21/05/2010
Sanità, così si sprecano due miliardi all'anno Ospedali pagano i prodotti il 30% in più
Sanità, così si sprecano due miliardi all'anno Ospedali pagano i prodotti il 30% in piùI pacemaker variano da 1.250 euro in Toscana a 1.559 in Piemonte fino a 2.324 in Emilia Romagna, senza che ci sia una ragione apparente. Il ministro della Salute non esclude l'insidia delle "mazzette"
Lo stesso modello di protesi sanitaria, dalle valvole cardiache ai pacemaker, dai defibrillatori agli attrezzi chirurgici ha, in Italia, un prezzo che varia parecchio a seconda dell'Asl che lo acquista. "Repubblica" prova a squarciare il velo che copre il mercato impazzito dei dispositivi medici. E ora il ministro della Salute Ferruccio Fazio vuole togliere alle Asl il potere di acquistare questi prodotti. La Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori medici e sul disavanzo regionale ha annunciato l'apertura di un'inchiesta per porre fine a questo spreco enorme di denaro pubblico, una delle cause del disavanzo di bilancio di dieci regioni d'Italia oltreché dell'enorme crescita della spesa sanitaria nazionale. Ma a quanto ammonta lo spreco? Chi ci guadagna? Chi dovrebbe controllare?
Nessuno sa con precisione il perché di questo trend altalenante che non risparmia nessuna regione d'Italia. Che interessa il Nord quanto il Sud. E che si verifica in modo bipartisan in amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici.
CENTRALIZZARE GLI ACQUISTI
Il ministro non esclude che dietro quelle inspiegabili oscillazioni da elettrocardiogramma dei prezzi alligni la corruzione. A "Repubblica" annuncia la sua intenzione di centralizzare a livello regionale gli acquisti dei dispositivi medici, contando di risparmiare fino a due miliardi di euro all'anno. Si tratta di una cifra da capogiro se si considera che rappresenta lo 0,15 % del Pil. Ed è un argomento di estrema attualità visto che nella manovra da 25 miliardi che il governo si appresta a varare, si parla anche di tagli alla Sanità che, come capitolo di spesa, rappresenta l'80% dei bilanci regionali. "Ma prima di ricorrere a inaccettabili tagli - osserva Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera - è preferibile razionalizzare la spesa e puntare sui risparmi".
Il caso forse più clamoroso di divario dei prezzi a parità di prodotto si registra, a sorpresa, nel Nord est, nei capoluoghi del Trentino Alto Adige: il defibrillatore bicamerale della Boston scientific (modello teligen 100 Dr F110) costa, a Trento, 13.500 euro, ad appena 50 chilometri di distanza, a Bolzano, 16.100. Duemilaseicento euro in più. Perché? Ma episodi analoghi si registrano ovunque, in Italia. E il settore forse più critico è quello del cuore.
IL BALLETTO DEI PREZZI
I cardiologi infilano nelle coronarie ostruite dei piccolissimi tubicini, gli stent, che servono ad disostruire le arterie cardiache. E' una tecnologia relativamente recente che ha rivoluzionato la terapia dell'infarto e che ha ridotto vertiginosamente il ricorso al tradizionale by-pass chirurgico. Per evitare che quei tubicini vengano ostruiti dal colesterolo, vengono ricoperti al loro interno da sostanze particolari e prendono il nome di "stent medicati". Ebbene, lo "stent medicato" a rilascio di farmaco Xience V costa a Terni 594 euro, ma a Genova il prezzo misteriosamente raddoppia balzando a 1.250 euro. Per un altro modello, il Taxus Liberte-Promus Elemento, avviene inspiegabilmente il contrario: il prezzo più alto è a Terni (1.486 euro), dove costa più del doppio di quello del centro acquisti Estav-Sudest della Regione Toscana (670 euro).
Stesso discorso vale in cardiochirurgia. Una valvola aortica cardiaca percutanea ha un prezzo di 19mila euro all'Azienda ospedaliera Niguarda di Milano, di 20mila alle Molinette e di 21mila all'Estav-Sudest Toscana. Le stesse valvole meccaniche mitraliche all'Estav-Sudest della Regione Toscana costano 2.380 euro, 2.500 all'ospedale di Alessandria e 3.400 all'Azienda messinese Papardo Piemonte. I prezzi delle valvole cardiache aortiche e mitraliche biologiche oscillano dai 2.150 euro dell'Estav-Centro Toscana ai 2.500 di Molinette, Alessandria e Niguarda. Dai 2.600 euro dell'ospedale di Terni ai 3.200 del Papardo Piemonte di Messina.
Anche la chirugia non è esente dal fenomeno dell'altanena dei prezzi a parità di prodotto. I trocar - tubi che si piantano nell'addome attraverso cui si introducono fibre ottiche e strumenti chirurgici, pinze e forbici - hanno prezzi che variano all'interno della stessa Regione da un minimo di 80 euro a un massimo di 102.
Se qualunque altro prodotto presentasse oscillazioni dei prezzi di tali percentuali, dal 50 al 100 e perfino al 200 per cento, si direbbe che il mercato è in mano agli speculatori. Le associazioni dei consumatori insorgerebbero. Interverrebbe il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Gli imprenditori scorretti verrebbero perseguiti dalla Guardia di finanza. E i centri acquisti della pubblica amministrazione sarebbero indagati dalla Corte dei Conti.
LA CONGIURA DEL SILENZIO
Nel mercato delle protesi sanitarie, invece, nessuno denuncia queste gravi anomalie che vanno contro la legge della domanda e dell'offerta. Anzi, nonostante tutti ne siano a conoscenza da anni, dal ministero della Salute ad Assobiomedica, dalle Asl alle associazioni scientifiche, dagli informatori sanitari ai medici, tutti tacciono. Ottenere i prezzi di acquisto delle varie Asl è praticamente impossibile. Nessuno li fornisce. Ogni azienda sanitaria se li tiene per sé e rifiuta di renderli pubblici addirittura alle altre Asl. I dati sono taciuti al ministro della Salute - quando li richiede - dalle stesse Regioni. E' il caso della Sicilia che non ha mai inviato alle direzioni ministeriali che si occupano del monitoraggio-prezzi i dati dei loro costi di acquisto delle Asl. Perché questa omertà? Cosa si nasconde dietro la congiura del silenzio che protegge il prezziario nazionale dei dispostivi sanitari nella varie Aziende sanitarie italiane? E' un mercato dal fatturato miliardario: esclusa la farmaceutica, l'importo complessivo è di 7 miliardi all'anno.
IL SOSPETTO DI CORRUZIONE
Le ipotesi sono più d'una: per alcuni si tratta di pessima gestione amministrativa delle forniture biomedicali. Per altri è una forma di degenerazione del federalismo sanitario: ogni Regione, essendo autonoma nella gestione del proprio bilancio sanitario, fa come crede. Ma lo scenario più inquietante è che l'altalena dei prezzi nasconda, invece, episodi di corruzione e tangenti. Come ad esempio avvenne otto anni fa a Torino, quando la magistratura contrastò un vasto, quanto diffuso e addirittura decennale sistema di corruzione sulla fornitura di valvole cardiache che interessava tutto il Nord: dal Piemonte (all'ospedale Molinette), alla Lombardia fino al Veneto. In quella vicenda la tangente concordata tra fornitori e cardiochirurghi all'insaputa delle commissioni aggiudicatrici dell'appalto faceva lievitare il prezzo delle protesi (acquistate dalle Asl coi soldi del contribuente), di circa 600 euro. Allora, la spiegazione del variare dei prezzi da Asl ad Asl era dunque la presenza o meno di tangenti sulle forniture. E oggi? Ad otto anni di distanza da quello scandalo, il rischio tangenti è tutt'altro che scongiurato. Lo ammette, sconsolato ma realistico, lo stesso ministro della Salute.
STRUTTURE TRASPARENTI
"E' chiaro ed evidente - dichiara Fazio a Repubblica - che una quota definibile malaffare o corruzione non è assolutamente da escludersi. In parte può essere anche scarsa competenza, ma ben sappiamo che in sanità esistono abusi e spazi di interventi che sono contro la legge". "Lo sappiamo e non ci sfugge", osserva il ministro. Ed è per questo che, aggiunge, "vogliamo di fatto togliere alle singole Asl questo tipo di attività per conferirle sul territorio nazionale a strutture centralizzate che siano trasparenti. Dalla centralizzazione dei beni e servizi ci potremmo attendere risparmi anche molto consistenti, dell'ordine di uno e forse due miliardi di euro".
L'oscillazione dei prezzi dei dispositivi medici a parità di modello riguarda quasi tutte le specialità. Gli stessi pacemaker monocamerali con sensore della Medtronic Inc costano in Toscana 1.250 euro, in Piemonte 1.559, in Emilia Romagna 2.324 euro. Lo stesso avviene anche per le medicazioni in alginato (fibre derivate dalle alghe marine), indicate per ferite particolarmente sanguinanti. L'oscillazione all'interno della stessa regione può variare in Italia da 1,22 a 1,84 euro.
Ma gli imprenditori che sono ben consapevoli di vendere i loro prodotti medici a prezzi diversi alle varie Asl, come spiegano quel loro comportamento ai limiti dell'etica? Secondo Assobiomedica, l'associazione che riunisce 300 aziende di tecnologie biomedicali e diagnostica, le Asl non pagano. O pagano in ritardo. Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica, ha detto che l'80 per cento delle imprese del settore ha fatto partire azioni di pignoramento contro le Asl per recuperare i propri crediti insoluti, circa 5 miliardi di euro.
LA LENTEZZA DELLE ASL
"Il rivenditore si trova in una morsa spietata - spiega, con imbarazzo, il titolare di una delle più importanti società di fornitura di protesi biomedicali che ha chiesto l'anonimato - da una parte deve pagare in tempi rapidi l'azienda produttrice, dall'altra è costretto ad attendere anche 784 giorni, come avviene in Calabria, per incassare il ricavato dalle Asl. E non sempre le banche accettano di scontare le fatture. Ecco perché molte aziende non prendono in considerazione appositamente i prezzi di riferimento del ministero, per cui accettano di vendere lo stesso prodotto da una parte 2.500 euro E da un'altra 3.500, per ricaricare sui prezzi finali gli interessi, modulandoli a seconda dei tempi di pagamento che cambiano da Regione a Regione".
Come fare a sopravvivere in queste condizioni?
Ma il ritardo anche di più di due anni del pagamento dei fornitori da parte delle Asl non convince il direttore dell'Agenas, l'agezia nazionale per i servizi sanitari regionali. "Se così fosse - spiega Fulvio Moirano - assisteremmo ad incrementi di prezzi pari al costo del denaro, con variazioni dell'ordine del 5 per cento annuo, non certo a incrementi del 50, del 100 e addirittura del 200 per cento". A denunciare il mercato impazzito dei dispositivi medici è da tempo, ma del tutto inascoltato, Andrea Messori, vicepresidente della Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo). "Ogni anno - denuncia Messori - in ciascun ospedale si spendono in media 110 milioni di euro per l'acquisto di dispositivi medici soprattutto nell'ambito della cardiologia interventistica, contro 90 milioni di euro per i farmaci. Mentre per i farmaci c'è una governance, l'Aifa (agenzia italiana sui farmaci), un organo di controllo simile manca per i dispositivi. Col risultato che in questo settore il prezzo è libero con gare che si svolgono ospedale per ospedale, con un'eterogenità di prezzi enorme che possono raddoppiare o triplicare da zona a zona dell'Italia". "Ci sono differenze di prezzi - ammette Giovanni Monchiero, presidente della Fiaso, la federazione di tutte le aziende sanitarie italiane - assolutamente inspiegabili e che ci stupiscono. Quando queste differenze di prezzo sono troppo rilevanti qualche dubbio che le procedure non si siano svolte correttamente diventa inevitabile. Nella migliore delle ipotesi si tratta di scarsa capacità contrattuale dietro le quali talvolta si possono nascondere debolezze dell'animo umano".
IL NORD NON E' VIRTUOSO
Al di là del sospetto che prezzi doppi e tripli da Asl ad Asl nascondano fenomeni di corruttela, questo Far West del mercato genera sprechi di denaro pubblico, interessa tutte le regioni d'Italia comprese quelle "virtuose" del Nord, ed è una delle principali cause del disavanzo regionale di 5 miliardi di euro, il 5 per cento del fondo sanitario nazionale. Per questo la Commissione parlamentare sugli errori sanitari e sui disavanzi regionali presieduta da Leoluca Orlando aprirà un'inchiesta. Lo ha annunciato la deputata Melania Rizzoli, caprogruppo pdl in commissione. "Ci occuperemo di questo settore - annuncia Rizzoli - avviando un'indagine per evitare sprechi sanitari e ingiustizie a danno dei cittadini italiani".
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30/04/2010
Peculato e falso, 11 poliziotti arrestati dai colleghi
Peculato e falso, 11 poliziotti arrestati dai colleghiNapoli, gli agenti “antiscippo” redassero un verbale falso del sequestro di un camion di generi alimentari. Secondo l'accusa, trattennero per loro una parte del carico
Anomalie e irregolarità nei verbali di arresto di cinque rapinatori. Per questo undici agenti della sezione “Falchi” (poliziotti antiscippo) sono stati arrestati dai loro stessi colleghi con l'accusa di peculato e abuso d'ufficio. Gli indagati hanno ricevuto un'ordinanza di custodia cautelare.
I poliziotti sono stati condotti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. "Le indagini - si legge in una nota della Questura - sono state avviate d'iniziativa da parte di quest'ufficio che, a seguito di un controllo sui verbali redatti dagli operanti, aveva rilevato delle anomalie che lasciavano trasparire la non regolarità di un intervento che aveva consentito l'arresto in flagranza di reato di cinque rapinatori". "A seguito delle risultanze d' indagine - conclude la nota - la locale Procura della Repubblica ha richiesto l'emissione di provvedimenti restrittivi al giudice che ha approvato nella sua completezza il quadro probatorio e le responsabilità accertate".
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29/03/2010
Bolzano, arrestato l'aiuto parroco È accusato di abusi su 4 chierichetti
Bolzano, arrestato l'aiuto parroco È accusato di abusi su 4 chierichetti
I fatti sarebbero avvenuti tra il 2006 e il 2009. Un 28enne in manette a Varna. Sequestrati nella sua abitazione file, foto e video, di natura pedopornografica
BOLZANO - Un laico 28enne, responsabile dei chierichetti di Varna, un paesino di quattromila abitanti in valle Isarco, è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su minori e di produzione e detenzione di materiale pedopornografico. L'aiuto parroco operava anche in altre associazioni giovanili del paese che si trova vicino Bressanone. L'inchiesta del commissariato di Bressanone, coordinata dal pm bolzanino Donatella Marchesini, è stata avviata lo scorso dicembre dopo la denuncia di una madre, alla quale si sono poi aggiunte quelle di altre tre mamme. Un appello è stato fatto dal pubblico ministero alle famiglie per segnalare eventuali casi di abusi sessuali.
MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO - I fatti, contestati all'uomo, sono avvenuti tra il 2006 al 2009 e riguardano per il momento quattro ragazzini, tra 11 e 14 anni. L'arrestato si occupava delle attività giovanili anche all'interno delle sezioni locali del club alpino sudtirolese Alpenverein, dei vigili del fuoco volontari e della Caritas. Sul computer, sequestrato nell'abitazione dell'uomo, sono state rinvenute numerose foto e un filmato con esplicito contenuto pedopornografico. I file erano stati cancellati, quando l'uomo da voci di paese era venuto a conoscenza della denuncia a suo carico, ma sono stati ripristinati da periti informatici della procura di Bolzano. Le immagini sono state raccolte dall'uomo in varie occasioni, comprese i soggiorni estivi e le gite dei chierichetti. Il parroco di Varna, informato alcune settimane fa dalla procura sull'inchiesta in corso, ha immediatamente sospeso l'uomo da ogni attività. Il magistrato non esclude che il numero delle vittime possa salire, anche perché non tutti i bambini ritratti sulle foto e nel filmato sono stati identificati. Il pm ha perciò rivolto un appello alle famiglie coinvolte di segnalare eventuali abusi al commissariato di Bressanone oppure alla procura di Bolzano.
Redazione online
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30/05/2009
Arriva lo scanner in grado di vedere attraverso le bottiglie
Arriva lo scanner in grado di vedere attraverso le bottiglie
Debutterà il prossimo mese all’aeroporto di Newcastle. Riesce a stabilire se il liquido in esse contenuto è materiale esplosivo oppure innocuo
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| (Newpress) |
LONDRA (Gran Bretagna) - Debutterà il prossimo mese all’aeroporto di Newcastle il primo scanner in grado di vedere attraverso le bottiglie e stabilire così se il liquido in esse contenuto è materiale esplosivo oppure innocuo. E se l’esperimento avrà esito positivo, il Ministero dei Trasporti potrà finalmente eliminare le restrizioni attualmente in vigore circa il trasporto di liquidi nel bagaglio a mano, permettendo ai passeggeri di imbarcare bottiglie di ogni dimensione. Il divieto di trasportare liquidi sui voli inglesi risale all’agosto del 2006, quando venne scoperto un piano terroristico che intendeva colpire le tratte internazionali, e dall’Inghilterra si è ben presto esteso anche ad altre nazioni, causando un vertiginoso aumento dei costi per quanto riguarda la sicurezza visto che, come riporta il «Times», la BAA (British Airports Authority) ha speso oltre 100 milioni di euro per rafforzare i sistemi di controllo, impiegando più di 3500 persone. Eppure, malgrado i divieti in vigore (in base ai nuovi regolamenti è possibile portare a bordo contenitori di taglia non superiore ai 100 ml, messi in una busta di plastica trasparente e richiudibile), ogni mese a Heathrow vengono confiscati almeno due tonnellate di alcool e migliaia di bottigliette di profumo e articoli da toilette, mentre nel solo aeroporto di Newcastle il personale di sicurezza controlla e distrugge più di 750 bottiglie al giorno.
COME FUNZIONA - Costruito dall’inglese Kromek (con sede a Sedgefield) in collaborazione con gli scienziati della facoltà di Fisica dell’Università di Durham, il nuovo scanner per le bottiglie spara un raggio X attraverso il liquido e traccia la «caratteristica spettrale» della sostanza, che è diversa a seconda del materiale analizzato, che sia acqua, alcool o potenziale esplosivo, come ad esempio il perossido d’idrogeno. Non solo. Il dispositivo funziona anche se la bottiglia è completamente sigillata, ovvero senza residui esterni, e può «leggere» qualunque tipo di contenitore, anche se fatto di metallo. Bocche cucite sui costi di ogni scanner, sebbene Arnab Basu, amministratore delegato della Kromek, abbia negato che si tratti di «centinaia di migliaia di sterline», quanto, piuttosto, «di decine di migliaia». Secondo quanto raccontato al giornale londinese da un portavoce dello scalo di Newcastle, inizialmente il nuovo scanner verrà usato per controllare le bottiglie prese al duty free, per poi passare nelle zone di dogana e, se l’esperimento si rivelerà positivo, verrà poi introdotto anche ai ckeckpoint di sicurezza.
Simona Marchetti
13:03 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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12/05/2009
Arrestati a Bari due leader di Al Qaeda
Arrestati a Bari due leader di Al Qaeda
Attraverso il web facevano opera di proselitismo e diffondevano materiale militare. Si tratta di due cittadini francesi residenti in Belgio. Progettavano di colpire l'aeroporto di Parigi
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| Un recente video di propaganda di Al Qaeda (Reuters) |
BARI - Sono due dei presunti leader in Europa di una rete di supporto logistico di Al Qaida e per questo hanno ricevuto in carcere, dove già si trovavano da novembre per una vicenda di immigrazione clandestina, un mandato d'arresto della Digos e dell'antiterrorismo su disposizione dalla procura di Bari. Gli arrestati - due cittadini francesi da tempo residenti in Belgio, Bassam Ayachi e Raphael Gendron - farebbero parte di una cellula che avrebbe progettato attentati terroristici in diversi Paesi e che avrebbe avuto a disposizione armi (soprattutto esplosivi) utili per combattere nelle zone di guerra e per predisporre gli attentati.
AEROPORTO NEL MIRINO - I due, secondo quanto risulta agli investigatori, avevano programmato in particolare un attentato all'aeroporto «Charles De Gaulle» di Parigi. La circostanza sarebbe emersa nel corso di un'intercettazione telefonica. Ma non era il loro unico obiettivo: secondo la polizia erano già state messe in cantiere alcune azioni in altre località della Francia e in Inghilterra. Tra le finalità dell'organizzazione terroristica di cui - secondo la procura di Bari - erano ai vertici i due arrestati c'e anche l'arruolamento e l'addestramento di soggetti disponibili a compiere azioni suicide o azioni combattenti in Iraq e Afghanistan.
PROSELITISMO VIA WEB - Le indagini hanno inoltre evidenziato che i due indagati facevano proselitismo e incitavano sistematicamente alla guerra santa, anche attraverso un'articolata rete informatica nella quale inserivano materiale di natura militare, documenti propagandistici, sermoni incitanti ad azioni violente ed al sacrificio personale in azioni suicide destinate a colpire il «nemico infedele». Il materiale in questione era in parte autoprodotto, in parte prodotto dal Global Islamic Media Front, struttura mediatica riconducibile - secondo le indagini - ad Al Qaeda.
11:02 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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01/03/2009
Gli Usa: «L'Iran è pronto per fare la bomba atomica»
Gli Usa: «L'Iran è pronto per fare la bomba atomica»
L'ammiraglio Mike Mullen: «Ormai raggiunto il quantitativo di materiale necessario per la produzione», il comandante dello stato maggiore interforze statunitense
WASHINGTON - Il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Usa, l'ammiraglio Mike Mullen, teme che l'Iran possegga sufficiente materiale nucleare per costruire una bomba atomica. Alla Cnn, Mullen ha risposto «penso siano in grado di farla, francamente», quando il giornalista John King gli ha chiesto se l'Iran possiede abbastanza materiale fissile per un'arma nucleare. Mullen, che partecipa ai principali talk show televisivi domenicali, ha parlato soprattutto di Iraq, confermando che la decisione del presidente Usa Barack Obama di ritirare tutte le truppe entro il 2011 e di terminare i combattimenti a fine agosto 2010 è stata presa in collaborazione con i vertici militari, che la condividono appieno
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