26/08/2011
Trieste, trovato cadavere carbonizzato Era nudo e con mani e piedi legati
Trieste, trovato cadavere carbonizzato Era nudo e con mani e piedi legatiUna telefonata ha segnalato la presenza del cadavere. È un giovane di 21 anni. A ucciderlo un coetaneo, ex marito della ragazza che frequentava la vittima
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14/10/2010
Monza, primo trapianto di entrambe la mani
Monza, primo trapianto di entrambe la maniAl nosocomio di San Gerardo l'equipe del chirurgo Massimo Del Bene ha "cucito" nuove mani ad una paziente di 52 anni. E' la prima volta che un'operazione del genere viene effettuata in Italia
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27/11/2009
Giallo mani mozzate, fermato un vicino
Giallo mani mozzate, fermato un vicino
Svolta nell'inchiesta sull'omicidio avvenuto il 5 novembre a Cocquio Trevisago. Un artigiano 58enne in manette per l'omicidio di Carla Molinari, 82 anni. Trovate le sue impronte
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| La vittima, Carla Molinari, 82 anni (Ansa) |
Svolta nel giallo dell'omicidio di Carla Molinari, l'82enne uccisa il 5 novembre nella sua villetta di Cocquio Trevisago (Varese) e mutilata delle mani dal suo assassino: un uomo è stato posto in stato di fermo. È Giuseppe Piccolomo, 58 anni, di professione imbianchino. Il fermato, un artigiano che vive in un paese vicino, era già stato condannato per omicidio colposo della moglie, nel 2003 (l'uomo ebbe un incidente in auto: lei morì carbonizzata, mentre il marito si mise in salvo senza però riuscire a salvarle la vita. Per questo, l'imbianchino patteggiò la pena a un anno e quattro mesi per omicidio colposo). A quanto si è saputo, il presunto assassino e Carla Molinari si conoscevano da tempo. Gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio la natura dei loro rapporti e le ultime ore di vita dell'ex tipografa e della persona accusata di averla uccisa. A carico del fermato vi sarebbero impronte di scarpe sul luogo del delitto e gli spostamenti del suo telefono cellulare. Gli sarebbero, inoltre, stati riscontrati graffi sul volto, frutto forse di una colluttazione. L'uomo, appassionato di CSI e altri telefilm del genere, avrebbe tagliato le mani dell'anziana perché sotto le unghie di lei era rimasto il suo materiale genetico. L'unico precedente di questo genere era avvenuto negli Stati Uniti, e se ne parlava in una puntata della fiction tv. Investigatori e inquirenti non fanno cenno al possibile movente del brutale omicidio. Quel che è certo è che lo ritengono premeditato.
LE IMPRONTE DI SCARPE - A tradire l'indagato sarebbero state proprio le impronte di scarpe, numerose, trovate sulla scena del delitto. Erano in tutta la casa, escluso il bagno: scarpe da ginnastica, numero non grande (38/39), lo stesso della vittima e del presunto assassino, piccolo di statura. Sembravano seguire traiettorie senza senso. In alcuni punti erano appaiate, come per la conseguenza di un salto. Insensate, tanto da far pensare a un depistaggio, ipotesi valida anche per i quattro mozziconi di sigaretta senza cenere accanto e ritrovati per terra: erano di quattro marche diverse e la vittima non fumava. Così come avrebbero potuto essere depistaggi la cerniera slacciata dei pantaloni di lei (perché si pensasse a una violenza?) oppure le carte lasciate sui cassetti e la cura sistematica nello svuotarli tutti, come si volesse suggerire la teoria di una rapina o un furto. In casa non c'erano altri segni i disordine o colluttazione, a parte uno sgabello per terra accanto alla donna. L'assassino aveva allacciato la cerniera del maglioncino di Carla, prima aperto perché sul davanti non ci sono i segni dell’oggetto appuntito con cui è stata colpita 15 volte.
IL TESTAMENTO - Un amico di famiglia aveva riferito che Carla Molinari, il cui patrimonio ammontava a circa 500mila euro, stava per fare testamento: «Era già andata a incontrare un notaio e mia madre l’aveva accompagnata - ha raccontato Piercosma Turuani Porretti -. Voleva lasciare una parte dei suoi averi ad alcuni parenti, ma non tutto, perché diceva che erano già persone benestanti. Una parte voleva invece lasciarla alla Chiesa. Mi sembra volesse anche destinare un campo che possedeva a Caldana, una frazione di montagna, alla signora che per tanti anni le aveva tenuto le chiavi di casa, a cui era davvero riconoscente e a cui era fortemente legata».
