11/10/2011

Nave incagliata sulla barriera corallina. Onda nera « una catastrofe ecologica»

Nave incagliata sulla barriera corallina. Onda nera « una catastrofe ecologica»

NUOVA ZELANDA. Minaccia di morte per pinguini blu, uccelli e pesci. Arrivati a Tauringa 250 scienziati da tutto il mondo.

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01/10/2010

Bp: 11,2 miliardi di dollari per i danni della marea nera

Bp: 11,2 miliardi di dollari per i danni della marea nera

La compagnia petrolifera responsabile del greggio fuoriuscito nel Golfo del Messico quantifica il costo del disastro. Intanto il nuovo ad Dudley lancia strategia per riabilitare la società

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03/09/2010

Golfo del Messico, esplode un'altra piattaforma petrolifera

Golfo del Messico, esplode un'altra piattaforma petrolifera

L'impianto si trova a 90 chilometri dalla costa. Messi in salvo i 13 lavoratori, ma è giallo sulla perdita di petrolio. La Casa Bianca: "Pronti a intervenire in caso di inquinamento"

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04/08/2010

Marea nera, riesce "Static Kill" il pozzo del disastro è chiuso

Marea nera, riesce "Static Kill" il pozzo del disastro è chiuso

Il metodo consiste nel pompare una miscela di fango e cemento per "stroncare" il pozzo Macondo, completando la messa in funzione di quelli di soccorso. La Bp: "obiettivo raggiunto"

 

WASHINGTON - Obiettivo raggiunto: l'operazione "Static Kill" si è conclusa con successo e il pozzo sottomarino Macondo, all'origine della marea nera nel Golfo del Messico, è stato finalmente chiuso.

A dichiararlo è stata la British Petroleum che, al termine di un'operazione durata diverse ore, è riuscita a iniettare un mix di cemento e fango sottoterra, spingendo il petrolio nel bacino sottostante, un deposito 4mila metri sotto la superficie marina. Un'operazione senza precedenti, mai avvenuta a tali profondità, ultimo di una serie innumerevoli di tentativi che hanno visto i tecnici impegnati per 106 giorni.


"La pressione del pozzo è ora contenuta da quella idrostatica dei fanghi iniettati, ed era questo l'obiettivo dell'operazione", ha dichiarato il gruppo in un comunicato, garantendo che la situazione è ora sotto controllo. L'operazione è cominciata poco dopo le 15 locali di ieri ed è durata meno del previsto, dato che, secondo le stime degli esperti, per completarla ci sarebbero potute volere anche 66 ore. La BP ha precisato che l'intervento è partito alla luce dell'esito positivo dei test effettuati in giornata.

Non è però certamente il caso di abbassare la guardia. Adesso le operazioni di monitoraggio dovranno essere, anzi, ancora
più approfondite, onde evitare squilibri nel sistema. "Il pozzo viene sorvegliato, secondo la procedura, per assicurare che la pressione resti stabile", rassicura la Bp, aggiungendo che "in base ai risultati di questo controllo si capirà se saranno necessarie nuove iniezioni di fango o meno". La compagnia inglese ha anche fatto sapere che la collaborazione con l'ammiraglio Thad Allen, responsabile del coordinamento delle operazioni nel Golfo del Messico per il governo Usa, continuerà "per determinare la prossima tappa (di Static Kill), quando decideremo se iniettare del cemento nel pozzo attraverso la stessa condotta".


28/07/2010

Marea Nera, nuovo incidente nelle acque della Louisiana

Marea Nera, nuovo incidente nelle acque della Louisiana

Una chiatta ha urtato un pozzo petrolifero nella baia di Barataria in Louisiana rompendo le tubature da cui esce un getto di gas e greggio ad altissima pressione che si aggiunge alla Marea Nera della falla più a largo della Deepwater Horizon

 

 

Piove sul bagnato nel Golfo del Messico. C'è stato un incidente in un pozzo di petrolio, pochi chilometri a nord rispetto all'area dove era situata la piattaforma Bb, danneggiata da un'esplosione lo scorso aprile. Secondo la Guardia Costiera, un peschereccio di piccole dimensione è finito contro il pozzo, danneggiandolo. Ancora non si hanno stime precise sulla quantità di petrolio fuoriuscita. L'incidente è avvenuto nel Mud Lake, un piccolo lago sulla costa della Louisiana. Nessuna persona è rimasta ferita.


