25/10/2010

La blogosfera degli «invisibili»

La blogosfera degli «invisibili»

Far comunicare i senzatetto e raccontante le loro storie. La missione di un ex consulente di marketing americano che con la crisi economica ha perso tutto

Continua...


23/02/2010

«Io, manager tradita dall’azienda. Dopo il parto costretta a licenziarmi»

«Io, manager tradita dall’azienda. Dopo il parto costretta a licenziarmi»

 

Stefania Boleso, 39 anni, dieci anni da responsabile marketing: ero pronta a mille sacrifici. Storia di una bocconiana. Convocata dal direttore appena rientrata: «Grazie, non ci servi più»

 

 

Mamma e figlia fotografate nella loro casa (Fotogramma)
Mamma e figlia fotografate nella loro casa (Fotogramma)

«Buongiorno dottoressa. Il direttore generale la aspetta nel suo ufficio». La voce della segretaria lasciava intuire un certo distacco. Strano. Torni dalla maternità, di solito i colleghi ti accolgono con un sorriso e mille domande. Come va la piccola? Piange? Come ti sei organizzata a casa? Stefania Boleso, 39 anni, marketing manager di Red Bull Italia (multinazionale austriaca presente in oltre 180 Paesi, ndr) non ha voluto ascoltare quel brivido di disagio. Come uno sportivo che si è preparato al meglio, dopo dieci mesi di maternità era stanca di immaginare la gara imminente. Baby sitter assunta a tempo pieno, marito pronto a dare una mano nelle emergenze: meglio scendere in campo e giocare. E allora via, dal capo. «Buongiorno Stefania. Scusa ma... Per motivi di costi la tua posizione non è più prevista». Tradotto: devi andartene. Con le buone o con le cattive. «Non dimenticherò mai quell’attimo — racconta adesso Stefania Boleso —. Erano le dieci del mattino del 30 settembre scorso. E’ stato come essere lasciata dal primo amore».

Una firma per cancellare oltre dieci anni di lavoro e un percorso professionale da manuale: laurea in Bocconi con 110, un anno e mezzo in una multinazionale americana (Sarah Lee) «per farmi le ossa» e poi l’ingresso in Red Bull quando il marchio in Italia era sconosciuto e la filiale tutta da costruire. Oggi la bibita è famosa anche nel nostro Paese. E l’azienda in Italia dà lavoro a 150 dipendenti. «Mi hanno fatto una proposta economica. Ho rifiutato—racconta oggi Boleso davanti a una tazza di caffè —. Ho deciso di tenere duro per orgoglio. Gestivo un budget di 18 milioni di euro ed ero il punto di riferimento di 28 persone: tutta l’area marketing. Durante la maternità ero sempre rimasta in contatto con l’azienda. Per dire, mia figlia doveva nascere il 25 dicembre e io il 18 ero a una riunione. A quel progetto ho dato l’anima. Invece l’azienda non mi ha nemmeno messa alla prova. Come si sono sbagliati. Io ci sarei riuscita a mettere insieme la famiglia con il lavoro. Avrei dato il sangue pur di farcela».

Dopo il «gran rifiuto», per Stefania Boleso sono arrivati momenti difficili. «Sono stata spostata in un locale a pian terreno riadattato a ufficio, distante cinque piani dal resto dell’azienda. Mi hanno tolto la responsabilità del marketing. In teoria avrei dovuto lavorare con due colleghe. Peccato che entrambe fossero in maternità. Insomma, ero sola». Boleso ha resistito poche settimane. «Un giorno mi è venuto un attacco di panico, ho creduto di morire. Al pronto soccorso mi hanno detto che stavo rischiando l’esaurimento. Alla fine ho mollato. Il 19 dicembre ho firmato la resa. Ho scambiato i miei diritti con una buonuscita. Non avevo alternativa: dopo aver perso cinque chili e la serenità, non mi sono sentita di imporre altre tensioni alla mia famiglia». Che cosa farà adesso, Stefania? «Questa esperienza mi ha cambiata — risponde la manager —. Ieri criticavo chi dava meno del 110% sul lavoro. Adesso sto cercando di attribuire un nuovo senso agli ultimi dieci anni. Ho deciso di ripartire raccontando questa storia. "Guarda che poi nessuno ti offrirà più lavoro", mi ha detto qualcuno. Il rischio c’è. Ma credo vada corso. Quantomeno per aiutare mia figlia a vivere in un mondo migliore».

Rita Querzé


23/05/2009

Promotore di buon vino d'annata cercasi

Promotore di buon vino d'annata cercasi

 

Stipendio: 10mila dollari al mese. L'offerta di lavoro di una nota azienda americana: il futuro dipendente dovrà gestire una pagina di Facebook

 

SAN FRANCISCO - Bere vini di qualità e promuoverli sui social network guadagnando 10mila dollari al mese. Se qualche settimana fa "il lavoro più bello del mondo" è stato assegnato a un giovane inglese, una nuova singolare offerta lavorativa sta spopolando sul web. A presentarla è la Murphy-Goode Winery, nota azienda vinicola americana che si rivolge agli amanti dei vini pregiati. La società è alla ricerca di una persona in grado di degustare vini d'annata e di sponsorizzare le loro qualità sulla Rete. Il compito principale del futuro dipendente, che lavorerà per sei mesi nella Contea di Sonoma, una delle più prestigiose aree vinicole californiane, sarà quello di gestire una pagina di Facebook: qui egli posterà video, foto e messaggi che raccontano la sua esperienza tra i vigneti americani. Inoltre dovrà narrare la sua attività giornaliera su diversi blog e tenere una sorta di diario personale su Twitter. Il lavoro dovrebbe iniziare il prossimo 15 agosto e oltre ad essere ben retribuito (si guadagneranno circa 60mila dollari) il vincitore della selezione alloggerà gratuitamente in una splendida casa e tutte le sue spese saranno a carico dell'azienda.

SELEZIONE - Per partecipare bisogna postare sul sito www.areallygoodejob.com un breve video motivazionale e sperare nella sorte. Il termine ultimo per inviare la propria candidatura è il 19 giugno. Poi cominceranno le selezioni e il 26 giugno sarà stilata la classifica dei 50 finalisti. Quindi il 7 luglio sarà nominata la top ten che si contenderà l’ambito lavoro: il vincitore sarà annunciato il 21 luglio. Quest'ultimo avrà poco più di tre settimane per prepararsi e partire per questa emozionante avventura. L’offerta di lavoro, sponsorizzata sui blog e sui social network, è stata lanciata da appena tre settimane, ma già decine di migliaia di persone hanno visitato il sito della azienda vinicola e diverse centinaia di utenti hanno postato un video per candidarsi. La Murphy-Goode Winery fa sapere che il lavoro non sarà affidato a esperti sommelier, ma a persone che amano il vino e che vogliono conoscere i segreti della viticoltura.

ESPERTO DI SOCIAL NETWORK - La figura ricercata dalla Murphy-Goode Winery è chiamata social media whiz (letteralmente "asso dei media sociali"), ovvero una persona che sa promuovere le aziende sui social network e su internet . Secondo il «New York Times» le prime società internazionali a introdurre nel proprio organico uno specialista dei social network sono state General Motors, Comcast e JetBlueAirways, ma oggi dopo l'esplosione in tutto il modo della moda di Facebook e Twitter, nessuna grande compagnia può farne a meno. Queste figure professionali sono ben pagate, ma allo stesso tempo svolgono un'attività che difficilmente s'improvvisa: l'esperto dei nuovi media sociali infatti deve stimolare gli utenti di Internet promuovendo dibattiti sulle ultime offerte presentate sul mercato dalla sua azienda, "coccolare" i clienti più affezionati e evitare che commenti negativi postati sul web danneggino l'autorevolezza del brand per cui lavora. Josh Bernoff, dipendente della Forrester Research (società di ricerca americana che analizza i cambiamenti apportati dalle nuove tecnologie) e autore di un libro sui nuovi media, dichiara: «Queste nuove figure professionali non devono fare solo pubbliche relazioni, ma devono mostrare personalità». Secondo Bernoff gli specialisti dei social network conoscono le abitudini e le preferenze degli utenti e mantengono sempre un certo stile. E poi, taglia corto: «Non tutti possono fare questo tipo di lavoro».

 

 

Francesco Tortora


08/03/2009

Mike tradisce Berlusconi per Fiorello

Mike tradisce Berlusconi per Fiorello

 

Pubblicità a sorpresa su Sky senza chiedere il permesso a Mediaset. Il primo caso di «guerrilla marketing»

 

Nella storia della tv italiana è il primo caso di «guerrilla marketing», di promo non convenzionale, di utilizzo creativo a spese della concorrenza. Ieri sera, prima del derby Toro-Juve, Mike Bongiorno, il presentatore per antonomasia di Rai e Mediaset, ha lanciato il nuovo programma di Fiorello su Sky. Senza chiedere permesso a Berlusconi. E due sere prima Fiorello si era presentato davanti alle telecamere di «Blob» recitando la parte del povero emarginato.

«Grazie di essere venuti — aveva detto —. Io proprio non sapevo a chi rivolgermi, mi stanno facendo terra bruciata. Mi rivolgo a voi amici di Blob perché faccio un programma televisivo, sapete che va sul decoder, su Sky... Mi hanno lasciato solo... Berlusconi me l'aveva detto, "non andare a Sky, vai a Sky, pagherai". Sto pagando perché nessuno vuole fare pubblicità per questo spettacolo». La Rai gli ha così regalato un promo, «a gratis», con ampio riscontro mediatico. Non solo: in cambio di un'«intervista esclusiva» a Valerio Staffelli (il tapiroforo di «Striscia la notizia»), Fiorello ha ottenuto la copertina di Tv Sorrisi e canzoni della Mondadori. E grazie a una efficace pubblicità negli stadi, il lancio del suo nuovo programma è apparso di rimbalzo su tutte le reti che si sono occupate di calcio. Che tutta questa azione non sia frutto del caso, lo dimostra l'innovativa e spiritosa campagna di lancio che da ieri è «on air» sulle reti Sky: un'attività di «guerrilla promo », che prevede una serie di incursioni di Fiorello in spazi informali ed esclusivi della piattaforma Sky (promo, ovviamente, ma anche scorrerie nel mosaico di SkyTg24, sull'epg, addirittura al call center, con un saluto agli abbonati). Davvero un ottimo lavoro. A rendere ancora più appassionante il caso, c'è da registrare il rifiuto di Sipra (Rai) e Publitalia (Mediaset) di mandare in onda gli spot Sky del nuovo programma di Fiorello. «Non abbiamo ritenuto di prenderli in considerazione »; «Non si favorisce la concorrenza», questo il tono delle risposte.

In effetti è vero: non si è mai vista pubblicità a pagamento di programmi Rai su Mediaset e viceversa. Ma è anche vero il contrario: spesso si vedono artisti Rai essere ospitati su reti Mediaset per lanciare qualche loro programma con ovvia e naturale restituzione del favore. Succede addirittura coi giornalisti ed è un cerimonia stucchevole, priva di ogni orgoglio aziendale. E tutti i giornali non hanno scritto che quest'anno il Festival di Sanremo è stato il trionfo dell'abbraccio Rai-Mediaset, tanto da parlare di Raiset? Qualche maligno vede persino nella chiamata di Marco Baldini alla «Fattoria» (si parla di un cachet profumato e, forse, di un futuro programma) il tentativo di rompere la coppia Fiorello- Baldini, tanto per azzoppare l'anitra che ha osato tradire la tv generalista. Dietro alle scaramucce del caso Fiorello si nasconde infatti una guerra ben più sostanziosa, giocata su piani diversi. Non è solo lo scontro epocale fra tv generalista (Rai e Mediaset) e pay tv (Sky) avente per bottino la fetta più grossa della torta pubblicitaria (di questi tempi, poi) ma è anche uno scontro all'ultimo abbonato fra piattaforme diverse: da una parte il digitale terrestre (la cui rete distributiva è di proprietà di Rai e Mediaset), dall'altro il satellite. Questa storia di «guerrilla marketing» è, a saperla leggere, un segno di buona salute. Noi parteggiamo solo per la buona tv e solo lo scontro duro, la vera concorrenza, il bisogno di sopravvivere generano buona tv. Bisogna guardare al futuro, non vivere di ricordi. Ieri mattina, sulla prima pagina del Giornale, c'era un invito a Mike (vecchio sodale di Fiorello negli spot Infostrada) perché tirasse le orecchie al discolo e gli insegnasse come si deve stare al mondo. A sera, prima di Toro-Juve, c'è stata l'irriverente risposta.

Aldo Grasso