29/12/2010
Sulle orme della «camera d'ambra» Una mappa indica il tesoro degli zar
Sulle orme della «camera d'ambra» Una mappa indica il tesoro degli zarL'originale stanza degli zar, sparita durante l'occupazione nazista, sarebbe in Germania. Cercasi finanziatore
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22/09/2010
Google, ecco la mappa delle pressioni governative
Google, ecco la mappa delle pressioni governativeIn una pagina creata da Mountain View tutti i dati sulle richieste arrivate dai Paesi al motore di ricerca. Da gennaio a giugno l'Italia ha chiesto per 651 volte di rimuovere dei contenuti, dai video ai post sui blog
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19/07/2010
Svelate le prime mappe del cosmo
Svelate le prime mappe del cosmoLo spazio visto da herschel. Straordinarie immagini dal più grande telescopio spaziale mai costruito
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| A sinistra, l'immagine di una galassia a spirale nell'ottico (sopra) e nell'infrarosso (sotto). A destra, il confronto ottico e infrarosso in una galassia ellittica (Da Inaf). |
MILANO - Galassie antichissime, lontane 10 miliardi di anni che appaiono come gocce luminose nel buio del cosmo, il primo ritratto di una culla di stelle a soli 1.000 anni luce dalla Terra, molecole di acqua e altri composti tutti indizi dell'esistenza di pianeti nella nebulosa di Orione: sono i primi risultati scientifici del più grande telescopio spaziale mai costruito, il satellite Herschel dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).
ORIONE E I NUOVI PIANETI IN FORMAZIONE - A queste scoperte la rivista Astronomy and AstrophysicsIstituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e di molte università fra cui Padova, Bologna, Milano Bicocca. Le galassie visibili nelle immagini di Herschel come dense gocce luminose sono distanti da tre a dieci miliardi di anni e sono nate quando la formazione delle stelle era molto più diffusa di oggi nell'Universo. L'incubatrice di stelle invece è vicinissima, soli 1.000 anni luce nella costellazione dell'Aquila. È così ricca di polveri che finora nessun'altro telescopio a infrarossi era riuscito a osservarla. Si distinguono 700 grumi di polveri e gas: sono embrioni di stelle, 100 dei quali già alle fasi finali della loro formazione. Il satellite ha fotografato anche la nebulosa di Orione e qui ha identificato molecole di acqua, monossido di carbonio, formaldeide, metanolo, cianuro di idrogeno, ossido di zolfo: indizi di stelle e pianeti in formazione. Con il contributo dei ricercatori italiani è stato anche risolto il mistero della polvere mancante nelle galassie dell'ammasso della Vergine. In alcune zone del gigantesco ammasso della Vergine, composto da almeno 2.500 galassie distante da noi 55 milioni di anni luce, la polvere che permea lo spazio tra le stelle, l'ingrediente fondamentale per la formazione di nuovi astri, è molto carente. dedica una sezione speciale di 152 articoli, molti dei quali firmati anche da ricercatori italiani, dell'
PERCHE NASCONO POCHE STELLE - Un fenomeno drammaticamente evidente soprattutto nelle galassie ellittiche, già note per avere un bassissimo tasso di formazione di nuove stelle. Gli scienziati hanno dimostrato che la polvere viene sì prodotta continuamente nelle galassie ellittiche, ma non riesce a sopravvivere per più di 50 milioni di anni a causa degli urti fra i granelli di polvere e il gas caldo che permea queste galassie che disintegrerebbero nel tempo le particelle fino a farle sparire completamente. «Il telescopio Herschel sta eseguendo perfettamente i suoi compiti - ha osservato Barbara Negri, responsabile dell'Agenzia Spaziale Italiana per l'esplorazione e osservazione dell'Universo - e gli studi sulla polvere che permea lo spazio tra le stelle forniranno una prova fondamentale nella comprensione dei meccanismi di formazione di nuove stelle». (Fonte Ansa)
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05/07/2010
Dal satellite Planck la prima mappa dettagliata delle origini dell'Universo
Dal satellite Planck la prima mappa dettagliata delle origini dell'UniversoVerrà mostrato un affresco celeste senza precedenti. Maldolesi (Inaf-Iasf): «Preciseremo uno dei grandi misteri cosmici, cioè l’esistenza dell’energia oscura»
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| Il satellite Planck in fase di costruzione (Afp) |
E’ una mappa delle origini come non si era mai vista finora e offre uno sguardo d’insieme che gli astronomi sognano da secoli. A realizzarla c’è riuscito il satellite Planck dell’ESA europea lanciato in orbita il 14 maggio 2009. La sua importanza è presto detta raccontando qualche tappa degli ultimi decenni.
