20/11/2010

Gelmini: "Mara Carfagna è un politico leale"

Gelmini: "Mara Carfagna è un politico leale"

Il ministro per le Pari Opportunità si dice pronta a dimettersi a causa dei troppi attacchi ricevuti dal suo stesso partito. Intanto il Pdl scende in campo per scongiurare un nuovo terremoto politico. Intervista al ministro dell'istruzione

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02/04/2009

Coppa America, in tribunale vince Oracle Si va verso la sfida tra i trimarani giganti

Coppa America, in tribunale vince Oracle Si va verso la sfida tra i trimarani giganti

 

La sentenza della corte di new york. La decisione in appello favorevole al team di Ellison contro Alinghi. Il trofeo in gioco con una sfida a due

 

La battaglia legale per la Coppa America ha, forse, il suo epilogo. La corte di New York chiamata a decidere nella disputa fra il defender Alinghi dello svizzero Bertarelli e il team Bmw Oracle di Larry Ellison, ha dato ragione a quest'ultimo., o meglio al Golden Gate Yacht Club contro la Società Nautica di Ginevra (la Coppa America è infatti una sfida fra circcoli velici). La sentenza ribalta una precedente decisione che a sua volta andava contro il primo verdetto, favorevole a Oracle. A questo punto è molto probabile che, in mancanza di un diverso accordo tra le parti, molto difficile vista la lunga e dura disputa, si andrà a un confronto uno contro uno secondo le prime regole dell'America's Cup: tre regate in una sfida a due tra defender e un unico sfidante. Il duello sarà effettuato secondo la scelta di Oracle che molto probabilmente sceglierà di farlo con una sfida tra due trimarani di 30 metri, veri e propri giganti del mare. In teoria Oracle potrebbe anche offrire la chance di una Coppa America aoperta a più sfidanti, secondo la formula in vigore daglio anni Ottanta. Ma appare molto improbabile perchè tra l'altro Oracle ha già varato da tempo il suo trimarano ed è molto avanti nei test in acqua.

I MOTIVI - I giudici hanno considerato non valida la posizione degli spagnoli di Desafio come «primo degli sfidanti», basandosi su una interpretazione del Deed of Gift, l’atto di donazione che contiene le regole base dell’America’s Cup. In particolare, i giudici hanno scritto nella sentenza che il club spagnolo ha mancato in un requisito fondamentale, cioè, quello di aver tenuto «una regata annuale» prima di presentare la sfida. Pertanto, secondo i giudici, il defender Alinghi è in torto nell’averli accettati come Challenger of record, proprio perché mancanti di questo requisito fondamentale. Proprio gli sfidanti «non riconosciuti» dalla corte, gli spagnoli del Club N utico Español de Vela, sono i primi areplicare con un comunicato: «Riceviamo la notizia con disappunto. La Corte ha confermato il Golden Gate Yacht Club come Challenger of Record a nostro detrimento. Adesso aspettiamo la conferma delle dichiarazioni fatte da Bmw Oracle che indicano la possibilità di un’America’s Cup convenzionale con la partecipazione di diversi team, dopo aver raggiunto un accordo con l’attuale defender Alinghi». In sostanza gli spagnoli caldeggiano un evento multichallenger, cercando di spingere gli statunitensi a non optare per una sfida a due su multiscafi.

ONORATO: «VIVA L'OK CORRAL» - Chi invece non vorrebbe compromessi e non vede l'ora di assistere a un duello senza precedenti è Vincenzo Onorato, patron di Mascalzone Latino, esulta. «Sono felice per la vittoria di Oracle. Desidero ricordare - dice in una nota - che il signor Bertarelli è stato quello che ha escluso Russell Coutts dall’ultima edizione di Coppa America: la più grande regata del mondo senza il più grande velista di tutti i tempi! Se ne vada a quel paese Alinghi e tutti quei team di furbi professionisti che l’hanno sostenuto ipocritamente fino ad ora. La regata torna in acqua, come hanno scritto e sancito i giudici della Corte Suprema di New York. Vivremo il super match del terzo millennio tra i due trima-mostri di Oracle e Alinghi in una sfida all’Ok Corral».

RISVOLTI D'EPOCA - Il ritorno alle origini della Coppa America, ovvero all'atto di donazione del trofei, comporta anche singolari e curiosi risvolti. Per esempio: le barche della sfida devono essere realizzate e assemblate nel Paese del defender e dello sfidante. Il che significa che, se si vuole rispettare le norme d'epoca, i due trimarani giganti devono arrivare nella sede del confronto ( la scelta tocca al defender Alinghi e probabilmente sarà Valencia) già assemblati. In altre parole bisognerà trasportare questi giganti da 30 metri per trenta. Con quali mezzi si farà? In che modo Alinghi trasporterà il suo «mostro» in costruzione sul lago di Ginevra fino a Valencia? Con elicotteri? Con un dirigibile?

Una serie di immagini del trimarano di Bmw Oracle varato per la sfida di Coppa America contro Alinghi con i primi test ad Anacortes, dove è stato messo in acqua, e a San Diego, dove il team sta effettuando i test. Lungo e largo 27,5 metri, ha un albero di 50 metri. Può raggiungere i 30 nodi di velocità. Immagini dal sito di Bmw Oracle Team

Una serie di immagini del trimarano di Bmw Oracle varato per la sfida di Coppa America contro Alinghi con i primi test ad Anacortes, dove è stato messo in acqua, e a San Diego, dove il team sta effettuando i test. Lungo e largo 27,5 metri, ha un albero di 50 metri. Può raggiungere i 30 nodi di velocità. Immagini dal sito di Bmw Oracle Team


05/12/2008

Sollevamento e acidificazione dei mari più rapidi del previsto

Sollevamento e acidificazione dei mari più rapidi del previsto

Nuovi risultati scientifici presentati alla conferenza di Poznan. A causa dall'aumento delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica. Le coste più a rischio

 

 

Il fenomeno dell'acqua alta a Venezia potrebbe diventare più frequente e severo in futuro (Lapresse)
Il fenomeno dell'acqua alta a Venezia potrebbe diventare più frequente e severo in futuro

POZNAN (POLONIA) – Due fenomeni che riguardano le condizioni fisiche e chimiche degli oceani, entrambi associati al cambiamento climatico, si stanno manifestando più in fretta di quanto prevedessero gli esperti fino all’anno scorso: sono l’aumento del livello dei mari e l’acidificazione delle acque marine. Entrambi creano seri problemi di adattamento agli esseri viventi: il primo accresce il rischio di sommersione delle zone costiere basse e delle città affacciate sul mare; il secondo aggredisce tutti gli organismi marini, piccoli e grandi, dotati di gusci e scheletri calcarei. Del mare che s’innalza si è parlato in un approfondito side event scientifico alla quattordicesima conferenza internazionale sul clima in corso a Poznan (1-12 dicembre), dove due esperti dell’Istituto di ricerche climatiche di Potsdam (Germania), i fisici Stefan Rahmstorf e Bill Hare, hanno sviluppato il tema: «A greater risk of sea level rise? New insights since IPCC 2007» . Gli scienziati tedeschi contestano all’IPCC (il gruppo di studio sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite) l’affermazione, presente nel rapporto 2007, che l’aumento del livello dei mari al 2100 arriverebbe, al massimo, a poco più di mezzo metro. Invece, stando ai più recenti dati raccolti dai satelliti artificiali, il fenomeno sta subendo un’accelerazione e di conseguenza, alla fine del secolo, si potrebbe arrivare a un metro di sollevamento medio.

