13/07/2011

Los Angeles, la moglie fa come Lorena Bobbit nasconde la droga nel cibo e poi lo evira

Los Angeles, la moglie fa come Lorena Bobbit nasconde la droga nel cibo e poi lo evira

A quasi vent’anni di distanza da Lorena Bobbitt, caso analogo in California, una moglie in crisi coniugale ha drogato di nascosto il marito, lo ha legato al letto e lo ha evirato con un coltello, gettando poi il suo pene nella spazzatura

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08/01/2011

Fidenza, morti madre e i due figli

Fidenza, morti madre e i due figli

L'allarme dato dal consorte, impiegato in una ditta di vigilanza. La donna avrebbe sparato ai bambini con la pistola d'ordinanza del marito, poi si sarebbe uccisa

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21/11/2010

«Mio figlio mi chiede sempre: "Quando torna la mamma"?»

«Mio figlio mi chiede sempre: "Quando torna la mamma"?»

IL COLLOQUIO SUL «CORRIERE» IN EDICOLA. Parla Adrian Hahaianu, marito dell'infermiera Maricica uccisa con un pugno alla stazione del metrò Anagnina. «Gli spiegherò: ma ora il piccolo ha solo tre anni»

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08/11/2010

Torino, ritrovato il corpo della moglie uccisa dall'amante

Torino, ritrovato il corpo della moglie uccisa dall'amante

IL FRATELLO DELLA VITTIMA: ERA IL FINALE CHE TEMEVAMO». I resti di Marina Patriti erano sepolti quasi davanti all'uscio della casa della donna accusata del delitto

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28/08/2010

Lite tra medici in sala parto: gravi donna e bimbo

Lite tra medici in sala parto: gravi donna e bimbo

E' accaduto a Messina. Alla puerpera di 30 anni è stato asportato l'utero, il bambino ha subito durante l'intervento due arresti cardiaci. Dopo la denuncia presentata dal marito della paziente ai carabinieri la Procura ha aperto un'inchiesta

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15/06/2010

«Torno tra 2 minuti» Ma è scomparsa da venti anni

«Torno tra 2 minuti» Ma è scomparsa da venti anni

Il mistero a Llangollen, nord ovest del Galles. Reso noto il biglietto lasciato dall'antiquaria Evans sulla porta del negozio prima di sparire nel '90

 

 

Trevaline Evans
Trevaline Evans

Alle 12.40 del 16 giugno del 1990 Trevaline Evans uscì dal suo negozio di antiquariato «Attic Antiques» in Church Street a Llangollen, nord ovest del Galles, lasciando un bigliettino in cui diceva «torno fra due minuti». Sono passati vent’anni da quel giorno, ma dell'allora 52enne signora non si è più saputo nulla, tanto che il suo è considerato uno dei misteri più sconcertanti (e tuttora irrisolti) che la polizia locale si sia mai trovata ad affrontare. A due decenni di distanza la gente di Llangollen aspetta ancora delle risposte: da qui la decisione della polizia di rendere pubblico il famoso bigliettino lasciato dalla Evans sulla porta del suo negozio, nella speranza, come dice il Daily Mirror, che qualcuno riesca finalmente a ricordare qualcosa e a far definitivamente luce sul mistero dell’antiquaria scomparsa.

I MOVIMENTI DELLA DONNA - Stando a quanto hanno potuto ricostruire gli agenti riguardo ai movimenti della Evans di quel giorno di venti anni fa, pare che, venti minuti circa dopo essere uscita dal suo negozio, l’antiquaria abbia comprato una mela e una banana e sia stata vista attraversare la strada nei pressi di Castle Street, da dove avrebbe poi fatto ritorno al negozio, come confermerebbe la buccia di banana trovata nel cestino, anche se in effetti nessuno l’avrebbe vista rientrare. Nella bottega antiquaria sono stati rinvenuti anche la borsa e la giacca della donna, vicino ad un mazzo di fiori e a della frutta che evidentemente intendeva portare a casa. In base ai rapporti della polizia, la Evans avrebbe aperto il negozio come sempre alle 9.30, lasciando la sua Ford Escort blu parcheggiata a una trentina di metri di distanza, e durante la mattinata avrebbe ricevuto circa 25 telefonate di amici e clienti e tutti hanno confermato che la donna appariva felice e tranquilla. L’ultimo avvistamento certo risalirebbe alle 14.30 del pomeriggio in Market Street: cinque minuti più tardi, infatti, una donna corrispondente alla descrizione dell’antiquaria sarebbe stata vista camminare lungo la A5 in direzione di Corwen, mentre alle 15.45 ci sarebbe stato un avvistamento simile. Poi, più nulla. La Evans sembra essersi letteralmente volatilizzata e a nulla sono valse le ricerche che si sono susseguite in tutti questi anni.

DAI SOSPETTI SUL MARITO AI SENSITIVI - «È senza dubbio l’inchiesta più strana nella quale mi sia imbattuto – disse del 1992 il detective Colin Edwards che era a capo delle indagini – perché non si capisce davvero come sia possibile che una donna felicemente sposata possa svanire senza lasciare alcuna traccia in un sabato mattina di sole e in pieno centro». Come spesso succede in questi casi, il primo sospettato fu il marito Richard che, al momento della scomparsa della moglie, era a Rhuddian a fare dei lavori di ristrutturazione nella loro casa di vacanza: l’uomo è stato arrestato, interrogato e alla fine rilasciato senza alcuna accusa, mentre i presunti avvistamenti della Evans sono continuati e hanno spaziato da Londra alla Francia, per finire addirittura in una remota cittadina dell’Australia. Nel corso delle prime indagini, venne distribuito il disegno di un uomo con un blazer blu che qualcuno disse di aver visto insieme con la signora, ma si trattò di un buco nell’acqua, esattamente come quello del 1993, quando una donna sostenne di aver «avvertito» che il corpo dell’antiquaria fosse sull’argine di un canale vicino a Llangollen e per questo vennero impiegati i cani di ricerca, senza successo, o quello dell’anno prima, quando una medium ammise di «sentire» la presenza della Evans in una foresta delle vicinanze. In realtà, si trattò solo di mitomani. Anche quando il caso venne riaperto nel 2001e furono affissi manifesti della donna scomparsa e si susseguirono appelli in tv, non si fece alcun passo in avanti.

Simona Marchetti


29/04/2010

«Non porti il velo»: violenta la moglie e le rapisce il figlio di tre anni

«Non porti il velo»: violenta la moglie e le rapisce il figlio di tre anni

BIMBI CONTESI. «Te lo riporto morto, piuttosto che farlo ritornare da te». La donna di 29 anni ha denunciato il marito egiziano

 

 

Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Foto LaPresse)
Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Foto LaPresse)

ROMA - Non portava il velo. Rifiutava di coprirsi il volto quando il marito egiziano invitava gli amici a casa. Una «ribellione» pagata a caro prezzo: a 29 anni una ragazza romana si è ritrovata in un incubo. Anzi, in un doppio incubo: picchiata e anche violentata dal coniuge, un coetaneo che lavora presso un banco di fiori, e privata del figlio piccolo, rapito dal padre durante un viaggio dai nonni in Egitto. Una vicenda andata avanti per quasi un anno, fra minacce, violenze e soprusi. Poi la giovane, disperata per la sorte del bimbo di tre anni e terrorizzata all’idea di non poterlo più vedere, ha deciso di rivolgersi alla polizia denunciando il marito. E il ragazzo è stato arrestato dagli investigatori della Squadra mobile. Nei suoi confronti le accuse sono molto pesanti: sequestro di persona, violenza sessuale, sottrazione di minore, maltrattamenti in famiglia, percosse. Il gip Nicola Di Grazia ha convalidato il provvedimento notificato all’egiziano al suo rientro a Roma per riprendere a lavorare.

(LaPresse)
(LaPresse)

Già nei mesi scorsi la ragazza aveva raccontato agli agenti ciò che era stata costretta a subire. Un’escalation di violenze, arrivate al culmine nel gennaio scorso. Grazie a un escamotage, ora al vaglio degli investigatori, il fioraio è riuscito a far rilasciare un passaporto al bambino che ha seguito i genitori dai nonni. Giunti al Cairo, però, il padre ha obbligato la moglie a ripartire per l’Italia. Un viaggio-trappola, un piano messo a punto anche con minacce alla donna: «Te lo riporto morto, piuttosto che farlo ritornare da te», ha detto l’egiziano, intenzionato a far crescere il figlio dai nonni. Le indagini della polizia, con gli investigatori egiziani e il Servizio di cooperazione internazionale, hanno fatto fallire tutto. Dopo una trattativa con i genitori del fioraio, il piccolo è stato consegnato alle autorità del Cairo e imbarcato su un volo per Roma accompagnato da una hostess delle linee aeree egiziane. Ed è stato così che martedì scorso ha potuto riabbracciare la mamma.

Rinaldo Frignani


03/02/2010

Sposa bambina «venduta» a 13 anni Arrestati un romeno e sua madre

Sposa bambina «venduta» a 13 anni Arrestati un romeno e sua madre

 

BRESCIA. Il caso è stato scoperto perché la ragazzina è andata in ospedale, preoccupata del contagio da virus Hiv

 

MILANO - «Sposa» a 13 anni. Per una ragazzina romena l'abito bianco è arrivato troppo presto, insieme a un atto notarile con il quale i genitori la «affidavano» fino al 2014 alla famiglia dello sposo, un connazionale di 21 anni. Il rito rom è stato celebrato in Romania, e la ragazzina è stata poi portata a Brescia, dove da anni vive la famiglia del «marito». Ma quando sono cominciati i rapporti sessuali la ragazzina si è preoccupata, perché lui è malato di Aids. Ha chiesto aiuto, e la vicenda è stata scoperta dalla Polizia. L'uomo è stato arrestato all'alba di mercoledì dagli agenti della squadra Mobile di Brescia per violenza sessuale e riduzione in schiavitù, in concorso con la madre, anche lei arrestata.

LA SCOPERTA - A fine settembre, poco dopo il matrimonio, la ragazzina è arrivata a Brescia. La prima segnalazione del suo caso è arrivata dall'ospedale dove il 21enne è in cura per i suoi problemi di salute. La madre dell'uomo, preoccupata per una eventuale gravidanza, ha presentato la nuora-bambina al medico. Sono scattate le indagini della polizia ed è arrivata la prima perquisizione, che ha accertato che la minore viveva in uno stato di semiclandestinità, non frequentava la scuola e non poteva vedere estranei. Dopo i controlli la famiglia del «marito» ha cercato di mettersi in qualche modo in regola iscrivendo la ragazzina a scuola, ma le sue condizioni non sono migliorate.

IL PRIMO RAPPORTO - Al compimento dei 14 anni, dopo un rapporto sessuale, la sposa-bambina è andata di nuovo dal medico, preoccupata per la sua salute. Intanto gli elementi raccolti dagli agenti hanno portato all'emissione del provvedimento di custodia cautelare in carcere. Per la ragazza è stata una liberazione: ora è stata affidata a una comunità protetta. E' stato difficile spiegare le accuse al 21enne e alla madre, che si ritenevano perfettamente «a posto» con le usanze della loro gente. Nell'ordinanza di custodia cautelare i reati contestati vanno dalla violenza sessuale alla riduzione in schiavitù. Si fa riferimento anche alla convenzione di Ginevra e alla violenza psicologica su una bambina costretta a crescere troppo in fretta. Nel 2008, sempre a Brescia, era stato scoperto un altro caso simile: un kosovaro di 21 anni aveva sposato una 12enne, dalla quale aveva avuto una figlia. Anche per lui erano scattate le manette.

Redazione online


31/01/2010

Lella Bertinotti perde le staffe con la Iena

Lella Bertinotti perde le staffe con la Iena

 

Dopo la notizia della presunta separazione tra lei e il marito. «Questa purtroppo è l'Italia del gossip». Nel parterre di una sfilata di Gattinoni la moglie dell'ex leader Prc, avvicinata da Lucci, si sfoga con la Scajola


Lella Bertinotti (Eidon)
Lella Bertinotti (Eidon)

 

 

 

ROMA - «Questa purtroppo è l'Italia del gossip». A Lella Bertinotti le indiscrezioni sulla presunta separazione tra lei e il marito Fausto non sono proprio andate giù. E di fronte all'ennesima richiesta di spiegazioni - con la Iena Enrico Lucci che le chiedeva se avesse fatto pace con l'ex leader di Rifondazione - non ci ha visto più.

«QUESTA È L'ITALIA» - La signora Bertinotti era nel parterre di una sfilata romana di Gattinoni, a Borgo Santo Spirito in Sassia. Dopo l'assalto di Lucci, infastidita, si è rivolta alla sua vicina di posto, Maria Teresa Scajola, moglie del ministro dello Sviluppo economico. E si è sfogata: «Hanno fatto dei gossip sulla separazione tra me e mio marito che abbiamo cercato di fermare ancora prima che andassero in pagina, quando ho capito le intenzioni del giornalista. Ma hanno pubblicato lo stesso il loro gossip nonostante gli avessi passato al telefono mio marito che smentiva. Questa è l'Italia».

