01/12/2011
Marchionne: «Fiat può lasciare l'Italia». Termini: accordo sindacati-Dr Motor
Marchionne: «Fiat può lasciare l'Italia». Termini: accordo sindacati-Dr Motor«La Fiom vuole la tirannia della minoranza». L'ad del Lingotto: «Siamo una multinazionale, abbiamo attività in tutto il mondo»
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24/10/2009
Marcegaglia: «Situazione difficile, giù anche le tasse sui lavoratori»
Marcegaglia: «Situazione difficile, giù anche le tasse sui lavoratori»
Il presidente di Confindustria. «Non vediamo catastrofi». Sulla questione Irap: «Si passi dalle parole ai fatti, iniziando con le tasse sul lavoro»
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| Emma Marcegaglia (Inside) |
MANTOVA - «La situazione è complessa e difficile, ma non vediamo panico e non vediamo catastrofi». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che, a proposito della «stima di un milione di aziende» a rischio, di cui ha parlato venerdì il presidente della Piccola industria, ha sottolineato che «è la stima di aziende in difficoltà che hanno difficoltà nel credito, ad avere ordini». Marcegaglia ha anche sottolineato e ribadito che «la stima ufficiale del centro studi di Confindustria è che si perderanno 700 mila posti di lavoro e non 4 milioni come ha detto la Cgil».
IRAP - Poi Marcegaglia ha parlato della proposta di riduzione fino all'abolizione dell'Irap. «Giovedì c'è stato l'annuncio di Berlusconi sul taglio dell'Irap. Diciamo a Berlusconi e Tremonti: ora passate ai fatti. Ascoltate la Lega, che ha detto di cominciare rendendo deducibili dall'Irap gli oneri finanziari e il costo del lavoro. Pensiamo anche che vadano tolte un po' di tasse sul lavoro, perché i lavoratori sono quelli che, insieme alle imprese, stanno soffrendo di più. Facciano le riforme e taglino la spesa pubblica improduttiva che sta diventando veramente inaccettabile in un momento di crisi come questo. L'Irap è una tassa odiosa anche per questo, perché incide sul costo del lavoro e fa pagare le tasse anche alle aziende in perdita».
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20/10/2009
Tremonti: «La mobilità non è un valore, il posto fisso è la base per progetti di vita»
Tremonti: «La mobilità non è un valore, il posto fisso è la base per progetti di vita»
Il ministro dell'economia: «Meno cogestione e più compartecipazione nelle imprese». «L'incertezza e la mutabilità lavorativa per alcuni sono un valore in sé, ma non per me»
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| Giulio Tremonti |
MILANO - Il posto fisso è la base sulla quale costruire un progetto di vita e la famiglia, in quanto la mobilità lavortiva non è un valore di per sé. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, chiudendo i lavori di un convegno organizzato dalla Bpm. «Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia», ha affermato Tremonti.
L'ELOGIO DEL POSTO FISSO - «La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, la mutabilità per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no - ha aggiunto il ministro -. C'è stata una mutazione quantitativa e anche qualitativa del posto di lavoro, da quello fisso a quello mobile. Per me l'obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è base di stabilità sociale».
LA «COMPARTECIPAZIONE» - «Questo Paese ha meno bisogno della cogestione e più bisogno della compartecipazione da parte dei lavoratori nelle imprese», ha proseguito Tremonti. «La cogestione, come nascita di figure imprenditoriali miste, mi sembra meno positiva, mentre credo sia più positiva l'informazione sulla gestione dell'impresa. Il meccanismo compartecipativo può anche avere forme diverse. Per esempio, un favore fiscale sulla detassazione degli straordinari».
LE REAZIONI - Al convegno erano presenti anche i segretari confederali dei tre princiali sindacati italiani. «Sulla mobilità chiedete un commento all Confindustria», ha detto Guglielmo Epifani. Il numero uno della Cgil ha però sottolineato che la compartecipazione dei lavoratori sarebbe una soluzione auspicabile per un maggior coinvolgimento dei dipendenti nelle imprese, mentre una loro presenza nell'azionariato «non è la strada principale». Il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, ha invece sottolineato che «Tremonti parla come se fosse un nostro iscritto. Non so se gli farà piacere, ma è così». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, giudica invece «condivisibili» le parole del ministro . «L'esigenza di avere posti di lavoro stabili - ha detto - è un obiettivo che inseguiamo anche noi. Oggi il problema è quello di superare l'idea distorta di flessibilità. Chi è precario o flessibile deve essere pagato di più e avere più tutele e garanzie degli altri. Questo è un punto su cui la Cisl insiste da tempo».
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11/08/2009
I cassintegrati? Vadano a lavorare i campi
I cassintegrati? Vadano a lavorare i campi
«Facciamo nascere coltivazioni biologiche di altissima qualità». La proposta del neosindaco di Prato (centrodestra) piace anche ai sindacati, Cgil in testa
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| Il sindaco di Prato, Roberto Cenni |
PRATO – All’inizio qualcuno ha pensato a una provocazione ideologica. Anche perché l’atipica idea di mandare i cassaintegrati con zappa e piccone a lavorare negli orti l’aveva avuta un sindaco eletto dal centrodestra. E invece non solo la proposta del primo cittadino di Prato, l’imprenditore (è presidente della casa di abbigliamento Sasch) Roberto Cenni, è piaciuta, ma è stata adottata ed elaborata dai sindacati, Cgil in testa.
BIOLOGICO - «A Prato abbiamo centinaia di ettari di terreni incolti», dice il sindaco. «Affidiamoli ai cassaintegrati e facciamo nascere coltivazioni biologiche di altissima qualità. Possono essere un punto di riferimento per mense pubbliche, ospedali, ma anche privati e aiutare i lavoratori meno fortunati». I vantaggi? Da una parte una sostanziale integrazione dello stipendio dei lavoratori con salari tagliati, dall’altra un aiuto a quei problemi psicologici che, inevitabilmente, tormentano la maggioranza dei lavoratori rimasti senza occupazione. In più, sostengono i sindacati, ci potrebbero essere vantaggi per chi è stato licenziato e non ha ancora i requisiti per andare in pensione.
PROGETTO - L’idea è così piaciuta che in città si è già passati alla fase progettuale e a fine estate potrebbero nascere i primi gruppi di cassaintegrati, licenziati o in mobilità, specializzati nella produzione di verdura e frutta biologici di altissima qualità e di prodotti tipici. «Vorremmo realizzare serre alimentate da impianti fotovoltaici con una produzione di qualità superiore», spiega il segretario della Cgil, Manuele Marigolli, «ma per pensare a un piano industriale adeguato sono necessari investimenti e soprattutto aver garantiti acquirenti certi. A Prato mense scolastiche, comunali e ospedaliere, distribuiscono ogni giorno 15 mila pasti: a loro deve essere destinata questa produzione».
SINDACO - Il sindaco Cenni ha avviato i primi contatti, promette finanziamenti regionali e comunitari ed eventuali interventi comunali per acquistare le verdure da distribuire a famiglie in difficoltà. «Valuteremo anche altre possibilità di distribuzione», dice, «e ci incontreremo con i sindacati. Io sono convinto che ci siano tutti gli elementi per portare a compimento un progetto ecosolidale che non ha pari in Italia».
SLOW FOOD - Un sì al progetto è arrivato pure da Slow food che, proprio in questi giorni, sta lavorando alla nascita di un parco agricolo nell’area sud della città tessile. Il presidente di Slow Food Prato, Alessandro Venturi, chiede a sindacati e sindaco di unire gli sforzi: «Siamo convinti di poter dare lavoro a più di cinquecento persone perché sono molti i gruppi interessati all’acquisto di prodotti biologici di qualità». Ma che cosa dovrebbero coltivare i cassaintegrati? «Ogni tipo di frutta e verdura con un particolare riferimento alla produzione tipica della piana di Prato», spiega Venturi. «Penso a una particolare varietà di cavalo nero, o al melone “retato” pratese, straordinario per realizzare marmellate, mostarde e sorbetti. E ancora varietà autoctone di pomodori, zucchine, albicocche, ciliegie. E anche alla produzione dello zafferano, che a Prato veniva coltivato sino dal medioevo».
