21/05/2010

Matteoli: mai avuto conti occulti

Matteoli: mai avuto conti occulti

«HO GIÀ DATO MANDATO AI MIEI LEGALI DI PROTEGGERE IL MIO BUON NOME». Il ministro smentisce le notizie apparse sulla stampa di un conto in Lussemburgo a lui riconducibile


ROMA - «Non ho, nè mai ho avuto conti aperti nè disponibilità in banche estere, tantomeno in filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo. Non possono dunque esistere operazioni bancarie direttamente o indirettamente a me riconducibili, ovvero a persone a me collegate». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli smentendo la notizia pubblicata oggi su alcuni quotidiani secondo la quale ci sarebbe un conto riconducibile al Ministro in una banca operante in Lussemburgo. «Quanto riportato da alcuni quotidiani è quindi assolutamente falso e calunnioso, specie per me che all'estero non ho mai messo piede in una banca. Ho già dato mandato al mio legale di proteggere il mio buon nome in ogni sede». Il nome di Matteoli era comparso nell'ambito dell'inchiesta su «appaltopoli» (la gestione degli appalti per i grandi eventi) in relazione al coinvolgimento di un suo collaboratore, Ercole Incalza, capomissione delle Infrastrutture.


29/01/2010

Nuovo processo per Alberto Stasi: non pagò una parcella da 81 mila euro

Nuovo processo per Alberto Stasi: non pagò una parcella da 81 mila euro

 

Il suo attuale difensore: «non sono state applicate le tariffe dell'Ordine degli avvocati». La causa dei legali che hanno assistito il ragazzo durante il primo mese d'inchiesta.

 

Alberto Stasi (Ansa)
Alberto Stasi (Ansa)

VIGEVANO (Pavia) - Un nuovo processo per Alberto Stasi. A poco più di un mese dall'assoluzione per il delitto della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco (Pavia), l'ex studente bocconiano è tornato in un'aula del Tribunale di Vigevano. Stavolta il processo non c'entra con l'omicidio, ma è di natura civile. A intentare causa contro Stasi è l'avvocato Giovanni Lucido con la figlia Eleonora, i due legali che hanno assistito il ragazzo durante il primo mese d'inchiesta, fino alla revoca del mandato che venne poi affidato al professor Angelo Giarda e agli avvocati Giuseppe e Giulio Colli. Per quei 30 giorni di lavoro i Lucido hanno ricevuto dalla famiglia di Alberto solo acconti per poco più di 11 mila euro complessivi e, dopo il mancato saldo di una parcella di 81 mila euro, hanno deciso di citare il giovane in giudizio. Due giorni fa è stata celebrata l'udienza davanti al giudice Chiara Russo del Tribunale di Vigevano. Il processo è stato aggiornato al 2 marzo.

I LEGALI - «Per quella parcella non sono state applicate le tariffe dell'Ordine degli avvocati - commenta l'avvocato Giulio Colli, che assiste Alberto nel nuovo processo civile -. Il giudice ha già respinto l'istanza dei legali con cui chiedevano l'esecuzione di un'ingiunzione di pagamento». Giovanni Lucido, invece, spiega di «non aver applicato nemmeno il massimo stabilito dall'Ordine»: «Non chiediamo niente di più di quello che ci spetta - aggiunge l'avvocato - Per un mese intero mia figlia e io abbiamo vissuto tra Garlasco e Vigevano, con numerose trasferte a Parma per assistere agli accertamenti al Ris». Il risultato è un fatto di cifre: 50 mila euro per la parcella di Lucido padre, 31 mila euro e rotti per il compenso della figlia. Somma a cui vanno aggiunte anche le spese per la causa.
(Fonte Ansa)


10/09/2009

L’estate di Tarantini : «Droga e affari nella mia villa»

L’estate di Tarantini : «Droga e affari nella mia villa»

 

L'INCHIESTA DI BARI - LE CARTE. I verbali: in Sardegna con cocaina nella cassaforte

