29/01/2009
Fan in lutto al villaggio Reitano «Ciao Mino, ci mancherai»
Fan in lutto al villaggio Reitano «Ciao Mino, ci mancherai»
Alle 15 i funerali del cantante calabrese ad Agrate Brianza, dove il "villaggio Reitano" è un'istituzione. «Vengo dalla Brianza per dirgli addio»
Mino di fronte al suo paese natale Fiumara Calabra

Reitanopoli vista dal satellite
Cristina, la moglie, ha gli occhi gonfi, un completo scuro e una parola per tutti. Accanto le due figlie, Grazia e Giuseppina: salutano, ricordano, stringono mani. Intorno, quello che qui ad Agrate chiamano con affetto il «clan Reitano »: otto tra fratelli e sorelle, più mogli, mariti, nipoti. Riconoscerli non è difficile: c'è chi ha lo sguardo di Mino, chi il profilo, chi le movenze. Gli assomiglia il fratello Gegè, che qui gestiva una pizzeria. Ieri, in giardino, accoglieva i visitatori: «Dalle 7 di stamattina il telefono non smette di suonare». Han chiamato amici, personaggi dello spettacolo, discografici. E' già venuto Nicola di Bari. Little Tony arriverà stamattina. Poi tanti altri, per i funerali, alle 15. Tutti lì, al villaggio Reitano, un'istituzione in paese. Papà Rocco ci arrivò nel 1969. «Cercava un posto per noi ricorda il fratello minore Valentino - videro per caso un cartello "Vendesi villa" e la comprarono».
Anno dopo anno costruirono il villaggio: ville, giardino, un campo da calcio. «Ma non eravamo chiusi qui dentro spiega la moglie Cristina in paese ci conoscono, Mino ha sempre fatto del bene, anche qui». Ai tempi d'oro, ogni giorno arrivavano fan a suonare il campanello: «Papà Rocco dice Valentino gestiva la situazione. Salutava, portava foto di Mino». Tanti di quelli che l'avevano visto sul palco son tornati ieri per dirgli addio. Tra i primissimi Wilson Barbuto, arrivato apposta da Bussero: «Lo vidi la prima volta nel 1980 in concerto a Milano, l'ho sempre seguito. Perché era bravo, e calabrese come me». Mario Riva arriva in bici: «Vengo dalla Brianza per dirgli addio». C'è pure l'impresario Domenico Fabluto, che negli ultimi anni gli aveva organizzato serate a Senago, o a Nova Milanese: «Anche fino a poco tempo fa aveva la dinamite dentro. Prima di salire sul palco dovevamo calmarlo, temevano si sentisse male. Successe una volta, anni fa, dovemmo rianimarlo in camerino. Non si risparmiava. Mai. Questa sua forza ci mancherà ».
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27/01/2009
Addio a Mino Reitano
Addio a Mino Reitano
Era malato da tempo. Aveva 64 anni. I funerali giovedì. Si è spento nella sua abitazione di Agrate Brianza, dopo una lunga malattia. Il ricordo dei colleghi

Mino Reitano negli anni '70
MILANO - È morto nella sua casa di Agrate Brianza, in provincia di Monza, il cantante Mino Reitano. Reitano, 64 anni, malato da due anni, era stato sottoposto a un intervento chirurgico un anno e mezzo fa e anche nello scorso novembre. Fino alla fine è stato assistito dalla moglie Patrizia e dalla figlia Giuseppina Elena. Nato a Fiumara, in provincia di Reggio Calabria, nel 1944, conquistò il successo nel 1968 con «Avevo un cuore (che ti amava tanto)» e «Una chitarra cento illusioni». Con i proventi di queste prime canzoni acquistò un lotto di terreno ad Agrate Brianza dove costruì «Reitanopoli», un ranch in piena Brianza in cui si stabilì con la famiglia. I funerali del cantante, che lascia anche un'altra figlia, Grazia Benedetta, si svolgeranno giovedì alle 15 nella chiesa di Agrate Brianza.

Mino Reitano a Sanremo
BAUDO - «Mino Reitano era un bravissimo ragazzo, ostinato, il classico emigrante con grande voglia di arrivare, esuberante, simpatico». Così Pippo Baudo ricorda commosso il cantante, scomparso questa sera a 64 anni. «Nonostante il finale tragico e la sofferenza che durava da parecchi anni - sottolinea Baudo - Mino è stato fortunato, perché ha avuto dalla vita quello che voleva, passando dall'anonimato della provincia meridionale ai palcoscenici più importanti del mondo dello spettacolo, del quale è diventato a pieno titolo un protagonista». Di Reitano, Baudo cita «i grandi successi a Sanremo, ma soprattutto a Canzonissima, con la sua capacità di coinvolgere centinaia di migliaia di persone, che da casa lo votavano senza esitazione, e di farsi notare, con esibizioni che a qualcuno talvolta sembravano eccessive. Ma aveva anche l'animo del compositore: ha scritto, tra l'altro, «Una ragione di piu», uno dei brani più belli del repertorio di Ornella Vanoni, che considerava il suo piccolo capolavoro». «Finchè ha avuto la forza - dice ancora Baudo - non si è mai risparmiato nei suoi spettacoli, che duravano anche tre ore, grazie alla sua grande voglia di farsi amare. Mino - conclude Pippo - lascerà un ricordo piacevole e simpatico, e questa è la cosa più bella per un artista».

Sul campo di calcio che si era fatto costruire in giardino
LITTLE TONY - Little Tony si dice «molto addolorato» per la scomparsa di Mino Reitano, al quale era stato vicino in questi ultimi due anni di malattia. «Era un collega e un amico speciale, prezioso, da 40 anni. Ci siamo sentiti ogni settimana, io cercavo di incoraggiarlo in tutti i modi. Lui viveva la malattia con grande entusiasmo - aggiunge - mi diceva sempre che voleva fare un programma in cui io facevo Dean Martin e lui Frank Sinatra. L'anno scorso a Sanremo avrebbe voluto cantare in coppia con me, ma era già malato. Con lui c'era un'amicizia forte. Era dolce, modesto e si comportava sempre nel modo giusto. Era una persona speciale, particolare. Sua moglie Patrizia gli è stata vicina in questo calvario». «L'unico rimpianto - conclude Little Tony - è che dovevamo vederci dopo la sua ultima operazione, dopo le feste. Invece, sono stato male io, con un'influenza da cui sono uscito solo quattro o cinque giorni fa».
Con Paul Anka
REGGIO CALABRIA - Anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, ha espresso il cordoglio suo personale e di tutta la comunità reggina: «Mino Reitano era un amico e un artista di Reggio Calabria che ha dato lustro alla città e all’intera regione». «Ogni volta che avevamo occasione di incontrarci o sentirci -racconta il sindaco di Reggio Calabria- faceva sempre menzione del suo attaccamento a questa terra e al suo modo di esportare la calabresità nel mondo. Sono vicino -conclude Scopelliti- alla moglie Patrizia e ai due figli per questa grave perdita che noi come calabresi, ma soprattutto come reggini, piangiamo in maniera veramente dolorosa».
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