02/10/2011
Incidente stradale, muore una ragazza
Incidente stradale, muore una ragazzaAUTOSTRADA A15. Scontro frontale, l'altro conducente era ubriaco: arrestato
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10/12/2010
«Le mie ore in cella da innocente. Adesso l'Italia mi ridia l'onore»
«Le mie ore in cella da innocente. Adesso l'Italia mi ridia l'onore»L'intervista/«A un certo punto ho pensato: non mi crederanno mai, meglio farla finita». Parla Fikri, accusato per la scompars
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07/12/2010
Yara, scarcerato il marocchino sospettato
Yara, scarcerato il marocchino sospettatoA suo favore la parola del datore di lavoro e la scoperta di un errore nelle trascrizioni. Mohammed Fikri, il giovane operaio extracomunitario fermato nei giorni scorsi, è stato liberato
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05/12/2010
Auto piomba su ciclisti: otto morti
Auto piomba su ciclisti: otto mortiSulla statale 18 in località Sant'Eufemia di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. La vettura, guidata da un marocchino, ha sbandato per cause ancora da accertare. Ci sono anche due feriti gravi
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24/09/2010
Stuprata di notte nella sua abitazione Preso il vicino: clandestino 20enne
Stuprata di notte nella sua abitazione Preso il vicino: clandestino 20enneA reggio emilia: l'uomo, Arrestato, è accusato di violenza, lesioni e violazione di domicilio. La vittima, 40enne italiana, stava dormendo quando è stata svegliata dal vicino che l'ha aggredita e violentata
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08/07/2010
Arrestato un islamico che picchiava la moglie: "Posso farlo, è mia"
Arrestato un islamico che picchiava la moglie: "Posso farlo, è mia"La legge di Maometto in Italia: arrestato dalla polizia un marocchino di 36 anni si giustifica così: "L'ho comprata con un regolare contratto e per il diritto del mio Paese sono a posto". Ma la nostra Costituzione, che lo vieta, vale per tutti: anche per gli islamici
La sua donna: una schiava comprata al mercato. Di cui disporre a piacimento, di cui fare ciò che si vuole, con potere di vita e di morte su di lei. Sembra una storia antica come quelle dei gladiatori. Eppure si ripete ancora nel Terzo millennio. Protagonista una coppia marocchina, trapiantata in Italia, a Montecchio,in Emilia. L’immigrato viveva da tempo in Italia e all’inizio del 2009, dopo il matrimonio a Casablanca, era stato raggiunto dalla moglie ventiduenne. Ora è in cella e deve rispondere di maltrattamenti in famiglia, violenza, lesioni, violenza sessuale.
Un marocchino che picchia la moglie non fa quasi più notizia in Italia. Abbiamo purtroppo dovuto commentare casi ben più gravi, addirittura l'uccisione di una moglie o di una figlia sulla base di motivazioni assolutamente incomprensibili e inaccettabili per la legge e per il costume italiano. Questa volta, però, non sarà inutile tornarci sopra, per due aspetti particolari. Il primo è che si tratta di un caso non di una singola esplosione di violenza motivata da una ragione particolare, ma di maltrattamenti continuati e gravissimi da parte di un marocchino che vive da parecchio tempo in Italia e che la giovane moglie, sposata con regolare contratto a Casablanca, ha poi raggiunto nella sua sede italiana. Un uomo, quindi, violento e brutale di per sé, a prescindere dalla sua cultura e dal comportamento della moglie. Ci chiediamo perciò: che mestiere fa questa persona? A che titolo, per quali meriti è ammesso a vivere regolarmente in Italia? Come mai è stato concesso il ricongiungimento familiare? Siamo pieni di psicologi, di assistenti sociali nelle nostre strutture sanitarie: nessuno segue e assiste il processo di adattamento psicologico degli immigrati?
Il secondo aspetto è quello che riguarda noi, e soprattutto i nostri politici, i quali si sono sempre rifiutati di riflettere sull'abisso che esiste fra la società europea e quella musulmana. La nostra è una civiltà sostanziata dall'unico concetto laico di diritto esistente nell'antichità, quello creato da Roma, sul quale si è poi radicato il dettato evangelico che ha messo alla pari uomini e donne condannando ogni discriminazione e ogni gesto di violenza (ovviamente padri e mariti violenti ce ne sono sempre stati, ma si trattava appunto di casi singoli diventati sempre più rari). Quale punto di contatto può esistere con la cultura musulmana? Maometto ha costruito il Corano sui primi cinque Libri della Bibbia (i più antichi), riguardanti una popolazione di pastori nomadi il cui senso della giustizia si fondava sulla legge del taglione, ossia sulla pena fisica.
Su questo «diritto» è basata la legge islamica. «La donna è di un grado inferiore all'uomo», recita la Sura della Vacca. Essendo inferiore, dipende dagli ordini dell'uomo, padre o marito che sia, lo deve servire. Questa è la fede dei musulmani: che vivano in Marocco o in Italia non fa nessuna differenza. In che modo far capire ai musulmani che esiste un codice di diritto «laico» che non ha nulla a che fare con il Corano? Credo che sia impossibile.
I nostri politici si debbono convincere che, contrariamente a quanto prescritto dalle norme europee, le religioni vanno giudicate e criticate quando affermano o prescrivono concetti e valori che confliggono, prima che con le nostre leggi, con ciò cui noi abbiamo dato il massimo valore: l'uguaglianza delle persone, in primis l'uguaglianza fra uomo e donna. In alcuni Stati d'America si è creduto di risolvere i problemi giudiziari della numerosa popolazione musulmana permettendo l'instaurazione di tribunali coranici. Si tratta di una decisione vergognosa per una democrazia che si vanta di essere la migliore del mondo. Di fatto una cittadina americana di religione musulmana è «di un grado inferiore all'uomo».
L'Europa, ma per prima l'Italia, patria dei maggiori giuristi che siano mai apparsi nella storia, deve impegnarsi a trovare il modo, insieme alle autorità islamiche, per eliminare quest'affermazione. Sono i principi della Costituzione italiana che devono essere affermati, al di là dagli eventuali reati, affinché questa Costituzione non sia «falsa» per i musulmani che vivono da noi.
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08/06/2010
Accoltella il compagno di 13 anni
Accoltella il compagno di 13 anniBorso del grappa. Sciocco litigio di fronte a scuola. L'aggressore è un 16enne marocchino: l'altro ragazzino, ferito a un braccio e alla schiena, è stato giudicato guaribile in 10 giorni. Non si trova il coltellino

Paura per un 13enne alle scuole medie di Borso del Grappa, nel Trevigiano (Foto web)
TREVISO - Un sedicenne, marocchino, ha ferito con un coltellino un compagno di 13 anni all’esterno della scuola media a Borso del Grappa, nel Trevigiano. Lo studente, colpito al braccio sinistro e alla schiena, ha riportato ferite giudicate guaribili in una decina di giorni. Anche l’aggressore, nel riporre in tasca il coltellino, si è ferito a un ginocchio e la prognosi è di sette giorni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno cercato finora inutilmente il coltellino. Al momento non sono chiare le ragioni dell’aggressione, anche se pare per motivi futili.
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14/01/2010
Clochard ucciso nell’acqua gelata
Clochard ucciso nell’acqua gelata
Un marocchino di 37 anni è stato trovato senza vita. «Rimasto ore con gli abiti bagnati». La denuncia dei volontari che si occupano dei senzatetto: è stato aggredito da un gruppo di giovani
NAPOLI - Non è stato soltanto il freddo a uccidere Yussuf Errahali, marocchino di 37 anni trovato morto martedì mattina su una panchina nella centralissima piazza Cavour, davanti alla stazione della metropolitana. Anzi, per quanto la temperatura della notte fosse stata gelida, Yussuf probabilmente l’avrebbe sopportata: non era la prima volta che dormiva in strada, ci dormiva sempre, come ci dormono in tanti in quella piazza di Napoli e in molte altre piazze e strade, soprattutto in prossimità delle stazioni ferroviarie. Però Yussuf la temperatura vicina a zero gradi l’ha affrontata inzuppato d’acqua gelata, dopo che un gruppo di balordi l’aveva buttato in una fontana lì a due passi e lui, intontito cronico per una vita consumata a scolare bottiglie e a cercare i soldi per la droga (fino all’altro giorno era in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio di disintossicazione), non ha saputo reagire, e nemmeno è stato capace di tirarsi su in fretta. È rimasto lì chissà per quanto tempo, e anche quando ne è uscito non aveva certo un posto dove andare a asciugarsi, cambiarsi e prendere calore.
L’inedita ricostruzione di quella che sembrava una tragedia della miseria (nella stessa notte a Napoli ce n’è stata un’altra: un uomo di 45 anni è stato trovato morto nei pressi di un’altra stazione della metropolitana) è di Stefano Piedimonte del Corriere del Mezzogiorno, che ha rintracciato testimoni e particolari. Ad accorgersi delle particolari condizioni di Yussuf sono stati i medici del 118 intervenuti tra le nove e le dieci di martedì su segnalazione di alcuni passanti. Hanno visto che l’uomo aveva i vestiti inzuppati, ma in quel momento hanno cercato di rianimarlo, hanno fatto tutte le manovre possibili, prima di arrendersi e rassegnarsi all’idea di essere intervenuti troppo tardi. Ma il racconto di quello che era successo la notte lo si deve ai volontari dell’associazione «Il Camper», operatori sociali che, per conto del Comune, girano la città cercando di portare assistenza a chi ne ha bisogno. È stato con loro che si sono confidati quelli che durante la notte avevano assistito all’aggressione subita da Yussuf. È gente che vive in strada, abituata alla diffidenza di molti: comprensibile che cercassero qualche faccia amica per raccontare quello che avevano visto. Non lo hanno fatto con i vigili urbani né con la polizia, ma con i volontari sì. E tutti hanno riferito la stessa scena: a buttare il marocchino nella fontana sarebbe stato un gruppetto composto per lo più da giovani e giovanissimi che già in altre occasioni si erano fatti vivi da queste parti e sempre per insultare e aggredire. Stavolta hanno fatto di peggio, al pari di quelli (sempre che non siano gli stessi) che nel settembre scorso diedero fuoco a un anziano che dormiva davanti alla stazione: non lo uccisero, ma da allora quell’uomo non è mai più uscito da un ospedale, in un infinito calvario tra il centro grandi ustionati del Cardarelli, la rianimazione dello stesso ospedale, e una riabilitazione difficilissima.
Probabilmente si tratta di balordi che vengono dal vicino rione Sanità, un posto che è il simbolo delle contraddizioni di Napoli, dove avvengono scene come quelle riprese in un video che pochi mesi fa ha fatto il giro del mondo (l’omicidio in pieno giorno del pregiudicato Mariano Bacioterracino), ma dove vive e opera da anni un sacerdote come don Antonio Loffredo, che è riuscito a offrire ai giovani del quartiere opportunità di lavoro che in altre parti di Napoli se le sognano, e lo ha fatto utilizzando soprattutto il patrimonio artistico e culturale della zona, come le antichissime catacombe che portano al tesoro di San Gennaro.
Che siano venuti dalla Sanità o da qualche altra parte, comunque, agli aggressori di Yussuf Errahali sta dando la caccia la polizia, informata dagli operatori de «Il camper»: e rintracciare una banda di balordi non dovrebbe essere un’impresa troppo difficile.
Fulvio Bufi
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18/08/2009
Salva un uomo che tenta il suicidio poi scappa: rischia l'espulsione
Salva un uomo che tenta il suicidio poi scappa: rischia l'espulsione
È un marocchino 22enne: il permesso di soggiorno non gli è stato rinnovato perché in passato ha rubato un'auto. L'uomo si era impiccato a un ponteggio in via inama: ora è fuori pericolo
MILANO - Ha salvato dalla morte un uomo che si era impiccato a un ponteggio del suo palazzo in via Inama, zona Città Studi. Poi si è dileguato, non prima di aver chiamato i soccorsi: il benefattore, un marocchino di 22 anni, ha il permesso di soggiorno non in regola e un decreto di espulsione a carico. Il fatto risale alla sera del 12 agosto ed è raccontato sulle pagine del quotidiano Avvenire. Mohamed è in Italia da quando aveva 15 anni e il suo permesso di soggiorno è scaduto da oltre un anno.
