21/07/2011
Mondadori, Fininvest: «Pagheremo»
Mondadori, Fininvest: «Pagheremo»«Rabbiamo sempre operato nella più assoluta correttezza». La società: «Il deposito alla Cir entro il 26 luglio, ma faremo ricorso in Cassazione contro la sentenza di luglio»
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05/08/2010
Milano, la cocaina delle showgirl «Era tua». «No, mai sniffato»
Milano, la cocaina delle showgirl «Era tua». «No, mai sniffato»Verbali - L’inchiesta che ha portato alla chiusura della discoteca Hollywood. Yespica, Fabiani, Lessa, Belen: gli scambi di accuse sulla droga
| Fernanda Lessa |
MILANO - La modella Fernanda Lessa ricorda con certezza «di aver consumato cocaina anche insieme ad Alessia Fabiani e a Donatella Taranto». L’ex letterina di Passaparola, Francesca Lodo, racconta: «Ho consumato cocaina nel bagno del privé dell’Hollywood con Pietro Tavallini e ricordo che c’era anche Belen Rodriguez, anche se non sono certa del fatto che l’abbia consumata pure lei». La Belen, però, aggiunge particolari diversi: «Ho fatto uso di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe le occasioni la droga me l’ha data Francesca. Lei mi invitava spesso ad andare nei bagni dell’Hollywood, le domeniche sera... ma io non la seguivo perché temevo l’effetto della cocaina ». È la primavera del 2007 quando le showgirl protagoniste delle notti di Milano vengono convocate, una dopo l’altra, dal pm Frank Di Maio. Le ragazze raccontano, in parte ammettono, spiegano in compagnia di chi abbiano «pippato ». Tre anni dopo, a inchiesta chiusa, le loro ricostruzioni dei fatti sono esplose. L’una contro l’altra. Francesca Lodo che ha annunciato una querela contro l’(ex?) amica, Belen. E la stessa Belen che, a sentire le parole del sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato, rischia di non poter più condurre il Festival.
L’archiviazione
Tutte, sia chi ha ammesso di aver sniffato tanto o poco (Lodo, Fabiani, Lessa, Rodriguez), sia chi è stata chiamata in causa da altri (Aida Yespica, o Elisabetta Canalis, del cui consumo di cocaina ha parlato la modella francese Karima Menad), hanno scelto il silenzio. Vuole invece spiegare e parlare Ana Laura Ribas: «Non ho mai usato cocaina, già tre anni fa (all’epoca dell’inchiesta «Vallettopoli», ndr) la mia vita è stata rovinata, ho sofferto come persona e ho avuto enormi problemi sul lavoro— spiega al telefono — In tutto questo tempo ho lavorato per tornare a essere quella di sempre e recuperare la mia immagine. Non posso ricominciare a pagare adesso».
Il suo racconto è collegato a quello che disse al magistrato, il 5 aprile del 2007. Un verbale di poche righe, in cui ripete di continuo: «Non ho mai usato sostanze», «Confermo di non aver mai fatto uso», «Non ho mai visto nessuno» sniffare nel privé dell’Hollywood. All’epoca non venne ritenuta credibile. Entrata a palazzo di giustizia da testimone, si ritrovò indagata per essere stata reticente. Ma lo scorso aprile lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione di quel procedimento (cosa avvenuta anche per la Fabiani, la Yespica e Francesco Arca). «Significa che ora — spiega la Ribas, assistita dagli avvocati Fabio e Francesco Mandalari — c’è la certezza che quel che ho detto era la verità. Io la cocaina non l’ho mai usata». Con un paradosso: «Visto che l’uso personale non è reato, avrei potuto raccontare una bugia e, senza altre conseguenze, avrei evitato altri guai e non sarei stata indagata. Avrò fatto errori o frequentato gente sbagliata, ma dopo 18 anni di Tv non merito di tornare nelle polemiche per cose, lo dice l’archiviazione, che non ho fatto».
«Gole profonde»
Era stato Pietro Tavallini, in passato principe delle notti milanesi e poi testimone principale dell’inchiesta, a chiamare in causa la Ribas. In uno dei suoi interrogatori disse: «Ho visto anche Aida Yespica e Ana Laura Ribas assumere cocaina e so che l’hanno fatto insieme ». Quando il pm presentò alla showgirl brasiliana questo verbale lei ammise di essersi trovata all’Hollywood quella sera, ma negò il resto. L’uomo che all’epoca trasformava in grandi serate le feste nelle discoteche, perché portava sempre il «suo» gruppo di bellezze, ha anche raccontato: «Il privé ha un bagno misto maschi e femmine senza chiave dove ho visto Francesca Lodo, Fernanda Lessa, Alessia Fabiani assumere cocaina». Funzionava che ricchi e riccastri seduti ai tavoli, onorati della presenza di veline e soubrette, sganciavano sacchetti di bamba gratis per tutti.
