06/06/2011

Scommesse, agli zingari piace la serie A Occhi sulle partite di milanesi e romane

Scommesse, agli zingari piace la serie A Occhi sulle partite di milanesi e romane

La banda snobbava la serie C. Il Sassuolo corrotto prima dell'incontro con il Siena. La combine di Atalanta-Piacenza

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05/07/2009

Un manifesto per Milano

Un manifesto per Milano

 

IL DIBATTITO. I primati, le eccellenze, il ruolo nel Paese. Così l'Expo può diventare un'occasione. La città e l'orgoglio da ritrovare

 

Dov'è Milano e dove sono i milanesi è una domanda ricorrente di questi tempi. Se l’è fatta il cardinale Tettamanzi e se lo chiedono in tanti, tra crisi identitarie e cupi pessimismi che portano a leggere il presente con gli occhi del passato, con qualche rimpianto e molta nostalgia. Ma anche se nei libri e nei dibattiti se ne celebra spesso la prematura scomparsa, Milano c'è.

C’è coi suoi primati, le sue eccellenze, la sanità ai vertici mondiali, le università che attraggono migliaia di studenti, i teatri, la moda, il design, la ricerca, i mille appuntamenti culturali distribuiti in un ricco calendario, ma da un po’ di tempo, è vero, a Milano non si sente più l’orgoglio, scarseggia l’entusiasmo, manca quasi la passione: è come se la città avesse perso l’amore dei suoi cittadini. I guai del traffico, l’aria inquinata, i vizi della lottizzazione, l’imbarbarimento della vita civile nascondono, e a volte oscurano, l’estrema vitalità di una metropoli che da anni cerca di ritrovarsi attorno a un grande progetto, ma poi si trova a fare i conti con le tante occasione perdute.

Oggi, in un momento difficile per tutti, si chiede di nuovo a Milano uno scatto, un sussulto, una ritrovata voglia di mettersi in gioco, come negli anni sempre evocati del miracolo economico, quando qui accadevano le cose e l’asprezza della vita era temperata dalle grandi opportunità offerte, dalla sensazione di far parte di una comunità che si riconosceva in alcuni principi, in un fortissimo senso d’appartenenza e in una straordinaria risorsa: quella della solidarietà.

Dentro la città c’è un insolito fermento creativo, una voglia di partecipazione che però si avverte solo scandagliando come palombari sociali quel mondo sommerso che fa capo a centinaia di associazioni, di circoli, di gruppi formati da giovani talenti che dialogano con il mondo globale: ci sono tanti coraggiosi ottimisti oggi a Milano che remano controcorrente nella crisi, si alleano con il mondo del volontariato, vanno alla ricerca di nuove idealità. Hanno motivazioni forti, che uniscono le ragioni del lavoro a quelle della solidarietà. Chiedono attenzione, ascolto. Misurano la città e chi la guida nelle coerenze, negli esempi positivi, nell’onestà degli atti. Ma non hanno una regia attenta, non sono connessi fra loro, e così, spesso, Milano disperde la potenzialità enorme di chi che vuole emergere con le regole della sana concorrenza, con il riconoscimento del merito e della qualità.

Forse Milano dovrebbe ogni tanto riepilogare se stessa, e dare un nome alle sue risorse, che sono tante, mettendo anche le positività davanti alle negatività, allontanando con qualche voce autorevole l’immagine di una decadenza che va contrastata, coniugando gli antichi valori con la fantasia e la creatività che si coltivano nei laboratori culturali, della scienza, dell’arte e della moda. Serve una leva, un’occasione, per resuscitare un po’ di orgoglio e di entusiasmo. Questa leva può anche essere l’Expo. Con una gestione sana e trasparente, si può mobilitare quel grande serbatoio di intelligenze che si muovono oggi senza cornice sul territorio, coinvolgendo sanità, arte, cultura, architettura, ecologia, mobilità, tecnologia, design, agricoltura. Bisogna rimuovere qualche ostacolo. Bisogna credere in qualche obiettivo. Ma si può fare: rinunciare sarebbe solo un’altra, inutile perdita d’immagine.

Bisogna spiegare a Milano cos’è Milano, ha detto un giorno Piero Bassetti. Oggi c’è questa possibilità. Milano deve ritrovarsi, tornare ad essere la città che sale, come nel dipinto-manifesto di Boccioni. E non è un caso che un altro manifesto, in questi giorni, si stia delineando dalle pagine della Cronaca del Corriere, con gli interventi di uomini e donne del mondo della cultura. Milano che ritrova il coraggio del proprio tempo è forse il primo, vero miracolo dell’Expo, la manifestazione bandiera del 2015 che fin qui ha collezionato più critiche che consensi, più paure che speranze. E questa è una novità che merita atten­zione, perché riapre un cantiere lungamente interrotto: quello delle idee, del pensatoio, del merito, e offre alla città la possibi­lità di darsi un ruolo di indirizzo, di guida, che si alimenta con la competenza e non con la convenienza. Tocca al sindaco Mo­ratti, adesso, al presidente Formigoni con gli Stati Generali, a chi ha un ruolo di opposizione ma ama allo stesso modo la città, trasformare l’Expo in un avvenimento capace di coinvol­gere il meglio di Milano e dei suoi cittadini, per rilanciare lo spirito del fare, per far crescere, oltre al volano economico, una nuova cultura, più civica, più attenta alla qualità della vita, più attenta all’uomo.

Serviranno nuovi meccanismi di partecipazione, di controllo civico, ci vorrà una vigilanza attenta per denunciare, se servirà, l’insidia di qualche degenerazione. Ma si comincerà così ad uscire dal corto circuito della negatività, a rimuovere quel bloc­co psicologico che da troppo tempo impedisce a questa città di tornare a pensare in grande. Non basta un manifesto, ne servi­rebbero tanti. Ma si può cominciare dalla Cultura per arrivare alla Scienza, alla Ricerca, alla Meritocrazia, alla Solidarietà... E iniziare un lungo viaggio che passa attraverso la Milano che c’è, non è scomparsa e non si arrende.


08/05/2009

Fini e il metrò per milanesi «Offende la Costituzione»

Fini e il metrò per milanesi «Offende la Costituzione»

 

«Basta leggere la Carta per capire che proposte come quella non si fanno». Il presidente della Camera boccia la proposta della Lega: «Oltraggio alla dignità delle persone»

 

Gianfranco Fini (LaPresse)
Gianfranco Fini (LaPresse)

ROMA - Gianfranco Fini boccia la proposta del leghista Matteo Salvini di riservare alcuni vagoni del metrò alle donne e ai milanesi. «Offende la dignità delle persone e la Costituzione a prescindere dalla razza, dalla lingua e dalla religione» ha dichiarato il presidente della Camera venerdì mattina, durante un incontro presso la Fiera campionaria con alcuni studenti milanesi.

«PROPOSTE COME QUESTE NON SI FANNO» - «Basta leggere la Costituzione per capire che proposte come quella non si fanno», ha chiosato Fini dopo aver precisato che «il presidente della Camera ha il dovere di essere imparziale nel dibattito politico tra maggioranza e opposizione».

«DAL DDL TOLTE NORME ANTICOSTITUZIONALI» - «Dal ddl sulla sicurezza - ha aggiunto Fini - sono state tolte due norme perché incostituzionali». Solo qualche giorno fa governo e maggioranza ha fatto dietrofront sulla norma relativa ai "presidi spia" dopo i dubbi espressi dal numero uno di Montecitorio. «Le norme - ha spiegato Fini - sono state cancellate anche perché il presidente della Camera aveva espresso dei rilievi di incostituzionalità».

SALVINI ALL'ATTACCO - Intanto, all’indomani della proposta di riservare in metrò carrozze a milanesi e donne, il deputato della Lega Matteo Salvini torna all’attacco e nella sua rubrica su Affaritaliani.it - «Arancini Padani» - attacca Gianfranco Fini, riportando i malumori dei milanesi: «Il presidente della Camera ci ha rotto le balle». «Io votavo per Fini ma c’ha proprio rotto le balle con ’ste difese di clandestini, islamici e zingari», è l’eco - riferisce Salvini - che giunge dal banco di frutta e verdure regolarmente vendute «con tanto di scontrini fiscali, mica come quegli str.... (due abusivi che vendono limoni, carciofi, rapanelli e insalata) che non pagano una lira di tasse e mi portano via il lavoro».

REAZIONI - Nel frattempo alla bocciatura del presidente Fini sulla proposta di Salvini si aggiunge quella del presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, Italo Bocchino: «La proposta di Salvini o è una becera provocazione o è una bestialità politica» ha detto Bocchino. «Chi ha responsabilità nello stesso partito del ministro degli Interni farebbe bene ad essere prudente su questi argomenti». «Quella di Salvini - secondo il ministro Gianfranco Rotondi - è la stecca nel coro di un piano serio e articolato sull'immigrazione e sulla sicurezza che il governo sta mettendo attentamente in campo. È chiaro che nessuno pensa di prendere in considerazione quella che non è nemmeno una proposta ma una provocazione».


03/10/2008

«Sex toys», li apprezza una milanese su due

«Sex toys», li apprezza una milanese su due

Indagine dell'Associazione italiana di sessuologia e psicologia applicata. E una su cinque li usa. I giocattoli erotici ormai entrano anche nei supermercati. Il medico: «Non più perversione, è terapia» Willy Pasini: «L'uomo ora capisce che questi oggetti lo aiutano»

 
 
 
 

MILANO - I giocattoli erotici non sono più oggetti proibiti. Li usa una donna su cinque (20%); tre su dieci (30%) ammettono di averli osservati e anche toccati. Disinibite ma non troppo: è quasi sempre il partner a proporre la novità del sex toys. Milano sdogana profumi e creme commestibili per giocare con il corpo, le «boules de geisha» (per tonificare i muscoli perineali), l'anello dell'amore, il vibratore da viaggio e il kit per lo spogliarello. Non sono più confinati nei locali con le vetrine oscurate, nei sexy shop. Gli showroom del quadrilatero e i grandi magazzini (Coin e Rinascente) ospitano da un po' dadi dell'amore, paperelle vibranti, vibratori, di ogni foggia e colore. Donne disinibite e maschi, invece, pudichi. In trasferta nella metropoli per comprare in anonimato le pillole dell'amore.
«Per il Viagra prevalgono le richieste extrazonali o dalla provincia», segno che «forse gli uomini si vergognano di andare nelle farmacie di zona o di paese» col rischio di essere riconosciuti. Parola di farmacisti. Un'indagine che sarà presentata oggi all'ospedale San Carlo dai ricercatori dell'Associazione italiana sessuologia e psicologia (Aispa) racconta di mogli disinibite in farmacia, preservativo al femminile e uomini decisamente meno precoci, tutti indizi di un'intimità ritrovata. Piccolo forse il campione oggetto dello studio, duecento pazienti, ma assolutamente vario: casalinghe, impiegate, manager, studentesse, mamme, nonne, donne dai 18 ai 60 anni.
«Rispetto agli Stati Uniti, certo, siamo agli albori — dice Roberto Bernorio, ginecologo del San Carlo e responsabile dell'ambulatorio di vulvodinia —. Lì le donne lo usano da sole, da noi, invece, quasi esclusivamente con il partner». Disinibite ma poco autonome, «dipendenti dal maschio». Non solo in sei casi su dieci è l'uomo a proporne l'utilizzo, ma «molte lo proverebbero solo insieme al partner», conferma Bernorio. I sex toys salgono di ruolo: affrancati dall'alone di perversione che ancora li avvolge, ma strumenti di piacere e ora anche di cura, nelle terapie sessuali. «Quando si lavora sulla anorgasmia, per esempio», aggiunge lo specialista.
Studi recenti negli Usa hanno visto che il ricorso ai vibratori migliora tutte le funzioni della sessualità e ha effetti sul miglioramento della qualità di vita globale della donna e sempre negli Stati Uniti alcuni giocattoli erotici sono addirittura riconosciuti come presidi medici dalla Food and drug administration». Le richieste aumentano anche in Italia. Per la prima volta è stato invitato al Convegno, per dare uno spaccato della vita reale, un farmacista milanese, Marco Metalla, che racconta: «Nella scelta dei profilattici gli uomini badano più alla bontà del prezzo, mentre le donne sono più interessate alla qualità.
Per il Viagra l'età media dei richiedenti è relativamente bassa,facendo sospettare anche un incremento dell'uso ludico dei tutori chimici dell'erezione ». E torna in auge il preservativo declinato al femminile che proteggendo anche dalle malattie a trasmissione sessuale. «Tra i giovani le infezioni sessualmente trasmesse stanno aumentando in modo allarmante — avverte Giuseppe Mori, ginecologo dell'Aispa — e dare alle anche ragazze l'opportunità di gestire la sicurezza nei rapporti intimi diviene prioritario».


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