02/01/2012

Grillo e «i botti di fine anno» su Equitalia; «Capire le ragioni oltre che condannare»

Grillo e «i botti di fine anno» su Equitalia; «Capire le ragioni oltre che condannare»

Il comico genovese sul suo blog: «un avviso di pagamento è il terrore degli italiani». Dopo gli ordigni nelle sedi di Modena e Foggia il moralizzatore della politica italiana dice la sua e divide

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04/10/2010

Difende la figlia dalle nozze combinate: uccisa a sassate

Difende la figlia dalle nozze combinate: uccisa a sassate

A Modena un cittadino pakistano ha assassinato la moglie e ferito gravemente a sprangate la figlia di 20 anni che si rifiutava di andare in sposa a un connazionale. Una storia che ricorda quella di Hina Saleem

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05/08/2010

Rapinatori intrappolati in gioielleria. Il video

Rapinatori intrappolati in gioielleria. Il video

Arrestati i sei uomini che avevano assaltato un negozio restando chiusi all'interno del negozio dal sistema di sicurezza. Dopo essersi aperti una via di fuga sparando a una finestra sono stati rintracciati dalla polizia.

 

 

La polizia di Modena ha arrestato sei persone sospettate di essere gli autori di un tentativo di rapina avvenuto lo scorso marzo, tentativo ripreso dal sistema di sorveglianza interna e visibile nel filmato qui sopra. Dopo essere entrati nella gioielleria e aver immobilizzato i proprietari, i malviventi non si sono accorti del sistema d'allarme, che ha bloccato la porta d'ingresso. Presi dal panico i sei si sono avventati su una delle finestre del negozio per cercare di aprirsi una via di fuga prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. Sparando colpi di pistola e usando una sedia si sono aperti un varco dal quale sono fuggiti.

La conoscenza del fenomeno dei pendolari delle rapine da parte degli investigatori della polizia di Modena ha consentito però di indirizzare le indagini nei confronti di un gruppo criminale composto sia da alcuni pregiudicati originari di vari Comuni della provincia di Napoli (alcuni dei quali con precedenti specifici proprio per rapine di gioiellerie) sia da altri soggetti residenti in provincia di Modena.


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09/04/2010

Sorpreso a copiare in classe, si butta dalla finestra della scuola

Sorpreso a copiare in classe, si butta dalla finestra della scuola

A carpi. Il ragazzino, 14 anni, ora è ricoverato al Maggiore

 

A 14 anni, si è buttato dalla finestra della scuola dopo essere stato sorpreso a copiare durante un compito in classe. È uno studente del liceo scientifico Fanti di Carpi (in provincia di Modena), ora ricoverato a Bologna, all'ospedale Maggiore. Le sue condizioni di salute non sarebbero gravi e comunque non è in pericolo di vita.

L'EPISODIO - Lo studente, che frequenta la prima classe, è stato scoperto dalla professoressa di inglese con alcuni bigliettini da cui pare stesse copiando. L’insegnante gli ha quindi ritirato il compito ma non appena è uscita dall’aula per il cambio d’ora, verso le 11.30, l’adolescente ha aperto la finestra, è salito sul davanzale e si è buttato facendo un volo di circa cinque metri. È caduto sull’erba del cortile. Subito gli insegnanti hanno chiamato l’ambulanza e al liceo è arrivato anche l’elisoccorso da Pavullo. La polizia ha sentito la professoressa e alcuni alunni che hanno visto il compagno gettarsi dalla finestra. Secondo le prime indiscrezioni, non sarebbero state ravvisate responsabilità.

IL PRECEDENTE - Un episodio simile avvenne a Bologna il 5 novembre scorso: uno studente di 13 anni si buttò dalla finestra della scuola privata Maestre Pie dell’Addolorata, facendo un volo di una decina di metri. Era stato convocato dalla preside per dare spiegazioni sulle sigarette con cui era stato sorpreso da una professoressa prima di entrare a scuola.


03/02/2010

Il duello del gas sotterraneo «Può provocare un sisma»

Il duello del gas sotterraneo «Può provocare un sisma»

 

Un progetto a Rivara per stoccare il metano a 2 km nel sottosuolo. Sindaci e cittadini contro il deposito da 300 milioni di euro

 

 

FINALE EMILIA (MODENA) - Nell’ufficio del sindaco di Finale Emilia s’innalza una pila di fascicoli pericolosamente in bilico. «Ce le ho tutte: sono le carte sul deposito di gas a Rivara », spiega, con orgoglio da collezionista, il primo cittadino Raimondo Soragni, 47 anni. E comincia a raccontare una storia esemplare di un’Italia frammentata e, forse, di fatto già iper-federalista.

