29/06/2011
L'Ue: «Nessun progresso in Campania. Sanzioni finanziarie contro l'Italia». Immondizia contro la Polizia davanti alla Camera
L'Ue: «Nessun progresso in Campania. Sanzioni finanziarie contro l'Italia». Immondizia contro la Polizia davanti alla CameraRIFIUTI - È quanto si legge in una nota del commissario all'Ambiente Janez Potocnik. Aumentano i problemi respiratori: allarme dei pediatri. De Magistris: «Ricapitalizzazione Asìa per 43 milioni». Manifestanti napoletani antidiscarica lanciano sacchi contro le forze dell'ordine. Cartelli contro la Lega
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18/11/2010
Pamela Anderson entra nel Gf indiano, il ministero lo sposta in seconda serata
Pamela Anderson entra nel Gf indiano, il ministero lo sposta in seconda serataAl suo arrivo all'aeroporto l'ex «Baywatch» era stata travolta dalla folla. «Linguaggio scurrile e atteggiamenti osceni» alla base della decisione di classificare lo show come «per adulti»
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23/12/2009
«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge
«Natale a Beverly Hills» è film d'essai o almeno così lo riconosce la legge
Riforma Urbani applicata alla commedia con De Sica. Rischi per i piccoli cinema. Le nuove norme e le scelte del ministero. Il riconoscimento anche a «Winx Club 2»
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| Christian De Sica, Sabrina Ferilli e Michelle Hunzicker: sono nel cast di «Vacanze a Beverly Hills» (Ansa) |
MILANO — Nemmeno nei suoi sogni più azzardati Christian De Sica aveva osato tanto: il cinepanettone dichiarato ufficialmente «film d’essai». E non per un qualche colpo di mano dei fan del supertrash o una resa incondizionata del fronte unito Critici & Castigamatti, ma per «merito» della legge italiana sul cinema. Per aggirare i deprecati cedimenti ideologico-consociativi (leggi: favori ai fanigottoni del cinema sempre pronti a autofinanziarsi coi soldi dello Stato), la riforma dell’allora ministro della Cultura Urbani istituiva precisi parametri matematico-quantitativi per valutare i meriti di un film. Era il reference system che dava punti alla solidità produttiva, alla ricchezza del cast, al valore dei registi o dei direttori della fotografia, eccetera eccetera.
Quei punteggi servivano, e servono, per ottenere finanziamenti «bipartisan» oppure per accedere alla qualifica di «film d’interesse culturale e nazionale». Naturalmente le domande si presentano prima che il film sia girato (per ottenere le sovvenzioni) o comunque prima dell’uscita (per avere la qualifica) e la commissione che li concede si riserva poi di confermarli «previa visione della copia campione». Ma salvo improbabili colpi di scena, nessuna qualifica viene mai revocata. Da qualche mese, poi, questa qualifica è diventata vitale per ottenere i tanto agognati «crediti d’imposta»: per ridare fiato all’industria del cinema senza ricadere nelle sovvenzioni d’antica memoria, sono stati introdotti dei meccanismi di riduzione fiscale (i crediti d’imposta, appunto) capaci di favorire il reimpiego di capitali nella produzione. Ma per evitare che diventassero finanziamenti indiscriminati (e quindi fuori legge), la Comunità europea ha imposto che ne potessero usufruire solo i film di qualità, quelli cioè dichiarati «di interesse culturale e nazionale».
E qui si torna a «Natale a Beverly Hills», che ha chiesto e ottenuto la qualifica in questione per aver diritto ai sacrosanti crediti d’imposta ma che si è conquistato in sovrappiù una «qualifica di film d’essai» che per la legge Urbani spetta di diritto a tutti i film di interesse culturale e nazionale. E qui le cose si complicano. E in peggio. Perché diventare film d’essai vuol dire permettere al cinema che ti programma di ottenere quegli aiuti (fiscali e monetari) che sostengono gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli cioè che dovrebbero dare spazio ai film più difficili, controversi, stimolanti e culturalmente validi. Non certo a quelle megastrutture che magari riempiono tutte le sale con tre o quattro blockbuster e non si preoccupano di far quadrare le logiche del botteghino con quella della qualità. Invece «trasformando» in cinema d’essai anche i multiplex che proiettano opere come «Natale a Beverly Hills» (nella stessa riunione ha già ottenuto lo stesso riconoscimento «Winx Club 2») si finisce solo per sottrarre ulteriori finanziamenti a quei piccoli esercenti che, con un pubblico più attento alla qualità dei film che del pop corn, sono l’ultimo baluardo per la difesa di un cinema degno di questo nome. Altrimenti rischiano di diventare pura demagogia tutte le richieste di maggior efficienza e moralizzazione che la Politica rivolge a questo settore: se non si cambia al più presto questa legge, le occasioni per essere orgogliosi della nostra cinematografia diventeranno ogni giorno più esigue. Con o senza il marchio d’essai.
Paolo Mereghetti
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17/12/2009
L’albo che fa sparire 30 mila restauratori
L’albo che fa sparire 30 mila restauratori
Regole molto selettive per avere il riconoscimento dal ministero. Posti di lavoro a rischio. Nuove norme per la categoria, pochi sono in regola. La Confartigianato: tagliati fuori i più giovani
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| Controlli sui restauri agli affreschi di Piero della Francesca sulla "Leggenda della Vera Croce" (Ansa) |
ROMA — Nell’Italia delle corporazioni, dove c’è chi ha proposto in Parlamento l’istituzione dell’ordine dei cuochi professionisti e perfino quello dei predicatori islamici, non si poteva certamente rifiutare un albo ai restauratori. Nobile professione, soprattutto in un Paese che ha un patrimonio sterminato di beni storici e artistici, anche se finora asseverata a regole piuttosto sgangherate. Che fosse quindi necessaria una messa a punto, è una cosa sulla quale tutti si sono trovati d’accordo. Peccato soltanto che il risultato si sia rivelato altrettanto sgangherato.
La Confartigianato e la Cna, organizzazioni a cui fa riferimento una fetta consistente della categoria, hanno fatto ricorso al Tar contro i decreti approvati a maggio dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e che entreranno in vigore il primo gennaio 2010. I restauratori sono scesi in piazza, mentre Partito democratico e Lega Nord hanno chiesto consistenti modifiche.
La principale lamentela è che le nuove regole provocherebbero una fucilazione di massa. Le imprese di restauro attive in Italia, non di rado individuali, sono 12.864 e danno lavoro a 32.116 persone. Entro il 31 dicembre di quest’anno chi vorrà ottenere dai Beni culturali il titolo di «restauratore» per poter accedere all’albo sostenendo un esame, dovrà dimostrare di avere le caratteristiche previste dai decreti ministeriali. Il fatto è, sostengono le organizzazioni artigiane, che allo stato attuale potrebbero avere con certezza diritto a fregiarsi di quel titolo, e quindi ad accedere agli appalti pubblici, non più di 640 persone. Cioè il 2% di tutti gli addetti del settore.
C’è da dire che il numero delle ditte di restauro vere e proprie, quelle cioè del settore opere d’arte e monumenti sono 4.441, con 12.140 dipendenti. Calcolata su questi numeri, la fetta dei sopravvissuti salirebbe così al 5%. Ma è pur sempre infinitesima. Chi sono i 640 fortunati? Quelli con il diploma conseguito in tre scuole: l’Istituto centrale per il restauro, l’Opificio delle pietre dure di Firenze e la Scuola del mosaico di Ravenna. Sono gli unici che potrebbero avere con certezza assoluta il riconoscimento. Ovviamente non sono queste le sole scuole di restauro esistenti in Italia. Nel corso degli anni se ne sono aggiunte molte organizzate dalle Regioni, e sono nati anche corsi specifici nelle Accademie di Belle arti. Le regole volute da Bondi sono però tassative: per avere il riconoscimento di «restauratore » è necessario aver accumulato almeno 1.600 ore di formazione. E questa potrebbe rappresentare una barriera decisiva. Si sa che presso il ministero le scuole alternative ai tre istituti non hanno mai riscosso particolare credito. In molti casi, va detto con onestà, per ragioni più che solide.
