21/05/2010
Matteoli: mai avuto conti occulti
Matteoli: mai avuto conti occulti«HO GIÀ DATO MANDATO AI MIEI LEGALI DI PROTEGGERE IL MIO BUON NOME». Il ministro smentisce le notizie apparse sulla stampa di un conto in Lussemburgo a lui riconducibile
ROMA - «Non ho, nè mai ho avuto conti aperti nè disponibilità in banche estere, tantomeno in filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo. Non possono dunque esistere operazioni bancarie direttamente o indirettamente a me riconducibili, ovvero a persone a me collegate». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli smentendo la notizia pubblicata oggi su alcuni quotidiani secondo la quale ci sarebbe un conto riconducibile al Ministro in una banca operante in Lussemburgo. «Quanto riportato da alcuni quotidiani è quindi assolutamente falso e calunnioso, specie per me che all'estero non ho mai messo piede in una banca. Ho già dato mandato al mio legale di proteggere il mio buon nome in ogni sede». Il nome di Matteoli era comparso nell'ambito dell'inchiesta su «appaltopoli» (la gestione degli appalti per i grandi eventi) in relazione al coinvolgimento di un suo collaboratore, Ercole Incalza, capomissione delle Infrastrutture.
11:47 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, ministro, matteoli, mandato, incarico, legali, difesa, accusa, notizie, stampa, conti correnti, lussemburgo, disponibilità | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
29/01/2010
Nuovo processo per Alberto Stasi: non pagò una parcella da 81 mila euro
Nuovo processo per Alberto Stasi: non pagò una parcella da 81 mila euro
Il suo attuale difensore: «non sono state applicate le tariffe dell'Ordine degli avvocati». La causa dei legali che hanno assistito il ragazzo durante il primo mese d'inchiesta.
![]() |
| Alberto Stasi (Ansa) |
VIGEVANO (Pavia) - Un nuovo processo per Alberto Stasi. A poco più di un mese dall'assoluzione per il delitto della fidanzata Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco (Pavia), l'ex studente bocconiano è tornato in un'aula del Tribunale di Vigevano. Stavolta il processo non c'entra con l'omicidio, ma è di natura civile. A intentare causa contro Stasi è l'avvocato Giovanni Lucido con la figlia Eleonora, i due legali che hanno assistito il ragazzo durante il primo mese d'inchiesta, fino alla revoca del mandato che venne poi affidato al professor Angelo Giarda e agli avvocati Giuseppe e Giulio Colli. Per quei 30 giorni di lavoro i Lucido hanno ricevuto dalla famiglia di Alberto solo acconti per poco più di 11 mila euro complessivi e, dopo il mancato saldo di una parcella di 81 mila euro, hanno deciso di citare il giovane in giudizio. Due giorni fa è stata celebrata l'udienza davanti al giudice Chiara Russo del Tribunale di Vigevano. Il processo è stato aggiornato al 2 marzo.
