06/07/2009

Quella gara a chi seduce più colleghe: scandalo nella marina australiana

Quella gara a chi seduce più colleghe: scandalo nella marina australiana

 

Erano previsti premi in denaro. Quattro marinai già allontanati. Inchiesta del ministero della Difesa, ma non è il primo caso

 

La HMAS Success
La HMAS Success

Scandalo sessuale nella marina australiana. La "Royal Australian Navy" ha aperto un'inchiesta che coinvolge diversi ufficiali della "HMAS Success", la più grande nave della flotta australiana: i marinai avrebbero organizzato un singolare concorso che destinava ricchi premi in denaro a quei membri dell'equipaggio che riuscivano a sedurre e a portare a letto le colleghe presenti sulla nave militare. Le regole erano semplici ed erano state "ufficializzate" in un documento, chiamato "The Ledger". Più donne si conquistavano più i guadagni aumentavano. Inoltre se un ufficiale riusciva ad avere rapporti sessuali con una collega in luoghi "inusuali" (ad esempio su un tavolo da biliardo) otteneva somme ancora più consistenti.

INDAGINE - Il documento su cui erano immortalate le scommesse e le conquiste è stato scoperto lo scorso maggio da Simon Brown, capitano della fregata, ferma per un breve periodo nel porto di Singapore. Brown ha condotto un'accurata indagine tra i 220 membri dell'equipaggio e dopo aver conosciuto i nomi dei principali marinai coinvolti in questa storia, ha ordinato a quattro ufficiali della fregata di ritornare immediatamente in Australia. Adesso sarà il Ministero della Difesa, dopo aver eseguito nuove indagini, a stabilire se sono state infrante le regole interne della Marina militare. Quindi gli organi competenti decideranno se licenziare o punire diversamente gli ufficiali che hanno ideato questo concorso sessuale. Julia Gillard, la vicepremier del governo australiano, ha confermato che l'inchiesta è ancora in corso e teme che questa storia possa scoraggiare ulteriormente le donne ad arruolarsi in marina: «Naturalmente faremo di tutto per fare emergere la verità» ha dichiarato la vicepremier all'emittente televisiva locale "Channel Ten". «Per tanti anni abbiamo detto che vogliamo che tutte le nostre Forze armate, dall'esercito alla marina siano composte da uomini e da donne affinché il paese possa sentirsi unito» ha continuato la Gillard. «Non vogliamo che nulla precluda alle donne di aver una buona carriera nelle nostre forze armate».

MOLESTIE - Tuttavia questo non è il primo scandalo sessuale che coinvolge la marina australiana. Dal 1983, anno in cui le donne sono state ammesse a bordo delle navi militari del paese anglofono, si sono ripetuti numerosi casi di molestie sessuali. Secondo le stime del quotidiano australiano Daily Telegraph in meno di due anni sono state inoltrate agli uffici della marina ben 102 denunce di molestie sessuali. Inoltre nel 1997 cinque donne affermarono di aver subito per diversi anni aggressioni sessuali da parte di alcuni colleghi, ma le Autorità della Royal Australian Navy insabbiarono il caso per non gettare discredito sull’intera marina. Ma sembra che questa volta non ci sarà nessuna omissione: «La nostra marina non può tollerare questo tipo di comportamento» ha dichiarato Russ Crane, vice ammiraglio della Royal Australian Navy. «Una volta che queste accuse sono state rese note, la marina ha agito immediatamente, eliminando gli ufficiali coinvolti in questa brutta storia».

Francesco Tortora


22/05/2009

Somalia: la Maestrale si scontra con i pirati e cattura un gruppo di 9 bucanieri

Somalia: la Maestrale si scontra con i pirati e cattura un gruppo di 9 bucanieri

 

I somali ora sono prigionieri a bordo della nave della nostra marina militare. Un elicottero della fregata salva un mercantile caraibico poi ingaggia un conflitto a fuoco con i corsari

 

La fregata italiana Maestrale (Ansa)
La fregata italiana Maestrale (Ansa)

 

 

 

 

 

 

MILANO - L'equipaggio della fregata italiana Maestrale della marina militare ha catturato un gruppo composto da 9 pirati somali al termine di un conflitto a fuoco al largo delle coste della Somalia.

CONFLITTO A FUOCO - La Maestrale, impiegata nella missione europea antipirateria Atalanta, è intervenuta inviando un elicottero per sventare un attacco dei pirati nel golfo di Aden contro la «Maria K.» una nave cargo battente bandiera di Saint Vincent e Grenadine (Caraibi). I nostri marinai a bordo dell'elicottero hanno prima impedito l'abbordaggio al mercantile, poi ingaggiato un conflitto a fuoco con i pirati costringendoli alla resa. Attualmente i bucanieri sono prigionieri a bordo della fregata Maestrale in attesa di sapere dove verranno portati per il processo: se in Italia o in un altro Paese. E' la prima volta che una nave della Marina italiana cattura un gruppo di pirati somali.


29/04/2009

Mercantile italiano sfugge ai pirati

Mercantile italiano sfugge ai pirati

 

Nuovo assalto a circa 300 miglia a sud di Mogadiscio. La nave è stata avvicinata da un barchino ma è riuscita a sventare l'attacco con delle manovre diversive

 

La Jolly Smeraldo
La Jolly Smeraldo

ROMA - Dopo l'attacco fallito nei giorni scorsi alla nave da crociera Melody della Msc Crociere, anche un mercantile italiano, il Jolly Smeraldo, della Compagnia Messina di navigazione, è sfuggito a un attacco di pirati mentre si trovava 300 miglia a sud-est di Mogadiscio. La nave è stata avvicinata da un barchino con sette persone a bordo ma è riuscita a sventare l'attacco con delle manovre diversive. A bordo ci sono 15 italiani; gli altri nove sono dell'est europeo. Lo hanno confermato fonti della compagnia, che hanno anche precisato che i marinai hanno già potuto comunicare con le proprie famiglie e tranquillizzarle. Il comandante della portacontainer è Domenico Scotto Di Perta, di Procida (Napoli). La Jolly Smeraldo, una portacontainer ro-ro da circa tremila tonnellate, era partita da Mombasa, in Kenya, ed è diretta a Jeddah, in Arabia Saudita, dove è attesa il 6 maggio prossimo. Il 15 maggio rientrerà a Genova.

I PIRATI HANNO SPARATO - I pirati hanno anche sparato colpi d'arma da fuoco contro la nave, ma non ci sono stati feriti tra i 24 componenti dell'equipaggio. È quanto si apprende dal Comando generale delle Capitanerie di Porto, che ha ricevuto l'allarme.

IL COMANDANTE: «MOMENTI DI PAURA» - «Abbiamo avuto paura, certo, ma siamo riusciti a metterci in salvo» ha spiegato il comandante Domenico Scotto Di Perta. L'equipaggio ha individuato sul radar un barchino in una zona. I pirati sono poi arrivati a una distanza di meno di 100 metri, ben visibili: «abbiamo aumentato la velocità e azionato le manichette antincendio come deterrente a un eventuale abbordaggio». Il barchino ha iniziato l'inseguimento, «correvano veloci, ci hanno sparato addosso senza procurare danni alla nave. Poi, quando hanno visto la nostra tenacia hanno lasciato stare. Sono stati quindici minuti molto difficili ma l'equipaggio ha risposto in maniera eccellente».


26/04/2009

Somalia, la nave da crociera italiana sfugge ad un attacco di pirati

Somalia, la nave da crociera italiana sfugge ad un attacco di pirati

 

Il comandante della «Melody» ha seminato gli aggressori. Il direttore generale della Msc Crociere: «Mi hanno assicurato che stanno tutti bene»

 

 

(dal web)

ROMA - La nave Melody della compagnia italiana Msc Crociere, con a bordo 991 passeggeri e 536 membri dell'equipaggio, tra i quali 134 italiani, è sfuggita domenica sera all'attacco di pirati mentre si trovava ad un giorno di navigazione a nord delle Seychelles, davanti alle coste somale. Secondo quanto ha raccontato all'Ansa il comandante della nave Ciro Pinto, alle 21:35 ora italiana la Melody è stata attaccata da un'imbarcazione leggera con sei uomini armati a bordo, che hanno aperto il fuoco con fucili kalashnikov colpendo la parte sinistra dell'opera morta della nave (la parte di scafo al di sopra del piano di galleggiamento).

LA SPARATORIA - Il punto esatto in cui è stata attaccata la Medody è in pieno oceano, a 180 miglia dalle Seychelles, da cui era partita, e a 600 miglia dalle coste somale. È pertanto ovvio, rileva il comandante Ciro Pinto, che i pirati che si trovavano su un gommone avevano l'appoggio di una nave che si trovava nella zona. I pirati erano sei ed hanno tentato l'abbordaggio da uno Zodiac che ha una velocità molto maggiore della Melody. È stato pertanto impossibile evitare che raggiungessero la nave. Il servizio di sicurezza è però intervenuto con efficacia non appena gli assalitori, che hanno sparato raffiche intimidatorie in aria ed anche alcuni colpi contro la fiancata della nave, hanno tentato di salire a bordo con una scaletta. Le armi in dotazione alla nave, pistole normalmente tenute in cassaforte sotto la doppia responsabilità del capo della sicurezza e del comandante in seconda. sono state usate al momento dell'assalto. Si è fatto ricorso anche agli idranti anti-incendio e ad altre azioni di disturbo, in particolare fare rollare la nave, in modo da rendere troppo pericoloso per i pirati l'abbortdaggio. La Melody ha riportato solo lievi danni. alcuni fori di proiettile nella fiancata, alcuni vetri rotti, una lancia di salvataggio colpita. Quanto ai passeggeri, nulla di grave, ma solo l'inevitabile panico al momento cruciale dell'attacco e qualche escoriazione riportata da chi, nella fretta di tornare in cabina, ha inciampato ed è caduto.

