16/08/2011

Bossi a Brunetta: «Nano, ci hai rotto i c...»

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COMIZIO DI FERRAGOSTO A PONTE DI LEGNO. Il Senatùr accusa il ministro della Pubblica Amministrazione: «Voleva tagliare le pensioni»

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25/07/2010

Uccide il suo capo al culmine di un litigio: «Era un dittatore, mi insultava»

Uccide il suo capo al culmine di un litigio: «Era un dittatore, mi insultava»

NUOVO CASO DI OMICIDIO SUL LAVORO. Assicuratore romano massacra sessantenne con una mazza da baseball e getta in cadavere in una scarpata

 

La sede dell'ufficio dove lavoravano Carpifave e Pennetti (foto Proto)
La sede dell'ufficio dove lavoravano Carpifave e Pennetti (foto Proto)

ROMA - «Era un dittatore». Una lite furiosa per motivi di lavoro avrebbe spinto un assicuratore romano, Flavio Pennetti, 30 anni a uccidere il suo capo-agenzia all'Assirsk Massimo Carpifave, 60 anni, al culmine di un violento litigio, a gettarne il cadavere in una scarpata lungo la strada che collega Leonessa a Rieti - dove si erano recati insieme per una questione relativa ad un'auto di lusso - e a ad occultarlo ricoprendolo con sassi e terriccio.
E' un nuovo, drammatico caso di omicidio sul lavoro dopo quello di Massarosa (Lucca), dove un ex rappresentante 51enne, licenziato, ha ucciso due dirigenti della sua azienda e poi si è sparato. Per il delitto di Rieti, l'agente assicurativo avrebbe utilizzato una mazza da baseball. L'omicida ha confessato alla polizia di Roma, dopo essere stato rintracciato venerdì sera, ed è stato sottoposto a fermo per omicidio volontario ed occultamento di cadavere.

Il luogo dove è stato ritrovato il copro di Massimo Carpifave (Ansa)
Il luogo dove è stato ritrovato il copro di Massimo Carpifave (Ansa)

GLI INSULTI - «Era un dittatore. Mi ha insultato in tutti i modi, poi quando ha cominciato a parlare della subagenzia, quando mi ha fatto capire che poteva anche chiuderla e revocarmi l'incarico, ho accumulato uno stress nervoso impressionante. Non ci ho visto più. E quando sono sceso per far rientrare il parafango con la mazza non ce l'ho fatta più e l'ho ucciso». Questa la confessione di Flavio Pennetti, 30 anni, subagente dell'Assirisk di Massimo Carpifave, ucciso a colpi di mazza da baseball ieri. Pennetti ha cercato di mentire alla polizia di Rieti che l'ha convocato in commissariato, continuando a sostenere di aver lasciato Carpifave a Roma. Ma il controllo delle microcelle dei due telefonini - quello di Pennetti e quello di Carpifave - ha smentito le parole dell'assicuratore che non ha retto all'interrogatorio ed è crollato. L'assicuratore ha pianto, poi ha raccontato le cose come sono successe e ha portato la polizia nel luogo dove aveva occultato il corpo di Carpifave e dove aveva gettato gli abiti sporchi di sangue.

DISCUSSIONE IN AUTO - I due colleghi lavoravano insieme in un'agenzia di assicurazioni sulla Cassia. Venerdì mattina erano andati insieme con l'auto del più giovane a Leonessa per concludere un affare, ma nel tardo pomeriggio - lungo la strada del ritorno - tra i due è nata una violenta discussione che avrebbe spinto Pennetti, timoroso di poter perdere il lavoro, a colpire violentemente e ripetutamente la sua vittima con una mazza da baseball, fino ad ucciderlo. Poi ha nascosto il cadavere: nessuno lo avrebbe ritrovato, probabilmente, se non avesse lui stesso condotto gli agenti sul luogo della «sepoltura». Pennetti, dopo essersi disfatto della mazza da baseball gettandola nei boschi, ha ripreso il viaggio e - durante il cammino - si e è liberato anche di altri oggetti appartenuti al suo capo. È stata la moglie di quest'ultimo a denunciare alla polizia di Roma - alle 21 di venerdì - la scomparsa del marito, che non riusciva più a rintracciare al telefono: la donna ha chiamato il commissariato Tor Carbone, spiegando che il giovane collega era già arrivato a Roma e le aveva detto di aver lasciato suo marito presso la sede dell'agenzia, ma che questi - più volte da lei chiamato - non rispondeva alle telefonate. La polizia ha subito chiesto al magistrato di turno l'autorizzazione a indagare anche attraverso intercettazioni per rintracciare il sospetto, che è stato poi fermato in tarda serata e condotto in commissariato.