I LEGALI - «Per quella parcella non sono state applicate le tariffe dell'Ordine degli avvocati - commenta l'avvocato Giulio Colli, che assiste Alberto nel nuovo processo civile -. Il giudice ha già respinto l'istanza dei legali con cui chiedevano l'esecuzione di un'ingiunzione di pagamento». Giovanni Lucido, invece, spiega di «non aver applicato nemmeno il massimo stabilito dall'Ordine»: «Non chiediamo niente di più di quello che ci spetta - aggiunge l'avvocato - Per un mese intero mia figlia e io abbiamo vissuto tra Garlasco e Vigevano, con numerose trasferte a Parma per assistere agli accertamenti al Ris». Il risultato è un fatto di cifre: 50 mila euro per la parcella di Lucido padre, 31 mila euro e rotti per il compenso della figlia. Somma a cui vanno aggiunte anche le spese per la causa. (Fonte Ansa)
11:11 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, alberto stasi, nuovo processo, accusato, legali, assistenza, revoca, mandato, pagamento, parcella, citato, giudizio, tribunale | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/09/2009
L’estate di Tarantini : «Droga e affari nella mia villa»
L’estate di Tarantini : «Droga e affari nella mia villa»
L'INCHIESTA DI BARI - LE CARTE. I verbali: in Sardegna con cocaina nella cassaforte
![]() |
BARI — Le feste in Sardegna, la cocaina per gli ospiti, i rapporti con Sabina Began e con Eva Cavalli, le liti al Billionaire. Ma anche i contatti con Finmeccanica per cercare di chiudere alcuni affari legati al settore sanitario. C’è pure questo nei verbali di Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore pugliese che ha ammesso di aver reclutato una trentina di donne da portare nelle residenze del premier Silvio Berlusconi. Ragazze italiane e straniere, «alcune disponibili ad avere rapporti sessuali», che venivano retribuite con 1.000 euro. Il 28 luglio scorso l’uomo — indagato per corruzione, favoreggiamento della prostituzione e cessione di stupefacenti — viene convocato nella caserma della Guardia di Finanza di Bari. Il pubblico ministero e gli investigatori gli contestano quanto emerge dalle telefonate intercettate nell’estate del 2008, quella che fu poi segnata dall’incontro tra Tarantini e il premier avvenuto durante una cena a Villa Certosa. Un ruolo chiave lo gioca Massimo Verdoscia, l’uomo che presentò Patrizia D’Addario a Tarantini, arrestato agli inizi dello scorso agosto pure lui perché avrebbe ceduto droga ad amici e conoscenti.
La coca in cassaforte
Il verbale comincia proprio dalla scelta della casa a Porto Cervo: «Nel giugno insieme a mia moglie ed a Massimo Verdoscia e famiglia decidemmo di prendere in affitto una villa in Sardegna per un importo di circa 70.000,00 euro, che pagammo io, per un importo maggiore, e Massimo Verdoscia. Prima di andare in Sardegna, io, Massimo Verdoscia e Alessandro Mannarini (anche lui iscritto nel registro degli indagati per cessione di droga, ndr ) decidemmo di acquistare un quantitativo di circa 50-70 grammi di cocaina ed un quantitativo più ridotto di 'MD' (una droga sintetica simile all’ecstasy, ndr ). Lo stupefacente fu acquistato alla fine di giugno in circostanze diverse da me, da Verdoscia e da Mannarini, ognuno con proprie disponibilità finanziarie. Lo stupefacente fu trasportato in Sardegna in unica soluzione da Alessandro Mannarini, a bordo dell’autovettura con la quale si mosse da casa mia in quanto dormiva in una dependance della stessa, ma una volta giunta in Sardegna fu suddivisa tra me, Verdoscia e Mannarini. Io tenni per me la parte più rilevante conservandola nella cassaforte della mia camera da letto. Acquistai la mia parte di stupefacente da due o tre persone, se non ricordo male tale Nico e tale Onofrio, mentre ricordo che Verdoscia l’acquistò da tale Stefano. Ho acquistato stupefacenti anche in passato ma da altre persone. Ricordo di averla acquistata, sempre insieme a Verdoscia e Mannarini, in occasione di un viaggio a Montecarlo per assistere ad un gran premio automobilistico nella primavera del 2008. Ricordo che in occasione di una festa al club Gorgeous di Bari per il festeggiamento dei 30 anni di mia moglie ho ceduto gratuitamente cocaina ad alcuni invitati. Anche in occasione di una festa fatta a casa mia, nella primavera 2008, ricordo di aver offerto gratuitamente sostanze stupefacenti».
Le dosi alla Began
I contatti di Tarantini con Sabina Began, soprannominata «l’Ape regina» per essere una delle «favorite» del premier, emergono dalle conversazioni registrate dai finanzieri. Lui nega però di essere il suo pusher. E dichiara: «Non ricordo di aver portato sostanze stupefacenti in occasione del concerto della star Madonna tenutosi a Roma allo stadio Olimpico nel settembre 2008, dove mi accompagnai con persone, tra le quali la signora Benetton, che non hanno nulla a che fare con la droga. Sia Massimo Verdoscia che Alessandro Mannarini erano a conoscenza che la droga fosse custodita nella cassaforte. Ebbi anche una discussione con Mannarini in quanto riscontrai una mancanza di sostanza stupefacente che avevo lasciato in cassaforte. Non ricordo a chi ho ceduto lo stupefacente in Sardegna, ogni tanto ne portavo con me piccole quantità. Personalmente non credo di aver ceduto dello stupefacente a Sabina Beganovic, mentre sono sicuro che le sia stato ceduto sia da Verdoscia che da Mannarini. Le cessioni da me operate nel tempo non sono state finalizzate a coltivare relazioni professionali ma operate al fine di tenere alto il sistema delle mia relazioni personali innanzitutto nella città di Bari. Posso escludere che dalla cessione gratuita delle sostanze stupefacenti siano da me derivati vantaggi sia patrimoniali che professionali. Voglio precisare che durante il mio soggiorno in Sardegna nell’estate 2008 ho ceduto più volte sostanze stupefacenti a Francesca Lana. Non ricordo di aver ceduto dello stupefacente a tale Victoria. Non ricordo di aver ceduto o offerto sostanze stupefacenti a Maria Teresa De Nicolò».
Il malore di Eva
Dalle intercettazioni emerge che la moglie dello stilista Cavalli si sarebbe sentita male proprio durante una delle feste organizzate in Sardegna. Così Tarantini cerca di dimostrare la propria estraneità alla vicenda: «Non corrisponde al vero il fatto che io abbia versato lo stupefacente 'MD' nel bicchiere di Eva Duringer a sua insaputa. Ammetto di averne parlato con tale Pietrino ma escludo dal tenore della conversazione possa evincersi una qualsiasi mia eventuale ammissione. Posso aggiungere che scherzosamente la stessa Eva Cavalli mi chiese, qualche tempo dopo, se io le avessi versato qualche sostanza stupefacente nel suo bicchiere. Ma io le risposi che non mi sarei mai permesso di fare un gesto simile». Movimentate da liti e ubriacature sembrano essere anche le serate che la compagnia legata a Tarantini trascorre nei locali della Costa Smeralda. «Escludo che nella notte tra l’8 e il 9 agosto 2008 la discussione avuta con Tommaso Buti nei bagni del Billionaire sia riconducibile alla sua opposizione al ché io entrassi nel bagno con Nena Rustic e tale Paola al fine di far uso di stupefacente. La ragione della discussione che ebbi con Tommaso Buti era riconducibile al fatto che stava maltrattando la Nena ed io sono intervenuto per difenderla».
La riunione con Finmeccanica
Il giorno precedente, esattamente il 27 luglio scorso, Tarantini viene interrogato su una riunione avvenuta presso l’Hotel de Russie a Roma a fine gennaio 2009. E racconta: «Conosco Enrico Intini da circa un anno in quanto mi è stato presentato dall’avvocato Salvatore Castellaneta e dal signor Roberto De Santis, in occasione della realizzazione di un progetto per la tracciabilità del sangue mostratomi da un mio amico tale Pino e per il quale cercavo finanziatori. Con Intini avevo un contratto di collaborazione che venne formalizzato in seguito ed in forza del quale, essendo venuto a conoscenza delle difficoltà incontrate dallo stesso Intini in relazione ad una procedura di gara per le pulizie dell’Asl di Bari, presi l’iniziativa di organizzare un incontro a Roma con l’avvocato Lea Cosentino (direttore generale della stessa Asl, ndr ). Io ero venuto a conoscenza che Enrico Intini non avrebbe mai vinto da solo quella gara e lo stesso Intini ebbe a lamentarsene con me. Io a quel punto gli dissi che la Cosentino non gli avrebbe mai fatto vincere una gara da solo e che avrebbe comunque avuto grosse possibilità se fossero stati fatti tre lotti. Questo io dissi anche perché ne avevo parlato con Lea Cosentino. Fu per queste ragioni che organizzai l’incontro di Roma del 21 gennaio 2009. Io sapevo che a quell’incontro avrebbero partecipato, oltre alla Cosentino, anche Rino Metrangolo, dirigente di Finmeccanica e Cosimo Catalano, titolare della società della Supernova, entrambi interessati alla stessa gara. In particolare era a conoscenza della circostanza che quella gara seguiva altra di uguale contenuto ma annullata perché il bando era errato. Avevo in particolare appreso che il precedente bando era stato annullato o era in fase di annullamento in quanto l’importo indicato a base di gara era calcolato su un numero di ausiliari ormai eccedente a causa dell’internalizzazione di ausiliari operato nel frattempo».
La gara in tre lotti
«L’occasione fu propizia — continua Tarantini — per sostituire al principio del lotto unico l’idea di tre lotti, come io personalmente suggerii a Lea Cosentino e a Antonio Colella, dirigente dell’area patrimonio dell’Asl di Bari. In tal modo avremmo potuto assicurare a Catalano, ad Intini ed a Metrangolo di gareggiare vincendo ciascuno un lotto. La gara in tre lotti, a quanto mi consta, non si è mai tenuta e nulla è avvenuto dopo quell’incontro a Roma. Lea Cosentino era interessata all’ipotesi dei tre lotti in quanto in tal modo, come lei mi disse, avrebbe smesso di subire le scelte altrui ed avrebbe potuto al contrario concorrere a definire l’individuazione dei vincitori della gara. Io stesso invitai all’incontro Metrangolo, in quanto dirigente di Finmeccanica interessato a partecipare alla gara, mentre fu Lea Cosentino a far intervenire alla riunione Cosimo Catalano, anch’esso direttamente interessato. Nel caso in cui questo progetto di lottizzazione della gara fosse andato in porto, io avrei percepito circa il quattro per cento dell’importo aggiudicato da Intini e circa il quattro per cento da Catalano. Non avevo ancora parlato di compensi con Metrangolo. Quando Enrico Intini giunse alla riunione al De Russie, prospettò l’eventualità di un ricorso come mera provocazione in quanto Intini era già d’accordo con me sulla suddivisione in tre lotti della gara ma intervenne parlando di un suo ricorso perché si vide in difficoltà trovando in quella riunione persone che non si aspettava di trovare». Angela Balenzano Fiorenza Sarzanini
Le ragazze coinvolte: FOTO
Angela Balenzano
Fiorenza Sarzanini
Fonte: Corriere della Sera
15:49 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: inchiesta, bari, presidente, regione, puglia, dimissioni, assessori regionali, mandato, procura di bari, intrecci, politica, affari, prodotti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
02/08/2009
Bari, nel mirino dei pm gli appalti per gli ospedali
Bari, nel mirino dei pm gli appalti per gli ospedali
L'inchiesta sulla sanità. L'ex assessore Tedesco, indagato-chiave, ironizza: «Farò un corso da capoclan con Riina»
| Alberto Tedesco (Liverani) |
BARI — «Non mi resta che prenotarmi le vacanze con Riina e Provenzano per fare un corso accelerato da capoclan ». La butta sul ridere il neosenatore pd Alberto Tedesco, indagato-chiave nell'inchiesta barese su presunti scambi di favori tra politica, appalti nella sanità, nomine e cosche baresi per il suo precedente incarico da assessore regionale della Sanità nella giunta Vendola. Sicuro di essere scagionato, Tedesco spiega che «si sta facendo di ogni erba un fascio» delle diverse accuse contenute in questa inchiesta.
L’indagine infatti è ampia e contiene anche le rivelazioni di un pentito del clan Striscuglio su soldi e knowhow fornito ai clan per appoggiare politici di centrosinistra. Ma l'inchiesta del pm della direzione distrettuale antimafia Desirè Digeronimo sta vagliando anche a 360 gradi tutta l'attività dell'assessorato di Tedesco per verificare l'ipotesi che ci fosse un'associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, finanziamento dei partiti e altro che pilotava delibere, nomine e appalti. Si punta l'attenzione anche sul business delle ristrutturazioni ospedaliere. In particolare quella del polo oncologico di Bari in attesa da 24 anni di una sede definitiva, individuata e allestita nell'ex sanatorio Cotugno per essere consegnata nel corso di quest'anno. Il sospetto del pm è di abusi compiuti nelle gare e nelle forniture. La prima a parlarne al pm è stata Lea Cosentino, Lady Asl pugliese. Al pm Digeronimo l'ex direttore generale dell’Asl di Bari, ora sospesa, che per 5 ore ha riferito i retroscena del malaffare nella sanità, ha raccontato irregolarità nella gara di appalto e delle pressioni che avrebbe subito dal senatore Tedesco per le nomine di primari. Ma anche dei trucchi per eludere le gare prorogando forniture e servizi. Riferendo di averne parlato con il governatore Nichi Vendola che però le avrebbe consigliato di rivolgersi alla magistratura.
Intanto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha consegnato ai carabinieri i bilanci della sua lista, assieme a quelli degli altri partiti sostenitori della giunta Vendola, attende «prove, riscontri e capi di imputazione che per ora non vede». Ma l’Idv gli imputa di aver battagliato per far dare a Tedesco un posto in Parlamento, errore «che ora travolge il centrosinistra in Puglia». Per il pdl Gasparri D'Alema si sbilancia troppo a proclamare innocente per definizione il suo partito. E il Pd Boccia invita gli alleati a seppellire «la doppia morale».
Virginia Piccolillo
10:44 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: inchiesta, bari, presidente, regione, puglia, dimissioni, assessori regionali, mandato, procura di bari, intrecci, politica, affari, prodotti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
03/07/2009
Il legale di Fioranelli: «Il problema della Roma? Si chiama Totti»
Il legale di Fioranelli: «Il problema della Roma? Si chiama Totti»
Ma l'agente fifa prende le distanze: «Qualcuno sparla...». L'avvocato «Il capitano sta rovinando la squadra». Lettera di Rossella Sensi: Francesco sei la nostra storia
| Francesco Totti giovedì a Trigoria prima della partenza per il ritiro (Tedeschi) |
È Totti e non i Sensi «la rovina della Roma. Via, aria, vi sta rovinando. Vi sta rovinando». È la dura opinione dell'avvocato Nicola Irti, che si dichiara legale della Fio Sports Group di Vinicio Fioranelli, rilasciata ai microfoni di «Te La Do Io Tokyo» su Centro Suono Sport. Immediata la replica di Francesco Totti, che ha dato mandato all'avvocato Franco Coppi di valutare eventuali azioni legali contro l'avvocato Irti.
LE PAROLE - «La famiglia Sensi sta rovinando la Roma? No, io sono un avvocato, non c'entro nulla con la Roma. Se voi non vi liberate... come se il Real Madrid non si libera da Raul... la Roma si deve liberare da Totti. Chiaro? È chiaro il concetto? È un mio pensiero questo». Irti aveva fatto scalpore nei giorni scorsi parlando della presunta opposizione delle banche all'acquisto della Roma da parte di Fioranelli. Una dichiarazione che aveva indotto l'agente Fifa a emettere un comunicato di presa di distanza, nel quale però non si contestava il ruolo di Irti come legale della Fio Group.
«Spero che venga nominato un commissario e il commissario, come per l'Alitalia, farà chiarezza. Ed io spero che sia un amico della mia famiglia - ha aggiunto Irti parlando delle trattative per la cessione Roma - L'inchiesta della Procura? La Procura fa il suo lavoro. Giustamente fa bene. La società è quotata in borsa e pertanto tutti gli organi preposti al controllo è bene che agiscano quando ci sono delle informazioni sensibili. Fanno bene. Io sono con loro. Le persone oneste sono sempre con la giustizia».
IL CAPITANO - Francesco Totti tace, come sempre nel suo stile, ma ha dato mandato allo studio dell'avvocato Franco Coppi di valutare eventuali azioni legali contro l'avvocato Irti, legale della Fio Group di Vinicio Fioranelli, per le sue dichiarazioni. L'avvocato Coppi ha già acquisito l'audio dell'intervista radiofonica di Irti.
LA FAMIGLIA SENSI - «Caro Francesco, sei e continuerai ad essere la storia della Roma. Tu non sei solo un campione di calcio, ma sei un esempio per la Tua professionalità e per le tue doti umane che ti hanno sempre contraddistinto». Rosella Sensi, presidente della Roma, ha inviato al capitano giallorosso Francesco Totti una lettera che si legge sul sito ufficiale della società capitolina, per volontà dello stesso calciatore viene resa pubblica. Il presidente si rivolge a Totti definendolo «un esempio per tutti i giovani, soprattutto per quelli cresciuti nel nostro vivaio a cui teniamo in modo particolare e per i quali sei un punto di riferimento». «Forse solo la storia di Di Stefano al Real Madrid è pari alla Tua nella Roma. Sei il simbolo della nostra squadra e di tanti romani, e credo di non offendere nessuno dicendo che - come Maldini - sei l'ultima bandiera di quel calcio fatto di sentimenti, di passionalità e amore per i colori della propria squadra», scrive la Sensi. «Sono sicura che farai ancora il bene della nostra Roma e, soprattutto, sono onorata di averTi come amico», conclude.
FIORANELLI BACCHETTA IRTI - E in serata è lo stesso Fioranelli, intervenendo a Radio Centro Suono Sport, a prendere le distanze dalle affermazioni di Irti: «Francesco Totti è il più importante della Roma per ciò che ha fatto nella Roma, merita tutto il rispetto anche dei non romanisti, non si può metterlo in discussione, basti pensare alle condizioni in cui ha giocato contro l'Arsenal». «Parlare di lui è come sfondare una porta aperta - prosegue - chi lo discute non ha capito nulla della Roma, è un predestinato anche per un ruolo importante in società. Totti è nato nella Roma e dovrà rimanere finché vorrà». «Sono circondato da persone che sparlano» aggiunge. «Queste turbolenze danneggiano la nostra immagine. Chi è deputato a parlare per il nostro gruppo? Solo io mio figlio Jesse e Volker Flick - afferma Fioranelli - il resto non è autorizzato. Sono state dichiarazioni gratuite e molto sciocche. Certa gente usa questa piattaforma per farsi pubblicità».
BRUNO CONTI - «Noi siamo tranquilli, forse sono gli altri che non riescono ad esserlo». Bruno Conti replica così alle dichiarazioni rilasciate da Nicola Irti. «Il nostro presidente - continua Conti ai microfoni di Sky Sport dal ritiro di Riscone di Brunico - ha scritto una lettera giustissima scrivendo quello che pensiamo noi, la città e i nostri tifosi. Totti è un simbolo, ma soprattutto ha fatto tantissimo per la Roma in questi anni, è stata bella tutta la reazione a quello che hanno detto persone che non conosco, noi qui ci abbiamo scherzato su». Conti scommette sulla squadra: «La voglia di ricominciare del mister e dei ragazzi è forte, c'è il desiderio di riscattare una stagione negativa con tutti i problemi che abbiamo avuto. Ci crediamo - spiega il responsabile tecnico della Roma -, abbiamo tanti nazionali e giocatori importanti, sicuramente riusciremo a riscattarci»
21:08 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: calcio, roma, cessione, fioranelli, problema, acquisto, ac roma, polemiche, totti, mandato, legale, azioni penali | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
01/07/2009
Inchiesta Bari, si dimettono tutti gli assessori della regione Puglia
Inchiesta Bari, si dimettono tutti gli assessori della regione Puglia
Lo ha annunciato ai giornalisti lo stesso Governatore. Su richiesta del presidente della Regione Nichi Vendola
| Nichi Vendola (Eidon) |
