25/10/2010
La blogosfera degli «invisibili»
La blogosfera degli «invisibili»Far comunicare i senzatetto e raccontante le loro storie. La missione di un ex consulente di marketing americano che con la crisi economica ha perso tutto
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25/08/2010
Il cacciatore di antimateria va in missione
Il cacciatore di antimateria va in missioneL'apparecchiatura è destinata alla Stazione spaziale internazionale. L'Ams da Ginevra a Cape Canaveral in compagnia dell'astronauta italiano Roberto Vittori
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03/08/2010
I talebani attaccano base Nato a Kandahar Zardari: «Stiamo per perdere la guerra»
I talebani attaccano base Nato a Kandahar Zardari: «Stiamo per perdere la guerra»Non riesce l'assalto al presidio occidentale. Morti due attentatori kamikaze. Il presidente pakistano a Le Monde: «La comunità internazionale è in procinto di fallire»
KANDAHAR - I talebani hanno attaccato una base della Nato vicino all'aeroporto di Kandahar, nell'Afghanistan Meridionale. L'attentato non avrebbe provocato vittime tra i militari e il bilancio provvisorio parla solo del ferimento di un soldato e di due civili. Sono invece morti due degli attentatori, che si sono fatti esplodere davanti a uno degli ingressi della base. Secondo le prime ricostruzioni, il commando era composto da almeno sei persone. I quattro che non sono saltati in aria hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con armi semiautomatiche e lanciarazzi Rpg contro i militari che presidiano la base.
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| Asif Ali Zardari, presidente del Pakistan (Ap) |
«LA GUERRA E' PERDUTA» - L'attacco arriva all'indomani dell'annuncio del presidente americano, Barack Obama, di un prossimo disimpegno delle truppe Usa dal teatro iracheno, dove resteranno con funzioni di addestrametno dell'esercito di Bagdad, e di un'intensificazione degli sforzi in Afghanistan, proprio in funzione anti-terroristica. Intanto, però, il presidente pakistano, Ali Zardari, in un'intervista al quotidiano francese Le Monde, dice che la comunità internazionale «a cui il Pakistan appartiene» sarebbe in procinto di «perdere la guerra contro i talebani». Le forze della coalizione, in particolare, starebbero fallendo «soprattutto perchè abbiamo perso la battaglia per conquistare i cuori e le menti». Zardari ha aggiunto che gli USA e la coalizione Nato hanno «sottostimato la situazione sul terreno» nel tormentato Paese.
L'INCONTRO CON CAMERON - Dopo la due giorni in Francia, Zardari in giornata vola a Londra per incontrare il premier britannico, David Cameron, e rispondere alle critiche di fiancheggiare il terrorismo. Una visita che avviene mentre in patria monta la rabbia per l'assenza del presidente in un momento in cui il Paese è colpito dalle peggiore alluvioni degli ultimi 80 anni (alluvioni che hanno coinvolto oltre 3,2 milioni di persone); e nonostante le polemiche scatenate dalle dichiarazioni di Cameron che ha accusato Islamabad di «esportare il terrorismo». I presidente pakistano ha deciso di confermare la visita programmata in Gran Bretagna nonostante gli appelli da numerosi settori in patria perchè la cancellasse. Il principale incontro tra Cameron e Zardari avverrà il prossimo venerdì a Chequers, residenza di campagna del premier britannico.
