vendola: "È una promessa per il Paese. Per la sinistra il Pd non è la soluzione al problema, ma il problema"

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24/06/2009

Allievi in fuga, degrado e liti tra docenti Ispezione choc all'Accademia di belle arti

Allievi in fuga, degrado e liti tra docenti Ispezione choc all'Accademia di belle arti

 

Troppi professori (uno ogni dieci studenti) e spesso insegnano materie astruse

 

ROMA — Il grande pittore manierista Federico Zuccari, che nel 1593 fondò la prestigiosa Accademia di San Luca, antico germe della moderna Accademia di belle arti di Roma, non avrebbe mai pensato che quattro secoli più tardi si sarebbe arrivati a questo punto: professori che litigano, iscritti che diminuiscono a vista d'occhio, attività didattica nel marasma. E neppure avrebbe potuto immaginare in quale modo incredibile la sua eredità, un tempo fiore all'occhiello dell'istruzione artistica italiana, sarebbe precipitata in un caos tale da rendere ormai inevitabile la resa dei conti. Nonostante le scontate resistenze burocratiche. Due anni fa (ministro dell'Università era Fabio Mussi) viene nominato alla presidenza dell'Accademia di belle arti di Roma Cesare Romiti.

Interni dell'Accademia di Belle Arti a Roma
Interni dell'Accademia di Belle Arti a Roma

Ma appena entra nello stabile ottocentesco del Ferro di cavallo a via di Ripetta, dove ha sede l'Accademia, l'ex amministratore delegato della Fiat (oggi presidente d'onore di Rcs Mediagroup) si mette le mani nei capelli. L'edificio è malandato. Gli impianti sono in uno stato pietoso. I problemi, tuttavia, non riguardano soltanto le strutture fisiche. Gli studenti, infatti, continuano a diminuire, a dispetto di un numero di professori non irrilevante. Dieci anni fa gli iscritti erano oltre 1.700: oggi sono 500 di meno. Il calo sfiora il 30%. In compenso, i docenti sono 117. Ovvero, uno ogni dieci studenti. L'elenco degli insegnamenti colpisce per la stravaganza di alcuni titoli. Come «Teoria della percezione e psicologia della forma». Oppure «Elementi di morfologia e dinamica della forma». O ancora «Fondamenti di informatica delle arti visive e plastiche». Per non parlare dei contrasti, incessanti, fra i professori. Ce ne sarebbe abbastanza per rivoltare l'Accademia come un calzino. E magari affrontare una volta per tutte, con una riforma decente, il problema che è alla base di situazioni simili. Perché da dieci anni gli enti (un'ottantina) come le accademie e i conservatori musicali fanno capo a un settore del ministero dell'Istruzione che si chiama Alta formazione artistica e musicale, in gergo Afam, e sono sottoposti a un meccanismo gestionale insensato. Sono cioè in mano a due strutture parallele e di fatto totalmente indipendenti l'una dall'altra. C'è un consiglio di amministrazione, con relativo presidente. C'è poi un direttore didattico, eletto dai docenti con il consiglio accademico, che ha in mano la macchina dell'insegnamento e sul quale il consiglio di amministrazione non ha alcun potere.

Uno strabismo folle, conseguenza di una legge approvata durante gli ultimi mesi del governo di Massimo D'Alema, alla fine del 1999: la quale, per giunta non è mai stata regolamentata fino in fondo con ripercussioni assurde non soltanto sulla gestione pratica degli enti. Quella legge, per esempio, ha equiparato le accademie e i conservatori alle università, ma siccome non ci sono i regolamenti sulle corrispondenze dei titoli accademici, chi esce da quegli istituti non può fare concorsi pubblici. A marzo di quest'anno Gaia Benzi, una studentessa romana, ha consegnato questa amara diagnosi alla rivista Micromega: «È così che, da ormai dieci anni, le Accademie riformate sopravvivono immerse in un desolante deserto normativo, vittime e a volte complici della più totale anarchia legislativa. Leggi inesistenti, fondi miseri, ambiguità nella gestione. Cos'altro manca? L'arte è inutile, inefficiente, qualche volta pericolosa: meglio abolirla». Ma i tempi di reazione del ministero presidiato da oltre un anno da Mariastella Gelmini alle sollecitazioni che arrivano dai vertici dell'Accademia non sono fulminei, e i mesi passano inutilmente. La proposta, avanzata da Romiti, di mettere la faccenda nelle mani di una commissione di esperti per riscrivere le regole della governance, finisce su un binario morto. E identico esito ha l'idea del commissariamento. Nel frattempo la situazione si fa sempre più complicata, come dimostra la circostanza che l'ultimo anno accademico sia iniziato di fatto addirittura nello scorso mese di marzo, con un ritardo senza precedenti.

