19/10/2011

Il nuovo singolo di Mina, sul web è caccia all'autore.

Il nuovo singolo di Mina, sul web è caccia all'autore.

Il brano "Questa canzone" farà parte del nuovo album in uscita a novembre. E secondo quanto racconta il figlio della cantante, Massimiliano Pani, nasce da un demo inviato in forma anonima. Così, è nato un sito per rintracciare il misterioso compositore

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25/05/2010

Celentano a Mina, tu sindaco io consigliere

Celentano a Mina, tu sindaco io consigliere

ADRIANO CELENTANO

Mina mia, sorella cara!
Hai sempre delle belle parole quando scrivi su di me. Anche quando ti balena il sospetto che io possa inciampare e, per una qualche ragione, cadere malato di mente...


Del resto non è una novità. Si sa che noi artisti, rispetto ai sani macellai che hanno distrutto la Milano dei sogni, un po' malati lo siamo.


I distruttori infatti o, per meglio dire, i costruttori dell'arroganza, ci considerano addirittura degli appestati. Gente da non mischiare con chi si nutre di religioso profitto. E dal loro punto di vista non gli si può certo dar torto. Gli appestati, dato che l'unica loro arma è il sogno, sono fragili. Ma è proprio dalla loro fragilità che si può scatenare il tremendo scossone da dare a questa società immobile. Per cui io sono sì, malato, ma non abbastanza, purtroppo, per fare il Sindaco. Potrei però fare l'ideatore del Sindaco. E a quel punto tu, mia vecchia amica a cui anch’io ho sempre voluto bene, quasi da innamoramento, potresti essere il prezioso vice Sindaco, sul quale io potrei fare leva per ottenere dal tuo Capo la realizzazione di progetti che, essendo magari troppo sognanti per i suoi gusti, potrebbe egli non condividerli con l'ideatore. L'altra soluzione per far sì che lo scossone da dare alla Milano seppellita dall'accozzaglia di grattacieli e quartoggiari sia ancora più devastante, non rimane che quella di essere tu il Sindaco, e io l'ideatore che ti vuole bene!


04/12/2009

«Canto con la voce di mia madre Mina. Noi siamo uguali»

«Canto con la voce di mia madre Mina. Noi siamo uguali»

 

La prima volta. Benedetta: sì, sposerei uno come lei. La figlia nel nuovo video: «L’idea è mia. L'ho convinta puntando sul suo amore per me, incondizionato»

 

Sembra di tornare indietro di 30 anni. Benedetta Mazzini è il ritratto di mamma Mina. Vederla in un video in cui dalla sua bocca esce la voce della «signora della canzone» fa ef­fetto. Il clip è quello di «Adesso è facile», duetto fra Mina e Manuel Agnelli con gli Afterhours, da ieri in anteprima su corriere.it (in tv soltanto da lunedì). «Non è che io voglia assomigliarle, il fat­to è che siamo uguali. Se raccolgo i capelli poi...», dice Benedetta.

Nel video, diretto da Cosimo Alemà, Manuel e Benedetta sono nella stessa stanza d’albergo. Sempre assieme, ma alternativamente uno dei due è trasparente, come se non si dovessero mai incontrare. Il leader degli Afterhours canta le sue parti, Benedetta «interpreta» Mina. «All’inizio muovevo solo la bocca, ma il regista mi ha chie­sto di cantare veramente per rendere più reali le riprese. Più che imbarazzo ho provato grande ri­spetto e, come sempre quando ascolto la voce di mamma, emozione», racconta Mazzini jr. Com­mento di Mina? «Come ti sta bene quella voce!». Non deve essere stato facile convincere la stel­la a fare un video con veri interpreti. I suoi clip sono sempre stati di animazione. «Sembra che faccia apposta non solo a non farsi vedere, ma anche a non far sapere nulla della sua attività. Ho proposto questa idea non per egocentrismo, vo­levo far conoscere la canzone anche a chi guarda le tv musicali. Ho potuto fare leva sull’amore in­condizionato di mamma», racconta la figlia.

Il processo di convincimento è stato lungo. «A differenza degli altri che le chiedono le cose mil­le volte, fino a che lei non dice no, io so come prenderla. Le ho fatto la proposta e l’ho lasciata cadere. Ho aspettato un mese per sentirmi dire che non aveva ancora deciso. Alla fine ha dato l’ok. Per me è stata una comunione di affetti: voglio un bene smisurato agli Afte­rhours e adoro mamma». A tal punto che una volta ha dichiarato che si sarebbe sposata solo con un uomo con le stesse «palle» della madre. «È vero. È la persona più importante della mia vita, la mia migliore amica, fratello e sorella. È una delle persone migliori che ho conosciuto, le presento sempre i miei amici, sono 'innamora­ta' di lei», rilancia.

Essere figli d’arte, benedizione o maledizione? «Sono stata fortunata perché non faccio il suo la­voro. Credo che l’affetto che la circonda mi abbia risparmiato cattiverie, ma non ho mai avuto aiuti diretti. Penso che chi ha genitori famosi abbia dei vantaggi: se respiri quell’aria devi per forza diventare una persona in gamba». La rivoluzione rock di Mina l’ha propiziata lei. «Le avevo fatto conoscere la loro musica e nel ’96, quando ci fu un loro show in Svizzera, li invi­tai a casa nostra a Lugano», ricorda. Poi Mina fe­ce una cover di «Dentro Marilyn» e ora il duetto. È vero che ascolta tutte le canzoni che le manda­no anche autori sconosciuti? «Lavora tutti i giorni come una che timbra il cartellino — la descrive così Benedetta —. Però con passio­ne. Ha un cassetto dove conserva le cose più assurde, ma non accantona nulla perché dice sempre che non sai mai da dove può arrivare il colpo di genio. Vive sommersa di dischi che ascolta in cuffia o, quando è in studio, a volu­mi che neanche le band heavy metal».

La carriera di Benedetta ha incrociato cine­ma ( Tutti giù per terra, Panni sporchi ), teatro ( Bigodini con Platinette) e tv («Rock Café», «Festivalbar»). Dopo qualche anno di assenza è tornata nel 2009 con «X Factor - Il processo» (sabato su Raidue l’ultima puntata) e a marzo partirà «Africa Benedetta» sul canale satellita­re Nat Geo, documentario di viaggio in cui ac­compagna un personaggio in un safari. L’Afri­ca è una delle sue passioni: «Da una decina d’anni sono travel companion di una compa­gnia sudafricana». Cioè? «Accompagno turisti offrendo un servizio aggiuntivo a quello di ran­ger e guida. È una gioia far conoscere quei posti meravigliosi a chi non li ha mai visti», racconta. Sulla carta d’identità, quindi, che scriverebbe alla voce professione? «Vivo. Una volta avrei det­to attrice, ci credevo molto. L’Africa mi ha equi­librato. Oggi direi che sono felice di fare le co­se che mi fanno felice».

Andrea Laffranchi

corriere.it


29/05/2009

La Pausini benefica: Mina, vieni anche tu a Milano siamo già 112 donne

La Pausini benefica: Mina, vieni anche tu a Milano siamo già 112 donne

 

Il megaconcerto «Amiche per l’Abruzzo», «A San Siro sarà una cosa incredibile e il finale dovrà sceglierlo il pubblico»

 

MILANO— «Mina, voglia­mo che ci sia anche tu». Laura Pausini lancia un appello al mito della canzone italiana. A tre settimane dal megaconcer­to benefico «Amiche per l’Abruzzo», la Pau non molla. Sono arrivate 111 adesioni di colleghe cantanti, ma non an­cora quella di Mina.

«Appena siamo partite con l’iniziativa le abbiamo subito mandato un messaggio: 'Fatti vedere!'. Però non volevamo offendere la scelta di vita che ha fatto tanti anni fa e quindi ci sarebbe andata bene anche una visita dietro le quinte... Lei ci ha spiegato ancora una volta il perché della decisione di non apparire e non fare con­certi. Però ci ha fatto capire che in qualche modo potreb­be contribuire». Un cast incredibile quello che la Pausini, assieme al pro­moter Roberto De Luca di Live Nation, ha messo assieme per il concerto del 21 giugno a San Siro: «Sembra Woodstock», ri­de.E aggiunge, quasi a riassu­mere il clima: «Mentre là i ma­nager non si mettono d’accor­do sulle celebrazioni per i 40 anni, qui va tutto bene e sia­mo riusciti, prima volta in Eu­ropa, a mettere assieme tutte le radio che trasmetteranno la parte finale in diretta».

