06/10/2010

Uova e fumogeni contro la sede della Cisl

Uova e fumogeni contro la sede della Cisl

AUTORI DEL GESTO ALCUNI MILITANTI DI «Action diritti in movimento». Blitz a Roma contro il sindacato di Bonanni

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15/09/2010

"Portavamo il tricolore a Venezia insultati dai leghisti, identificati dalla polizia"

"Portavamo il tricolore a Venezia insultati dai leghisti, identificati dalla polizia"

Denuncia di un consigliere comunale della Lista 5 stelle: "In una decina avevamo 2 bandiere italiane durante la festa della Lega e per questo siamo stati fermati mentre i militanti del Carroccio inveivano"

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20/02/2010

Mauritania, individuati i rapiti italiani

Mauritania, individuati i rapiti italiani

 

Il quotidiano “El Mundo” riferisce che le autorità del Mali avrebbero individuato il covo dove sono nascosti i nostri due connazionali sequestrati da militanti di Al-Qaeda in Mauritania. Nessun blitz militare per “preservare l'incolumità degli ostaggi"

 

Oggi scade anche il secondo ultimatum fissato da al Qaeda nel Maghreb Islamico per l'ostaggio francese, Pierre Camatte, nelle mani dei terroristi dallo scorso 26 novembre. Ma Camatte avrebbe ottenuto un nuovo ultimatum: fonti ufficiali francesi hanno infatti riferito a El Mundo che -durante i tre viaggi compiuti febbraio dal ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, in Mali- il presidente Amadou Toumani è riuscito a ottenere che i terroristi prorogassero l'esecuzione di Camatte fino al prossimo martedì, 23 febbraio. Ovviamente, scrive il quotidiano spagnolo, la sorte della coppia italiana e quella dei tre cooperanti spagnoli non è legata al destino di Camatte, ma i negoziatori ritengono che sarebbe "molto positivo che Camatte non fosse giustiziato".

Venerdì il Mali ha rilasciato quattro militanti di al Qaeda di cui i terroristi avevano chiesto la liberazione e le autorità del Mali si erano dette fiduciose del rilascio di "tutti gli ostaggi".

 

 


19/01/2010

Nuove Br, Morlacchi e Virgilio: «Non siamo terroristi»

Nuove Br, Morlacchi e Virgilio: «Non siamo terroristi»

 

Arrestati lunedì nelle loro abitazioni in via gola e viale umbria dopo mesi di indagini. Sono in isolamento a San Vittore. Il legale: «Paradosso, erano controllati da giugno e non hanno fatto nulla»

 

 

Manolo Morlacchi (Fotogramma)
Manolo Morlacchi (Fotogramma)

MILANO - Respingono le accuse e affermano di non aver mai fatto parte di alcuna organizzazione terroristica-eversiva Manolo Morlacchi, 39 anni, figlio di Pietro Morlacchi, e Costantino Virgilio, ritenuti componenti del gruppo «Per il comunismo Brigate Rosse» arrestati lunedì a Milano nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla procura di Roma. Lo ha spiegato il loro difensore, l'avvocato Giuseppe Pelazza, che ha già annunciato: «Dopo l'interrogatorio di garanzia (in programma giovedì) in cui i miei assistiti respingeranno le accuse, faremo ricorso al Tribunale del riesame» per la revoca dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Lunedì mattina la Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma, in collaborazione con la Digos di Milano, a seguito di lunghe e complesse indagini, ha arrestato Morlacchi e Virgilio nelle loro rispettive abitazioni a Milano, in via Gola 7 e viale Umbria 56.

CONTROLLATI DA GIUGNO - Morlacchi, figlio di uno dei fondatori delle Brigate Rosse, e Virgilio, da ieri a San Vittore, sono rinchiusi in una cella in sostanziale isolamento in quanto la casa circondariale milanese è sprovvista di un reparto «alta sicurezza». «Siamo ai paradossi - ha affermato il legale -: essendo stati perquisiti a giugno e poi oggetto di osservazione e controllo, ritengo che le esigenze cautelari nei confronti di Morlacchi e Virgilio non possano sussistere nel momento in cui da allora non c'è stata alcuna condotta di carattere criminoso. I miei assistiti inoltre non hanno benché minimamente pensato di darsi alla fuga - ha continuato il legale - né di inquinare la prove».

«MAI PROGETTATO ATTENTATI» - L'avvocato Pelazza ha inoltre rilevato che i due non hanno alcuna accusa di detenzione di armi e di aver progettato attentati. «Il ministro degli Interni - ha concluso il difensore - potrebbe quindi riservare le sue dichiarazioni a fatti più concreti invece che a imputazioni del solo reato associativo che, come costume dilagante, copre il totale vuoto investigativo».

Redazione online


18/01/2010

Nuove Brigate Rosse, due arresti Uno è il figlio del fondatore br Morlacchi

Nuove Brigate Rosse, due arresti Uno è il figlio del fondatore br Morlacchi

 

Operazione della Digos di Roma: «Volevano riprendere la lotta armata». Trovato manuale con le istruzioni per «militanti rivoluzionari»

 

 

 

Morlacchi e Virgilio ripresi durante un pedinamento della Polizia (Proto)
Morlacchi e Virgilio ripresi durante un pedinamento della Polizia (Proto)

MILANO - Questa mattina la Sezione Antiterrorismo della Digos di Roma, in collaborazione con la Digos di Milano, a seguito di lunghe e complesse indagini, ha tratto in arresto due persone, accusate di appartenere alle nuove Brigate Rosse.

I NOMI - Gli arrestati sono Manolo Morlacchi e Costantino Virgilio. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal Gip di Roma, Caivano, su richiesta del pool antiterrorismo della Procura di Roma diretto dal Procuratore aggiunto, Pietro Saviotti. Sono accusati di far parte della associazione terroristico-eversiva, costituita in banda armata, denominata «per il comunismo Brigate Rosse». Entrambi lavoravano per un'agenzia di gestione archivi: Morlacchi con funzioni manageriali, Virgilio come dipendente. L'indagine che ha portato agli arresti era già scattata nel giugno scorso quando, a Roma e Genova, ci furono diversi arresti di presunti brigatisti e il sequestro di ingenti quantitativi di armi. Per i due l'accusa è di partecipazione a banda armata. I due sono stati prelevati dalle rispettive abitazioni milanesi. I due erano già indagati dal giugno dello scorso anno, quando le loro abitazioni vennero perquisite.

«VOLEVANO RIPRENDERE LA LOTTA ARMATA» - «L'ingente quantitativo di armi sequestrato e soprattutto la documentazione trovata nei sequestri di giugno quando furono arrestate 5 persone - spiega il dirigente della Digos di Roma Lamberto Giannini - ha comprovato l'intenzione di questo gruppo di riprendere il percorso delle Brigate Rosse e riprendere la lotta armata». Tra gli arrestati, spiega Giannini, abbiamo persone appartenenti alle Br, personaggi di spicco dell'indipendentismo sardo e poi Fallico che noi riteniamo stesse riannodando le fila di questa situazione che più volte in passato, tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, era stato segnalato contiguo a formazioni eversive dell'epoca anche se allora non erano stati trovati elevati elementi importanti. Quello che ha fatto crescere l'attenzione, oltre alle armi rinvenute, è stato anche il materiale documentale, perché nei documenti si parla di prendere una risoluzione strategica per riprendere il nome delle Brigate Rosse. Questa formazione a livello di vertice si era proposta alle Br di Lioce e di Galesi per fare la lotta armata all'epoca».

Manolo Morlacchi (da internet)
Manolo Morlacchi (da internet)

IL MANUALE - Con l'accusa di far parte di questa organizzazione di matrice marxista - leninista che si proponeva il rilancio della lotta armata e la riproposizione della sigla delle Brigate Rosse, nel giugno scorso erano state già arrestate cinque persone, tuttora detenute, e recuperata un'importante documentazione ideologica che teorizzava la ripresa della lotta armata e l'assunzione della denominazione «per il comunismo Brigate Rosse». Costantino è risultato in possesso di materiale informatico che espone i criteri e le modalità di criptazione dei documenti per finalità eversive, una sorta di manuale di istruzioni destinato ai sodali, che riporta le istruzioni per l'utilizzo dell'informatica, definite testualmente nel documento stesso «.. una specie di codice di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari», con una serie di indicazioni finalizzate a evitare controlli da parte delle forze dell'ordine, nonché istruzioni per non farsi «tracciare» in rete. Questo materiale informatico è stato esaminato dalla Digos di Roma con il concorso del Servizio e del Compartimento Polizia Postale di Roma. «Queste istruzioni - continua Giannini - ricordano il metodo di criptazione dei documenti usato dalle Brigate rosse di Galesi e Lioce».

