19/05/2011

Imperia: arresti domiciliari per il presidente del tribunale

Imperia: arresti domiciliari per il presidente del tribunale

Nell'ambito della stessa inchiesta sono stati arrestati due pregiudicati calabresi. Accusato di corruzione: «Avrebbe concesso sconti di pena ad esponenti della criminalità organizzata»

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09/03/2011

Allarme della Dia: «La 'ndrangheta ha colonizzato la Lombardia»

Allarme della Dia: «La 'ndrangheta ha colonizzato la Lombardia»

Relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia, 1.110 pagine di dati. La regione ha il maggior indice di penetrazione nel sistema economico legale. Trapiantati riti e tradizioni

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06/04/2010

Nella rete del «criminal network» I clan piegano il web ai loro interessi

Nella rete del «criminal network» I clan piegano il web ai loro interessi

Gli iscritti si chiamano Licciardi, Stolder, Tolomelli, Longobardi, Chierchia, Gallo, Iacomino. Su Facebook «A’ scission ro rion», «Vele di Scampia», gruppi intorno a cui ruotano le famiglie della malavita

 

Un gruppo su Facebook

 

NAPOLI - Tutto ruota intorno ai gruppi A’ scission ro rion (la scissione del rione), Masseria Cardone, A’ scission’ play e Vele di Scampia. Il primo, che fa il tifo per il clan Amato-Pagano, detto anche degli «Scissionisti», conta da solo 4.500 utenti iscritti. Siamo su Facebook: qui, come nella vita «reale», si stringono alleanze, si litiga, si fanno progetti. Gli esaltati un po’ sfigati, quelli che dicono «Viva Cutolo» e giocano a «Mafia Wars», non c’entrano niente. Qui non si gioca. Gli iscritti si chiamano Licciardi, Stolder, Tolomelli, Schlemmer, Chierchia, Gallo, Longobardi, Iacomino. E i «post» pubblicati dai partecipanti alle discussioni non parlano di oroscopo del giorno, bioritmo e test sulle affinità di coppia. Piuttosto, scorre la foto di una moto scarenata con su scritto «e mo jamm’ a fa’ stu muort’», l’immagine delle Vele di Scampia che parla di una fratellanza fra «Kiarolanz e Stolder, scissione para siempre», quella di una Beretta 92Fs per «quelli che almeno una volta hanno avuto il piacere di sparare con questo concentrato di tecnica tutto italiano!», o ancora una triste veduta della «Masseria Cardone», rione di Secondigliano che attualmente, secondo chi la pubblica, sarebbe senza un capo.

IL RIONE SENZA BOSS - Ma non passa molto tempo dalla pubblicazione del post, che tale Licciardi commenta: «ma nun o pnzat a stà capocchia....o scè liev stù cos oi stu povur dij» (tradotto: non date retta a questo deficiente. Scemo, togli questa frase, muoviti, povero Cristo). Il gruppo A’ scission ro rion riscuote un successo incredibile. C’è chi approfitta della bacheca per spiegare che «la famiglia Mazzarella è la numero 1», chi non nasconde le proprie simpatie per il «sistema di Ponticelli» e chi ribadisce: «la scissione regna su tutti un saluto a carmine savastano per un presto ritorno a casa». Il saluto ai carcerati è forse la pratica più diffusa per chi frequenta questi anfratti del web, vere e proprie mappe digitali utili a ricostruire legami e frequentazioni. Chi, neanche due settimane fa, ha creato il gruppo — sembrerebbe un ragazzino 12enne — forse non aveva idea di cosa questo spazio sarebbe arrivato a rappresentare, che quegli slogan, «Meglio morto che pentito», «Meglio detenuto che servo dello Stato», «I pentiti so’ guappi ’e cartone e si mettono paura della galera», avrebbero raccolto tanti consensi da registrare un incremento inarrestabile nel numero di iscritti.

I CONCORRENTI - Niente a che vedere con i gruppi «concorrenti», relegati a svolgere un ruolo di satelliti anche se nati molto tempo prima. Come quello dedicato alle Vele di Scampia, dove l’apice della mediocrità si raggiunge quando l’amministratore invita (trascrizione letterale): «Tossici dipendenti in cerca di soldi, à Secondigliano stà bella robb». Con il gruppo dedicato agli «Scissionisti», quello sulle Vele condivide molti link. Uno mostra il carcere di Poggioreale, e recita (tradotto da un napoletano incomprensibile) «Quando passiamo qui fuori, ognugno di noi ha un amico o un fratello carcerato, e vorremmo aprire queste sbarre per farli venire con noi in questa notte di libertà». Ampio spazio è dedicato ai neomelodici, specialmente a quelli che cantano della detenzione, delle logiche di camorra, dei tradimenti e della fedeltà agli «uomini d’onore».

GLI ASSETTI CRIMINALI - Consultando le pagine di molti iscritti, è possibile ricostruire gli assetti criminali di molte aree popolari. Come il Rione Provolera di Torre Annunziata, roccaforte dei clan controllato dalle famiglie Chierchia-Fransuà, i cui abitanti si danno ad appassionate conversazioni lodando i carcerati, il Kalashnikov, le pistole semiautomatiche e i boss di Cosa nostra, ai quali è dedicato un post dal titolo «Tutti sono maschi ma pochi sono uomini». Fra gli users, non mancano i nomi di detenuti illustri. Sono quelli che su internet si chiamano «fake»: nascondono altre identità, e il più delle volte fanno capo a pagine non consultabili dagli estranei. Lo spazio intitolato a Cosimo Di Lauro, per esempio, è privato, e non accetta amicizie al di fuori dei 77 contatti, italiani e stranieri, già associati al profilo.

Stefano Piedimonte


18/02/2010

Cosentino si dimette da coordinatore e da sottosegretario

Cosentino si dimette da coordinatore e da sottosegretario

 

L'esponente del Pdl, coinvolto nell'indagine della Procura di Napoli sui presunti rapporti con la malavita organizzata del Casertano, lascia ogni incarico "per evitare strumentalizzazioni".

 

Nicola Cosentino (Eidon)
Nicola Cosentino (Eidon)
ROMA- Nicola Cosentino lascia l'esecutivo. L'onorevole ha infatti rinunciato al suo incarico da sottosegretario all'Economia e si è dimesso anche da coordinatore regionale del Pdl campano. «Mi sono dimesso perché voglio liberare il campo da ogni strumentalizzazione in vista della campagna elettorale» ha detto Cosentino all'Adnkronos. Si tratta di «dimissioni irrevocabili», ha sottolineato la portavoce dell'esponente di maggioranza.

IL NODO CASERTA - Sullo sfondo della decisione di Cosentino ci sarebbe il nodo delle candidature a Caserta. Il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini hanno deciso infatti che il Pdl sosterrà il candidato dell’Udc Domenico Zinzi alla presidenza della Provincia di Caserta, feudo elettorale di Cosentino. All'accordo tra centrodestra e centristi il sottosegretario e una parte del Pdl campano si erano fieramente opposti, rivendicando la necessità di un candidato Pdl e indicando come possibile uomo del Popolo delle Libertà il senatore Pasquale Giuliano. Mercoledì Cosentino ha visto personalmente il premier e, a quanto viene riferito, Berlusconi avrebbe condiviso le sue ragioni ma avrebbe fatto capire di non poter fare altrimenti. Cosentino, riferisce chi è vicino e ha sentito il sottosegretario di governo dimissionario, avrebbe lasciato tutti i i suoi incarichi proprio ritenendo «l'accordo con l'Udc non più politico ma solo poltronistico». «Non mi posso sentire commissariato» è stato lo sfogo di Cosentino.

LE PAROLE DEL PREMIER - La decisione dell'esponente di maggioranza, indagato per concorso esterno in associazione camorristica e accusato dai pentiti di essere il referente politico del clan dei Casalesi, arriva inoltre nel giorno in cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato che «le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso», specificando che chi commette reati deve andare fuori dai partiti.

«CI SPIEGHINO IL RIPENSAMENTO» - La notizia delle dimissioni di Cosentino ha comunque colto di sorpresa il mondo politico. Il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, è intervenuto in aula alla Camera per chiedere conferma delle dimissioni. «Dato che su iniziativa del Pd e delle opposizioni è stata presentata una mozione di sfiducia che venne respinta dalla Camera, vorremmo sapere adesso quali fatti nuovi hanno determinato le dimissioni di Cosentino» ha detto l'ex leader dei democratici. L’intervento di Franceschini è stato accolto da un applauso dei deputati Pd e dell’Italia dei valori. A Franceschini fa eco Pier Luigi Bersani: «Avevamo chiesto mesi fa le dimissioni di Cosentino. Allora la maggioranza le respinse, ora abbiamo chiesto, tramite il capogruppo, che il governo ci spieghi quali novità ci sono e ci spieghi il ripensamento» ha detto il leader del Pd. Per il presidente dei deputati dell'Italia dei Valori Massimo Donadi la scelta di Cosentino è «solo la conclusione di una questione di potere interna al Pdl in Campania, se non una mossa elettorale. E comunque le dimissioni sono tardive ed insufficienti. Cosentino è accusato di reati gravissimi e di collusione col clan dei Casalesi. Se vuole davvero dare un segnale positivo e credibile, si dimetta da deputato e corra a farsi processare» ha detto il dipietrista. Al contrario, per il vice-capogruppo alla Camera Italo Bocchino «le dimissioni di Cosentino vanno respinte dai vertici del Pdl, al fine di garantire un suo contributo in campagna elettorale e per evitare che nella vicenda dell’alleanza con l’Udc appaia che ci sono vincitori e vinti».

Redazione online


19/10/2009

Grasso: «Con la mafia ci fu trattativa. Salvata la vita di molti ministri»

Grasso: «Con la mafia ci fu trattativa. Salvata la vita di molti ministri»

 

«il momento era terribile, bisognava cercare di fermare questa deriva stragista». Di Pietro: «Parole gravissime. Adesso faccia i nomi di chi ha gestito questa indecente mercificazione dello Stato»

 

 Pietro Grasso (Ansa)
Pietro Grasso (Ansa)

MILANO - La trattativa con la mafia nei primi anni ’90 c’è stata ed anzi Cosa Nostra aveva capito di poter ricattare lo Stato. A sostenerlo è il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervistato dal Tg 3. «Quando Riina dice a Brusca, come lui ci riferisce, che "si sono fatti sotto" vuol dire che è scattato il meccanismo di ricatto nei confronti dello Stato: la strage di Falcone ha funzionato in questo modo. L’accelerazione probabile della strage di Borsellino può allora essere servita a riattivare, ad accelerare la trattativa con i rappresentanti delle istituzioni», dice Grasso. Per il procuratore «il momento era terribile, bisognava cercare di fermare questa deriva stragista che era iniziata con la strage di Falcone: questi contatti dovevano servire a questo e ad avere degli interlocutori credibili. Il problema - continua - è di non riconoscere a Cosa nostra un ruolo tale da essere al livello di trattare con lo Stato, ma non c’è dubbio che questo primo contatto ha creato delle aspettative che poi ha creato ulteriori conseguenze». In ogni caso dopo l’arresto di don Vito Ciancimino e Riina «le stragi prendono un’altra strada, ma continuano. Io ritengo - conclude Grasso - che ci sia sempre un unico filo che collega le stragi iniziali, come l’omicidio Lima, a tutte le altre, tra cui quelle mancate dell’attentato all’Olimpico».

«LA TRATTATIVA HA SALVATO LA VITA A MOLTI MINISTRI» - L'intervista in serata al Tg3 ha fatto seguito a un'altra, uscita sulla Stampa, nella quale il procuratore nazionale antimafia sosteneva che la trattativa tra Stato e mafia «ha salvato la vita a molti ministri. Anche via D'Amelio -afferma Grasso- potrebbe essere stata fatta per "riscaldare" la trattativa. In principio pensavano di attaccare il potere politico e avevano in cantiere gli assassinii di Calogero Mannino, di Martelli, Andreotti, Vizzini e forse mi sfugge qualche altro nome. Cambiano obiettivo - dice il magistrato - probabilmente perché capiscono che non possono colpire chi dovrebbe esaudire le loro richieste. In questo senso si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici». Grasso, cita le carte processuali e anche di un "papellino" comparso poco tempo prima del "papello": «Potrebbe essere stato consegnato ai carabinieri del Ros, al col. Mori che nega l'episodio, da uno strano collaboratore dei servizi che chiedeva l'abolizione dell'ergastolo per i capimafia Luciano Liggio, Giovanbattista Pullará, Pippo Calò, Giuseppe Giacomo Gambino e Bernardo Brusca. Anche quelle richieste ovviamente finirono nel nulla perchè irrealizzabili».

DI PIETRO: «ADESSO FACCIA I NOMI» - «Quelle di Grasso sono parole che non avremmo mai voluto ascoltare». E' di Pietro a reagire nel modo più critico alle due interviste del procuratore: «Deve fare i nomi di chi ha gestito questa indecente mercificazione dello Stato e della sua dignità». «Piero Grasso - continua Di Pietro - deve dire quali politici sono stati salvati e perché la mafia voleva ucciderli. Cosa avevano promesso i politici? Cosa hanno ottenuto? Chi sono i porta nome e porta interessi della mafia in Parlamento? Alcuni nomi li conosciamo: il primo sarebbe stato Giulio Andreotti, uomo di "esperienza" nei rapporti con la mafia, salvato dal reato di favoreggiamento per prescrizione; un altro è Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, oggi in appello con 9 anni di condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa». «Vogliamo tutti i nomi -prosegue Di Pietro- l'intera lista, per poterli allontanare dalle istituzioni e processare, oltre che per i reati più ovvi, anche per alto tradimento della Patria. Si, di questo stiamo parlando e nessuno in uno Stato ha l'autorità per poter "vendere" i suoi cittadini alla criminalita. I politici coinvolti nella trattativa con la mafia -conclude Di Pietro- vadano a dare le loro indecenti spiegazioni ai familiari di Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo, dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montanaro, a quelli di Borsellino, di Agostino Catalano, di Emanuela Loi, di Vincenzo Li Muli, di Walter Eddie Cosina, di Claudio Traina».

AGNESE BORSELLINO: «MIO MARITO TEMEVA DI ESSERE SPIATO» - «Stranamente negli ultimi giorni che precedettero via d'Amelio, mio marito mi faceva abbassare la serranda della stanza da letto, perché diceva che ci potevano osservare dal Castello Utveggio». È questo un passaggio dell'intervista rilasciata a La Storia Siamo Noi di Rai Educational, da Agnese Borsellino, la moglie del magistrato ucciso assieme agli agenti della scorta nella strage di via D'Amelio. L'intervista andrà in onda lunedì alle 23.30 su RaiDue. Il castello Utveggio si trova sul monte Pellegrino e domina dall'alto la città di Palermo; secondo alcuni esperti di mafia, tra cui l'ex consulente di diverse Procure Gioacchino Genchi, sarebbe stato un punto di osservazione da parte di apparati dei servizi segreti.