30/10/2011

Il padre di Simoncelli ai piloti: «A Valencia Fate un minuto di casino»

Il padre di Simoncelli ai piloti: «A Valencia Fate un minuto di casino»

A DOMENICA CINQUE. L'invito a fare rombare le moto tutte insieme

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10/05/2011

Giro: tappa in ricordo di Weylandt

Giro: tappa in ricordo di Weylandt

Il belga caduto lunedì nella discesa del passo del Bocco. Ogni squadra in testa per 10 km, all'arrivo a Livorno davanti insieme tutti i compagni del ciclista deceduto

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11/11/2010

Morto a Los Angeles Dino De Laurentiis

Morto a Los Angeles Dino De Laurentiis

CINEMA. Aveva 91 anni, è stato il produttore di alcuni dei più celebri titoli del cinema italiano

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11/06/2010

Mondiali, si comincia senza Mandela: è morta la sua nipotina

Mondiali, si comincia senza Mandela: è morta la sua nipotina

L'inaugurazione in programma alle 14 dal Soccer City di Johannesburg non vedrà la presenza dell'ex Presidente a causa della morte della nipote tredicenne, avvenuta ieri in un indicente d'auto. Alle 16 in campo Sudafrica-Messico, Uruguay-Francia alle 20.30

 

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JOHANNESBURG - Lutto nella famiglia Mandela a poche ore dal calcio d'inizio del Mondiale di calcio. La pronipote dell'ex presidente sudafricano, la 13enne Zenani Mandela (nella foto a sinistra), ha perso la vita in un incidente stradale a Soweto, mentre tornava a casa dopo il concerto di inaugurazione della Coppa.

L'INCIDENTE - Secondo quanto riporta la stampa locale, Zenani, una delle nove pronipoti di Mandela, era in auto con l'ex moglie del premio Nobel per la pace, Winnie Madikizela, rimasta illesa. L'uomo che era al volante della vettura è stato arrestato con l'accusa di omicidio. A causa del lutto Nelson Mandela non sarà presente allo stadio per l'incontro di inaugurazione del Mondiale tra Sudafrica e Messico.

Redazione online


La "legge bavaglio" getta nel lutto la stampa italiana

La "legge bavaglio" getta nel lutto la stampa italiana

Comunicato d'aperura con la veste grafica di un necrologio dopo il sì del Senato al provvedimento sulle intercettazioni. Prima pagina bianca per "La Repubblica", mentre già dalle 20.00 del 10 giugno SKY TG24 e SKY.IT sono listati di nero

 

 

 


Dopo il sì del Senato alla fiducia, posta dal governo sul ddl intercettazioni, è apertamente iniziata la battaglia della stampa italiana a tutela dell'inalienabile diritto di sapere. Già da ieri SKY TG24 e alcuni siti web, come il nostro di SKY.It, sono listati a lutto.

Accogliendo l'invito della Fieg, i giornali di oggi hanno deciso di pubblicare un comunicato con la veste grafica di un necrologio. La scelta più eclatante è stata effettuata da "La Repubblica" con una
prima pagina bianca contrassegnata dalla scritta: "La legge bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati". Esce in bianco, invece, la rubrica "Buongiorno" di Massimo Gramellini su "La Stampa" , "per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà di affrontare gli argomenti che nutrono da sempre i corsivi di satira e di costume". Nell'editoriale "Il sipario sugli scandali" il direttore Mario Calabresi ha parlato di una "forte amarezza per un gesto che non ha nulla a che fare con la privacy e la civiltà giuridica, ma ci parla solo della volontà urgente della politica di calare il sipario sulle inchieste e di mettersi al riparo dagli scandali, per garantirsi un tranquillo futuro di impunità e mani libere".

"Il Manifesto"
opta, invece, per una vignetta a fondo nero, su cui campeggia a grandi lettere la scritta "Senza parole". Nell'editoriale "Ora disobbedire" Giuseppe Di Lello ha esordito con un appello: "La legge sulle intercettazioni marcia verso il sicuro approdo dell'approvazione e perciò dobbiamo subito metterci alla ricerca di tutti i possibili modi per contrastarla, eluderla, renderla inutilizzabile, abrogarla".


30/04/2010

Grillo: «Telecom ha venduto tutto Celebro il funerale della società»

Grillo: «Telecom ha venduto tutto Celebro il funerale della società»

Con una fascia a lutto Il comico è intervenuto all'assemblea degli azionisti. «Stimo Bernabè ma doveva denunciare le precedenti gestioni». L'ad: «Siamo un’azienda sana, viva e vivace»

 

Beppe Grillo, davanti alla sede Telecom a Rozzano (Epa)
Beppe Grillo, davanti alla sede Telecom a Rozzano (Epa)

ROZZANO (Milano) - «Se la Telecom in questi ultimi dieci anni ha venduto quasi tutto, le partecipazioni, gli immobili, addirittura le centrali telefoniche, il debito è rimasto di 34 mld, i ricavi sono scesi, la domanda da ragioniere è: dove sono finiti i soldi?». Alla domanda che pone Beppe Grillo intervenendo all'assemblea degli azionisti Telecom. «Semplice», risponde Grillo, «sono finiti in stock options milionarie, dividendi agli azionisti del salotto buono, che hanno spolpato viva la Telecom». Grillo suggerisce: «fate un'indagine nei confronti del management degli ultimi dieci anni e guardate il loro stato patrimoniale prima e dopo» l'ingresso in Telecom.

BERBABÈ - «Io stimo Bernabè», ha aggiunto il comico e blogger genovese, «ma non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare», ovvero «denunciare Colaninno, Buora, Ruggiero, ecc». Secondo Grillo bisognerebbe fare una legge che stabilisca che non si possono distribuire dividendi se il debito supera il 50% degli utili». Grillo si è presentato con una fascia nera al braccio». «Celebro il funerale della società - ha detto - la più grande società tecnologica del nostro paese ruba il futuro di mio, tuo figlio», quando decide di mettere in vendita gli asset tecnologici, esternalizzandoli in una una scatola (Ssc), che «sarà efficientata e venduta». Insomma, ha detto, «che futuro ha il paese quando Telecom efficienta gli ingegneri?». Secondo Grillo, «Telecom è morta ma si possono ancora espiantare gli organi ancora caldi». e in ogni caso, ha continuato, l'azienda dovrà «essere venduta a Telefonica, lo sappiamo tutti, o qualche gruppo internazionale».

D'ALEMA - Grillo ha quindi puntato l'indice sul «conflitto di interesse» del presidente Gabriele Galateri, che siede nel cda di 4 società. Il comico ha quindi rammentato che al tempo della Sip, quando i boiardi di Stato «rubavano» e quando «Pascale aveva acquistato per il proprio ufficio un Canaletto da un falsario e lo aveva messo in bilancio alla Telecom», l'azienda di tlc aveva un patrimonio immobiliare di 40mila miliardi: immobili, un parco auto e circa 300 partecipazioni in società nel mondo. Il suo debito era irrisorio, attorno a un miliardo di vecchie lire. Telecom è poi stata «disintegrata» dalla politica. «Bernabè non fa un nome - ha asserito Grillo - non menziona D'Alema, Draghi, Ciampi. D'Alema - ha detto Grillo - regalò a Colaninno, Gnutti e altri capitalisti la società, indebitandola con 45-46 miliardi di euro». Grillo ha infine criticato il fatto che l'azienda, pur essendo altamente indebitata, continui a distribuire dividendi. «È come se - ha spiegato - mentre la casa va a fuoco, si utilizzasse l'acqua per farsi la doccia».

«NON C’È NESSUN FUNERALE DA CELEBRARE» - «Non condivido assolutamente la scelta di presentarsi all’assemblea con una fascia per celebrare un funerale, qui non c’è nessun funerale da celebrare perché Telecom è un’azienda sana, viva e vivace e ha tutto il potenziale per tornare uno dei protagonisti».Questa la replica dell’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, alle ’accuse’ di Beppe Grillo. Anche Gabriele Galateri, presidente di Telecom Italia, nel prendere la parola dopo che si è conclusa la fase degli interventi dei piccoli azionisti, ha sconfessato Grillo: «Rifiuto categoricamente le affermazioni secondo cui l’azienda è in crisi. «Sentire che l’azienda è in crisi e la fascia funebre al braccio sono estremizzazioni fuori luogo», ha detto, riferendosi indirettamente al look di Beppe Grillo. «La ristrutturazione è necessaria per essere competitivi, per stare sul mercato e questo non vuol dire essere in crisi ma essere un’azienda viva», ha sottolineato Galateri.

Redazione online


17/04/2010

L'addio a Raimondo. La folla urla a Sandra: "Coraggio"

L'addio a Raimondo. La folla urla a Sandra: "Coraggio"

Sono stati celebrati, presso la chiesa di Dio Padre a Milano 2, i funerali del presentatore e attore. All'arrivo della Mondaini, visibilmente provata, il grido della gente sul sagrato: "Resisti". Presente e in lacrime anche il premier Silvio Berlusconi

 

 

 

Sono iniziati intorno alle 11.20 i funerali di Raimondo Vianello presso la chiesa parrocchiale di Dio Padre a Milano 2. Sul sagrato un maxi schermo, che ha trasmesso le immagini delle esequie per le numerose persone assiepate all'esterno. Al rito funebre sono stati unicamente ammessi gli amici più intimi e i colleghi del mondo della tv da Pippo Baudo a Giancarlo Magalli, da Gerry Scotti ad Alba Parietti.  Presenti anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il sindaco di Milano Letizia Moratti, che si sono voluti stringere intorno a Sandra Mondaini.

La compagna d'una vita è apparsa molto provata. La gente le ha urlato più volte: "Coraggio, Sandra. Resisti", mentre il domestico filippino e gli altri assistenti la sistemavano su una sedia a rotelle. Bendata all'occhio sinistro e avvolta da uno scialle nero, Sandra ha risposto con un debole cenno di mano. Entrata in chiesa, ha chiesto di essere avvicinata alla bara di Raimondo. Ma, appena le è stata vicino, l'attrice è scoppiata a piangere.


Un momento di particolare commozione è stato vissuto all'arrivo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che s'è avvicinato, in lacrime, alla vedova e, accarezzandole i capelli, s'è intrattenuto con lei. Sandra è voluta restare accanto al feretro durante la messa esequiale, presieduta da Carlo Faccendini, vescovo ausiliare dell'archidiocesi di Milano, e concelebrata dal parroco don Walter Magni. Vicini all'attrice i due figli adottivi di nazionalità filippina Gianmarco e Raymond, che hanno letto le due letture precedenti il Vangelo.


All'omelia il presule ha spiegato le motivazioni per cui Raimondo è stato coralmente amato: "E' come se fosse entrato adagio adagio nelle case di tutti. Perderlo è stato per tutti motivo di dispiacere e di amarezza. Perché è stato così amato? Perché ci ha fatto ridere per cinquant'anni e non è stato semplice farlo con generazioni diverse. Occorre avere classe, essere professionisti seri di talento e di intelligenza. Raimondo ha fatto ridere e sorridere l'Italia intera con eleganza e garbo, ironia, distacco e misura senza essere mai volgare e sopra le righe". Quindi il toccante indirizzo alla vedova: "Quella con Sandra è stata un'esperienza unica e straordinaria. Il loro legame si è consolidato in 50 anni, tanto che è innaturale immaginarli separati". In un passaggio il vescovo Faccendini ha voluto anche ricordare l'incontro, avvenuto un mese fa, tra il parrocco e Raimondo, che aveva domandato di confessarsi: "A don Walter ha chiesto: «Ma c'è davvero qualcuno ad aspettarmi? Allora mi devo preparare bene». E don Walter gli ha risposto: «Tu hai fatto ridere tutti e Gesù ti accoglierà con un sorriso»".


Al termine della celebrazione il ricordo di Pippo Baudo, che ha fatto alzare tutti in piedi al grido: "Sandra, di' forte: Raimondo. Ditelo tutti: Raimondo". Il presentatore s'è detto "emozionato e preoccupato perché so cosa pensi: chissà che sciocchezze dirà Pippo". Pippo ha rilevato che "il nostro è un rapporto speciale, di famiglia. C'è il presidente del Consiglio, il tuo amico Silvio: quante serate avete passato insieme". Baudo ha poi ricordato quando "ti chiamavo e dicevi: «Con chi vuoi parlare, con me?» No, dicevo, con Sandra. E lui rispondeva: «Meno male»".  Ha poi aggiunto, guardando la Mondaini: "Pensi finalmente di esserti liberato di Sandra? E invece no: lei è sempre con te". Quindi, l'invito all'amica ad alimentarsi, dicendole: "Lui ti guarda. E' nel paradiso degli artisti, dove si faranno tante risate". E' toccato, invece, ai figli adottivi Gianmarco e Raymond rivolgere l'estremo saluto a Raimondo.


Dopo la benedizione il feretro è stata collocato sul carro funebre diretto verso Roma, dove la salma sarà tumulta nella tomba di famiglia al cimitero del Verano.


15/04/2010

Addio a Raimondo Vianello

Addio a Raimondo Vianello

Figura storica della tv italiana, l'attore presentatore avrebbe compiuto 88 anni a maggio. I funerali si terranno probabilmente sabato 17 aprile a Milano

 

 

MILANO - E' morto Raimondo Vianello, attore e conduttore televisivo che con la moglie Sandra Mondaini è stato uno dei volti più noti della tv italiana. Il 7 maggio avrebbe compiuto 88 anni. Il decesso è avvenuto alle sette meno dieci all'ospedale San Raffaele di Milano per l'aggravarsi delle sue condizioni fisiche. I funerali si svolgeranno molto probabilmente sabato alle 11 nella chiesa di Milano Due, il quartiere dove viveva. La notizia della sua morte ha subito suscitato emozione e cordoglio, non solo nel mondo dello spettacolo: anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordarlo come «il popolare attore che tanto ha dato al teatro, al cinema e alla Tv italiani».

LA CARRIERA - La sua carriera professionale era iniziata con il teatro di rivista subito dopo la guerra, un'esperienza che lo aveva segnato (bersagliere che aveva aderito alla Repubblica di Salò, era poi stato detenuto nel campo di concentramento alleato di Coltano insieme al poeta statunitense Ezra Pound e ad altri futuri volti del cinema come Walter Chiari, Enrico Maria Salerno e Luciano Salce). Negli anni Cinquanta aveva iniziato a dedicarsi al cinema e aveva recitato al fianco di attori celebri quali Totò e Ugo Tognazzi. E proprio con quest'ultimo ha scoperto la tv nel programma Un, due tre, che gli ha conferito grande notorietà. Nel 1962 si è sposato con Sandra Mondaini e con lei ha dato vita a una delle coppie inossidabili della commedia italiana. Da quel momento le loro carriere sono andate avanti in maniera indissolubile, salvo alcune esperienze individuali. Con lei ha condotto tra gli anni Settanta e Ottanta alcuni varietà sulla Rai, tra cui Sai che ti dico?, Tante scuse, Di nuovo tante scuse, Noi... no, Io e la befana il quiz Sette e mezzo e Stasera niente di nuovo.

IL PASSAGGIO A MEDIASET - Negli ultimi vent'anni Raimondo Vianello è stato uno dei volti di Canale 5 e in coppia con la moglie ha dato vita, tra l'altro, alle sit-com «Casa Vianello» (che nella definizione di Aldo Grasso «è stata una delle poche seconde case a disposizione di tutti, una sorta di multiproprietà gratuita»), «Cascina Vianello» e «Crociera Vianello». Grande appassionato di sport (anche nelle sit-com è spesso rappresentato con la Gazzetta tra le mani) è stato anche conduttore di «Pressing», la risposta di Mediaset alla Domenica Sportiva.

SUL PALCO DI SANREMO - Vianello aveva anche condotto il Festival di Sanremo del 1998, creando uno dei primi casi di volto Mediaset sugli schermi Rai. E alla presentazione, nel tempio della canzone popolare, non aveva avuto remore nel far sapere che «a me piace la musica classica, la lirica». La sua prima volta a Sanremo era stata negli anni '60, con Tognazzi, per uno sketch che fu poi cancellato. La seconda a Sanremo Giovani: «Andai per la ricerca sul cancro - spiegò l'attore - Raccontai che ero malato anch'io. Si sono divertiti molto». Sanremo '98 era stata anche l'occasione per tornare in Rai ad oltre vent'anni da Stasera niente di nuovo. Quella resta una delle conduzioni più gradite dal pubblico e una tra le più insolite nella storia di Sanremo, con un Vianello grande comedien, elegante e sornione, capace di gestire con disinvoltura le sue vallette, la bellissima top model Eva Herzigova e l'attrice comica Veronica Pivetti. Neanche il bacio di Madonna riuscì a farlo scomporre.

Redazione online


31/03/2010

È morto Nicola Arigliano

È morto Nicola Arigliano

 

MUSICA IN LUTTO. Il cantante, 87 anni, portò il jazz in tv. Tra i suoi successi "Un giorno ti dirò", "Amorevole" e "I sing ammore"

 

Nicola Arigliano
Nicola Arigliano

ROMA - È morto Nicola Arigliano. Il cantante, 87 anni, abitava da quattro anni a Calimera, in provincia di Lecce, nell'istituto Gino Cucurachi, un centro per anziani. Era originario di Squinzano, sempre in provincia di Lecce, dove era nato il 6 dicembre 1923. I funerali si terranno giovedì alle ore 16 presso la Chiesa SS. Maria Annunziata di Squinzano. La camera ardente è stata aperta a Calimera. Secondo quanto riferito dalla famiglia, Nicola Arigliano non aveva malattie: martedì pomeriggio ha avuto una crisi respiratoria e prima della mezzanotte è morto per un infarto. L'ultima sua apparizione pubblica era stata a Sanremo, nel 2005, dove aveva presentato il brano «Colpevole», che vinse il premio della critica. La scorsa estate doveva iniziare un tour con la sua band ma i medici glielo avevano sconsigliato. Teneva piccoli concerti, quasi in forma privata, nel Salento, dove sindaci di comuni locali lo avevano insignito di diversi premi alla carriera. L'ultima intervista, sempre la scorsa estate: una troupe della Rai era andato a trovarlo a Calimera.

LA CARRIERA - Tra i maggiori successi di Arigliano, una vita divisa tra il jazz e le apparizioni in tv, ci sono «Un giorno ti dirò», «Amorevole», «I sing ammore», «My wonderful bambina», «I love you forestiera». Nel 1958 partecipò a Canzonissima e, successivamente, si fece notare in un programma televisivo dal titolo «Sentimentale», condotto da Lelio Luttazzi, al quale partecipava come ospite fisso, insieme con Mina. L'omonima sigla diventò un disco di successo, inciso da entrambi i cantanti in due versioni differenti. Come personaggio televisivo, è diventato celebre anche il suo Carosello del Digestivo Antonetto. Nel 2008 è stato ristampato un album «dimenticato» del 1980, «L'altro Arigliano». Tra le canzoni anche una dedicata al Natale, intitolata «La sacra famiglia».


07/02/2010

Ciclismo, è morto il ct della Nazionale Franco Ballerini

Ciclismo, è morto il ct della Nazionale Franco Ballerini

 

Trasportato d'urgenza all'ospedale di Pistoia, in seguito a un incidente in un rally a cui partecipava come navigatore, il ct non ce l'ha fatta. Aveva 45 anni. Con l'Italia ha vinto 4 Mondiali e un oro olimpico. Petrucci: "Una persona stupenda"


Lutto nel mondo del ciclismo: Franco «Ballero» Ballerini, 45 anni, c.t. della nazionale italiana, è morto in un incidente avvenuto domenica mattina nella zona di Larciano, dove stava partecipando a un rally


 

Franco Ballerini a Monza
Franco Ballerini a Monza
MILANO - Franco «Ballero» Ballerini, 45 anni, c.t. della nazionale italiana di ciclismo, è morto in un incidente avvenuto domenica mattina, poco dopo le 9, nella zona di Larciano (Pistoia), dove stava partecipando a un rally. Lascia la moglie Sabrina e due figli, Gianmarco (16 anni) e Matteo (9). Ballerini, grande appassionato di auto, faceva da navigatore al pilota toscano Alessandro Ciardi, con il numero 10: erano tra i favoriti della gara. Per motivi ancora da chiarire la loro auto, una Renault New Clio Sport R3 della scuderia Alex Group, è uscita di strada in località Casa al Vento, nel comune di Serravalle Pistoiese, e si è schiantata contro il muro di una villa, in un tratto di strada collinare. Secondo una prima ricostruzione la Clio, uscendo da una curva, è salita sull' erba del bordo strada. Il pilota ha perso il controllo del posteriore e l'auto è andata a schiantarsi contro il muro a una velocità stimata tra i 100 e i 120 km orari. L'urto è avvenuto sul fianco destro, dalla parte di Ballerini, che pare sia morto sul colpo. Entrambi i piloti sono stati portati immediatamente all'ospedale di Pistoia. La salma di Ballerini è stata portata all'Ospedale del Ceppo di Pistoia. Ciardi si trova ricoverato nel reparto di Rianimazione; è in coma, le sue condizioni sono molto gravi.

LA PARIGI-ROUBAIX - Nato a Firenze l'11 dicembre 1964, Franco Ballerini aveva iniziato la carriera da professionista nel 1986. Nel 1989 partecipò per la prima volta alla classica Parigi-Roubaix, alla quale dedicò poi la sua carriera: dopo una drammatica sconfitta nel 1993 (si vide soffiare la vittoria in volata dal francese Gilbert Duclos-Lassalle, poi subì vari infortuni), la vinse due volte, nel 1995 e nel 1998, collezionando anche un secondo posto, un terzo, un quinto e un sesto. La passione per questa grande classica del nord gli è valsa la cittadinanza onoraria dalla città di Roubaix. Nel 2001, alla sua tredicesima e ultima partecipazione, nonché ultima gara della sua carriera, i tifosi francesi accolsero il suo ingresso nel Velodromo del Nord di Roubaix con una vera e propria ovazione, benché fosse solo 32º: lui si tolse la giacca scoprendo la sottomaglia sulla quale campeggiava la scritta «Merci Roubaix».

LE VITTORIE - Non potè mai affrontare le grandi corse a tappe a causa dell'allergia al polline, che lo costringeva a evitare la parte centrale della stagione. Nel suo palmares figurano anche la Tre Valli Varesine dell' 87; la Parigi-Bruxelles, il GP Americhe a Montreal di Coppamondo e il Giro del Piemonte del ' 90; la tappa di Morbegno al Giro e il Romagna del ' 91. Cinque le sue presenze in Nazionale da corridore: 4 da titolare, una da riserva. Dall'agosto del 2001, pochi mesi dopo l'abbandono delle competizioni, era alla guida della Nazionale italiana Professionisti, che ha portato alla vittoria del titolo mondiale a Zolder con Mario Cipollini (2002), a Salisburgo (2006) e a Stoccarda (2007) con Paolo Bettini e a Varese (2008) con Alessandro Ballan, e del titolo olimpico ad Atene con Paolo Bettini (2004). Sotto la sua guida la nazionale ha vinto nove medaglie.

PENSAVA A MELBOURNE - Il 16 novembre scorso, Ballerini aveva fatto il primo sopralluogo sul percorso dei Mondiali strada e crono che si terranno in autunno a Melbourne, in Australia. Aveva notato alcune pendenze consistenti: «All'arrivo arriveranno solo i velocisti più in forma», aveva previsto. «Solo chi arriverà in piena forma e avrà gambe e cuore potrà giocarsi la vittoria nella volata finale». Purtroppo non potrà vederla. Oltre che per le sue doti sportive, Ballerini era noto anche per la sua attività nel volontariato: nel 1995 aveva ricevuto il premio «Sportivo più» ed era stato testimonial per l'associazione S.O.S. Villaggi dei Bambini, che accoglie i minori in difficoltà. La sua passione per il rally era nata circa due anni fa: la coltivava insieme con l'amico Paolo Bettini, campione mondiale e olimpico di ciclismo.

IL RALLY ANNULLATO - Il rally in cui Ballerini era impegnato come navigatore di Ciardi sarebbe stato la prima edizione del Rally Ronde di Larciano: la gara è stata annullata. Vi erano iscritti un centinaio di equipaggi. I Rally Ronde sono una particolare tipologia di gare: una sola prova speciale da correre quattro volte. Vi sono ammesse tutte le categorie di vetture, comprese le World Rally Car, la più forte evoluzione tecnica delle vetture da corsa, le protagoniste del Mondiale Rally. Quella di domenica doveva essere una prova altamente tecnica, su un percorso ad anello lungo poco più di 10 chilometri tra le colline della zona. Per circa metà del suo sviluppo, il tracciato non era mai stato percorso da una vettura da corsa. Sabato i concorrenti avevano avuto la possibilità di effettuare una ricognizione.

IL CORDOGLIO DEGLI AMICI - All'ospedale di Pistoia il primo ad arrivare, in lacrime, è stato Alfredo Martini, poi Paolo Bettini, Luca Scinto e tantissimi altri amici. La tragica notizia ha raggiunto il presidente del Coni, Gianni Petrucci, mentre era in partenza per Vancouver, in vista delle Olimpiadi invernali. «Sono sgomento - ha detto Petrucci - Franco era una persona straordinaria sotto tutti gli aspetti: non era solo un grande ct, era anche un grande amico. E questo non sempre succede tra dirigenti e tecnici. Non solo il mondo del ciclismo, ma tutto lo sport piange ora una grande persona. Di lui ho tanti ricordi, ma un'immagine adesso mi torna incessantemente agli occhi: io che alle Olimpiadi di Atene vengo lanciato in aria da Ballerini dopo la vittoria di Bettini, nel primo giorno di gara dei Giochi». «Era una grande e bella persona - racconta il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi - con una capacità tecnica straordinaria. Il giorno prima delle gare era capace di prevedere l'andamento della corsa con un'abilità incredibile. Con lui il ciclismo italiano ha ottenuto una serie inavvicinabile di vittorie, nonostante questo è rimasto sempre umile. Purtroppo, dopo Castagnetti, è un altro grandissimo tecnico che lo sport italiano perde».

Redazione online

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