PERMESSO DI SOGGIORNO - «Sono rientrato in casa e l'ho visto appeso a un ponteggio, allora mi sono arrampicato e l'ho tenuto sollevato mentre un altro vicino tagliava la corda» ha spiegato il ragazzo, che non conosceva il suicida. Cesare P., 55 anni, è stato ricoverato al Niguarda ed è fuori pericolo. «Ancora un attimo e sarebbe morto - dice la moglie - Perché non vogliono dargli il permesso di soggiorno? Se non ci fosse stato Mohamed io adesso sarei vedova». Il marito penzolava a una decina di metri dal suolo e il giovane maghrebino non ha avuto dubbi: si è immediatamente arrampicato sul ponteggio, a mani nude. Della vicenda, confermata da diverse testimonianze, si è interessata l'associazione Sos racket e usura che ha scritto un appello al prefetto e al questore di Milano perché concedano al 22enne il rinnovo del permesso di soggiorno. A Mohamed, di professione elettricista, sarebbe anche stata promessa l'assunzione da parte di un'impresa edile, ma solo se risolverà la sua situazione legale. Il suo avvocato, Roberto Falessi, ha detto che il permesso di soggiorno non è stato rinnovato a gennaio del 2008, perché tre anni fa il ragazzo ha rubato una macchina. «Una sciocchezza - sostiene l'avvocato -, commessa per leggerezza ma pagata fin troppo cara: aveva preso un'auto parcheggiata per rientrare a casa una sera tardi, quando la metropolitana era già chiusa, ma aveva anche risarcito il danno al proprietario, tanto che è stato riabilitato dal Tribunale di Sorveglianza rispetto al reato di furto».
«HO FATTO UNA CRETINATA» - Nato in una famiglia di 11 fratelli, Mohamed è arrivato a Milano sette anni fa come «minore non accompagnato». Ha studiato, fino a ottenere una specializzazione da elettricista: in attesa che il Tar decida sulla sua espulsione continua a lavorare con un contratto regolare con cui paga regolarmente i 263 euro di canone d'affitto del monolocale concesso dall'ente delle case popolari. Con il suo stipendio Mohamed ha fatto assistere, studiare e laureare in legge un fratello disabile costretto in carrozzina. A 19 anni il furto: è il 13 aprile 2004, ha fatto tardi a lavoro e non sa come tornare a casa. «Ho fatto una cretinata, me lo ripeto ogni giorno da cinque anni» dice il 22enne. Sulla strada c'è una vecchia Ford. «Mi serviva solo per tornare a casa, pensavo che l'avrei fatta trovare io stesso, sono stato un cretino». È stato sorpreso in flagrante, mentre cercava di aprire l'auto, che peraltro non ha riportato danni. Per lui cinque mesi di reclusione e 400 euro di multa, pena poi sospesa. Mohamed si è presentato dal proprietario dell'auto per risarcirlo, un gesto non richiesto dalla legge e dalla sentenza.
CONDOTTA IRREPRENSIBILE - In Questura viene respinto il secondo rinnovo del permesso di soggiorno, nonostante lo scorso 14 luglio Mohamed abbia ottenuto la piena riabilitazione dal Tribunale, basata su una relazione di un Commissariato che, in un atto di tre pagine firmato da un vicequestore aggiunto e da un commissario, di Mohamed traccia un profilo dettagliato: «Dall'arrivo in Italia (anno 2000 circa) al 2006, sempre in regola con le norme sul soggiorno, non ha commesso reati e ha mantenuto una condotta irreprensibile». Eccezion fatta per il tentato furto d'auto, di altri precedenti penali Mohamed non ne ha. Per anni il ragazzo è stato volontario presso la fondazione Fratelli di San Francesco. Negli stessi giorni in cui il Tribunale trasmetteva l'avvenuta riabilitazione, il ragazzo salvava la vita al 50enne che, superati due giorni di coma, potrà tornare a casa tra qualche settimana.