Redazione Online
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13/07/2010
Polo Nord: si scioglie il ghiaccio e la pesca distrugge l'ambiente marino
Polo Nord: si scioglie il ghiaccio e la pesca distrugge l'ambiente marinoGreenpeace ha chiuso la missione di due mesi nell'oceano artico. Le flotte industriali approfittano dell'innalzamento delle temperature per salire sempre più a nord
SVALBARD (Norvegia) – Dopo due mesi di ricerche scatta un nuovo allarme sul Polo Nord: mentre il cambiamento climatico sta causando lo scioglimento dei ghiacci e l'acidificazione delle acque l'Oceano Artico è sempre più minacciato dall'espandersi di attività industriali, tra cui la pesca e le esplorazioni per idrocarburi liquidi e gassosi. Sono queste le prime conclusioni, dopo due mesi di navigazione al Polo Nord, della spedizione “Arctic Under Pressure” di Greenpeace. Durante la spedizione, a bordo del rompighiaccio “Esperanza”, l'associazione ambientalista è andata a investigare i problemi che minacciano il fragile ecosistema dell’Oceano Artico. Ed ha documentato con immagini l’incredibile vita marina dei fondali a nord delle Isole Svalbard, ricchi di coralli molli, anemoni di mare e tunicati, che potrebbe essere distrutta dall’espandersi della pesca a strascico.
LE FLOTTA DA PESCA APPROFITTANO DELLO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI - «Permettere alle flotte da pesca industriali di sfruttare lo scioglimento dei ghiacci per espandersi verso nord – avverte Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace - mette a rischio gli incredibili habitat dell’Oceano Artico, ancor prima che possano essere propriamente studiati». A bordo dell’Esperanza una troupe di scienziati dell’istituto di ricerca tedesco IFM-GEOMAR ha svolto il più grande esperimento mai condotto prima sull’acidificazione degli oceani, un processo causato dall’aumento dei livelli di CO2 dovuto all’utilizzo di combustibili fossili e alla distruzione delle foreste. «L’esperimento - afferma il Professor Ulf Riebesell, a capo del progetto - è stato un successo. Adesso non solo siamo in possesso del più completo set di dati mai avuto rispetto agli impatti dell’acidificazione sulle acque artiche, ma da questo esperimento abbiamo anche imparato che l’acidificazione degli oceani in queste acque ha un preciso impatto sulla base della catena alimentare, che potrebbe avere delle implicazioni per l’intero ecosistema».
IMPEDIRE NUOVI DISASTRI COME NEL GOLFO DEL MESSICO - I ricercatori dell'associazioni chiedono con urgenza che le lezioni apprese
dal collasso di specie ittiche, come il merluzzo dell’Oceano Atlantico, o dalla devastazione causata dal disastro del Golfo del Messico, siano usate per proteggere l’Oceano Artico. «L’Artico, un ambiente polare ancora selvaggio e incontaminato, deve essere protetto dalla doppia minaccia del cambiamento climatico e dello sfruttamento delle risorse. I Governi - continua Monti - devono stabilire controlli più severi per proteggere quest’area, includendo una moratoria internazionale su ogni attività industriale».
23:47 Scritto in AMBIENTE | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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17/05/2010
Berlusconi: «Missione fondamentale» Calderoli: «Ma serve stare lì?»
Berlusconi: «Missione fondamentale» Calderoli: «Ma serve stare lì?»Il ministro: «Perplessità su esportazione democrazia. Ma ogni decisione va presa insieme». Il premier: «La nostra missione è fondamentale». Bossi: «Non penso che possiamo scappare»
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| Silvio Berlusconi (Eidon) |
MILANO - Sgomento e cordoglio. Ma anche qualche dubbio sul ruolo della missione italiana in Afghanistan. Queste le immediate reazioni del mondo della politica alla notizia dell'uccisione di due soldati italiani nei pressi di Bala Murghab.
BERLUSCONI - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha commentato questo nuovo lutto tra le file italiane ribadendo che la «nostra missione è fondamentale per la pacificazione dell'Afghanistan». Il Presidente Berlusconi - si legge nella nota di Palazzo Chigi - ha espresso il profondo cordoglio, suo personale e dell'intero Governo, alle famiglie dei militari caduti. E ha inviato il suo augurio a quelle dei soldati feriti.
