23/01/2011
Map World, il mondo visto dalla Cina non ne azzecca una
Map World, il mondo visto dalla Cina non ne azzecca unaKomo, Birlla (invece di Biella), Castiglione della Pescoia. Sono alcuni dei refusi presenti su Map World, il servizio di mappe cinese. Appaiono anche veri orrori geografici: città polacche finiscono nel Regno Unito e in Italia compare la misteriosa UNK
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25/11/2010
Studenti in piazza, occupati la torre di Pisa e il Colosseo
Studenti in piazza, occupati la torre di Pisa e il ColosseoContinuano in tutta Italia le manifestazioni degli universitari. Scontri a Firenze e Milano, lanci di oggetti e fumogeni a Torino davanti alla Regione, Vendola sul tetto di architettura a Roma. Intanto alla Camera passa un emendamento di Fli
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20/11/2010
Con MapCrunch "l'intervallo" rinasce su Internet
Con MapCrunch "l'intervallo" rinasce su InternetNuovi servizi mescolano StreetView e ChatRoulette e permettono di girovagare per le strade del mondo. Un modo curioso per perdere del tempo, organizzare un viaggio o, ancora, una riproposizione high-tech del celebre intervallo televisivo degli anni '70
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28/10/2010
Map World: il mondo visto dalla Cina
Map World: il mondo visto dalla CinaCon un nuovo progetto anche Pechino entra nel mercato delle mappe online, un settore che ad oggi Google domina incontrastato. Ma la prova sul campo dice che il confronto tra i due servizi è per ora improponibile.
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05/11/2009
Rivelazioni del pentito: «È stato Provenzano a tradire Riina»
Rivelazioni del pentito: «È stato Provenzano a tradire Riina»
Nel '92 l'allora capitano del Ros De Donno gli consegnò delle mappe di Palermo. Nuove rivelazioni di Massimo Ciancimino ai magistrati: «Indicò ai carabinieri la zona esatta del nascondiglio»
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| Massimo Ciancimino (Afp) |
PALERMO - Fu Bernando Provenzano a tradire Totò Riina e consegnarlo alla polizia. Lo ha detto Massimo Ciancimino, che sta rilasciando dichiarazioni spontanee ai magistrati nell’aula bunker del carcere di Pagliarelli. «Il boss indicò ai carabinieri la zona esatta del nascondiglio in cui trascorse l'ultima parte della latitanza Totò Riina» rivela il figlio di don Vito. Provenzano avrebbe dunque «venduto» il boss corleonese: circostanza che confermerebbe che, a una prima fase della trattativa ne sarebbe seguita una seconda con un nuovo interlocutore.
MAPPE DI PALERMO - Ciancimino ha raccontato che, nel periodo delle stragi mafiose del '92, l'allora capitano del Ros Giuseppe De Donno gli consegnò delle mappe di Palermo, chiedendogli di darle a suo padre e sperando di avere un contributo utile per l'arresto del boss latitante. Don Vito avrebbe trattenuto una copia delle mappe e un'altra l'avrebbe affidata al figlio perché la consegnasse a un uomo di fiducia del geometra Lo Verde, nome con cui l'ex sindaco indicava Provenzano. L'uomo del capomafia avrebbe poi restituito a Ciancimino la mappa con un cerchio proprio sopra la zona del quartiere Uditore in cui si nascondeva Riina. La cartina fu poi consegnata ai carabinieri e nel gennaio il boss '93 finì in manette.
APPUNTI E LETTERE - Ciancimino, imputato di riciclaggio, tentata estorsione e fittizia intestazione di beni dopo essere stato condannato a 5 anni e 8 mesi in primo grado, ha consegnato ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido una serie di appunti e lettere del padre, sindaco mafioso di Palermo morto nel 2002. Tra questi, materiale definito di interesse investigativo che potrebbe servire per riscontrare le dichiarazioni sulla trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. La scorsa settimana davanti la quarta sezione della corte d’appello, Ciancimino aveva sostenuto che ci sono «molte cose che non vanno» nella sua inchiesta e ha sostenuto che alcune intercettazioni in cui c’erano elementi a sua discolpa erano state indicate nei brogliacci come «irrilevanti». Stessa sorte sarebbe toccata a conversazioni con notizie di reato che «vengono valutate» dai magistrati.
