11/03/2009
Se mangi il pesce diventi più intelligente
Se mangi il pesce diventi più intelligente
Le nonne avevano ragione, ma non è merito del fosforo. Almeno una volta alla settimana durante l'adolescenza per ottenere migliori risultati nei test
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La mamma ce lo diceva sempre: il pesce fa bene al cervello. E aveva ragione, anche se bambini e ragazzi altrettanto da sempre sbuffano di fronte al piatto: la conferma che le insistenze delle mamme erano e sono più che giustificate arriva da uno studio appena uscito su Acta Pediatrica che, dati alla mano, dimostra come mangiar pesce almeno una volta alla settimana durante l'adolescenza aumenti i punteggi ai test di intelligenza verbale e visospaziale. Insomma, magari non fa diventare geni, però aiuta ad avere un cervello più «in forma», soprattutto se lo si mangia durante il periodo della crescita.
AMPIO STUDIO – Kjell Torén, del Salghrenska Institute dell'Università di Goteborg, in Svezia, ha coinvolto nel suo progetto quasi 4000 maschi dai 15 ai 18 anni, proprio per verificare gli effetti del consumo di pesce in un'età in cui lo sviluppo cerebrale è molto importante e ciò che si impara modella la persona per il resto della sua vita. Il legame fra pesce e intelligenza è emerso chiaramente: se a 15 anni i ragazzi mangiavano pesce almeno una volta alla settimana, a 18 i punteggi ai test d'intelligenza erano mediamente del 6 per cento più elevati rispetto a quelli di chi snobbava sogliole e salmoni; chi mangiava pesce più di una volta alla settimana, poi, vedeva migliorare le proprie performance cognitive del 12 per cento. I ragazzi erano più abili in test di intelligenza verbale e visospaziale: allora è proprio vero che il pesce fa bene al cervello? «Molte ricerche hanno già mostrato che il consumo di pesce aiuta lo sviluppo neuropsicologico dei bimbi fin da quando sono nella pancia della mamma, ma anche che riduce il rischio di declino cognitivo se lo si mangia con regolarità in età adulta» - dice Torén - «La nostra ricerca dimostra che gli effetti positivi sul benessere e la funzionalità cerebrale si vedono anche durante l'adolescenza».
ACIDI GRASSI – «Il motivo? Ancora non è certo, ma secondo la teoria a oggi più accreditata i responsabili di questi effetti positivi sarebbero gli acidi grassi polinsaturi di cui il pesce è ricco, in particolare gli omega-3 e gli omega-6» - prosegue Torén - «Questi grassi, infatti, si accumulano nel cervello durante lo sviluppo fetale favorendone lo sviluppo; secondo alcuni, eserciterebbero i loro effetti anche attraverso proprietà antinfiammatorie e di soppressione della sintesi di citochine». «Di certo non è grazie al fosforo, un falso mito. Tra l'altro, se i meriti fossero del fosforo, altri alimenti ne contengono di più» - interviene Laura Rossi, ricercatrice dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - «Il vero vantaggio del pesce? Contiene proteine di elevato valore biologico, senza grassi saturi e colesterolo, e grassi polinsaturi come gli omega-3. Tra l'altro, la quantità di omega-3 è assai cospicua rispetto agli altri cibi. E questi grassi, lo sappiamo, sono utili per la salute cerebrale e anche per proteggere il sistema cardiovascolare». Quale che sia il motivo, comunque, l'effetto c'è eccome: anche tenendo conto di altre variabili che potevano spiegare i risultati (dall'etnia al luogo dove vivevano i ragazzi, dall'attività fisica degli adolescenti al loro grado di benessere), gli svedesi hanno dimostrato che l'associazione fra consumo di pesce e intelligenza resta. «La correlazione è vera a prescindere da uno degli elementi che spesso differenzia le abilità cognitive dei ragazzi, ovvero il livello di scolarità dei genitori» - aggiunge Maria Aberg del Centro per la Riabilitazione e la Riparazione Cerebrale dell'università di Goteborg - «Resta da capire, e tenteremo di farlo con i prossimi studi, se il tipo di pesce scelto ha o meno un'influenza». E per fortuna, a guardare i dati, si scopre che le buone abitudini non sono poi così rare: il 58 per cento dei ragazzi aveva pesce in tavola almeno una volta alla settimana, un altro 20 per cento lo consumava più spesso. Almeno in Svezia, certo.
BASTA CHE SIA PESCE - «Risultati simili si otterrebbero certamente anche in Italia, ma bisogna sottolineare che ciò che conta non è il singolo alimento ma la dieta nel suo complesso, sempre» - dice Rossi - «Un elevato consumo di pesce può essere sinonimo di un'alimentazione più sana in generale ed è questa che serve davvero, anche al cervello». Ma quali pesci dovremmo scegliere? «Il valore nutrizionale è simile per tutte le specie, dal pesce azzurro al merluzzo; i ragazzi, in particolare, possono optare senza alcun problema per pesci più ricchi di calorie come salmoni o dentici» - dice Rossi - «L'importante è mangiarlo almeno due volte alla settimana; non ci sono tuttavia controindicazioni a consumarlo più spesso, se piace. Semmai è meglio evitare di friggerlo, perché così facendo si aggiunge olio fritto e quindi grassi e calorie. Infine» conclude la ricercatrice «può andare bene anche il pesce surgelato o decongelato: non è meno pregiato per quanto riguarda il valore nutrizionale, piuttosto che non mangiarlo affatto è sicuramente opportuno farne uso».
Elena Meli
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16/01/2009
IL BRUNCH? SUPERATO, A PARIGI SI FA IL 'DRUNCH'
IL BRUNCH? SUPERATO, A PARIGI SI FA IL 'DRUNCH'
PARIGI - Il 'brunch' della domenica è ormai sorpassato. Adesso a Parigi ci s'incontra per il 'drunch', da 'dinner' (cena) e 'lunch' (pranzo). La nuova moda americana sbarca così in Europa e trova terreno fertile nella capitale francese, luogo di etnie e nazionalità. Il 'drunch' è chiamato anche alla francese 'slunch', da 'souper', cioé cenare. Ci si vede a casa o in un locale tra amici la domenica, tra le 17 e le 21, in modo informale attorno ad un buffet leggero. L'idea è di stare assieme e di terminare presto la serata per essere in forma il lunedì mattina.
Il vantaggio è quello di non perdere la domenica pomeriggio come avviene per il 'brunch', che si svolge tra le 11 e le 16. Il nuovo comportamento cittadino - analizza la stampa francese - non è sfuggito al marketing, con elettodomestici e arredamento che si sono piegati alla domanda: contenitori extra-large, piattoni o insalatiere, di ogni forma e colore, tavoli bassi da salotto abbinati a cuscinoni o puffi per i 'drunch-ricevimenti'. A
d hoc anche consegne a domicilio per ogni tipo di 'drunch', da quello libanese al giapponese. Ci sono centri benessere che il week-end propongono la formula trattamento più drunch, come al Kietud: per 199 euro si può beneficiare di spa e buffet a base di pancakes, noccioline, insalate e champagne. Molti locali e ristoranti parigini si sono ormai adeguati e hanno aggiunto il 'drunch' al loro menu. Il Mini-Palais, il ristorante del museo del Grand-Palais sugli Champs-Elysees, propone di 'druncher' dalle 18 alle 23 con una formula a 28 euro che include zuppe, carni fredde, dessert e bevande. E' già diventato un'istituzione il 'drunch' dell'Hotel Murano che durante la settimana organizza anche 'aperitivi-cena' di classe a ritmo di jazz o musica varia in un ambiente elegante e modaiolo. Per una vista mozzafiato su Parigi invece c'é quello del ristorante dell'Hotel Concorde Lafayette. Ma i parigini amano anche organizzare il loro 'slunch' a casa: siti internet, libri e articoli in varie riviste consigliano ormai i piatti da preparare e le 'epicerie' dove trovare gli ingredienti e le pietanze più sorprendenti.
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01/12/2008
Da REPORTER la denuncia dei superpesticidi
Da REPORTER la denuncia dei superpesticidi
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28/09/2008
Dieta sana quanto mi costi!
Dieta sana quanto mi costi!
COME METTERE D'ACCORDO PORTAFOGLIO E SALUTE
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| La dieta mediterranea è la migliore. Ma possimao permettercela ancora dopo l'aumento dei generi alimentari? |
Confermati i pregi della «tavola all’italiana». Ma possiamo ancora permettercela? Ce ne siamo accorti tutti: il caro petrolio ha portato con sè anche il caro cibi. Secondo dati della Commissione Europea, In Italia, da luglio 2007 a luglio 2008, i prezzi sono saliti mediamente del 6,7%. Conseguenza: ben il 60% delle famiglie italiane dichiara di aver cambiato menu.
DIETA MEDITERRANEA COSTOSA - E a che cosa rinunciano gli italiani per risparmiare? Ai capisaldi della dieta mediterranea che hanno il difetto di costare sempre di più: sempre secondo la Commissione Europea, in Italia, in un anno, pane e farina sono aumentati del 12,1%, gli oli del 5,8%, la frutta del 7,6%. E il calo dei consumi ha coinvolto anche altri cibi tipici della nostra dieta. Stando a una ricerca della Confederazione italiana agricoltori, nei primi sette mesi del 2008, le flessioni più evidenti hanno riguardato frutta, pane, olio d'oliva, verdure, pesce e vino con diminuzioni nelle vendite dal 4 al 2%. Secondo Eurispes i cali sono stati più sensibili: il pane ha fatto registrare meno 7%, la pasta meno 4,3%, il vino meno 8,4%. Tutto questo mentre uno studio, italiano, pubblicato sul British Medical Journal del 20 settembre, viene a (ri)dirci, sulla base di un'impegnativa rivisitazione di analisi precedenti, che la dieta mediterranea funziona. Sessantadue i lavori presi in considerazione, solo 12 quelli che hanno superato i severi criteri di ammissione, tutti recenti, il più vecchio è del 2003, sei sono europei, cinque americani e uno australiano. Un milione e mezzo le persone seguite per un minimo di tre anni e un massimo di 18. Risultati? «Nove per cento di mortalità complessiva in meno, pressappoco otto anni di vita in più, riduzione del 9% della mortalità per patologie cardiovascolari, del 6% di quella per cancro e del 13% dei casi di Parkinson e Alzheimer» spiega Gian Franco Gensini, direttore del Dipartimento Cuore e Vasi dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.
LE RAGIONI DELL'EFFICACIA - Ma perché la dieta mediterranea è così efficace? «Nessuno è per ora in grado di dire che cosa esattamente "funziona" nella dieta mediterranea. Tutto merito della frutta o del pane? Delle vitamine - e di quali vitamine - o dei minerali? La risposta non c'è, sappiamo solo che il mix mediterraneo funziona. E dico mix non a caso — continua Gensini — perché quando si è provato a ricorrere a integratori, i risultati sono stati deludenti. Evidentemente nelle pastiglie dimentichiamo dei componenti degli alimenti che hanno rilevanza ma che sfuggono alla nostra conoscenza». «L'unica certezza che abbiamo rispetto a un singolo nutriente — prosegue Gensini — riguarda gli omega 3 contenuti nel pesce. Degli omega 3 conosciamo anche il meccanismo d'azione, sappiamo da tempo che sono un antiaritmico, un antiaggregante piastrinico (e, quindi, riducono la possibile formazione di coaguli nel sangue); controllano il livello dei lipidi, soprattutto dei trigliceridi; contribuiscono alla regolazione della pressione arteriosa dando elasticità alle pareti arteriose».
GLI EFFETTI - Ma se la dieta mediterranea funziona per la prevenzione, funziona anche come "cura" dopo un infarto o un ictus? Risponde Francesco Sofi, ricercatore dell'Università di Firenze e primo firmatario dello studio: «Senza dubbio. Anche se gli studi sulla prevenzione secondaria sono meno numerosi sappiamo che dopo un incidente cardiovascolare la dieta mediterranea è efficace quasi quanto l'aspirina nel ridurre il rischio di ulteriori episodi. Quello che ci preme sottolineare è che anche se non si adotta in tutto e per tutto un menù mediterraneo i benefici ci sono. E lo dimostra proprio il nostro studio. Nella ricerca abbiamo valutato con un punteggio da uno a nove l'aderenza alla dieta mediterranea. Chiarisco: stabilito che la dieta adottata dalla media di una popolazione ha valore zero, più si ricorre ad alimenti " mediterranei", più il punteggio sale. Mangi più frutta e verdura della media della popolazione presa in esame da quello studio? Bene, hai un punto in più. Mangi meno carne rossa? Altro punto in più. E notate che il modesto aumento di due punti, da zero a due, da due a quattro e così via, già basta per ottenere una riduzione della mortalità generale del 9%. La stessa indicata come valore finale dalla nostra analisi».
QUANTO CONTA LA DIETA - Conta solo la dieta? «È importantissimo anche far movimento — riprende Gensini — pensate che gli abitanti di Pechino hanno un rischio di mortalità per incidenti cardiovascolari sei volte superiore rispetto ai cinesi che abitano in campagna. E non è la dieta, più o meno sempre la stessa, a fare la differenza, ma il poco moto che fanno i cinesi inurbati». Ma a Pechino non usano tutti le biciclette? «Si, ma adesso sono a motore».
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18/09/2008
La dieta mediterranea salva la vita
La dieta mediterranea salva la vitaUno studio dimostra che seguendola si abbatte del 10% la mortalità per ogni causa. Ma gli italiani non lo fanno più.
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| Frutta, verdura, pasta, olio, pesce, sono i cardini della dieta mediterranea |
LO STUDIO - Le ricerche prese in considerazione dai ricercatori toscani hanno «sezionato» le abitudini alimentari e lo stato di salute di più di 1,5 milioni di persone seguite dai 3 ai 18 anni. Tutti gli studi esaminati utilizzavano un punteggio numerico, chiamato punteggio di aderenza, per calcolare quanto fedelmente veniva seguita la dieta Mediterranea,. Dall’analisi di questi dati è emerso che coloro che aderivano in maniera rigorosa alla dieta Mediterranea avevano un significativo miglioramento dello stato di salute con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer, e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori.
LE CONSEGUENZE - I risultati di questo studio, presentano importanti implicazioni per la salute pubblica, in particolare modo nel ridurre il rischio di morte prematura nella popolazione generale. Inoltre confermano le raccomandazioni delle correnti linee guida delle più importanti società scientifiche che incoraggiano il profilo dietetico di tipo Mediterraneo per la prevenzione delle principali malattie cronico-degenerative. La dieta mediterranea prevede un consumo abbondante di frutta, verdura, carboidrati complessi, olio di oliva, pesce, e meno di carne, insaccati, formaggi e derivati.
MA GLI ITALIANI NON LA FANNO - Ma se da un parte lo studio dell'università di Firenze è una buona notizia, dall'altra è «sconfortante», visto che In Italia la dieta mediterranea viene seguita sempre meno. Secondo i dati forniti da Coldiretti, infatti. è in costante calo il consumo dei prodotti che ne costituiscono le fondamenta. Nel 2008 quello di frutta è calato del 2,6 per cento, quello di olio di oliva del 2,8, quello del pane del 2,5 e quello della verdura dello -0,8. Certamente parte della responsabilità è da scrivere alla crescita dei prezzi di questi generi alimentari, ma è innegabile che lo stile di vita e i gusti degli italiani si siano negli ultimi decenni inesorabilmente «occidentalizzati», spostandosi sempre di più verso un'alimentazione ricca di carne e grassi animali in genere.
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