01/06/2011
Il pm chiede 5 anni e 8 mesi per Moggi
Il pm chiede 5 anni e 8 mesi per MoggiCALCIOPOLI. La procura di Napoli con Capuano e Narducci chiede una pena pesante per l'ex d.g. della Juve
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13/10/2010
''Il nome di Collina lo fece Bergamo, non Facchetti''
''Il nome di Collina lo fece Bergamo, non Facchetti''CALCIOPOLI. E' quanto emerge da una integrazione della perizia fonica depositata da Roberto Porto, il perito incaricato di esaminare e trascrivere le intercettazioni indicate dalla difesa di Moggi. Il nome dell'ex arbitro non lo fa il presidente dell'Inter ma il designatore. Intanto Rosetti racconta della telefonata di Bergamo nell'intervallo di Lazio-Fiorentina. In aula anche Nesta e Ledesma
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28/04/2010
La Figc: «Moggi è di fatto radiato» A Napoli il memoriale di Facchetti
La Figc: «Moggi è di fatto radiato» A Napoli il memoriale di FacchettiIL PROCESSO CALCIOPOLI. Gli appunti agli atti dei pm. I legali della difesa: ecco la telefonata dell'ex presidente dell'Inter a De Santis
| Giacinto Facchetti |
NAPOLI - Luciano Moggi è radiato da ogni ruolo nel calcio italiano: lo ha stabilito la Corte di giustizia della Federcalcio precisando, in risposta al quesito interpretativo del presidente federale Giancarlo Abete, che «la preclusione da ogni rango o categoria debba ritenersi implicita come effetto ex lege» dopo la condanna per i fatti di Calciopoli. Nei procedimenti sportivi dell'estate 2006 legati allo scandalo, Moggi era stato inibito per cinque anni con preclusione dallo svolgere attività in seno alla Figc. Abete aveva chiesto alla Corte di giustizia federale, il 31 marzo scorso, di sciogliere il nodo su chi dovesse decidere sull'eventuale radiazione dell'ex dg juventino e degli ex dirigenti condannati a 5 anni di squalifica, visto il vuoto di potere determinato dalla modifica dello statuto intervenuta dopo Calciopoli. Prima dello scandalo del 2006, infatti, le norme federali prevedevano che la giustizia sportiva potesse proporre al presidente federale la radiazione di un tesserato condannato per fatti di «particolare gravità»; e così fu per Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente federale. Ma con la riforma varata sotto il commissariamento di Guido Rossi, il potere di radiare un tesserato passò alla giustizia sportiva. Di fatto, la squalifica di Moggi, Giraudo e Mazzini scadeva nel 2011, ma sulla proposta di radiazione non si era espresso nessuno né poteva esprimersi Abete. La Corte di giustizia sportiva, in sezione consultiva il 13 aprile scorso, ha fornito ora le sue risposte: «Si ritiene che il provvedimento di preclusione debba ritenersi implicito, quale effetto ex lege, nelle decisioni con cui gli organi della giustizia sportiva, dopo aver irrogato la sanzione della sospensione nella misura massima, si sono pronunciati nel senso della 'particolare gravità delle infrazioni».
LA REAZIONE - «La mia radiazione? Non so nulla, non so cosa significhi, si dovrebbero vergognare dopo quello che è venuto fuori - commenta Moggi, intervenuto telefonicamente alla registrazione del programma 'Chiambretti Night'. - Parlo per me, Giraudo, per coloro che soffrono questa situazione, dovrebbero radiare Carraro».
MEMORIALE - Intanto, prosegue il processo penale di Napoli sulle stesse vicende: i pm Giuseppe Narducci e Stefano Capuano hanno depositato una serie di appunti autografi di Giacinto Facchetti. A quanto si è appreso, negli appunti il dirigente dell'Inter morto nel 2006 faceva riferimento al presunto sistema di illeciti che avrebbe regolato il mondo del calcio. A consegnare il 'memoriale' agli inquirenti è stato nei giorni scorsi a Napoli il figlio, Gianfelice Facchetti.
NUOVE TELEFONATE - Dal canto loro, i consulenti di Moggi hanno depositato le trascrizioni di nuove telefonate perlopiù fatte dai centralini di alcune società: Nicola Penta, che da tempo sta lavorando all'ascolto e alla trascrizione delle telefonate «inedite», e non ritenute significative dagli inquirenti, ha precisato che si tratta di tre telefonate tra il Bologna e l'arbitro De Santis, altre tre tra l'Inter e il designatore arbitrale Bergamo, una tra Facchetti e l'arbitro De Santis, due tra il Parma e i designatori e una, infine, della durata di 42 minuti, tra il presidente del Cagliari Cellino e Bergamo.
FACCHETTI-DE SANTIS - A proposito della telefonata tra Facchetti e De Santis, si tratta di una chiacchierata dopo il derby Inter-Milan (0-1 con gol di Kakà) del 27 febbraio del 2005. I due parlano della gara e Facchetti si scusa per non essere passato a salutare il direttore di gara al termine della stessa partita. Questa la trascrizione:
De Santis: «Pronto».
Facchetti: «Massimo? Ciao sono Giacinto».
De Santis: «Oh... Giacinto...».
Facchetti: «Volevo chiamarti ieri però dopo ho avuto un po' di cose....siccome ieri non sono passato dopo la partita, ma non è che fossi...».
De Santis: «No...macché scherzi..ho capito, ho capito..vabbè là... li solo con la fortuna te la puoi prendere...».
Facchetti: «Era una partita...da pareggio, proprio».
De Santis: «Sì da pareggio...».
Facchetti: «Nessuno dei due ha avuto occasioni...».
De Santis: «Io infatti... guarda ero convintissimo che tanto ormai sarebbe finita in pareggio... poi c'è stata quella palla che ha sbattuto sul piede di questo e ha cambiato tutto...».
Facchetti: «È tardato a venire su Emre, sono rimasti li da soli...».
De Santis: «È quello il problema... sì che poi alla fine Kakà neanche ha tirato, voleva fare lo stop...».
Facchetti: «Sì, voleva fare lo stop... vediamo di ripartire».
De Santis: «Sì, di ripartire bene....anche perchè io ho rivisto la partita anche ieri sera... me la sono fatta registrare... come possesso palla, come tutto non c'è stato paragone in campo...».
Facchetti: «Sì, abbiamo avuto possesso palla superiore noi a loro però era proprio da pareggio... nel primo tempo se non sbagliavano un paio di stop si trovavano davanti al portiere...».
De Santis: «Poi c'è stato Dida che ha fatto quella parata sul tiro di Veron... alla fine».
Facchetti: «Era abbastanza centrale...».
De Santis: «Sì però è stato un bel tiro tutto sommato... no mi è dispiaciuto perché alla fine sai... se perdi la partita perché gli altri giocano... ormai era per tutti una partita da pareggio...».
Facchetti: «Però ci tenevo a salutarti...».
De Santis: «Ma ti ringrazio... ci mancherebbe anche (incomprensibile) è stato gentilissimo... su questo non avere dubbi... non pensare che c'è stato un problema di qualsiasi tipo... va bene... grazie, ciao».
Facchetti: «Grazie ciao...».
De Santis: «In bocca al lupo, ciao». (fonte: Ansa).
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26/04/2010
Calciopoli, la sentenza del gup: «Il sodalizio raggiunse tutti gli scopi»
Calciopoli, la sentenza del gup: «Il sodalizio raggiunse tutti gli scopi»Le motivazioni della condanna di giraudo. Il magistrato e l'esito del campionato 2004-2005: «La Juve vinse e la Fiorentina non retrocesse»
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| Antonio Giraudo e Luciano Moggi, in una immagine di archivio (Ansa). |
MILANO - Il sodalizio accusato di aver governato illecitamente il calcio italiano raggiunse tutti i suoi scopi. Lo sostiene il gup di Napoli Eduardo De Gregorio, nelle motivazioni della sentenza su Calciopoli emessa al termine del processo svoltosi con rito abbreviato nei confronti, tra gli altri, dell'ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo e dell'ex presidente dell'Aia Tullio Lanese. «Quanto all'efficienza del sodalizio, altro sicuro indice rivelatore della sua esistenza - scrive il gup De Gregorio - va sottolineato che esso raggiunse tutti gli scopi già programmati e quelli che, nel corso degli eventi, si propose di conseguire». Il magistrato si sofferma sull'esito del campionato 2004-2005. «Sul punto - osserva - è necessario e sufficiente rimarcare che, attraverso diversificate attività illecite, la compagine riuscì a determinare l'esito del campionato di calcio sia con riguardo all'assegnazione della vittoria finale della Juventus (all'evidenza scopo principale del gruppo), sia con riguardo alla retrocessione in serie inferiore, cui illecitamente fu sottratta perlomeno la Fiorentina».
«I componenti del gruppo che amministrava di comune accordo il campionato di calcio - scrive il gup in un altro passaggio del capitolo sul reato associativo - ebbero lo scopo comune di programmare e compiere una serie indeterminata di delitti come si ricava dalla chiara acquisizione processuale secondo la quale essi organizzarono le frodi sportive non solo con riguardo ad incontri di calcio in cui era impegnata la società juventina, ma furono aperti ad ogni altra occasione illecita, come verificatosi durante l'impresa di salvataggio della Fiorentina, cui parteciparono anche Giraudo e Moggi in modo determinante». «Detta iniziativa, in sè illecita, poiché realizzata con le attività fraudolente, a sua volta - osserva il giudice - ebbe per voluta conseguenza l'aumento del prestigio e della forza del gruppo nei confronti dell'intero settore ed in specie degli esponenti di quella società che in precedenza erano ed essi contrari». (Fonte: Ansa)
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14/04/2010
«Bergamo, c’è un regalino per te»
«Bergamo, c’è un regalino per te»Calciopoli - Il figlio dell’ex capitano nerazzurro: inaccettabile falsificazione. La difesa di Moggi produce una telefonata tra Facchetti e il designatore
NAPOLI — Alla fine il colpo di scena è al contrario. Le telefonate inedite ci sono e si sapeva, i difensori di Moggi ne chiedono l’acquisizione — per ora solo di 75 ma dicono che ce ne saranno altre — e pure questo si sapeva, il tribunale è favorevole e la Procura non si oppone, ma nemmeno queste sono sorprese. La notizia semmai viene da tutt’altra parte rispetto al tribunale di Napoli dove ieri mattina si è svolta l’udienza del processo Calciopoli più affollata di sempre. La novità viene dall’apertura dell’inchiesta della Procura della Federcalcio, che chiederà al tribunale di Napoli la trasmissione dei nuovi atti e indagherà sul contenuto delle telefonate appena acquisite, in cui ci sarebbero conversazioni di dirigenti di Inter, Roma e di altre società.
Ma è un altro il colpo di scena all’incontrario. E lo fa venir fuori un uomo che con Calciopoli non c’entra niente e vuole che nemmeno il nome di suo padre venga tirato in mezzo a questa storia: è Gianfelice Facchetti, figlio del grande Giacinto, a spegnere la luce della ribalta mediatica messa in piedi dall’entourage di Luciano Moggi. Quando viene a sapere che in tribunale l’avvocato Paolo Trofino, per dimostrare che anche l’Inter telefonava ai designatori e parlava anche di «griglie » (il tris di nomi tra i quali sorteggiare l’arbitro di ogni partita), cita una conversazione tra Facchetti e Bergamo in cui — sostiene l’avvocato — il primo dice all’altro: «Metti dentro Collina», Gianfelice detta alle agenzie una dichiarazione in cui parla di «grave, vergognosa e inaccettabile falsificazione dei fatti», e spiega che «in quella telefonata non è mio padre che pronuncia il nome di Collina ma Bergamo». Lo scopre grazie all’ormai solita diffusione delle telefonate inedite scelta da Moggi come linea difensiva fuori dal tribunale. Ma stavolta invece dei testi, ai siti di tifosi juventini nostalgici dell’ex dg sono stati mandati i file audio, ed è venuta fuori la bufala. Qualche ora dopo ne hanno diffusa un’altra in cui, stando alla trascrizione fatta dalle stesse persone che hanno attribuito a Facchetti — cambiando il senso dell’intero discorso - una parola pronunciata da Bergamo, il compianto capitano di Inter e Nazionale parla al telefono con Bergamo (è il 23 dicembre 2004) e gli dice tra l’altro: «Se tu chiami Moratti... son stato... anche ieri da lui... abbiamo parlato». Bergamo: «Io non ho più il suo numero, se tu me lo dai... infatti ricordi... ne avevamo parlato ». Facchetti: «Sì dai perché voleva... se passi di qui un giorno... ». Bergamo: «Ma dov’è è a Forte?». Facchetti: «In ufficio, no no a Milano se ti capita di venire giù perché aveva là un regalino da darti». Bergamo: «Volevo sentirlo anche così anzi avevo piacere anche di incontrarlo, di incontrarvi, insomma per fare così qualche riflessione insieme».
Da questa strategia mediatica si è sempre dissociato l’avvocato Trofino che ieri in aula ha citato l’intercettazione tra Facchetti e Bergamo per sostenere che anche altri dirigenti parlavano con i designatori: «Se Facchetti e Bergamo parlavano di griglie senza commettere, cosa di cui io sono convinto, alcun illecito — dice —, lo stesso discorso dovrebbe valere per Moggi».
Fulvio Bufi
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13/04/2010
Calciopoli, Moggi a centrocampo: «Mal di gola, parlano gli avvocati»
Calciopoli, Moggi a centrocampo: «Mal di gola, parlano gli avvocati»Al Palazzo di Giustizia di Napoli l'ex direttore generale della Juventus. I legali hanno chiesto la trascrizione di altre 75 telefonate. Alcuni tifosi fuori dal Tribunale
| (Ansa) |
NAPOLI - È il grande giorno. Comunque vada al centro del "campo" è tornato Luciano Moggi, con la sua ultima difesa: il lavoro dei suoi consulenti che hanno spulciato tra le 171mila telefonate intercettate durante l'indagine che ha portato al processo «Calciopoli».
Accolto dall'incoraggiamento di alcuni tifosi bianconeri, l'ex direttore generale della Juventus, ha fatto il suo ingresso nel tribunale a Napoli. Battuta: «Non parlo. Parleranno solo i miei avvocati. Oggi ho un po' di raucedine e non posso sforzare la gola».
LE NUOVE TELEFONATE - L'attenzione di tutti è rivolta alla richiesta che hanno avanzato i legali di Moggi, Maurilio Prioreschi e Paolo Trofino, ovvero l'acquisizione di altre 75 intercettazioni che nel 2006 non furono trascritte e che per la difesa dell'ex direttore generale della Juventus dimostrerebbero invece che la tanto famigerata cupola non è mai esistita. I testi di alcune di queste intercettazioni sono stati diffusi nei giorni scorsi e per la prima volta sono comparsi presidenti e dirigenti di società rimasti estranei, del tutto o in parte, allo scandalo, da Moratti a Facchetti, passando per Cellino, Galliani e Spalletti.
LA TESI DELLA DIFESA - La tesi dei legali di Moggi è che queste telefonate, ignorate dagli inquirenti, dimostrano che l'allora dirigente bianconero non era l'unico ad avere contatti con arbitri o designatori e che anzi questa era una pratica comune. Una sorta di «tutti colpevoli, tutti innocenti» che punterebbe a scagionare Moggi, anche se l'accusa insiste sul fatto che sono i contenuti delle telefonate a fare dell'ex dg juventino il "grande burattinaio". In effetti, fin qui, di compromettente le nuove intercettazioni non hanno evidenziato granché ma c'è da scommettere che Prioreschi e Trofino abbiano i loro assi nella manica, tanto che Nicola Penta, consulente sportivo di Moggi, rivela che in una delle intercettazioni c'è un presidente di club che contatta uno dei designatori, invitandolo a passare «da casa del maggiore azionista della società che ti deve dare un regalo».
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09/04/2010
Moggi scrive a John Elkann: «Ti sei comportato come l'Innominato»
Moggi scrive a John Elkann: «Ti sei comportato come l'Innominato»«Con questo suo inaspettato e tardivo ravvedimento, mi ricorda il personaggio dei Promessi Sposi», la lettera sarà pubblicata venerdì su libero.
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| Luciano Moggi (Ansa) |
MILANO - E' ormai guerra aperta tra la vecchia dirigenza juventina e i principali azionisti bianconeri. Materia del contendere, l'operato della famiglia Agnelli durante lo scandalo di Calciopoli. Così in una lettera aperta al numero uno della Juventus, John Elkann, lettera che Luciano Moggi ha affidato all’edizione di domani del quotidiano Libero, l’ex direttore generale della Juventus scrive: «Caro Elkann, con questo suo inaspettato e tardivo ravvedimento, mi ricorda l'Innominato dei Promessi Sposi».
LA LETTERA - Moggi, all’indomani della prima presa di posizione della Juventus sulle nuove intercettazioni telefoniche diffuse proprio dai legali dell’ex direttore generale, accusa Elkann di non avere difeso la vecchia dirigenza, spazzata via dalle durissime condanne che la giustizia sportiva decise nel 2006 per lo scandalo Calciopoli. «Lei - scrive Moggi all’erede Agnelli - addirittura ha accusato me e Giraudo di comportamenti illeciti in ambito economico-gestionale, poi puntualmente smentiti dal giudice. Quell'assoluzione vale per Lei come una condanna». Moggi è attualmente sotto processo a Napoli per lo scandalo di quattro anni fa. Giraudo, ex amministratore delegato del club bianconero, nel dicembre dello scorso anno è stato condanato a 3 anni di reclusione in primo grado con rito abbreviato dal Giudice di udienza preliminare. Giraudo, per il quale l’accusa domandò una condanna a cinque anni, ha presentato ricorso. Moggi e Giraudo nel 2006 furono condannati a cinque anni di inibizione con proposta di radiazione dalla giustizia della Figc per il loro ruolo centrale nello scandalo Calciopoli, la vicenda più grave nella storia dello sport italiano.
Redazione online
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02/04/2010
Calciopoli, in aula altre intercettazioni E la telefonata di Moratti è già in Rete
Calciopoli, in aula altre intercettazioni E la telefonata di Moratti è già in Rete
INDISCREZIONI dopo le dichiarazioni martedì al processo a Napoli. La difesa di Moggi porterà le telefonate fatte da altri dirigenti ai designatori. E i blog ne anticipano una
MILANO - Prima l'annuncio di nuovi elementi di prova, poi le interviste dell'avvocato di Luciano Moggi, Maurilio Prioreschi. Infine le parole di Alex Del Piero sui due scudetti tolti alla Juventus dalla sentenza sportiva. In vista delle udienze del processo penale di Napoli su Calciopoli, in programma dalla prossima settimana, la difesa dell'ex dg bianconero ha annunciato di avere in mano «carte» importanti da giocare. In particolare, un'enorme quantità di intercettazione di dirigenti sportivi a colloquio con i designatori Bergamo e Pairetto. Tutte telefonate che non sono mai state rese note e, secondo la difesa, nemmeno considerate nei loro contenuti. Sempre secondo la difesa, questo da una parte mostra che i contatti tra designatori e dirigenti di società non riguardavano soltanto Juventus (e Milan, Lazio, Fiorentina, gli altri club condannati), dall'altra che l'inchiesta sarebbe stata condotta in una sola direzione.
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| Massimo Moratti (Ap) |
INTERCETTAZIONI - Le intercettazioni saranno presentate come prova la prossima settimana: l'annuncio è stato dato nell'udienza di martedì scorso. Ovviamente c'è attesa per sapere quali elementi abbia davvero in mano la difesa e quale contenuto abbiano quelle conversazioni. Ma nel frattempo in Rete qualche stralcio comincia a circolare. Anche se, non essendo stati ancora depositati gli atti, non c'è alcuna certezza che i testi apparsi su Internet siano effettivamente parte delle conversazioni in mano alla difesa di Moggi. In particolare è stata pubblicata in Rete una conversazione del gennaio 2005, tra l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e Massimo Moratti. Il colloquio si riferisce alla partita Inter-Sampdoria del 9 gennaio 2005, terminata 3-2 con una rimonta dei nerazzurri da 0-2 nei minuti finali. La presunta intercettazione è finita su alcune pagine web del tifo bianconero, come Juventinovero (ju29ro.com) o blog come calcioblog.it. Bergamo aveva più volte affermato che nel suo ruolo di designatore aveva avuto contatti telefonici con tutti i dirigenti di Serie A e non solo da quelli finiti nel processo di Calciopoli. Nelle intercettazioni recuperate dall'archivio non usato dall'accusa, i difensori di Moggi sostengono di aver rintracciato telefonate con Facchetti, Adriano Galliani e il presidente del Cagliari, Cellino. «Ci sono telefonate al disegnatore arbitrale Bergamo che non erano state trascritte dagli investigatori. Abbiamo dato incarico a un consulente di farlo» aveva dichiarato giovedì al processo l’avvocato Prioreschi.
MOGGI E MORATTI - Intanto giovedì si sono concluse con un accordo sancito al Tribunale di Roma due vertenze tra l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, e il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, scaturite dalle polemiche che si erano sviluppate ai tempi di Calciopoli. La prima vertenza, penale, vedeva Moggi imputato di diffamazione da Giacinto Facchetti, all'epoca presidente dell'Inter. Per quanto riguarda la vertenza civile era stata promossa da Moggi contro l'Inter e il gruppo L'Espresso per un'intervista fatta da Moratti a Repubblica il 7 dicembre 2007. In cambio della remissione di querela dell’Inter, Moggi non darà seguito alla causa civile con richiesta danni per 4 milioni di euro. Per quanto riguarda le nuove intercettazioni, Moratti, in una intervista alla Stampa, sostiene in sintesi che il «tentativo di ribaltare la realtà è incredibile e ridicolo. So comeci siamo comportati sempre noi dell'Inter e ho letto invece come si comportavano gli altri. Possono sbobinare quello che vogliono, non c'è alcun problema».
Redazione online
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01/04/2010
Calciopoli, scoppia la pace giudiziaria tra Moggi e Moratti
Calciopoli, scoppia la pace giudiziaria tra Moggi e Moratti
I due, dopo una lunga guerra fatta di carte bollate a seguito di un'intervista rilasciata dall'ex dg bianconero a Repubblica nel 2006, sono giunti ad un accordo transattivo che chiude ogni contenzioso nato ai tempi dello scandalo che costò la B alla Juve

Scoppia la pace "giudiziaria" tra il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, e l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi. I due, dopo una lunga guerra fatta di carte bollate, sono giunti ad un accordo transattivo che chiude ogni contenzioso nato ai tempi di "calciopoli". La pace è stata sancita questa mattina, alla presenza dei legali, davanti al giudice del tribunale di Roma, Aldo Scivicco, che, nel processo che vedeva imputato Moggi per diffamazione a mezzo stampa, ha dichiarato estinto il procedimento per remissione della querela da parte del club nerazzurro.
L'ex massimo dirigente del club torinese era sotto processo per alcune dichiarazioni appare in una intervista rilasciata al quotidiano Repubblica il 17 luglio del 2006 e che erano strare giudicate offensive da parte di Moratti. Nell'articolo, dal titolo "Inter, Milan, Carraro, il mostro non sono io", Moggi esprimeva non poche perplessità sulla 'pulizia morale della società nerazzurra. Le parole di Moggi, che giungevano in piena calciopoli, furono ritenute dai dirigenti offensive della reputazione e dell'onore del club meneghino.
In cambio della remissione di querela dell'Inter, Moggi ha fatto sapere che non darà seguito alla causa civile, con richiesta danni per 4 milioni di euro, intrapresa contro l'Inter e contro il gruppo editoriale L'Espresso. In questo caso a ritenere lesiva della sua reputazione era stata un'intervista concessa da Moratti sempre a Repubblica nel dicembre 2007 con un articolo dal titolo 'Grande Inter. Così ho costruito la mia supersquadra'.
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24/11/2009
Bilanci e doping amministrativo, assolti Giraudo, Moggi e Bettega
Bilanci e doping amministrativo, assolti Giraudo, Moggi e Bettega
Il giudice: «Il fatto non sussiste». L'inchiesta sui tre ex dirigenti Juve riguardava le plusvalenze nella compravendita dei giocatori
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| Giraudo, Bettega e Moggi (archivio LaPresse) |
TORINO - Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega sono stati assolti, «perché il fatto non sussiste», al processo per i conti della vecchia gestione della Juventus. La causa si è celebrata con il rito abbreviato ed era lo sbocco dell'inchiesta sulle cosiddette plusvalenze legate alla compravendita di giocatori. I pm Marco Gianoglio e Antonio Pacileo avevano chiesto tre anni per Luciano Moggi e Antonio Giraudo, due anni per Roberto Bettega. Il giudice Dante Cibinel, che aveva respinto la richiesta di patteggiamento della società Juventus, chiamata in causa per le stesse motivazioni che hanno portato al processo degli ex dirigenti, ha deciso di assolvere anche il club.
LE REAZIONI - Alla lettura del dispositivo hanno assistito Bettega e Giraudo, i quali hanno lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino senza fornire dichiarazioni. «È il trionfo della giustizia - ha commentato invece uno degli avvocati difensori, Andrea Galasso - sulle considerazioni metagiuridiche che hanno animato questa dolorosa vicenda giudiziaria».
LA TRIADE - Bettega si è dimesso nel 2007 dalla Juve, di cui è stato vice presidente, dopo essere uscito dal cda della società a seguito del cosiddetto scandalo "Calciopoli", nel 2006. Moggi e Giraudo -- rispettivamente ex direttore generale ed ex amministratore delegato della squadra bianconera -- erano invece rimasti direttamente coinvolti nello scandalo, e interdetti per cinque anni dalle cariche federali sportive.
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