NASTRI SEGRETI - Non sono invece arrivati in Procura i nastri contenenti le registrazioni dei colloqui che l'ex sindaco di Palermo incideva di nascosto. «Io non so cosa contengano quei nastri», ha precisato Massimo, annunciando di volerli prelevare dalla cassetta di sicurezza dove sono custoditi a Vaduz, nel Lichtenstein, per consegnarli ai magistrati. Oltre agli appunti vocali per la redazione di un libro, l'ex sindaco avrebbe registrato anche alcuni colloqui avuti con i carabinieri del Ros, tra i quali l'allora colonnello Mario Mori. Mercoledì Ciancimino è stato sentito anche dai pm di Catania, con i quali ha parlato di imprenditori catanesi coinvolti in affari di mafia ma anche della conduzione delle indagini nei suoi confronti sul tesoro del padre Vito: «Io non ce l'ho con i magistrati che hanno coordinato le indagini su di me. Non sono loro infatti che eseguono le perquisizioni o che trascrivono le intercettazioni» ha detto, e alla domanda se il riferimento fosse ai carabinieri ha risposto: «Sì, ma dovranno essere i magistrati competenti ad accertare i fatti e a verificare se siano state sottratte prove a mio favore».
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24/10/2009
La diplomazia di Google: mappe personalizzate per le regioni contese
La diplomazia di Google: mappe personalizzate per le regioni contese
Nel 1962 ci fu anche uno scontro armato. L'Arunachal Pradesh, ai confini sud-orientali del Tibet, è indiano dal 1950, ma è rivendicato dalla Cina
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| In rosso l'Arunachal Pradesh |
Confini personalizzati a seconda delle richieste degli Stati che rivendicano la propria sovranità su uno stesso territorio. Così Google ha adeguato Google Maps, popolarissimo servizio di visualizzazione geografica, ai voleri di India e Cina, coinvolte in un’annosa controversia legata a una regione al confine, l’Arunachal Pradesh, Stato membro dell’Unione Indiana dal 1950 ma rivendicato dalla Cina, cha considera l’area contesa la parte meridionale del Tibet.
Una disputa che si trascina da decenni e che nel 1962 è sfociata in guerra aperta. Negli ultimi tempi la tensione tra i due colossi asiatici è salita nuovamente: la Cina non ha gradito la scelta del primo ministro indiano Manmohan Singh di recarsi nella regione per fare campagna elettorale in occasione delle elezioni amministrative e vede come il fumo negli occhi anche la prossima visita del Dalai Lama, il leader spirituale tibetano, che si appresta a tenere un ciclo d'incontri nel territorio conteso la prima settimana di novembre.
La controversia territoriale si è riversata in Rete: né la Cina né l’India, infatti, vogliono rinunciare a veder rappresentato anche su Google Maps il proprio dominio sulla zona. Di fronte a queste pretese, l’azienda di Mountain View ha scelto la soluzione «personalizzata», contrassegnando l’area in maniera diversa nelle versioni di Google Maps dei due Paesi: in quella cinese si chiama Zangnan ed è inserita all’interno dei confini della Repubblica Popolare, in quella indiana è sotto il controllo di New Delhi. Nella versione internazionale di Google Maps la zona, come tutti i territori contesi tra più Stati, è racchiusa all’interno di una linea tratteggiata. Un portavoce del motore di ricerca ha dichiarato che l’azienda si è semplicemente limitata a regionalizzare il proprio prodotto, offrendo una rappresentazione dei confini conforme alla posizione ufficiale dei governi locali. La stessa politica è stata adottata per il Kashmir, area contesa tra Pakistan e India. Esempi di discutibile diplomazia powered by Google.
Elvira Pollina
corriere.it
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02/08/2009
Su Google Maps i luoghi del cuore dei VIP
Su Google Maps i luoghi del cuore dei VIP
Si chiama ''Favorite Places'' il nuovo servizio del sito di mappe più famoso al mondo: permette di scovare nel globo i luoghi preferiti da celebrità come Al Gore, Paulo Coelho, Yo-yo Ma e la Filarmonica di New York
Tra gli innumerevoli strumenti che Google ha lanciato sul web in questi anni, uno dei più formidabili è senza alcun dubbio Google Maps: non soltanto un sito di mappe online come mai si era visto (e al di là di ogni più roseo desiderio), ma un servizio impagabile eppure gratuito grazie al quale è possibile scoprire il pianeta - e soprattutto le nostre città - in un modo che fino a pochi anni fa era impensabile.
In mezzo alle piantine di Maps è nata in questo periodo una nuova pagina, che arricchisce di un'imprevista qualità editoriale quello che era già uno strumento preziosissimo: si chiama Favorite Places. E come suggerisce il nome stesso, si tratta di una selezione accuratissima di celebrità del mondo della cultura ai quali è stata data la possibilità di indicare su una "google map" del pianeta i loro luoghi preferiti.
Si tratta di Google, quindi non vi aspettate VIP di terza qualità: ci sono l'ex vice presidente USA Al Gore, lo scrittore Paulo Coelho, il leggendario skateboarder Tony Hawk (quello del videogame eponimo). E poi ancora l'esploratore e figlio d'arte Jean-Michel Costeau, Nobu Matsuhisa (il proprietario dei ristoranti Nobu), persino l'intera Orchestra Filarmonica di New York. Basta selezionare il nome per scoprire i loro luoghi preferiti: il cellista Yo-yo ma vi consiglia di andare a mangiare i bagel di Murray's Sturgeon Shop se passate da New York, mentre il pianista Lang Lang mette il "segnaposto" sugli Emirati Arabi Uniti e commenta: "c'è un'energia incredibile e la combinazione di tradizioni antiche e vita moderna è davvero unica".
Ma è possibile scovare anche i consigli di tutti gli "iscritti" divisi per città o per nazione. E ovviamente ci sono anche consigli riguardanti il nostro paese: Paulo Coelho per esempio consiglia una visita nella città di Genova, Nobu Matsuhisa dichiara il suo amore per il negozio di Armani a Milano, Cousteau per l'isola di Corsica, mentre Lang Lang mette due segnaposti sulla penisola: Roma ("città che cambia la vostra percezione del tempo") e Pompei. Se invece prevedete un viaggio in una città come San Francisco, New York, Londra o Tokyo, cliccando sui loro nomi si apriranno ulteriori consigli stilati da altri ospiti: politici, romanzieri, DJ, sportivi... il resto è tutto da scoprire!
Francesco Chignola
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10/07/2009
Tutti sulla Luna con Google Moon
Tutti sulla Luna con Google Moon
MAPPE ONLINE. Il nuovo servizio sarà inaugurato, in occasione del 40esimo anniversario del lancio dell'Apollo 11, il 20 luglio
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| La versione sperimentale di Google Moon |
MILANO - La Luna non è mai stata così vicina da quando Google ha deciso di collaborare con la Nasa realizzando Google Moon, un servizio che sarà del tutto simile a Google Earth ma dedicato al satellite terrestre.
PRESENTAZIONE - L’azienda della grande G ufficializzerà la presentazione delle ultime novità sul progetto in occasione del 40esimo anniversario del lancio dell'Apollo 11, il prossimo 20 luglio a Washinghton D.C., con «un annuncio davvero speciale sulle nuove implementazioni di Google Earth». Per ora non sono state diffuse informazioni più specifiche ma è facile immaginare, non senza una certa emozione, come funzionerà il software che permetterà di librarci virtualmente a pochi chilometri dall’argenteo suolo lunare, esplorandone la superficie nei minimi dettagli.
PASSO PER L'UMANITÀ - Da qualche anno era già a disposizione degli utenti una versione sperimentale e molto parziale di Google Moon, che grazie alle foto satellitari e alle mappe fornite dalla Nasa rendeva possibile sbirciare tra i crateri lunari e immedesimarsi nel primo allunaggio di Neil Armstrong e compagni avvenuto nel 1969. Allo stesso modo era stato lanciato Google Mars, successivamente implementato fino ad essere visibile anche in 3D come funzionalità aggiuntiva di Google Earth 5.0. Ora, dopo il lancio del satellite della Nasa Lunar Reconnaissance Orbiter, incaricato di raccogliere nuovi scatti della superficie lunare, anche le immagini offerte in precedenza da Google Moon potranno essere aggiornate con rappresentazioni tridimensionali e complete di tutto il satellite.
LUNA SUL DESKTOP - Se, come già succede per la Terra e per Marte, anche la Luna sarà a nostra completa disposizione, visibile da ogni angolazione, sul desktop del computer, avremo la possibilità di visualizzare informazioni supplementari e ulteriori scatti da satellite e al suolo, soprattutto in corrispondenza delle zone interessate dalle sonde. Saranno inoltre disponibili i dati già visualizzabili attraverso la vecchia versione di Google Moon, come le informazioni e la geolocalizzazione esatta degli sbarchi delle sei missioni Apollo avvenute tra il 1963 e il 1972. Ma anche, probabilmente, i nomi dei luoghi, dei suoi crateri, delle sue montagne, i link ipertestuali alle schede dedicate della Nasa e altre funzioni a disposizione degli utenti. Alla presentazione del nuovo progetto di Google sarà presente anche Buzz Aldrin, pilota dell’Apollo 11 e secondo uomo ad aver posato i piedi sulla Luna dopo Armstrong. In quanto testimone diretto, Aldrin sarà l’unico a poter comparare l’allunaggio reale a quello virtuale.
Valentina Tubino
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09/04/2009
Le leggi «pressappoco» nel Paese sempre a rischio
Le leggi «pressappoco» nel Paese sempre a rischioVulcani, terremoti, frane. Il dossier: abitati i due terzi delle aree a rischio
Troppo facile, fare il ponte di Messina. Detta così, certo, può sembrare solo una provocazione: anche chi non apprezza affatto, per mille motivi, l’idea di realizzare quel sogno deve ammetterlo: una grande nazione deve darsi grandi obiettivi. Non per megalomania: per mettersi alla prova. Dio sa quanto l’Italia abbia bisogno di credere in se stessa e scavalcare lo Stretto potrebbe essere un obiettivo formidabile. Ma vuoi mettere la sfida vera? Risanare un Paese disastrato: quella sarebbe la sfida vera. La più dura. La più difficile. La più doverosa. Tanto più dopo la catastrofe in Abruzzo.
C’è un’emergenza, infatti, in Italia: uscire dalla cultura dell’emergenza. Quella che ci fa tirare fuori il meglio di noi stessi nei momenti più complicati o, come in questi giorni, più traumatici. Che ci fa dire con indulgenza che «anche nel calcio diamo il meglio quando rischiamo l’eliminazione». Che spinge qualcuno (il primo fu Gianni De Michelis) a teorizzare l’obbligo di darci delle «date- catenaccio» come un campionato mondiale, un’Expo, un’Olimpiade, un vertice politico planetario per essere poi costretti a rispettare i tempi. Che induce chi governa lo Stato o un Comune, una Regione o un ente pubblico, a rinunciare a priori alla corretta gestione di qualunque impegno per invocare un commissariamento. Col risultato che diventano «emergenza» anche un vertice italo-russo a Bari, un pellegrinaggio del Papa a Loreto, un mondiale di ciclismo su strada o addirittura il «compleanno» dell’Unità d’Italia del 2011 previsto, ovvio, da un secolo e mezzo.
Tutti affidati, e certamente senza che Guido Bertolaso ne sia entusiasta, alla Protezione Civile. Compreso il restauro del David di Donatello. Che senso c’è? Proprio la tragedia dell’Aquila, dove la Protezione Civile sta facendo (bene) il lavoro per cui è nata, che non è supplire all’incapacità della politica di gestire gli impegni con tempi «occidentali », impone di dire le cose come stanno: il nostro Paese ha un urgentissimo bisogno di manutenzione. La quale non può partire che da una profonda presa di coscienza di come stanno le cose. Ne va della vita delle persone. Ne va della conservazione del nostro patrimonio artistico, paesaggistico, monumentale. Ne va della nostra cultura. Cioè della nostra anima. È mai possibile che un Paese dove gli ascensori non hanno il piano numero 13 e gli aerei Alitalia non hanno la fila 13, si rifiuti cocciutamente di guardare in faccia la realtà?
Eppure è lì, sotto gli occhi di tutti. Basta leggere, ad esempio, l’ultimo dossier sulle aree a rischio dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha messo insieme i numeri e i rapporti e le tabelle di tutti gli enti preposti al nostro territorio. Un dossier che dovrebbe togliere il sonno. Dice, ad esempio, che «i comuni italiani interessati da frane sono ad oggi 5.596, pari al 69% del totale», che quelli che corrono pericoli di livello «molto elevato» sono 2.839 e che queste frane «sono le calamità naturali che si ripetono con maggiore frequenza e causano, dopo i terremoti, il maggior numero di vittime e di danni a centri abitati, infrastrutture, beni ambientali, storici e culturali ». Ricordate le catastrofi di Salerno, della Val Pola, del Piemonte, di Sarno, di Soverato? Sono solo le più gravi: «A dicembre 2006 i fenomeni franosi verificatisi in Italia e censiti sono stati quasi 470.000 e hanno interessato un’area di circa 20.000 chilometri quadrati».
