24/03/2010
Bambini a pane e acqua Il sindaco sotto accusa
Bambini a pane e acqua Il sindaco sotto accusa
Le famiglie non pagavano la retta, negata la mensa. Vicenza, si mobilitano dalla Caritas ai partiti
ROMA — «Le regole sono regole per tutti e vanno rispettate. Il mondo non può essere dei furbi». Non arretra di un passo Milena Cecchetto, il sindaco leghista di Montecchio Maggiore. Anche ieri in questo paese della provincia di Vicenza otto bambini delle elementari e della materna, due italiani e sei stranieri, si sono dovuti accontentare di un menu differenziato. Non pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta come tutti gli altri. Ma una bottiglietta d’acqua ed un panino. «Riduzione del pasto», così l’ha chiamata il sindaco, perché i genitori dei piccoli non avevano pagato la retta della mensa. Ed il Comune ha deciso di ripianare un buco da 150 mila euro accumulato proprio per i pranzi distribuiti nelle scuole. Una scelta che ha provocato tantissime proteste. La Caritas di Vicenza è pronta a mettere mano al portafoglio per coprire le spese di quelle otto famiglie. E chiama alla «mobilitazione affinché nessun bimbo debba essere umiliato nella propria dignità, ancor prima che nei suoi bisogni primari». Stasera alle 19 e 30, davanti al municipio di Montecchio, le associazioni degli immigrati hanno organizzato una simbolica cena a pane ed acqua. L’iniziativa è di Ousmane Condè, originario della Guinea, cittadino italiano da pochi mesi e candidato alle regionali in Veneto per Sinistra ecologia libertà: «Nemmeno le bestie — dice — si comportano così e affamano i loro cuccioli. Sarebbe questo il partito dell’amore? ».
Paolo Ferrero — portavoce della Federazione della sinistra— ha scritto al prefetto di Vicenza per chiedergli di intervenire su una vicenda che «viola la Costituzione e la convenzione Onu sui diritti dell’infanzia ». Protesta pure il Pd che con Daniela Sbrollini parla di «esempio del livello al quale possono arrivare gli amministratori leghisti». Ed anche le associazioni dei consumatori fanno sentire la loro voce. L’Aduc chiede di scogliere l’amministrazione comunale di Montecchio per «violenza contro l’infanzia », mentre il Codacons propone un punizione simbolica: una settimana a pane ed acqua per il sindaco. La Lega si difende con Manuela Dal Lago, vicentina e vice capogruppo del Carroccio alla Camera che parla di «attacchi pretestuosi e infondati». Un fuoco incrociato ancora più fitto visto che in Veneto, per le Regionali, il centrodestra schiera come candidato presidente proprio un leghista, il ministro Luca Zaia. Anche per questo il sindaco di Montecchio derubrica tutto a «polverone elettorale». Dice che i genitori di quegli otto bambini «non hanno nemmeno compilato il modulo di iscrizione alla mensa». E garantisce che «se non faranno i furbi e sono davvero indigenti il Comune se ne farà carico, come fa già adesso con 80 famiglie ». Ma dopo i titoli dei giornali ed i servizi dei tiggì, oggi a Montecchio nessuna «riduzione del pasto». Anche per gli otto piccoli morosi il menu prevede primo, secondo, contorno e frutta.
L. Sal.
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23/03/2010
Non pagano la mensa: bimbi a pane e acqua
Non pagano la mensa: bimbi a pane e acqua
Vicenza. Nove alunni di famiglie insolventi lasciati a digiuno dal Comune
VICENZA — Si sono seduti a tavola, come tutti i giorni, insieme ai compagni di classe. Per il pranzo quotidiano, tra rumore di posate e sedie che si spostano. Poi il silenzio, quando invece di pastasciutta e hamburger, nel piatto bianco compare solo una pagnotta. Lunedì 22 marzo, lunedì di pane e acqua. Così inizia la primavera nella mensa scolastica di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Ma solo per nove bambini (sette stranieri e due italiani della scuola materna ed elementare), «inadempienti» per l'amministrazione perché i genitori non sono in regola con la retta dei pasti. Un «digiuno» annunciato quello di ieri, ma, diventato realtà, spiazza bambini, maestre e anche la preside.
Disappunto e amarezza di fronte ai nove panini, mentre altrettanti bambini si guardano intorno, e i compagni di classe alzano le forchette sui piatti colmi di pasta al pomodoro. Ma che cosa è successo a Montecchio Maggiore? Una storia di soldi arretrati e questione di principio quella che da tempo divide l'amministrazione comunale e un gruppo di famiglie macchiate di «insolvenza». Di fatto mandano i figli in mensa, ma da anni non versano un euro. La faccenda viene fuori mesi fa, quando a Montecchio la neogiunta di centrodestra (Lega e Pdl) insediatasi a giugno dopo 5 anni di amministrazione di centrosinistra, scopre un ammanco di oltre 150 mila euro nella gestione della mensa scolastica. Scatta una sorta di indagine per mettere ordine nel bilancio. E l'approfondimento produce i suoi frutti: gli amministratori arrivano a numeri e nomi allo scopo di recuperare importi relativi a quattro anni scolastici: 2005-06 e 2008-09.
Così partono gli avvisi: alla data del 10 marzo sono 52 le famiglie morose, 22 italiane, 30 straniere. Per loro l'amministrazione si preoccupa di affiggere manifesti all'interno delle scuole anche in lingua araba, inglese, francese, bengalese. L'ultimatum è chiaro: «Se entro il 15 marzo non avranno regolarizzato gli insoluti, il servizio mensa verrà sospeso». L'iter si conclude con una raccomandata consegnata a mano dei vigili urbani. Risultato: sono ancora nove posizioni da saldare. E l'assessore all'Istruzione Barbara Venturi è chiara: «Non è giusto non pagare le rette nel rispetto di chi ha problemi economici e le versa». Così ieri parte la sospensione. Ma i bambini non lo sanno. Arrivano in mensa come tutti i giorni senza immaginare il trattamento a pane e acqua. La preside Anna Maria Lucantoni, però, non ci sta: «Trovo dispregiativo dare un pezzo di pane — spiega al Corriere Veneto —, se avessimo immaginato, avremmo fatto una raccolta di fondi». La soluzione non si fa attendere: la parola d'ordine è dividere il pranzo. E nessuno si tira indietro: pastasciutta e hamburger anche per «gli insolventi».
Grazia Maria Mottola
(ha collaborato Elfrida Ragazzo)
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28/04/2009
«I vostri genitori non pagano» Tolto il pasto, a digiuno 34 scolari
«I vostri genitori non pagano» Tolto il pasto, a digiuno 34 scolari
All’istituto comprensivo di Pessano. Il preside: versamenti in ritardo per 432 famiglie, non ci sono soldi. Gli insegnanti cedono il pranzo agli alunni
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| Mensa scolastica (Fotogramma) |
MILANO - Alcuni sono in cassa integrazione. Qualcuno è stato licenziato. Altri sono stranieri. «Non abbiamo i soldi per pagare la retta della mensa scolastica ai nostri figli», spiegano i genitori. Risultato: niente pasti ai bambini. In tutto sono 432 le famiglie che non hanno versato il contributo per i pranzi all’istituto comprensivo Mauri di Pessano con Bornago. «E ora non sappiamo più come dare da mangiare agli alunni», dice il preside Felice Menna. E il Comune? «Purtroppo non possiamo farci carico dei disagi di tutte le famiglie. E non sarebbe giusto aumentare la retta a chi già paga», si difende l’assessore all’Istruzione Monica Meroni. Per il momento a 34 bambini è stato tolto il pasto, «quelli che sono più in ritardo con il pagamento – continua il preside - . E il rischio è che anche a tutti gli altri sia, a breve, vietata la mensa. È assurdo».
Tempo di crisi e a farne le spese sono i soggetti più deboli. La vicenda comincia a settembre. C’è chi non paga la retta già dall’inizio dell’anno scolastico. E con il trascorrere dei mesi il loro numero aumenta. Si parla di un buco da 78 mila euro. La Dussman service, la società che fornisce il servizio, sollecita i pagamenti. Ma senza risultato. I genitori si giustificano: «Non abbiamo i soldi». E alla fine la decisione estrema: niente pasto a chi non paga. Dal 20 aprile, 34 bambini non possono più accedere alla mensa. «Chi può torna a casa per pranzare, ma non tutti i genitori riescono a venirli a prendere ». E una quindicina di alunni, rimane nell’istituto, senza poter mangiare. «Tutti frequentano la scuola dell’obbligo. È una situazione drammatica». Tanto da rendere necessario l’intervento del corpo docente. In un consiglio d’istituto straordinario gli insegnanti hanno deciso di rinunciare al loro pasto per darlo agli studenti. C’è chi digiuna o chi si accontenta di un panino. «Ma i bambini devono mangiare, è un loro diritto».
La situazione rischia di precipitare: «E se, in futuro, tutte le famiglie non riescono più a pagare, cosa accadrà?». La speranza di Menna è che i genitori riescano a trovare «anche dieci euro per fermare il provvedimento». E si appella al Comune: «Faccia un passo indietro». Ma non è così semplice. «Perché questa situazione va avanti da troppo tempo», spiega l’assessore. Fino al 2008 c’era un buco da 50 mila euro. «Adesso bisogna aggiungerne altri 28 mila: non riusciamo a coprire il debito solo con la nostra cassa». Così la decisione di sospendere la mensa ai ritardatari. «Lo so, è triste ma non c’erano altre soluzioni. Senza contare che il contributo per la mensa scolastico è minimo». E sul caso prende posizione anche la Cgil scuola. «Lo stato di morosità delle famiglie non può essere motivo di impedimento al regolare svolgimento delle attività didattiche». In gioco ci sono anche «i diritti all’istruzione e all’infanzia che dovrebbero essere garantiti a tutti. Anche a chi non paga».
Benedetta Argentieri
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