Ciò non toglie che il segretario generale della Confartigianato Cesare Fumagalli si dichiari preoccupato perché «in questo modo si potrebbero qualificare ogni anno soltanto poche decine di persone» in grado di far avere alle imprese il «patentino» per partecipare alle gare pubbliche. E tutti gli altri? Quelli che per anni e anni, anche senza avere fatto quelle scuole hanno messo le mani sui marmi romani o sugli affreschi del Trecento? I regolamenti ministeriali hanno previsto una porta d’accesso anche per loro: sulla carta. Basta che possano dimostrare di aver lavorato per otto anni prima del 2002. Otto anni «solari», cioè con 365 giorni di cantiere aperto. Il che significa, per molte imprese, un periodo ben più lungo.
Già, ma come si può dimostrare? Semplice: producendo una montagna di documenti, dai certificati di collaudo ai verbali di consegna dei lavori, i contratti di appalto... Ma dopo tanto tempo capita facilmente che questa documentazione non esista più. Talvolta non è neanche mai esistita, se si pensa che la certificazione di cantiere è obbligatoria soltanto a partire dal 2000. Il ministero si accontenterebbe allora in casi particolari anche della «memoria storica» del funzionario. Già, e se poi il funzionario in questione soffre di amnesia, o è stato sostituito? Anche ammettendo che la tradizione orale possa funzionare, secondo Fumagalli «questa regola ha un effetto perverso, perché taglia fuori tutti coloro che hanno lavorato negli anni successivi, dal 2002 al 2009. Vale a dire che sono esclusi tutti i giovani che hanno cominciato a lavorare nel nuovo secolo».
Perché chiudere il cancello alla fine del 2001? Più volte, in varie occasioni, esponenti del ministero hanno dichiarato pubblicamente che in Italia ci sono troppe imprese di restauro. Enunciando l’obiettivo di ridurre il loro numero a non più di 1.500. E sia. Ma questo ancora non spiega il 2001. Vero è che in questa storia ci sono diversi aspetti curiosi. A cominciare dal tempo biblico che c’è voluto per fare i decreti di cui si parla, regolamenti attuativi di una riforma che porta la data del 22 gennaio 2004. Ossia, il codice dei beni culturali varato per decreto legislativo quando al ministero dei Beni culturali c’era Giuliano Urbani. Da allora sono passati al Collegio Romano altri tre ministri. Perché ci sono voluti sei anni per partorire due regolamenti? Altro mistero. Ma che la burocrazia italiana non sia in grande sintonia con la realtà del Paese è un fatto incontrovertibile. Per non parlare dei mestieri particolari che non potranno avere l’ambito riconoscimento di «restauratore». Per esempio gli organisti, cioè gli esperti che riparano gli antichi strumenti musicali delle chiese: non sono contemplati dai decreti. C’è infine la ciliegina sulla torta. Una volta dimostrato di essere in possesso di un diploma accettabile o di aver lavorato per i famosi otto anni prima del 2002, per accedere alla corporazione così selezionata bisogna superare un esame. Rispondendo in un’ora a un centinaio di quiz. Come per la patente...
Sergio Rizzo
11:37 Scritto in ARTE | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
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21/08/2009
Tolta la gestione ai privati dell'autovelox
Tolta la gestione ai privati dell'autovelox
Stop del Viminale alla gestione affidata ai privati degli autovelox
La direttiva affida ai prefetti il compito di monitorare sul territorio il fenomeno della velocità e di pianificare le attività di controllo. In particolare, dovranno essere individuati i punti critici per la circolazione dove si registrano più incidenti (con riferimento al biennio precedente) e dovrà essere previsto il diffuso impiego della tecnologia di controllo remoto, che consente il controllo di tutti i conducenti che passano in un determinato tratto di strada con contestazione successiva della violazione.
La Polizia stradale attuerà il coordinamento operativo dei servizi con il compito anche di monitorare i risultati dell'attività di controllo svolta da tutte le forze di polizia e dalle polizie locali.
Poche settimana fa 29 comuni del Casertano sono finiti nella bufera per la gestione degli autovelox sul proprio territorio
14:41 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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13/08/2009
Pensioni d'invalidità, boom al Sud: sono il 50% in più rispetto al Nord
Pensioni d'invalidità, boom al Sud: sono il 50% in più rispetto al Nord
Oltre due di invalidi milioni in Italia. La Lombardia la regione che ha meno pensioni
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| Un invalido aiutato da un volontario (Fotogramma) |
MILANO - Oltre 2 milioni gli invalidi in Italia che percepiscono una pensione di invalidità e nel Sud il numero di prestazioni, in rapporto alla popolazione, è del 50% superiore rispetto al Nord. Se nel Sud e Isole ci sono 4,39 pensioni ogni 100 abitanti, al Nord il rapporto scende a 2,91. In Italia la Regione con meno pensioni di invalidità, sempre in rapporto alla popolazione, è la Lombardia (2,79). Sono alcuni dei dati contenuti nella 'Relazione Generale sulla situazione economica del Paese 2008' del ministero dell'Economia. Nel rapporto si sottolinea la necessità di intervenire sulla materia e soprattutto sui controlli: «Nonostante i numerosi interventi normativi - scrive il Tesoro - la materia necessita ancora di un riordino complessivo, in particolare per quanto riguarda la definizione degli interventi, le modalità di accertamento e verifica». Se in tutte le regioni del Sud c'è «un numero relativamente maggiore di prestazioni», come si legge nel rapporto, da segnalare sono anche i casi di Umbria e Liguria dove vengono erogate rispettivamente 5,48 e 4,10 prestazioni ogni 100 abitanti.
IL MINISTRO- Questi dati « sono la riprova di un modo distorto con cui si è fatto politica nel Meridione e di come ora si debba dare una sterzata». Lo ha affermato, in una nota, il ministro per l`Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi. «Non bisogna cioè commettere gli errori del passato. Quando parlo di rivoluzione per il futuro del Sud mi riferisco anche a questo. Il Meridione ha bisogno di una nuova prospettiva, non più di elemosine».
LA LEGA- «Ora non ci si può nascondere dietro altre scusanti: il Sud deve camminare con le sue gambe, deve produrre la ricchezza per il suo popolo, deve avere la forza di ribellarsi a clientelismo, inefficienza e certa sospetta regalia degli enti locali». Commentano così i dati del ministero dell' Economia sulle pensioni di invalidità, i senatori della Lega Nord, in commissione lavoro del Senato, Angela Maraventano e Armando Valli che aggiungono: «Solo nella pubblica amministrazione ci sono più lavoratori nel Sud, che in media in quasi tutto il resto del paese».
20:45 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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07/08/2009
Il codacons contro gli aumenti del carburante
Il codacons contro gli aumenti del carburante
Nessuna intesa tra governo e petrolieri. Secondo l'U.P. gli aumenti sono giustificati, Scajola dice stop ai rincari
| (Ansa) |
ROMA - La benzina corre ancora e il governo prova a tamponare l'emorragia, convocando le compagnie petrolifere per spiegare l'andamento del prezzo dei carburanti. Un incontro che però non ha dato gli effetti sperati. Marco D'Aloisi, portavoce dell'Unione petrolifera, ha spiegato che «gli aumenti dei prezzi della benzina sono ampiamente giustificati dalle speculazioni di mercato. Le compagnie hanno assunto un atteggiamento cauto verso il mercato perché avremmo potuto subire aumenti dell'ordine di 6-7 centesimi al litro mentre gli aumenti sono stati solo di 3 centesimi». E sulla richiesta del governo di abbassare il prezzo di 2 centesimo ha sottolineato che «non ci sono i margini». Però è possibile «acquistare i carburanti con circa 11 centesimi di sconto al litro su alcuni impianti. Si tratta di iniziative promozionali che esistono già oggi».
IL FUTURO- Insomma l'incontro si conclude con un nulla di fatto. Ma la richiesta avanzata dal ministero alle compagnie petrolifere resta chiara: stop all’aumento dei prezzi dei carburanti e no ai «comportamenti speculativi». E il ministro Scajola ha anche chiesto al Garante per la sorveglianza dei prezzi di avviare indagini sull’andamento dei prezzi dei carburanti. Il sottosegretario con delega all’energia, Stefano Saglia - spiega il ministero guidato da Scajola in una nota - «ha chiesto con forza alle compagnie di non attuare comportamenti speculativi, di non aumentare ulteriormente i prezzi e, possibilmente, di ridurre il differenziale (stacco) di prezzi con l’Europa, visto che secondo i calcoli del ministero ci sarebbero i margini per un ribasso». Saglia ha anche annunciato che da settembre il ministero dello Sviluppo economico lavorerà alla riforma della rete distributiva dei carburante. È una riforma che «va condivisa con le Regioni» e puntiamo «a creare più liberalizzazioni nel servizio, favorendo i punti vendita della grande distribuzione e incentivando la nascita delle ’pompe bianche’, incentivando gli ’iper self’ e i self service». E il sottosegretario ha spiegato che si punterà anche «sui carburanti alternativi, il metano e il Gpl». In ogni caso nel costo della benzina c'è un differenziale tra l'Italia e l'Europa che «non è giustificato dall'aumento dei costi industriali»
GLI AUMENTI - Mercoledì altri due centesimi si sono aggiunti al prezzo della benzina, che arriva a sfiorare gli 1,35 euro al litro nei distributori Shell. Dopo i tre centesimi aggiunti da Agip martedì ai propri listini, è il turno del colosso petrolifero anglo-olandese di rialzare di 3,5 cent il prezzo della propria verde, che arriva a 1,349 euro, e di 3 centesimi il diesel, che si attesta a 1,169 euro. Ma gli aumenti sono generalizzati e coinvolgono tutte le compagnie, che, con rialzi di entità diversa, portano la verde agli 1,339 raggiunti mercoledì da Agip. Più frammentato il panorama sul diesel, il cui prezzo varia dagli 1,158 euro al litro di Erg e Total fino agli 1,169 euro di Shell. I prezzi dei carburanti presentano però differenze notevoli su base territoriale. È Napoli la città dove si spende di più per un pieno di benzina (1,374 euro al litro), mentre per risparmiare qualcosa conviene andare a Trieste (1,324). Le grandi città si trovano a metà classifica: a Roma la benzina costa 1,338 euro, a Milano 1,341.
ULTIMATUM AL GOVERNO - Le associazioni dei consumatori puntano però il dito contro il governo, a cui viene chiesto esplicitamente di promuovere azioni concrete. «Non c’è più spazio per l’indignazione - afferma Federconsumatori in una nota - È necessario intervenire con decisione su tale versante, passando finalmente dalle parole ai fatti, come ribadiamo da tempo. In particolare - spiega Rosario Trefiletti - è indispensabile agire su tre fronti». In particolare, «portando finalmente a compimento la configurazione dell’Autorità per l’Energia e dotando tale organismo di responsabilità di verifica e controllo, ma anche di sanzione, soprattutto in relazione ai prezzi dei prodotti petroliferi»; in secondo luogo «verificando l’efficienza dell’intera filiera petrolifera nel nostro Paese, a partire dalla raffinazione, al fine di comprendere il perché dell’esistenza di un differenziale (dai 3 ai 5 centesimi) tra il costo industriale dei carburanti in Italia rispetto alla media europea»; ed infine «eliminando una volta per tutte ’impicci ed impacci’ che ostacolano una completa liberalizzazione del settore della distribuzione dei carburanti, che consenta la vendita anche attraverso il canale della grande distribuzione». Il Codacons, inoltre, denuncia ricadute sulle vacanze degli italiani, Federconsumatori e Adusbef auspicano un abbattimento dei prezzi dei carburanti, anche attraverso la liberalizzazione del canale di vendita. «Ogni anno si verifica la stessa situazione, con aumenti concomitanti agli esodi dei cittadini», afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, «ci appelliamo ad Antitrust e Mister Prezzi affinchè indaghino sui rincari dei carburanti».
Fonte C.d.S.
00:24 Scritto in RISPARMI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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02/06/2009
Il marito si fece rimborsare film porno: lascia il ministro dell'Interno britannico
Il marito si fece rimborsare film porno: lascia il ministro dell'Interno britannico
GRAN BRETAGNA. Jacqui Smith si appresta a rassegnare le dimissioni dopo lo scandalo dei rimborsi spese gonfiati
| Il ministro Jacqui Smith (Epa) |
LONDRA - Lo scandalo britannico dei rimborsi spese gonfiati ha fatto cadere la testa più importante: il ministro degli Interni, Jacqui Smith, si appresta a rassegnare le dimissioni. Lo riferisce la rete Skynews di Rupert Murdoch. La portavoce del ministro, il cui marito chiese il rimborso l'affitto di due film pornografici, non ha né confermato né smentito la notizia.
FILM PORNO - Jacqui Smith aveva detto di essere "furiosa" per i film visionati dal marito, di cui non sapeva nulla. Così, si era detta pronta a pagare le 67 sterline (circa 70 euro) per i servizi di "pay per view" inseriti «per errore» nella nota spese.
RIMPASTO - La sensazione prevalente è che Gordon Brown, una volta passata la tornata elettorale - che si preannuncia disastrosa per il New Labour - procederà con un rimpasto dei ministri per dare respiro al suo governo. Jacqui Smith era finita al centro della bufera quando si è scoperto che nella sua lista dei rimborsi pagati dai contribuenti c'erano anche due film porno noleggiati dal marito.
15:46 Scritto in POLITICA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: inghilterra, scuse, ministro, film, porno, marito, guai, rimborso, spese, ministero, dimissioni | OKNOtizie |
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29/03/2009
La ministra si scusa per i film porno del marito fatti pagare ai contribuenti
La ministra si scusa per i film porno del marito fatti pagare ai contribuenti
E' SUCCESSO IN INGHILTERRA. Nuovi guai per Jacqui Smith. Due pellicole hard nella richiesta di rimborso spesa compilata dal marito
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| Richard Timney, il marito del ministro dell'interno inglese Jacqui Smith (Ansa) |
MILANO - Nuovi guai per il ministro dell'Interno britannico, Jacqui Smith. Due film hard sono finiti «erroneamente» nella lista delle richieste di rimborso spesa compilate dal ministro. Si tratta di pellicole 'pay per view' del valore di cinque sterline (pari a poco più di cinque euro). Un acquisto - a quanto pare - fatto dal marito Richard Timney, suo assistente, mentre lei era impegnata a Londra.
CHIEDO SCUSA - «Sono spiacente che, chiedendo il rimborso della mia connessione a Internet, ho erroneamente allegato anche il rimborso del pacchetto tv», si legge in una nota diffusa dal ministro. «Appena la cosa mi è stata fatta presente, ho avviato subito le procedure per mettermi in contatto con le competenti autorità parlamentari e rimediare alla situazione. tutti i soldi rimborsati per il pacchetto tv saranno ridati». I film per cui ha chiesto rimborso sono in totale cinque e sono stati tutti visti nella sua abitazione a Redditch, Inghilterra centrale.
LA RABBIA - «Dire che Jacqui è arrabbiata con suo marito è un eufemismo», ha detto un amico della coppia al 'Sunday Express', che ha tirato fuori la storia. «Lei non era lì quando questi film sono stati visti. È furiosa e mortificata». La richiesta di rimborso per il pacchetto tv e la connessione a Internet (in tutto 67 sterline, circa 72 euro) era stata presentata in giugno. A febbraio la Smith era stata fortemente criticata per aver chiesto un'indennità per la seconda casa, mentre a Londra, invece, era ospitata dalla sorella. E' poi hanno il coraggio di dire che noi italiani siamo ladri.
16:52 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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22/01/2009
Bloccato dal ministero un integratore con forti dosi di metalli pesanti
Bloccato dal ministero un integratore con forti dosi di metalli pesanti
Ancora una volta gli integratori finiscono sul banco degli imputati. Ad essere accusato di pericolosità è un integratore alimentare a base di argilla con elevati livelli di arsenico, piombo e tallio. A segnalarlo è il sistema di allerta rapido comunitario che raccoglie le segnalazioni dei Paesi membri riguardo a prodotti potenzialmente a rischio per la salute dei consumatori del Vecchio Continente.
Alcuni consumatori hanno presentato sintomi come vertigini, perdita di concentrazione e dell'accomodazione visiva, palpitazioni e crampi allo stomaco in seguito all'assunzione di Mineral drink, un integratore venduto in confezione doppia da 100 ml (2×100ml) esclusivamente sul sito della ditta di produzione la Fangocur.
I problemi causati dal prodotto possono essere messi in relazione alla presenza nella formulazione di elevate concentrazioni di metalli pesanti.
Questi metalli si accumulano progressivamente negli organi (ossa, fegato, reni, tessuto adiposo) e nei tessuti: una presenza in eccesso nel corpo umano provoca una reazione dannosa, bloccando l'attività di numerosi complessi enzimatici e inducendo una vasta gamma di sintomi.
Per questo motivo il Ministero del Lavoro, Salute e delle Politiche Sociali invita tutti i consumatori in possesso del prodotto Mineral drink a non consumarlo e consegnarlo alle autorità sanitarie della zona.
23:30 Scritto in ALIMENTAZIONE | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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