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22/08/2009
Il giallo del maestro «anarchico» morto durante il ricovero coatto
Il giallo del maestro «anarchico» morto durante il ricovero coatto
Francesco Mastrogiovanni, 58 anni, sarebbe stato legato al letto per giorni. Indagati sette medici dell'ospedale di Vallo della Lucania, nel salernitano
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| Francesco Mastrogiovanni |
SALERNO - Legato a un letto, polsi e caviglie. Così sarebbe morto Francesco Mastrogiovanni, maestro elementare di Castelnuovo Cilento. Aveva 58 anni. Il 31 luglio era entrato nell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania: sul suo capo pendeva un'ordinanza di Trattamento sanitario obbligatorio. Quattro giorni dopo, la mattina del 4 agosto, gli infermieri l'hanno trovato morto. Per edema polmonare, secondo il medico legale che ha effettuato l'autopsia. Forse Francesco Mastrogiovanni era legato su quel letto da troppe ore, forse addirittura da giorni. «Nella cartella clinica non viene menzionata la contenzione fisica, ma dall'autopsia è risultato che aveva segni su polsi e caviglie compatibili con lacci di un materiale rigido» spiega Vincenzo Serra, cognato della vittima. Il Tso è un atto medico e giuridico regolamentato da una legge: viene deciso dal sindaco su proposta di un medico e, qualora preveda un ricovero ospedaliero, richiede la convalida di un secondo medico. Della procedura deve essere informato anche il Giudice Tutelare di competenza. Insomma, uno strumento su cui esistono vari livelli di controllo e soprattutto, come impone la legge, «esclusivamente finalizzato alla tutela della salute».
SETTE INDAGATI - La storia del maestro che, come dicono parenti e mici, «non passava inosservato» (anche per i quasi 2 metri di altezza), ha molti punti oscuri. Troppi. Tanto che la Procura di Vallo della Lucania ha aperto un'inchiesta, affidata al pm Francesco Rotondo, e iscritto nel registro degli indagati i sette medici del reparto di psichiatria (compreso il primario, Michele Di Genio) che hanno avuto in cura Mastrogiovanni. La famiglia ha istituito il comitato «Giustizia per Franco» (è il diminutivo con cui veniva chiamato usualmente), che ha una pagina online per il momento in costruzione (www.giustiziaperfranco.it). Anche l'associazione EveryOne (che si occupa anche di lotta agli abusi psichiatrici) ha preso a cuore il caso. «Abbiamo depositato un'interrogazione parlamentare, insieme ai deputati radicali, rivolta ai ministro degli Interni e della Salute proprio sulla morte di Mastrogiovanni e abbiamo presentato una denuncia in sede europea perché sia finalmente approvata una regolamentazione internazionale contro gli abusi psichiatrici» spiega il co-presidente Roberto Malini.
MISTERI - Ma cosa è successo il 31 luglio? Francesco Mastrogiovanni era a San Mauro Cilento, stava trascorrendo dei giorni di vacanza in un campeggio di proprietà di una sua conoscente. I carabinieri sono andati a prenderlo, hanno circondato il bungalow dove viveva. Lui è scappato verso la spiaggia, spaventato. Lì ha fumato una sigaretta, ha preso un caffè. Forse voleva immaginare che fosse una giornata come le altre. Ma era circondato - a terra i carabinieri, in mare la guardia costiera - e alla fine ha ceduto. Un grosso spiegamento di forze dell'ordine per un uomo solo. I militari lo hanno portato in macchina e quindi all'ospedale di Vallo della Lucania per il ricovero coatto: lì risulta positivo alla cannabis, non all'alcol né ad altri tipi di droghe. A questo punto c'è un mistero. «Il Tso è stato chiesto dal sindaco di un altro Comune, ovvero Pollica Acciaroli - spiega il cognato di Mastrogiovanni -, e non da quello di San Mauro Cilento dove Mastrogiovanni è stato fermato dai carabinieri». Buio anche sulle cause che hanno portato amministratori, medici e forze dell'ordine a optare per un provvedimento urgente ed estremo come il Trattamento sanitario obbligatorio. È trapelata la notizia di un incidente in cui l'uomo, guidando contromano, avrebbe tamponato quattro auto parcheggiate. Episodio di cui non esiste, secondo i familiari della vittima, alcuna prova, denuncia o verbale. «L'ultima versione che circola è quella della guida contromano - spiega Peppino Galzerano, editore e amico di Mastrogiovanni -, prima ne erano state diffuse altre». Ma le spiegazioni di questa morte vanno cercate anche nel passato del protagonista, e nell'immagine di "anarchico" che si era costruita, forse suo malgrado.
LA CONDANNA - Mastrogiovanni insegnava alle elementari da una ventina d'anni. Per un lungo periodo aveva vissuto nel Nord Italia per lavoro, poi era tornato nella provincia di Salerno, e aveva trovato un posto nella scuola della sua città, Castelnuovo Cilento. Non era un uomo tranquillo: la sua vita era stata segnata da una serie di eventi traumatici che hanno acuito la sua sensibilità, rafforzando in lui delle paure violente. «Alla fine degli anni '90 aveva rotto una lunga relazione con una ragazza bergamasca, poi è morto suo padre - racconta il cognato -. Dunque ha deciso di tornare nella sua terra madre. Nel '99 a Salerno il primo "incontro" con i carabinieri, per una causa futile: viene portato in caserma, processato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, condannato in primo grado a tre anni. Nella requisitoria il pm lo definisce "noto anarchico". Sconta un mese di carcere e cinque di arresti domiciliari, ma intanto c'è il ricorso in Appello: in secondo grado viene pienamente assolto per non aver commesso il fatto e persino risarcito per ingiusta detenzione». Mastrogiovanni sviluppa negli anni un terrore profondo verso le forse dell'ordine, in un paio di occasioni scappa alla semplice vista di una divisa. Viene considerato un soggetto patologico, ma spesso si rifiuta di assumere i farmaci che gli vengono prescritti. Ha paura anche di quelli. Fobie che accrescono la sua fama di "anarchico", di insofferente alla società, al sistema.
IL CASO FALVELLA - C'è un'altra vicenda, che risale a molti anni prima e che ha profondamente segnato il maestro: l'omicidio di Carlo Falvella, vicepresidente del Fronte universitario d’unione nazionale di Salerno, nel '72. Mastrogiovanni era con Giovanni Marini e altri "compagni". «Marini stava raccogliendo notizie per far luce sull’omicidio di cinque anarchici calabresi morti in quello che dicono essere stato un incidente stradale nei pressi di Ferentino (Frosinone) dove i ragazzi si stavano recando per consegnare i risultati di un’inchiesta condotta sulle stragi fasciste del tempo» spiega Peppino Galzerano, amico del maestro. C'è uno scontro tra militanti di destra e sinistra: Falvella muore. Nel processo Matrogiovanni è assolto, mentre Marini è condannato a nove anni.
PASSIONE PER I LIBRI - «Attorno alla sua figura si è costruita un'immagine di persona violenta, ma non era assolutamente pericoloso per la società - dice il cognato Vincenzo Serra -. Nella cartella clinica c'è scritto che era "aggressivo verbalmente": spesso si arrabbiava, parlando di politica, ma non passava mai alle vie di fatto. Era sempre dedito alla lettura, collezionava libri, non era un "bombarolo". Diceva semplicemente che non si fidava di nessuno, solo di se stesso. Negli anni 2002-2003 è stato sottoposto ad altri due Tso, poi negli ultimi quattro anni è stato tranquillo». I familiari non si aspettavano dunque un epilogo così tragico e fitto di elementi inquietanti. L'amico Peppino Galzerano non riesce a farsi una ragione di quanto accaduto: «È inaccettabile, un'offesa alla dignità umana, non è possibile che un uomo muoia in ospedale, cioè proprio nel luogo dove dovrebbe essere curato».
CARTELLA CLINICA - Uno, fondamentale, riguarda la cartella clinica. Il medico legale che ha effettuato l'autopsia, Adamo Maiese, ha riscontrato segni evidenti di lacci su polsi e caviglie della salma. «Nella cartella clinica non è stata annotata la contenzione né la motivazione di essa, come invece prevede la legge - afferma Caterina Mastrogiovanni, cugina della vittima e legale della famiglia -. Dunque bisogna capire se la contenzione c'è stata e quanto è durata. Nella cartella clinica c'è poi un vuoto dalle 21 del 3 agosto alle 7 del 4 agosto: in questo lasso di tempo non è stato fatto nulla. Infine, nelle ultime due sere - quelle del 2 e 3 agosto - non gli sarebbero stati somministrati medicinali perché il paziente dormiva. Ma se Mastrogiovanni dormiva che bisogno c'era di tenerlo legato?».