 

BARI — Le feste in Sardegna, la cocaina per gli ospiti, i rapporti con Sabina Began e con Eva Cavalli, le liti al Billionaire. Ma anche i contatti con Finmeccanica per cercare di chiudere alcu­ni affari legati al settore sanitario. C’è pure que­sto nei verbali di Gianpaolo Tarantini, l’impren­ditore pugliese che ha ammesso di aver recluta­to una trentina di donne da portare nelle resi­denze del premier Silvio Berlusconi. Ragazze italiane e straniere, «alcune disponibili ad ave­re rapporti sessuali», che venivano retribuite con 1.000 euro. Il 28 luglio scorso l’uomo — in­dagato per corruzione, favoreggiamento della prostituzione e cessione di stupefacenti — vie­ne convocato nella caserma della Guardia di Fi­nanza di Bari. Il pubblico ministero e gli investi­gatori gli contestano quanto emerge dalle tele­fonate intercettate nell’estate del 2008, quella che fu poi segnata dall’incontro tra Tarantini e il premier avvenuto durante una cena a Villa Certosa. Un ruolo chiave lo gioca Massimo Ver­doscia, l’uomo che presentò Patrizia D’Addario a Tarantini, arrestato agli inizi dello scorso ago­sto pure lui perché avrebbe ceduto droga ad amici e conoscenti.

La coca in cassaforte
Il verbale comincia proprio dalla scelta della casa a Porto Cervo: «Nel giugno insieme a mia moglie ed a Massimo Verdoscia e famiglia deci­demmo di prendere in affitto una villa in Sarde­gna per un importo di circa 70.000,00 euro, che pagammo io, per un importo maggiore, e Mas­simo Verdoscia. Prima di andare in Sardegna, io, Massimo Verdoscia e Alessandro Mannarini (anche lui iscritto nel registro degli indagati per cessione di droga, ndr ) decidemmo di ac­quistare un quantitativo di circa 50-70 grammi di cocaina ed un quantitativo più ridotto di 'MD' (una droga sintetica simile all’ecstasy, ndr ). Lo stupefacente fu acquistato alla fine di giugno in circostanze diverse da me, da Ver­doscia e da Mannarini, ognuno con proprie di­sponibilità finanziarie. Lo stupefacente fu tra­sportato in Sardegna in unica soluzione da Ales­sandro Mannarini, a bordo dell’autovettura con la quale si mosse da casa mia in quanto dor­miva in una dependance della stessa, ma una volta giunta in Sardegna fu suddivisa tra me, Verdoscia e Mannarini. Io tenni per me la parte più rilevante conservandola nella cassaforte della mia camera da letto. Acquistai la mia par­te di stupefacente da due o tre persone, se non ricordo male tale Nico e tale Onofrio, mentre ricordo che Verdoscia l’acquistò da tale Stefa­no. Ho acquistato stupefacenti anche in passa­to ma da altre persone. Ricordo di averla acqui­stata, sempre insieme a Verdoscia e Mannarini, in occasione di un viaggio a Montecarlo per as­sistere ad un gran premio automobilistico nella primavera del 2008. Ricordo che in occasione di una festa al club Gorgeous di Bari per il fe­steggiamento dei 30 anni di mia moglie ho ce­duto gratuitamente cocaina ad alcuni invitati. Anche in occasione di una festa fatta a casa mia, nella primavera 2008, ricordo di aver offer­to gratuitamente sostanze stupefacenti».