Assunta Almirante, fu la testimone di nozze della vittima, Massimo Carpifave
Assunta Almirante, fu la testimone di nozze della vittima, Massimo Carpifave

CANDIDATO PER AN - Donna Assunta Almirante e l'ex assessore regionale e attuale consigliere regionale del Lazio Antonio Cicchetti furono testimoni di nozze della vittima Massimo Carpifave. Lo racconta lo stesso Cicchetti. «Si sposò due-tre anni fa e siamo stati io e Donna Assunta ad essere suoi testimoni. Sono quelle amicizie che si coltivano a distanza perchè ci vede raramente. Con la moglie avevano una casa in una frazione di Leonessa e qualche volta sono andato a pranzo a casa loro. Lui - ha concluso - di sicuro era più assorbito dal suo lavoro di assicuratore che dalla politica». Nel 2001 Massimo Carpifave si candidò nella lista di An alle comunali di Roma ed ottenne 420 preferenze non riuscendo ad essere eletto. La vittima era molto conosciuta a Leonessa. «È stato un omicidio efferato che ha scosso la comunità», ha commentato il sindaco del comune reatino Paolo Trancassini, che conosceva ad anni la vittima. «Era residente in una villetta a Leonessa, da giovanissimi ci frequentavamo, veniva a prendermi per andare a giocare a pallone. Tornava spesso a Leonessa. Da giovane militava nel Msi, poi si è anche candidato un paio di volte, al Comune di Roma nel 2001 con An ed anche alla Camera nel 2006 con la Lega Nord senza essere mai eletto, ma non ha mai fatto politica a Leonessa».

Redazione online


08/06/2010

Accoltella il compagno di 13 anni

Accoltella il compagno di 13 anni

Borso del grappa. Sciocco litigio di fronte a scuola. L'aggressore è un 16enne marocchino: l'altro ragazzino, ferito a un braccio e alla schiena, è stato giudicato guaribile in 10 giorni. Non si trova il coltellino

Paura per un 13enne alle scuole medie di Borso del Grappa, nel Trevigiano (Foto web)

 

Paura per un 13enne alle scuole medie di Borso del Grappa, nel Trevigiano (Foto web)

TREVISO - Un sedicenne, marocchino, ha ferito con un coltellino un compagno di 13 anni all’esterno della scuola media a Borso del Grappa, nel Trevigiano. Lo studente, colpito al braccio sinistro e alla schiena, ha riportato ferite giudicate guaribili in una decina di giorni. Anche l’aggressore, nel riporre in tasca il coltellino, si è ferito a un ginocchio e la prognosi è di sette giorni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno cercato finora inutilmente il coltellino. Al momento non sono chiare le ragioni dell’aggressione, anche se pare per motivi futili.


17/04/2010

Torino, notte con sparatoria in strada Muore per difendere il nipote ferito

Torino, notte con sparatoria in strada Muore per difendere il nipote ferito

È accaduto poco prima della mezzanotte nel popolare quartiere di San Donato. La vittima, un italiano di 41 anni, era accorso in aiuto del parente trentenne ferito dopo un violento litigio

 

TORINO - Interrogatori a ritmo serrato in Questura a Torino per far luce sulla sparatoria che nella notte si è conclusa con un morto. La squadra omicidi della polizia ha interrogato tre testimoni presenti nelle vicinanze del luogo della sparatoria avvenuta questa notte nel quartiere San Donato e costata la vita a Roberto Palumbo, 41 anni. Deve essere invece ancora interrogato Michele Sannino, 36 anni, nipote della vittima, ferito di striscio da uno dei colpi sparati in via Macerata angolo via Dronero.