Il vecchio gruppo dell’agenzia di Lele Mora, con l’aggiunta di qualche altro volto noto dello spettacolo, si è ritrovato così a ricostruire in Procura il domino del «chi pippava insieme a chi», sempre nell’ipotesi accusatoria che i privé dell’Hollywood e del The Club fossero zone franche in cui cedere e sniffare in piena riservatezza. Così la Fabiani ha ammesso: «Ho assunto cocaina al The Club con Walter Agostoni (un pr, ndr)». E il suo ex fidanzato ha aggiunto di aver ricevuto due telefonate, in occasione di una festa al The Club a cui non partecipava, in cui Fabrizio Corona e un altro ragazzo gli raccontavano che «Alessia era strafatta di cocaina».
Pizza e coca
Belen Rodriguez spiega infine al magistrato, con un tono che somiglia a uno «state scoprendo l’acqua calda», che «è notorio che all’Hollywood circoli cocaina, un po’ come in altri locali». Poi, sulle abitudini di una ex letterina: «Tavallini aveva sempre la cocaina con sé e ne faceva uso insieme a Francesca Lodo all’interno del bagno del privé. Lo so perché, a parte una volta che li ho accompagnati ma mi sono fermata nell’antibagno, le altre volte li ho visti entrare e la stessa Lodo mi diceva che avevano "pippato"». Belen parla infine di una delle due sere in cui anche lei tirò, dopo una pizza a casa della Lodo insieme a Nicolò Oddi, ex fidanzato di varie veline e soubrette, e a Tavallini: «Io ne consumai una riga, Francesca Lodo almeno nove, e lo stesso Pietro quattro. Anche Oddi ne fece uso».
Gianni Santucci
27/10/2009
Lodo Mondadori, sentenza congelata
Lodo Mondadori, sentenza congelata
La Finivest è stata condannata a risarcire 750 milioni di euro alla Cir. La Corte d'Appello di Milano ha disposto la sospensione, in via provvisoria, della esecutività del verdetto
MILANO - Lodo Mondadori, si ferma tutto. La Corte d'Appello di Milano ha disposto la sospensione provvisoria della esecutività della sentenza con cui la Finivest è stata condannata a risarcire 750 milioni di euro alla Cir. Lo ha deciso il presidente della Seconda Sezione della Corte d'Appello, con provvedimento inaudita altera parte (senza aver ascoltato il parere dell'altra parte in causa), fissando inoltre al 1° dicembre l'udienza in Camera di Consiglio per la decisione definitiva sulla istanza di sospensione presentata dalla holding della famiglia Berlusconi. La sentenza che condanna Fininvest al maxi-risarcimento era stata emessa dal giudice Raimondo Mesiano il 3 ottobre.
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08/10/2009
Lodo, premier contro Consulta e Colle
Lodo, premier contro Consulta e Colle
"Italiani vedranno di che pasta sono io"

ROMA - La mattina dopo è lo stesso. Silvio Berlusconi non si sposta di una virgola: la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano per il premier arriva da sinistra. Dalla "minoranza di toghe rosse organizzatissime". E non cala nemmeno la sua rabbia contro Napolitano, il Capo dello Stato che aveva garantito la legge con la sua firma. E poi il Cavaliere affronta di petto le future vicende giudiziarie: "Mi difenderò nelle aule e in tv, gli italiani vedranno dic he pasta sono fatto".
Avanti con più grinta Berlusconi va "avanti tranquillamente e serenamente, possibilmente con più grinta". Intervistato dal Gr Rai, il presidente del Consiglio conferma punto per puntole critiche a Consulta, opposizione, stampa e Capo dello Stato. E precisa: questo esecutivo "si sente assolutamente necessario alla democrazia, alla libertà e al benessere del Paese. Meno male che Silvio c’è - afferma - altrimenti saremmo completamente nelle mani di questi signori della sinistra che hanno una minoranza di magistrati che usa il potere giudiziario a fini di lotta politica, più del 70% della stampa, con in testa Repubblica, i programmi di approfondimento della tv pubblica pagati con i soldi di tutti e un Capo dello Stato di sinistra, nonché una Consulta con 11 giudici di sinistra che non è un organo di garanzia, ma politico".
Napolitano di sinistra All’indomani della bocciatura del lodo Alfano, la legge che gli garantiva la sospensione dei suoi processi penali, il premier torna ad attaccare il Capo dello Stato perché di sinistra e perché avrebbe contribuito a formare una Corte Costituzionale di sinistra. "Il presidente della Repubblica è stato eletto da una maggioranza di sinistra, ha radici totali nella sua storia di sinistra e anche il suo ultimo atto di nomina di uno dei giudici della Corte Costituzionale dimostra da che parte stia", ha detto al Gr1. L’ultimo giudice di nomina presidenziale è stato Paolo Grossi, professore di storia del diritto italiano, nel febbraio 2009. Dei 15 giudici della Consulta cinque sono nominati dal Quirinale, cinque dal parlamento e cinque dalle alte magistrature dello Stato. Il premier ha promesso affronterà gli impegni di governo e i due processi in cui è imputato a Milano, che si riparono per lui dopo la bocciatura del lodo, "se possibile con ancora più grinta".
La difesa Pronto a difendersi nelle aule di tribunale e "andando in televisione" per dimostrare "di che pasta sono fatto": lo ha detto il presidente del Consiglio. "Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi che - ha detto il premier - illustrerò agli italiani andando anche in tv, mi difenderò io stesso anche nelle aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori e mostrando agli italiani di che pasta sono fatti loro e, se mi consente di che pasta sono fatto io".
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07/10/2009
Berlusconi attacca la Corte e Napolitano
Berlusconi attacca la Corte e Napolitano
Alfano: «non faremo legge costituzionale, immunità parlamentare non in agenda». Il premier: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti». Affondo sul Quirinale: «Sapete da che parte sta»
ROMA - «Mi sento preso in giro, Napolitano non mi interessa». Da Silvio Berlusconi piovono pietre sul Quirinale dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Poco prima il premier, riferendosi a Napolitano, aveva detto «sapete da che parte sta». Immediata la replica del Colle: «Il presidente sta dalla parte della Costituzione, con assoluta imparzialità». Quindi il nuovo attacco del premier, mentre rientra a palazzo Grazioli: «Non mi interessa quello che ha detto il capo dello Stato, non mi interessa... Mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso».
«CONSULTA DI SINISTRA» - Il presidente del Consiglio sposa la tesi del giudizio politico: «Siamo assolutamente convinti dell'indispensabilità dell'essere noi qui a salvaguardare l'Italia e gli italiani di fronte a questa sinistra che si è impadronita della Corte Costituzionale e che ha prodotto una sentenza assolutamente politica» ha detto in serata. E poco prima, commentando a caldo il verdetto: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti. Dobbiamo governare cinque anni, con o senza Lodo. Non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvassero questo». Un Berlusconi visibilmente irato, mentre si dirigeva a Palazzo Venezia per la mostra «Il potere e la grazia», se la prende anche con il capo dello Stato facendo l'elenco di una certa Italia tutta in mano alla sinistra: «La sintesi qual è? Meno male che Silvio c’è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo governo, con un supporto del 70% degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro Paese quello che tutti sapete. Quindi va bene così». E giù con l’elenco della presenza della sinistra in media e istituzioni: «Abbiamo una minoranza di magistrati rossi che è organizzatissima e che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72% della stampa è di sinistra, gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici».
ATTACCO AL CAPO DELLO STATO - Poi l’accenno a Napolitano: «Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte costituzionale non un organo di garanzia ma politico». Dopo la visita alla mostra «Il potere e la grazia» Berlusconi ha avuto un breve incontro privato con il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, a palazzo Venezia. Poco prima Berlusconi aveva fatto una battuta: «La mostra è bellissima, ho detto a Sua Eminenza che c'è una grande lacuna, manca il ritratto di San Silvio da Arcore che fa sì che l'Italia non sia in mano a certi signori della sinistra...».
LA NOTA DI PALAZZO CHIGI - Da Palazzo Chigi arriva una nota, dai toni sempre duri ma più equilibrati: «Non posso non rispettare il responso della Corte Costituzionale nel quadro di un sistema democratico. Prendo atto tuttavia che questo sistema, soprattutto per le modalità con cui vengono eletti i membri della Corte, rischia di alterare nel tempo un corretto equilibrio fra i poteri dello Stato, i quali traggono tutti origine dalla sovranità del popolo - sottolinea il premier -. La solidità di questo governo non è in alcun modo intaccata da questo pronunciamento nè tantomeno la mia volontà di proseguire con determinazione nel mandato ricevuto dal popolo e rinnovato in tutte le più recenti competizioni elettorali. Una volontà che si rafforza e che riceve ogni giorno il sostegno compatto e solidale della volontà politica della maggioranza che sostiene l'attuale governo». «Per il resto, non ho il minimo dubbio che le accuse infondate e risibili che ancora mi vengono rivolte - conclude la nota diffusa da Palazzo Chigi - cadranno sotto il vaglio di magistrati onesti, indipendenti e ossequienti alla legge e alla propria coscienza».
ALFANO: «CONFLITTO PREMIER-CITTADINO» - «È una sentenza che sorprende, e non poco, per l'evocazione dell'articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell'unico precedente in materia» ha commentato il ministro della Giustizia Alfano. «Con la bocciatura del lodo si crea un problema: da una parte c'è Silvio Berlusconi premier, legittimato da milioni di voti, che ha diritto di governare, e, dall'altra, vi è il cittadino Silvio Berlusconi, che ha il diritto di difendere se stesso nelle aule di tribunale - ha detto in serata il ministro, ospite di Porta a Porta -. Non abbiamo intenzione di seguire la via della legge Costituzionale. Questo aprirebbe il campo a un'ipotesi di immunità parlamentare che non è nella nostra agenda. Comunque sulle valutazioni faremo il punto giovedì quando è convocato un ufficio politico del Pdl».
FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiamato invece il premier, dopo che era stata resa nota la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, rassicurandolo, secondo quanto si è appreso in ambienti parlamentari, sulla volontà di andare avanti in questa legislatura. La maggioranza è quella uscita dalle urne ed è solida, avrebbe tra l'altro detto Fini al presidente del Consiglio.
BOSSI: «PRONTI ALLA GUERRA» - Minacciosi i toni di Umberto Bossi: «Se si ferma il federalismo facciamo la guerra. Andiamo avanti, non ci piegano». E, parlando del suo incontro con Silvio Berlusconi: «Nemmeno lui vuole le elezioni anticipate. L'ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere, l'ho trovato deciso a combattere».
GASPARRI: «CORTE NON PIÙ ORGANO DI GARANZIA» - Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, spara invece ad alzo zero contro i giudici che hanno bocciato il Lodo Alfano: «La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia per che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità».
GHEDINI: «PROCESSI EVANESCENTI» - «Con questa decisione si pretende - secondo Niccolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato di Berlusconi -, contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anziché occuparsi dei problemi nazionali e internazionali, sia costretto quotidianamente a seguire evanescenti processi». «Riprenderemo questi processi - ha annunciato il deputato Pdl - nella consapevolezza che con un giudice super partes sarà certamente riconosciuta l'estraneità di Silvio Berlusconi da qualsiasi ipotesi di reato».
TREMONTI E SACCONI - Attestato di stima al premier anche da parte del ministro dell'Economia Giulio Tremonti: «Fare parte del governo presieduto da Silvio Berlusconi è stato, è e sarà per me un grandissimo onore». E il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Sono certo che, come me, la gran parte degli italiani esprime un immediato sentimento di solidarietà con il presidente del Consiglio democraticamente eletto, di fronte a una non casuale somma di azioni rivolte a destabilizzare il governo nel mezzo della grande crisi». Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni: «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Berlusconi».
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La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»
La Corte Costituzionale si è pronunciata «Il Lodo Alfano è illegittimo»
PECORELLA: «Il risultato non cambia il quadro politico». Violati articoli 138 (ricorso a una legge costituzionale) e 3 (uguaglianza). La decisione presa a maggioranza: 9 a 6
| La Corte Costituzionale |
ROMA - Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i 15 giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) è stata bocciata dalla Consulta per violazione dell'articolo 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell'articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza (leggi il verdetto). La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici contro 6) e avrà come effetto immediato la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.
ACCOLTI RICORSI - La Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento a luglio 2008, ha accolto i rilievi mossi dai giudici milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills che vedono imputato Berlusconi. La Consulta ha invece dichiarato «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal gip del Tribunale di Roma». Un ricorso sollevato nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all’estero nella passata legislatura, all’epoca del governo Prodi: i pm romani avevano chiesto l’archiviazione delle accuse per il presidente del Consiglio, mentre secondo il gip il lodo Alfano va applicato anche nella fase delle indagini preliminari. Da qui la decisione del giudice Orlando Villoni di trasmettere il fascicolo alla Consulta.
CAMERA DI CONSIGLIO - I giudici si erano riuniti martedì pomeriggio a Palazzo della Consulta. La camera di Consiglio si era aperta alle 17, dopo che il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l'Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine consolidata della Corte. La camera di Consiglio, sospesa una prima volta alle 19.30 di martedì, si è riaperta mercoledì mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra le 13 e le 16, è ripresa fino alla sentenza arrivata alle 18.
POLEMICHE - Sentenza che è stata accolta con ira da parte del premier Silvio Berlusconi e della maggioranza degli esponenti di Pdl e Lega. Nella sua prima reazione a caldo poi il presidente del Consiglio ha innescato una polemica con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Alle accuse di Berlusconi il Quirinale ha risposto con una nota. Diverso, ovviamente, il parere dell'opposizione, per la quale la sentenza della Corte Costituzionale va rispettata.
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Lodo Alfano, attesa per il verdetto
Lodo Alfano, attesa per il verdetto
Giustizia e politica. I giudici tornano a discutere sulla legge che sospende i processi delle 4 alte cariche
| Il Palazzo della Corte Costituzionale |
ROMA - Mentre i giudici della Corte Costituzionale hanno sospeso la camera di consiglio senza alcun verdetto sul «Lodo Alfano» (la decisione è attesa in serata), Umberto Bossi surriscalda gli animi dell'agone politico: «In caso di bocciatura del Lodo Alfano? Trascineremo il popolo», dice il ministro. «Il popolo ce l'abbiamo - aggiunge - Ma io sono per la saggezza: chi è che vuole sfidare l'ira dei popoli?».
DISCUSSIONE - Intanto la Corte si è aggiornata alle 15.30-16.00, per riprendere la discussione, a porte chiuse, sulla legittimità della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo il primo «giro d'orizzonte», quella di oggi dovrebbe essere la giornata decisiva per la sentenza.
ATTESA - L'atteso «verdetto» sotto le telecamere puntate è ormai questione di ore, un paio di giorni al massimo assicurano i bene informati. Una dead line c’è: giovedì pomeriggio alcuni giudici dovranno partire per il Portogallo, dove saranno impegnati con i colleghi portoghesi e spagnoli. Ecco perché gli avvocati difensori del premier si aspettano che la decisione sul "lodo" sia presa entro giovedì mattina. Non è un mistero che la scelta divide anche i giudici.
COMMENTI - Una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere Silvio Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico» ha affermato il leader del Pd, Dario Franceschini, parlando a Ballarò. Tra i legali del Cavaliere, è sembrato però diffondersi un certo ottimismo; lo stesso Niccolò Ghedini avrebbe spiegato di considerare gli attacchi ricevuti da Pd e Idv per la sua arringa un segno di nervosismo dell'opposizione, una specie di sensazione che il vento spira a favore di Palazzo Grazioli. Non a caso è stato proprio lui, in serata, a descrivere l’umore del premier come «eccellente», mentre il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, si spinge addirittura a dire che è «alle stelle, come i sondaggi».
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Bossi: «Pronti a trascinare il popolo»
Bossi: «Pronti a trascinare il popolo»
Bersani: «Frasi inaccettabili». Donadi: «Dite al senatur che asterix non esiste». Il ministro: «Se il lodo Alfano fosse bocciato le elezioni regionali diventerebbero politiche»
| Umberto Bossi (Ansa) |
MILANO - «Io sono per la saggezza. Perché sfidare l'ira dei popoli?». Umberto Bossi dice di «non avere segnali» sulla bocciatura o meno della Corte costituzionale del Lodo Alfano, ma appare comunque ottimista. «Non sarà bocciato, speriamo bene - aggiunge. - Non si può sfidare l'ira dei popoli...».
COLLOQUIO - Dichiarazioni che arrivano dopo l'incontro con il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Ci siamo chiariti le idee, mentre aspettiamo la decisione. Io e Fini non vogliamo le elezioni, perché dobbiamo fare le riforme, altrimenti cosa andiamo a dire alle persone?». E Se il Lodo Alfano venisse bocciato? Allora, spiega il Senatùr, «noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli». Più tardi il ministro chiarisce: in caso di bocciatura del provvedimento, le elezioni regionali diventerebbero «politiche». Lì «il popolo si esprimerà su Berlusconi», che «naturalmente vincerebbe».
REAZIONI - Le dichiarazioni di Bossi provocano immediate reazioni politiche. «È inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale» afferma Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd. «Le decisioni che arriveranno dalla Consulta - continua Bersani - devono essere in ogni caso rispettate, per non mettere a rischio gli elementi fondamentali di convivenza civile e le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche. In ogni caso - conclude - vorrei ricordare a Bossi che il monopolio del popolo non ce l'ha lui». «Bossi vuole trascinare il popolo e precisa che si riferisce ai vecchi Galli? - afferma in una nota il capogruppo IdV alla Camera, Massimo Donadi - Qualcuno spieghi al 'senatur' che Asterix e Obelix non esistono. E gli ricordino anche che è un ministro della Repubblica e che certi toni sono pericolosi perché infuocano gli animi e incitano alla violenza. Poi saremmo noi gli eversori».
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06/10/2009
Lodo Alfano, la parola alla Consulta
Lodo Alfano, la parola alla Consulta
Se fosse bocciato, le alte cariche non godrebbero più della sospensione dei processi. Ghedini: la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione. Pecorella: «Il premier non è come gli altri»
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| Francesco Amirante, presidente della Corte Costituzionale (Imagoeconomica) |
ROMA - Il lodo Alfano, ovvero la norma che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato, è al vaglio della Corte costituzionale. I quindici giudici del massimo organismo giuridico italiano, riuniti nel palazzo della Consulta, dovranno stabilire se la legge - che ha permesso la sospensione dei processi a carico del premier Silvio Berlusconi - sia in linea con la Costituzione. In caso contrario decadrà e da quel momento si apriranno diversi possibili scenari, considerando che il leader del Pdl potrà nuovamente finire in tribunale. Anche per questo motivo la seduta è seguita da vicino dagli inviati dei media italiani e stranieri, presenti in massa, al punto che per ospitarli tutti è stato allestito un collegamento televisivo con circuito interno nella Sala avvocati attigua a quella dove si svolgono le udienze.
«LA DECISIONE NON SIA POLITICA» - L'avvocato del premier, Gaetano Pecorella, dice di aspettarsi «che la Corte decida con grande serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche». A chi gli fa notare che la discussione di oggi avviene proprio all'indomani delle polemiche scoppiate sulla sentenza sul Lodo Mondadori, Pecorella risponde: «Il Lodo Mondadori non c'entra nulla, abbiamo fiducia in questi giudici, perchè pensiamo che non si lasceranno influenzare da altre questioni». Sul verdetto della Consulta, e sui tempi di attesa di questo, il legale del premier non si sbilancia: «Meglio non fare mai previsioni - afferma - io sono fiducioso. Certo, se c'è un giudice che chiede più tempo per approfondire la questione, di solito il presidente lo concede, e potrebbe esserci un rinvio, ma io credo che la Corte deciderà nei prossimi giorni». Pecorella, poi, ricorda come il Lodo Alfano sia «una legge anche frutto delle indicazioni che diede la Corte nel 2004», quando bocciò il Lodo Schifani. «Ci auguriamo che i giudici apprezzino e condividano ciò». La legge che prevede l'immunità per le quattro più alte cariche dello Stato dai procedimenti penali, conclude, «non è una anomalia europea, in quasi tutti i Paesi d'Europa esiste uno strumento simile».
NON AMMESSA LA PROCURA DI MILANO - Nel frattempo, la Corte non ha ammesso l'intervento della Procura di Milano nel giudizio riguardante la legittimità del Lodo Alfano. La decisione è stata comunicata dal presidente della Corte, Francesco Amirante, alla ripresa dell'udienza dopo che i giudici si erano ritirati in camera di consiglio per decidere in proposito. Il professor Alessandro Pace, che aveva presentato memorie alla Consulta per sostenere l'illegittimità del Lodo a nome della Procura di Milano, non potrà dunque intervenire nell'udienza pubblica. E' passato così al relatore Franco Gallo il compito presentare le questioni di illegittimità avanzate dal Tribunale di Milano e dal gip di Roma, ovvero le sedi che ospitano tre procedimenti a carico del premier.
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| Niccolò Ghedini, uno degli avvocati del premier (Afp) |
«UGUALE PER TUTTI, MA...» - Poi è stato il turno dei legali di Berlusconi (oltre a Pecorella anche Niccolò Ghedini e Piero Longo). «La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione» ha detto Niccolò Ghedini in un passaggio del suo intervento, durato 15 minuti. L'avvocato del presidente del Consiglio, che è anche parlamentare, ha sottolineato che con il Lodo «è stato realizzato, con una legge ordinaria, un edificio costituzionalmente resistente». «Con le modifiche apportate alla legge elettorale - ha aggiunto Pecorella -, il presidente del Consiglio non può più essere considerato uguale agli altri parlamentari, ossia non è più 'primus inter pares', ma deve essere considerato 'primus super pares»'. Pecorella ha aggiunto che bisogna prendere atto del fatto che «con la legislazione di oggi sulle elezioni delle cariche politiche, la posizione del presidente del Consiglio si è venuta staccando da quella che era stata disegnata dalle tradizioni liberali».
«PERCHE' NON E' IMMUNITA'» - E' stato poi Piero Longo a spiegare perché a parere del collegio difensivo il Lodo Alfano non è un'immunità. L'attuale legge, infatti, secondo il legale ha «come caratteristiche la temporaneità, la non reiterabilità, la rinunciabilità, la sospensione della prescrizione, la garanzia per le prove non rinviabili, la tutela delle parti civili». In particolare, la sospensione della prescrizione «esorcizza l'ipotesi falsificante secondo cui con la sospensione del processo si avrebbe lo stesso risultato di un immunità». Così non è, a detta dell'avvocato Longo. Anche perchè - ha evidenziato - la sospensione del processo è prevista nel codice penale nel caso di legittimo impedimento dell'imputato. Il Lodo, dunque, «non è legato alla mera carica o alla funzione ma all'espletamento di una complessa attività da parte di un'alta carica». Difatti - ha aggiunto Longo - «nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo», con i numerosi appuntamenti internazionali nell'agenda del premier, sarebbe per lui «impossibile» svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di «dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale», tanto più se i processi sono «aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti».
«IL DANNO MINORE» - L'avvocatura generale dello Stato ha infine sostenuto che il Lodo è il «danno minore» per il sistema giuridico. Spiega l'avvocato Glauco Nori: «La "ratio" della norma è la soluzione del possibile conflitto fra le esigenze legate alle funzioni di governo e al diritto alla difesa in processo: un problema non ipotetico ma reale, in corso, che è giusto sia stato affrontato e risolto dalla legge ordinaria. Si tratta di un problema di compatibilitá fra due interessi, entrambi totalmente tutelati e garantiti dalla Costituzione». Si chiede a tal proposito Nori: «Quale mezzo c'era per risolverlo, diverso da quello adottato dal legislatore? Se il problema è la contemporaneitá fra le due esigenze, non si può certo pensare di andare nella direzione dell'eliminazione totale di questa contemporaneitá, concedendo l'impunitá al presidente del Consiglio o togliendogli le funzioni di capo del governo: soluzioni entrambe incostituzionali». Per questo «la sospensione del processo penale, pur se produce sicuramente un danno al sistema giuridico, rappresenta comunque il danno minore».
GLI SCENARI - L'udienza è poi stata tolta e ora si attende la camera di consiglio, il cui inizio è previsto per il pomeriggio. Secondo alcune indiscrezioni , è possibile un rinvio qualora un giudice chieda tempo per lo studio degli atti. Rinvio che potrebbe andare anche alla settimana prossima, visto che giovedì cinque giudici sono attesi a un incontro internazionale all'estero. Tre sono le possibili soluzioni: il no ai ricorsi e quindi l'ok al Lodo Alfano così com'è; l'accettazione parziale con la dichiarazione di parziale incostituzionalità del Lodo, le cui parti non approvate dalla Consulta potrebbero essere modificate con un disegno di legge; e infine la bocciatura integrale della legge, come avvenuto per il precedente Lodo Schifani.
