25/04/2012
Lavoro, Pdl "aggiusta" l'articolo 18
Lavoro, Pdl "aggiusta" l'articolo 18Il relatore in commissione lavoro alla camera; castro: «proporremo delle modifiche». Cambiamenti in vista alle norme sui licenziamenti disciplinari. Minore discrezionalità per i giudici
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04/02/2012
Fornero: «Nessuna demonizzazione del posto fisso»
Fornero: «Nessuna demonizzazione del posto fisso»«se le imprese vogliono flessibilità devono pagare». Il ministro del Welfare Fornero assicura: «Nessuno potrà mai licenziare per motivi di discriminazione»
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01/02/2011
Disoccupazione giovanile a livelli record
Disoccupazione giovanile a livelli recordMa diminuiscono nel complesso le persone in cerca di occupazione. L'Istat: a dicembre il tasso per la generazione tra i 15 e i 24 anni è salito al 29%. E' il dato più alto dal 2004
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11/07/2010
Telecom, da lunedì via al piano esuberi Sacconi: «Difficile il dialogo sociale»
Telecom, da lunedì via al piano esuberi Sacconi: «Difficile il dialogo sociale»Programmati 3.700 tagli entro i prossimi 11 mesi. In tutto si arriverà a 6.822 unità. A breve le lettere con i licenziamenti. I sindacati: «Comportamento vergognoso». Preoccupato il ministro
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MILANO - L'annuncio è arrivato venerdì nel pieno dello sciopero nazionale, mentre le lettere con i licenziamenti saranno sul tavolo dei sindacati lunedì. Telecom Italia comincia così le manovre per dare corso agli esuberi programmati nel piano triennale 2010-2012: in totale 6.822, di cui più della metà, 3.700, nel corso dei prossimi 11 mesi e cioè fino al 30 giugno del 2011. Una doccia fredda, sottolineano i sindacati, che viene letta dal segretario nazionale di Slc-Cgil, Alessandro Genovesi, come «un comportamento vergognoso da parte di un'azienda che ha registrato più di 1,5 miliardi di euro di guadagni netti, che ha già circa mille lavoratori in contratto di solidarietà e che continua a remunerare a peso d'oro dirigenti e manager». Genovesi chiede quindi al governo di affrontare la situazione e di convocare le parti sociali, perché «è in gioco il futuro di tutti gli oltre 50mila lavoratori di Telecom».
PREOCCUPATO IL MINISTRO - Il governo, per ora, si fa sentire con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che si dice preoccupato e in una nota sottolinea che i licenziamenti rendono «più difficile il necessario dialogo sociale». Le posizioni di sindacati e azienda che dovranno sedersi attorno ad un tavolo al ministero del Lavoro sembrano però al momento distanti. «Noi siamo disponbili alla trattativa, speriamo che ci sia la stessa volontà da parte del gruppo telefonico», afferma il segretario generale della Fistel-Cisl, Vito Antonio Vitale. E Genovesi chiede a Telecom di cambiare «la propria strategia» e di dare «garanzie di sviluppo», avvertendo che se dovesse scegliere la strada del «muro contro muro, se ne assumerà tutte le responsabilità».
ESUBERI E NORME - La procedura prevista dalla legge che regola i licenziamenti collettivi dà 75 giorni ai sindacati per discutere con l'azienda e per chiedere una riduzione del numero degli esuberi o il ricorso a misure alternative come la cassa integrazione o la messa in mobilità. Intanto Telefonica, che detiene attraverso Telco oltre il 10% del capitale di Telecom Italia, è sempre più vicina all'operatore mobile brasiliano Vivo, controllato da Portugal Telecom, dopo che la Corte di Giustizia Ue ha bocciato la 'golden sharè portoghese per bloccare l'offerta del gruppo spagnolo. Il gigante guidato da Cesar Alierta ha offerto a Portugal Telecom 7,15 miliardi di euro per rilevare la quota del 50% che detiene in Brasilcel, la holding che controlla il 60% di Vivo. (fonte Ansa)
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10/06/2010
Per le statali «scalone unico», in pensione a 65 anni a partire dal 2012
Per le statali «scalone unico», in pensione a 65 anni a partire dal 2012E poi dovranno attendere come tutti un anno ancora per lasciare il lavoro. Il limite per le dipendenti pubbliche innalzato di 4 anni in più dai 61 anni del 2011. Risparmi per 1,45 miliardi
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| Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (Eidon) |
MILANO - Uno scalone unico, che comporterà risparmi complessivi per 1,45 miliardi e nessuna deroga sulle "finestre" per le dipendenti pubbliche che subiranno l'innalzamento secco dell'età di pensionamento a 65 anni, a partire dal 2012. È quanto dovrebbe prevedere il testo che approderà giovedì in Consiglio dei ministri per far adeguare l'Italia alla richiesta di Bruxelles di equiparare in anticipo l'età di pensionamento delle lavoratrici pubbliche con i colleghi uomini.
PASSAGGIO DIRETTO - Sarà quindi unico lo "scalone" che obbligherà le lavoratrici pubbliche ad andare in pensione di vecchiaia a 65 anni dal 2012, con un innalzamento secco dell'età di pensionamento da 61 a 65 anni. Il risparmio complessivo derivante dall'anticipo al 2012 dell'innalzamento dell'età per andare in pensione sarebbe valutato in 1,450 miliardi tra il 2012 e il 2019, derivante da 2 miliardi di minor esborso per le pensioni compensato dalle maggiori spese che comporterà il mantenimento al lavoro delle impiegate in termini, tra l'altro, di mancato effetto sul blocco turn over e delle rivalutazioni delle liquidazioni. Il provvedimento non dovrebbe inoltre contenere alcuna deroga per le lavoratrici pubbliche che dovranno attendere, come tutti gli altri lavoratori, lo slittamento di un anno per andare in pensione per effetto della finestra unica prevista dalla manovra correttiva.
SALVI I REQUISITI MATURATI ENTRO IL 2011 - La bozza di riforma dell'età pensionabile per le statali prevedrebbe anche una clausola di salvaguardia per le lavoratrici che matureranno i requisiti per andare in pensione entro il 31 dicembre 2011. La norma punta ad evitare una massiccia uscita anticipata dal lavoro, consentendo alle statali - che in base all'attuale normativa potrebbero andare in pensione a 61 anni anche durante il prossimo anno - di poter mantenere il requisito anche negli anni successivi, quando per tutte le altre scatta l'innalzamento a 65 anni di età, come richiesto dalla Ue. (Fonte Ansa)
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08/06/2010
Ue: statali in pensione a 65 anni dal 2012 Sacconi: «Non c'è margine di trattativa»
Ue: statali in pensione a 65 anni dal 2012 Sacconi: «Non c'è margine di trattativa»Il ministro del lavoro: possibile recepimento dello slittamento nella manovra. La Reding: le donne che lavorano nel settore pubblico devono andare in pensione di vecchiaia 5 anni dopo
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| Maurizio Sacconi (Ansa) |
MILANO - Una trattativa che era partita in salita. Ma che ora si può definire già chiusa. L'Ue infatti non ammette sconti: l'eta pensionabile di vecchiaia delle dipendenti statali italiane deve essere portata a 65 anni dai 60 attuali a partire dal 2012 e non più dal 2018 come prevede la normativa attuale.
REDING - «Mi sembra ragionevole dare all'Italia tempo fino al primo gennaio 2012» per portare a 65 anni l'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego: ha detto la vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding, dopo l'incontro avuto col ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «In una democrazia - ha aggiunto Reding - le sentenze di una Corte si rispettano sempre». «L’Italia ha avuto 20 anni, da quando sono state adottate le direttive Ue (sulla parità retributiva tra uomini e donne, ndr), per rispettare il diritto comunitario, ora dovranno mettere in ordine il loro sistema» ha aggiunto la Reding.
«La commissaria - ha osservato il suo portavoce Mattew Newman - capisce che l'Italia ha difficoltà ma deve applicare la sentenza della Corte. Il cambiamento della legge può essere combinato con le misure di consolidamento di bilancio del Governo», ha aggiunto riferendosi alla manovra sui conti pubblici annunciata nei giorni scorsi. Al ministro Sacconi, la Reding ha ricordato che «tutti gli Stati devono essere trattati allo stesso modo». La Ue insiste dunque sul fatto che il periodo di transizione «deve essere breve. La nuova legislazione deve entrare in vigore entro il 2012», ha concluso il portavoce. Le norme italiane attuali, messe a punto dal nostro governo e rigettate dalla Commissione europea prevedono di portare l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni entro il 2018. In questi ultimi giorni si stava lavorando ad un compromesso che riduceva il periodo di transizione portandolo al 2015.
SACCONI - Ma alla luce di quanto dichiarato dalla Reding nessun compromesso sembra possibile e anche Sacconi sembra rassegnato ad anticipare la completa entrata in vigore della nuova normativa: «Sull'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego »non c'è alcuno spazio di trattativa con la Commissione Europea»: ha detto Sacconi. A questo punto, ha aggiunto il ministro, «decideremo giovedì in Consiglio dei Ministri cosa fare». Probabile che l'innalzamento dell'età pensionabile dal primo gennaio 2012, così come chiede la commissione Ue, entri nella manovra economica: «È questo il veicolo che attualmente abbiamo a disposizione», ha sottolineato Sacconi. «Nel caso l'Italia dovesse incappare in una procedura di infrazione sull'equiparazione a 65 anni dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, le eventuali sanzioni potrebbero arrivare a 714.000 euro per ogni giorno di ritardo nell'adeguamento» ha concluso Sacconi.
Previdenza. Quando si potrà incassare l’assegno dopo le riforme Sacconi e Tremonti. Pensioni, età per età ecco cosa cambia. Da uno a 4 anni di lavoro in più con l’agganciamento dei requisiti alle speranze di vita e con le nuove finestre. Laureati e donne tra i più colpiti.
Giovanni ha 30 anni, è nato il 1˚ giugno del 1980, è laureato in statistica. E’ fortunato perché ha trovato lavoro subito dopo gli studi, nel 2005. Per lui la pensione, in base all’ultima riforma Prodi, quella che ha introdotto le quote, era lontanissima: primo gennaio 2042. Invece dovrà pazientare quattro anni e tre mesi in più rispetto alle regole attuali. La pensione non arriverà prima dell’aprile 2046, dopo 40 anni, si spera ininterrotti, di attività. Anna ha 40 anni — è nata anche lei il primo giugno e sempre il primo giugno ha iniziato a lavorare. Gestisce un negozio e ha già 15 anni di contribuzione. L’anno scorso ha fatto due conti e ha visto che avrebbe tagliato il traguardo delle pensione nel luglio del 2030 a 60 anni di età. Ma la rendita sarebbe arrivata solo dal gennaio 2031 per via delle finestre. Invece dovrà alzare la saracinesca del negozio per qualche altro anno. Maturerà i requisiti solo nell’ottobre del 2032 e l’assegno Inps arriverà sul conto corrente non prima dell’aprile 2034, tre anni e tre mesi dopo. Luigi, autonomo, ha 50 anni e 25 di contribuzione. Pensava di poter incassare la pensione nel luglio 2023 e invece la potrà percepire solo a Natale 2024, quasi un anno e mezzo dopo.
Le regole
Tre casi, tre generazioni di lavoratori dipendenti o autonomi. Ma lo stesso risultato: rispetto ad oggi la pensione arriverà in ritardo. Colpa delle ultime due riforme. Una in discussione in questi giorni (quella che ha modificato il meccanismo delle finestre), l’altra, più sostanziosa, approvata l’anno scorso (età di pensionamento rivista in base a dati statistici) e passata quasi in silenzio. Due provvedimenti che blindano, quasi definitivamente, i conti pubblici, ma che costringono tutti i lavoratori a rifare i calcoli. Come risulta evidente dalle due tabelle pubblicate qui a fianco dove per i dipendenti privati, uomini e donne, nati dal 1948 al 1980 viene indicato a che età percepiranno la pensione. Ogni casella ha un colore profetico: verde se c’è un peggioramento fino a un anno rispetto ad oggi, giallo se i tempi di attesa aumentano da uno a tre anni, rosso oltre i tre anni. Le due schede sono state elaborate da Progetica, società indipendente di analisi e consulenza . Il primo aggiornamento sulla tabella di marcia delle pensioni, deriva dalla revisione delle finestre, decisa con l’ultima manovra. Con il nuovo meccanismo una volta maturati i requisiti i dipendenti dovranno aspettare 12 mesi per incassare il primo assegno e gli autonomi addirittura dovranno attenderne 18. Già questo fa innalzare l’età effettiva di pensionamento di quasi un anno.
Le conseguenze
Ma il vero giro di vite scatterà dal 2015 quando entrerà in vigore la riforma Sacconi, quella che aggancia l’età pensionabile alle speranze di vita. Proprio in questi giorni sono state delineate le modalità operative con le quali si procederà al calcolo. Si può stimare che in 40 anni la vita media si allungherà di 6. Con conseguente aumento dell’età pensionabile. A farne le spese saranno soprattutto i laureati che sono nati dal 1970 in poi: per loro la pensione non arriverà prima dei 65/66 anni, con un ritardo di circa 3/4 anni rispetto ad oggi. Colpito anche chi ha iniziato a lavorare tardi (rischia di sfiorare i 70 anni). Per molti lavoratori la rendita arriverà solo dopo 40 anni di attività. Il peggioramento più evidente è per le donne: il baluardo dei 60 anni non resisterà a lungo. Oltre ad arrivare più tardi, le pensioni saranno più magre perché contemporaneamente all’innalzamento dell’età pensionabile saranno ridotti anche i coefficienti di calcolo contributivi. E non si tratta di un gioco a somma zero. «Le ultime riforme — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — introducono una sorta di "disintermediazione" delle scelte sul futuro, che passano dalla politica alla statistica. In sostanza gli elementi di calcolo che definiscono il "quando" e il "quanto" della pensione vengono definiti con meccanismi automatici di adeguamento in base all’allungamento della vita media. Riforme generate dalla crisi globale e dalla necessità di rimettere in ordine i conti di una previdenza sempre più a rischio a causa dell'invecchiamento della popolazione e della scarsità di risorse pubbliche da investire nel welfare». Insomma potrebbe non essere finita.
Massimo Fracaro
Redazione online
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