09/08/2010

Vedevano poco o nulla, a Venezia i body scanner finiscono in magazzino

Vedevano poco o nulla, a Venezia i body scanner finiscono in magazzino

body scanner.jpgInterrotta la sperimentazione all'aeroporto Marco Polo dove erano entrati in funzione per i voli verso gli scali degli Usa

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16/04/2010

Una delegazione italiana incontra i tre cooperanti arrestati in Afghanistan. «Grazie per l'improvvisata»

Una delegazione italiana incontra i tre cooperanti arrestati in Afghanistan. «Grazie per l'improvvisata»

La farnesina: «INFORMATE LE FAMIGLIE». «Gli operatori Emergency stanno bene»

 

Poliziotti afghani all'ingresso dell'ospedale civile di Emergency a Lashkar Gah
Poliziotti afghani all'ingresso dell'ospedale civile di Emergency a Lashkar Gah

KABUL - Matteo Pagani, Marco Garatti e Matteo Dell'Aira, i tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan, stanno bene. Lo rende noto la Farnesina dopo che l'inviato speciale del Ministro degli Esteri per l'Afghanistan e il Pakistan, l'ambasciatore Massimo Attilio Iannucci, e l'Ambasciatore a Kabul, Claudio Glaentzer, hanno incontrato i tre in una struttura detentiva nei pressi di Kabul. Gli operatori hanno accolto i diplomatici italiani con una battuta: «Grazie per l'improvvisata».

LA NOTA
- La Farnesina precisa che durante l'incontro, protrattosi per circa un'ora, la delegazione italiana ha potuto appurare le buone condizioni di salute di cui godono i tre connazionali. Il ministro Frattini ha provveduto a informare le famiglie dei tre italiani. Durante il colloquio con l'inviato speciale italiano, i tre connazionali - riferisce la Farnesina - «hanno tenuto a ringraziare il direttore della struttura per il trattamento finora loro garantito ed il governo italiano per l'attenzione con cui sta seguendo la vicenda». La struttura nella quale si trovano, ha raccontato Iannucci, è un edificio «nuovo di zecca».

STRADA
- «Li hanno visti? Era ora» commenta il fondatore di Emergency, Gino Strada. «Adesso - aggiunge - ci aspettiamo che vengano liberati e che cada questa stupida montatura». Ai cronisti che gli chiedono se le accuse siano state formalizzate, Strada risponde: «Di cosa dovrebbero accusarli, di curare le persone?». Il fondatore di Emergency parla poi del raduno previsto sabato a Roma, in piazza San Giovanni: «Nessuno ci deve mettere il cappello, per questo ho chiesto che le bandiere e i simboli dei partiti vengano lasciate a casa. Emergency è l'orgoglio dell'Italia e ogni governo, quale che sia il suo colore, dovrebbe esserne orgoglioso. Il Paese lo è, e lo si vede dalle 350 mila firme di solidarietà raccolte in poco più di tre giorni».

IL CASO
- I tre operatori italiani del centro di Lashkar-Gah e i loro sei colleghi afghani sono stati fermati sabato 10 aprile, con l'accusa di aver preso parte a un complotto per assassinare il governatore della regione dell'Helmand, Gulab Mangal. Accuse «assurde» secondo Emergency. Rossella Miccio, coordinatrice della ong, ha ricordato l'avvio delle attività nel 1999 nella Valle del Panshir, in piena zona controllata dall'Alleanza del Nord, sottolineando che in undici anni di attività, nei suoi tre ospedali e nelle 28 cliniche in tutto l'Afghanistan, «ha curato gratuitamente 2,5 milioni di persone». Riguardo alle armi trovate nell'ospedale di Lashkar-gah, la Miccio ha ammesso che «c'erano», ma che non è possibile sapere chi le ha portate, «né come e quando sono entrate nella stanza dove sono state trovate». Si possono fare mille ipotesi, ha proseguito, ma «sui nostri cooperanti siamo pronti a mettere la mano sul fuoco. Per quanto riguarda Garatti e Dall'Aira, sono con noi dal 2000, e la loro moralità e impegno sono fuori di dubbio».

Redazione online


12/04/2010

Gli afghani: «Confessano i tre italiani» Ma Emergency: parole non credibili

Gli afghani: «Confessano i tre italiani» Ma Emergency: parole non credibili

La Cnn: Sono coinvolti anche nella morte dell'interprete di Mastrogiacomo del 2007. La notizia diramata dal quotidiano britannico Times. Il ministro Frattini: è ancora da verificare.