La copertina del libro di Manolo Morlacchi «La fuga in avanti»
La copertina del libro di Manolo Morlacchi «La fuga in avanti»

TESTI IN CODICE - «PGP», «Pretty Good Privacy»: è il crittosistema (secondo gli esperti, uno dei più vicini alla crittografia di livello militare) raccomandato ai «rivoluzionari» nel manuale di istruzioni per sfuggire a eventuali investigazioni informatiche. Per la redazione dei documenti viene indicata la necessità di utilizzare l'applicativo di scrittura «blocco note» (TXT): è questo - secondo gli investigatori - il metodo di scrittura utilizzato per redigere il volantino di rivendicazione del fallito attentato del 26 settembre 2006 contro la caserma «Vannucci» dei parà di Livorno, firmato dall'organizzazione «per il Comunismo Brigate Rosse».

LE ISTRUZIONI - «Quelle che seguono - è la premessa del documento - non sono le istruzioni che scriverebbe un esperto. Sono una specie di codice di condotta che consigliamo ai militanti rivoluzionari assemblato con alcune istruzioni schematiche per l'uso di alcune procedure. Come tutti i codici di condotta devono essere applicate con la creatività che deve contraddistinguere i rivoluzionari». «Vi stiamo spiegando - continua il testo - come usare PGP in maniera assolutamente anonima e non per gli usi per cui è stato costruito. La cosa più opportuna è dare alla chiave il vostro nome di battaglia, per cui gli altri compagni sapranno a chi appartengono le vari chiavi che riceveranno. Tenere però le chiavi sul vostro pc è la più grossa puttanata che possiate fare: un informatico esperto vi entra dentro il pc e vi ruba le chiavi, ad esempio. Supponiamo che il compagno A si sia fatto fregare la chiave pubblica del compagno B: B potrebbe ricevere un messaggio che dice: "vediamoci nel tal posto alla tal ora". B vede che il messaggio è cifrato correttamente e va all'appuntamento e si fa pigliare». Segue «qualche istruzione per non farsi tracciare in rete», partendo però dalla consapevolezza che «quando vi collegate ad internet è come se giraste nudi in un palazzo di vetro. Occorre essere attenti». Ergo: «mai usare la propria connessione privata a fini operativi (anche durante la fase di inchiesta), nemmeno la connessione di una casa di sicurezza che credete debitamente affittata sotto falso nome».

A MILANO - Gli arresti sono stati eseguiti a Milano da personale dell'Antiterrorismo delle Digos di Roma e Milano. I due arrestati sono accusati di far parte della associazione terroristico - eversiva, costituita in banda armata, denominata «per il comunismo Brigate Rosse». Altri appartenenti a questa formazione eversiva erano stati arrestati nel giugno scorso dalla Digos di Roma.

Pietro Morlacchi, brigatista del nucleo storico con Curcio, Frnceschini e Moretti (Ansa)
Pietro Morlacchi, brigatista del nucleo storico con Curcio, Frnceschini e Moretti (Ansa)

IL FIGLIO - Manolo Morlacchi, 39 anni, milanese, è il figlio di Pietro Morlacchi, storico br che nell'estate del '72 costituì il primo esecutivo delle Brigate Rosse con Renato Curcio, Alberto Franceschini, Mario Moretti e Piero Morlacchi. Si è laureato in Storia alla Statale di Milano nel 1997 con una tesi dal titolo «Politica e ideologia nell'Italia degli anni ’70. Il caso delle Br». E nel 2007 ha scritto un libro sul padre, «La fuga in avanti - La rivoluzione è un fiore che non muore»: «Col ' 68 e l' inizio delle lotte operaie e studentesche - si legge - la funzione di quel gruppo andò via via esaurendosi. Alcuni rientrarono nelle fila istituzionali, altri scelsero la lotta armata. Tra questi mio padre...». E solo nel giugno 2009, insieme con il fratello Ernesto diceva: «Non è giusto essere svenduti come terroristi soltanto per il cognome che portiamo». Pietro Morlacchi è morto nel 1999.

L'INCHIESTA - Nel giugno scorso, l'inchiesta portò all'arresto di cinque persone, tra Roma e Genova, su ordine del gip Maurizio Caivano. I reati contestati, a vario titolo, andavano dall'associazione eversiva alla banda armata, alla detenzione di armi. La svolta nelle indagini era arrivata grazie una chiamata, partita da una cabina telefonica, intercettata a febbraio del 2007 e attribuita a Luigi Fallico. In una delle telefonate intercettate, in particolare Fallico parlava di un attentato alla Maddalena nei giorni del G8. Oltre a Fallico, arrestato nella Capitale e considerato il capo del gruppo, in quella occasione finirono in carcere anche Bruno Bellomonte, rappresentante di spicco dell'indipendentismo sardo, e Bernardino Vincenzi. A Genova invece a finire in manette erano stati Riccardo Porcile e Gianfranco Zoja.

IL FALLITO ATTENTATO - Questo gruppo eversivo - ricorda la Polizia - ha rivendicato, nel settembre 2006, un attentato dinamitardo, fortunatamente fallito, ai danni della caserma dei Paracadutisti «Vannucci» di Livorno. La rivendicazione di quell'attentato avvenne con un volantino spedito a vari giornali. «Nelle vittorie come nelle sconfitte ciò che conta è la continuità dell'attacco Ernesto Che Guevara» - si leggeva sul volantino - Il giorno 25 settembre 2006 un nucleo della nostra organizzazione ha bombardato la caserma della brigata Folgore, a Livorno».«La Folgore, oltre che un covo di fascisti e stupratori, rappresenta insieme agli altri corpi speciali il braccio armato per eccellenza dell'imperialismo italiano» - recitava lo scritto - «Questo, all'interno del Nuovo Ordine Mondiale disegnato dal polo imperialista attualmente dominante Usa ha svolto negli ultimi decenni un ruolo sempre più attivo di penetrazione politica, economica e militare, dalla Somalia alla Jugoslavia, dall'Afghanistan all'Irak e oggi, infine, anche in Libano. Per non parlare dell'alleanza strategica con Israele, punta di lancia dell'imperialismo nell'area mediorientale».

Redazione online


22/04/2009

Filippine, via al blitz per liberare l'ostaggio italiano Vagni

Filippine, via al blitz per liberare l'ostaggio italiano Vagni

 

Offensiva contro i militanti islamici che hanno sequestrato l'operatore della Croce Rossa, scontri in corso sull'isola di jolo

 

Eugenio Vagni (Ansa)
Eugenio Vagni (Ansa)

MANILA - È iniziata l'offensiva contro i militanti islamici che tengono in ostaggio nelle Filippine l'operatore italiano della Croce Rossa Eugenio Vagni: la polizia si sta scontrando con 30-50 uomini armati del gruppo Abu Sayyaf nel territorio di Talipao sull'isola di Jolo. I militanti, ritenuti legati al network terroristico di al Qaida, hanno sequestrato Vagni il 15 gennaio scorso.

«È MALATO» - Abdusakur Tan, governatore della provincia di Sulu, di cui fa parte Jolo, aveva annunciato di aver ordinato a più di mille soldati e agenti di polizia di trarre in salvo l'ostaggio italiano. Il governatore si è detto preoccupato del peggiorato stato di salute di Vagni, che soffre di ipertensione ed ernia. Secondo l'esercito filippino le condizioni di salute dell'operatore italiano della Croce Rossa sono peggiorate: l'operatore umanitario 62enne «avrebbe bisogno di essere operato a un'ernia, non riesce più a camminare», ha affermato un portavoce, il tenente colonnello Edgar Arevaldo, in un comunicato. «Secondo le nostre informazioni, sta bene, ma non riesce più a camminare», ha indicato Arevaldo, precisando che l'ostaggio «è vivo, ma sotto stretta sorveglianza». «Abbiamo preso questa decisione per via delle condizioni di salute di Vagni - ha aggiunto al telefono ad Ap - Lo scopo principale è di salvarlo». Ma il colonnello ha ammesso che l'operazione è rischiosa, anche se a suo avviso non ci sono alternative per salvarlo.

GLI ALTRI OSTAGGI - Vagni è l'ultimo di tre dipendenti del Cicr rapiti sull'isola di Jolo, nel sud delle Filippine, ancora in mano ai ribelli islamici. Il 18 aprile è stato tratto in salvo l'altro operatore della Croce Rossa internazionale, lo svizzero Andreas Notter, 38 anni. Il terzo ostaggio, la filippina Mary Jean Lacaba, è stato liberato il 2 aprile.