LA CROCIERA - La Melody era partita il 17 aprile scorso da Durban; la scorsa notte aveva attraccato per una notte alle Seychelles. Ora è in navigazione verso Aqaba: raggiungerà il porto della Giordania il 2 maggio. Dei 134 italiani a bordo 39 sono passeggeri e 95 fanno parte dell'equipaggio. Il ministero degli Esteri, contattato dall'Ansa subito dopo la notizia dell'accaduto, ha confermato l'attacco. Il direttore generale della Msc Crociere, Domenico Pellegrino, ha parlato con i suoi uomini a bordo: «Mi hanno assicurato che stanno tutti bene, passeggeri ed equipaggio. Non ci sono state scene di panico: i passeggeri sono rimasti tranquilli, la nave ha ripreso regolarmente la propria rotta e rispetterà la sua tabella di navigazione. La situazione non è mai sfuggita di mano al comandante Ciro Pinto - ha sottolineato Pellegrino -, che con grande freddezza ha messo in atto una serie di manovre di sicurezza che hanno scoraggiato i pirati dal proseguire nell'offensiva». Negli ultimi tempi gli attacchi da parte di pirati al largo delle coste somale sono diventati sempre più frequenti. Tuttora dieci cittadini italiani sono prigionieri nelle mani dei sequestratori della nave cargo Buccaneer, di proprietà della Micoperi di Ravenna. La Melody sta effettuando una crociera cosiddetta di «trasferimento» che la riporterà dal Sudafrica in Italia il 7 maggio prossimo, con tappa nel porto di Napoli e sbarco a Genova il giorno seguente.


24/04/2009

Buccaneer, ultimatum dei pirati: riscatto entro 72 ore o uccidiamo i marinai italiani

Buccaneer, ultimatum dei pirati: riscatto entro 72 ore o uccidiamo i marinai italiani

 

Sono 16 i marinai nelle mani dei corsari. Entro lunedì i pirati somali vogliono che si avvii una trattativa concreta. Appello dei familiari a Berlusconi

 

La Buccaneer (Ap)
La Buccaneer (Ap)

MILANO - Le trattative sarebbero state avviate da tempo, ma oggi si è arrivati comunque all'ultimatum. I sequestratori della nave Buccaneer hanno infatti lanciato un ultimatum di 72 ore, a partire da oggi, per avviare una trattativa concreta pena l'uccisione dei 16 marinai. Lo hanno riferito i familiari di due degli ostaggi che hanno potuto parlare con loro giovedì sera.

MOMENTI DI ANGOSCIA - Si vivono quindi momenti di angoscia a casa di Vincenzo Montella e Giovanni Vollaro, i due marittimi di Torre del Greco (Napoli) imbarcati sul Buccaneer, il rimorchiatore sequestrato dai pirati in Somalia lo scorso 11 aprile. Secondo quanto riferiscono le famiglie dei due marittimi, sequestrati insieme agli altri 14 membri dell'equipaggio (otto dei quali italiani), Montella e Vollaro hanno telefonato giovedì sera e hanno parlato con i rispettivi padri, ai quali hanno detto che i sequestratori hanno fornito loro un ultimatum di 72 ore a partire da oggi per avviare una trattativa per il rilascio degli ostaggi. In caso contrario - sempre secondo quanto riferiscono i familiari di Montella e Vollaro - procederanno all'uccisione dei 16 marinai.

APPELLO A BERLUSCONI - Le famiglie dei marittimi torresi sono in ansia: «Chiediamo il massimo interessamento da parte del governo - dicono Mariarca, compagna di Giovanni Vollaro, e Francesca, sposata con Vincenzo Montella - e che Berlusconi faccia tutti i passi possibili per giungere alla liberazione degli ostaggi in mano ai pirati somali». Giovanni Vollaro ha un figlio di 6 anni, mentre Vincenzo Montella ha due bambini piccoli: «I nostri figli - proseguono le donne - sono in forte apprensione. Abbiamo provato a tenere lontana la nostra angoscia, ma è ovvio che capiscono che la nostra vita è cambiata dopo l'11 aprile». Anche la chiesa si è interessata alla vicenda dei due marittimi. Sabato sera nella basilica di Santa Croce è in programma una celebrazione eucaristica: «Pregheremo per i marittimi in mano ai sequestratori - fa sapere don Giosuè Lombardo, parroco di Santa Croce -. Sugli sviluppi della vicenda abbiamo informato immediatamente anche l'arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, chiedendo che sia interessato anche Papa Benedetto XVI. Sono ore di estrema tensione ed è giusto non lasciare nulla di intentato per arrivare alla liberazione degli ostaggi».


