11/06/2011
Alice, malata terminale e star su Twitter
Alice, malata terminale e star su TwitterISPIRATA AL FILM «THE BUCKET LIST». La quindicenne inglese posta gli «ultimi desideri». Centinaia i messaggi. Incontrerà anche i Take That
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15/09/2010
Twitter cambia e diventa multimediale
Twitter cambia e diventa multimedialeLo scopo è aumentare la vendita di spazi pubblicitari. Il sito del social network verrà presto diviso in due parti: da un lato i messaggini, dall'altra foto e video
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03/09/2010
Snoop Dogg e gli altri: quando le star diventano esche per le truffe online
Snoop Dogg e gli altri: quando le star diventano esche per le truffe onlineI trucchi utilizzati per carpire i dati privati degli utenti. Il rapper americano lancia una campagna contro il cybercrimine: «Anche io sono una vittima»
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«Hanno torturato mia madre Sakineh Ora l'Europa non dia tregua all'Iran»
«Hanno torturato mia madre Sakineh Ora l'Europa non dia tregua all'Iran»Il caso - Continua la mobilitazione internazionale per la liberazione di Mohammadi Ashtiani rinchiusa nel braccio della morte dal 2006. Intervista al figlio della donna condannata alla lapidazione per adulterio. L'Italia in piazza per Sakineh: "Risparmiatela". Unanime l'appello per il diritto alla vita della donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio. A Roma sit-in davanti all’ambasciata di Teheran. E su Facebook migliaia di messaggi di solidarietà.
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25/04/2010
Palermo, devastato l'albero di Falcone
Palermo, devastato l'albero di FalconeSchifani: atto vandalico che offende la città. Le iniziative per il 23 maggio. Messaggi e fotografie asportati durante la notte, a un mese dall'anniversario della strage di Capaci
| L'albero devastato (Ansa) |
PALERMO- Un'azione criminale è stata compiuta nella notte tra sabato e domenica contro l'«albero di Falcone», la grande magnolia davanti alla sua casa a Palermo. L'albero, piantato in ricordo del giudice ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992, è diventato luogo simbolo delle manifestazioni contro la mafia. «Ieri, qualcuno ha rimosso dall'albero di via Notarbartolo i messaggi e le fotografie dedicati a Giovanni Falcone e all'impegno civile per la lotta alla mafia. Erano numerosi biglietti, disegni e fotografie che si trovavano sull'albero di magnolia cresciuto di fronte all'abitazione di mio fratello. Un albero che in questi diciotto anni è diventato il simbolo della rinascita della società palermitana e dell'impegno per la legalità», spiega Maria Falcone, sorella del magistrato. E’ scomparso anche il lenzuolo con la scritta «Le vostre idee camminano sulle nostre gambe».
L'ANNIVERSARIO DEL 23 MAGGIO - La sorella di Giovanni Falcone sottolinea che «le forze dell'ordine stanno ancora accertando se il gesto compiuto sia solo un volgare atto vandalico o un preciso avvertimento di stampo mafioso», ma, aggiunge, «indipendentemente da ciò, resta il fatto che questo grave episodio avviene proprio un mese prima del 23 maggio», mentre la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone ed il ministero dell'Istruzione stanno lavorando con gli insegnanti e gli studenti delle scuole di Palermo e di tutta Italia per preparare le iniziative in occasione del diciottesimo anniversario della strage di Capaci. Ecco perché, prosegue Maria Falcone, «domani mattina alle 12 saremo lì, con studenti e professori delle scuole di Palermo e con il Prefetto», per mettere nuovamente sull'albero altri disegni e messaggi che gli studenti hanno preparato.
| Com'era: l'albero con i messaggi, in una foto d'archivio (Ansa) |
LE REAZIONI - Il presidente del Senato, il palermitano Renato Schifani, dopo aver avuto conferma dal Prefetto di Palermo del furto dei messaggi, ha dichiarato: «Si tratta di un atto vandalico che offende la città, che certamente reagirà in maniera sdegnata e convinta a questa offesa alla memoria del magistrato Giovanni Falcone e di tutte le vittime della mafia. Non saranno certo questi comportamenti incivili a scalfire il prezioso patrimonio di valori di legalità che Falcone ha lasciato a Palermo e all'intero Paese». «Ci aspettiamo la reazione di Palermo e dei palermitani per ricostruire quello che è stato distrutto», è il commento del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Per il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, «la rimozione delle immagini e delle lettere dedicate a Giovanni Falcone dall'albero che è diventato il simbolo della lotta alla mafia e dell'impegno della società palermitana a favore della legalità è un atto gravissimo, sul quale deve essere fatta piena luce nel più breve tempo possibile». «Un episodio che deve spronarci ad andare avanti nella lotta a tutte le mafie e nel lavoro che stiamo svolgendo per diffondere specie tra i più giovani il valore della legalità», aggiunge la Gelmini.
Redazione online
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02/03/2010
Tommy, la “foresta silenziosa” del web non ha dimenticato
Tommy, la “foresta silenziosa” del web non ha dimenticato
Il 2 marzo 2006 Tommaso Onofri, il bimbo di 18 mesi, veniva rapito dalla sua casa di Casalbaroncolo e ucciso. Quattro anni dopo sono centinaia i messaggi lasciati da blogger e internauti sulle bacheche dei tanti gruppi nati su Facebook.
Sono passati quattro anni dal sequestro di Tommaso Onofri, il bimbo di 18 mesi di Casalbaroncolo (Parma) portato via dalla sua casa davanti agli occhi dei suoi genitori.
La sua storia aveva sconvolto tutti. Per la durezza della vicenda, per la disperazione dei genitori che per un mese intero avevano lanciato appelli ai rapitori dalle tv chiedendo loro di somministrare al figlioletto il Tegretol, un farmaco di cui aveva bisogno perché malato di epilessia. Dalla sera del 2 marzo del 2006 fino al 1 aprile, quando le speranze furono interrotte dalla notizia del ritrovamento del corpo, appresa dagli Onofri direttamente dai telegiornali. Poi il processo e le condanne: ergastolo per Mario Alessi, 30 anni di carcere per la compagna Antonella Conserva e 20 anni per Salvatore Raimondi, mentre Pasquale Barbera è stato assolto. E l’infarto che ha colpito il papà di Tommy nell’agosto del 2008, facendolo finire in uno stato vegetativo.
Ma da quel 2 marzo ad oggi non si è mai interrotto l’affetto della gente. Quella foresta silenziosa di blogger e internauti di cui parla Paola Pellinghelli, la madre di Tommaso, sul sito dell’associazione Tommy nel Cuore. Lo testimoniano le decine di gruppi presenti su Facebook dove gli utenti lasciano messaggi per Tommy. Ogni giorno.
Tutti vogliono scrivere a un “piccolo angelo volato via troppo presto”, come afferma Alessandra sulla bacheca della pagina ufficiale che ha sul social network Tommy nel cuore, l’associazione fondata dalla famiglia Onofri nel gennaio del 2007 “per perseguire finalità di solidarietà sociale, di promozione dei diritti dei minori, fornendo assistenza psicologica, sociale, pedagogica, socio-sanitaria, come di ogni altra forma di assistenza e soccorso ai bambini che vivono in condizioni disagiate o di emergenza”, come si legge sul sito.
Sul gruppo, che ha più di 3 mila iscritti, ci sono commenti, foto del bimbo, le date principali della vicenda, gli eventi organizzati dall’associazione o applicazioni che permettono di lanciare un palloncino virtuale in cielo “per non dimenticare”. Molti gli utenti che commentano la vicenda giudiziaria lamentandosi della pena a loro avviso “inadeguata” inflitta a Mario Alessi e invocando una giustizia divina. Alessandra nota con disprezzo la presenza su Facebook di un gruppo dedicato proprio al muratore siciliano condannato all’ergastolo. Una pagina dove in realtà si danno informazioni sul processo che lo ha visto imputato. C’è chi c.
Non tutti però usano parole di condanna nei confronti dei responsabili. “
Decine anche i commenti per dire alla mamma di Tommy: Paola ti siamo ancora vicini.
Chiara Ribichini
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26/01/2010
Il superfiltro anti-spam
Il superfiltro anti-spam
SOFTWARE. Ricercatori dell'Università di Berkeley hanno messo a punto un sistema in grado di bloccare qualsiasi messaggio di posta elettronica indesiderato
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Piuttosto che difendersi dagli attacchi degli spammer, perché non utilizzare i loro stessi metodi per bloccare definitivamente la piaga delle mail indesiderate? A partire da questa considerazione, ricercatori dell'International Computer Institute di Berkeley hanno realizzato un sistema definito «a tutti gli effetti perfetto» per porre fine ai messaggi spazzatura che intasano le nostre caselle di posta elettronica.
AL CONTRARIO - Le tecnologie attualmente in uso contro lo spam si basano per lo più su un approccio difensivo. Si ricorre a filtri e liste nere con gli indirizzi o i termini più utilizzati dagli spammer, in modo che i messaggi non desiderati vengano recapitati direttamente nel cestino. Ma gli spammer ne sanno sempre una più del diavolo: per aggirare i filtri, mettono a punto programmi che generano automaticamente piccole variazioni nei messaggi inviati (una lettera mancante, immagini al posto del testo), in modo da ingannare i filtri e sottoporre alla nostra attenzione i loro presunti farmaci miracolosi e lavori da sogno. I ricercatori di Berkeley hanno così pensato di andare alla radice del problema, realizzando un super-filtro in grado di comprendere anche le più piccole variazioni generate da questi programmi. Insomma, hanno impostato il problema al contrario, a partire da quel metodo che gli informatici definiscono «reverse engineering» (programmazione al contrario).
RISULTATI - Analizzando il modo in cui funziona uno di questi programmi utilizzati dagli spammer, i ricercatori di Berkeley sono riusciti a creare un sistema «efficace al 100%». Tutte le possibili variazioni erano infatti state contemplate e nessun messaggio indesiderato è stato recapitato nell'Inbox. L'anti-spam di Berkeley si è dimostrato non solo impeccabile, ma anche accurato. I più potenti filtri attualmente in uso spesso bloccano percentuali molto alte di spam, a costo però di nasconderci anche alcuni messaggi desiderati, come ha rivelato una recente ricerca. Il sistema di Berkeley è in grado di aggirare anche questa debolezza: durante il primo test non ha prodotto nemmeno un falso positivo.
Nicola Bruno
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20/08/2009
Sgarbi minacciato finisce sotto scorta «E ora denuncio anche Grillo»
Sgarbi minacciato finisce sotto scorta «E ora denuncio anche Grillo»
Il primo cittadino: «Il blog del comico dietro alcune telefonate anonime». Dopo varie intimidazioni, assegnata al sindaco di Salemi una protezione sotto forma di tutela
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| Vittorio Sgarbi (Ansa) |
PALERMO - Il ministero dell’Interno, attraverso la Prefettura di Trapani, ha assicurato a Vittorio Sgarbi una scorta sotto forma di tutela. Il motivo? Una serie di minacce al sindaco di Salemi e gli strani segnali contro il suo vice, Antonella Favuzza, le teste di maiale e i cani morti recapitati sotto gli uffici comunali e le tante, tantissime chiamate anonime.
«ISTIGAZIONE A DELINQUERE» - Proprio per le telefonate, il primo cittadino di Salemi ha deciso anche di denunciare Beppe Grillo per istigazione a delinquere. «Tra le chiamate anonime ricevute in questi mesi - spiega Sgarbi - ne risultano alcune ispirate dal blog del modesto comico. Nello specifico, il 5 agosto sul blog di Grillo è apparsa la registrazione falsata di un popolatissimo comizio tenutosi lo scorso giugno a Rosolini (durante la campagna elettorale per le elezioni europee), dove un provocatore ubriaco, o finto tale, è stato allontanato dalla Polizia. Il comico - spiega Sgarbi - ne ha attribuito la responsabilità a me, e il suo blog si è presto riempito di centinaia di messaggi minacciosi ispirati dalla falsa notizia, così come era accaduto dopo un’analoga provocazione ad Agrigento». Le iniziative di Sgarbi non sembrano comunque preoccupare Grillo, che ha accolto la notizia di una denuncia nei suoi confronti con una risata. «Dica che rido» ha risposto il comico genovese al giornalista che gli chiedeva un commento sulle intenzioni del primo cittadino di Salemi.
«AL CENTRO DI COMPORTAMENTI TEPPISTICI» - Duro, d'altra parte, lo sfogo di Sgarbi : «Osservo di trovarmi al centro di comportamenti teppistici in ogni parte d’Italia, da parte di minoranze agguerrite e rumorose, tra una falsa mafia ed una falsa antimafia. In ogni caso - conclude il primo cittadino di Salemi - manifesto la difficoltà di esprimere pensieri liberi contro la devastazione del paesaggio in Sicilia attraverso l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, e contro la diffamazione sistematica di chi trae vantaggio dal professionismo dell’antimafia infangando la Sicilia e mortificandone le risorse».
