20/03/2010
Demi Moore salva un aspirante suicida
Demi Moore salva un aspirante suicida
Per la seconda volta - via Twitter
NEW YORK – Per la seconda volta nel giro di un anno, l’attrice Demi Moore ha usato Twitter per salvare un giovane che aveva minacciato di suicidarsi. Quando alle due di ieri notte - le sette del mattino in Italia - Jeremy Lynch, un diciottenne di Casselberry, in Florida, ha rivelato sulla sua pagina di Twitter l'intenzione di togliersi la vita impiccandosi, la regina incontrastata della popolarissima rete di microblogging è immediatamente intervenuta.
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"R U rlly asking 4 help?", stai davvero chiedendo aiuto?”, ha subito chiesto al ragazzo dalla sua sua pagina di profilo mrskutcher, che conta oltre due milioni e mezzo di seguaci. "Ho incasinato troppo la mia vita e sto per impiccarmi all'albero fuori dalla mia casa", le ha replicato Jeremy, "Non ho più motivo di vivere", ha aggiunto l'aspirante suicida, "manderò in diretta sul Web la scena della mia impiccagione".
E' a questo punto che la star di “Proposta indecente” e “Soldato Jane” ha realizzato che non si trattava di una bufala. Nel giro di pochi minuti, insieme alla protagonista di “Il mio grosso, grasso matrimonio greco” Nia Vardalos, con cui stava twittando in quel momento, Demi ha avvertito lo sceriffo della contea di Seminole County il quale è intervenuto, salvando il giovane.
Non è la prima volta che l’attrice finisce sui giornali grazie a Twitter. Basti pensare a Sandie Guy, la donna che nell’aprile dello scorso anno Demi riuscì a convincere a desistere da propositi di suicidio, proprio grazie al suo intervento sulla rete di microblog.
Dopo aver ricevuto sul social network il messaggio della Guy che minacciava di tagliarsi i polsi con un coltello, la star era intervenuta personalmente riuscendo a dissuadere la donna dal compiere il tragico gesto.
Ancora una volta, il Web - e Twitter - hanno mostrato la loro grande forza. "Grazie Universo di Twitter per il tuo aiuto nel soccorrere una persona disperata, la notte scorsa", ha commentato Demi Moore al termine della drammatica vicenda.
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07/08/2009
Attacco hacker, Twitter va giù
Attacco hacker, Twitter va giù
INTERNET. Qualche problema anche per Facebook. Il popolare servizio di microblogging "down" a lungo a causa di un'offensiva del tipo "denial of service"
Twitter, il popolare servizio di microblogging, è finito a terra: il sito è rimasto "down" per oltre 2 ore a causa di un attacco che l'azienda stessa ha identificato come "denial-of-service". Un tipo di offensiva hacker molto comune che punta a bloccare un sito sovraccariccandolo con una mole enorme di tentativi d'accesso al server. Dopo il blocco, Twitter aveva annunciato sul suo blog che stava difendendosi contro l'offensiva ma il social network e dopo circa due ore e mezza il sito è tornato online. E i "cinguettatori" hanno subito cinguettato sull'accaduto.
Anche Facebook ha annunciato di aver avuto qualche problema, e i servizi di sicurezza informatica della compagnia hanno avviato un controllo per accertarne le cause
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24/06/2009
La rivoluzione di Twitter manda in affanno i media
La rivoluzione di Twitter manda in affanno i media
Giornali e tv costretti a inseguire il microblogging. Le reti sociali impongono una ridefinizione del giornalismo
NEW YORK - Vai, col computer o col telefonino, su Twitter, la rete basata su micromessaggi (140 caratteri al massimo) che sta esplodendo negli Usa (un milione di utenti un anno fa, 17 oggi) e nel resto del mondo, e sprofondi nei più noiosi diari di vita quotidiani che si possano immaginare: gente che racconta «in diretta« a gruppi di amici, ai genitori o a fan (nel caso dei messaggi inviati da star dello spettacolo o dello sport) cosa sta facendo, cosa sta comprando al supermercato, a che ora andrà a prendere i figli a scuola. Ma quando il jet della US Air ammara sul fiume Hudson o quando c'è il terremoto a Los Angeles, la notizia arriva coi messaggi di Twitter molto prima che sugli schermi della CNN o sui terminali dell'Associated Press: un cambiamento che costringe i giornalisti a dotarsi di una nuova «cassetta degli attrezzi » per affrontare rivoluzioni tecnologiche che stanno cambiando il modo di fare informazione. Poi arriva la rivolta in Iran e scopri che, con i corrispondenti stranieri messi alla porta dal regime degli ayatollah, Twitter diventa l'unico vero canale di informazione su quello che sta accadendo nel Paese: migliaia di ragazzi armati di cellulare che trasmettono brevi messaggi e immagini della sommossa e della repressione.