Finché qualche mese fa si presenta a piazza del Ferro di cavallo un ispettore del ministero che si mette a spulciare tutte le carte dell'Accademia. Le sue conclusioni sarebbero le stesse alle quali era arrivato il presidente: la governance dell'istituto non può funzionare e va radicalmente modificata. Nel rapporto, tuttora top secret, non si risparmierebbero poi le critiche alla direzione didattica. Ragion per cui l'ispettore avrebbe richiesto il commissariamento immediato della stessa direzione, ora affidata a Gerardo Lo Russo, e del consiglio accademico. Sottolineando l'esistenza di inefficienze e profondi contrasti nel corpo docente in un momento particolarmente delicato, proprio quando le strutture della scuola dovrebbero essere tutte coralmente impegnate nella preparazione di una Mostra storica dell'attività degli ultimi cinquant'anni, a cui viene attribuita una certa importanza. Non mancherebbe neppure qualche riferimento indiretto a episodi che avrebbero contribuito ad accentuare quei contrasti. Come la tormentata vicenda della nomina, poi della sostituzione, e quindi della successiva rinomina, della vice direttrice che affianca Lo Russo: Claudia Alliata di Villafranca, docente della stessa Accademia e incidentalmente consorte del magistrato del Tar Carlo Modica de Mohac, capo di gabinetto del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Ma neanche il risultato di questa indagine pare aver smosso finora le acque stagnanti del ministero dell'Istruzione. Il rapporto dell'ispettore giace da due mesi sulla scrivania del direttore dell'Afam, Giorgio Bruno Civiello, oltre che su quelle del potente capo del dipartimento del dicastero, Antonello Masia, e del ministro Gelmini. In attesa chissà di quali altri sviluppi. Forse un miracolo.

Sergio Rizzo


06/03/2009

'PARENTI SERPENTI', 10 ARRESTI PER CATENINA

'PARENTI SERPENTI', 10 ARRESTI PER CATENINA

 

TORINO - Per una catenina dell'anziana nonna si picchiano di santa ragione scatenando una mega rissa tra fratelli e cugini che si è conclusa con l'arresto di dieci persone. La vicenda accaduta ieri sera a Torino riecheggia l'amaro film di Mario Monicelli 'Parenti serpenti'. Dopo le 22 in via Grazia Deledda, nel quartiere Vanchiglia la famiglia si riunisce, per chiarire alcuni aspetti di una eredità, nell'appartamento di un parente. Tutto sembrava filare liscio, ma all'improvviso la discussione si è infiammata per colpa della catenina. Divisi in due gruppi, si sono insultati e picchiati. Prima nell'abitazione, poi in strada. Spintoni, calci, pugni e persino colpi d'ombrello. Coinvolti anche una donna e un invalido. Originari di Gravina di Puglia, in provincia di Bari, i dieci contendenti si sono continuati a picchiare anche davanti ai carabinieri intervenuti sul posto. Nel tentativo di dividerli, un maresciallo è stato aggredito ed è finito in ospedale. La saga dell'eredità contesa è iniziata alcuni giorni fa con la morte della nonna. "Quella catenina è un ricordo e la voglio", "no, la nonna l'aveva promessa a me ed è mia" sono state le prime schermaglie verbali che hanno poi scatenato la rissa di ieri sera. Il monile era il pezzo forte di un patrimonio modesto. Pochi gioielli, e neppure di grande valore, per i quali i dieci parenti hanno iniziato a litigare a funerali appena conclusi. Nelle scorse settimane, infatti, la polizia era stata già costretta a intervenire almeno un paio di volte per calmare gli animi esagitati. Ieri sera, però, l'ennesima lite è degenerata. "Ti ammazzo", "toccami e ti uccido" e via così sino a prendersi a calci e pugni in una escalation di violenza che ha coinvolto anche le donne della famiglia e un parente disabile. Uno di loro è finito in ospedale, con ferite giudicate guaribili in dieci giorni.