29/09/2010
Inchiesta Fastweb e Telecom Sparkle: indagati furono coperti da investigatori
Inchiesta Fastweb e Telecom Sparkle: indagati furono coperti da investigatoriAlcuni degli arrestati stanno collaborando con la procura di Roma. Nuovo filone dell'inchiesta sul maxiriciclaggio da 2 miliardi: nel mirino degli esponenti delle forze dell'ordine
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06/03/2010
Inchiesta riciclaggio: nella gioielleria di Mokbel 4 milioni di diamanti
Inchiesta riciclaggio: nella gioielleria di Mokbel 4 milioni di diamanti
Il progetto prevedeva l'apertura di una catena di negozi per il traffico illegale. La compravendita delle pietre era uno dei canali usati dal gruppo criminale guidato dall'imprenditore romano
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| Gennaro Mokbel (Proto) |
ROMA - Un tesoro di diamanti trovato a Roma, nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio. La compravendita di queste pietre era infatti uno dei canali usati - insieme ad opere d'arte, dipinti e sculture - per il riciclaggio da parte del gruppo criminale di Gennaro Mokbel, l'imprenditore romano arrestato nei giorni scorsi e ritenuto l'uomo chiave dell'inchiesta - denominata "Broker" - avviata dalla procura di Roma. Nell'ambito dell'inchiesta sono state sequestrate due gioiellerie, in una delle quali i carabinieri del Ros hanno fatto un maxisequestro di diamanti per un valore stimato di circa 4 milioni di euro. I diamanti, per oltre 150 carati, sono stati rinvenuti insieme ad altri preziosi ed a denaro contante per alcune migliaia di euro. Le indagini del Ros avevano infatti accertato come gli ingentissimi capitali illegali riciclati all’estero dal sodalizio, venissero recuperati attraverso istituti di credito svizzeri, lussemburghesi e sammarinesi per essere reinvestiti nel settore dei diamanti. Le pietre preziose, in particolare - si spiega in una nota - venivano estratte in Uganda, lavorate in laboratori dell’estremo Oriente e commercializzate nella Capitale attraverso una serie di gioiellerie controllate, con la completa reintegrazione dei cespiti nel circuito economico legale.
IL PROGETTO PER RICICLARE IL DENARO - Il progetto di Mokbel era quello di aprire una catena di gioiellerie, canale ideale per riciclare il denaro sporco. Nell'ordinanza del gip si parla di diamanti - chiamati "serci" dagli arrestati nelle conversazioni intercettate - da comprare per poi rivendere. C'è in particolare una dialogo intercettato in cui Marco Toseroni, uno degli arrestati, spiega a due persone, Silvio Fanella e Giorgia Ricci, come sta operando a livello internazionale per iniziare il commercio dei diamanti: «ma te spiego pure per fare questo... allora io ho fatto fare dai giapponesi (identificati in Mr Lee e Iwasawa Takeshi) due società cinesi ... "cinese uno" e "cinese due". Sono cinesi... non riconducibili...con questi qui, ho fatto contratti di ... consignment agreement... come i contratti di conto vendita, per cui loro ... noi mettiamo ... non gli interessa a loro il carico di diamanti.., cioè non possono prendere così... nessuno gli chiede il bilancio prima ...». Si evince, rileva il gip, che si tratta di un sistema anche per far transitare diamanti anziché soldi: «Noi c'abbiamo una società di... c'avemo 13 milioni di diamanti... dobbiamo trovare una gemma di pari valore ovvero più gemme di pari valore ad Hong Kong... a quel punto non paghiamo un ca... circolano i diamanti».
Redazione online
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26/02/2010
Prima notte in carcere per Scaglia
Prima notte in carcere per Scaglia
L'INCHIESTA SUL RICICLAGGIO. L'ex ad di Fastweb è arrivato a mezzanotte a Ciampino, dove è stato prelevato dalla Guardia di Finanza
| Silvio Scaglia (Ansa) |
Prima notte in carcere per Silvio Scaglia. L'ex amministratore delegato della società telefonica Fastweb, coinvolto nell'inchiesta su un presunto maxi riciclaggio di circa 2 miliardi di euro, è arrivato all'aeroporto romano di Ciampino a mezzanotte e mezza con un volo privato proveniente dalle Antille ed è stato prelevato direttamente sotto bordo dell'aereo dalla Guardia di Finanza, Scaglia è stato fatto uscire da un varco secondario dello scalo, lontano dai numerosi cameraman e giornalisti che lo attendevano nel settore dell'aviazione generale. «Si è costituito alla Guardia di Finanza» ha riferito il legale di Silvio Scaglia, Gildo Ursini. Dallo scalo romano l'ex ad di Fastweb è stato trasferito nel carcere di Rebibbia. Il manager ha passato la sua prima notte in una cella da solo. Scaglia potrebbe essere interrogato tra venerdì e sabato, o addirittura lunedì. Sono ripresi intanto in mattinata, presso il Tribunale di Roma, gli interrogatori di garanzia delle persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta.
«MAI FATTE OPERAZIONI ILLECITE» - «So bene di dover andare in carcere. Ma voglio chiarire tutto ai magistrati. Non ho mai fatto operazioni illecite durante la mia gestione di Fastweb. Già tre anni fa avevo dato tutte le spiegazioni ai pm», ha ribadito Scaglia prima di partire per il rientro in Italia, parlando al telefono con il suo avvocato Gildo Ursini.
CASO DI GIROLAMO - Nella maxi inchiesta su frode fiscale e riciclaggio che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle è coinvolto anche il senatore pdl Nicola Di Girolamo: su di lui persa l'accusa di un'elezione appoggiata dai boss della 'ndrangheta. Il politico sott'accusa rischia di perdere il posto a Palazzo Madama e il presidente del Senato Renato Schifani ha annunciato che mercoledì prossimo l'Aula voterà sulla decadenza dalla carica di Di Girolamo. «Noi abbiamo detto per primi, dopo le politiche del 2006 - ha sottolineato il sottosegretario Paolo Bonaiuti - che nelle elezioni degli italiani all'estero è avvenuto di tutto e di più: le schede, per esempio. Bene ha fatto perciò il Presidente Schifani a chiedere che il Senato si pronunci subito sulla regolarità dell'elezione del Senatore Di Girolamo».
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| Foto di Hitler e Mussolini ritrovate nella casa di Mokbel (da un'immagine del Tg5) |
MOKBEL - Un primo «tesoretto» dell'organizzazione responsabile del maxi riciclaggio facente capo a Gennaro Mokbel è stato sequestrato a Roma dai carabinieri del Ros. Si tratta di migliaia di dipinti, serigrafie, sculture di artisti famosi frutto, secondo gli inquirenti, del riciclaggio.
| Sigilli al magazzino dove è stato trovato il «tesoretto» (Proto) |
«UN PRIMO TESORETTO» - L'operazione del Ros è scattata nelle prime ore di questa mattina, in via Bevagna 5, nel quartiere Collina Fleming, dove i carabinieri hanno trovato il magazzino all'interno del quale era custodito quello che si ritiene sia solo «un primo tesoretto» dell'organizzazione capeggiata da Mokbel e responsabile, secondo l'accusa, del riciclaggio di ingentissimi capitali illegali. Si tratta, spiegano gli investigatori, di migliaia di dipinti, serigrafie, litografie e decine di sculture: opere d'arte nelle quali la presunta associazione per delinquere reimpiegava parte degli enormi cespiti illegalmente acquisiti. Sono opere di importanti artisti contemporanei e moderni tra cui spiccano i nomi di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina. Le opere d'arte sono ora all'esame degli specialisti del Comando Tutela patrimonio culturale dell'Arma. (fonte Ansa)
BORSA - Le indagini intanto continuano ad appesantire i titoli delle due società telefoniche in Borsa. A metà seduta ancora giù Telecom, che perde l'1,7% il giorno dopo il cda che ha approvato alcuni dati preliminari, rinviando l'esame del bilancio e il piano al mese prossimo. Fastweb che cedeva il 5,5% recupera e ora è sul -0,8%. Dalla chiusura del 22 febbraio a oggi il titolo ha perso circa il 19%. Male anche Telecom Italia che perde lo 0,57% a 1,06 euro.
Redazione online
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24/02/2010
«Prestanome e contatti mafiosi. Così sono spariti due miliardi». Scaglia: «Roba da matti, non capisco che succede»
«Prestanome e contatti mafiosi. Così sono spariti due miliardi». Scaglia: «Roba da matti, non capisco che succede»
L'ordinanza - Il giudice: i vertici Telecom o non hanno controllato o sapevano. Secondo il gip erano stati «affittati» alcuni finanzieri. «Talpe» informavano il gruppo sull'inchiesta
ROMA — «Un danno patrimoniale di eccezionale gravità per l'Erario». Il giudice Aldo Morgigni tira le conclusioni dell'indagine e sgombra il campo da qualsiasi dubbio: il maxi-riciclaggio di denaro attraverso le «frodi carosello» è una delle più colossali evasioni fiscali nella storia del nostro Paese. Nella premessa del provvedimento di oltre 1.700 pagine con il quale ha disposto l'arresto di 56 persone, il magistrato traccia il quadro delle connessioni tra aziende, manager ed esponenti della 'ndrangheta. E punta l'indice sulle «modalità sconcertanti attraverso le quali gli amministratori di diritto e di fatto ed i dirigenti di Fastweb e di Telecom Sparkle hanno realizzato una fitta rete di relazioni con appartenenti alla criminalità organizzata e ad associazioni di tipo mafioso e prestanome stranieri al fine di frodare centinaia di milioni di euro al fisco, realizzando una stabile struttura criminosa che, quanto meno sotto il profilo economico e contabile, è arrivata sostanzialmente a immedesimarsi con l'essenza stessa delle società».
La 'ndrangheta - Parole durissime, a cui si accompagnano giudizi ancora più pesanti per i coinvolgimenti che sono emersi dalle intercettazioni telefoniche, dai pedinamenti dei carabinieri del Ros e dagli accertamenti bancari e tributari della Guardia di Finanza: «L'estrema pericolosità del sodalizio criminale — sottolinea Morgigni — risulta evidente se si considera che esso disponeva di associati che svolgevano funzioni pubbliche sia all'interno dell'amministrazione civile dello Stato che della polizia giudiziaria e che ha realizzato un salto di qualità giungendo perfino a determinare l'elezione in Parlamento di uno dei promotori dell'associazione (il senatore Nicola Di Girolamo, ndr). Il tutto — specifica il giudice — con l'ausilio degli appartenenti alla nota e pericolosissima associazione di tipo mafioso denominata clan Arena, facente capo all'omonima famiglia della 'ndrangheta originaria di Isola di Capo Rizzuto». All'analisi delle spericolate ma efficaci operazioni con i tanti paradisi fiscali in cui i capitali sono stati fatti transitare prima di rientrare in Italia per «ripulirli» e carcare di occultarli è dedicato il capitolo in cui viene descritto il meccanismo delle «frodi carosello». «L'eccezionale insidiosità dell'organizzazione criminale — spiega il magistrato — risulta amplificata dalla scelta di utilizzare modalità operative complesse ed articolate per realizzare plusvalenze attraverso la creazione di ingenti e fittizi crediti Iva nei confronti dello Stato con l'amplificazione degli effetti delle cosiddette "triangolazioni" o "frodi carosello"». Queste ultime sono state «le basi attraverso le quali è stato possibile realizzare attività economiche fittizie del valore di alcuni miliardi di euro al fine di ottenere crediti di imposta con profitti per centinaia di milioni di euro in favore di Fastweb e Telecom Sparkle». Nell'ordinanza di custodia cautelare viene riproposto lo schema esplicativo del meccanismo utilizzato per anni. «La realizzazione di ingenti crediti fiscali costituiva il lato meno significativo dell'intera operazione delittuosa», incalza il gip. «Il provento primario dei reati, infatti, derivava dalla creazione di ingenti poste passive di bilancio dovute alle apparenti uscite di centinaia di milioni di euro in favore delle società cosiddette "cartiere" (aziende create ad hoc in Italia, ndr) Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l'Iva in favore delle "cartiere" consentivano a Fastweb e a Telecom Italia Sparkle di realizzare "fondi neri" per enormi valori, che costituivano l'oggetto primario delle attività di riciclaggio e di investimento fittizio realizzati da altri membri dell'associazione per delinquere». Scrive il magistrato che «le somme apparentemente erano state spese per attività commerciali legittime e la loro uscita trovava formale giustificazione nei bilanci societari ma, in realtà, il movimento serviva solo a utilizzare liberamente il denaro incassato attraverso il pagamento dell'Iva versata dai clienti di Fastweb e Telecom Sparkle che non era stato mai riversato all'Erario». Poi, l'affondo: «Poiché Telecom Italia Sparkle era la proprietaria dell'intera dorsale di rete della quale si avvale Telecom Italia ed è sostanzialmente la "cassa operativa" del gruppo, è evidente che o si è in presenza di una totale omissione di controlli all'interno del gruppo Telecom Italia sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio perpetrate o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse». L'organizzazione disponeva di «talpe» in grado di fornire informazioni riservate. Dalle intercettazioni è emerso come «il sodalizio avesse appreso dell'esistenza di un procedimento a proprio carico, disponendo anche di precise informazioni circa l'organismo di polizia giudiziaria delegato e il magistrato titolare dell'inchiesta». E ancora: «Gennaro Mokbel asseriva di poter disporre di alcuni finanzieri "affittati" vantandosi inoltre di essere stato il "braccio destro" del generale Francesco Cerreta che, prima della morte avvenuta nel luglio 2006 — ricorda Morgigni — era stato il comandante del Nucleo speciale di polizia valutaria e consulente della commissione parlamentare Telekom Serbia». Il magistrato non manca di mettere in evidenza come siano stati inoltre impiegati «alcuni agenti della polizia di Stato in qualità di autisti».
Il pugile - Decine, centinaia i personaggi più o meno noti coinvolti nell'inchiesta che è destinata inevitabilmente ad allargarsi. Un capitolo dell'ordinanza è dedicati alla «Sport promotions, riferibile al pugile Vincenzo Cantatore» (ex campione europeo dei massimi leggeri). Citando il conto corrente della filiale di una banca di Roma intestato alla «Sport promotions», il giudice dice che «presenta diverse operazioni in accredito originate da società pienamente coinvolte nel riciclaggio di denaro e si inquadra perfettamente nel contenuto della conversazione telefonica in cui Mokbel contesta pesantemente a Fabio Arigoni (rifugiatosi a Panama, ndr) di aver sobillato Augusto Murri a manovrare per farli arrestare. Come si ricorderà — insiste Morgigni — il "Nocciolina" o "Pugile" è una delle persone che Arigoni prova a indicare come coloro che hanno sfruttato Mokbel approfittando della lontananza dall'Italia dello stesso Arigoni. Le movimentazioni del conto corrente — aggiunge in conclusione — sono per la maggior parte finalizzate all'acquisto di un immobile, oltre a movimentazioni ordinarie relative alla gestione dell'attività agonistica di Cantatore».
IL GRAFICO
Flavio Haver
Il manager in Sud America: «Rientrerò. Sono già stato interrogato anni fa»
| Una foto d'archivio di Silvio Scaglia (Fotogramma) |
«Ma è roba da matti!». E’ passata da poco l’alba. Silvio Scaglia si trova in Sudamerica in missione di lavoro. Quando la moglie gli cede la chiamata del Corriere, lui ha appena saputo delle accuse dei magistrati. «Non capisco che cosa stia succedendo», risponde. Sa che c’è un mandato di cattura? «Lo so, lo so, ma ancora non so il perché. Sono già stato interrogato sulla stessa materia agli inizi dell’inchiesta. Mi sembra davvero roba da matti». E cosa pensa di fare? «Ho chiesto agli avvocati di concordare immediatamente il modo più opportuno per essere interrogato dai magistrati». Ma lo sa che dentro all’inchiesta c’è anche il senatore Nicola di Girolamo? «Di Girolamo? E chi è?».
Negli stessi minuti, in Italia sono ormai di dominio pubblico le accuse di associazione a delinquere allo scopo di riciclare denaro ottenuto illecitamente. Il titolo Fastweb precipita in Borsa. La reazione del suo fondatore arriva con una nota ufficiale alle agenzie: «Scaglia è all’estero, ma si dice pronto a concordare un interrogatorio in tempi brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. Riafferma comunque la sua estraneità a qualunque reato ».
Sembrano passati mille anni luce da quando Scaglia, torinese, classe 1958, ingegnere elettronico laureato al Politecnico, manager di scuola McKinsey, era chiamato dagli amici in un solo modo: «il mago». Erano gli anni in cui aveva preso in mano la Omnitel, trasformata da Francesco Caio in una società di telecomunicazioni mobili in grado di competere con il colosso Tim, e con una rapidità inimmaginabile l’aveva portata da 300 mila a 8 milioni di clienti. L’avventura è finita nel 1999. Per lasciare il posto a un’avventura ancora più ambiziosa. Con il finanziere Francesco Micheli fonda eBiscom: l’idea è di creare una rete in fibra ottica per distribuire internet, e poi telecomunicazioni e tv in ogni casa e ufficio nell’area milanese. A scavare nel suolo cittadino ci pensa la municipalizzata Aem, attraverso quella Metroweb partecipata dalla stessa eBiscom. Agli addetti ai lavori sembra un’autentica follia. O meglio, una scommessa industriale affidata a tecnologie inventate appena un nanosecondo prima, e la cui affidabilità è tutt’altro che certa. Invece la scommessa riesce: eBiscom, ormai diventata Fastweb e senza più l’Aem, diventa la seconda compagnia di telecomunicazioni su rete fissa in Italia. Da Milano s’è estesa ad altre regioni. Per Scaglia, cresce il rischio di farsi risucchiare nella routine. Così, alza ancora la posta. Nel 2007 vende Fastweb agli svizzeri di Swisscom e si lancia in una nuova impresa: Babelgum, una web tv on demand che lui definisce «un’alternativa a YouTube ma con prodotti professionali d’alta qualità», e che riesce subito a far entrare in squadra una star mondiale del cinema indipendente come il regista Spike Lee. «In Babelgum ho buttato tutto me stesso, le mie risorse, la mia reputazione d’imprenditore», spiega in quei giorni.
Ormai Scaglia è un uomo ricchissimo. Solo con la cessione del suo 18,75% di Fastweb a Swisscom si è messo in tasca plusvalenze per 900 milioni di euro. Nel 2008 la rivista Forbes valuta il suo patrimonio personale in 1,2 miliardi di dollari e lo colloca al 13mo posto nella classifica dei Paperoni d’Italia, al 92mo nella graduatoria mondiale. In Italia passa sempre meno tempo. Resta nel consigli di Fastweb, ma la sua vita scorre fra Londra, l’Irlanda e una sequenza frenetica di passaggi in altri paesi del pianeta. Mantiene però la residenza di Ayas-La Thuile, in quel paesino della Val d’Aosta che da quando c’è lui figura al vertice della classifiche nazionali per reddito procapite.
Chi lo conosce bene s’aspetta di vederlo in Italia entro pochi giorni, per andare a rispondere alle domande dei magistrati nell’ambito di un’inchiesta che per lui data indietro di due anni. A ribadirlo, nella serata di ieri si è aggiunta anche Swisscom: «Sapevamo delle accuse di riciclaggio e frode fiscale contro Fastweb fin da quando la comprammo nel 2007, erano di pubblico dominio - ha spiegato il portavoce Josef Huber -. Sapevamo dei rischi cui andavamo incontro, tanto che sono stati calcolati nel prezzo d’acquisto. Siamo pronti a collaborare con le autorità italiane, come del resto ha già indicato Silvio Scaglia».
Giancarlo Radice
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Tlc e 'ndrangheta, riciclaggio da 2 mld Il gip: «La più colossale frode di sempre»
Tlc e 'ndrangheta, riciclaggio da 2 mld Il gip: «La più colossale frode di sempre»
La 'ndrangheta avrebbe messo il nome del senatore pdl Di Gerolamo sulle schede bianche. Chiesto l'arresto per gli ex ad di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, Scaglia e Mazzitelli. Indagati Parisi e Ruggiero
Una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale": l'ha definita il Gip di Roma Aldo Morgigni nell'ordinanza di custodia cautelare emessa oggi nell'ambito dell'inchiesta su un caso di riciclaggio e frode per 2 miliardi di euro. Tra le richieste di arresto spiccano quelle nei confronti di Silvio Scaglia, ex amministratore delegato e fondatore di Fastweb, e di Nicola Di Girolamo, senatore del Pdl. Nell'ordinanza il magistrato arriva a questa conclusione valutando "l' eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte la loro protrazione negli anmi e la qualità di primari operatori di borsa e mercato di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, controllata da Telecom Italia.
La difesa di Telecom e Fastweb - Le due società risultano indagate e la procura di Roma ne ha chiesto l'interdizione all'attività - con il suo attuale ad Stefano Parisi. Sia Fastweb che Telecom Italia, con due distinte note stampa, si sono dichiarate estranee alle contestazioni e "parti lese" dei reati eventualmente commessi dagli indagati. Fastweb precisa che i fatti in esame risalgono al 2005-2006, già oggetto di contestazioni, e riguardano una presunta evasione dell'Iva derivante "da attività truffaldine di terzi" che si sono avvalsi della rete di Fastweb.
Telecom Italia, invece, comunica che si tratta di una "vicenda nota" e che nelle note al bilancio consolidato 2007 "ebbe a rappresentare" che Telecom Italia Sparkle aveva ricevuto "richieste di informazioni da parte dell'autorità giudiziaria" e che Telecom Italia Sparkle "interruppe i rapporti commerciali con i soggetti indagati".
Di diverso avviso il parere il gip di Roma che nell’ordinanza scrive come le modalità operative di Telecom Italia Sparkle (Tis) "pongono con solare evidenza il problema delle responsabilità degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene Tis, ossia Telecom Italia Spa".
I reati contestati - Le due società di telecomunicazione risultano indagate "per il reato di associazione a delinquere transnazionale pluriaggravata, in quanto operanti in più Paesi, sia nella Ue sia extra Ue; fungevano consapevolmente da cassa dalla quale estrarre le somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio in cambio dell'aumento dei crediti Iva verso l'erario, dell'aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell'Iva".
La procura ha chiesto per entrambe le società indagate la misura cautelare dell'interdizione dall'esercizio delle loro attività, in base alla legge 231 del 2001, quella sulla responsabilità amministrativa delle società per i reati eventualmente commessi dai proprio funzionari. Misura che - qualora venisse accolta - comporterebbe la nomina di un commissario giudiziale per le due aziende. Sarà il gip a decidere in una camera di consiglio fissata il 2 marzo prossimo.
Nicola Di Girolamo e Silvio Scaglia - Scaglia - che si dice "estraneo a qualunque reato" - in una nota ha riferito di essere all'estero per lavoro ma di aver dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. Per Di Girolamo - eletto nella circoscrizione estera "Europa" - è stata inoltrata al Senato la richiesta di autorizzazione all'arresto. Il senatore risulta indagato perché ritenuto colluso con l'organizzazione per costituire società internazionali di comodo funzionali al riciclaggio, ma anche per violazione della legge elettorale, in quanto gli investigatori ipotizzano brogli a suo favore nel distretto di Stoccarda, Germania, in occasione delle elezioni politiche del 2008. Di Girolamo ha commentato "Stanno cercando di mettermi sulla croce. E' roba da fantascienza. Sono trasecolato. Mi sento paracadutato in territorio di guerra. Mi sento nel frullatore". Il senatore ha annunciato una conferenza stampa nei prossimo giorni per chiarire la sua posizione.
Il coinvolgimento della 'ndrangheta nelle elezioni - Per gli investigatori, sponsor dell'elezione di Di Girolamo sarebbe stato l'imprenditore Gennaro Mokbel, già segretario del movimento Alleanza federalista nel Lazio e poi del Partito federalista. Secondo le indagini, Mokbel sarebbe riuscito ad appropriarsi di un cospicuo numero di schede elettorali del distretto di Stoccarda sulle quali era stata apposta la preferenza per Di Girolamo, poi consegnate al consolato italiano. Secondo gli inquirenti questo traffico di schede elettorali sarebbe stato organizzato dalla famiglia della 'Ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e avrebbe coinvolto cittadini calabresi residenti in Germania.
Un giro di soldi internazionale - Alcuni indagati sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo - emesso dal gip di Roma - in Usa, Inghilterra e Lussemburgo. Per gli inquirenti, "la colossale operazione di riciclaggio si articolava su tre fasi": introduzione dei capitali illeciti nel circuito finanziario legale, accreditando il denaro su conti di società offshore, accesi in Italia, Austria e Inghilterra con operazioni commerciali fittizie. Poi stratificazione, dissimulandole l'origine illegale attraverso una serie di operazioni per eludere i controlli anti - riciclaggio previsti dalla normativa internazionale, con il denaro che veniva depositato presso istituti bancari di Hong Kong, Singapore, Emirati Arabi, Seichelles, Svizzera e Cipro, dove l'organizzazione aveva accumulato nel tempo enorme liquidità.
La terza fase era quella del reintegro, col recupero di parte dei capitali illeciti attraverso istituti di credito svizzeri, lussemburghesi e sanmarinesi, con investimenti in Italia nell'acquisto speculativo di diamanti, immobili, gioielli, auto di lusso, ora sequestrati dalle forze dell'ordine.
Le reazioni politiche alla richiesta di arrest per De Girolamo
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