23/10/2010
Marchetti all'attacco: chiesta la risoluzione del contratto
Marchetti all'attacco: chiesta la risoluzione del contrattoIl portiere del Cagliari, attraverso il suo procuratore Bozzo, ha depositato la richiesta di intervento urgente della Lega. Dopo le dichiarazioni di quest'estate su un possibile trasferimento, il numero 12 della Nazionale ai Mondiali non ha più giocato
12:51 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cagliari, calcio italiano, fan club, federico marchetti, lega calcio, mobbing, sport | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
03/01/2009
Mobbing? Come maltrattare un familiare
Mobbing? Come maltrattare un familiareInsulta un dipendente, a processo datore di lavoro. Aveva rifiutato di spalare la neve: offese continue per sette mesi. L'inchiesta si è chiusa con il rinvio a giudizio
MILANO - L'ufficio come una casa. I colleghi come i familiari. Le dinamiche sul lavoro sono le stesse di quelle tra parenti stretti e, quindi, il datore che assume «comportamenti vessatori» nei confronti di un dipendente deve rispondere di «maltrattamenti in famiglia». In assenza di una legge che punisca il mobbing, da tempo allo studio del Parlamento ma non ancora varata, la giustizia colma temporaneamente il vuoto e per la prima volta un giudice milanese rinvia a giudizio con questa accusa un imprenditore che aveva reso impossibile la vita a un suo operaio. Tutto comincia nell'inverno 2005 quando un operaio 27enne dice di no al titolare che gli aveva ordinato di spalare la neve caduta copiosa sul piazzale di una piccola azienda metalmeccanica dell'hinterland di Milano. Nonostante il compito non rientri tra le mansioni affidate al giovane, il «padrone-padre» non accetta il rifiuto che, anzi, sembra vivere come un affronto.
Uno sgarbo che tenta di lavare con sette mesi di continue aggressioni verbali che, come certificato da una perizia medica depositata agli atti, portano l'operaio sull'orlo dell'esaurimento nervoso. «Ti spacco la testa, te ne devi andare, mi stai sul c...., non sei un uomo, sei un ladro di stipendi»; oppure «a me non costa niente licenziarti, invece tu sei un pezzente»; o anche «quando ti vedo camminare per il mio magazzino mi viene da vomitare, questa è casa mia, mi consumi il pavimento », «se sei un uomo te ne vai»: questo il variegato campionario delle frasi ingiuriose finite nel capo d'imputazione stilato dalla Procura a carico dell'imprenditore. Non solo parole, anche fatti concreti, come la richiesta ai superiori diretti di «utilizzare pretesti per allontanarlo dall'azienda» o addirittura l'ordine di non farlo entrare in fabbrica e di «confinarlo» nella sala utilizzata per ricevere i clienti in modo da escluderlo dalla vita quotidiana dell'impresa. L'obiettivo, secondo l'accusa, era quello di provocare l'operaio, anche in presenza dei colleghi, al punto da indurlo a fare armi e bagagli licenziandosi da solo. Cosa che avvenne puntualmente. Con l'effetto, diciamo così, collaterale, di causargli «condizioni di vita lavorativa particolarmente penose» fino ad arrivare a farlo ammalare di un «disturbo dell'adattamento con ansia e umore depresso» che lo hanno reso incapace di «attendere alle ordinarie occupazioni » per oltre 40 giorni.
Dopo il licenziamento forzato, l'operaio si era rivolto anche al giudice del lavoro chiedendo di essere tutelato, ma il magistrato, dopo aver ascoltato i colleghi della ditta, non aveva accolto le sue rimostranze dandogli torto. Diversa, invece, la sorte dell'inchiesta penale nata da una querela presentata dall'operaio contro il suo ex datore di lavoro. La Procura ha raccolto di nuovo le testimonianze dei colleghi, che nel frattempo avevano lasciato l'azienda per altri lavori. Ma stavolta le deposizioni, evidentemente di tenore diverso, hanno permesso di chiudere l'indagine con una richiesta di rinvio a giudizio per maltrattamenti in famiglia aggravati. La richiesta è stata accolta dal giudice per l'udienza preliminare Alessandra Cerreti sulla base di una recente sentenza della Corte di Cassazione che, in un caso di abusi sessuali sul posto di lavoro, aveva ammesso la contestazione del reato di maltrattamenti in famiglia. La strada seguita dal Gup milanese si basa sulla considerazione che il rapporto di dipendenza gerarchica nell'ambiente lavorativo, dove i periodi di convivenza sono spesso superiori a quelli tra congiunti, è simile a quello all'interno di un nucleo familiare. L'uomo sarà processato agli inizi di febbraio in Tribunale dal giudice monocratico.
16:29 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: mobbing, maltrattamenti, aziende, familiare, famiglia, lavoro, insulti | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
16/12/2008
Amazon : turni massacranti e malattia «a punti» , come la patente
Amazon : turni massacranti e malattia «a punti» , come la patenteFINO A 140 CONFEZIONI ALL'ORA PER CIASCUN ADDETTO. Inchiesta del Times Online sulle condizioni di lavoro imposte dal gigante del commercio sul web
![]() |
| Il gigante del commercio online, secondo un'inchiesta, impone ai propri dipendenti condizioni di lavoro al limite della legalità |
EFFICIENZA A BASSO COSTO – Così il reporter inglese è diventato un membro dello staff del magazzino di Bedfordshire, e per sette giorni ha potuto osservare dall'interno quel che succede dietro le quinte del colosso delle vendite online. Il suo resoconto ha rivelato che il trattamento riservato ai dipendenti è praticamente al limite della legalità: il lavoro è organizzato in turni massacranti, con ritmi assurdi (del tipo 140 XBox confezionate in un'ora), al fine di riuscire a impacchettare tutti gli ordini. Il tutto per una retribuzione di circa 7 euro all'ora, nettamente inferiore alla media nazionale.
SFRUTTAMENTO – L'infiltrato speciale ha inoltre raccontato che, in nome della massima produttività e della piena soddisfazione del cliente, Amazon penalizza i lavoratori che si ammalano: a una richiesta di permesso per malattia corrisponde un punto di penalizzazione. Mezzo punto per chi invece arriva in ritardo. Una volta accumulate sei penalizzazioni il dipendente può essere licenziato. C'è poi l'obbligo di fare dello straordinario notturno di dieci ore e mezza dopo 5 giorni lavorativi, e le pause previste per un turno di otto ore sono solamente due, per un totale di 35 minuti. Chi ha bisogno di andare alla toilette deve chiedere il permesso. E se a causa di un solo dipendente un gruppo di lavoro non raggiunge l'obiettivo assegnatogli, l'intero gruppo viene penalizzato. Non stupisce quindi che un membro del personale di Bedfordshire, esausto, abbia detto al reporter del Times che dopo quell'esperienza lavorativa non sarà mai più in grado di visitare le pagine web Amazon senza pensare ai poveretti che ci lavorano.
16:58 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: amazon, turni, massacranti, lavoro, malattia, mobbing, inchiesta | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
01/10/2008
«Sono un ladro, vado alla polizia» Lo mette alla gogna, viene denunciato
«Sono un ladro, vado alla polizia» Lo mette alla gogna, viene denunciatoUn dipendente cercava di incassare un assegno con firma falsa. Lo ha picchiato e gli ha messo un cartello al collo, è successo a Witham, nell’Essex: il «giustiziere» È stato denunciato
![]() |
| Mark Gilbert e Simon Cremer (dal «Daily Telegraph») |
CARTELLO AL COLLO - L’uomo, colto sul fatto, ha ammesso il tentativo di furto. Ha cercato di giustificarsi dicendo che doveva pagare una vacanza a Cipro. Poteva finire con una denuncia e il licenziamento, invece l’artigiano di Witham ha atterrato il suo dipendente, lo ha insultato, minacciato e poi, lo ha condotto al commissariato. Mani legate dietro la schiena e un grande cartello appeso al collo con su scritto: «LADRO, ho rubato 845 sterline, sto andando dalla polizia». Davanti agli agenti l’autore del tentato furto è stato identificato e il «giustiziere» denunciato. «Credevo fosse legittima difesa» ha spiegato Simon Cremer, il violento tappezziere.