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| (Reuters) |
E che con Twitter sfuggono alla censura del regime che può oscurare le tv e «militarizzare» i siti Internet, ma non riesce a bloccare la rete di micromessaggi che, per funzionare, non ha bisogno di un indirizzo di posta elettronica. Così il fotogramma della morte di Neda rimbalza su milioni di terminali di tutto il mondo, diventando l'immagine simbolo della rivolta. Per l'informazione è un vero cambio di paradigma: fare giornalismo diventa (anche) saper dominare le nuove tecnologie, aggirare i muri della censura, ma anche filtrare fonti la cui attendibilità è tutta da dimostrare, visto che, per evitare le «retate » della polizia elettronica, devono restare ignoti sia l'identità di chi fornisce la notizia sia il luogo dal quale parte il messaggio. Il cronista deve dotarsi di nuove antenne e di filtri per valutare il flusso di materiale prodotto dal cosiddetto «citizen journalism»: il volontariato dei cittadini che producono informazione. La tecnologia diventa la chiave di tutto: i governi autoritari cercano di imbrigliarla. Pechino all'improvviso impone a Google di bloccare l'accesso dei suoi clienti cinesi ai siti stranieri e stabilisce che tutti i nuovi «personal computer» venduti nel Paese devono incorporare un «poliziotto elettronico»: formalmente un filtro antiporno, di fatto un disabilitatore dell' accesso a tutti i siti che trattano argomenti che hanno rilevanza politica. A Teheran il governo teocratico, che nei momenti di maggior tensione arriva a disattivare l'intera rete telefonica, investe massicciamente su sistemi di controllo di tutte le informazioni che circolano su Internet. Tecnologie fornite da gruppi industriali europei, soprattutto Siemens e Nokia.
Una guerra fatta di filtri e controfiltri, perché per ogni lucchetto elettronico che viene serrato, i «geni» della rete si sforzano di trovare un modo per aggirare la censura. La rapida evoluzione tecnologica spiazza i regimi autoritari, ma mette in affanno anche i canali informativi tradizionali: dopo secoli di carta e inchiostro, i giornali avevano appena cambiato rotta, ospitando anche «blog» sui loro siti, quando è esploso il fenomeno delle reti sociali, Facebook in testa. Negli Usa giornali e tv hanno cominciato ad adattarsi a questa nuova realtà quando è esploso il fenomeno dei micromessaggi. «Davanti a Twitter», sostiene Sree Sreenivasan, «guru» dei nuovi media e docente della scuola di giornalismo della Columbia University, «Facebook diventa una roba da Diciannovesimo secolo». Il «microblogging » può improvvisamente trasformare gente che ha macinato per mesi e mesi solo messaggi banali, in reporter, fotografo, cameraman. Così anche il lancio, la settimana scorsa negli Usa, dell'iPhone di ultima generazione, diventa un momento rilevante della battaglia per la ridefinizione dei rapporti di forza nel nuovo «ecosistema» dell'informazione: un terminale capace di riprendere immagini molto dettagliate e di rendere la tv pienamente accessibile dal cellulare. Tra le varie rivoluzioni attraversate dai media - crisi dei giornali di carta, crollo delle entrate pubblicitarie dei maggiori gruppi editoriali e fenomeni come YouTube che insidiano il mercato televisivo quella dei «social network», unita alla diffusione dei telefonini «intelligenti», è sicuramente la novità che sta sconvolgendo in modo più radicale il mondo dei «media».
Mentre gli editori si chiedono come affrontare la trasformazione delle notizie in «commodity » che tende ad azzerarne il valore economico, i giornalisti sono sommersi dai decaloghi su come selezionare e usare le nuove fonti, evitando le trappole (brillanti reportage sul Dalai Lama su Twitter salvo scoprire, alcuni giorni dopo, che si trattava di un falso) e partecipano a corsi e campi estivi dedicati allo studio dei nuovi «media». Dove le novità, più o meno inquietanti, non finiscono mai: a chi gli chiedeva come sia possibile valutare l'attendibilità di un certo flusso di micromessaggi, qualche tempo fa il cofondatore di Twitter, Biz Stone, ha risposto che forse in futuro disporremo di un «algoritmo della credibilità», basato su un esame grafico dell'attendibilità delle notizie fornite da una certa fonte in un dato arco di tempo
12:38 Scritto in INFORMAZIONE | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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