18/11/2010

Alfano: con la crisi a rischio lotta alle mafie

Alfano: con la crisi a rischio lotta alle mafie

«L'infiltrazione delle mafie al nord è una realtà. la relazione della dia l'ho firmata io». Il Guardasigilli: avanti con l'antimafia dei fatti. Maroni: «Ora la caccia a Denaro e Zagaria, il cerchio si stringe»

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17/11/2010

Maroni: «Io come Sandokan? Saviano smentisca o lo querelo»

Maroni: «Io come Sandokan? Saviano smentisca o lo querelo»

LA POLEMICA. Il ministro minaccia azioni legali contro lo scrittore «Voglio replicare in trasmissione alle sue accuse»

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25/08/2010

Tifosi dell'Atalanta lanciano fumogeni e petardi contro Maroni al «Berghem Fest»

Tifosi dell'Atalanta lanciano fumogeni e petardi contro Maroni al «Berghem Fest»

Alcuni poliziotti sono rimasti feriti. A fuoco anche 4 auto. La protesta contro la tessera del tifoso. Il ministro dell'Interno: «Con loro non parlo»

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22/08/2010

Mantovano: espulsione per gli stranieri senza un reddito

Mantovano: espulsione per gli stranieri senza un reddito

Il sottosegretario all’Interno: "Noi siamo avanti rispetto alla Francia. Con il pacchetto sicurezza possiamo rispedire a casa i criminali, anche comunitari. Ora Bruxelles deve consentirci di farlo con i cittadini che non si sostentano da soli". La Cei: "L'italia non può cacciare nessuno"

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04/08/2010

Caliendo, Maroni: "Se cadiamo alle urne già a ottobre"

Caliendo, Maroni: "Se cadiamo alle urne già a ottobre"

Il ministro dell'Interno, in un'intervista al Corriere della Sera, commenta la crisi del Pdl: "La situazione è già precipitata perché potenzialmente questo gruppo alla Camera (finiani, Udc, Mpa e Api) può far venire meno la maggioranza"

 

Il ministro Roberto Maroni (Lapresse)
Il ministro Roberto Maroni (Lapresse)

ROMA — Ha trascorso la giornata al Senato e alla fine ha incassato il voto unanime sul piano antimafia. «Risultato storico — lo definisce — visto che in dieci anni nessuno era mai riuscito ad approvare un testo unico in tema di misure contro la criminalità». Il disegno di legge introduce misure di tracciabilità dei flussi finanziari in materia di appalti e nuove disposizioni per la revoca dei programmi di protezione a pentiti e collaboratori di giustizia. Ma il ministro dell’Interno Roberto Maroni sa bene che il voto che unisce maggioranza e opposizione è ormai un’eccezione, perché la realtà politica emersa in questi giorni promette ben altri scenari. E rischia di riservare sorprese clamorose per il governo in carica. Tanto che nulla dà ormai per scontato, neanche il voto di fiducia previsto per questo pomeriggio.

Ieri si sono incontrati Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli e hanno annunciato che oggi si asterranno sulla mozione di sfiducia contro il sottosegretario Giacomo Caliendo. Lei ci crede?
«La decisione di Fini di lasciare il Pdl ha creato una situazione che ci costringe alla navigazione a vista. Chi va per mare sa bene di cosa parlo: sei lì ma in ogni momento ci può essere un ostacolo. La rotta non è tranquilla, però credo che non sia neanche così difficile. In ogni caso non c’è alternativa».

Se cade il governo si vota?
«Io voglio continuare a essere ottimista, fiducioso che la legislatura continuerà fino alla fine. Ma se la nave va sugli scogli, si torna alle urne. Il rischio di imboscata è più che concreto, come dimostra quello che sta accadendo in questi giorni».

Non vi aspettavate che venisse calendarizzata subito la mozione di sfiducia?
«Era una delle possibilità ed è accaduto. Io però voglio essere chiaro: la Lega non sarà disponibile a nessun governo alternativo».

Neanche se a guidarlo fosse Giulio Tremonti?
«Non esiste. Ho parlato con lui ed è perfettamente d’accordo. Proporre Tremonti è il gesto della disperazione di chi vorrebbe cercare una strada ma non ha nulla da proporre. Non c’è un motivo valido se non la voglia di sfasciare tutto e mandare a casa Berlusconi».

C’è chi pensa che servirebbe a realizzare il federalismo.
«E con chi dovremmo farlo? Con l’Udc che ha votato contro oppure con il Partito Democratico che si è astenuto e adesso dice che ci vuole incalzare su questo tema? Vorrei ricordare che i decreti attuativi li fa il governo, non il Parlamento, dunque la strada è tracciata e il percorso sarà rispettato».

Non crede che la situazione stia precipitando?
«Veramente è già precipitata, perché potenzialmente questo gruppo alla Camera può far venire meno la maggioranza e questo provocherebbe immediatamente la crisi».

In questo caso il presidente Giorgio Napolitano potrebbe verificare l’esistenza di una nuova maggioranza.
«Potrebbe cercarla, ma non la troverebbe perché senza la Lega non avrebbe un’alternativa in entrambe le Camere e dunque un eventuale governo di transizione durerebbe una settimana, dopo dovrebbe prendere atto della realtà e sciogliere le Camere».

È proprio sicuro che la Lega non si comporterà come nel ’94?
«Ancora con questa storia, ma è un richiamo alla preistoria».

Sono in molti a credere che il Paese fosse in una situazione simile e anche allora voi giuravate lealtà al governo.
«Era un’altra era geologica. L’accordo che c’è ora tra noi e il Pdl è un patto sacro che non lascia alternative. Il resto sono giochi di palazzo. Basti pensare che questa operazione di Fini ha avuto come unico merito quello di resuscitare l’Api di Rutelli. Un miracolo, ma certamente non mi sembra un gran risultato. Sono giochi da Prima Repubblica».

E un’alleanza con l’Udc?
«Impensabile perché stravolgerebbe le regole, visto che l’Udc ha perso le elezioni e si è schierata all’opposizione».

Intanto c’è un nuovo gruppo di 84 persone…
«Fermi. Non c’è alcun gruppo. Per me ci sono i finiani che fanno parte della maggioranza e sono 33 alla Camera, 10 al Senato. Gli altri stanno all’opposizione e per tatticismo hanno deciso una posizione comune».

Non crede che di fronte a questa nuova realtà il presidente del Consiglio dovrebbe comunque consultare il capo dello Stato?
«Ora no, del resto se ci convincessimo che si è formato un nuovo gruppo vorrebbe dire che la fiducia nel governo è già venuta meno e bisognerebbe trarne le conseguenze».

E i ministri finiani?
«Non spetta a me prendere decisioni. Sul piano personale posso dire che lavoro bene con Andrea Ronchi e ho grande stima e simpatia per Pasquale Viespoli che considero persona di grandi qualità, ma certo questa doppia natura può creare imbarazzi e questioni interne. Per me lo schema è semplice: se stai al governo ci stai al 100 per cento. Metà dentro e metà fuori sono equilibrismi, è il ritorno del doroteismo del quale francamente nessuno ha nostalgia».

Dunque fuori?
«Viespoli ha sempre combattuto questo modo di fare politica e sono certo che risolverà questa evidente contraddizione. Noi aspettiamo, ma a settembre i nodi verranno al pettine».

Qual è il suo giudizio su Gianfranco Fini?
«Sul piano personale lo stimo, ma faccio fatica a capire le sue mosse politiche. Cerca una strada che non so dove lo porterà e invece nel Pdl la sua presenza insieme a quella di Berlusconi poteva rivelarsi fondamentale. Ognuno aveva il suo ruolo e l’azione congiunta poteva rafforzare il partito».

Fini in realtà ha posto una pregiudiziale in tema di legalità.
«Lasciamo perdere. A prevalere sono stati i rancori personali. Per questo sono rammaricato. Credo che il centrodestra stia sperperando la sua forza straordinaria però non sono preoccupato perché la soluzione c’è, è limpida ed è coerente col sistema bipolare».

Lei ritiene che Fini possa continuare a ricoprire il ruolo di presidente della Camera?
«Sono convinto che non verrebbe mai meno al suo ruolo di garanzia».

La Lega, così come il presidente Berlusconi, non lascia aperta nessuna strada alternativa alle urne. Lei è davvero convinto che sia questa l’unica soluzione?
«Il nostro giudice sono i cittadini, non coloro che stanno nei palazzi».

Se si andrà al voto, la Lega andrà con il Pdl?
«Certamente, perché la nostra alleanza ha portato grandi risultati. Abbiamo fatto la legge sul federalismo, fermato gli sbarchi dei clandestini, ottenuto successi sul fronte della sicurezza e della criminalità. Lo straordinario risultato di ieri con il voto compatto di tutto il Parlamento è sotto gli occhi di tutti, anche perché mi convince che in tre anni possiamo sconfiggere la mafia e non è una scadenza che pongo a caso perché coincide con la fine di questa legislatura »

Lei parla di voto senza lasciare margini ad altre eventualità. Immagina anche una data?
«So che non ci sono precedenti di elezioni in autunno ma questo non può precluderle di fronte a una crisi politica grave che non consente alternative. Per questo mi rassicura la saggezza istituzionale del presidente Napolitano».

Fiorenza Sarzanini

 


23/02/2010

«La corruzione è dilagante L'Italia può restare schiacciata»

«La corruzione è dilagante L'Italia può restare schiacciata»

 


L'allarme dell'ex ministro dell'Interno Pisanu: subito le norme anticorrotti del premier e antimafia. Ma basterà?

 

Giuseppe Pisanu (Emblema)
Giuseppe Pisanu (Emblema)

Una nuova Tangentopoli? L’Italia del 2010 come quella del 1992? «No. Per certi versi, siamo oltre. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante».

«Sono giorni che vado maturando queste parole - dice Giuseppe Pisanu, capo della segreteria politica di Moro, ministro dell’Interno, oggi presidente dell’Antimafia -. Esitavo a dirle, perché mi parevano eccessive. Apocalittiche. Poi mi sono ricordato che in Giovanni il linguaggio apocalittico è l’altra forma del linguaggio profetico. Quindi non credo di esagerare se dico che è il Paese a essere corrotto. C’è la corruzione endemica, denunciata dalla Corte dei Conti; e c’è quella più strutturata e sfuggente delle grandi organizzazioni criminali, tra le più potenti al mondo. In ordine d’importanza: ’ndrangheta, Cosa Nostra, camorra». La ’ndrangheta calabrese più importante della mafia siciliana? «Sì. A Milano controlla il 90% delle cosche. Ogni anno le mafie riversano su tutta l’Italia fiumi di danaro sporco, che vengono immessi nell’economia legale con l’attiva collaborazione di pezzi importanti della società civile: liberi professionisti, imprenditori, banchieri, funzionari pubblici e uomini politici a ogni livello. Tiri le somme, e capirà perché l’Italia è così in basso nelle graduatorie mondiali sulla corruzione e le libertà economiche».

Ma dell’inchiesta sulla Protezione Civile che idea si è fatto? «Non parlerei di nuova Tangentopoli. Il contesto è diverso anche se il fango è lo stesso. Speriamo che si arrivi presto alla verità e senza vittime innocenti. Diciotto anni fa furono troppe, e la giustizia pagò i suoi errori perdendo dignità e consenso. Bertolaso è un efficiente manager dello Stato, che ha lavorato bene; mi chiedo però se, fermi restando i suoi grandi meriti, non sia rimasto anche lui vittima della logica dell’emergenza. Lasciamo ai magistrati e agli avvocati la vicenda giudiziaria. Interroghiamoci piuttosto sul dilagare della corruzione pubblica e privata e sui rimedi necessari, prima che disgreghi le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche». Dice Pisanu che «il Paese rischia di piegarsi sotto il peso dell’illegalità. Non sarei così preoccupato se fossi sicuro della tenuta della società civile e dello stesso patto costituzionale».

Non le dice nulla la coltre d’indifferenza calata sulle celebrazioni dei 150 anni dell’unità nazionale? «Nel 1961 celebrammo il centenario all’insegna del miracolo economico e della continuità ideale tra Risorgimento, Resistenza ed europeismo. Oggi l’idea dell’unità nazionale è ridotta a mera oleo g r a f i a , quando non è apertamente negata. Basta guardarsi intorno: crisi generale e immigrazione maldigerita; riletture faziose della storia risorgimentale e serpeggianti minacce di secessione; crescente divario economico e sociale tra il Nord e il Sud del Paese. È un’Italia divisa e smarrita. Non a caso, le indagini sociologiche ci rivelano un 25-30% di italiani reciprocamente risentiti e sempre più distanti gli uni dagli altri. Il peggio è che il risentimento è entrato anche in taluni gruppi politici e, tramite loro, influenza comportamenti istituzionali e prassi di governo ». Pensa alla Lega? «Certo, ma non solo. Anche ai vari movimenti sudisti, da Lombardo alla Poli Bortone a Bassolino: le leghe prossime venture. In generale, è chiaro che, quando si riduce la nozione stessa di bene comune, decade lo spirito pubblico, si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada alla corruzione».