11/04/2009

Nave sequestrata dai pirati A bordo ci sono 10 italiani

Nave sequestrata dai pirati A bordo ci sono 10 italiani

 

In totale ci sono 16 persone di equipaggio. Un rimorchiatore di proprietà Usa ma battente bandiera italiana è stato abbordato nel Golfo di Aden

 

Imbarcazioni di pirati nel golfo di Aden (Ap)
Imbarcazioni di pirati nel golfo di Aden (Ap)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ADEN - Dieci marinai italiani sono finiti nelle mani dei pirati del Golfo di Aden. Erano infatti a bordo di un rimorchiatore di proprietà statunitense e battente bandiera italiana, ma gestito da una compagnia degli Emirati Arabi Uniti, che è stato sequestrato dai pirati nel Golfo di Aden. Lo hanno reso noto autorità marittime regionali, precisando che a bordo vi sono 16 uomini, che non sono in possesso di armi e starebbero bene.

LA TESTIMONIANZA - Il tenente Sergio Carvalho, a bordo della nave da guerra Corte - Real, ha detto che il rimorchiatore ha inviato una chiamata di soccorso prima che le comunicazioni si interrompessero sei minuti dopo. L'ufficiale si è limitato a confermare la presenza di italiani a bordo, ma non l'abbordaggio, riferito invece da una organizzazione per il monitoraggio degli atti di pirateria.


03/01/2009

Genova: incendio su una nave, due marinai leggermente intossicati

Genova: incendio su una nave, due marinai leggermente intossicati

Fiamme e successivo scoppio sulla Stellaria durante il carico di gasolio, il rogo subito domato dai vigili del fuoco

 

GENOVA - Due marittimi sono rimasti leggermente intossicati per un principio di incendio che si è sviluppato su una nave cisterna nel porto petroli di Genova. Secondo le prime informazioni, sembra che durante le operazioni di carico di gasolio, una valvola della cisterna della nave, la Stellaria, battente bandiera italiana, non abbia funzionato ed abbia provocato una esplosione. Il locale caldaie è stato invaso dal fumo e dalle fiamme che sono state subito domate dai vigili del fuoco insieme ai Guardafuochi del porto e dagli uomini della Guardia Costiera. I due marittimi rimasti intossicati sono stati trasportati all'ospedale Villa Scassi in osservazione in codice giallo.

 


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20/12/2008

Idranti e bottiglie, così i marinai cinesi hanno messo in fuga i pirati somali

Idranti e bottiglie, così i marinai cinesi hanno messo in fuga i pirati somali

Ha funzionato l'uso di armi di fortuna contro l'assalto dei corsari nel Golfo di Aden, dopo l'episodio, la scelta di pechino: navi da guerra per proteggere traffico commerciale

 

 

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L’equipaggio cinese della nave "Zhenhua 4", abbordata pochi giorni fa nel Golfo di Aden, è riuscito a respingere i pirati somali lanciando contro i corsari bottiglie, lattine e tutto quello che poteva essere trasformato in un proiettile. nella foto in alto si vede un membro dell’equipaggio pronto a tirare quella che sembra una bottiglia molotov. Altri cinesi hanno usato addirittura potenti idranti (Reuters)

 

 

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WASHINGTON – I marinai questa volta sono stati più bravi e coraggiosi dei pirati somali. L’equipaggio cinese della nave "Zhenhua 4", abbordata pochi giorni fa nel Golfo di Aden, è riuscito a respingere i banditi. I marinai si sono barricati nella zona alta del ponte ed hanno iniziato a lanciare contro i corsari bottiglie, lattine e tutto quello che poteva essere trasformato in un proiettile. In una foto si vede anche un membro dell’equipaggio pronto a tirare quella che sembra una bottiglia molotov. Altri sono invece ricorsi ai potenti idranti. Un gruppo di pirati, schierato nella parte centrale del ponte, ha minacciato l’uso delle armi ma non è bastato a piegare la resistenza.

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I SOCCORSI DOPO UN'ORA - Dopo oltre un’ora sono arrivati in soccorso della nave due elicotteri ed un’unità malese che hanno costretto alla fuga i predoni. Dopo il drammatico episodio, la Cina ha annunciato l’imminente invio di una nave militare per proteggere il traffico commerciale. Mossa imitata anche dall’Iran, particolarmente inquieto per la situazione nell’area. In queste settimane si è discusso a lungo circa l’opportunità di schierare guardie armate per proteggere i mercantili. Alcuni esperti militari ritengono che sia la risposta più immediata mentre tra gli armatori si nutrono dubbi in quanto si temono le conseguenze di uno scontro in alto mare.