13/04/2011
Sindaco, contestatore e detenuto
Sindaco, contestatore e detenutoLA PROTESTA CLAMOROSA E' UNA SPIA DEL DIFFUSO DISAGIO LIBERAL. Il primo cittadino di Washington arrestato durante una manifestazione contro i tagli al bilancio federale
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21/09/2010
Doping nel ciclismo: 5 arresti. In manette anche un giornalista
Doping nel ciclismo: 5 arresti. In manette anche un giornalistaEseguite 40 perquisizioni domiciliari e personali in tutta iItalia. In carcere anche un corridore. Indagate altre 35 persone, tra ciclisti amatoriali, professionisti, medici e preparatori
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06/08/2010
Los Angeles, inseguimento in diretta tv
Los Angeles, inseguimento in diretta tvGli agenti di polizia seguono la fuga in auto di un malvivente. Riescono ad accerchiarlo e poi fermarlo. Alla fine scattano le manette e le percosse.
Un uomo fugge in auto e percorre diversi chilometri in contromano. Gli agenti gli sono alle calcagna. Lo accerchiano e infine scattano le manette e il pestaggio.
Un inseguimento in piena regola quello proposto dalla tv di Los Angeles, che manda in onda le immagini, a tratti crude, che testimoniano la fine della fuga di un malvivente.
Lui, in evidente stato confusionale, non rispetta l’ordine della polizia di uscire dalla auto. Gli agenti circondano il veicolo, gli puntano contro le loro armi. Con i manganelli spaccano i vetri dell’abitacolo e infine, l’uomo pare arrendersi; è in piedi, ha le mani in alto, ma continuano le percosse da parte degli agenti.
A quanto si apprende, il malvivente poco prima era entrato in una stazione di polizia e aveva minacciato alcuni poliziotti.
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09/06/2010
Camorra, 11 persone in manette Operazione contro il clan dei Casalesi
Camorra, 11 persone in manette Operazione contro il clan dei CasalesiIn azione la squadra mobile di Caserta. In manette gli incaricati della raccolta delle estorsioni e della distribuzione degli stipendi agli affiliati
CASERTA - È in corso un'operazione della squadra mobile di Caserta per eseguire di 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti esponenti del «clan dei casalesi - gruppo Schiavone». L'operazione, che segue di pochissimi giorni il fermo di altri 9 esponenti dello stesso clan, scaturisce dalle indagini condotte dalla polizia di stato di Caserta a seguito del sequestro, ad uno degli affiliati, del «libro mastro» riportante la contabilità dell'organizzazione camorristica e l'elenco degli «associati», spesso indicati con termini gergali.
LE INDAGINE - Le investigazioni e i riscontri al contenuto della documentazione sequestrata avevano già portato, nel settembre del 2008, all'arresto da parte della squadra mobile di caserta di ben 107 affiliati al clan, tra i quali anche Giuseppina Nappa, moglie di Francesco Schiavone «Sandokan». Le ulteriori indagini hanno portato alla individuazione degli arrestati di mercoledì di cui è stato delineato il ruolo nelle varie aree di influenza del clan, di cui rappresentavano, come capi zona, la sovranità criminale oppure erano incaricati della raccolta dei proventi delle estorsioni e della distribuzione degli stipendi agli affiliati ed alle famiglie dei detenuti. (Fonte: Agi)
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06/05/2010
Studentessa molestata, manette al prof
Studentessa molestata, manette al profBisceglie, il docente è finito agli arresti domiciliari. Avrebbe estorto favori sessuali in cambio di voti più alti

BAT (Barletta-Andria-Trani) — Tutto è cominciato con degli sms, in cui dichiarava il suo amore a una delle sue studentesse. Poi è proseguito con delle ripetizioni, nella propria casa, per farle recuperare un’insufficienza in un compito in classe. Così un professore 55enne di una scuola superiore di Bisceglie avrebbe approfittato di una sua alunna di sedici anni, iscritta al terzo anno che, dopo qualche settimana, lo ha denunciato (insieme ai genitori) ai carabinieri per violenza sessuale.
Ora il professore è agli arresti domiciliari su disposizione del gip Francesco Zecchillo, al quale però il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo e il sostituto Carla Spagnuolo avevano chiesto la detenzione in carcere. Nella richiesta della procura era stato evidenziato anche un abuso dell’autorità da parte dell’indagato, in quanto avrebbe «fatto valere la sua posizione di potere prospettando alla vittima la possibilità di ottenere voti migliori, un migliore rendimento scolastico per piegarne la volontà ai suoi desideri sessuali». Ma di questo il gip non avrebbe tenuto conto, considerando ai fini dell’arresto solo il fatto di aver costretto la ragazza a toccare contro la sua volontà (stringendole il polso) le sue parti intime. Come non avrebbe tenuto conto del rapporto sessuale completo che c’è stato, in quanto avvenuto con una persona di età superiore ai 14 anni e consenziente. Dal racconto fatto ai carabinieri dalla stessa ragazza, il professore le aveva fatto capire di poterla aiutare amigliorare i suoi voti a scuola. E non solo nella sua materia di insegnamento, che è di ambito strettamente scientifico. Come la studentessa ha riferito ai carabinieri, a casa dell’uomo - da cui la sedicenne si era recata più volte tra fine marzo e metà aprile - di ripetizioni in realtà ne hanno fatta solo una, la prima volta che la ragazza stessa è stata nell’abitazione.
Eppure i voti della ragazza, almeno nella materia di competenza del professore, erano nettamente migliorati dopo i loro incontri. Anzi, nella materia di competenza del professore la ragazza aveva anche ottenuto un nove. Nella maggior degli incontri a casa dell’uomo, invece, la ragazza aveva parlato dei suoi problemi di adolescente, mentre il professore la abbracciava. Fino a un sabato sera quando il professore aveva indotto la ragazza a un rapporto sessuale e, dopo averlo interrotto su richiesta della stessa, l’aveva presa per il polso per farsi toccare. I rapporti tra i due sono confermati dalle decine e decine di sms arrivati sull’utenza telefonica della presunta vittima, messi a disposizione dell’autorità, dai quali si evince che l’uomo - che è assistito dagli avvocati Maurizio Masellis e Michele Iacono - aveva perso la testa per la sua alunna. Il tutto - comprese le ripetizioni a casa dell'insegnante - è avvenuto sempre senza che la ragazzina dicesse mai nulla ai genitori, che sono rimasti all’oscuro di tutto per un po’ di tempo. Cioè fino a quando, accortisi dello strano comportamento della figlia a casa, hanno chiesto e ricevuto spiegazioni e si sono presentati dai carabinieri con la ragazza per sporgere denuncia.
Carmen Carbonara
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26/02/2010
Operaio ucciso a Desio, fermati i figli
Operaio ucciso a Desio, fermati i figli
Il delitto mercoledì sera: due colpi di pistola in casa. In manette i due ragazzi di 18 e 16 anni. Da subito le indagini erano state orientate verso i familiari
MILANO - I carabinieri di Desio hanno fermato i due figli di 16 e 18 anni di Cosimo Agostino, l'operaio di 44 anni ucciso mercoledì sera a Desio con due colpi di pistola sparatigli nella sua abitazione. In casa non c'erano segni di effrazione, la porta d'ingresso era intatta e la tavola apparecchiata per la cena: fin dai primi momenti le indagini erano state quindi orientate verso persone molto vicine alla vittima. Sentiti per esempio un parente e un socio in affari, con cui il morto, originario della provincia di Reggio Calabria, potrebbe aver avuto rapporti d'affari, forse illeciti. I carabinieri avevano vagliato con attenzione anche la posizione dei familiari di Cosimo Agostino. In particolare della moglie, che aveva scoperto il corpo riverso nel soggiorno di casa in un lago di sangue; della sorella, che abita nella casa di fronte e che ha fatto la telefonata al 118; del figlio 18enne, che quella sera non era in casa. L'altro figlio, di 16 anni, era invece con la madre. Da queste indagini si è arrivati al fermo dei due ragazzi. Non si esclude che la pistola con cui è stato ucciso fosse sua.
LE LITI IN FAMIGLIA - Dopo aver aperto e chiuso per fallimento prima un bar a Riace e poi un negozio d'abbigliamento a Bovisio Masciago, Cosimo Agostino - che aveva scontato anche un periodo di sorveglianza speciale per detenzione e spaccio di stupefacenti - stava cercando di risolvere i suoi problemi economici andando a lavorare come operaio in un’azienda di ferramenta di Novate Milanese. Lo stipendio di precario, però, non gli consentiva di mantenere in modo soddisfacente la famiglia. I vicini hanno raccontato di frequenti liti nell'appartamento: in alcuni casi, a sedarle erano dovuti intervenire i carabinieri.
Redazione online
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23/02/2010
Manette e pugni, stangata all'Inter: 4 giocatori squalificati, tre turni a Mou
Manette e pugni, stangata all'Inter: 4 giocatori squalificati, tre turni a Mou
Al tecnico Multa da 40 mila €. e lui si difende: «sono stato male interpretato». Il giudice sportivo dopo la partita con la Samp: due turni a Cambiasso e Muntari, uno a Samuel e Cordoba
| Josè Mourinho mima il gesto delle manette durante la partita contro la Sampdoria (Ansa) |
MILANO - Stangata del giudice sportivo all'Inter, dopo la partita con la Samp. Il gesto delle manette è costato caro a Josè Mourinho. «Per aver contestato le decisioni arbitrali con atteggiamenti plateali», il tecnico dovrà saltare tre giornate e pagare una multa di 40 mila euro. Due giornate di squalifica poi a Esteban Cambiasso e Sulley Muntari: l'argentino è stato squalificato per aver tentato di colpire con un pugno un giocatore della Sampdoria nel sottopassaggio che porta agli spogliatoi durante l'intervallo, il ghanese, invece, per aver rivolto ripetutamente un'espressione ingiuriosa agli ufficiali di gara mentre usciva dal campo. Una giornata di stop per i due giocatori espulsi durante il match, Walter Samuel e Ivan Ramiro Cordoba. Inibito, infine, fino all'8 marzo e 10 mila euro di ammenda per il dirigente Gabriele Oriali. Il giudice ha anche squalificato per un turno i giocatori della Samp Giampaolo Pazzini e Nicola Pozzi.
«GESTO MALE INTERPRETATO» - Il commento alla decisione del giudice da parte di Mou non si è fatto attendere. Attraverso il suo portavoce Eladio Parames, ha fatto sapere che quello dei polsi incrociati davanti alle telecamere, all'arbitro e al pubblico è stato un gesto «male interpretato». «Non aveva nulla a che vedere con l'arbitro - racconta il portavoce di Mourinho all'Ansa -. Voleva dire una cosa diversa: "Potete anche portarmi via, arrestarmi, ma tanto la mia squadra è forte e vince lo stesso, anche se giochiamo in nove"». Da parte sua il club nerazzurro ha fatto sapere che presenterà ricorso contro le squalifiche inflitte al tecnico, a Cambiasso e a Muntari.
MORATTI - «Non ci aspettavamo una stangata così forte» ammette un Massimo Moratti visibilmente infastidito. E a proposito del silenzio stampa subito dopo la partita di campionato contro la Sampdoria, il presidente dell'Inter spiega: «Abbiamo un incontro importante (il match di Champions in programma mercoledì contro il Chelsea, ndr), cerchiamo di non alimentare le polemiche. Si tratta di un silenzio stampa rispettoso, che non è stato capito da voi giornalisti». Sulla polemica con il mondo arbitrale, dopo la partita di campionato con la Sampdoria che l'Inter ha terminato in 9 per l'espulsione di Samuel e Cordoba, Moratti si era espresso già in mattinata, prima che fossereo rese note le decisioni del giudice sportivo. «In questi giorni Candido Cannavò mi avrebbe bacchettato, perché non avrebbe capito le esibizioni di qualcuno all'interno della mia squadra» aveva detto il presidente dell'Inter, avvicinato dai giornalisti alle celebrazioni per il primo anniversario della morte dell'ex direttore della Gazzetta dello Sport, riferendosi proprio al gesto delle manette fatto da Mourinho. «Cosa significa? Lo ha fatto lui, lui lo sa e lui lo deve spiegare. Forse intendeva che vogliono fermarci», ha ipotizzato Moratti, che sabato sera ha visto la sua Inter pareggiare in nove. «Questo fatto conforta, ma anche stanca. Però condurre in porto una partita in 9 uomini può essere una carica psicologica e darci coraggio quando giochiamo in 11». Il prossimo appuntamento è la sfida di Champions mercoledì contro il Chelsea. «Giocando a Milano non dobbiamo avere complessi di inferiorità, servirà attenzione, concentrazione e un po' di fortuna», ha spiegato il numero uno nerazzurro, aggiungendo che «il criticatissimo silenzio stampa della squadra è un modo per non disperdere energie ed è figlio di un ragionamento abbastanza normale per tutti i casini che ci sono».