Quali allora i rimedi? «Si ponga mano subito alle proposte anticorruzione di Berlusconi. Al riordino della pubblica amministrazione. Al taglio dei rapporti incestuosi tra economia e politica. Al regolamento antimafia per la formazione delle liste». Sulla legge anticorruzione molti ministri sono perplessi. «Penso e spero che le perplessità siano state di carattere formale, che non riguardino l’obiettivo della lotta alla corruzione. Ma, posto che queste cose si facciano, non basteranno. Secondo me, si dovrà agire più in profondità: nelle viscere della "nazione difficile", dove il patto unitario e il contratto sociale debbono essere rinnovati ogni giorno come il famoso plebiscito di Renan. Il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale. Serve invece il confronto delle idee, serve la competizione democratica, in cui vince chi indica le soluzioni migliori ai problemi che abbiamo davanti».

Sostiene Pisanu che «è necessario un profondo rinnovamento del ceto politico. A condizione che lo si realizzi con strumenti neutrali: non sia la magistratura ma la politica a guidare il processo, o meglio siano gli elettori, grazie a una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta. Il ricambio ci potrà salvare se servirà davvero a migliorare la qualità della classe politica. Come diceva Fanfani, "si può essere bischeri anche a diciott’anni". La Commissione antimafia da me presieduta darà il suo contributo facendo, dopo le Regionali, una verifica accurata sugli eletti. Abbiamo il potere di avvalerci delle strutture dello Stato, delle forze dell’ordine, della stessa magistratura, e lo useremo. Siamo in grado di fare gli accertamenti più scrupolosi e approfonditi, e li faremo».

«La questione morale non solo esiste; è antica come le Sacre Scritture e moderna come la nostra Costituzione - dice Pisanu -. Ne parla il nuovo libro di Giovanni Galloni, che riferisce l’ultimo colloquio con Dossetti prima della sua morte, in cui il vicesegretario della Dc degasperiana ammonisce che, finita l’epoca dei partiti ideologici, si deve tornare alla cultura politica della Carta costituzionale. Certamente vengono da lì i valori e le regole di cui abbiamo bisogno per vincere non soltanto la corruzione ma anche la più estesa malattia politica che sta mettendo a dura prova l’Italia. Il pericolo che corriamo mi ricorda la frase che feci riprodurre suimanifesti della Dc in morte di Aldo Moro. Un pensiero che lo assillava negli ultimi tempi della sua vita: "Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se non nascerà in noi un nuovo senso del dovere"».

Aldo Cazzullo


23/01/2010

La Gran Bretagna alza l'allerta terrorismo

La Gran Bretagna alza l'allerta terrorismo

 

Misure di sicurezza rafforzate anche in india. Il ministro dell'Interno: «Attacco probabile». La richiesta dal Centro di analisi legato al controspionaggio

 

Il Terminal 5 dell'aeroporto londinese di Heathrow (Ansa)
Il Terminal 5 dell'aeroporto londinese di Heathrow (Ansa)

LONDRA - A cinque giorni dall'inizio della conferenza internazionale sull'Afghanistan a Londra, il governo britannico ha innalzato il livello di allerta da «stabile» a «grave» giudicando «altamente probabile» un attentato. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Alan Johnson, sottolineando però che al momento «non c'è alcun rapporto di intelligence che suggerisca che un attacco sia imminente».

«ATTENTATO MOLTO PROBABILE» - Il provvedimento è stato adottato su indicazione del Jtac (Joint Terrorism Analysis Centre), un organismo che fa parte dell'MI5, il servizio di controspionaggio del Regno Unito. Secondo la Bbc, la decisione è una conseguenza del clima di allarme venutosi a creare dopo il mancato attentato del 25 dicembre scorso su un volo della compagnia americana Delta in volo da Amsterdam a Detroit. «Il Centro di analisi sul terrorismo ha oggi chiesto di elevare il livello di allerta nel Regno Unito da importante a grave, ciò significa che un attentato è molto probabile», si afferma in un comunicato a firma del ministro dell'interno Alan Johnson. Nel comunicato si aggiunge tuttavia che «nulla lascia pensare che un attentato sia imminente». Il Jtac determina il grado di allarme in base alle informazioni di intelligence di cui entra in possesso. Esiste una scala di cinque livelli, che va da «basso»(attacco terroristico improbabile) a «critio» (attacco imminente).

INDIA - Allerta anche in India per aeroporti e linee aeree, dopo che un nuovo rapporto di intelligence parla di piani terroristici di dirottamento a opera di gruppi legati ad Al Qaeda. Il governo di Nuova Delhi ha disposto il rafforzamento delle misure di sicurezza dopo che il ministero dell'Interno ha ricevuto informazioni relative a un piano per dirottare un aereo dell'Air India o della Indian Airlines. L'allarme arriva alla vigilia della Festa nazionale (Il Giorno della Repubblica) il 26 gennaio in occasione del quale vengono frequentemente adottate misure di sicurezza aggiuntive.

Redazione Online


08/01/2010

Reggio Calabria: nuove risorse per combattere la criminalità

Reggio Calabria: nuove risorse per combattere la criminalità

 

Al termine del vertice in Prefettura di Reggio Calabria con i ministri dell'Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano, annunciato l'invio di 121 unità delle forze dell'ordine e 6 magistrati per contrastatare la 'ndragheta

 

 

 

Da lunedì prossimo saranno inviate in Calabria 121 unità delle forze dell'ordine (poliziotti, carabinieri e finanzieri) per il contrasto alla 'ndragheta. Metà del personale sarà utilizzato per aumentare il controllo del territorio.
Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del vertice tenuto in prefettura, insieme al ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo la bomba fatta esplodere domenica scorsa davanti alla procura del capoluogo calabrese."

Nel corso della riunione, durata oltre due ore e a cui hanno partecipato i vertici delle forze dell'ordine ed il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, ha detto Maroni "è  stato anche deciso di rimodulare le misure di protezione personale per i magistrati e per chi è in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata". Inoltre, ha proseguito, "si punterà ad aumentare l'efficacia dell'aggressione ai patrimoni mafiosi.
Nei 18 mesi di governo il patrimonio sequestrato complessivamente alle mafie ammonta a 6,8 miliardi di euro e per gestire questa ingente quantità di beni abbiamo deciso di costituire proprio a Reggio Calabria l'Agenzia nazionale per i patrimoni sequestrati". Infine, ha rilevato il ministro, "si punterà ad evitare le infiltrazione della 'ndrangheta negli appalti per la ricostruzione in Abruzzo e per l'Expo 2015 di Milano.

il ministro della Giustizia, Angelino Alfano ha annunciato inoltre Sei magistrati in più per la Procura generale e per la Procura della Repubblica di Reggio Calabria "per rafforzare e migliorare l'azione di contrasto alla 'ndrangheta''.
"Vogliamo garantire al procuratore della Repubblica Pignatone e al procuratore generale Di Landro - ha aggiunto Alfano - le forze necessarie per combattere la 'ndrangheta avendo a disposizione gli strumenti necessari''


06/08/2009

Sindaci divisi sulle ronde

Sindaci divisi sulle ronde

 

 

Il padovano Zanonato (Pd): noi partiamo. Bologna: non servono

 

Ronde di volontari a Padova (Agf)
Ronde di volontari a Padova (Agf)

