28/04/2009

«I vostri genitori non pagano» Tolto il pasto, a digiuno 34 scolari

«I vostri genitori non pagano» Tolto il pasto, a digiuno 34 scolari

 

All’istituto comprensivo di Pessano. Il preside: versamenti in ritardo per 432 famiglie, non ci sono soldi. Gli insegnanti cedono il pranzo agli alunni

 

 

Mensa scolastica (Fotogramma)
Mensa scolastica (Fotogramma)

MILANO - Alcuni sono in cassa integra­zione. Qualcuno è stato licenzia­to. Altri sono stranieri. «Non ab­biamo i soldi per pagare la retta della mensa scolastica ai nostri figli», spiegano i genitori. Risul­tato: niente pasti ai bambini. In tutto sono 432 le famiglie che non hanno versato il contribu­to per i pranzi all’istituto com­prensivo Mauri di Pessano con Borna­go. «E ora non sap­piamo più come da­re da mangiare agli alunni», dice il presi­de Felice Menna. E il Comune? «Purtrop­po non possiamo far­ci carico dei disagi di tutte le famiglie. E non sarebbe giusto aumentare la retta a chi già paga», si di­fende l’assessore al­l’Istruzione Monica Meroni. Per il mo­mento a 34 bambini è stato tolto il pasto, «quelli che sono più in ritardo con il pa­gamento – continua il preside - . E il rischio è che an­che a tutti gli altri sia, a breve, vietata la mensa. È assurdo».

Tempo di crisi e a farne le spese sono i soggetti più debo­li. La vicenda comincia a set­tembre. C’è chi non paga la ret­ta già dall’inizio dell’anno scola­stico. E con il trascorrere dei mesi il loro numero aumenta. Si parla di un buco da 78 mila euro. La Dussman service, la so­cietà che fornisce il servizio, sol­lecita i pagamenti. Ma senza ri­sultato. I genitori si giustifica­no: «Non abbiamo i soldi». E al­la fine la decisione estrema: niente pasto a chi non paga. Dal 20 aprile, 34 bambini non possono più accedere alla men­sa. «Chi può torna a casa per pranzare, ma non tutti i genito­ri riescono a venirli a prende­re ». E una quindicina di alunni, rimane nell’istituto, senza po­ter mangiare. «Tutti frequentano la scuola dell’obbligo. È una situazione drammatica». Tanto da rendere necessario l’intervento del cor­po docente. In un consiglio d’istituto straordinario gli inse­gnanti hanno deciso di rinun­ciare al loro pasto per darlo agli studenti. C’è chi digiuna o chi si accontenta di un panino. «Ma i bambini devono mangia­re, è un loro diritto».

La situa­zione rischia di precipitare: «E se, in futuro, tutte le famiglie non riescono più a pagare, cosa accadrà?». La speranza di Men­na è che i genitori riescano a trovare «anche dieci euro per fermare il provvedimento». E si appella al Comune: «Faccia un passo indietro». Ma non è così semplice. «Per­ché questa situazione va avanti da troppo tempo», spiega l’as­sessore. Fino al 2008 c’era un buco da 50 mila euro. «Adesso bisogna aggiungerne altri 28 mila: non riusciamo a coprire il debito solo con la nostra cas­sa». Così la decisione di sospen­dere la mensa ai ritardatari. «Lo so, è triste ma non c’erano altre soluzioni. Senza contare che il contributo per la mensa scola­stico è minimo». E sul caso prende posizione anche la Cgil scuola. «Lo stato di morosità delle famiglie non può essere motivo di impedi­mento al regolare svolgimento delle attività didattiche». In gio­co ci sono anche «i diritti al­l’istruzione e all’infanzia che do­vrebbero essere garantiti a tut­ti. Anche a chi non
paga».

Benedetta Argentieri


26/11/2008

Il 9% delle famiglie italiane finisce i soldi a seconda settimana del mese

Il 9% delle famiglie italiane finisce i soldi a seconda settimana del mese

Il 26% alla terza. Per un quarto degli intervistati la crisi durerà due anni. L'82% ha ridotto le spese

 

 

 

(Ansa)
 
ROMA - Soldi finiti dopo due settimane per 2,2 milioni di famiglie italiane (il 9%), dopo tre per altre 6,3 milioni (26%). Sono quindi ben il 35% (oltre una su tre) le famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese con il reddito disponibile. Sono i dati che emergono da un sondaggio effettuato dalla Swg per conto della Confesercenti.

DURATA - Per 8,3 milioni di famiglia (34%) la fase recessiva durerà da un minimo di un anno fino a due anni. Per altri 6 milioni invece (26%) potrebbe superare anche la soglia dei due anni. C'è poi un 12% che ritiene la crisi un problema di 6-12 mesi, mentre i più ottimisti (9%) la giudicano superabile entro i sei mesi (il 19% non risponde). Ma il 58% degli intervistati teme che la situazione economica peggiori nei prossimi dodici mesi. Rispetto al 2007 raddoppia (dal 16 al 32%) la percentuale di chi guarda con maggiore preoccupazione alla situazione della sua famiglia.

RIDUZIONE SPESE - Se nel 2007 erano più di due terzi gli italiani che affermavano di aver ridotto le spese, nel 2008 la percentuale sale all'82%. In testa alle rinunce abbigliamento e calzature con un taglio rispetto al 2007 di quattro punti (dal 48% al 52%). Costanti i risparmi per beni domestici e alimentari.

GIUDIZI - Il 74% del campione giudica poco o per niente adeguati gli interventi del governo per fronteggiare la crisi, mentre il 22% esprime giudizi positivi. Solo il 2% promuove a pieni voti l'esecutivo. Il 76% degli intervistati non giudica positivamente il comportamento dell'opposizione nella crisi, il 18% invece ritiene che è stato corretto.


12:26 Scritto in famiglia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: soldi, famiglie, crisi, povertà, stipendi, mensilità, economia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook