26/11/2010
Oltre un miliardo nascosto al fisco perquisizioni alla Menarini
Oltre un miliardo nascosto al fisco perquisizioni alla MenariniLa procura ha chiesto il sequestro di beni per la cifra nascosta per non pagare le tasse si ipotizza anche l'importazione illecita di principi attivi. Quattordici gli indagati
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02/07/2009
«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»
«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»
Intervista Smentisce il ritorno col Bologna: «Adesso non mi va». Moggi: «Vedrete che intercettazioni verranno fuori»
| Uno striscione contro Moggi esposto in uno stadio (Image Sport) |
MILANO - «È andata così. Sono arrivato a Bologna e ho pensato: ora telefono al mio caro vecchio amico Renzo Menarini, gli chiedo se ha voglia di andare a cena e...».
E Menarini aveva voglia.
«Sì, certo che aveva voglia... Ma perché non si dovrebbe aver voglia di venire a cena con me? È vietato? O forse qualcuno vuole impedirmi di vedere gente, di parlare, di vivere?».
Luciano Moggi, senta: qualcuno è solo preoccupato di un suo possibile rientro nel mondo del calcio.
«E perché? E che ho fatto, io? Ho ucciso? No. Ho rubato? No. Ho fatto solo del bene, io, al calcio italiano...».
(Luciano Moggi da Monticiano, 72 anni, ex capostazione, ex temuto direttore generale della Juventus non casualmente soprannominato Lucianone, Big Luciano, Lucky Luciano e Gran Burattinaio, già squalificato per cinque anni dalla Corte federale della Federcalcio e imputato a Napoli nel processo per Calciopoli, risponde da uno dei suoi cinque telefonini. Non sembra preoccupato, né imbarazzato. Anzi, nel corso del colloquio riderà spesso. E se le sensazioni contano qualcosa, gli è rimasta la risata da uomo potente).
Menarini le ha offerto di collaborare con il Bologna?
«Ma chi l’ha messa in giro questa voce?».
Moggi, su.
«Guardi che io vado a cena spesso anche con altri presidenti ».
Tipo?
«Zamparini, Spinelli...».
Però con Menarini avete parlato di lavoro.
«Con Menarini abbiamo parlato di tutto... perché poi, sia chiara una cosa...».
Cosa?
«Io avrò pure una squalifica di cinque anni, ma potrei comunque fare il consulente... solo che... non mi va».
Bugia.
«Giuro: per adesso, non ho voglia. Anche se mi chiamano in tanti».
Chi?
«Decine di presidenti. E non solo in Italia. Volessi, potrei chiudere questa telefonata e ricominciare a lavorare».
Lei aveva una formidabile, molto chiacchierata rete di contatti. Potrebbe essere ancora operativa?
«La mia rete è intatta. Conoscenze, rapporti, amicizie. Tutto potrebbe tornare a funzionare in pochi minuti».
Queste sue affermazioni fanno venire i brividi.
«E perché? Voi giornalisti scrivevate allusivi che ero il re del mercato, ma io sono solo uno che capisce di calcio».
In effetti, alla Roma che voleva trattare Davids, lei chiese in cambio De Rossi, Aquilani e D’Agostino, appena diciottenni.
«Li avevo visti in una partita contro la Primavera della Juve. Perché io, ecco, andavo in giro, visitavo gli stadi...».
E telefonava agli arbitri.
«Gli telefonavo, e allora?».
Bergamo, Pairetto. Sorteggi pilotati. Brutta storia, Moggi.
«Brutta per come la raccontate voi, sui giornali. Ma presto vi accorgerete che razza di intercettazioni ci sono nel processo di Napoli. E chi coinvolgono. Dovrete venire tutti a chiedermi scusa...».
Intanto i tifosi del Bologna le sconsigliano di tornare in città.
«Ma chi se ne importa dei tifosi del Bologna... io non ho mica chiesto niente al Bologna... ».
Moggi, ma non si stanca mai di stare nella parte del cattivo?
«No. Perché io, in fondo, sono buono».
Intervista di Fabrizio Roncone
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01/07/2009
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Nella notte striscioni contro l'ex dg bianconero davanti allo stadio felsineo. Il patron Menarini conferma dei contatti ma precisa: «I tifosi stiano tranquilli perché non li tradiremo»
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| Luciano Moggi (Emblema) |
BOLOGNA - La rabbia dei tifosi ha fermato la «relazione pericolosa» tra il Bologna calcio e Luciano Moggi. L'ex direttore generale della Juventus (squalificato per 5 anni dalla giustizia sportiva a seguito dei processi di Calciopoli) almeno per il momento, non avrà alcun ruolo nel Bologna. Un'ipotesi contro cui la città aveva innalzato un muro che vedeva schierati in prima fila proprio i tifosi rossoblu. Il patron del Bologna, Renzo Menarini, ha tuttavia ammesso di aver cenato martedì sera con Moggi e di aver parlato di calcio con l'ex direttore sportivo bianconero, ma ha poi spiegato: «Io non voglio che Moggi entri nel Bologna e lui non vuole entrare nel Bologna. Non l'ho mai coinvolto nelle sorti del Bologna e lui non l'ha mai chiesto. I tifosi dovranno stare tranquilli perché non li tradiremo. Il caso Moggi non esiste». Una tesi confermata dal presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, che ha aggiunto: «Il signor Moggi è un uomo che ha lavorato tanti anni nel mondo del calcio, ha tanti amici e tanti estimatori e poi va bene così». Menarini ha escluso anche la possibilità che Franco Ceravolo, ex direttore sportivo del Livorno, possa ricoprire un ruolo nella società.
«NESSUN NOME DI INVESTITORI» - Da Moggi «non sono mai arrivati nomi e cognomi di possibili investitori, ma se avessi avuto da lui suggerimenti che potevano essere presi in considerazione per la società, li avrei presi - ha detto ancora il patron rossoblu -. Moggi ha detto che ha della gente che gira e che cerca investimenti nelle società, ma nulla di specifico». Il geometra infatti non nega «l'emorragia di capitali» che ha colpito il Bologna nell'ultimo anno, da quando la famiglia Menarini ha rilevato la proprietà. «Aspettavamo il soccorso della città, che però non ha risposto - spiega -. Qualcuno si è affacciato, ma senza proposte concrete. La nostra capacità di investimento è limitata, ma sufficiente per affrontare il prossimo campionato. Andremo avanti da soli, ma se ci sono compagni di viaggio che condividono la nostra visione li accoglieremo».
LA RABBIA DEI TIFOSI - Martedì, quando sembrava ormai certo l'arrivo di Moggi sotto le Due Torri, la città si è mobilitata: striscioni, rabbia sul web, perfino un'interrogazione parlamentare promossa da due deputate del Pd. Nella notte sono stati affissi di fronte allo stadio Dall'Ara alcuni striscioni che non lasciano spazio a dubbi: «Moggi magari muori oggi!», «Meglio la B con dignità che con Moggi in A», «Bologna campione del calcio pulito». Molti i messaggi nei forum dei tifosi, arrivati anche a organizzarsi per boicottare la campagna abbonamenti. Ma ora l'allarme sembra rientrato. Ma resta da ricostruire la squadra. Serve una campagna acquisti vivace se, come si propone la presidente Francesca Menarini, per il prossimo campionato si vuole stare «nella parte sinistra della classifica».
MOGGI: «HO MOLTI AMICI» - Lo stesso Moggi ha escluso un suo ingaggio al Bologna: «È ora di finirla con l'accostamento del nome Moggi a tutte le squadre in difficoltà. Dall'inizio dell'anno a oggi ne ho contate ben 12, dalla Pro Patria, passando per il Livorno e fino al Bologna». «Ho molti amici nel mondo del calcio - ha aggiunto - tra i quali molti presidenti che mi chiamano per chiedermi consigli non retribuiti. Comunque da oggi ho dato mandato ai miei legali per denunciare penalmente e civilmente tutti coloro che stanno strumentalizzando il mio nome infangandolo ancora di più di quanto hanno fatto in occasione dello scoppio di Calciopoli, creato dalla stampa». Moggi ha anche parlato della sua situazione giudiziaria: «Ho molto rispetto dei giudici del Tribunale di Napoli, a differenza di quelli sportivi, che mi hanno condannato sulla base di congetture e intercettazioni insignificanti. In questo momento il mio unico pensiero è quello di arrivare alla conclusione della mia vicenda processuale positivamente».