CALDEROLI: «VERIFICARE SE QUESTI SACRIFICI SERVONO» - «Spesso abbiamo espresso perplessità sull’esportazione della democrazia, ma ogni decisione va presa insieme al resto, non può essere unilaterale. Vedremo a livello internazionale» ha dichiarato il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. «Al di là della perdita di vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare - aggiunge Calderoli - se i sacrifici servono. Ma c’è una comunità internazionale, prendiamo le decisioni insieme a loro».
BOSSI: «NON PENSO CHE POSSIAMO SCAPPARE» - «Io non penso che possiamo scappare. Questa decisione sarebbe sentita dal mondo occidentale come una fuga difficilmente spiegabile e probabilmente avrebbe delle conseguenze gravi sul governo» ha detto più tardi il ministro della Riforma Umberto Bossi rispondendo alle domande dei cronisti sull'ultima tragedia in Afghanistan. Il ministro ha spiegato che «le guerre non sono mai una bella cosa perché poi ci sono i morti. Però questo è un governo che guarda alle cose come sono, che ha degli alleati e che mantiene la parola data». Il leader della Lega ha quindi ammesso «sono molto preoccupato e molto triste perché tornano i morti e bisogna ricordare chi muore per una causa giusta e importante».
SCHIFANI - «Ancora una volta l'Italia piange altri due suoi caduti per la libertà e la pace. Due soldati italiani uccisi dal terrorismo perchè difendevano la democrazia e la sicurezza internazionale» queste invece le parole di cordoglio del presidente del Senato, Renato Schifani. «A nome mio personale e dell'Assemblea di Palazzo Madama - conclude il presidente Schifani - esprimo i sentimenti del più profondo, affettuoso e sincero cordoglio alle famiglie dei nostri caduti e alle Forze Armate inviando gli auguri di una completa guarigione ai soldati feriti».
CORDOGLIO DI FINI - Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha anche lui espresso cordoglio per la morte dei due soldati italiani caduti a Herat: «Lo scacchiere internazionale continua a provocare lutti e tragedie. Rivolgo - ha detto Fini aprendo un convegno sulla moratoria alla pena di morte - alle forze armate e alle famiglie dei due militari morti in Afghanistan il senso della più cordiale e sincera partecipazione». Le parole di Fini sono state sottolineate da un applauso della platea, che comprende anche numerosi ministri della Giustizia di svariati Paesi.
FRATTINI - «La missione in Afghanistan resta per l'Italia una missione fondamentale, che continuerà, una missione di pace in cui le nostre donne e i nostri uomini lavorano per la nostra sicurezza e per il bene del popolo afghano» ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini.
ROTONDI: «CONTINUARE LA MISSIONE» - Ga voluto ricordare il sacrificio dei nostri militari anche il ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi: «Piangiamo due eroi ricordandoli nella preghiera, esprimendo la nostra vicinanza alle loro famiglie come agli altri due militari feriti. Abbiamo la responsabilità di continuare la missione di pace e di edificatori della libertà e della democrazia in Afghanistan in un quadro di accordi e intese internazionali a cui, ovviamente, terremo fede».
FINOCCHIARO: «IL GOVERNO RIFERISCA IN SENATO» - «Esprimiamo il nostro cordoglio per la morte dei due soldati uccisi nell'attentato in Afghanistan e ci stringiamo nel dolore alle loro famiglie e a quelle degli altri militari feriti» ha invece sottolineato il presidente del Gruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «Sappiamo con quale impegno i nostri soldati svolgono la loro missione in quel Paese - prosegue Finocchiaro - e negli altri paesi dove le nostre forze armate sono impegnate nelle missioni internazionali. È necessario ora che il governo venga al più presto in Senato a riferire su quanto avvenuto». «Il Parlamento e il Paese devono essere informati - conclude l'esponente Pd - e serve una discussione seria e approfondita sul nostro impegno in Afghanistan».
DI PIETRO - «Esprimo profondo cordoglio, a nome mio e di tutta l'Italia dei Valori, alle famiglie dei soldati caduti in Afghanistan e auguro pronta guarigione ai militari feriti» afferma invece Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori. «Non è questo il momento per ribadire la necessità di porre fine alla nostra presenza in quei territori. Oggi è il giorno del dolore e della solidarietà, ma occorre che al più presto il Parlamento affronti seriamente la questione della rischiosa presenza dei nostri militari, coinvolti non in una missione ma in una guerra, e proponga una exit strategy», conclude Di Pietro.
DILIBERTO: «GOVERNO RITIRI LE TRUPPE» - La via politica è l'unica soluzione per uscire da una guerra persa già da tempo. Un Paese che si rispetti non può accettare che i suoi figli continuino a morire per una causa assurda. Il governo deve ritirare le truppe. E lo deve fare chiedendo scusa all'intero Paese per aver mascherato per missione di pace una sporca guerra» afferma invece Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, che «esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie dei militari italiani morti e feriti» in Afghanistan.
FERRERO - «La guerra in Afghanistan ogni giorno che passa si trasforma sempre di più in un indicibile e orribile massacro, - gli fa eco Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista - a partire dalle efferati stragi di civili e dagli attentati kamikaze o dagli atti di guerriglia, come quelli che questa mattina hanno portato all'uccisione di due soldati italiani e al ferimento di altri due nella zona del NordEst. Ai familiari delle vittime va il nostro più profondo cordoglio e a quelli dei feriti gli auguri per una pronta guarigione, ma dal punto di vista politico deve essere chiaro che dall'illegittima e violenta guerra in Afghanistan l'Italia deve uscire al più presto, ritirando le nostre truppe, come tutti noi e il movimento pacifista chiediamo da anni.
Redazione online
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23/03/2010
Missione "simulata" su Marte Un italiano tra i 4 candidati
Missione "simulata" su Marte Un italiano tra i 4 candidati
L'Esa ha presentato il quartetto di "finalisti" europei al grande progetto "Mars 500", che partirà a maggio, in collaborazione con la Russia: 520 giorni in un'astronave virtuale. L'ingegnere ventiseienne Diego Urbina: "E' un sogno che si avvera"

I quattro candidati: l'ultimo a destra è Diego Urbina
NOORDWIJK (Olanda) - C'è anche un nostro connazionale - l'ingenere ventiseienne Diego Urbina, di madre italiana e padre colombiano - tra i quattro candidati finali dell'Agenzia spaziale europea per Mars 500, il programma frutto della collaborazione tra Russia e Ue che simulerà una missione spaziale su Marte.
I quattro candidati sono stati presentati in un incontro con la stampa che si è tenuto all'Estec, il Centro di ricerca scientifica e tecnologica dell'Esa a Noordwijk, in Olanda. Gli altri candidati, anche loro ingegneri, sono due francesi e un belga. All'interno di questo quartetto, a inizio maggio, saranno scelti i due partecipanti dell'area Ue alla missione sperimentale, in un equipaggio che comprenderà anche tre russi - uno dei quali sarà il comandante - e un cinese.
Dopo circa 15 giorni inizierà a Mosca l'esperimento vero e proprio. I sei vivranno in un'astronave virtuale per 520 giorni: i primi 250 saranno quelli necessari per il viaggio dalla Terra a Marte, i successivi 30 quelli in cui simuleranno la fase di esplorazione della superficie del Pianeta rosso, per poi passare gli ultimi 240 giorni nel viaggio di ritorno verso la Terra.
Nella presentazione che si è tenuta oggi Simonetta Di Pippo, a capo della Direzione per il volo umano dell'Agenzia spaziale europea, ha sottolineato "i due aspetti fondamentali" di questa missione simulata su Marte, in cui "l'equipaggio sarà sottoposto a una situazione davvero estrema, vivendo in totale isolamento per quasi un anno e mezzo". Primo: "Ci permetterà di effettuare degli esperimenti di natura fisica, psicologica e anche sociologica che possono avere un impatto sulla vita del cittadino. Anche per questo all'Agenzia spaziale europea abbiamo creato un dipartimento di medicina spaziale" che, forte dei risultati di questi e altri esperimenti, potrà fornire indicazioni utili anche per la vita di tutti i cittadini. Il secondo aspetto è legato all'idea di arrivare con una vera e propria missione su Marte, cosa che realisticamente si potrà fare "non prima del 2035-2040". In questo senso, ha spiegato Di Pippo, tutti gli esperimenti che saranno effettuati durante la missione Mars 500 saranno di fondamentale utilità.
Su questo programma sperimentale l'Agenzia spaziale europea ha investito 1,5 milioni di euro, mentre ai due europei prescelti andrà una cifra tra "i 55mila e i 75mila euro". "Abbastanza per pagare le bollette", ha commentato con una battuta l'ingegnere italiano "finalista": "E' un sogno che si avvera - ha dichiarato - visto che, come tanti ragazzi, vorrei fare l'astronauta. Vorrei poter dire, il giorno che l'uomo mettesse davvero piede su Marte, che io ho contribuito a tutto questo".
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16/02/2010
Installata la cupola, finestra sullo spazio
Installata la cupola, finestra sullo spazio
DIARIO DI BORDO VIII. Gli astronauti della Iss e la «camera con vista» sull'universo, costruita in Italia

Martedì per gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale sarà il giorno dello spettacolo. Le sette finestre della cupola installata su un lato del modulo abitato Tranquillity saranno aperte per la prima volta. E l’occhio potrà liberamente spaziare per 360 gradi cogliendo il magnifico scorrere del globo azzurro e il brillare delle stelle nel cielo nero. Finora gli uomini dello spazio dovevano accontentarsi, sullo shuttle o la stazione, di finestrelle ed oblò che non accendevano di certo la fantasia. D’ora in poi sarà diverso. Quest’ultima struttura è uno straordinario suggello finale che celebra il completamento della grande architettura. Seguendo la scorsa settimana la partenza dello shuttle Endeavour a Cape Canaveral non si sentiva che parlare della cupola: era il lancio della cupola, elemento insolito e prezioso per il lavoro degli astronauti. Da qui si governa il braccio robotizzato in azione lungo la base orbitale e si controllano gli astronauti durante le passeggiate. Ma da queste finestre si effettueranno anche osservazioni scientifiche rivolte all’universo e all’ambiente terrestre.
OLTRE IL 2020 - Il presidente americano Obama ha scelto di sostenere la stazione spaziale «almeno», ha sottolineato, fino al 2020. Tutti si impegneranno per andare oltre, al fine di sfruttare le opportunità offerte dalla nuova scienza in condizioni di assenza di gravità. È il «quarto ambiente» (come lo chiamava il professor Luigi Gerardo Napolitano, maestro della microgravità) utile per la vita sulla Terra. Nei comunicati della Nasa si sottolinea il valore di Tranquillity e della cupola «costruiti in Italia». Ciò è motivo d’orgoglio per l’ingegneria italiana. Entrambi gli elementi sono usciti infatti dalla camera bianca di Thales Alenia Space di Torino dove hanno preso forma su richiesta dell’agenzia spaziale europea Esa che poi li forniva alla Nasa. Ma sulla base orbitale vi sono vari altri moduli italiani tanto che il 50 per cento della parte occidentale della base è frutto di una nostra tecnologia d’avanguardia da preservare per il futuro.
CARATTERISTICHE - L’installazione della cupola era iniziata con qualche apprensione perché gli astronauti non riuscivano a sbloccare due bulloni che la tenevano stretta al Nodo 3 Tranquillity. Ma riprovando con maggior forza, alla fine ci sono riusciti e la cupola aggrappata all’estremità del braccio robotico volava nello spazio vuoto mentre lentamente era portata verso la destinazione finale. La colpa era tuttavia del computer il quale era programmato per esercitare una certa forza non rivelatasi sufficiente. È bastato quindi aumentare il valore e tutto si è risolto. La struttura della cupola ha un diametro massimo di quasi tre metri (2,955 per l’esattezza) ed un’altezza di 1,5 metri. Il suo peso in orbita è di 1880 chilogrammi. Delle sette finestre di cui è dotata, la maggiore è quella circolare centrale larga 80 centimetri. I vetri di silicio fabbricati negli Stati Uniti sono a quattro strati per complessivi 70 millimetri: i due più esterni (di 10 millimetri) di spessore servono a proteggere, quello interno, dagli urti degli astronauti e quelli esterni dall’impatto di micro meteoriti o spazzatura spaziale. Naturalmente è prevista la loro sostituzione in caso di danno. Le finestre saranno aperte quando servono, altrimenti rimarranno chiuse per precauzione. All’interno della cupola costata 25 milioni di euro possono lavorare contemporaneamente due astronauti. «Da questo punto di osservazione si effettueranno indagini della Terra» ha sottolineato Simona Di Pippo direttore dei voli umani all’ESA di Parigi.
Giovanni Caprara





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07/01/2010
Le «vedove nere» del satellite Fermi
Le «vedove nere» del satellite Fermi
MISSIONE ITALIANA. Identificate altre «millisecond pulsar». La scoperta apre una nuova via alla verifica finale della teoria di Einstein
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| (Afp) |
In meno di tre mesi i radioastronomi hanno identificato quasi una ventina di nuove millisecond pulsar. Si tratta di antichissime stelle di neutroni rotanti che riprendono vita assorbendo materia da una stella vicina, talvolta fino a consumarla pressoché completamente. Una sorta di vedove nere del cosmo. Queste pulsar sono al contempo gli orologi più precisi in natura, e per questo potrebbero aiutarci ad aggiungere l’unico tassello mancante alla Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein: la rivelazione diretta delle onde gravitazionali. Questa scoperta è stata possibile grazie alle indicazioni fornite da Fermi, la missione satellitare della Nasa dedicata allo studio della radiazione gamma, alla quale l’Italia partecipa con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Il risultato viene presentato a Washington durante la conferenza internazionale dell’American Astronomical Society.
LE «VEDOVE NERE» - Una pulsar è ciò che rimane dell’esplosione di una stella di grande massa.
È una sorta di nocciolo densissimo che eredita un intenso campo magnetico, e ruota molto velocemente su se stesso. Ma, poiché durante questa rotazione emette particelle accelerate e radiazione su una banda molto ampia (dal radio ai raggi gamma), col tempo tende a esaurirsi. Le più antiche fra le pulsar sono anche le più veloci. Si chiamano millisecond pulsar e ruotano centinaia di volte al secondo. Sono così veloci perché hanno fatto parte di un sistema binario, e sono riuscite a procrastinare la loro fine «succhiando» materia dalla stella compagna. In questo modo è come se fossero ringiovanite: grazie all’acquisizione di altra materia riescono a guadagnare nuova accelerazione nella loro rotazione. Quattro delle pulsar appena scoperte, poi, sono in sistemi binari con stelle la cui massa è stata consumata fino a ridursi a non più di dieci volte la massa di Giove. Vengono per questo chiamate «vedove nere» (black widows): perché a forza di succhiare materia stanno esaurendo la stella compagna che ha consentito loro di riprender vita.
LA PRIMA PULSAR - La prima millisecond pulsar fu scoperta 28 anni fa e da allora ne sono state trovate solamente una sessantina nella nostra galassia: a causa della bassissima intensità della loro emissione radio sono, infatti, oggetti che è molto difficile individuare con una ricerca svolta “alla cieca” perlustrando l’intera volta celeste. Quello che ha fatto Fermi è fornire ai radioastronomi una mappa del cielo, che si è rivelata una vera e propria mappa del tesoro. Nelle vicinanze del disco della nostra galassia, Fermi ha individuato un centinaio di sorgenti gamma ben localizzate ma non identificate, cioè prive di associazione certa con sorgenti note ad altre lunghezza d’onda. I radioastronomi hanno osservato alcune di queste sorgenti e hanno scoperto delle sorgenti radio che si sono rivelate velocissime pulsar. Dopo la sorpresa, hanno capito di avere in mano un metodo straordinario che permette loro di andare a colpo sicuro. Sfruttando cinque fra i più potenti telescopi radio al mondo, hanno iniziato ad analizzare tutte le sorgenti gamma potenzialmente interessanti: nel giro di pochi mesi hanno riconosciuto ben 17 millisecond pulsar. Queste particolari pulsar sono stelle ancora poco conosciute, quindi grandi speranze vengono riposte dai ricercatori su questa scoperta per la comprensione della natura e della evoluzione di queste esotiche sorgenti astrofisiche.
OROLOGI PRECISISSIMI - Ma questo risultato è importante anche per un’altra ragione. Le millisecond pulsar sono sul lungo periodo gli orologi più precisi che esistano in natura, e fanno concorrenza agli orologi atomici costruiti dall’uomo. Il monitoraggio dei cambiamenti temporali in un «dispositivo» così preciso ed esteso su tutto il cielo potrebbe permettere di rivelare per la prima volta in modo diretto le onde gravitazionali, che rappresentano il tassello mancante alla verifica sperimentale della Teoria della Relatività Generale. Monitorando le variazioni del periodo di rotazione indotte dalla deformazione della struttura dello spaziotempo dovuto alle onde gravitazionali, questa costellazione di millisecond pulsar appena scoperta potrebbe così venire a costituire una sorta di sistema GPS per la rivelazione della radiazione di fondo gravitazionale.
«Fino all'avvento di Fermi si conoscevano solo una manciata di pulsar gamma, sottolinea Ronaldo Bellazzini, responsabile dell’esperimento Fermi per l’INFN. In poco più di un anno Fermi ha scoperto diverse decine di nuove pulsar fra cui numerose rotanti attorno al loro asse anche centinaia di volte al secondo. Ma non solo - prosegue Bellazzini - ora Fermi ha iniziato a giocare a ruoli invertiti rispetto ai telescopi radio: mentre prima erano questi a consegnarci la ricetta con cui cercare questi oggetti esotici e misteriosi, ora è Fermi a indicare ai grandi telescopi radio dove puntare le loro sensibilissime antenne per individuare questi deboli ma estremamente precisi orologi cosmici».
LA SORPRESA - «I più sorpresi sono stati proprio i colleghi radioastronomi» dice Patrizia Caraveo, responsabile per l’INAF dello sfruttamento scientifico dei dati Fermi. «Dopo avere passato anni a scandagliare il cielo per scovare ad una ad una con grande fatica le pulsar velocissime, adesso non possono credere che qualcuno dica loro dove andare a guardare. Così facendo risparmiano tempo di osservazione e tempo di calcolo dedicato all’analisi dei dati, e al contempo la loro produttività è aumentata in modo vertiginoso. Se si premiasse la produttività degli astronomi, avrebbero diritto ad un bonus sostanzioso». «Inoltre - prosegue Caraveo - questo risultato, oltre ad aumentare in modo considerevole il numero di pulsar superveloci nella nostra galassia, dimostra che l’emissione gamma è una caratteristica comune a questo tipo di oggetti. Si tratta di un grande risultato della missione Fermi, risultato sul quale nessuno avrebbe scommesso appena qualche mese fa». «L’accurata elaborazione dei dati di Fermi effettuata presso l’ASI Science Data Center, il centro elaborazione dati scientifici dell’Agenzia Spaziale Italiana a Frascati, sta contribuendo in modo determinante al successo di questa missione, consentendo alla comunità scientifica di sfruttare al meglio e rapidamente i dati rilevati dal satellite» fa notare Paolo Giommi, responsabile del centro per l’ASI.
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