Tra Modena e Ferrara, nella campagna segnata dai filari di betulle e dalle fabbriche di ceramica, una società anglo-italiana, la «Erg Rivara storage srl», sta cercando di costruire un grande deposito per stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di metano (per dimensioni sarebbe il sesto impianto nazionale). Ma finora i «comitati di base», le forze politiche praticamente al completo, i sindaci, gli amministratori provinciali, le commissioni tecniche e, da ultimo, la Regione Emilia- Romagna guidata da Vasco Errani, hanno respinto tutte le varianti, tutti gli aggiustamenti del piano originario. Motivo? «Ne indico due — risponde il sindaco Soragni —. Primo: questa è una zona sismica. Negli ultimi quattordici mesi ci sono state nove scosse tra i 2,5 e i 3,5 gradi della scala Richter. Secondo: il progetto prevede lo stoccaggio del gas in una cavità profonda circa 2.500 metri di profondità. È una specie di spugna sommersa con acqua salina. Sarebbe la prima volta che questa tecnologia verrebbe utilizzata in Italia e gli esperti ci dicono che la pressione può provocare micro-sismi. In una parola: non vogliamo fare da cavie per progetti sperimentali».

Venerdì 12 febbraio, a Rivara, è in programma un sopralluogo della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale), l’organismo ministeriale che ha il compito di stabilire se un’opera del genere sia pericolosa oppure no. In realtà nella provincia modenese si sta consumando uno scontro dall’esito francamente imprevedibile. Ogni cosa finisce in un gigantesco frullatore: le competenze istituzionali e le manifestazioni di piazza; le perizie tecniche di parte e gli studi di scienziati indipendenti. Senza contare i veleni personali che, in questi casi, non mancano mai. L’americano Grayson Nash viene dall’industria petrolifera e guida la Independent Resources, società quotata a Londra. Nel 2006 ha cominciato a studiare il «progetto Emilia» e nel 2008 ha fondato la «Erg Rivara storage srl» con il gruppo Erg della famiglia Garrone (Genova), che detiene il 15% del capitale. L’investimento per il deposito ammonta a 300 milioni di euro, di cui 20 sono stati già stanziati per la fase di studi. Il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro. «Questa tecnica sarà forse sperimentale per l’Italia — dice Nash — ma solo perché sarebbe la prima volta che qui si realizza un impianto del genere. Altrove, anche in Europa, esistono diverse esperienze molto collaudate. Noi ci siamo affidati a studi di alto livello, partendo proprio dalla sismicità della zona, che per altro è di grado 3, cioè al penultimo posto nella scala di rischio. Siamo in grado di garantire che lo stoccaggio non cambierà le condizioni naturali dell’area». Il governo appoggia la società, con interventi ripetuti di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico e, soprattutto di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, modenese eletto senatore in Emilia Romagna. «L’Italia ha bisogno di stoccare gas per far fronte al fabbisogno delle industrie e delle famiglie — dice Giovanardi —. Rivara è uno dei quattro siti individuati dal governo Prodi.

Allora valutiamo questa opportunità, facciamo lavorare i tecnici e le autorità competenti. Non possiamo lasciare il Paese in ostaggio di un "no" pregiudiziale espresso a livello locale. È un copione che abbiamo già visto per l’Alta velocità in Val di Susa o per le scorie nucleari a Scanzano Ionico ». Di nuovo allora dal sindaco Soragni, che è considerato un navigatore esperto nella politica locale: viene dalla Margherita, fa parte del Pd e sta per candidarsi con l’Udc nelle regionali. «Non sono un esponente del "partito Nimby", di quelli che dicono: fatelo, ma non nel mio cortile. In questo territorio ci sono discariche, impianti di compostaggio, centrali elettriche. Non sono contro i depositi di gas in generale. Sono contro questo deposito». Anche il sapere scientifico è ormai parte integrante della contesa. «Abbiamo con noi i migliori esperti della materia, come il geologo Francesco Mulargia dell’Università di Bologna, basta guardare gli elenchi delle commissioni tecniche che si sono pronunciate », dice Soragni. La Erg Rivara oppone, tra l’altro, uno studio di Carlo Doglioni dell’Università La Sapienza di Roma («geologo di fama mondiale»). Giovanardi, invece, chiama in causa, tra gli altri, Enzo Boschi, il presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Boschi si è già offerto come garante super partes: «Ci siamo fatti avanti per fare uno studio serio sulla sismicità della zona. Il problema è che si sta creando una situazione assurda: i sindaci ci vogliono coinvolgere, ma quando siamo stati a Rivara i cittadini dei comitati ci hanno gridato "venduti". Ormai sembra che in Italia a nessuno interessi più seguire criteri di razionalità».

Giuseppe Sarcina


25/12/2009

Tragedia nel Modenese : un morto e tre feriti. Accusato un prete

Tragedia nel Modenese : un morto e tre feriti. Accusato un prete

 

Delitto a Vignola, in provincia di Modena. Un 67enne ucciso a coltellate. Feriti moglie, figlio e un sacerdote. Secondo gli inquirenti si tratta dell'assassino

 

L'esterno dalla casa dove è avvenuto il delitto (Ansa)
L'esterno dalla casa dove è avvenuto il delitto (Ansa)

MODENA - Un feroce delitto: un uomo ucciso a coltellate e altre due persone ferite. Sotto accusa un prete, rimasto a sua volta colpito da un disperato tentativo di difesa da parte di una delle due vittime. Tutto è avvenuto nella notte in un'abitazione alle porte di Vignola, in provincia di Modena. Un uomo di 67 anni, Sergio Manfredini, è stato accoltellato a morte; la moglie, Paola Bergamini, e il figlio Davide, poco più che quarantenne, feriti e ricoverati in ospedale. Ferito anche un sacerdote, don Giorgio Panini, colpito con un oggetto contundente e che si trova ora in terapia intensiva. Erano questi i primi elementi di una vicenda che i carabinieri, nel massimo riserbo, hanno poi ricostruito accusando il prete di omicidio volontario.

LA DINAMICA - Don Panini avrebbe festeggiato mercoledì sera con i parrocchiani l'inizio delle festività di fine anno, prima di fare rientro nella casa dove era ospitato da anni. Per motivi sui quali gli inquirenti stanno cercando di fare luce, il parroco poco prima delle 4 della scorsa notte si sarebbe accanito con un coltello contro Manfredini, uccidendolo nella sala dell'appartamento. Il sacerdote si sarebbe poi scagliato contro la moglie dell'uomo, ferendola gravemente alla gola, e anche contro il figlio di 42 anni della coppia, Davide, arrivato dal suo appartamento al piano superiore, forse risvegliato dai rumori. Il sacerdote sarebbe stato a sua volta colpito con un oggetto da uno dei due familiari di Manfredini che cercavano di difenderlo.

DECRETO DI FERMO - La Procura di Modena ha emesso un decreto di fermo per don Giorgio Panini. Il motivo dell’aggressione, avvenuta a Vignola, non è ancora chiaro. Il dato certo è che il prete viveva da molto tempo in casa con Sergio Manfredini e la consorte. Era una convivenza tranquilla. Qualcosa però ha provocato l’irreparabile. Fondamentale per gli accertamenti è stato il figlio della coppia, Davide, di 42 anni, che è anche lui stato ferito, ad una mano, da don Panini. Il sacerdote, che è anche lui in ospedale per le ferite riportate, è piantonato dai carabinieri. Le indagini sono coordinate dal tenente colonnello Giancarlo Carrozzo del comando provinciale di Modena.

Don Panini (Ansa)
Don Panini (Ansa)

INSEGNANTE DI RELIGIONE A SCUOLA - Don Panini è parroco di Brodano, Pratomaggiore e Formica, frazioni di Vignola, ed è conosciuto anche come insegnante di religione a scuola e per il suo impegno nel sociale e con le attività della Caritas. I parrocchiani ricordano tra l'altro che ha istituito un banco alimentare per aiutare gli indigenti e che era riuscito ad aumentare la partecipazione dei fedeli alle Messe. Qualcuno lo ha definito «di vedute moderne», tutti sottolineano la forte amicizia tra il prete e i Manfredini cementata negli anni. «Siamo costernati di fronte alla tragedia di questa notte, inspiegabile e drammatica - ha scritto l'Arcidiocesi di Modena-Nonantola in una breve nota, senza riferimenti diretti a don Panini - Siamo particolarmente vicini alla famiglia Manfredini, così crudelmente colpita, e alle parrocchie. Esprimiamo piena fiducia nella magistratura, che assicurerà le responsabilità. Mai come in questo momento sentiamo il bisogno di implorare dal Signore perdono e conforto».


24/12/2009

Tragedia familiare nel Modenese Un morto e tre feriti. Accusato un prete

Tragedia familiare nel Modenese Un morto e tre feriti. Accusato un prete

 

Delitto a Vignola, in provincia di Modena. Un 67enne ucciso a coltellate. Feriti moglie, figlio e un sacerdote. Secondo gli inquirenti si tratta dell'assassino

 

L'esterno dalla casa dove è avvenuto il delitto (Ansa)
L'esterno dalla casa dove è avvenuto il delitto (Ansa)

MILANO - Un feroce delitto: un uomo ucciso a coltellate e altre due persone ferite. Sotto accusa un prete. Tutto è avvenuto nella notte in un'abitazione alle porte di Vignola, in provincia di Modena. Un uomo di 67 anni, Sergio Manfredini, è stato accoltellato a morte; la moglie, Paola Bergamini, e il figlio Davide, poco più che quarantenne, feriti e ricoverati in ospedale. Ferito anche un sacerdote, don Giorgio Panini, colpito con un oggetto contundente e che si trova ora in terapia intensiva. Erano questi i primi elementi di una vicenda che i carabinieri, nel massimo riserbo, hanno poi ricostruito accusando il prete di omicidio volontario.

LA DINAMICA - Per motivi sui quali gli inquirenti stanno cercando di fare luce, don Panini poco prima delle 4 della scorsa notte si sarebbe accanito con un coltello contro Manfredini, uccidendolo nella sala dell'appartamento. Il sacerdote si sarebbe poi scagliato contro la moglie dell'uomo, ferendola gravemente alla gola, e anche contro il figlio di 42 anni della coppia, Davide, arrivato dal suo appartamento al piano superiore, forse risvegliato dai rumori. Il sacerdote sarebbe stato a sua volta colpito con un oggetto da uno dei due familiari di Manfredini che cercavano di difenderlo.

DECRETO DI FERMO - La Procura di Modena ha emesso un decreto di fermo per don Giorgio Panini. Il motivo dell’aggressione, avvenuta a Vignola, non è ancora chiaro. Il dato certo è che il prete viveva da molto tempo in casa con Sergio Manfredini e la consorte. Era una convivenza tranquilla. Qualcosa però ha provocato l’irreparabile. Fondamentale per gli accertamenti è stato il figlio della coppia, Davide, di 42 anni, che è anche lui stato ferito, ad una mano, da don Panini. Il sacerdote, che è anche lui in ospedale per le ferite riportate, è piantonato dai carabinieri. Le indagini sono coordinate dal tenente colonnello Giancarlo Carrozzo del comando provinciale di Modena.

NOTA DELL'ARCIDIOCESI - Sulla vicenda, prima dell'incriminazione del parroco, era intervenuta con una breve nota anche l'Arcidiocesi di Modena-Nonantola. «Siamo costernati - si legge - di fronte alla tragedia di questa notte, inspiegabile e drammatica. Siamo particolarmente vicini alla famiglia Manfredini, così crudelmente colpita, e alle parrocchie di Brodano, Pratomaggiore e Formica. Esprimiamo piena fiducia nella Magistratura, che assicurerà le responsabilità. Mai come in questo momento sentiamo il bisogno di implorare dal Signore, che proprio in questi giorni celebriamo come Emmanuele, "Dio con noi", perdono e conforto».


24/06/2009

Carpi: brucia appartamento, muoiono una donna e la figlia di due anni

Carpi: brucia appartamento, muoiono una donna e la figlia di due anni

 

La mamma e il suo bambino erano a letto quando è cominciato il rogo. Le fiamme si sarebbero sviluppato dal materasso della camera da letto dell'abitazione

 

L'edificio della tragedia (Ansa)
L'edificio della tragedia (Ansa)

 

 

 

 

 

 

 

 

CARPI (MODENA) - Due persone, una donna e sua figlia di due anni, sono morte in un incendio di un appartamento che si è sviluppato in un'abitazione di Carpi, in provincia di Modena.
Le fiamme si sarebbero sviluppato dal materasso della camera da letto dell'appartamento situato al quinto piano di una palazzina in via Palladio. Gli inquirenti propenderebbero per l'incidente tra le cause del rogo, comunque escludendo - stando ai primi accertamenti - l'ipotesi di un omicidio. Madre e figlia abitavano in quell'appartamento, al quinto piano di un edificio di dieci in via Palladio 5, e al momento della tragedia si trovavano sul letto.


18/05/2009

FERRARI 250 TESTAROSSA, ASTA RECORD

FERRARI 250 TESTAROSSA, ASTA RECORD

MARANELLO (MODENA)  - E' il record di sempre per un'asta di automobili il valore a cui è stata aggiudicata la Ferrari 250 Testa Rossa del 1957: 9.020.000 euro. Questa vettura, la quarta delle 34 costruite a Maranello, ha un importante palmares di competizioni corse in Nord e Sud America. Al suo debutto alla 1.000 Chilometri di Buenos Aires si classificò quarta assoluta per poi gareggiare negli Stati Uniti nel campionato nazionale Scca. Il valore della vettura ha superato di oltre 2 milioni di euro quello che era il record precedente raggiunto lo scorso anno dalla Ferrari 250 GT California Spider del 1961 di James Coburn, che raggiunse il valore di 7,040 milioni.


09/03/2009

L'impero dei Casalesi a Modena: cinque fermi, in manette anche due «secondini»

L'impero dei Casalesi a Modena: cinque fermi, in manette anche due «secondini»

 

Le guardie carcerarie portavano messaggi in carcere, ad esponenti del clan sottoposti al regime del 41 bis

 

 

 

CASERTA - È in corso dalle prime ore della mattina una vasta operazione anticrimine della Polizia di Modena a carico di componenti del clan dei Casalesi. I provvedimenti di fermo emessi dalla Dda di Bologna sono cinque; due riguardano agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Modena. Le accuse sono di vario tipo tutte aggravate dalla partecipazione ad associazione di stampo camorristico. L’operazione arriva a conclusione di un’ indagine, avviata nel dicembre 2007, ed è lo stralcio di una più vasta indagine avviata dalla procura antimafia di Napoli, che ha consentito di riscontrare l’infiltrazione di esponenti del clan in provincia di Modena, oltre che nelle tradizionali attività estorsive, anche nell’apparato amministrativo ed in attività economiche di trasformazione, come la gestione di circoli privati. Secondo quanto è emerso, alcuni esponenti dei Casalesi, detenuti nella Casa Circondariale di Modena in regime di «alta sicurezza», con la compiacenza di due operatori della polizia penitenziaria di Modena, impartivano ordini e direttive, sia per mantenere contatti con l’esterno (con la provincia di Modena e con altri centri dell’Agro Aversano). Attraverso i due agenti i camorristi ricevevano visite anche di persone che non avevan o legami di parentela con loro. Numerosi i sequestri e le perquisizioni nell’ambito dell’operazione denominata «Medusa». Le due guardie carceraria in cambio dei favori avrebbero avuto la gestione di due club (in realtà la polizia sospetta siano state delle bische clandestine) realizzate con il denaro del clan dei casalesi. Tra le altre attività in cui sono coinvolti i casalesi quella dell'edilizia: le ditte legate ai clan si sono mimetizzate tra le imprese legali. Sono circa seicento le imprese edili con sede nell'agro Aversano che operano nel modenese e in altri centri dell'Emilia e della Romagna.

Minacce di rappresaglie nei confronti del magistrato di sorveglianza di Modena che non aveva concesso permessi premio richiesti da affiliati al clan dei Casalesi. È uno degli aspetti dell’operazione della Polizia di Modena e della Dda di Bologna contro i casalesi. «Non ne vuole sapere proprio dei casalesi... eppure lo dobbiamo buttare con la testa sotto, quello lo deve capire... deve passare quel guaio, deve passare quello...», sono le frasi intercettate in cui gli affiliati parlavano del magistrato. Sulla base delle minacce rivolte, il comitato provinciale per la sicurezza di Modena dal mese di ottobre 2008 ha disposto un servizio di vigilanza, che è ancora attivo. Intanto si è appreso che i due agenti della polizia penitenziaria arrestati (originari di Carinola e Caivano), facevano da tramite tra gli appartenenti al clan in carcere e gli altri affiliati e avrebbero mantenuto tutti i contatti con l’esterno per le necessità dei detenuti. I due avrebbero permesso l’accesso all’interno della struttura penitenziaria di persone mai autorizzate e che poi avevano colloqui proprio con i detenuti affiliati ai Casalesi: così - secondo le indagini - dettavano regole all’esterno. In alcune occasioni, i due operatori avrebbero poi informato i soggetti del clan detenuti a Modena della possibilità di essere intercettati. I favori resi in carcere da uno dei due agenti della Penitenziaria - secondo l’inchiesta - erano stati pagati anche con la partecipazione alle quote di uno dei due circoli privati del Modenese (uno a Castelfranco Emilia ed uno a Carpi) che facevano capo ai casalesi. L’operazione, che ha portato anche a cinque denunce e al sequestro di due club adibiti a sale da gioco, è il risultato di circa un anno di indagini svolte congiuntamente dal Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria di Roma e dalla Mobile di Modena, con la collaborazione del personale di Polizia penitenziaria della casa circondariale di Modena.