Nonostante sia tornata in Italia ieri alle 4 del mattino la cantante è piena di energia. Mercoledì era a Dortmund a suonare («Pensavo di non ave­re un grande seguito in Germa­nia, lì il disco non vende tantis­simo, invece ho trovato il pa­lazzetto pieno»), il tour euro­peo la tiene impegnata, ogni tanto scappa anche in studio a lavorare su nuovo materiale, ma la testa è sempre sul con­certo: «Seguo ogni minimo dettaglio e voglio sempre esse­re aggiornata», dice. L’idea è stata sua, ci pensa­va da anni, l’emergenza terre­moto le ha dato la spinta fina­le all’azione e ora vuole che tut­to fili liscio. Conseguenze? «Mi devo fare steccare il dito indice per i troppi sms che sto mandando e sto prendendo qualche pastiglia contro l’ulce­ra ». I messaggi che l’hanno col­pita di più? «Quello di Giorgia, 'non mollare, spacchiamo tut­to', e quello di Mariella Nava che si diceva pronta a lasciare il suo spazio sul palco ad al­tre ».

I dolori di pancia glieli fa ve­nire qualche altra collega. «Ci sono persone che hanno qual­che pretesa alla Michael Jack­son. Magari lo fanno innocen­temente, fanno sapere che vor­rebbero esibirsi alla tal ora, senza la tal collega... Poi però basta una telefonata e si risol­ve tutto». Sinora le adesioni sono 112. «Eravamo partite in 30, poi 50... Ora ci sono praticamente tutte. Per non dimenticarne nessuna mi sono spulciata gli elenchi di siti musicali come rockol». Sarà difficile farle can­tare tutte. «Qualcuna non ci sa­rà, Alexia, Vanoni e Carrà ad esempio manderanno dei vide­omessaggi perché hanno altri impegni, ma è possibile che tutte abbiano un proprio mi­nishow. Anzitutto il concerto deve finire per le 23.30 e poi avremo lo stadio per provare solo nel pomeriggio del gior­no prima». Si è parlato di play­back proprio per i tempi ridot­ti: «Tutte vogliamo cantare, magari nella prima parte qual­cuno userà le basi invece di una band vera».

L’obiettivo di Laura, oltre ov­viamente alla raccolta fondi (destinati alla ricostruzione della scuola De Amicis del­l’Aquila, all’acquisto di case in legno nei comuni colpiti e al­l’organizzazione «Aiutiamoli a vivere» di don Vitaliano Della Sala) è quella di fare uno show indimenticabile. La parola chiave, la ripete più volte, è «interagire»: «Lo farò di sicu­ro io con quelle che sono state ribattezzate madrine dello show, ovvero Gianna Nannini, Fiorella Mannoia, Elisa, Gior­gia e Carmen Consoli. Con Gianna ad esempio vorrei fare 'La solitudine'. Ma vorrei che ci fossero tanti duetti senza pensare all’aspetto promozio­nale della vicenda. Io ad esem­pio non canterò il singolo che passa in radio adesso e sto spronando tutte a fare la stes­sa cosa, a fare le canzoni più famose. Insomma voglio che sia chiaro il concetto di ami­che ». Perché il sogno della star è «avere un coro unico dall’ini­zio alla fine, sentire i fan di Syria che cantano i pezzi di Giorgia e quelli della Nannini i successi della Tatangelo».

La scaletta non è ancora pronta e un grosso punto di domanda rimane sulla chiusu­ra. Quale canzone scegliere? «Ognuna ha mandato la pro­pria preferita pensando al valo­re del testo. Abbiamo poi ri­dotto la lista a cinque candida­ti: 'Il mio canto libero', 'No Woman, No Cry', 'Volare', 'Io canto', 'That’s What Friends Are For' e 'Imagine'. Io ne pre­ferirei una in italiano, ma for­se ci aiuterebbe un sondag­gio ».

Andrea Laffranchi