Redazione online
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08/10/2009
Blitz durante un summit di mafia, arrestato il superlatitante La Causa
Blitz durante un summit di mafia, arrestato il superlatitante La Causa
Era inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia. In manette il reggente della 'famiglia' Ercolano-Santapaola a Catania
CATANIA - Il superlatitante Santo La Causa, 44 anni, indicato come il reggente della 'famiglia' Ercolano-Santapaola a Catania, è stato arrestato dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Catania. Era tra i partecipanti a un summit di mafia interrotto da militari dell'Arma nel Catanese. Il nome di La Causa, condannato all'ergastolo per omicidio, era inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia.
CHI E' - Sono diversi i pentiti che lo indicano come il «capo di tutti i gruppi di Cosa nostra a Catania» in dipendenza gerarchica dalla «famiglia» Ercolano-Santapaola. Secondo un collaboratore, La Causa, ex affiliato alla cosca Ferrera transitato nel clan Santapaola, era «uno in grado di fare tremare Catania, per carisma ed intelligenza». La sua nomina a «reggente» sarebbe stata decisa dal carcere. A lui, sostiene l' accusa, facevano riferimento tutti i capisquadra dei rioni di Catania e provincia. Era il collettore delle estorsioni, assegnava stipendi e avvicinava parenti dei pentiti per convincerli ad interrompere la collaborazione.
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19/07/2009
Morde carabiniere che lo aveva arrestato
Morde carabiniere che lo aveva arrestato
L'uomo è finito di nuovo in manette. Pregiudicato incontra per strada il militare che più volte l'aveva fermato e lo assale
CATANIA- Doveva essere una passeggiata di piacere. Libero dal servizio, per rilassarsi un po'. Quando all'improvviso un uomo lo ha assalito e lo ha morso al petto. È successo a Catania domenica pomeriggio. Protagonisti un carabiniere e un sorvegliato speciale che il militare aveva più volte arrestato.
L'AGGRESSIONE- Giovanni Castiglia, 28 anni, stava camminando anche lui, quando ha riconosciuto il carabiniere che più volte l'aveva ammanettato. È stato in quel momento che, probabilmente, ha deciso di vendicarsi. Castiglia ha assalito il militare e l'ha morso sul petto. Il carabiniere è stato medicato all'ospedale e giudicato guaribile in 15 giorni. Mentre il pregiudicato è stato nuovamente arrestato dallo stesso carabiniere per lesioni, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale. È stato poi rinchiuso nel carcere di piazza Lanza.
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13/06/2009
Arrestato il capo del clan San Luca
Arrestato il capo del clan San Luca
In manette Antonio Pelle, 77 anni, uno dei 30 ricercati più pericolosi. È stato bloccato a Polistena, nella piana di Gioia Tauro, mentre era ricoverato nel reparto di chirurgia
REGGIO CALABRIA - Preso il boss latitante Antonio Pelle, catturato con un blitz dai carabinieri in provincia di Reggio Calabria, a Polistena. Pelle, 77 anni, è inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi ed è ritenuto il capo della cosca omonima di San Luca. Ricercato dal 2000 per associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico internazionale di armi, sostanze stupefacenti ed altro, per Pelle il 18 settembre del 2007 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. Era a capo del clan Pelle-Vottari, coinvolto con il clan rivale Strangio in una lotta di mafia sfociata nella strage di Duisburg, in Germania, nel Ferragosto 2007. Secondo gli inquirenti Pelle era a capo dell'Anomima sequestri e avrebbe partecipato a molti rapimenti tra cui quelli di Cesare Casella e Carlo Celadon.
BLOCCATO IN OSPEDALE - Pelle, conosciuto come «Gambazza» è stato bloccato a Polistena, nella piana di Gioia Tauro, mentre era ricoverato nel reparto di chirurgia dell'ospedale. Al momento dell'irruzione dei militari del Ros nella stanza con Pelle c'era una sua congiunta.
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