Le dosi alla Began
I contatti di Tarantini con Sabina Began, so­prannominata «l’Ape regina» per essere una delle «favorite» del premier, emergono dalle conversazioni registrate dai finanzieri. Lui ne­ga però di essere il suo pusher. E dichiara: «Non ricordo di aver portato sostanze stupefa­centi in occasione del concerto della star Ma­donna tenutosi a Roma allo stadio Olimpico nel settembre 2008, dove mi accompagnai con persone, tra le quali la signora Benetton, che non hanno nulla a che fare con la droga. Sia Massimo Verdoscia che Alessandro Mannarini erano a conoscenza che la droga fosse custodi­ta nella cassaforte. Ebbi anche una discussione con Mannarini in quanto riscontrai una man­canza di sostanza stupefacente che avevo lascia­to in cassaforte. Non ricordo a chi ho ceduto lo stupefacente in Sardegna, ogni tanto ne porta­vo con me piccole quantità. Personalmente non credo di aver ceduto dello stupefacente a Sabina Beganovic, mentre sono sicuro che le sia stato ceduto sia da Verdoscia che da Manna­rini. Le cessioni da me operate nel tempo non sono state finalizzate a coltivare relazioni pro­fessionali ma operate al fine di tenere alto il si­stema delle mia relazioni personali innanzitut­to nella città di Bari. Posso escludere che dalla cessione gratuita delle sostanze stupefacenti si­ano da me derivati vantaggi sia patrimoniali che professionali. Voglio precisare che durante il mio soggiorno in Sardegna nell’estate 2008 ho ceduto più volte sostanze stupefacenti a Francesca Lana. Non ricordo di aver ceduto del­lo stupefacente a tale Victoria. Non ricordo di aver ceduto o offerto sostanze stupefacenti a Maria Teresa De Nicolò».

Il malore di Eva
Dalle intercettazioni emerge che la moglie dello stilista Cavalli si sarebbe sentita male pro­prio durante una delle feste organizzate in Sar­degna. Così Tarantini cerca di dimostrare la propria estraneità alla vicenda: «Non corrispon­de al vero il fatto che io abbia versato lo stupefa­cente 'MD' nel bicchiere di Eva Duringer a sua insaputa. Ammetto di averne parlato con tale Pietrino ma escludo dal tenore della conversa­zione possa evincersi una qualsiasi mia even­tuale ammissione. Posso aggiungere che scher­zosamente la stessa Eva Cavalli mi chiese, qual­che tempo dopo, se io le avessi versato qualche sostanza stupefacente nel suo bicchiere. Ma io le risposi che non mi sarei mai permesso di fa­re un gesto simile». Movimentate da liti e ubria­cature sembrano essere anche le serate che la compagnia legata a Tarantini trascorre nei loca­li della Costa Smeralda. «Escludo che nella not­te tra l’8 e il 9 agosto 2008 la discussione avuta con Tommaso Buti nei bagni del Billionaire sia riconducibile alla sua opposizione al ché io en­trassi nel bagno con Nena Rustic e tale Paola al fine di far uso di stupefacente. La ragione della discussione che ebbi con Tommaso Buti era ri­conducibile al fatto che stava maltrattando la Nena ed io sono intervenuto per difenderla».

La riunione con Finmeccanica
Il giorno precedente, esattamente il 27 luglio scorso, Tarantini viene interrogato su una riu­nione avvenuta presso l’Hotel de Russie a Ro­ma a fine gennaio 2009. E racconta: «Conosco Enrico Intini da circa un anno in quanto mi è stato presentato dall’avvocato Salvatore Castel­laneta e dal signor Roberto De Santis, in occa­sione della realizzazione di un progetto per la tracciabilità del sangue mostratomi da un mio amico tale Pino e per il quale cercavo finanzia­tori. Con Intini avevo un contratto di collabora­zione che venne formalizzato in seguito ed in forza del quale, essendo venuto a conoscenza delle difficoltà incontrate dallo stesso Intini in relazione ad una procedura di gara per le puli­zie dell’Asl di Bari, presi l’iniziativa di organiz­zare un incontro a Roma con l’avvocato Lea Co­sentino (direttore generale della stessa Asl, ndr ). Io ero venuto a conoscenza che Enrico In­tini non avrebbe mai vinto da solo quella gara e lo stesso Intini ebbe a lamentarsene con me. Io a quel punto gli dissi che la Cosentino non gli avrebbe mai fatto vincere una gara da solo e che avrebbe comunque avuto grosse possibili­tà se fossero stati fatti tre lotti. Questo io dissi anche perché ne avevo parlato con Lea Cosenti­no. Fu per queste ragioni che organizzai l’incon­tro di Roma del 21 gennaio 2009. Io sapevo che a quell’incontro avrebbero partecipato, oltre al­la Cosentino, anche Rino Metrangolo, dirigente di Finmeccanica e Cosimo Catalano, titolare del­la società della Supernova, entrambi interessati alla stessa gara. In particolare era a conoscenza della circostanza che quella gara seguiva altra di uguale contenuto ma annullata perché il ban­do era errato. Avevo in particolare appreso che il precedente bando era stato annullato o era in fase di annullamento in quanto l’importo indi­cato a base di gara era calcolato su un numero di ausiliari ormai eccedente a causa dell’interna­lizzazione di ausiliari operato nel frattempo».

La gara in tre lotti
«L’occasione fu propizia — continua Taranti­ni — per sostituire al principio del lotto unico l’idea di tre lotti, come io personalmente sugge­rii a Lea Cosentino e a Antonio Colella, dirigen­te dell’area patrimonio dell’Asl di Bari. In tal modo avremmo potuto assicurare a Catalano, ad Intini ed a Metrangolo di gareggiare vincen­do ciascuno un lotto. La gara in tre lotti, a quanto mi consta, non si è mai tenuta e nulla è avvenuto dopo quell’incontro a Roma. Lea Co­sentino era interessata all’ipotesi dei tre lotti in quanto in tal modo, come lei mi disse, avreb­be smesso di subire le scelte altrui ed avrebbe potuto al contrario concorrere a definire l’indi­viduazione dei vincitori della gara. Io stesso in­vitai all’incontro Metrangolo, in quanto diri­gente di Finmeccanica interessato a partecipa­re alla gara, mentre fu Lea Cosentino a far inter­venire alla riunione Cosimo Catalano, anch’es­so direttamente interessato. Nel caso in cui questo progetto di lottizzazione della gara fos­se andato in porto, io avrei percepito circa il quattro per cento dell’importo aggiudicato da Intini e circa il quattro per cento da Catalano. Non avevo ancora parlato di compensi con Me­trangolo. Quando Enrico Intini giunse alla riu­nione al De Russie, prospettò l’eventualità di un ricorso come mera provocazione in quanto Intini era già d’accordo con me sulla suddivi­sione in tre lotti della gara ma intervenne par­lando di un suo ricorso perché si vide in diffi­coltà trovando in quella riunione persone che non si aspettava di trovare». Angela Balenzano Fiorenza Sarzanini

Le ragazze coinvolte: FOTO


Angela Balenzano
Fiorenza Sarzanini

Fonte: Corriere della Sera

 


02/08/2009

Bari, nel mirino dei pm gli appalti per gli ospedali

Bari, nel mirino dei pm gli appalti per gli ospedali

 

L'inchiesta sulla sanità. L'ex assessore Tedesco, indagato-chiave, ironizza: «Farò un corso da capoclan con Riina»

 

Alberto Tedesco (Liverani)
Alberto Tedesco (Liverani)

BARI — «Non mi resta che prenotarmi le vacanze con Rii­na e Provenzano per fare un corso accelerato da capo­clan ». La butta sul ridere il ne­osenatore pd Alberto Tede­sco, indagato-chiave nell'in­chiesta barese su presunti scambi di favori tra politica, appalti nella sanità, nomine e cosche baresi per il suo prece­dente incarico da assessore re­gionale della Sanità nella giunta Vendola. Sicuro di esse­re scagionato, Tedesco spiega che «si sta facendo di ogni er­ba un fascio» delle diverse ac­cuse contenute in questa in­chiesta.

L’indagine infatti è ampia e contiene anche le ri­velazioni di un pentito del clan Striscuglio su soldi e knowhow fornito ai clan per appoggiare politici di centro­sinistra. Ma l'inchiesta del pm della direzione distrettua­le antimafia Desirè Digeroni­mo sta vagliando anche a 360 gradi tutta l'attività dell'asses­sorato di Tedesco per verifica­re l'ipotesi che ci fosse un'as­sociazione a delinquere fina­lizzata alla corruzione, concus­sione, finanziamento dei par­titi e altro che pilotava delibe­re, nomine e appalti. Si punta l'attenzione anche sul busi­ness delle ristrutturazioni ospedaliere. In particolare quella del polo oncologico di Bari in attesa da 24 anni di una sede definitiva, individuata e allestita nell'ex sanatorio Cotu­gno per essere consegnata nel corso di quest'anno. Il sospet­to del pm è di abusi compiuti nelle gare e nelle forniture. La prima a parlarne al pm è stata Lea Cosentino, Lady Asl puglie­se. Al pm Digeronimo l'ex di­rettore generale dell’Asl di Ba­ri, ora sospesa, che per 5 ore ha riferito i retroscena del ma­­laffare nella sanità, ha raccon­tato irregolarità nella gara di appalto e delle pressioni che avrebbe subito dal senatore Te­desco per le nomine di prima­ri. Ma anche dei trucchi per eludere le gare prorogando for­niture e servizi. Riferendo di averne parlato con il governa­tore Nichi Vendola che però le avrebbe consigliato di rivolger­si alla magistratura.

Intanto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha con­segnato ai carabinieri i bilanci della sua lista, assieme a quelli degli altri partiti sostenitori della giunta Vendola, attende «prove, riscontri e capi di im­putazione che per ora non ve­de». Ma l’Idv gli imputa di aver battagliato per far dare a Tedesco un posto in Parlamen­to, errore «che ora travolge il centrosinistra in Puglia». Per il pdl Gasparri D'Alema si sbi­lancia troppo a proclamare in­nocente per definizione il suo partito. E il Pd Boccia invita gli alleati a seppellire «la doppia morale».

Virginia Piccolillo


03/07/2009

Il legale di Fioranelli: «Il problema della Roma? Si chiama Totti»

Il legale di Fioranelli: «Il problema della Roma? Si chiama Totti»

 

Ma l'agente fifa prende le distanze: «Qualcuno sparla...». L'avvocato «Il capitano sta rovinando la squadra». Lettera di Rossella Sensi: Francesco sei la nostra storia

 

 

Francesco Totti giovedì a Trigoria prima della partenza per il ritiro (Tedeschi)
Francesco Totti giovedì a Trigoria prima della partenza per il ritiro (Tedeschi)

È Totti e non i Sensi «la rovina della Roma. Via, aria, vi sta rovinando. Vi sta rovinando». È la dura opinione dell'avvocato Nicola Irti, che si dichiara legale della Fio Sports Group di Vinicio Fioranelli, rilasciata ai microfoni di «Te La Do Io Tokyo» su Centro Suono Sport. Immediata la replica di Francesco Totti, che ha dato mandato all'avvocato Franco Coppi di valutare eventuali azioni legali contro l'avvocato Irti.

LE PAROLE - «La famiglia Sensi sta rovinando la Roma? No, io sono un avvocato, non c'entro nulla con la Roma. Se voi non vi liberate... come se il Real Madrid non si libera da Raul... la Roma si deve liberare da Totti. Chiaro? È chiaro il concetto? È un mio pensiero questo». Irti aveva fatto scalpore nei giorni scorsi parlando della presunta opposizione delle banche all'acquisto della Roma da parte di Fioranelli. Una dichiarazione che aveva indotto l'agente Fifa a emettere un comunicato di presa di distanza, nel quale però non si contestava il ruolo di Irti come legale della Fio Group.