LA VITTIMA - La vittima sarebbe accorsa in aiuto del nipote trentenne. Quest'ultimo, da una prima ricostruzione, avrebbe avuto un violento litigio in strada, per motivi ancora da chiarire, con un altro uomo. Insulti, qualche spintone, alcuni schiaffi. La situazione è poi degenerata all'arrivo della vittima, che voleva difendere il nipote: l'assassino ha infatti estratto una pistola e, prima di fuggire, ha sparato diversi colpi. Ad avere la peggio è stato proprio Palumbo. Soccorso dal 118, è morto al suo arrivo all'ospedale Maria Vittoria. Non sarebbe grave, invece, il nipote: il giovane, che si trova ora all'ospedale Giovanni Bosco, avrebbe già fornito alla polizia le prime indicazioni utili per identificare l'assassino.

Redazione online


28/07/2009

Coniugi trovati morti in una baita Si segue la pista dell'omicidio-suicidio

Coniugi trovati morti in una baita Si segue la pista dell'omicidio-suicidio

 

La coppia di Portugruaro, 50 anni lei, 48 lui, viveva a Ovaro. Secondo le prime ipotesi, durante un litigio l'uomo avrebbe ucciso la moglie e si sarebbe poi impiccato


OVARO (Udine) - Due coniugi di Portogruaro (Venezia), Giorgio Dorigo, di 48 anni, e Maragrazia Fagotto, di 50, sono stati trovati morti nel corso della notte in una baita di montagna nei pressi di Ovaro, piccolo comune della Carnia, in provincia di Udine. I loro cadaveri sono stati trovati dalla sorella della donna che, preoccupata dalla mancanza di notizie, ha raggiunto la baita. Secondo la prima ipotesi della polizia di Udine, durante un litigio l'uomo avrebbe ucciso la moglie a colpi di coltello e si sarebbe poi impiccato.

LEI CON DELLE FERITE SUL CORPO, LUI IMPICCATO - Secondo i primi accertamenti, l'omicidio-suicidio potrebbe essere avvenuto nel corso della mattinata di lunedì, durante un violento litigio all'interno della baita dove la coppia si trovava. La sorella della donna ha scoperto i corpi poco prima dell'una della scorsa notte, quando è giunta nella baita preoccupata per non essere riuscita a contattare la congiunta per tutto il giorno. Il corpo di Mariagrazia Fagotto presenterebbe ferite di coltello in varie parti del corpo; il marito è stato trovato impiccato nella stessa abitazione. Probabilmente l'uomo, è questa una pista della polizia di Udine, soffriva di una forma di depressione.


22/03/2009

LOCRI, UCCISO NIPOTE BOSS PER UNO SCHIAFFO

LOCRI, UCCISO NIPOTE BOSS PER UNO SCHIAFFO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LOCRI (REGGIO CALABRIA) - Uno schiaffo al culmine di una lite durante una partita a carte: sarebbe questo il movente dell'omicidio di Domenico Cavaleri, ucciso nella tarda mattinata a Locri. E' quanto è emerso dalle indagini svolte sull'omicidio dal Commissariato di Siderno e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria. A compiere l'omicidio sarebbe stato il figlio della persona che Cavaleri aveva colpito con uno schiaffo. L'episodio che ha scatenato l'omicidio risale a ieri sera. La persona raggiunta dallo schiaffo ha raccontato l'episodio al figlio, che per vendetta avrebbe ucciso Cavaleri.
Cavaleri è stato assassinato con due colpi di pistola alla testa mentre stava aspettando l'uscita del figlio da scuola.  Le due persone che hanno commesso l'omicidio sarebbero giunte sul posto a bordo di una moto. Contro Cavaleri sono stati sparati cinque colpi con una pistola calibro 7.65, due dei quali hanno raggiunto l'operaio alla testa provocandone la morte istantanea.

La vittima, il figlio di Maria Cordì, sorella di Antonio e Cosimo Cordì, era un operaio forestale, incensurato. L'omicidio è accaduto pochi minuti prima che il figlio uscisse del plesso delle elementari Maresca, in via Dante, nel centro della cittadina jonica reggina, a cinquanta metri dal palazzo di giustizia. Sul luogo dell'omicidio erano presenti molte persone, alcune in attesa dell'uscita degli alunni dalla scuola.


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04/03/2009

Usa, 13enne uccide fratellino di 10

Usa, 13enne uccide fratellino di 10

 

Il padre è stato accusato di negligenza per aver lasciato un fucile carico appeso al muro. I due ragazzi stavano litigando sul posto dove sedersi per guardare un film mentre erano soli in casa

 

CASSATT - Un tredicenne è stato arrestato martedì per l’omicidio del fratello di dieci anni. Secondo David Thomley, dell’ufficio dello sceriffo della contea di Kershaw, l’adolescente ha sparato lunedì scorso con un fucile una pallottola nella testa del fratellino.

LITE PER IL POSTO DOVE SEDERSI - I due ragazzi stavano litigando sul posto dove sedersi per guardare un film. Erano soli in casa, con due altri bambini di otto e quindici anni, perché le scuole erano chiuse a causa della neve. Il padre è stato accusato di negligenza per aver lasciato un fucile carico appeso al muro di una camera.


06/11/2008

I genitori gli sequestrano l'Xbox 15enne scappa di casa e muore

I genitori gli sequestrano l'Xbox 15enne scappa di casa e muore

Microsoft aveva offerto una ricompensa per chi lo avesse ritrovato. Tragica fine per un adolescente canadese. La console gli era stata tolta perché passava troppo tempo a giocare

 

 

Uno scorcio del sito Internet del Toronto Star che ha seguito da vicino la vicenda
Uno scorcio del sito Internet del Toronto Star che ha seguito da vicino la vicenda
 
 
 
 
 
 
 
MONTREAL (Canada) - Alcuni cacciatori hanno scoperto ieri il corpo di Brandon Crisp, un ragazzo canadese di 15 anni che era fuggito di casa tre settimane fa dopo che i genitori gli avevano tolto la sua Xbox, la console per videgame di Microsoft. Lo riferisce il quotidiano Toronto Star.

DIPENDENZA DA GIOCO - L’adolescente era scappato di casa il 13 ottobre dopo che i suoi genitori lo avevano privato dell'apparecchio elettronico perchè passava troppo tempo a giocare on-line al gioco «Call of Duty 4: Modern Warfare». Secondo i genitori, il ragazzo aveva sviluppato una sorta di dipendenza da quel videogame, al punto da avere problemi a scuola e nella vita sociale.

LE RICERCHE - La polizia provinciale dell’Ontario ha confermato che il corpo è stato scoperto ieri in un campo a nord della città di Barrie, a nord di Toronto, la cittadina nella quale Brandon era nato. La scomparsa dell’adolescente aveva suscitato una viva emozione in Canada e centinaia di volontari avevano partecipato alle ricerche. La stessa Microsoft aveva offerto una ricompensa di 25mila dollari (19.400 euro) a chi avesse dato informazioni utili a ritrovare il ragazzo e aveva messo i propri tecnici a disposizione dell'autorità giudiziaria per cercare di rintracciare le persone del "clan" di giocatori con cui Brandon era in contatto durante le sue sedute alla console.

L'AUTOPSIA - Bisognerà ora accertare quali siano state le cause del decesso. Il corpo dell'adolescente è stato esaminato dal medico legale e sarà sottoposto ad un'autopsia a Toronto. Nel corso delle settimane di assenza di Brandon le condizioni meteo in tutta la regione sono peggiorate. La temperatura si è abbassata notevolmente e si sono registrate le prime nevicate. NOn è dunque da escludere che il ragazzo sia stato stroncato dal freddo.

 


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