MILANO — «Ronde? Le faccio già io, in moto...». Scherza ma non troppo il sindaco di Bari, Michele Emiliano. «Non c'era bisogno di questo pasticcio — dice —. E a noi le ronde non credo serviranno». Ma per un amministratore pd contrario, eccone un altro possibilista: a Padova Flavio Zanonato si prepara a incontrare il nuovo prefetto, Ennio Mario Sodano, per stabilire criteri di azione. «Bisogna togliere di mezzo un po' di ideologia — ha spiegato —. Invece di polemizzare e non far nulla, penso sia mio dovere applicare al meglio la nuova disposizione. Se segnalare i reati è obbligo di tutti, i gruppi organizzati possono dare anche notizia di problemi e situazioni di disagio, tenendosi in contatto con Croce Verde o servizi sociali. Una sorta di ronda, ma solidale». A parte il cosiddetto modello-Verona, città apripista, a due giorni dal varo del decreto attuativo sulle ronde — «sabato si parte» ha detto il ministro Maroni — da Nord a Sud si avanza in ordine sparso. A Treviso si celebra una vittoria politica: «Ci adegueremo subito. Del resto, siamo tra i precursori: Maroni istituzionalizza un servizio che qui c'è già» dice Enrico Chinellato dell'associazione «Veneto Sicuro», operativa in città da tempo. Nel Trevigiano sono pronti anche i corsi per rondisti «Giubbe azzurre», idea del consigliere regionale di Forza Italia Remo Sernagiotto: «Chiederemo al prefetto se il nostro formatore, Antonio Romeo, ex carabiniere agli ordini del generale Dalla Chiesa, può operare o serve qualche certificato particolare». Ma le amministrazioni di grandi città come Roma e Milano presentano posizioni più sfaccettate. «Le ronde non ci piacciono» diceva il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, ieri dalle colonne del Secolo d'Italia.

Questo, però, non significa rinunciare alla partecipazione dei cittadini in tema di sicurezza. E quindi: fratino giallo con scritto «Roma Sicura», turni di 4 ore, gruppi di tre persone con precedenza ad ex membri delle forze dell'ordine, età 18-70 anni. Potrebbe essere l'identikit dei romani chiamati, in autunno, a vigilare su scuole e parchi. Solo che Alemanno alla parola «ronda» preferisce la locuzione «volontariato cittadino». A Milano il vicesindaco Riccardo De Corato, anche lui scuola An, ferma tutto fino a settembre e sottolinea i problemi economici della nuova norma: «Siamo sorpresi dalla severità: l'impossibilità di contribuire al servizio con aiuti pubblici ci ha costretto a congelare convenzioni consolidate come con i City Angels e i Blue Berrets». In effetti, come a Milano, associazioni di cittadini impegnati nel controllo del territorio ce ne sono da tempo in varie città. I City Angels appunto, i «nonni vigile» davanti alle scuole, o i «tutor d'area» al lavoro a Genova da un anno: agenti in pensione (e pure in attività) che dedicano tempo libero a pattugliare i parchi contro spaccio e pedofili. Nel capoluogo ligure tra un mese esordiranno le guardie ecologiche: cittadini che potranno fare multe a chi getta rifiuti, lascia a terra le deiezioni del cane o non lo porta al guinzaglio. E il sindaco Marta Vincenzi (Pd) manda a dire al Viminale: «Per noi questa è la sicurezza partecipata. Diciamo no alle ronde. Sono grata al presidente Napolitano per aver influito nel far modificare il decreto, che pare impostato sul modello Genova».

Ognuno la vede a modo suo. Bergamo (da anni) e Como (da un mese) l'esperienza di cittadini-vigilantes la conoscono già e proseguiranno. Bologna dice no alle ronde: «Non servono» ha ribadito il sindaco Flavio Delbono di fronte all'insistenza leghista. Ma si tiene i City Angels e i pensionati del gruppo Primavera di Borgo Panigale. «Napoli aspetta il testo del decreto — dice l'assessore alla Sicurezza Luigi Scotti —. Anche se siamo convinti che la sicurezza sia responsabilità dello Stato». Il sindaco di Firenze Matteo Renzi parla da un po' di «sentinelle della bellezza: giovani, italiani e stranieri, in giro per la città a controllare strade e monumenti». A Torino l'assessore Domenico Mangone annuncia: «Valutiamo l'idea di allargare il servizio dei City Angels a tutta la città. Ma non ha niente a che vedere col decreto Maroni». Da Venezia il vicesindaco Michele Vianello rilancia una battuta di Cacciari: «Ronde? Se arriva qualcuno che supera il test di sanità mentale...». Poi spiega: «Vengo dalla riunione per l'uso di soldati in città: ne mandano 30, dieci fanno logistica, non ne avremo più di 4 in strada. Ecco a cosa si riduce la sicurezza: un po' di slogan».

Mario Porqueddu