Redazione online


14/01/2010

Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia

Tra me e Bettino una promessa: il suo corpo non tornerà mai in Italia

 

«Non tutti ci credettero quando dissi che sarei rimasta ad hammamet». Anna Craxi: vivo nella nostra casa sulla collina e riposerò con lui

 

Bettino Craxi ad Hammamet (Ansa)
Bettino Craxi ad Hammamet (Ansa)

HAMMAMET (TUNISIA)— Craxi lo seppellirono su un furgone Transit, dentro una fossa scavata nottetempo nella sabbia, sotto le mura della medina di Hammamet. Nella concitazione del funerale, un fotografo ci cadde dentro, lo tirarono fuori i colleghi a braccia. La bara era troppo piccola per il suo corpo: dovettero togliere il rivestimento di zinco per poterla chiudere. Dieci anni dopo, domenica prossima, verrà qui a onorarlo mezzo governo. Il suo migliore amico è presidente del Consiglio. La sua città gli dedica una via. Rino Formica e altri propongono di riportarlo in Italia. Lui però è ancora qui, tra le tombe di coloni francesi del secolo scorso e la lapide di un bambino che «visse tra due crepuscoli».

«E qui Bettino resterà, come lui stesso ha stabilito. Per me non è cambiato nulla. Ho tenuto fede a quanto dissi allora: sono rimasta ad Hammamet, sono diventata cittadina della Tunisia. Vede quella lapide, vicina a quella di mio marito? È di mia madre, Giuseppina. Ha vissuto con me fino a quando non è morta, qui, nell’agosto del 2008, a 98 anni. Vede quello spazio accanto a Bettino? È per me. L’abbiamo tenuto libero in tutti questi anni. Ce lo siamo promessi quando vedemmo per la prima volta questo cimitero, nel 1967: un domani riposeremo insieme». Anna Craxi viene qui quasi ogni giorno, in silenzio. Non ha dato interviste per questo anniversario, né lo farà. «Non tutti ci credettero, quando dissi che non sarei tornata in Italia. Invece vivo nella nostra casa sulla collina, con la sua pensione da parlamentare: 5.127 euro. Non ci credevano neppure quando Bettino diceva che sarebbe tornato solo da uomo libero. Era una persona di parola, mio marito. Non potevo essere da meno». Dieci anni fa si celebrarono le esequie di un uomo in disgrazia. Funerali di Stato; ma dello Stato tunisino. Berbere le divise del picchetto d’onore. Litanie in arabo. Al governo c’era D’Alema, che mandò Minniti, Dini e Angius: entrarono in chiesa cinque minuti dopo l’inizio ma furono notati lo stesso e presi a monetine, come Craxi sotto il Raphael. Uno che c’era allora e tornerà adesso, Fabrizio Cicchitto, racconta che pareva di essere tra reduci di Salò: una rabbia da esuli in patria. Volti noti alle cronache — Giallombardo, Mach di Palmstein, Renato Squillante, Del Turco, La Ganga —, giornalisti amici — Onofrio Pirrotta, Alda D’Eusanio stretta a Mengacci— e una piccola folla di assessori, amministratori della Metro milanese, dirigenti siciliani del Psi che nella caduta del capo avevano visto il segno della propria disgrazia. Da quel giorno, al cimitero sono stati raccolti 25 registri zeppi di firme. Migliaia di italiani sono stati sulla tomba di Craxi. Qualcuno lo maledice, altri gli chiedono perdono. Chi invoca la punizione divina su Borrelli, chi sui comunisti. Gli rimproverano Berlusconi e lo ringraziano per Berlusconi.