Praticamente, accusa il dossier (documento pubblico ufficiale, mica elaborazione di qualche ambientalista duro e puro...), un decimo del nostro Paese «è classificato a elevato rischio per alluvioni, frane e valanghe » e questa «situazione di assoluta fragilità» viene «aggravata dal fatto che più di 2/3 delle aree esposte a rischio interessano centri urbani, infrastrutture e aree produttive strettamente connesse con lo sviluppo economico e sociale del Paese ». Una maledizione della natura nemica? Per niente: «Tra le cause del "dissesto idrogeologico", quelle di origine antropica vanno assumendo un peso sempre più rilevante». «La colpa è loro, ma questo non si può dire ai morti», masticò amaro undici anni fa il geologo Fabio Rossi, in uno sfogo raccolto dai giornali, guardando verso la slavina fangosa di Sarno che aveva inghiottito decine di vite. Colpa di chi, non avendo idea dei rischi che correva, aveva violentato la natura ammucchiando case su case là dove c’erano già state cinque frane dal 1841 al 1939 e addirittura trentasei dopo la seconda guerra mondiale.
Loro no, forse non lo sapevano. Ma i sindaci, gli assessori, i tecnici comunali che per anni avevano chiuso un occhio? Dice il dossier dell’Ispra, che suona come un pesantissimo atto di accusa contro chi per anni non ha varato un piano di risanamento edilizio anti-sismico, che «l’Italia è uno dei Paesi a maggiore pericolosità in Europa. Le aree a maggiore rischio sismico sono quelle del settore friulano, lungo la dorsale appenninica centromeridionale, il margine calabro-tirrenico e la Sicilia sud-orientale». Non basta: «L’Italia è uno dei Paesi a maggiore pericolosità vulcanica. Le condizioni di maggior rischio riguardano l’area vesuviana e flegrea, l’isola d’Ischia, il settore etneo, le Isole Eolie e i Colli Albani». Di più: «La pericolosità di tali vulcani non è però legata solo alla loro attività, ma è anche da mettere in relazione alla probabilità di attivazione di fenomeni gravitativi con conseguenti onde di maremoto».
Eppure, denuncia l’ex assessore campano all’Urbanistica Marco Di Lello, «nel dopo-terremoto del 1980, quello con epicentro in Irpinia, fu varato un "piano Napoli" con la realizzazione di 20mila alloggi dentro la zona rossa, quella sotto il Vesuvio. Per anni e anni hanno fatto finta che fosse una montagna e non un vulcano. Il vincolo di divieto edilizio su 250 chilometri quadrati l’ho messo io, nel 2003». Non solo: il progetto «dilelliano» di convincere la gente ad andarsene dall’area a rischio, dove ci sono «ditte» legate alla camorra che si vantano di tirar su un villino abusivo dalle fondamenta (si fa per dire) al tetto in 288 ore, si è rivelato alla lunga un fiasco: la gente spesso incassava i 30mila euro per trasferirsi e lasciava la casa ad altri. Tanto che, tirate le somme, i dati ufficiali dimostrarono che nel solo 2005 i napoletani che avevano lasciato la metropoli per trasferirsi nella sola San Giorgio a Cremano, per fare un esempio, erano stati 378. Un disastro.
Dodici giorni ci metterebbe lo Stato, secondo il «piano d’evacuazione » più recente, a portare in salvo tutta la gente che vive sotto il vulcano. Da brividi. Eppure solo quattro giorni fa, alla vigilia del terremoto dell’Aquila, di quelle interminabili file di bare, delle polemiche sull’ospedale parzialmente crollato, il sindaco di San Sebastiano al Vesuvio Giuseppe Capasso, che è anche presidente della Comunità del Parco nazionale del Vesuvio, ha chiesto a Antonio Bassolino un «patto speciale» per i Comuni dell’area protetta lagnandosi delle voci secondo le quali «i tanto attesi effetti di una possibile ripresa economica» dovuti al «piano casa» berlusconiano «potrebbero non investire l’area vesuviana ». Di qui la richiesta di concedere agli abitanti dell’area «almeno di realizzare i sottotetti a copertura degli immobili esistenti ed assentiti». Ma come: ancora edilizia in piena «zona rossa»? E se domani il Vesuvio si sveglia di nuovo? Immaginiamo la risposta: hiiiiii, vulite fa’ ’o jettatore? Per carità: facciamo finta di niente. Purché, alla prossima tragedia, ci venga risparmiata almeno la lagna sulla «fatalità ». Scrive Luciano De Crescenzo che come la primavera è il pressappoco dell’estate e Bergamo è il pressappoco di Milano, l’Italia è «il pressappoco dell’Occidente ». Ecco, dopo L’Aquila potremmo evitare di fare una legge «pressappoco antisismica»?
Gian Antonio Stella
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06/04/2009
I luoghi piu' colpiti dal sisma/Le mappe
I luoghi piu' colpiti dal sisma/Le mappe
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