25/04/2012
Lavoro, Pdl "aggiusta" l'articolo 18
Lavoro, Pdl "aggiusta" l'articolo 18Il relatore in commissione lavoro alla camera; castro: «proporremo delle modifiche». Cambiamenti in vista alle norme sui licenziamenti disciplinari. Minore discrezionalità per i giudici
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18/12/2010
Internet, l'Agcom dà l'ok al testo per la tutela del diritto autore
Internet, l'Agcom dà l'ok al testo per la tutela del diritto autoreSarà predisposta una lista di siti illegali e si potrà inibire l'indirizzo Ip. L'authority potrà ordinare la rimozione di contenuti coperti da copyright illegittimamente pubblicati
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04/10/2010
Università, la riforma a rischio
Università, la riforma a rischioVoto slittato, corsa per salvarla. Un bonus per i ricercatori. Le reazioni dopo il sì del Senato
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09/08/2010
Terremoto, la cricca abruzzese e Berlusconi "Telefonate al premier per i lavori post sisma"
Terremoto, la cricca abruzzese e Berlusconi "Telefonate al premier per i lavori post sisma"L'inchiesta sulla corruzione post sisma che ha portato a tre arresti e alle dimissioni dell'assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati. Le intercettazioni: telefonate al premier per far rientrare Abruzzo Engineering fra le società beneficiarie dei lavori post terremoto. La difesa: ipotesi fantasiose
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24/07/2010
Il bavaglio? Su Internet non è stato rimosso, anzi
Il bavaglio? Su Internet non è stato rimosso, anziCon le ultime modiche al ddl "per i blog e per la Rete non è cambiato nulla" spiega Peter Gomez, direttore de Ilfattoquotidiano.it. E aggiunge: "La rete ti permette di conoscere. E questo non piace".
"Non è vero che il bavaglio è stato sciolto. In realtà è stato allentato. Dal punto di vista della stampa rimangono tuttora grandi problemi; per quanto riguarda Internet, invece, rimangono tutti i problemi".
Peter Gomez, direttore de Ilfattoquotidiano.it , commenta così le ultime modiche apportate al disegno di legge sulle intercettazioni e non usa mezzi termini: "Negli ultimi giorni la stampa e i parlamentari sia di opposizione che di maggioranza, hanno raccontato bugie".
Il giornalista, tra i fondatori de Il fatto quotidiano, punta inoltre il dito contro altri problemi che interessano la Rete.
Il wi-fi, ad esempio, "non è sviluppato perché abbiamo ancora delle leggi antiterrorismo che risalgono all'11 settembre e in buona parte degli altri Paesi d'Europa non esistono più". Inoltre, in Italia "si è deciso di non sviluppare la banda larga, riducendo gli stanziamenti che erano previsti. E questo - sottolinea il direttore del fattoquotidiano.it - è avvenuto per due fattori. Da una parte per ragioni economico-commerciali; Internet corre il rischio di scalzare lo strapotere dei monopoli televisivi, che nel nostro Paese sono due: Rai e Mediaset. Dall'altra parte, invece, io credo che la conoscenza renda liberi: alla base di ogni democrazia liberale sta il principio secondo cui 'bisogna conoscere per deliberare'. Internet ti permette di conoscere. E questo non piace".
Peter Gomez commenta poi il successo de il Fatto Quotidiano, grazie al suo esordio sul web.
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20/07/2010
Intercettazioni, il governo fa dietrofront: pubblicabili se rilevanti. I finiani esultano
Intercettazioni, il governo fa dietrofront: pubblicabili se rilevanti. I finiani esultanoIl Pdl fa sapere che non ci saranno slittamenti. cicchitto: «Si voti entro agosto». Il Pd contesta Caliendo: «E' coinvolto nell'inchiesta P3, non può seguire liter della legge». Sfiducia dell'Idv
| Giulia Bongiorno, a capo della commissione Giustizia |
ROMA - Il governo ha presentato il suo atteso emendamento al ddl intercettazioni. Il termine per la presentazione dei subemendamenti è stato fissato per mercoledì mattina alle 9. Lunedì sera il premier Berlusconi, ritirando il premio «Grande Milano», aveva ribadito la convinzione per un possibile accordo all'interno della maggioranza. Con questo emendamento la possibilità di un'intesa sembra essersi concretizzata. Intanto dal Pdl si fa sapere che non ci sarà alcun rinvio a settembre: la maggioranza sarà pronta a portare in Aula alla Camera il provvedimento sulle intercettazioni, come previsto, per il 29 luglio. «L'emendamento del governo - ha spiegato Emilio Costa, capogruppo del Pdl in commissione - è un emendamento di sintesi ed è un tassello che completa il percorso. Mercoledì mattina scadono i termini per i subemendamenti e poi si comincerà a votare in commissione per essere pronti per il 29 luglio. Non ci sarà alcun rinvio». Un concetto ribadito dal capogruppo alla camera dei berlusconiani Fabrizio Cicchitto: «Il governo, attraverso il ministro Alfano, ha lavorato per raggiungere il triplice risultato di garantire la privacy, e quindi il rispetto dell'articolo 15 della Costituzione, la libertà di stampa secondo l'articolo 21 e il maggior grado possibile di consenso politico e istituzionale. Da questa impostazione discendono le proposte adesso presentate in commissione giustizia della Camera. Ci auguriamo che la commissione le approvi in modo da consentire all'aula di votare il provvedimento entro la prima settimana di agosto come da calendarizzazione già concordata»
L'UDIENZA-FILTRO - Nell'emendamento presentato dal governo si afferma il principio secondo il quale, nel corso delle indagini, l'obbligo del segreto per le intercettazioni «cade» ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza. In questo senso viene inserita la previsione secondo la quale la documentazione e gli atti relativi alle intercettazioni sono coperti da segreto fino al momento della cosiddetta «udienza-filtro». In questo momento del processo, infatti, si selezionano le intercettazioni depositate dal Pm e si escludono quelle relative a fatti, circostanze o persone estranee alle indagini. Stabilito questo principio, il governo propone quindi di sopprimere tutta quella parte del testo nel quale si prevede il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini. Ma si sopprime anche la norma che specificava il regime delle intercettazioni allegate all'ordinanza cautelare. Le intercettazioni, comunque, secondo quanto si legge nel testo messo a punto dal governo, sono sempre coperte dal segreto fino a quando le parti non ne vengano a conoscenza.
LE VALUTAZIONI AI PM - Nella proposta di modifica che porta la firma del sottosegretario Giacomo Caliendo, si disciplinano anche i casi in cui il giudice e il Pm, prima che ci sia l'«udienza-filtro», utilizzino le intercettazioni per emettere, ad esempio, dei provvedimenti cautelari oppure per atti che riguardano la ricerca della prova (ad esempio, un'ordinanza di custodia cautelare oppure un decreto di perquisizione). In questi casi, saranno il Pm e il giudice a dover selezionare quali conversazioni dovranno essere trascritte, in quanto rilevanti, per adottare la misura cautelare o l'atto d'indagine. Il meccanismo previsto implica la necessità di restituire al Pm la facoltà di operare uno stralcio per tutelare la segretezza delle indagini. Nell'emendamento sono poi indicate tutte le modalità tecniche per selezionare le intercettazioni rilevanti e si stabilisce il divieto di trascrivere parti di conversazioni che riguardano fatti, circostanze o persone estranee alle indagini. Giudice e Pm potranno poi disporre, con decreto motivato, l'obbligo del segreto, quando il contenuto delle conversazioni trascritte potrà ledere la riservatezza delle persone coinvolte. I difensori potranno estrarre copia delle trascrizioni e potranno trasferire le registrazioni su un supporto informatico. Si stabilisce, infine, che, dopo la conclusione delle indagini preliminari, nell'udienza preliminare e nel dibattimento, il giudice potrà sempre disporre su richiesta delle parti o anche d'ufficio l'esame dei verbali e l'ascolto delle registrazioni custodite nell'archivio riservato e potrà acquisire con ordinanza le intercettazioni in precedenza ritenute prive di rilevanza.
LA GIOIA DEI FINIANI - I finiani cantano vittoria per lemendamento presentato: «Cade così il bavaglio per la stampa - si è affrettata a commentare Annamaria Siliquini - è una vittoria del Parlamento». Mentre il presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, fedelissima di Fini, commenta con soddisfazione: «Credo che questo testo sia un balzo in avanti. Credo che sia innegabile - dichiara ai cronisti - che questo emendamento vada incontro alle istanze che sono state rappresentate dal mondo dell'informazione. Personalmente ho sempre detto che bisognava andare in questa direzione, sicuramente questa opzione mi sembra estremamente positiva. Più che di un passo in avanti mi sembra un balzo in avanti nel testo».
CALIENDO CONTESTATO - Intanto il Pd, per bocca di Donatella Ferranti, giudica «inopporutuno» che a seguire l'iter per conto del governo sia Caliendo, dopo il suo coinvolgimento nelle inchieste sulla cosiddetta «P3». L'Italia dei Valori ha invece chiesto al presidente del Senato Renato Schifani di calendarizzare la mozione di sfiducia per il sottosegretario. «Abbiamo chiesto con forza la calendarizzazione di questa mozione, il presidente del Senato Schifani si è riservato di decidere, ci farà sapere - ha spiegato Felice Belisario, presidente dei senatori dell’Idv, al termine della conferenza dei capigruppo di palazzo Madama -. Il sottosegretario non è in condizione di svolgere serenamente il suo lavoro. Tra i suoi compiti specifici c’è la delega a seguire il ddl intercettazioni, io al posto suo avrei già fatto le valigie e abbandonato l’incarico». Ancora poco chiaro, invece, il ruolo che ricoprirà il Pd e il resto dell'opposizione nella mozione: «Noi ci auguriamo che ci sia una convergenza come è accaduto per il caso di Cosentino. L’obiettivo non è spuntarla ma risolvere un problema».
Redazione online
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13/07/2010
L'Onu boccia il ddl intercettazioni: «Il governo lo riveda o lo abolisca»
L'Onu boccia il ddl intercettazioni: «Il governo lo riveda o lo abolisca»Il comunicato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione. «Se adottato nella sua forma attuale, il ddl può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia»
GINEVRA - Il governo italiano deve «abolire o modificare» il progetto di legge sulle intercettazioni perchè «se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia». Lo ha detto il relatore speciale dell'Onu sulla libertà di espressione, Frank La Rue in un comunicato.
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01/07/2010
Università, il flop della laurea breve «Funziona poco, la correggeremo»
Università, il flop della laurea breve «Funziona poco, la correggeremo»Istruzione - Quasi tutti gli studenti concludono il quinquennio. «La modifica sarà graduale». Il ministro Gelmini: con quel diploma si fatica a trovare un lavoro
| Mariastella Gelmini (Eidon) |
ROMA—«Nel tempo si dovranno apporre correttivi al cosiddetto "3+2", senza stravolgere un sistema che ha già subito tanti scossoni». Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ospite di «Radio anch’io», ammettendo che «il sistema del "3+2" sicuramente ha dato meno risultati di quanto ci si aspettasse». «Ma non si può continuamente—ha osservato il ministro — ripartire da zero. Oggi abbiamo questo sistema, in molti casi alla laurea triennale non sono conseguite opportunità occupazionali facili e certamente nel tempo bisognerà apporre correttivi ».
Con la riforma degli ordinamenti didattici del’99, accanto alla classica laurea a ciclo unico (quadriennale o quinquennale) sono stati introdotti la laurea triennale, detta Laurea (L) e la Laurea Specialistica o Magistrale, altri due anni di specializzazione (LS) e il sistema dei Crediti Formativi Universitari (CFU). Le lauree triennali, pensate per un inserimento più rapido nel modo del lavoro, sarebbero dovute aumentare. Sono passati dieci anni ma non si vede ancora il risultato sperato.
Il ministro non si sbilancia. Tuttavia il numero degli universitari che invece di fermarsi alla laurea triennale ha proseguito verso la specialistica è risultato molto più alto anche rispetto alle più pessimistiche previsioni. Negli altri paesi europei il 70 per cento dei laureati dopo 2 o 3 anni entra nel mondo del lavoro. A proseguire è solo il 30 per cento. Nel nostro Paese, anche se sui numeri e la loro interpretazione non c’è accordo — 10 anni forse sono pochi per trarre delle conclusioni—nessuno può negare che la tendenza sia esattamente contraria.
«Il "3+2" ha oggettivamente fatto moltiplicare i corsi di laurea, tuttavia si è appena concluso l’adeguamento ai nuovi ordinamenti e ora rifarli daccapo sarebbe traumatico — dice il senatore Giuseppe Valditara, relatore della Riforma universitaria in discussione al Senato —. Ci potrà essere nel tempo una graduale modifica del "3+2", soprattutto in quelle discipline che lo rivendicheranno. Giurisprudenza a suo tempo ha chiesto di avere un percorso unitario. Evidentemente in prospettiva si potranno studiare per le facoltà che lo richiedono forme più flessibili rispetto al modello attuale. L’unica cosa impensabile è un decreto del ministero che costringa le università a ricominciare tutto daccapo. Sarebbe il caos».
«La responsabilità — ribadisce il professor Guido Fiegna, membro del Cnvsu (Comitato nazionale valutazione sistema universitario) — è in parte attribuibile alle università che non hanno ridisegnato i corsi, cambiando la sequenza delle discipline, i tempi e i modi di insegnamento. In un certo senso gli atenei non sono riusciti o non hanno voluto incentivare l’uscita dal sistema universitario dei laureati triennali».
Tra le spiegazioni, non mancano quelle più maliziose: in certe aree disciplinari l’ingresso nel modo del lavoro di un consistente numero di laureati triennali avrebbe potuto provocare un eccesso di docenti. Ma esiste anche una diretta responsabilità di chi controlla la domanda di laureati. «Purtroppo — conclude Valditara —ci sono stati pochi sbocchi, soprattutto nella Pubblica amministrazione. Perché quasi tutti gli studenti concludono il quinquennio invece di defluire dal sistema universitario dopo 3 anni? In realtà proprio a partire dalla Pubblica amministrazione gli sbocchi concreti, è un dato di fatto, sono pochi. Bisognerebbe cominciare a lavorare proprio da lì per assicurare delle opportunità ai laureati triennali ».
Giulio Benedetti
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Lodo Alfano, allo studio l'estensione dello scudo per il presidente del Consiglio
Lodo Alfano, allo studio l'estensione dello scudo per il presidente del ConsiglioBerselli: «ingiusto un diverso trattamento rispetto al capo dello stato». La proposta è contenuta nel parere che la commissione Giustizia del Senato darà agli Affari costituzionali
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| Silvio Berlusconi (Ap) |
ROMA - In arrivo modifiche per il Lodo Alfano: l'idea è di estendere ulteriormente lo scudo per il premier prevedendo che la sospensione possa valere anche per i processi cominciati prima dell'assunzione della carica. Il Pdl vorrebbe estenderla al presidente del Consiglio e ai ministri, mentre nel testo attuale vale solo per il capo dello Stato. La proposta è contenuta nel parere sul Lodo che la commissione Giustizia del Senato, presieduta da Filippo Berselli, dovrebbe consegnare giovedì a quella degli Affari costituzionali. «Del resto - spiega lo stesso Berselli che ha messo a punto il parere - sarebbe stato un diverso trattamento tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio e non sarebbe stato giusto. Così la proposta è quella di uniformare il trattamento riservato al presidente della Repubblica anche al premier e ai ministri».
«ERRORE NEL TESTO» - Nel testo attuale si prevede che lo scudo possa valere nei confronti del presidente della Repubblica «anche in relazione a fatti antecedenti all'assunzione della carica». «Ma questa formulazione, per un errore di chi ha messo a punto il testo - sottolinea Berselli -, non era stata estesa al presidente del Consiglio e ai ministri». «E ora - sottolinea - nel parere che stiamo per presentare cerchiamo di ovviare a questa disparità di trattamento». Se il parere della commissione Giustizia verrà accolto lo scudo per il premier e per i ministri si potrebbe estendere ulteriormente e la sospensione scatterebbe anche per i processi cominciati prima dell'assunzione dell'incarico. «Proponiamo di introdurre anche altre modifiche, come quella che riguarda la sostituzione del termine "procedimento" con "processo". Ma tutti gli altri rilievi sono più che altro di carattere tecnico» ha concluso Berselli.
PD: DECISIONE SCONCERTANTE - «La decisione di modificare il Lodo Alfano per estendere ulteriormente lo scudo al presidente del Consiglio e ai ministri è davvero sconcertante»: questo il commento del capogruppo del Pd in Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti. «Questa decisione - aggiunge - dimostra qualora ce ne fosse stato bisogno, che non si tratta di un provvedimento con nobili intenzioni. Ripeto, è tutto molto sconcertante» (Ansa)
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16/06/2010
Berlusconi: "Troppi intercettati. Non è democrazia"
Berlusconi: "Troppi intercettati. Non è democrazia"Il premier a Confcommercio: "Sette milioni e mezzo di persone possono essere ascoltate". Ma l'Anm smentisce i numeri: "Lo scorso anno solo 132mila intercettati". Bossi: "Possibili modifiche al ddl".
"Così non può essere in un paese civile. Non è vera democrazia perché sette milioni e mezzo di persone possono essere ascoltate. Non è tutelata la libertà di parola. Non lo tolleriamo più". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all’assemblea della Confcommercio. E ancora: "Ditemi se è possibile essere spiati in questo modo. C'è una piccola lobby di magistrati e giornalisti che è contro" il disegno di leggedel governo, dice il premier. "Noi abbiamo preparato il provvedimento in quattro mesi ma l'iter si è rivelato lunghissimo. Ora si parla di metterlo in calendario per il mese di settembre, poi bisognerà vedere se il Capo dello Stato lo firmerà e poi quando uscirà ai pm della sinistra non piacerà e si appelleranno alla Corte costituzionale che, secondo quanto mi dicono, la boccerà ".
Si tratta comunque di tempi troppo lunghi per il premier-imprenditore che si sfoga: "Fra il dire e il fare c'è di mezzo non solo il mare ma, in Italia, l'oceano e quando un imprenditore pensa alle cose da fare si scoraggia. A volte penso torno a fare quello che facevo prima, altrimenti me ne vado in pensione” E sulla Costituzione: "Bisogna riformarla, bisogna riformare profondamente le istituzioni del nostro Paese". "L'architettura istituzionale" creata da nostri Padri costituenti "risentiva della dittatura" e di conseguenza il presidente del Consiglio ha "pochi poteri", ribadisce il premier.
Entrando nel merito delle imprese ha affermato: "Bisogna cambiare il rapporto tra lo Stato e i cittadini. Basta calvario, bisogna finirla con le decine di autorizzazioni" necessarie per aprire un esercizio commerciale. E ancora: "Si potrà fare tutto ciò che non è vietato dalla legge. Si vuole aprire una pizzeria? Si aprirà senza chiedere autorizzazioni. Lo Stato, a sessanta giorni dall'inizio dell'attività, effettuerà una visita di controllo da parte di un solo ente che dirà che cosa va cambiato per la legge". Per Berlusconi si tratta di "una vera rivoluzione liberale. Lo faremo - annuncia il Cavaliere - prima con una legge ordinaria e poi con una riforma della Costituzione dell'articolo 41".
Poi, Berlusconi è tornato a difendere la manovra, che “non comporta sacrifici al mondo delle imprese ma alle amministrazioni pubbliche che devono limare sprechi”. E ha proseguito: “La spesa pubblica andrebbe dimezzata in province, regioni e comuni e avremmo così numeri abbondanti".
Pronta la replica dell’Anm alle affermazioni di Berlusconi sulle intercettazioni. "I numeri sulle intercettazioni smentiscono le affermazioni del presidente del Consiglio” afferma il presidente dell' Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara. Secondo l'Anm lo scorso anno, le intercettazioni disposte dalla magistratura hanno riguardato oltre 132.000 "bersagli", in calo di circa 5.000 unità rispetto all'anno precedente. La spesa liquidata per queste intercettazioni è stata per il 2009 di oltre 272 milioni di euro, un dato di poco superiore alla media di spesa degli anni 2003-2009, secondo i dati dell'Anm.
Ma intanto sul disegno di legge sulle intercettazioni arriva anche un'inaspettata sterzata da parte di Bossi che non si dice contrario a ulteriori modifiche: "C'è spazio: se qualcuno fa qualche emendamento non viene buttato nel cestino". E ha aggiunto: "La tenuta governo? Fino a quando tiene la Lega tiene il governo". Quanto alla priorità tra manovra e intercettazioni, "ormai - ha detto Bossi - le cose sono state messe in fila".
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