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Il Pdl: «Disegno eversivo non ci fermerà» Berlusconi: «Allibito, ma resterò 5 anni»
Il Pdl: «Disegno eversivo non ci fermerà» Berlusconi: «Allibito, ma resterò 5 anni»
I capigruppo del Pd: «Vogliono l'impunità per il premier». L'Idv: «Maggioranza senza ritegno». Il Cavaliere cita Nietzsche: sentenza al di là del bene e del male. Gasparri e Cicchitto: «Sospetti i tempi del verdetto»
| Silvio Berlusconi (LaPresse) |
ROMA - Parlano di «disegno eversivo». Assicurano che «in Parlamento così come nel Paese, forti di un consenso chiaramente e più volte espresso dagli italiani, il centrodestra proseguirà nella politica del fare e del governare». All'indomani della sentenza che impone a Fininvest di pagare 750 milioni di euro di risarcimento a Cir per la vicenda del lodo Mondadori, e a due giorni dalla decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, i capigruppo Pdl al Senato e alla Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, fanno diffondere una nota contro il tentativo di «delegittimare» l'azione del governo. «La tempistica e i contenuti di una sentenza che a 20 anni dai fatti arriva con sospetta puntualità - afferma la nota - rafforzano l'opinione di quanti, come noi, pensano che vi sia chi sta tentando, con mezzi impropri, di contrastare la volontà democratica del popolo italiano». Lo stesso Silvio Berlusconi ha reagito duramente e nel definire il pronunciamento ha citato, non si sa se volontariamente, il filosofo Nietzsche: «Sono letteralmente allibito: è una sentenza al di là del bene e del male, è certamente una enormità giuridica». Il Cavaliere comunque si mostra determinato e respinge seccamente l'ipotesi che eventuali contraccolpi per la sentenza possano portare ad una fine anticipata della legislatura: «Sappiano tutti gli oppositori che il governo porterà a termine la sua missione quinquennale e non c'è nulla che potrà farci tradire il mandato che gli italiani ci hanno conferito».
MOTIVAZIONI - «È da ritenere - scrive il giudice -, "incidenter tantum" e ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede». La «corresponsabilità» di Silvio Berlusconi, scrive il giudice Mesiano, comporta «come logica conseguenza» la «responsabilità della stessa Fininvest», questo «per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore, commesso nell'attività gestoria della società medesima».
«Si è dimostrata la ingiustizia della sentenza Metta (il giudice che fu corrotto da Cesare Previti ndr) e la sua derivazione causale dalla corruzione del giudice Metta, argomento che resiste in ragione del ruolo primario che ebbe il Metta nella formazione della decisione del collegio all'obiezione della collegialità della sentenza. «Ciò posto - aggiunge il giudice Mesiano - deve rilevarsi che se è vero che la Corte d'Appello di Roma emise una sentenza, a parere di questo ufficio, indubbiamente ingiusta come frutto della corruzione di Metta, nessuno può dire in assoluto quale sarebbe stata la decisione che un collegio nella sua totalità incorrotto avrebbe emesso».
CONTI - Il giudice di Milano scrive anche che «vale osservare che i conti All Iberian e Ferrido erano conti correnti accesi su banche svizzere e di cui era beneficiaria economica la Fininvest. Non è quindi assolutamente pensabile - scrive Mesiano - che un bonifico dell'importo di Usd 2.732.868 (circa tre miliardi di lire) potesse essere deciso ed effettuato senza che il legale rappresentante, che era poi anche amministratore della Fininvest, lo sapesse e lo accettasse». «In altre parole - conclude il giudice -, il tribunale ritiene qui di poter pienamente fare uso della prova per presunzioni che nel giudizio civile ha la stessa dignità della prova diretta (rappresentazione del fatto storico). È, come è noto, la presunzione un argomento logico, mediante il quale si risale dal fatto noto, che deve essere provato in termini di certezza, al fatto ignoto».
GHEDINI: «INCREDIBILE E INFONDATA» - Niccolò Ghedini, parlamentare del Pdl e legale di Berlusconi, ha definito «incredibile, irreale e non fondata né sui fatti né sul diritto» la sentenza sul Lodo Mondadori. «È un tentativo paradossale di rileggere gli atti del processo penale che avevano visto Berlusconi completamente estraneo a tale vicenda. La cifra decisa è poi palesemente scollegata a qualsiasi dato reale, superando addirittura di gran lunga lo stesso valore della quota Mondadori detenuta dalla Fininvest. Basta questa osservazione per dimostrare l'assurdità di una sentenza che sarà indubitabilmente riformata in appello».
«RISPETTARE LA SOVRANITÀ POPOLARE» - I due capigruppo del Pdl avevano comunque dato già in mattinata la linea del partito, rilanciando l'ipotesi di un complotto. «Mentre il governo Berlusconi affronta con energia e consenso largamente maggioritario la realizzazione degli impegni assunti con gli elettori e ogni emergenza, si tenta, vanamente di delegittimarne l'azione - avevano sottolineato Cicchitto e Gasparri -. Siamo certi che questo disegno non troverà spazio nelle istituzioni e, che ciascuno nella sua diversa responsabilità, agisca partendo dal presupposto del rispetto della legalità e della sovranità popolare». «Gli attacchi - conclude la nota dei vertici parlamentari del PdL - che fuoriescano dai canoni dell'opposizione democratica, dura ma rispettosa delle Istituzioni, ci portano ad assicurare che, in Parlamento così come nel Paese, forti di un consenso chiaramente e più volte espresso dagli italiani, il centrodestra proseguirà nella politica del fare e del governare, che nessun disegno eversivo potrà sconfiggere».