LE OSSERVAZIONI - Per capire e vedere i primi momenti della nascita dell’Universo, appena dopo il Big Bang, il grande scoppio da cui tutto ha avuto origine, alla fine degli anni Ottanta (1989) la Nasa lanciava il satellite Cobe. Il suo scopo era raccogliere le anomalie del fondo di radiazione cosmica le quali avrebbero mostrato i semi dai quali si sarebbero poi sviluppate le galassie. Cobe (Cosmic Background Explorer) misurava variazioni minime delle microonde che permeano l’universo la cui esistenza era stata individuata accidentalmente ancora nel 1964 dagli astronomi americani Penzias e Wilson. Il risultato fu straordinario tanto che George Smoot e John Mather i due protagonisti delle osservazioni con Cobe (il primo come astrofisico, il secondo come coordinatore del progetto) ricevettero nel 2006 il premio Nobel per la Fisica. Nel 2001 il primo affresco celeste a radioonde era perfezionato da un altro satellite della Nasa battezzato Wmap-Wilkinson. Ma intanto l’Esa europea aveva messo in cantiere un veicolo spaziale ben più potente capace con i suoi strumenti di compiere un balzo significativo rispetto ai due predecessori americani e cercare risposte più precise sulle origini dell’universo. Gli scienziati italiani partecipavano all’impresa attraverso l’Agenzia spaziale ASI. Così nasceva il satellite Planck di cui è project scientist Jan Tauber, e che ora offre la sua prima dettagliata mappa cosmica. A bordo ci sono due strumenti fondamentali per le osservazioni uno dei quali, il Low Frequency Instrument (LFI) è diretto da Reno Mandolesi alla guida dell’Inaf-Iasf di Bologna. «Mai si era realizzato un quadro del cosmo con nove frequenze diverse, da 30 Ghz a 857 Ghz, raccogliendo indizi e aspetti che prima erano mostrati sono come piccole tessere del grande puzzle celeste – spiega Mandolesi - . I rilevatori di Planck ci mostrano ora in dettaglio regioni importanti come la nebulosa di Orione dove nascono stelle in continuazione, estesi ammassi galattici, evidenzia i particolari della vicina galassia di Andromeda cara alla fantascienza oppure le nubi di Magellano: insomma scrutiamo un insieme di panorami mai scandagliati con queste frequenze. Così abbiamo visto, ad esempio, come dal piano della nostra isola stellare Via Lattea si estendano polveri ben oltre quanto immaginavamo».
GLI OBIETTIVI - Al di là di queste zoomate, però, il satellite Planck punta verso obiettivi e scoperte che potrebbero cambiare l’astronomia delle origini e decifrare meglio la natura che ci circonda. «Vogliamo – aggiunge Mandolesi – capire se il campo di energia che ha creato dopo il Big Bang l’inflazione, cioè quell’espansione durante la quale sarebbero nate le particelle atomiche elementari tra cui il famoso bosone di Higgs, cioè la cosiddetta particella di Dio, da cui dipende la massa delle altre particelle e dunque delle cose. Nell’ipotesi che il campo di energia sia lo stesso, Planck potrà definire con grande accuratezza la massa del bosone a cui i fisici del CERN danno la caccia utilizzando il nuovo super acceleratore LHC. In secondo luogo misureremo con una accuratezza molto superiore a WMAP il livello della radiazione del fondo cosmico, soprattutto nella sua componente polarizzata, e ciò consentirà di vedere in dettaglio ciò che finora era solo una fotografia offuscata. Di sicuro, ciò permetterà scoperte inaspettate addentrandoci bene nelle profondità. Infine preciseremo uno dei grandi misteri cosmici, cioè l’esistenza dell’energia oscura che costituisce il 73% dell’Universo. Non riusciremo a identificarne la natura ma saremo in grado di valutare la sua presenza e i suoi effetti di accelerazione come mai era stato possibile prima». Se il lontano Cobe aveva portato, pur con la sua semplicità, a scoperte da Nobel, la straordinaria potenza di Planck non sarà certo da meno.
Giovanni Caprara
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16/06/2010
Tutti i segreti del Dna di Ozzy Osbourne
Tutti i segreti del Dna di Ozzy OsbournePer scoprire il segreto di longevità del cantante è appena iniziata la mappatura. Dopo decadi di alcol e droghe è sempre vivo e cosciente. Come ha fatto? Risultati tra tre mesi
| Ozzy Osbourne (Ap) |
NEW YORK – Ha 61 anni e nonostante la vita sregolata è ancora in piedi e tutto sommato in buona salute. È Ozzy Osbourne, icona di genio e sregolatezza e trash nella musica americana, ex cantante dei Black Sabbath, protagonista di una lunga serie di real tv in cui ha messo a nudo la vita sua e della sua famiglia, che più volte ha ammesso di aver fatto uso di alcol e droghe per oltre 40 anni, ovvero per due terzi della sua esistenza. Per carpire il segreto della sua forma fisica alcuni ricercatori hanno deciso di mappare completamente il suo Dna e comprendere così in che modo per esempio il suo corpo ha assorbito, negli anni, le droghe consumate. Non che Ozzy sia il solo re del rock ancora vivo ad aver fatto della dipendenza la sua bandiera: accanto a lui anche altre star più o meno sue coetanee come Iggy Pop e Keith Richards mostrano fisici ancora in salute, nonostante gli stravizi passati.
MAPPE PERSONALI – La mappatura del DNA, la cui scoperta compie proprio quest’anno i suoi primi dieci anni, è lavoro lungo e costoso. Dal prelievo di sangue iniziale passeranno infatti tre mesi prima di conoscere i segreti del fisico di Ozzy Osbourne, e il costo totale dell’analisi compiuta dalla società americana Knome sarà di 27mila sterline (oltre 32mila euro), motivo per cui sono poche persone al mondo a potersi permettere un’analisi così approfondita della propria persona, che aiuta a comprendere la predisposizione alle malattie genetiche, ma anche semplicemente il rischio di essere portatori sani di patologie comuni. Vi sono diverse società che propongono una sorta di scheda-identikit del Dna anche con alcune centinaia di euro: è il caso per esempio di 23andMe, famosa già 10 anni fa per i suoi legami con i fondatori di Google, che offre il servizio a circa 400 dollari.
Eva Perasso
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17/04/2010
California: 200 mila dollari per avere la mappatura del Dna della famiglia
California: 200 mila dollari per avere la mappatura del Dna della famigliaLA POLEMICA. Tanto hanno speso i coniugi West. Ma gli esperti stigmatizzano: «Decisione molto pericolosa»
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Una famiglia californiana ha pagato quasi 200mila dollari (pari a poco meno di 150mila euro) alla società specializzata «Illumina» per avere la mappatura del proprio codice genetico, ma la decisione di John e Judy West ha scatenato un dibattito etico sulla finalità di analizzare il Dna dei minori (la coppia ha due figli, Anne e Paul, rispettivamente di 17 e 14 anni) per fini non medici, perché tali test possono anche rivelare informazioni indesiderate, come ad esempio un alto rischio di Alzheimer o una paternità erroneamente attribuita. «Sarei davvero molto cauto sulla necessità di sottoporsi ad esami del genere – ha spiegato al “Times” Frances Flinter, consulente genetista del “Guy’s and St Thomas’NHS Foundation Trust” di Londra – perché una volta che hai fatto la mappatura del codice genetico di una persona, non è che puoi chiudere quelle informazioni in una scatola e lasciarle lì».
DILEMMA ETICO - Ma il diretto interessato, ovvero il signor West, rifiuta questi scrupoli etici. «Fra qualche anno, sono convinto che sarà eticamente scorretto non aver mappato il codice genetico dei propri figli. Che tipo di genitori sarebbero coloro che non vogliono dare ai propri ragazzi i soldi per conoscere informazioni d’importanza fondamentale per la loro salute? Si potrebbe facilmente essere considerati negligenti. I miei figli sono stati così intelligenti da accogliere questa opportunità con grande entusiasmo. Non capisco perché alcune persone preferiscano non sapere: le informazioni genetiche stanno diventando sempre più utili per prevenire ed abbassare il rischio di talune malattie e per individuare i soggetti che magari rispondono meglio ad un certo tipo di farmaco, per questo ho voluto che tutti i membri della mia famiglia si sottoponesse al test. Del resto, ci sono un sacco di esami che i genitori fanno fare ai figli, come ad esempio le vaccinazioni». Un paragone che, però, il dottor Flinter rifiuta categoricamente. «Esiste un’enorme differenza fra la mappatura del Dna e una vaccinazione, perchè quest’ultima viene fatta quando il bambino è piccolo e nel suo interesse, mentre escludo che un test genetico non per finalità mediche venga eseguito nell’interesse del minore o che non si possa fare quando il ragazzo è più grande». Lo scorso anno, l’amministratore delegato di «Illumina», Jay Flatley, aveva predetto che entro la fine del decennio ogni bambino appena nato avrebbe avuto la mappatura del genoma. Nel caso specifico degli West, che già in passato avevano avuto un’istantanea del loro Dna eseguita dalla società «23andMe» e che sono così diventati la prima famiglia al mondo ad avere la mappatura del proprio codice genetico, Illumina si è avvalsa della collaborazione di un consulente etico, di un medico e di alcuni genetisti. «Fino a quando non saranno più chiari vantaggi ed eventuali rischi – è il giudizio di Alison Hall della “PHG Foundation” – sarà bene avvicinarsi con cautela a questo tipo di test, valutando caso per caso, anche se per quanto riguarda la famiglia West, mi pare che tutti fossero perfettamente consapevoli dei potenziali rischi».
Simona Marchetti
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03/06/2009
Usa, pubblicato per errore un rapporto con la mappa dei siti nucleari
Usa, pubblicato per errore un rapporto con la mappa dei siti nucleari
Il documento era riservato. Avviata subito un'inchiesta. Ma gli esperti minimizzano: «Molte di quelle informazioni erano già note»
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| Una centrale nucleare americana (Ap) |
WASHINGTON - sIl governo federale statunitense ha pubblicato per errore un rapporto segreto contenente informazioni riservate riguardo centinaia di siti nucleari civili, comprese le mappe che mostrano l'esatta collocazione dei depositi. La pericolosa svista è stata rivelata, scrive il New York Times, da una newsletter che si dedica allo studio dei documenti riservati federali. La lista sarebbe stata trovata sul sito del Goverment Printing Office.
INCHIESTA - A Washington è stata immediatamente avviata un'inchiesta su come e chi abbia reso pubblico il rapporto di 226 pagine che era definito «highly confidential» ma non «classified, vale a dire riservato ma non secretato. Il materiale era stato raccolto per essere trasmesso nei prossimi mesi all'Agenzia per l'Energia Atomica dell'Onu nell'ambito di un processo di maggiore trasparenza riguardo al nucleare civile che gli Stati Uniti hanno avviato nella speranza di poter spingere l'Iran ed altri paesi ritenuti in possesso di programmi segreti facciano lo stesso. Alcuni esperti, comunque, ridimensionano i rischi della pubblicazione sottolineando che gran parte delle informazioni erano già note. «Questi errori succedono, questo è andato un po' troppo oltre ma non sembra una cosa grave» ha commentato John Deutch, l'ex direttore della Cia che ora è docente al Mit di Boston. Ma per David Albright, presidente dell'Institute for Science and International security, le informazioni sui siti di stoccaggio del carburante nucleare «possono fornire a ladri e terroristi elementi utili a organizzare un furto ed è per questo che questi dati non vengono diffusi».
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