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18/06/2009
Ricorso immigrato contro Atm respinto dal giudice del lavoro
Ricorso immigrato contro Atm respinto dal giudice del lavoro
Soddisfatta L'azienda dei trasporti: «tutto come previsto». La motivazione: «Ci dispiace, ma non ha presentato la domanda». Il legale: «Ora la presenteremo»
| Mohamed Hailowa, 18 anni, elettricista |
MILANO - Il giudice del Tribunale del lavoro di Milano, Maria Gabriella Mennuni, ha respinto il ricorso presentato da Mohamed Hailowa, marocchino di 18 anni, contro l'Atm (Azienda di trasporti milanesi), nel quale lamentava di non potere essere assunto in base a un decreto regio del 1931 che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nelle concessionarie del trasporto pubblico. La motivazione: il ragazzo non ha mai presentato la domanda di assunzione.
ATM SODDIFATTA, L'AVVOCATO RECLAMA - L'Atm esprime «soddisfazione» per l'ordinanza del giudice. «Siamo soddisfatti del risultato - spiega l'azienda in una nota -. Come ampiamente previsto è stato rigettato il ricorso». «A questo punto presentiamo la domanda di assunzione, e vediamo che succede», annuncia invece il legale di Hailowa, l'avvocato Alberto Guariso. Il legale ha aggiunto che lunedì presenterà reclamo contro la decisione del giudice che «contrasta con alcune sentenza della Corte di giustizia europea». «Una volta che l’Atm dichiara in giudizio che non vuole nè può assumerlo - ha chiarito l’avvocato - il giudice deve decidere nel merito, non può tirarsi indietro come ha fatto».
«NON HA FATTO DOMANDA» - Nelle motivazioni dell'ordinanza il giudice spiega che manca l'interesse ad agire da parte del giovane marocchino «difettando il requisito della concretezza che sarebbe stato raggiunto attraverso la presentazione alla convenuta (l'Atm, ndr) della domanda di assunzione». Il giovane, infatti, che voleva lavorare nell'azienda come operaio elettricista, non ha mai presentato la domanda, ma ha letto sul sito dell'azienda il bando di concorso vedendo che potevano essere assunti solo cittadini italiani o europei. Per questo ha deciso di presentare il ricorso. Il giudice nelle motivazioni però chiarisce che «il contenuto di un bando di concorso non sembra rappresentare un serio ostacolo alla semplice presentazione di una domanda di ammissione».
IL REGIO DECRETO - I legali del giovane (regolare in Italia), gli avvocati Alberto Guariso e Lidio Neri, avevano chiesto al giudice nel loro ricorso di dichiarare implicitamente abrogata la norma del regio decreto e quindi di far rimuovere il requisito di cittadinanza e, in subordine, di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Avevano parlato anche di «comportamento discriminatorio» da parte dell'azienda. Il giudice, nelle motivazioni dell'ordinanza, spiega che «solo una volta che sia stata presentata la domanda di partecipazione o ammissione diventa possibile per il giudice l'esame di quell'atto amministrativo presupposto di cui si deduce l'effetto discriminatorio». Nulla esclude infatti che, secondo il giudice, «il ricorrente possa avere accesso ad altro posto di lavoro e non avere più interesse a coltivare l'intenzione di lavorare» per l'azienda. Dunque, a parere del giudice, «sembra abnorme ordinare alla convenuta così come richiesto di accettare e valutare una domanda del ricorrente non ancora presentata», ricorrente che «si è limitato a sottoporre al giudice un astratto quesito giuridico».
LA DISCRIMINAZIONE: «VA APPROFONDITA» - Secondo il magistrato, tuttavia, «la questione per i suoi risvolti giuridici e sociali» merita «certamente un maggiore approfondimento nel merito», ma in questo caso «con profondo rincrescimento, deve fermarsi all'accertamento negativo della sussistenza delle condizioni» per il ricorso.
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