«Spero che venga nominato un commissario e il commissario, come per l'Alitalia, farà chiarezza. Ed io spero che sia un amico della mia famiglia - ha aggiunto Irti parlando delle trattative per la cessione Roma - L'inchiesta della Procura? La Procura fa il suo lavoro. Giustamente fa bene. La società è quotata in borsa e pertanto tutti gli organi preposti al controllo è bene che agiscano quando ci sono delle informazioni sensibili. Fanno bene. Io sono con loro. Le persone oneste sono sempre con la giustizia».

IL CAPITANO - Francesco Totti tace, come sempre nel suo stile, ma ha dato mandato allo studio dell'avvocato Franco Coppi di valutare eventuali azioni legali contro l'avvocato Irti, legale della Fio Group di Vinicio Fioranelli, per le sue dichiarazioni. L'avvocato Coppi ha già acquisito l'audio dell'intervista radiofonica di Irti.

LA FAMIGLIA SENSI - «Caro Francesco, sei e continuerai ad essere la storia della Roma. Tu non sei solo un campione di calcio, ma sei un esempio per la Tua professionalità e per le tue doti umane che ti hanno sempre contraddistinto». Rosella Sensi, presidente della Roma, ha inviato al capitano giallorosso Francesco Totti una lettera che si legge sul sito ufficiale della società capitolina, per volontà dello stesso calciatore viene resa pubblica. Il presidente si rivolge a Totti definendolo «un esempio per tutti i giovani, soprattutto per quelli cresciuti nel nostro vivaio a cui teniamo in modo particolare e per i quali sei un punto di riferimento». «Forse solo la storia di Di Stefano al Real Madrid è pari alla Tua nella Roma. Sei il simbolo della nostra squadra e di tanti romani, e credo di non offendere nessuno dicendo che - come Maldini - sei l'ultima bandiera di quel calcio fatto di sentimenti, di passionalità e amore per i colori della propria squadra», scrive la Sensi. «Sono sicura che farai ancora il bene della nostra Roma e, soprattutto, sono onorata di averTi come amico», conclude.

FIORANELLI BACCHETTA IRTI - E in serata è lo stesso Fioranelli, intervenendo a Radio Centro Suono Sport, a prendere le distanze dalle affermazioni di Irti: «Francesco Totti è il più importante della Roma per ciò che ha fatto nella Roma, merita tutto il rispetto anche dei non romanisti, non si può metterlo in discussione, basti pensare alle condizioni in cui ha giocato contro l'Arsenal». «Parlare di lui è come sfondare una porta aperta - prosegue - chi lo discute non ha capito nulla della Roma, è un predestinato anche per un ruolo importante in società. Totti è nato nella Roma e dovrà rimanere finché vorrà». «Sono circondato da persone che sparlano» aggiunge. «Queste turbolenze danneggiano la nostra immagine. Chi è deputato a parlare per il nostro gruppo? Solo io mio figlio Jesse e Volker Flick - afferma Fioranelli - il resto non è autorizzato. Sono state dichiarazioni gratuite e molto sciocche. Certa gente usa questa piattaforma per farsi pubblicità».

BRUNO CONTI - «Noi siamo tranquilli, forse sono gli altri che non riescono ad esserlo». Bruno Conti replica così alle dichiarazioni rilasciate da Nicola Irti. «Il nostro presidente - continua Conti ai microfoni di Sky Sport dal ritiro di Riscone di Brunico - ha scritto una lettera giustissima scrivendo quello che pensiamo noi, la città e i nostri tifosi. Totti è un simbolo, ma soprattutto ha fatto tantissimo per la Roma in questi anni, è stata bella tutta la reazione a quello che hanno detto persone che non conosco, noi qui ci abbiamo scherzato su». Conti scommette sulla squadra: «La voglia di ricominciare del mister e dei ragazzi è forte, c'è il desiderio di riscattare una stagione negativa con tutti i problemi che abbiamo avuto. Ci crediamo - spiega il responsabile tecnico della Roma -, abbiamo tanti nazionali e giocatori importanti, sicuramente riusciremo a riscattarci»