L'annuncio delle 'confessioni' sull'edizione online del Times
L'annuncio delle "confessioni" sull'edizione online del Times

I tre italiani arrestati dalla polizia afghana nella provincia di Helmand avrebbero «confessato» il proprio ruolo nel complotto per assassinare il governatore Gulab Mangal. Lo hanno riferito funzionari afghani al quotidiano britannico Times. «Tutti e 9 gli arrestati hanno confessato», ha detto il portavoce del governatore di Helmand, Daoud Ahmadi: «Erano accusati di avere legami con Al Qaeda e i terroristi. Hanno riconosciuto il proprio crimine. Hanno detto che c'era un piano per compiere attentati suicidi negli affollati bazar, il compound del governatore Gulab Mangal, che volevano uccidere». Anche l'agenzia Ansa ha detto di avere ricevuto conferme da autorità provinciali afghane su ammissioni da parte degli italiani fermati. E alla Cnn le stesse fonti afghane hanno aggiunto che i tre sarebbero pure coinvolti nella morte di Adjmal Nashkbandi, l'interprete dell'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo: quest'ultimo venne rapito il 5 marzo 2007 assieme all'autista Sayed Haga, ucciso immediatamente, e apunto a Nashkbandi. Dopo 14 giorni Mastrogiacomo fu rilasciato mentre il suo interprete, liberato ma subito ripreso dai talebani, fu ucciso venti giorni più tardi. Sembrerebbe tuttavia che i tre in quel periodo facessero sì parte di Emergency, ma fossero impegnati in altre aree del mondo. Per il ministro degli esteri Franco Frattini, in ogni caso, «l'eventuale confessione dei tre è da verificare, noi aspettiamo il risultato delle indagini. Vi sono dei fatti, sono state trovate armi molto pericolose nell'ospedale gestito da Emergency. Quindi noi tutti vogliamo conoscere la verità, in fretta».

«ARMI NELLE SCATOLE DI FARMACI» - «Nel corso delle perquisizioni abbiamo trovato esplosivi, comprese delle granate, cinture esplosive ed armi nascoste nelle scatole delle medicine», ha aggiunto il portavoce, precisando che gli esplosivi «sono stati introdotti in Helmand camuffati da rifornimenti medicali». Secondo Ahmadi, «i fermati avevano legami con la Shura Quetta talebana, il consiglio ribelle in esilio in Pakistan e sono stati »pagati 500 mila dollari per compiere l'attacco». «L'intelligence ha controllato l'ospedale per oltre un mese», ha aggiunto. Il piano dei fermati era quello di «compiere attacchi suicidi nei bazar e poi attendere la visita del governatore ai feriti per ucciderlo».

«PAROLE NON CREDIBILI» - La notizia non ha ancora trovato conferme ufficiali da parte italiana. Dal canto sui Emergency, che già aveva preso le difese dei suoi operatori e puntato il dito contro il governo afghano che non vede di buon occhio il ruolo super partes dei medici impegnati nel territorio di guerra, ha fatto sapere che le dichiarazioni del portavoce del governatore di Helmand «non hanno alcuna credibilità», esattamente «come le cose dette ieri». «Quello che ci dicono dall'Afghanistan dopo aver visto i nostri medici - aggiunge il portavoce, Maso Notarianni - è che le cose stanno in tutt'altro modo. E le stesse dichiarazioni del ministro dell'Interno afghano confermano le nostre tesi». «È una bufala - dicono ancora a Emergency -. A noi non risulta niente di tutto ciò che è stato scritto. Siamo fermi alle notizie che questa mattina ci ha fornito l'ambasciatore italiano in Afghanistan». Dall' associazione è stato inoltre fatto notare che, anche a causa del fuso orario, a quest'ora è impossibile avere ulteriori notizie.

LA VISITA DELL'AMBASCIATORE - I tre connazionali, in ogni caso, stanno bene. L'ambasciatore italiano a Kabul Claudio Glaentzer, secondo quanto si apprende da fonti della Farnesina, li ha infatti incontrati domenica mattina e li ha trovati «in buone condizioni». L'infermiere Matteo Dell'Aira (coordinatore medico), il chirurgo d'urgenza Marco Garatti, veterano dell'Afghanistan e il tecnico della logistica Pagani, secondo quanto si è appreso, sono ancora in stato di fermo dopo che una perquisizione nell'ospedale di Emergency ha portato al ritrovamento di armi ed esplosivo I tre italiani al momento si trovano in una struttura dei servizi di sicurezza afghani dove sono stati interrogati.

MANIFESTAZIONE CONTRO EMERGENCY - Intanto centinaia di persone hanno manifestato oggi davanti all'aspedale di Emergency a Lashkar Gah, chiedendone a viva voce la chiusura. Lo hanno riferito fonti giornalistiche locali. Le organizzazioni tribali della provincia hanno organizzato una dimostrazione ostile all'attività dell'associazione. «La gente ha chiesto a gran voce la chiusura dell'ospedale - ha detto un giornalista che ha seguito la protesta - sostenendo che con la sua attività Emergency aiuta i talebani e costituisce un pericolo per la sicurezza della provincia».

Redazione online


11/04/2010

Afghanistan, arrestati 3 operatori italiani «Complottavano contro un governatore»

Afghanistan, arrestati 3 operatori italiani «Complottavano contro un governatore»

La Farnesina: non c'entrano con cooperazione. GINO STRADA: sono testimoni scomodi. Emergency: «Presi dalle forze Isaf, Frattini intervenga». La Nato smentisce, ma un video prova il coinvolgimento


MILANO - Tre operatori italiani di Emergency sono stati arrestati insieme ad altre sei persone - dipendenti afghani dell'associazione - nell'ospedale di Lashkar Gah, nel sud dell'Afghanistan. L'accusa è pesante: aver partecipato a un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand, Gulab Mangal. I nove sono stati prelevati dalle forze di sicurezza afghane e da quelle dell'Isaf dopo che in un magazzino dell'ospedale sono state trovate cinture esplosive, granate e pistole. I tre italiani sono l'infermiere Matteo Dell'Aira, coordinatore medico dell'ospedale (guarda una video intervista), il chirurgo bresciano Marco Garatti e Matteo Pagani, tecnico della logistica. Dell'Aira (41 anni), che vive a Milano e ha una figlia di cinque anni, lavora per Emergency da molti anni ed era partito per l'Afghanistan a gennaio. In Afghanistan coloro che vengono considerati combattenti rivoltosi stranieri sono puniti molto severamente, in alcuni casi con la pena di morte.

 

Matteo Dell'Aira, uno dei tre arrestati (Ansa)
Matteo Dell'Aira, uno dei tre arrestati (Ansa)

STRADA: TESTIMONI SCOMODI - «È la solita storia: Emergency in Afghanistan, e soprattutto in quella regione, è un testimone scomodo di quanto fanno le forze di occupazione e una specie di governo ai danni della popolazione» denuncia Gino Strada, fondatore dell'associazione. Non c'è un motivo concreto, se non il ruolo critico dell'attività umanitaria della ong e delle denunce quotidiane a difesa delle vittime, secondo Strada, all'origine delle accuse agli operatori arrestati. In particolare, a suo avviso, soprattutto nella recente campagna di attacchi dove bambini e donne sono stati colpiti duramente: «Siamo scomodi perché abbiamo denunciato che veniva addirittura impedito di assistere questi feriti. Sono in molti in questa zona a partecipare all'occupazione militare, fra cui gli italiani. Le accuse mi sembrano delle assurdità talmente grosse da non prenderle in considerazione».

FORZE ISAF - Non è chiaro chi abbia effettuato gli arresti: secondo Emergency sarebbero state le forze Isaf-Nato insieme ai servizi segreti afghani. Ma dal comando Nato è arrivata una secca smentita: «L'operazione è stata realizzata dalle forze di sicurezza afghane. Consiglio di rivolgersi a loro o all'ambasciata d'Italia per conoscerne i particolari» ha affermato il portavoce ufficiale dell'Isaf, il generale canadese Eric Trembley. Ma Emergency smentisce «in modo assoluto» che l'Isaf non abbia partecipato all'operazione e a dimostrarlo c'è un video diffuso dall'Associated Press Television News (Aptn) con le immagini della perquisizione nell'ospedale di Lashkar Gah .

Marco Garatti (Ansa)
Marco Garatti (Ansa)

IL VIDEO DELLA PERQUISIZIONE - Nel video si vedono agenti della polizia e soldati afghani, accompagnati da soldati britannici dell’Isaf, entrare nell'edificio e aprire scatoloni contenenti granate, pistole e proiettili. «Il video conferma ciò che avevamo detto - afferma il responsabile comunicazione Maso Notarianni -. L'Isaf si smentisce da sola». Per quanto riguarda le armi, Notarianni ha fatto notare che «durante le perquisizioni tutto può accadere». L'associazione ha chiesto che siano rispettati i diritti dei suoi operatori: «Non siamo finora riusciti ad avere un contatto telefonico con loro. Nell'unico contatto avuto con uno dei cellulari in uso ai nostri operatori ha risposto una persona che si è qualificata come ufficiale delle forze armate britanniche e che ha detto che gli italiani stavano bene ma che al momento non si poteva parlare con loro».

AVALLO DELLA COOPERAZIONE - La Farnesina sta seguendo da vicino la vicenda dei connazionali ma ha precisato che i tre medici in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile direttamente né indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana. Gino Strada ha replicato al ministero degli Esteri spiegando che il progetto che l'associazione sta portando avanti nella provincia di Helmand non è finanziato dalla cooperazione ma ne ha ricevuto l'avallo. Strada respinge come «assurde» le accuse rivolte ai tre arrestati dalle autorità afghane. «È come se in Italia si facesse circolare la voce che don Ciotti sta complottando per uccidere il Papa, e mi scuso con il mio amico per questo esempio - spiega -. È vero che il progetto che Emergency sta portando avanti in Afghanistan non è finanziato dalla cooperazione, ma ha ricevuto la conformità del ministero degli Esteri, termine tecnico per dire che la Farnesina riconosce quel progetto e lo avalla, quindi non è vero che si possono tirare fuori». E sulle armi in ospedale: «Non posso escluderlo, come non posso escludere che qualcuno possa entrare con una pistola in qualunque ospedale italiano».

L'esterno dell'ospedale (Ansa)
L'esterno dell'ospedale (Ansa)

«FRATTINI INTERVENGA» - «Uomini dei servizi segreti afghani e soldati dell'Isaf sono entrati nell'ospedale di Emergency e hanno prelevato nove persone, tra le quali tre medici italiani - ha spiegato Notarianni -. Abbiamo contattato telefonicamente uno dei nostri e ci ha risposto in inglese un ufficiale dell'Isaf ci ha detto che stavano bene ma che non potevano parlare con noi». «L'accusa di un qualsiasi complotto o del favoreggiamento di qualsiasi azione violenta è assolutamente ridicola - spiega -. Dal ministro Frattini ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e che esiga che la situazione torni alla normalità. L'ospedale di Lashkar Gah opera in una situazione difficile: nella provincia di Helmand è in corso da settimane un'operazione militare che ha colpito molti civili, che spesso non potevano ricevere alcun soccorso». «Di armi ed esplosivi nell'ospedale di Lashkar Gah non sappiamo niente - aggiunge -. «Normalmente chi entra ed esce dall'ospedale è perquisito. È improbabile che sia entrato qualcosa di illecito». Sulle cause del fermo dei medici, Emergency non sa dare spiegazioni: quando sono stati portati via «non è stata verbalizzata alcuna accusa».

LA SOFFIATA - Il portavoce dell’amministrazione provinciale Daud Ahmadi ha precisato che la polizia ha avuto una soffiata riguardo a un piano per uccidere il governatore durante una visita nell’ospedale. Secondo il portavoce, i nove avevano contatti con la leadership dei talebani che avrebbero pagato una forte somma per portare a buon fine il progetto. «Il gruppo - ha precisato infine - aveva riscosso 500mila dollari». Interrogato sulla questione, il responsabile del magazzino ha indicato i nomi dei presunti coinvolti nel complotto, tra cui appunto i tre medici italiani. Al momento comunque, precisa l’Associated Press, non ci sarebbero prove contro di loro.

FARNESINA - Il ministro degli Esteri Franco Frattini sta seguendo gli sviluppi della vicenda in stretto contatto con l’ambasciata italiana a Kabul e le autorità locali. In attesa di poter conoscere la dinamica dell’episodio e le motivazioni dei fermi - comunica la Farnesina -, il governo italiano ribadisce la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo. La Farnesina ribadisce inoltre che riconferma il suo più alto riconoscimento al personale civile e militare italiano impegnato per le attività di pace in Afghanistan.

Redazione online