BARI - Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha chiesto e ottenuto da tutti gli assessori regionali di rimettere il mandato nelle sue mani. Lo ha annunciato poco fa lo stesso Vendola ai giornalisti. Vendola ha motivato la decisione affermando che «è legata a fatti politici nuovi» (riferendosi ai risultati elettorali) e «fatti indirettamente politici» (la necessità di una questione morale che deriva dalle inchieste in corso). «La sovrapposizione dei due fatti - ha commentato - è sotto gli occhi di tutti». «Ho il potere in questo momento di riformulare la giunta, con nuovi contenuti e perimetri, con nuove alleanze. Sono molto interessato a discutere con Casini, con Di Pietro», ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dopo aver comunicato che tutti gli assessori hanno rimesso il loro mandato nelle sue mani. «Tutto questo - ha detto Vendola - è un atto contrario all'azzeramento, è un atto di straordinaria generosità. È un voler ricominciare e rilanciare la coalizione, rafforzarla». Dialogherà anche con Adriana Poli Bortone che ha fondato il movimento Io Sud?, è stato chiesto a Vendola. «Questo non ve lo dico», ha risposto.
LA VICENDA - La richiesta di Vendola giunge in seguito a un'inchiesta della procura di Bari - coordinata dal pm Desirée Digeronimo - in cui si ipotizza un intreccio tra politica e affari nella fornitura di prodotti e servizi sanitari. La procura di Bari ha convocato come testimone lo stesso Vendola, che sarà ascoltato il 6 luglio, secondo quanto riferiscono fonti vicine alla vicenda.
LA ASL DI BARI - Intanto il direttore generale della Asl Bari, Lea Cosentino, è stata sospesa in via cautelare dalla giunta regionale pugliese dall'incarico: «Ho preso atto della volontà della giunta regionale di adottare un provvedimento di sospensione cautelativa delle mie funzioni che dovrebbe essere a mio avviso però prodromico di altro provvedimento. Ovviamente con i miei legali, con il mio collegio difensivo, adotterò tutte le misure che possano in qualche maniera tutelare la mia posizione sia a livello amministrativo sia a livello penale».
PDL, VENDOLA SI DIMETTA - «Le dichiarazioni con cui Vendola giustifica l'azzeramento della giunta regionale pugliese sono politicamente gravissime. Dice che le inchieste della magistratura a carico della sua giunta nascono anche dalle inchieste amministrative interne che lui stesso ha avviato». Lo rilevano il coordinatore e il vicecoordinatore pugliesi del Pdl, Francesco Amoruso e Antonio Distaso. «Vuol dire per caso - si chiedono in una dichiarazione congiunta - che ha scoperto di aver governato per oltre quattro anni nel malaffare? Che ha chiesto il sigillo della magistratura per azzerare la giunta? E così facendo pensa forse di essere assolto non solo politicamente da tutte le sue responsabilità di presidente? In passato per molto meno altri presidenti di Regione hanno avuto sorti e trattamenti giudiziari ben diversi quando non erano neanche più presidenti, cosa induce Vendola a pensare di potersi dissociare dall'operato del suo governo?». «Delle due l'una: se ci sono fatti connessi ad una questione morale dell'intera sinistra regionale che lui sa più e meglio di altri come spesso gli accade - concludono - dovrebbe dimettersi anche lui. Se invece Vendola coglie al balzo la palla delle inchieste giudiziarie come pretesto per allargare la maggioranza e la giunta, prima che altri lo facciano a sue spese, dovrebbe dimettersi lo stesso e chiedere il consenso degli elettori, consentendo alla Puglia di tornare a votare e a scegliere».
07:16 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: inchiesta, bari, presidente, regione, puglia, dimissioni, assessori regionali, mandato, procura di bari, intrecci, politica, affari, prodotti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook