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19/07/2009
Totò Riina: dietro le stragi i piani alti della politica
Totò Riina: dietro le stragi i piani alti della politica
I «messaggi» del boss accusato di decine di omicidi che parla in carcere con l'avvocato: «Non ho scritto io il papello. Nesso tra bombe e Tangentopoli». «Borsellino fu ucciso da quelli che fecero la trattativa»
PALERMO — È stato condannato a una sfilza di ergastoli per decine di omicidi e per le più sanguinarie stragi di mafia, a cominciare da quelle di Capaci e via D'Amelio. Sa che ogni sua parola può essere interpretata come un messaggio obliquo. Ma quando ieri mattina Totò Riina, il capo dei corleonesi, è uscito dalla cella a regime di carcere duro per incontrare in una saletta il suo avvocato, Luca Cianferoni, aveva bisogno di sfogarsi: «Ne so poco perché qui non mi passano nemmeno i giornali. Ma questa storia della "trattativa", di un mio "patto" con lo Stato, di tutti gli impasti con carabinieri e servizi segreti legati al fatto di via D'Amelio non sta proprio in piedi. Io della strage non ne so parlare. Borsellino l'ammazzarono loro». Un boato così fragoroso e inquietante nemmeno il suo avvocato se l'aspettava, proprio nel diciassettesimo anniversario del massacro. Ovvia la domanda immediata: «Loro? Chi sono "loro"?». E arriva la risposta, a differenza di tante altre volte, dei silenzi ermetici di tante udienze dibattimentali: «Loro sono quelli che hanno fatto la trattativa, quelli che hanno scritto il "papello", come lo chiamano. Ma io della trattativa non posso saperne niente di niente. Perché io sono oggetto, non soggetto di trattativa. E la stessa cosa è per quel foglio con le richieste che qualcuno avrebbe presentato attraverso Vito Ciancimino. Mai scritto da me. Facciamo pure la perizia calligrafica appena viene fuori e scopriremo che io non ho niente a che fare con questa vicenda».
Evidente il richiamo al documento che il figlio di «don Vito», Massimo Ciancimino, sarebbe finalmente pronto a consegnare ai magistrati di Palermo e Caltanissetta, a loro volta impegnati in una revisione delle inchieste sulle stragi di Capaci e via D'Amelio. Fatti nuovi che per molti osservatori e anche per tanti familiari di vittime di mafia la stessa magistratura avrebbe potuto mettere a fuoco già alcuni anni fa, bloccata da omissioni e depistaggi denunciati negli ultimi giorni soprattutto dal fratello di Paolo Borsellino. Ma stavolta a pensarla così, per un paradosso tutto da interpretare, è proprio Salvatore Riina nello sfogo destinato a intercettare gli spinosi argomenti del processo in corso al generale Mario Mori e al colonnello Giuseppe De Donno: «Sono stati i giudici a bloccare l'accertamento perché ho chiesto io a Firenze quattro anni fa di sentire Massimo Ciancimino, per chiedergli quello che sta tirando fuori solo adesso. Ci ho provato a parlare di Ciancimino padre come tenutario di una trattativa con i carabinieri. E volevo che li sentissero tutti in aula, a Firenze. Ma i giudici non hanno ammesso l'esame. Ora parlano tutti di misteri. Ma ci potevamo arrivare, come dicevo io, quattro anni fa a parlare di una trattativa che io ho subito come un oggetto, sulla mia testa». E insiste con l'avvocato Cianferoni ricordandogli tutti i dubbi che gli vengono in cella ripensando a storie e personaggi vicini a Ciancimino padre: «La trattativa questi signori l'hanno fatta sopra di me. Non l'ho fatta io, estraneo ai patti di cui si parla».
Il boss dei boss, indicato come lo stragista più sanguinario di Cosa Nostra e come l'uomo che voleva fare la guerra per fare la pace, ribalta così il quadro. Forse anticipando una difesa da proporre negli eventuali nuovi processi determinati dalla possibile revisione, ma blocca ogni interpretazione: «Per me credo che non cambierà nulla anche con le nuove dichiarazioni di questo pentito, Spatuzza. Non sto facendo calcoli. Ma si deve almeno sapere che io la trattativa non l'ho coltivata». Sarà un modo per rovesciare la responsabilità sull'altro grande capo, Bernardo Provenzano? Riflette un po' Riina perché sa che molti dietro il suo arresto vedono proprio la mano di «don Binnu». «Mai detto e mai pensato», assicura a Cianferoni che trasferisce la convinzione. Aggiungendo l'ultima osservazione di Riina, pur esposta naturalmente a un basso tasso di credibilità: «Le dicerie su Provenzano sono false. Come la storia di Di Maggio. Trattativa, stragi e il mio arresto sono una faccenda molto più alta. Tocca i piani alti della politica. Bisogna capire che Borsellino è morto per mafia e appalti, non per i mafiosi». Politica? E qui riflette il legale di Riina che lo segue dal 1997, certo di interpretarne il pensiero: «Parla di politica intesa come "centri di interesse". E a quell'epoca erano tutti in fibrillazione. Insomma, per capire che cosa c'è dietro la morte di Borsellino bisogna risalire a Milano, non fermarsi a Palermo. E guardare al nesso fra Tangentopoli e le bombe della Sicilia. Quando volevano cambiare tutto».
Felice Cavallaro
16:26 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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18/04/2009
Cisgiordania, il muro innalzato per separare adesso unisce
Cisgiordania, il muro innalzato per separare adesso unisce
I soldi verranno usati per progetti di un’organizzazione giovanile non-profit di Ramallah. Graffitari palestinesi dipingono sulla barriera i messaggi che giungono dal web
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| Il muro che separa Israele dalla Cisgiordania (dal sito www.sendamessage.nl) |
L’idea è di avvicinare il mondo ai palestinesi. Attraverso la barriera di separazione costruita da Israele che separa la Cisgiordania dal mondo. È un progetto olandese-palestinese. Il sito «Send a message» (con versioni in varie lingue, tra le quali l’italiano) consente di inviare un testo online: al costo di 30 euro, verrà dipinto da graffitari palestinesi sul muro. Il committente riceverà tre foto dell'opera. «Tu paghi 30 euro, i palestinesi pittano»: è l’invito sulla versione italiana del sito.
IL PROGETTO NON-PROFIT - Le richieste pervenute finora sono 910, tra le quali molti messaggi d’amore e battute scherzose, ha detto alla Cnn Justus van Oel, uno sceneggiatore olandese che lo gestisce gratis. Caspar Nieuwenhuis, un direttore di teatro olandese, l’ha usato per chiedere alla fidanzata di sposarlo. Il piano era di far mandare in onda la foto della sua proposta di matrimonio in tv. Non ha funzionato. Alla fine, l’ha mostrata alla fidanzata dal desktop del portatile. Lei ha pianto e ha detto di sì. I soldi verranno usati per progetti del «Peace and Freedom Forum», un’organizzazione giovanile non-profit con sede a Ramallah. Tra questi: la costruzione di un parco per bambini, l’acquisto di biciclette, un servizio di lavanderia per gli studenti dell’università palestinese di Bir Zeit. Ma il messaggio più lungo è una lettera aperta ai palestinesi commissionata dal sito all’intellettuale sudafricano Farid Esack. Il 10 maggio verrà scritta sul muro a El-Ram, nei pressi di Ramallah. È composta da 1.998 parole. «Send a message» invita i lettori a sponsorizzare una delle 1.662 sezioni di 1 metro e mezzo ciascuna del messaggio, inviando 20 euro (il nome degli sponsor sarà indicato sotto ciascuna sezione).
LO SCRITTORE MUSULMANO - «Una volta nella mia terra alcune persone pensarono di poter costruire la propria sicurezza sull’insicurezza altrui», scrive Esack. «Vengo dal Sudafrica dell’apartheid. Arrivando nella vostra terra, la terra di Palestina, è inevitabile un senso di deja vu. Sono colpito dalle somiglianze. In un certo senso, siamo tutti figli delle nostre Storie. Ma possiamo anche decidere di restare colpiti dalla Storia altrui. Forse questa abilità si chiama moralità». Esack è uno scrittore musulmano e attivista politico che nel 1996 Nelson Mandela nominò alla guida di una commissione per l’uguaglianza tra i sessi. Il quotidiano israeliano Haaretz, riportando la notizia della lettera aperta, nota che il testo, critico nei confronti delle «uccisioni mirate (da parte di Israele, ndr) di coloro che osano resistere», «non fa alcun riferimento all’ideologia antisemita di Hamas, né al lancio di razzi da parte dei palestinesi sui civili israeliani o ai kamikaze». Israele, che ha iniziato a costruire la barriera di separazione nel 2002, afferma che ha permesso di prevenire gli attacchi terroristici palestinesi. I palestinesi dicono che costituisce un’appropriazione illegale della loro terra, perché non segue il confine precedente alla guerra del 1967 e, in diversi punti, penetra profondamente all'interno della Cisgiordania per integrare le colonie israeliane. Nel 2004 la Corte internazionale di giustizia dell'Aja ha dichiarato che la barriera viola il diritto internazionale.
Viviana Mazza
23:28 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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