Marco Gasperetti
Fonte C.d.S.
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22/07/2009
Cnel: «Mezzo milione di posti a rischio»
Cnel: «Mezzo milione di posti a rischio»
Presentato il nuovo Rapporto sul mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione a fine anno potrebbe collocarsi, «poco al di sotto del 9%»
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| (Emblema) |
ROMA - Fino a mezzo milione di posti di lavoro a rischio nel 2009 per effetto della crisi. È questa la prospettiva contenuta nel Rapporto sul mercato del lavoro del Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) riferita all'ipotesi peggiore per i prossimi mesi, quando «la disoccupazione continuerà ad aumentare e il ricorso agli ammortizzatori sociali sarà ancora significativo». In particolare, il rapporto messo a punto dalla commissione dell'informazione, indica la stima che nell'anno possa esserci una perdita di posti di lavoro tra le 350mila e le 540mila unità se misurati in forze di lavoro e tra le 620mila e le 820mila in termini di Ula (Unità lavorative annue). Quanto ai disoccupati, potrebbero aumentare in una forchetta che oscilla tra le 270mila e 460mila unità.
DISOCCUPAZIONE A FINE ANNO POCO AL DI SOTTO DEL 9% - Il tasso di disoccupazione a fine anno potrebbe collocarsi, nella peggiore delle ipotesi, «poco al di sotto del 9%». Nello specifico, le tabelle indicano un range tra il 7,9% come ipotesi ottimista e l'8,6% come ipotesi sfavorevole (8,3% lo scenario base). Peggio per le donne, per le quali il tasso di disoccupazione è atteso al 10% nel dato medio annuo, nello scenario base, rispetto all'8,5% del 2008, mentre per gli uomini passerebbe dal 5,5 al 7,1%. «Cruciali» nel determinare «caratteristiche e intensità della ripresa», viene quindi sottolineato, saranno gli ultimi mesi del 2009 ed i primi del 2010. Per questo motivo, «è importante che vi sia piena consapevolezza del fatto che nei prossimi mesi potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi per estendere e rendere ancora più flessibili i sostegni al reddito, così come diventa determinante anche l'impulso che le stesse parti sociali e le autorità regionali potranno dare agli strumenti in loro possesso (enti bilaterali, fondi interprofessionali, risorse regionali e soprattutto comunitarie)». A oggi, comunque, viene inoltre rilevato, «gli ammortizzatori sociali si stanno dimostrando più efficaci del previsto nel fronteggiare la caduta dell'occupazione» e le risorse stanziate dal governo, anche con il concorso delle regioni, destinate agli strumenti ordinari e straordinari, «coprono la maggior parte dei lavoratori».
PIL 2009 A RISCHIO CALO DEL 5,7% - La crescita dell'economia italiana nel 2009 può essere collocata all'interno di una "forchetta" i cui estremi sono compresi fra una contrazione che supera il 5,5%, attestandosi ad un -5,7% nello scenario più pessimista, ed una caduta inferiore al 5%, al 4,7%, che costituirebbe la soluzione più favorevole a partire dalle tendenze in corso. È quanto indicato nel Rapporto sul mercato del lavoro 2008-2009 del Cnel, sulla base delle stime Ref. I consumi nazionale a prezzi costanti potrebbero invece segnare un calo del 2,3%.
LA CRISI INTERNAZIONALE MOSTRA SEGNALI DI ATTENUAZIONE - Oltre ai dati negativi, nel rapporto del Cnel, si apre comunque anche qualche spiraglio positivo: «Siamo in una fase di forte difficoltà e di grande incertezza» ma, tuttavia, la crisi internazionale «sembra mostrare alcuni segnali di attenuazione. Vi sono, a livello mondiale, indicatori che appaiono rivelare una ripresa, sia pure lieve, dell'attività economica. È probabile, dunque, che il punto più basso della recessione sia stato superato».
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