LA REAZIONE DEL PD - Non si è però fatta attendere la reazione del Pd. «L'arrogante rivendicazione di impunità e la patetica denuncia di complotti da parte del Pdl segnala in modo impietoso la consapevolezza del fallimento nella prova di governo. I capigruppo Pdl di Camera e Senato stanno cercando di deformare una sentenza e di trasformarla in un atto politico di parte». La presa di posizione è degli omologhi democratici di Gasparri e Cicchitto, ovvero Anna Finocchiaro e Antonello Soro con i rispettivi vicepresidenti Luigi Zanda e Marina Sereni. «In un ordinamento costituzionale come quello del nostro Paese che prevede la separazione dei poteri e lo stato di diritto - spiegano i capigruppo del Pd - la nota congiunta di Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Italo Bocchino e Gaetano Quagliariello è gravissima nei suoi contenuti perchè finge di non ricordare che la decisione del Tribunale di Milano è la naturale conseguenza, in sede civile, della condanna penale definitiva dell'onorevole Cesare Previti, ritenuto responsabile di aver corrotto un giudice con l'obiettivo di addomesticare il "Lodo Mondadori"». «Nelle parole degli esponenti Pdl - proseguono Soro, FInocchiaro, Zanda e Sereni - c'è tutta la spudoratezza di chi considera le aziende e i comportamenti del presidente del Consiglio al di sopra delle leggi penali, delle leggi amministrative, delle leggi civili e financo delle leggi etiche. È soltanto nel quadro della piena separazione dei poteri che si può garantire il rispetto della legalità e della sovranità popolare».
«LA LEGGE VALE ANCHE PER LUI» - Anche il segretario del Pd, Dario Franceschini, è intervenuto sulla vicenda: «Penso che fatto 30, il Presidente del Consiglio possa fare 31. Magari approvando una specie di super Lodo Alfano che blocchi anche i processi civili». E ancora: «Berlusconi deve capire che nei tribunali c'è scritto che la legge è uguale per tutti e non "per tutti tranne uno". E non "per tutti tranne i potenti". Deve accettare - ha concluso - che anche chi ha vinto le elezioni è sottoposto alla giustizia, come tutti gli altri cittadini».
GLI AVVOCATI DELLA CIR - Diverso, ovviamente, il giudizio della controparte, la Cir di Carlo De Benedetti. «Non è una causa politica - dice uno dei legali del gruppo Elisabetta Rubini -, ma una normale causa di risarcimento danni tra due aziende, una delle quali, come è stato provato definitivamente nel 2007, ha corrotto un giudice». La sentenza è esecutiva già in primo grado, ma l'avvocato ha spiegato che «prenderemo contatti con la controparte, come sempre avviene in questi casi» e ha detto di non prevedere tempi brevi per l'esecuzione della sentenza per via della complessità della vicenda. La procedura prevede che il vincitore della causa faccia copia autentica della sentenza e, sulla scorta di questa, notifichi un atto di precetto alla controparte. Questa avrà dieci giorni dalla notifica del precetto per il pagamento. I legali della Fininvest hanno detto che presenteranno subito ricorso in appello con la richiesta di sospensiva dell'esecutività della sentenza, ma l'avvocato Rubini ritiene che per la fissazione dell'udienza in cui si discuterà la sospensiva saranno necessarie «almeno alcune settimane».
LA REAZIONE DELL'IDV - Non si fa attendere la replica dell'Italia dei valori. «I veri eversori sono i capigruppo di Camera e Senato del Pdl. Eversori al soldo di Berlusconi. Cicchitto, Gasparri, Bocchino e Quagliariello si devono vergognare» afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. «Urlare all’eversione - aggiunge Donadi - per difendere in Parlamento gli interessi privati di Berlusconi, secondo i giudici corresponsabile di corruzione, è un atto gravissimo e senza precedenti. Questa maggioranza non ha ritegno e schiera il Parlamento come parte in causa per difendere gli affari del padrone. La sovranità popolare è un prezioso bene collettivo che non può essere usato indegnamente come foglia di fico dal centrodestra per difendere in una causa civile gli interessi patrimoniali del premier a danno di un terzo soggetto. Sarebbe opportuno - conclude Donadi - che le alte cariche dello Stato, in particolare i presidenti delle Camere, sempre così solerti a stigmatizzare i toni dell'opposizione dell'Idv, intervenissero a difesa del Parlamento».
TUTELA PER Il GIUDICE - Quindici consiglieri del Consiglio superiore della magistratura (Csm) hanno chiesto al Comitato di presidenza del Csm di aprire una pratica a tutela del giudice del tribunale di Milano Raimondo Mesiano, dopo i giudizi espressi da Berlusconi e dai capigruppo del Pdl sulla sentenza sul Lodo Mondadori.
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| Tag: cir, fininvest, berlusconi, de benedetti, lodo, mondadori, sentenza, risarcimento, premier, condannato, pagamento, corruzione, all iberian | OKNOtizie |
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