DETERMINANTI I FILMATI - All’autopsia effettuata il 12 agosto, poche ore prima dei funerali, hanno assistito i legali della famiglia, Caterina Mastrogiovanni e Loreto D’Aiuto. L’ipotesi di reato cui devono rispondere i sanitari è al momento omicidio colposo, ma saranno determinanti per le indagini le riprese girate nella camera durante il trattamento e subito dopo la sua morte dell'uomo. I legali dei medici indagati parlano di «falsità»: «Contestiamo quanto finora pubblicizzato a mezzo stampa perché destituito di qualsiasi fondamento - ha detto Antonio Fasolino, insieme a Francesca Di Genio legale del primario Michele Di Genio -. Il professor Mastrogiovanni è giunto in ospedale a seguito dell'emanazione di un'ordinanza di Trattamento sanitario obbligatorio da parte del comune di Pollica. I sanitari dell'ospedale di Vallo della Lucania hanno seguito il protocollo previsto per casi come questo».
Laura Cuppini
Fonte: Corriere della Sera
07/05/2009
Surface, un passo nel futuro
Surface, un passo nel futuro
ARRIVA IN ITALIA IL TAVOLO-PC DI MICROSOFT: LO ABBIAMO PROVATO. Si fa tutto con le mani, basta mouse e tastiere. «Le interfacce saranno basate sull'interazione naturale: tocco e voce"
MILANO - L'effetto Minority Report è innegabile. Passare la mano sul tavolo-pc Surface e ruotare il globo terrestre cercando un punto sulla mappa. O suonare a quattro mani un pianoforte virtuale. O ancora sparpagliare sullo schermo le foto dell'ultima vacanza . Benché il "touch" - dopo un anno di iPhone - sia diventato per molti cosa banale, Surface impressiona ancora e strappa un sorriso bambinesco di compiacimento.
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| Microsoft Surface |
DIECI MANI INSIEME - Sarebbe meglio chiamarlo multi-multi-touch visto che in verità il tavolone digitale (che sotto allo schermo lcd da 30 pollici ha un pc mosso da Vista - da Windows 7 in futuro - e 5 videocamere che riconoscono il movimento e gli oggetti appoggiati sul piano) riconosce fino a 54 "tocchi" contemporanei («Ma è più un limite fisico, di mani allo stesso tempo sul tavolo, che tecnologico», dice Fabrizio Albergati, Responsabile Windows Business Group di Microsoft Italia). A che serve tutto questo tocca-tocca? Ad attività collaborative: giochi di società, dimostrazioni pubbliche, interazioni tra venditore e cliente, e cose del genere. E poi la tecnologia Surface si accorge anche se oggetti di un certo tipo sono appoggiati sul piano. Per fare un esempio, ecco come potrebbe "parlare" con un cellulare: video.
NON PER TUTTI, MA... - Surface, lanciato l'anno scorso, è appena arrivato in Italia. Ovvio sottolineare che non conquisterà i salotti del Bel Paese: per motivi di dimensioni e soprattutto costi (circa 16 mila euro) non nasce per un impiego domestico. Ma nell'Italia del design e della moda un oggetto del genere farà gola a molte aziende: in fiere, stand e locali à la page c'è da scommettere che si vedrà spesso. Per Albergati «Surface è uno sguardo sull'informatica del futuro, in cui si useranno sempre più interfacce naturali come la voce e le mani». Una lenta rivoluzione già in corso: Windwos 7, come noto, supporterà in maniera nativa le interfacce multi-touch e video come questo dimostrano i molti punti di contatto fra Surface e il prossimo sistema operativo di Redmond.
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14/02/2009
Si danno fuoco per finire su YouTube: due adolescenti in ospedale
Si danno fuoco per finire su YouTube: due adolescenti in ospedale
Un amico ha registrato tutto con il cellulare. Un 14enne ha ustioni sul 60% del corpo. Bruciature a gambe, braccia e mani per l'amico di 15enne
TORINO - Apparire su Youtube: questo sarebbe stato lo scopo del gioco folle che venerdì pomeriggio ha portato i due adolescenti di 14 e 15 anni a cospargersi di benzina e a darsi fuoco nei giardinetti di Pianezza (Torino). Un terzo amico avrebbe filmato la scena con il cellulare e inviato il video ai cellulari di altri amici poco lontani. L’idea sarebbe stata di mettere il video su Youtube.
Uno dei due ragazzi M.D. di 14 anni è ricoverato in prognosi riservata al Cto di Torino con ustioni sul 60 per cento del corpo. L’altro amico si trova invece all’ospedale Maria Vittoria con ustioni a gambe, braccia e mani.
23:41 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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