27/07/2010

Marea nera, il capo della Bp lascia dopo le accuse

Marea nera, il capo della Bp lascia dopo le accuse

L’amministratore delegato del colosso petrolifero, Tony Hayward, potrà godere di una buonuscita milionaria. Avrà inoltre un nuovo incarico in una joint-venture russa. Al suo posto l’americano Dudley

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Cambio al vertice per il gruppo petrolifero Bp. La compagnia britannica ha confermato che l'amministratore delegato, Tony Hayward, lascerà il suo incarico a ottobre. La Bp ha aggiunto che il suo posto verrà preso dall'americano Bob Dudley, 54 anni.

Hayward, 53 anni, abbandona l'incarico in seguito alle durissime critiche sulla gestione del disastro della marea nera sprigionata nel Golfo del Messico a partire dal 20 aprile scorso, dopo l'esplosione di una piattaforma petrolifera. La Bp ha precisato che Dudley - che da giugno supervisiona le operazioni per contrastare le perdite di greggio - si stabilirà a Londra e passerà le sue attuali mansioni negli Stati Uniti a Lamar McKay, presidente di Bp America. Hayward rimarrà nel consiglio di amministrazione fino al 30 novembre e la compagnia intende assegnargli l'incarico di direttore non esecutivo di Tnk-Bp, la sua joint-venture russa.

In un comunicato ufficiale, la Bp ha spiegato che la decisione sull’avvicendamento è stata presa a seguito di un "accordo consensuale". Hayward riceverà un anno di stipendio come buonuscita: non ci sono cifre ufficiali, ma si parla di una forbice tra uno e 10,8 milioni di sterline. Il gigante petrolifero britannico ha annunciato inoltre che a causa del disastro della marea nera le sue perdite per il secondo trimestre dell'anno sono state di 16,9 miliardi di dollari. La compagnia ha anche fatto sapere di aver messo a bilancio una previsione di spesa di 32,2 miliardi di dollari (tasse escluse) a fronte di un attivo di 30 miliardi di dollari nei prossimi 18 mesi.


24/07/2010

Marea nera, il dispositivo d'allarme disattivato mesi prima dell'esplosione

Marea nera, il dispositivo d'allarme disattivato mesi prima dell'esplosione

Ma la Transocean: scelta intenzionale e conforme a consolidate pratiche marine. Le accuse di un tecnico della Deepwater Horizon: «Non volevano che la gente fosse svegliata alle tre del mattino»

 

La piattaforma Deepwater Horizon (Reuters)
La piattaforma Deepwater Horizon (Reuters)

NEW ORLEANS (LOUISIANA) - Il dispositivo d'allarme installato sulla piattaforma Deepwater Horizon era stato disattivato alcuni mesi prima del 20 aprile, giorno dell'incidente che ha causato la marea nera nel Golfo del Messico. È la testimonianza resa dal capo dei tecnici della piattaforma durante un'audizione a New Orleans. Mike Williams, capo degli elettrotecnici impegnati sulla piattaforma, ha dichiarato che l'allarme era stato disattivato «alcuni mesi prima» per evitare che si mettesse a suonare in piena notte. Il segnale - ha spiegato - veniva comunque registrato su un computer, ma era stato disattivato il dispositivo che faceva scattare sulla piattaforma il segnale sonoro previsto. Erano stati gli stessi responsabili della Deepwater Horizon a chiedere che quella sirena venisse disattivata, ha dichiarato Williams, perché «non volevano che la gente fosse svegliata alle tre del mattino a causa di un falso allarme».

TRANSOCEAN - La disattivazione è stata «intenzionale e conforme a consolidate pratiche marine - ha poi spiegato in un comunicato la Transocean, società proprietaria della piattaforma -. Non è stata una svista o una questione di convenienza». La compagnia ha precisato che sulla piattaforma era un funzione un sistema «a zona» che permetteva di disattivare l'allarme centrale qualora ne fosse scattato uno localizzato. Accadeva, ha spiegato ancora Transocean, che gli allarmi localizzati si attivassero per «problemi minori o che non rappresentavano un'emergenza e continui falsi allarmi aumentano i rischi e diminuiscono la sicurezza della piattaforma».

BONNIE - Intanto il Centro Uragani di Miami, in Florida, ha declassato da tempesta a depressione tropicale la tempesta "Bonnie". I venti provocati dalla tempesta sono scesi a meno 64 km/h, soglia sotto la quale, nella classificazione dei meteorologi, si parla di depressione tropicale e non più di tempesta, per definizione accompagnata da venti più forti. Ma la Casa Bianca ha reso noto che il presidente Obama, nel briefing sull'emergenza marea nera con l'unità di crisi, ha invitato i responsabili dei soccorsi ad essere pronti per affrontare qualsiasi scenario.