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08/05/2009
Farmaci irregolari dalla Cina, indagati i vertici Menarini
Farmaci irregolari dalla Cina, indagati i vertici Menarini
L'inchiesta/L’accusa: importavano princìpi attivi coperti da brevetto. L’azienda nega. Perquisita la sede dello stabilimento fiorentino
Un laboratorio
L’inchiesta porta un nome abbastanza delicato — «Farmaco Scarlatto » — ma la sostanza è ben diversa. O per lo meno è quello che spunta da un’indagine ben precisa. La magistratura fiorentina, diretta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, sta infatti facendo luce su un presunto traffico internazionale di «principi attivi». Un giro di farmaci che, a detta dell’accusa, ruota attorno all’Italia, Honk Kong, la Svizzera e la Norvegia. A coordinare l’inchiesta è il sostituto procuratore Luca Turco, che ha la fama di magistrato duro e inflessibile. È stato lui che, ieri mattina, ha mandato i carabinieri del Nas a perquisire diverse aziende farmaceutiche.
LE PERQUISIZIONI - A Firenze i militari hanno passato al setaccio la Menarini, azienda leader del settore in Italia, secondo i rating diciannovesima in Europa (su 2.311 concorrenti) e trentaseiesima nel mondo (su 4.641 aziende). La procura fiorentina ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza il reato di truffa. La vicenda ha per oggetto un presunto traffico internazionale di «principi attivi» protetti da brevetto. Secondo i primissimi risultati degli inquirenti, dietro ci sarebbe un meccanismo ben preciso. Di fatto, almeno secondo l’accusa, esiste una holding capofila che ha sede a Lugano (Svizzera), che a sua volta si avvale per i suoi scopi di alcune società controllate da una terza società, diretta da due svizzeri. Un gioco a incastro, un puzzle che gli inquirenti hanno ricostruito dopo diverso tempo. Sempre secondo l’accusa, la società luganese gestisce, per conto della Menarini, l’intero commercio delle materie prime attraverso una seconda società, che per gli inquirenti rappresenterebbe una sorta di «paravento ». Questi i dati che sono serviti a incrociarsi con quelli di un contratto avvenuto alcuni anni fa proprio tra l’azienda farmaceutica fiorentina e un’altra società: quel contratto prevede che venga concessa la licenza per due «princìpi attivi» ben precisi. Ovvero la pravastatina e il fosinopril. Quel contratto, almeno secondo gli inquirenti, prevede che l’approvigionamento dei princìpi attivi avvenga esclusivamente da una casa farmaceutica. Ma è qua che il percorso devia, sempre secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti: l’approvigiobamento sarebbe avvenuto tramite un’altra società che ha sede in Nuova Zelanda. Con prodotti che arrivano direttamente da Honk Kong. La complessità dello schema delle varie società rappresenta molto bene un intreccio che deve essere ancora approfondito. Ed è per questo motivo che ieri mattina, oltre a perquisire la sede centrale della Menarini, i carabinieri del Nas hanno perquisito anche le abitazioni private di una decina di persone.
GLI INDAGATI - Sul registro degli indagati sono così finiti i vertici della casa farmaceutica del capoluogo toscano: il presidente del gruppo, il cavaliere del lavoro Alberto Aleotti, e gli assistenti del presidente, Lucia Aleotti e Alberto Giovanni Aleotti. Si tratta, ovviamente, di un atto dovuto. L’azienda replica: «Respingiamo nella maniera più decisa e categorica qualsiasi illazione in merito a una presunta importazione illegale di un principio attivo dalla Cina e alla violazione di qualunque diritto di brevetto». Al momento gli inquirenti fanno un’ipotesi ben precisa: grazie a questo presunto meccanismo, la fatturazione dei prodotti importati sarebbe risultata superiore a quella reale. Ecco perché accanto ai carabinieri del Nas ci sono anche i funzionari delle Agenzie delle Entrate, che stanno facendo accertamenti per conto della magistratura. È chiaro che l’indagine è appena all’inizio. E che tutto il materiale sequestrato sarà passato al setaccio del Nas. Non fosse altro per l’importanza dell’azienda che nasce oltre un secolo fa (esattamente nel 1886) in un piccolo laboratorio della Farmacia Internazionale di Napoli e si trasferisce a Firenze nel 1915, dove tuttora ha la sua sede centrale. Una storia importante come i dati stessi dell’azienda che, non più tardi di tre anni fa, dava lavoro a oltre diecimila dipendenti sparsi in tutta Italia. Produce 450 milioni di confezioni di medicinali all’anno nei due stabilimenti di Firenze, nel nuovo stabilimento di L’Aquila, e in quelli di Pisa, Lomagna , Barcellona, Istanbul e Berlino. Nel gennaio 2006 Menarini ha acquisito l’impianto farmaceutico AWD Pharma di Dresda che le ha permesso ti potenziare la propria presenza sui mercati dell’Europa centrale e orientale.
Simone Innocenti
16:38 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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