28/01/2012

Il ministro Severino a Catania: «Al Paese serve la spinta nobile dei giudici». Corte d'Appello, Canzio all'attacco «La prescrizione? Un agente patogeno»

Il ministro Severino a Catania: «Al Paese serve la spinta nobile dei giudici». Corte d'Appello, Canzio all'attacco «La prescrizione? Un agente patogeno»

Anno giudiziario. Il guardasigilli invita i magistrati a una giustizia efficiente e a vincere il divario tra Sud Italia e l'Europa. Difesa dell'indipendenza della magistratura. Chiara l'allusione al processo Mills, nel quale Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari

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18/11/2010

Alfano: con la crisi a rischio lotta alle mafie

Alfano: con la crisi a rischio lotta alle mafie

«L'infiltrazione delle mafie al nord è una realtà. la relazione della dia l'ho firmata io». Il Guardasigilli: avanti con l'antimafia dei fatti. Maroni: «Ora la caccia a Denaro e Zagaria, il cerchio si stringe»

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19/09/2010

Alfano: tutti i boss famosi della mafia moriranno poveri e in prigione

Alfano: tutti i boss famosi della mafia moriranno poveri e in prigione

La festa del pdl veneto a Cortina d'Ampezzo (Belluno). Il ministro della Giustizia: «Sono al carcere duro, anzi durissimo, e abbiamo sequestrato i loro beni»

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10/07/2010

Berlusconi: "Libertà di stampa non è un diritto assoluto"

Berlusconi: "Libertà di stampa non è un diritto assoluto"

All'indomani dello sciopero dei giornalisti il premier interviene sul ddl intercettazioni in un messaggio ai Promotori della libertà: "Dovete togliere il bavaglio alla verità imposto dalla stampa schierata con la sinistra che distorce la realtà"

 

 

Silvio Berlusconi affida un "compito non facile ma importante" ai promotori della Libertà e lo fa all'indomani dello sciopero dei giornalisti sul ddl intercettazioni: "Dovete togliere il bavaglio alla verità - dice in un messaggio audio ai Promotori della libertà. Quel bavaglio imposto dalla stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che disinforma, distorce la realtà e calpesta in modo sistematico il diritto sacrosanto della privacy dei cittadini". Un diritto che si traduce, per il premier, "nell'uso sereno del telefono" ma che i giornalisti "calpestano invocando la loro libertà come se fosse un diritto che prescinde dai diritti degli altri".

"In democrazia - ha proseguito Berlusconi - non esistono diritti assoluti perché ciascun diritto incontra il proprio limite negli altri diritti egualmente meritevoli di tutela che, in caso della privacy, sono prioritariamente meritevoli di tutela". Si tratta, ha aggiunto ancora il premier, di "un principio elementare della democrazia ma che la stampa italiana, nella sua maggioranza, ha deciso di ignorare".


Nel messaggio ai Promotori della libertà il premier parla anche della crisi economica. "La ripresa economica è una realtà confermata da tutte le rivelazioni statistiche". E invita a diffondere "nei gazebo un messaggio di fiducia e ottimismo". Il premier ha fatto presente come i dati economici indichino che "le cose stanno cominciando a funzionare" citando "l'aumento della produzione industriale, la crescita delle esportazioni e l'aumento del Pil dello 0,5% che è il più elevato rispetto agli altri paesi europei".


Intercettazioni, Alfano al Colle: “Modifiche significative”

Intercettazioni, Alfano al Colle: “Modifiche significative”

Nel giorno dello sciopero della stampa contro la legge bavaglio, il ministro della Giustizia è salito al Quirinale e, nell’incontro con il segretario generale Marra, ha annunciato la volontà della maggioranza di apportare cambiamenti al testo

 

Al disegno di legge sulle intercettazioni saranno apportate modifiche significative. Lo ha annunciato al Colle il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Venerdì 9 luglio, giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti contro la legge bavaglio, il Guardasigilli ha infatti incontrato il segretario generale del Quirinale Donato Marra e al lui ha confermato la volontà di Berlusconi di modificare il ddl intercettazioni. Il contenuto di questi emendamenti è a segreto. Si può ipotizzare che verranno affrontate le criticità, come le aveva definite lo stesso Giorgio Napolitano, che riguardano la durata degli ascolti, le multe agli editori e i margini per mettere le microspie nelle intercettazioni ambientali.


04/06/2010

Alfano contro le toghe: "Il loro è uno sciopero politico"

Alfano contro le toghe: "Il loro è uno sciopero politico"

Il ministro della Giustizia sulla decisione dell'Associazione nazionale magistrati di protestare contro la manovra: "Il governo chiede a loro un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese". L’Anm: "Tagli mossi da intenti punitivi"

 

 

 

"Lo sciopero dei magistrati è uno sciopero politico, il governo chiede ai magistrati un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese, però mi batterò e mi impegnerò a fianco dei giovani magistrati perché su questo aspetto si chiede un costo individuale troppo alto". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a Lussemburgo per il consiglio giustizia, commentanto la decisione dell'Anm contro la manovra.

La risposta dei magistrati è arrivata tramite il presidente dell'Anm Luca Palamara: "C'è ben poco di politico in questo sciopero. Il sistema giudiziario versa in una grave crisi di credibilità e questo il ministro Alfano lo sa molto bene poiché è proprio questo il compito che la Costituzione assegna al ministro". "Vedendo la manovra - conclude il presidente dell'Anm - sicuramente emergono degli aspetti che ci portano a ritenere che sia mossa da intenti punitivi".


Il ministro Alfano poi, sempre da Lussemburgo, ha commentato le ultime modifiche al
disegno di legge sulle intercettazioni. Il Guardasigilli ha detto: "Noi abbiamo individuato  un punto di equilibrio tra le esigenze delle indagini, l'esigenza  della riservatezza a cui si abbina l'esigenza di non abusare dello strumento delle interecettazioni" su cui è auspicabile e possibile una condivisione "con chi ha cuore la riservatezza dei cittadini".


22/05/2010

Intercettazioni, Alfano: «Con ddl pari dignità a riservatezza e indagini»

Intercettazioni, Alfano: «Con ddl pari dignità a riservatezza e indagini»

Preoccupazione del Dipartimento di giustizia Usa: «Sono essenziali per i pm». Il ministro: intesa con Washington, «molte delle cose temute non sono vere». bersani: faremo ostruzionismo

 

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano (Ansa)
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano (Ansa)

MILANO - Pari dignità ai diritti di riservatezza, cronaca e indagini. Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha sintetizzato il contenuto del disegno di legge sulle intercettazioni. Un intervento, ha sottolineato, per «ripristinare la verità sugli effettivi contenuti del ddl dato che troppe cose tra quelle che vengono annunciate, dette o temute, non corrispondono al testo in esame al Senato».

USA: ESSENZIALI PER INDAGINI - Le prese di posizione contro il provvedimento non sono mancate. Anche gli Stati Uniti si sono espressi in merito, per bocca del sottosegretario al Dipartimento di giustizia Lanny Brauer: «Non vorremmo mai che succedesse qualcosa che impedisse ai magistrati italiani di fare l'ottimo lavoro svolto finora: le intercettazioni sono uno strumento essenziale per le indagini». Ha quindi ricordato che «l'Italia ha fatto grandi progressi nelle indagini e nel perseguimento di gruppi mafiosi operanti entro i suoi confini, ma siamo consapevoli che insieme possiamo fare di più». Ed è stato lo stesso Alfano in serata a gettare acqua sul fuoco, sottolineando che «c'è piena intesa con Washington su modalità e obiettivi della cooperazione contro il crimine organizzato, come testimoniano i numerosi contatti e incontri a tutti i livelli tra le competenti autorità dei due Paesi. Come confermato da una successiva nota stampa dell'ambasciata americana a Roma, l'esponente Usa non ha inteso in alcun modo entrare in valutazioni di merito sulla legislazione italiana in materia di intercettazioni che ha esplicitamente dichiarato di "non conoscere"».

PD: OSTRUZIONISMO - La nuova legge sulle intercettazioni in discussione al Senato che prevede pene pesanti per editori e giornalisti in caso di pubblicazione fa discutere il mondo politico e la società civile. Non sono bastate a placare le critiche che arrivano da più parti al testo le aperture rese note dal relatore, il senatore Roberto Centaro (Pdl), su possibili sanzioni più miti nei confronti dei cronisti. Tanto che anche la tv satelitare Sky è scesa in campo annunciando ricorsi a tutte le corti di giustizia europee in caso di approvazione della legge. L'opposizione annuncia la lotta in Parlamento. «È doverosa ogni pratica ostruzionistica - tuona Pier Luigi Bersani all'assemblea del Pd -. La giusta esigenza di eliminare l'abuso delle intercettazioni e la loro conseguente diffusione, si sta ribaltando in norme che danneggiano gravemente le indagini e mettono un bavaglio all'informazione sconosciuto a ogni Paese democratico». Il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando annuncia una mobilitazione anche fuori dai palazzi della politica: «Se passerà il ddl sulle intercettazioni comprese le norme che prevedono il carcere per i cronisti, ci autodenunceremo tutti e chiederemo di essere incarcerati. Siamo tutti giornalisti. Questa è dittatura. Faremo una durissima opposizione senza se e senza ma, comprese azioni eclatanti, ma sempre nel rispetto della legge. L'Europa deve sapere costa sta accadendo in Italia».

ALFANO: INFORMAZIONE TRASPARENTE - Dal canto suo il ministro Alfano spiega che il ddl garantisce «il diritto a un'informazione ufficiale e trasparente e non il diritto all'acquisizione e divulgazione illecita di atti riservati». Alfano chiarisce «gli effettivi contenuti del ddl», ricordando che il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, in una raccomandazione del 10 luglio 2003, «ha ribadito che i giornalisti devono riferire ed effettuare commenti sul sistema giudiziario penale, ma nel rispetto del principio della presunzione d'innocenza , che fa parte integrante del diritto a un equo processo». E sottolinea che «di conseguenza, opinioni e informazioni relative ai procedimenti penali in corso, dovrebbero essere diffuse attraverso i media solo se ciò non è lesivo della presunzione d'innocenza dell'indagato o dell'imputato; inoltre, nella raccomandazione, si auspica una informazione regolare nell'ambito dei procedimenti penali di interesse pubblico. Ma questa informazione deve essere fornita dalle autorità giudiziarie e dagli organi investigativi purché ciò non rechi pregiudizio al segreto istruttorio e non intralci i risultati dei procedimenti».

MAFIA E TERRORISMO - Nessuna modifica, precisa il ministro, è stata introdotta «rispetto alle intercettazioni per la ricerca dei latitanti». E per i reati di mafia e terrorismo «sarà possibile continuare a utilizzare le intercettazioni, telefoniche visive e ambientali, in ogni luogo sia pubblico che privato». Sarà anche «possibile utilizzare i risultati delle intercettazioni in procedimenti per mafia e terrorismo, anche se realizzati per procedimenti diversi». E «nell'ambito dei reati ambientali, nel caso in cui vi sia una connessione con reati di mafia, non vi sarà alcun tipo di limitazione temporale alle intercettazioni». Se per i «reati ordinari, per disporre le intercettazioni ambientali, sarà necessario che nei luoghi interessati sia in corso attività criminosa, il c.d. sospetto di flagranza», per i reati di mafia e terrorismo «non è prevista alcuna limitazione». Alfano precisa che anche «il limite di 75 giorni alle intercettazioni è valido solo per reati ordinari e non è continuativo, per cui sarà possibile intercettare i soggetti indagati anche in momenti e periodi differenti, in relazione alle scelte investigative del pm». Si è previsto anche che l'autorizzazione alle intercettazioni sarà concessa da un collegio giudicante e non da un singolo magistrato «per fornire maggiori garanzie al cittadino». E sempre per «una reale tutela della privacy e del regolare svolgimento delle indagini, è previsto il divieto di rilascio di copia di verbali, di supporti e decreti sulle intercettazioni»; ed «è inoltre vietata la trascrizione di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranei alle indagini».

MONTEZEMOLO - Sul tema è intervenuto anche il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo che, interpellato dai giornalisti in merito proprio al ddl intercettazioni a margine delle celebrazioni per gli 80 anni della Pininfarina, elogia l'iniziativa di Sky: «Condivido la linea degli editori e ho visto anche come un editore importante e innovativo come quello di Sky segnali un'anomalia rispetto ad altri Paesi europei. Credo che ci sia la necessità, da un lato, di tutelare la privacy poiché la pratica delle intercettazioni non è più accettabile nei confronti dei singoli cittadini, e dall'altra di utilizzare uno strumento fondamentale in tante indagini e processi». Per Carlo Malinconico, presidente della federazione italiana degli editori (Fieg), «queste sanzioni non hanno vera giustificazione se non quella di esercitare pressione sugli editori che in molti casi rischiano la stessa sopravvivenza. Si tratta di un ulteriore intervento penalizzante per la categoria, già duramente colpita dalle recenti iniziative normative».

Redazione online



13/01/2010

Pronto il decreto blocca-processi

Pronto il decreto blocca-processi

 

MERCOLEDI' IN CDM. Pd: «Strumentalizzata per Berlusconi una sentenza della consulta». Stop di 3 mesi se l'imputato non ha potuto chiedere il rito abbreviato in caso di nuova contestazione del pm

 

Il ministro della Giustizia Alfano (Ap)
Il ministro della Giustizia Alfano (Ap)

ROMA - Mercoledì il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare un decreto legge per la sospensione di tre mesi dei processi nei quali non sia stata data la possibilità all'imputato di chiedere il rito abbreviato, in presenza di una nuova contestazione del pubblico ministero avvenuta durante il procedimento. Lo si apprende da fonti di maggioranza e di governo. «Il Consiglio dei ministri di mercoledì ha un ordine del giorno ancora in via di formulazione», ha commentato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

NAPOLITANO - Gli esperti di Berlusconi hanno studiato un provvedimento che, rifacendosi alla sentenza 333 della Corte costituzionale del 14 dicembre scorso, consentirebbe di bloccare fino a tre mesi anche i processi in corso che vedono imputato il premier. La proposta è stata illustrata in mattinata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Secondo la Costituzione, infatti, un decreto legge deve contenere i requisiti di «necessità e urgenza» che, in caso di firma del capo dello Stato, vengono avvallati. Ma proprio su questo punto, secondo le fonti, tra Palazzo Chigi e Quirinale non c'è sintonia. Napolitano avrebbe visionato il testo esprimendo una serie di perplessità. Poi i tecnici avrebbero limato il testo tenendo conto anche dei rilievi del Quirinale.

PD: «CONSULTA STRUMENTALIZZATA» - Immediata la replica del Partito democratico appena è stata diffusa l'indiscrezione dell'esame del Dl mercoledì al Consiglio dei ministri. «È evidente che le ragioni per il decreto legge non sono quelle evidenziate, per il semplice fatto che le sentenze della Corte costituzionale sono immediatamente efficaci erga omnes e non hanno bisogno di arzigogoli giuridici», afferma una nota di Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera. «Aspettiamo il testo, ma è chiaro il tentativo di strumentalizzare la sentenza della Consulta, che amplia i diritti dell’imputato, per bloccare i processi del premier. Sarebbe l'ennesima mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza dei cittadini, del lavoro parlamentare e l'ulteriore intervento ad personam».


08/01/2010

Reggio Calabria: nuove risorse per combattere la criminalità

Reggio Calabria: nuove risorse per combattere la criminalità

 

Al termine del vertice in Prefettura di Reggio Calabria con i ministri dell'Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano, annunciato l'invio di 121 unità delle forze dell'ordine e 6 magistrati per contrastatare la 'ndragheta

 

 

 

Da lunedì prossimo saranno inviate in Calabria 121 unità delle forze dell'ordine (poliziotti, carabinieri e finanzieri) per il contrasto alla 'ndragheta. Metà del personale sarà utilizzato per aumentare il controllo del territorio.
Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del vertice tenuto in prefettura, insieme al ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo la bomba fatta esplodere domenica scorsa davanti alla procura del capoluogo calabrese."

Nel corso della riunione, durata oltre due ore e a cui hanno partecipato i vertici delle forze dell'ordine ed il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, ha detto Maroni "è  stato anche deciso di rimodulare le misure di protezione personale per i magistrati e per chi è in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata". Inoltre, ha proseguito, "si punterà ad aumentare l'efficacia dell'aggressione ai patrimoni mafiosi.
Nei 18 mesi di governo il patrimonio sequestrato complessivamente alle mafie ammonta a 6,8 miliardi di euro e per gestire questa ingente quantità di beni abbiamo deciso di costituire proprio a Reggio Calabria l'Agenzia nazionale per i patrimoni sequestrati". Infine, ha rilevato il ministro, "si punterà ad evitare le infiltrazione della 'ndrangheta negli appalti per la ricostruzione in Abruzzo e per l'Expo 2015 di Milano.

il ministro della Giustizia, Angelino Alfano ha annunciato inoltre Sei magistrati in più per la Procura generale e per la Procura della Repubblica di Reggio Calabria "per rafforzare e migliorare l'azione di contrasto alla 'ndrangheta''.
"Vogliamo garantire al procuratore della Repubblica Pignatone e al procuratore generale Di Landro - ha aggiunto Alfano - le forze necessarie per combattere la 'ndrangheta avendo a disposizione gli strumenti necessari''


31/10/2009

Camorra, arrestato il boss Russo

Camorra, arrestato il boss Russo

 

Soddisfazione di Maroni: «Una giornata da incorniciare, continua la lotta alle mafie». Condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era tra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia


 

Salvatore Russo come appariva nella foto segnaletica della Polizia di Stato
Salvatore Russo come appariva nella foto segnaletica della Polizia di Stato

NAPOLI - Il super latitante Salvatore Russo, capo dell’omonimo clan camorristico attivo nell'agro nolano è stato catturato all’alba dagli agenti della Squadra mobile di Napoli. Il boss, già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era inserito nell’elenco dei trenta ricercati più pericolosi d’Italia ed era latitante dal 1995.

FRATELLI LATITANTI - Salvatore Russo era latitante così come il fratello Pasquale, tuttora ricercato dalle forze dell’ordine. Un tempo erano al vertice del clan guidato dal boss Carmine Alfieri, oggi pentito. La vita criminale dei fratelli Russo inizia negli anni Settanta, dopo aver stretto legami con il clan di Mario Fabbrocino e contatti con Michele Zaza e quindi con la mafia siciliana. Russo era ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, occultamento di cadavere e altri reati. Il 15 aprile del 1994 erano state diramate anche le ricerche in campo internazionale.

LA SODDISFAZIONE DEL GOVERNO - Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che parla dell'ennesima «giornata da incornicare» e che definisce l'arresto «un colpo durissimo alla camorra, un grande successo delle forze dell'ordine e della squadra mobile». Maroni ha inoltre detto che si sta «chiudendo il cerchio dei super latitanti: questa è la strada migliore per battere definitivamente la camorra e tutte le mafie. Stiamo realizzando successi straordinari contro mafia e camorra. Non ci fermeremo, vogliamo vincere la guerra contro le ogni forma di criminalità organizzata».