Redazione online


19/07/2010

Marea nera senza fine: individuata una nuova perdita

Marea nera senza fine: individuata una nuova perdita

Ancora brutte notizie per la Bp: gli ingegneri del colosso petrolifero hanno individuato un'altra fuoriuscita di greggio sul letto oceanico vicino al pozzo Macondo. Ed è emergenza petrolio anche in Cina dopo l’esplosione di una raffineria a Dalian

 

 

 

Ancora brutte notizie per la Bp: gli ingegneri del colosso petrolifero hanno individuato un'altra fuoriuscita di greggio sul letto oceanico vicino al pozzo Macondo: e adesso il timore è che la fuga sia dovuta alla cupola di contenimento collocata la scorsa settimana sul pozzo danneggiato della Bp. L'annuncio è stato dato domenica notte dalle autorità statunitensi le quali, molto preoccupate, hanno chiesto all'azienda britannica di accertare la situazione e tenersi pronta alla riapertura del pozzo appena sigillato. 

Poche ore prima l'azienda britannica si era detta ottimista sul funzionamento del dispositivo che ha contribuito a sigillare il pozzo dal quale, da settimane, fuoriesce petrolio nel Golfo del Messico. In serata tuttavia il governo ha diffuso una lettera dell'ex ammiraglio della Guardia Costiera Ted Allen, responsabile statunitense della pulizia, indirizzata a Bob Dudley, capo delle operazioni in loco della Bp, nel quale si fa riferimento a una nuova perdita e ad altre "anomalie" di natura sconosciuta. "Vi invito pertanto a fornirmi al più presto una procedura scritta per riaprire la valvola (del pozzo Macondo), qualora la fuoriuscita di idrocarburi presso il pozzo fosse confermata".


La Bp ha installato la scorsa settimana un'enorme campana sull'orifizio da cui fuoriesce greggio nel mare e che, da giovedì, funziona come una specie di tappo. Sempre da giovedì l'azienda sta realizzando anche i test di pressione per verificare se il pozzo sia in buono stato. Allen ha fatto notare che i livelli di pressione sono inferiori al previsto e ha esortato a capire i motivi. Le cause, ha spiegato, potrebbero essere due: o è diminuita la quantità di petrolio nel pozzo o ci sono potenziali fughe dovute a danni nella struttura. Il timore del governo Usa è che il tappo possa spingere il petrolio a defluire da altri punti se la struttura del pozzo è fragile.


Intanto anche in Cina scoppia l'emergenza marea nera. E' lotta contro il tempo a Dalian per arginare la chiazza di petrolio di 50 chilometri quadrati riversatosi in mare dopo l'esplosione di due condutture nel porto nordorientale del Paese. Il colosso petrolifero PetroChina, che controlla le due più grandi raffinerie a Dalian, ha messo a punto un piano d'emergenza. "Il porto è stato chiuso subito dopo l'esplosione", ha spiegato l'amministratore delegato della societa' petrolifera, "abbiamo attivato un piano d'emergenza di una settimana, ma speriamo che la marea nera possa essere ripulita al più presto possibile". L'incidente - ha sottolineato la società - non ha causato alcun danno diretto ai principali impianti petroliferi ed è limitato alle strutture collaterali. "Sono ancora da valutare l'entità dei danni e le perdite di petrolio provocate dall'incidente", ha aggiunto la società. Centinaia di vigili del fuoco hanno lottato per oltre 15 ore per spegnere l'incendio scoppiato nella notte di venerdì, dopo l'esplosione di una conduttura per il trasporto del greggio da una nave a un serbatoio di stoccaggio. Nell'incidente, che non ha causato vittime, è esploso anche un secondo oleodotto. La televisione di Stato ha fatto sapere che il petrolio ha contaminato le acque al largo della provincia di Liaoning e i soccorritori stanno utilizzando apparecchiature di filtraggio e disperdenti per ripulire il porto e le zone circostanti. Non sono ancora chiare le cause dell'incidente, avvenuto mentre una nave petrolifera battente bandiera liberiana stava scaricando il greggio nell'impianto di stoccaggio.


16/07/2010

Marea Nera, Bp: “La perdita è stata fermata”

Marea Nera, Bp: “La perdita è stata fermata”

Per la prima volta dal disastro della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico non si registra più alcuna perdita di greggio. A darne notizia il vicepresidente della multinazionale: “Il test è appena iniziato, ma al momento non ci sono più perdite"


 

 

Per la prima volta dalla fine di aprile non si registra fuoriuscita di petrolio dalla falla della Deepwater Horizon. Lo ha reso noto il vice presidente per la produzione e la distribuzione di petrolio Kent Wells spiegando ai giornalisti che il nuovo tappo ha funzionato e ha completamente bloccato il flusso.

"E' un bene vedere che al momento non c'è petrolio che fuoriesce nel Golfo del Messico . Ha detto Wells aggiungendo comunque con cautela che comunque il test è appena iniziato". E' comunque, ha aggiunto "un segnale molto incoraggiante". Secondo gli esperti per 13 settimane si sarebbero riversati in mare dai 35 ai 60mila barili di petrolio. Il risultato del test comunque sarà definitivo entro le prossime 48 ore che determineranno se il “tappo” gigante piazzato sulla falla ha ora funzionato.


La notizia del blocco della falla sulla piattaforma Bp ha fatto impennare i titoli della compagnia petrolifera britannica negli ultimi minuti delle contrattazioni a New York. Il titolo è salito del 7% a 38,92 verso la chiusura della borsa


03/07/2010

Video denuncia sul web: «Ecco come Bp nasconde il petrolio con la sabbia»

Video denuncia sul web: «Ecco come Bp nasconde il petrolio con la sabbia»

LA MAREA NERA. Un reporter freelance lancia il sospetto che la compagnia ripulisca le spiagge soltanto in apparenza

 

 

 

MILANO - Mentre l'uragano Alex rallenta le operazioni di pulizia e contenimento nel Golfo del Messico, e mancano ancora diverse settimane ad una soluzione definitiva che fermi la fuoriuscita di petrolio dal pozzo subacqueo della Bp, sta facendo discutere un video pubblicato su Internet di un reporter freelance: le immagini documentano come la compagnia britannica e i suoi appaltatori stiano semplicemente coprendo con altra sabbia le spiagge della Louisiana contaminate dal greggio. Nascondendo di fatto il disastro.

PULIZIA DELLE SPIAGGE
- È un sospetto terribile quello evidenziato in un filmato che sta facendo il giro della Rete: ancora nel giugno scorso la Bp aveva presentato una spiaggia ripulita dal petrolio sulla Grand Isle, nello stato della Louisiana, come primo successo riconoscibile nella lotta contro il disastro ambientale. Ma la piccola isola lunga e stretta che si affaccia sul Golfo del Messico di fronte al luogo della catastrofe, dimostrerebbe il contrario. Si moltiplicano, infatti, i dubbi degli organi d'informazione statunitensi sui lavori degli addetti alla pulizia delle spiagge in queste zone più colpite dal petrolio; zone protette dagli uomini della security Bp alle quali in gran parte è vietato l'accesso a giornalisti e ad occhi indiscreti.

OPERAZIONE DI FACCIATA
- La compagnia petrolifera Bp deve insomma fare i conti con nuove, sgradevoli, accuse: se il maltempo associato ad Alex minaccia di spingere una quantità maggiore di acqua inquinata dal petrolio verso le coste Usa, i successi nei lavori di pulizia delle spiagge fino a qui presentati potrebbero rivelarsi come semplice opera di cosmesi. Molti media americani hanno già espresso il sospetto che i tratti di spiaggia deturpate dalla marea nera non vengano ripuliti dalle palle di catrame, ma più semplicemente ricoperti con altra sabbia, bianca e pulita. Il blog Huffington Post riferisce di uno strato di sabbia, sotto al quale ci sarebbe petrolio e grumi di catrame. A rivelare la possibile scomoda verità è stato il giornalista freelance, C. S. Muncy, che documenta sul posto il lavoro delle squadre di addetti in stivali e camici bianchi che rastrellano la spiaggia. Di Muncy sono anche le immagini e le foto che accusano la Bp e i suoi, a quanto pare, discutibili interventi.

ACCESSO VIETATO
- Muncy riferisce di lavori frenetici per liberare il petrolio e le centinaia di grumi di catrame dalla spiaggia sulla Grand Isle. Il giorno successivo effettivamente spariscono gran parte delle tracce dell'inquinamento, nel contempo però il reporter si meraviglia della consistenza della sabbia: «Sembra come se qui siano stati fatti dei lavori di movimento terra». Il portale NewOrleans.com ricorda inoltre come a questo proposito sia molto difficile constatare effettivamente cosa accade durante il lavoro di pulizia; tutto viene coordinato e deciso dalla Bp, che vieta anche ai giornalisti l'accesso alle zone colpite. E documentare la catastrofe sulla spiaggia diventerà ancora più difficile in futuro, dopo una recente ordinanza della Guardia costiera americana che vieta a reporter e fotografi di avvicinarsi a più di 20 metri dalla zona contaminata. A questo punto il video di Muncy dovrebbe anche essere l'ultimo di questo tipo, scrive NewOrleans.com, che fa riferimento a potenziali multe per i trasgressori, multe che arrivano fino a 40.000 dollari.

Elmar Burchia