Dieci anni fa, al cimitero, Berlusconi piangeva con le lacrime. Al suo fianco c’era anche Veronica, che — ricorda Anna Craxi— negli anni dell’esilio telefonava ogni sera. Berlusconi chiamava di rado, sempre dall’estero, per paura delle intercettazioni. Dice oggi Bobo, che ad Hammamet ha passato le vacanze di Natale: «La guerra del Cavaliere non è la nostra. La nostra guerra è finita con la morte di papà. Il paragone è improponibile: Berlusconi è il padrone d’Italia, non ha nulla da temere; Craxi era solo contro i giudici. Io ho cercato di tenerne viva l’eredità salvando un piccolo partito socialista. Non ci sono riuscito. Ricordo quando con De Michelis andavamo ai vertici di maggioranza, tra il 2001 e il 2006: ci trattavano con sufficienza, come intrusi; l’unico cortese era Fini. Da questo anniversario non mi attendo nulla, fuorché le parole di Napolitano. Ho parlato spesso con lui, nei due anni che sono stato nel governo Prodi. Credo che il capo dello Stato dirà cose destinate a lasciare il segno». La casa sulla collina è quasi come l’ha lasciata lui. La piscina senz’acqua, i cimeli di Garibaldi, il busto del Duce, una delle false teste di Modigliani omaggio dei burloni livornesi, il ritratto di Anna vestita di rosso. Qualche ospite ha creduto di riconoscere un quadro di sua proprietà e ha intentato una causa per ricettazione. Foto di Stefania bambina sul pony e di Craxi gigantesco con una lady Diana quasi intimidita; Bobo in divisa da recluta dell’Aeronautica, Reagan con il cappello da cow-boy. Ricorda la signora Anna che, una delle prime estati, quando i figli erano piccoli e vedevano le vacanze nella Tunisia preturistica come un incubo, il marito inventò una caccia al tesoro, animata da un personaggio immaginario: Axi. Ogni sera Axi lasciava un biglietto con l’indicazione per il giorno dopo. Stefania ha conservato l’ultimo: «Picchi picchi/ siete proprio due bei micchi/ il tesoro è qui a due passi/ e voi due cercate sassi/ il tesor, milioni e rotti/ troverete in via Condotti». Il tesoro— un baule con monete e mani di Fatima portafortuna — era nella condotta dell’acqua, trovata dal rabdomante del villaggio. Poi Hammamet (che è il plurale di «hammam» e quindi significa banalmente Bagni) divenne luogo dell’immaginario. Paolo Rossi cantava: «Dov’è finita la fontana di piazza Castello? Ad Hammamet! » . «Ad Hammamet!» gridava Pecoraro Scanio, futuro ministro, salendo in groppa a un cammello al Gilda on the Beach, dopo aver tagliato la torta per il compleanno di Tangentopoli. Tra il ’94 e il 2000 la casa sulla collina divenne la scena di una vicenda a tratti drammatica, a tratti picaresca. Arrivavano Lucio Dalla dopo un concerto a Cartagine e volenterosi con le presunte prove che Di Pietro era un agente della Cia, Vauro con un sacchetto di terra italiana emilitanti socialisti con caciotte e dolci regionali, Arafat e l’intera giunta di Aulla. Artisti minori dipingevano e scolpivano in veranda. All’ingresso vegliavano le Tigri dei corpi speciali di Ben Alì: un giorno — ricorda Bobo — riferirono con toni da cospiratori di «un italiano sorpreso mentre preparava un attentato a Craxi, che aveva detto di chiamarsi Scalfaro o Scalfari. Ci facemmo due risate». Bettino dipingeva vasi tricolori, mandava fax ai giornali anche di notte e scriveva furiosamente: un giallo, Da Parigi a Hammamet, poesie che ora saranno pubblicate, la storia di un martire cristiano in Tunisia rimasta incompiuta.

Poi, a ogni anniversario, si è celebrato qui il rito craxiano. Voli charter con mezza pensione e pernottamento, tutto incluso. Gare di processi tra i pellegrini (la spuntò Giovanni Battista Lombardozzi sindaco di Guidonia: 22 assoluzioni su 22). Antonio Craxi, il fratello, che ne vaticinava la reincarnazione, il sindaco di Aulla che progettava di trafugare la salma. Cene da Achour, il ristorante che ancora espone il suo ritratto. Chokri, il piccolo cui Bettino pagò i denti nuovi, è partito militare. Marcello, il centralinista del Raphael, si è convertito all’Islam: ora si chiama Mohammed, ha sposato una tunisina, gli è appena nato il secondo figlio. Racconta Bobo che il cimitero sotto le mura della medina è diventato anche «il rifugio del capro espiatorio. Il debito pubblico? Colpa di Craxi. Di Pietro? Colpa di Craxi. Berlusconi? Colpa di Craxi. Un giornale importante mi chiamò per informarmi che in realtà Noemi Letizia era figlia sua, e quindi mia sorella: minacciai querela. La tomba di Craxi come una discarica per ogni male della nazione». Forse. Ma anche segno di una storia patria che — sia pure in circostanze imparagonabili — non depone i leader ma li abbatte. Monza, piazzale Loreto, via Caetani. Ferita aperta, pietra dello scandalo, memento di quanto l’Italia sappia essere prima servile e poi crudele.

Aldo Cazzullo