NEW YORK A RISCHIO - La differenza è sostanziale perché, nel caso dovesse avverarsi il peggiore scenario, già dai prossimi anni le acque invaderebbero molto più frequentemente le zone costiere situate alle basse quote, soprattutto in coincidenza di eventi meteorologici avversi. New York, per citare solo un esempio, è esposta attualmente al rischio di uno «‘storm surge» ogni secolo (un innalzamento improvviso delle acque provocato da basse pressioni cicloniche). Ebbene, con lo scenario tendenziale da 1 metro di risalita, la frequenza degli storm surge balzerebbe a uno ogni tre anni, esponendo a continue inondazioni le aree più popolose della città. Anche la frequenza delle acque eccezionalmente alte di Venezia (come quelle verificatesi nei giorni scorsi) sarebbe destinata ad aumentare; per non parlare delle inondazioni catastrofiche nel subcontinente asiatico.
Ma, a parte le previsioni future, sulle quali si scatenano sempre molte opinioni controverse, il dato di fatto che preoccupa gli esperti è l’aumento del tasso annuo di sollevamento delle acque confermato dai satelliti, passato da poco meno di due millimetri del Novecento a oltre 3 millimetri nei primi anni del nuovo secolo. Ora, se il tasso annuo si fermasse a 3 millimetri , allora varrebbe la stima più prudenziale dell’IPCC; ma se dovesse continuare la tendenza all’aumento, si andrebbe inevitabilmente verso scenari più severi.

TEMPERATURE - «L’aumento del livello delle acque –hanno spiegato Rahmstorf e Hare- è dovuto per circa la metà a effetti di dilatazione termica indotti dall’aumento delle temperature atmosferiche; per l’altra metà dallo scioglimento dei ghiacci. Il sollevamento, inoltre, non è omogeneo su tutti gli oceani e si evidenzia più in alcune regioni e meno in altre, a seconda della dinamica delle grandi correnti marine». La preoccupazione degli scienziati tedeschi è condivisa in Italia da Giovanni Coppini, oceanologo dell’Istituto nazionale di geofisica (Ingv), sezione di Bologna, che, con altri ricercatori Ingv ha collaborato a un recente rapporto dell’Agenzia ambientale europea sugli impatti del clima nel nostro continente («Impact of Europe’s changing climate»). «Le analisi dei dati raccolti dagli altimetri collocati sui satelliti artificiali indicano che i mari che bagnano l’Europa hanno fra i più elevati tassi di sollevamento, per lo meno a partire dal 1993, anno in cui sono iniziate queste misure dall’orbita terrestre, in aggiunta a quelle effettuate dai mareografi lungo le coste. Questo fenomeno impone la progettazione e l’adozione di misure di adattamento nelle aree più esposte”, spiega il ricercatore.

ACIDIFICAZIONE - L’altro grande malessere degli oceani causato dall’effetto serra si chiama ‘processo di acidificazione’. Le acque marine hanno un pH medio di 8,3 e quindi sono alcaline (per convenzione, per valori sopra 7 una soluzione è alcalina, sotto è acida). Ma da alcuni anni il pH oceanico sta calando, prima di centesimi, poi di decimi di pH. Secondo uno studio dell’Università di Chicago, uscito proprio in concomitanza con la conferenza di Poznan, e pubblicato sull’ultimo numero dei «Proceedings of the National Academy of Science», il processo di acidificazione degli oceani ora corre dieci volte più in fretta di quanto prevedessero i modelli. «Il fenomeno è spiegabile con l’incremento della concentrazione antropica di CO2 nell’atmosfera, metà della quale si scioglie nelle acque marine, dove produce acido carbonico, il quale provoca il processo di acidificazione, facendo diminuire il pH -spiega il biologo Jeff Price, direttore del programma ‘Adattamento al cambiamento climatico’ del Wwf internazionale-. Per la prima volta gli scienziati americani hanno messo sotto osservazione per otto anni consecutivi alcune specie di vegetali e animali marini, piccoli e grandi, nelle coste dello Stato di Washington, rilevando i danni provocati dall’accelerato calcareo».
«L’incremento dell’acidità che abbiamo potuto misurare in questo periodo è dello stesso ordine di grandezza di quello che era previsto per l’intero secolo” -ha dichiarato Timothy Wootton, uno degli autori della ricerca-. Se continua così è inevitabile aspettarsi danni a tutta la catena alimentare marina e alla stessa pesca».