01/07/2009

Inchiesta Bari, si dimettono tutti gli assessori della regione Puglia

Inchiesta Bari, si dimettono tutti gli assessori della regione Puglia

 

Lo ha annunciato ai giornalisti lo stesso Governatore. Su richiesta del presidente della Regione Nichi Vendola

 

Nichi Vendola (Eidon)
Nichi Vendola (Eidon)

BARI - Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha chiesto e ottenuto da tutti gli assessori regionali di rimettere il mandato nelle sue mani. Lo ha annunciato poco fa lo stesso Vendola ai giornalisti. Vendola ha motivato la decisione affermando che «è legata a fatti politici nuovi» (riferendosi ai risultati elettorali) e «fatti indirettamente politici» (la necessità di una questione morale che deriva dalle inchieste in corso). «La sovrapposizione dei due fatti - ha commentato - è sotto gli occhi di tutti». «Ho il potere in questo momento di riformulare la giunta, con nuovi contenuti e perimetri, con nuove alleanze. Sono molto interessato a discutere con Casini, con Di Pietro», ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dopo aver comunicato che tutti gli assessori hanno rimesso il loro mandato nelle sue mani. «Tutto questo - ha detto Vendola - è un atto contrario all'azzeramento, è un atto di straordinaria generosità. È un voler ricominciare e rilanciare la coalizione, rafforzarla». Dialogherà anche con Adriana Poli Bortone che ha fondato il movimento Io Sud?, è stato chiesto a Vendola. «Questo non ve lo dico», ha risposto.

LA VICENDA - La richiesta di Vendola giunge in seguito a un'inchiesta della procura di Bari - coordinata dal pm Desirée Digeronimo - in cui si ipotizza un intreccio tra politica e affari nella fornitura di prodotti e servizi sanitari. La procura di Bari ha convocato come testimone lo stesso Vendola, che sarà ascoltato il 6 luglio, secondo quanto riferiscono fonti vicine alla vicenda.

LA ASL DI BARI - Intanto il direttore generale della Asl Bari, Lea Cosentino, è stata sospesa in via cautelare dalla giunta regionale pugliese dall'incarico: «Ho preso atto della volontà della giunta regionale di adottare un provvedimento di sospensione cautelativa delle mie funzioni che dovrebbe essere a mio avviso però prodromico di altro provvedimento. Ovviamente con i miei legali, con il mio collegio difensivo, adotterò tutte le misure che possano in qualche maniera tutelare la mia posizione sia a livello amministrativo sia a livello penale».

PDL, VENDOLA SI DIMETTA - «Le dichiarazioni con cui Vendola giustifica l'azzeramento della giunta regionale pugliese sono politicamente gravissime. Dice che le inchieste della magistratura a carico della sua giunta nascono anche dalle inchieste amministrative interne che lui stesso ha avviato». Lo rilevano il coordinatore e il vicecoordinatore pugliesi del Pdl, Francesco Amoruso e Antonio Distaso. «Vuol dire per caso - si chiedono in una dichiarazione congiunta - che ha scoperto di aver governato per oltre quattro anni nel malaffare? Che ha chiesto il sigillo della magistratura per azzerare la giunta? E così facendo pensa forse di essere assolto non solo politicamente da tutte le sue responsabilità di presidente? In passato per molto meno altri presidenti di Regione hanno avuto sorti e trattamenti giudiziari ben diversi quando non erano neanche più presidenti, cosa induce Vendola a pensare di potersi dissociare dall'operato del suo governo?». «Delle due l'una: se ci sono fatti connessi ad una questione morale dell'intera sinistra regionale che lui sa più e meglio di altri come spesso gli accade - concludono - dovrebbe dimettersi anche lui. Se invece Vendola coglie al balzo la palla delle inchieste giudiziarie come pretesto per allargare la maggioranza e la giunta, prima che altri lo facciano a sue spese, dovrebbe dimettersi lo stesso e chiedere il consenso degli elettori, consentendo alla Puglia di tornare a votare e a scegliere».