07:38 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: gogna, operaio, lavoro, mobbing, denuncia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
27/09/2008
Lamentarsi di tutto? Meglio in musica
Lamentarsi di tutto? Meglio in musica
Si moltiplicano in tutta Europa i «cori delle lamentele»: cittadini che si riuniscono per cantare i disagi quotidiani. Il caso: il gruppo più recente a colonia, in germania. c'è ne uno anche a Firenze
![]() |
| Il «Coro delle lamentele» di Colonia |
Proprio così, hanno formato un coro per lamentarsi. Sono casalinghe, pensionati ma anche giovani single o manager in carriera. Si ritrovano nei centri cittadini, nelle metropolitane o nei parchi pubblici e danno sfogo a tutti i loro stati d'animo esistenziali - cantando a squarciagola. Vogliono provocare ma anche riderci su. Ognuno può parteciparvi. Il testo il più delle volte è improvvisato ma le parole di sconforto non mancano mai: ritardi dei servizi pubblici, il capuccino freddo, la benzina alle stelle, il rumore dei cellulari, i marciapiedi sporchi o la busta paga. Insomma, ce n'è davvero per tutti i gusti. Il compositore di Colonia, Wolfgang Kaets, ha raccolto quest'estate su internet più 700 lamentele e con queste ha costituito il primo «Kölner Beschwerdechor», il Coro delle Lamentele di Colonia.
I volenterosi, con l'aiuto del compositore, hanno creato una canzone delle loro lamentele dopo appena quattro mesi di prove. Nei prossimi giorni sono previste date nella filarmonica di Colonia e una rappresentazione nelle sale del municipio. La trovata, manco a dirlo, ha trovato così tante adesioni che si sta allargando a macchia d'olio. Anche il testo della canzone viene aggiornato di continuo e la composizione supera di già i 30 minuti di durata. E nel frattempo si moltiplicano i cori delle lamentele che vanno formandosi in molte città del globo: da Budapest a Melbourne fino a Chicago, San Pietroburgo e Birmingham. «Cantare in uno di questi cori è meglio che sotto la doccia!», afferma Wolfgang Kaets. Da qualche mese anche Firenze ha il suo primo Coro delle Lamentele italiano. La città toscana, su iniziativa dell'associazione culturale locale «STar», ha partecipato come prima città italiana a questo progetto entrando a fare parte della mappatura mondiale.
L'originale idea è nata qualche anno fa a Helsinki in Finlandia. Il duo di artisti finnici-tedeschi, Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen, si sono chiesti come poter trasformare l'enorme energia negativa che gli esseri umani infondono nelle loro lamentele, in qualcosa di creativo, divertente e collettivo. Alla fine i due hanno pensato di tradurre questo fenomeno universale in un'iniziativa divertente e coinvolgente: il «Valituskuoro» (in finnico), conosciuto come «complaints choirs» - coro delle lamentele, appunto. Il primo coro delle lamentele della storia si è formato nel 2006 a Birmingham. Da quel giorno si sono moltiplicati anche i video pubblicato si YouTube. A Chicago le lamentele più frequenti riguardano il traffico; a San Pietroburgo non è la politica ad essere presa di mira ma gli affetti e l'amore; a Singapore, invece, si lamentano della gente che si mette sul lato sbagliato delle scale mobili. Quattro le tipologie principali di lamentele dei fiorentini: mobilità, degrado urbano, divieti e mancanza di innovazione culturale.
Video:
Il coro di San Pietroburgo (guarda)
Il coro di Birmingham (guarda)
I cori delle lamentele nel mondo
Sito ufficiale http://www.complaintschoir.org/choirs.html
Sito del coro delle lamentele di Colonia: http://www.beschwerdechor.de/
16:25 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: lavoro, disagi, lamentele, mobbing | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook








