13/01/2009

Processo Calciopoli, Moggi chiama 500 testimoni. C'è anche Berlusconi

Processo Calciopoli, Moggi chiama 500 testimoni. C'è anche Berlusconi

L'udienza il 20 gennaio al tribunale di Napoli. Lunga la lista: ci sono tutti i presidenti delle squadre di A ma anche i vertici federali

 

Luciano Moggi (Ansa)
Luciano Moggi

 

 

 

 

NAPOLI - C'è anche il premier Silvio Berlusconi nella lista di 498 possibili testimoni citati da Luciano Moggi e dal suo legale Paolo Trofino in vista del processo su Calciopoli che prende il via il 20 gennaio al tribunale di Napoli. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino, l'ex direttore generale della Juventus ha citato praticamente tutti i presidenti delle squadre di A dei campionati sotto la lente dei pm, quelli 2004/05 e 2005/06, ma anche i vertici federali di allora.

LUNGA ANCHE LA LISTA DEI PM - Lunga la lista anche dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, che hanno citato 108 testimoni: dal maggiore dei carabinieri Attilio Auricchio (l'ufficiale che ha condotto per due anni l'inchiesta sul mondo del calcio) fino ad allenatori come Carlo Ancelotti, Carlo Mazzone e Zdenek Zeman, oltre ad Adriano Galliani e Roberto Mancini. Il processo dovrà stabilire se esistesse davvero un «sistema» capace di garantire un cammino sportivo agevolato alla Juventus attraverso la corruzione di arbitri e guardalinee.

 

 


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08/01/2009

Calciopoli, condannati solo i Moggi

Calciopoli, condannati solo i Moggi

La decisione presa dal tribunale di Roma. Ma non fu associazione a delinquere. Processo Gea: un anno e sei mesi all'ex dg della Juve; un anno e due mesi al figlio. Che dice: «Sono amareggiato»

 

 

 

 

L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi (Ansa)
L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi
ROMA - La decima sezione del Tribunale di Roma ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi e a un anno e due mesi il figlio Alessandro, nel processo sui presunti illeciti attribuiti alla Gea World, la società che ha gestito le procure sportive di numerosi calciatori. La condanna non avrà alcuna conseguenza pratica per i due moggi: i fatti per i quali sono stati condannati risalgono infatti ad un'epoca precedente al maggio 2006 e, pertanto, sono coperti da indulto. Nel condannare i due principali imputati, il collegio presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto la sospensione della pena per entrambi gli imputati.

LE ACCUSE - I magistrati ipotizzavano che la Gea avesse alterato illegalmente la concorrenza nel mercato del calcio, facendosi forte della sua presenza nel settore per condizionare le scelte professionali dei propri clienti, ad esempio minacciando di non far lavorare più giocatori, allenatori e dirigenti delle società. Agli imputati erano stati contestati ben 15 episodi illeciti che però la sentenza pronunciata dal Tribunale dopo oltre due ore di camera di consiglio ha dichiarato insussistenti e alla fine ha riconosciuto solo l'accusa di violenza privata e minacce - attribuita, appunto, ai soli Moggi senior e junior - ed esercitata in particolare nei confronti dei calciatori Nicola Amoruso, Emanuele Blasi, Ilyas Zetulaiev e Victor Budianski. L'assoluzione è invece arrivata per Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo, Davide Lippi (figlio del ct della Nazionale) e Pasquale Gallo.

LE RICHIESTE DEL PM - Il pm romano Luca Palamara aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione per Luciano Moggi e a cinque anni per il figlio. Secondo i magistrati, Gea avrebbe alterato illegalmente la concorrenza nel mercato dl calcio, creando un meccanismo di intimidazioni e di avvertimenti per condizionare le scelte professionali dei proprio clienti e rafforzare il controllo delle procure sportive da parte della Gea. Luciano Moggi era considerato dalla procura l'ispiratore occulto del sistema, mentre il figlio, in qualità di presidente di Gea, veniva ritenuto il braccio operativo.

L'AVVOCATO: SENTENZA DA IMPUGNARE - «Leggeremo le motivazioni per capire le ragioni della condanna inflitta a Luciano Moggi per violenza privata ai giocatori - ha commentato a caldo il legale dell'ex dg della Juve, l'avvocato Marcello Melandri - , ma quello che mi preme è che è caduto il reato di associazione per delinquere e che il tribunale non ha ravvisato danni subiti dai procuratori sportivi». L'avvocato Melandri ha già annunciato che impugnerà la sentenza.

 

Alessandro Moggi (Lapresse)
Alessandro Moggi
MOGGI JR: SONO AMAREGGIATO - «Sono amareggiato, io non ho fatto nulla» è invece il commento di Alessandro Moggi al termine del processo. Il padre Luciano, che ha assistito impassibile alla lettura del dispositivo, ha invece lasciato il tribunale da una porta secondaria.«Il fatto che i giudici hanno detto che non c'è alcuna associazione per delinquere - ha aggiunto Alessandro Moggi - è perchè non c'è mai stata alcuna associazione a delinquere. Mi aspettavo l'assoluzione piena per tutti gli imputati». Alessandro Moggi ha poi voluto precisare che «la Gea è stata assolta completamente; è stato condannato solo il suo presidente mentre sono stati assolti tutti i membri del Cda. Questo a mio avviso è la conferma che era solo una società che ha tentato di rivoluzionare in maniera positiva il mercato dei procuratori. Quella di oggi è solo la sentenza di primo grado, andremo certamente avanti». In merito al mondo del calcio Alessandro Moggi ha voluto precisare che a suo avviso «il calcio non è assolutamente mai stato malato. Io faccio parte di questo mondo e ne sono pienamente convinto».

IL PM: «RISPETTO LA SENTENZA» - «Mi dispiace comunque per Alessandro Moggi che non ha nulla da rimproverarsi - ha detto invece Franco Zavaglia -. È stato un processo mediatico. Il sistema c'era prima e c'è ancora. Non è cambiato nulla». Per i legali di Zavaglia, Maurilio Prioreschi e Paolo Rodella, «la sentenza emessa dal tribunale dimostra che la Gea ha operato correttamente: questo perchè è caduta l'associazione per delinquere e perchè le condanne inflitte ai Moggi per violenza privata fanno escludere la sussistenza del reato di concorrenza illecita con minaccia e violenza che la procura aveva contestato». Anche il pm Luca Palamara ha commentato telegraficamente la sentenza: «Rispettiamo la decisione dei giudici e aspettiamo le motivazioni della sentenza per capire quale è stato il loro percorso argomentativo».

 


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11/11/2008

Lo sfogo difensivo di Moggi padre e figlio

Lo sfogo difensivo di Moggi padre e figlio

Luciano: «Calcio solo da opinionista». Alessandro: «Erano i giocatori a scegliere me». Attesa la requisitoria del pm

 

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ROMA — Assolve se stesso. E scarica le colpe sugli altri: sull'inchiesta romana, su quella napoletana e soprattutto sul «nemico» numero uno, l'ex ds della Roma Franco Baldini.

Mentre il processo Gea è alle battute finali (martedì la requisitoria, a gennaio la sentenza) Luciano Moggi in aula rivendica i propri successi, tocca temi che non c'entrano con l'accusa e se la prende pure con il pm Luca Palamara, «colpevole» di simpatie per il club giallorosso. A questo punto il presidente Luigi Fiasconaro, che già poco prima non era riuscito a nascondere un gesto di insofferenza, sbotta: «Le sue dichiarazioni sono fuori tema ». Atteggiamento «inqualificabile », si arrabbia il pm.

Moggi sostiene di essere un «capro espiatorio», un uomo che è stato «infangato». Si difende: «Sento dire che il calcio è peggiorato, evidentemente non ero io la mente di ogni complotto. Per queste vicende ho perso il lavoro e mio figlio ha passato i guai con la sua famiglia». Si vanta: «Ho vinto scudetti, trofei in Italia e all'estero. Nella finale dei campionati del mondo c'erano in campo nove giocatori della Juve». Annuncia: «Non voglio più tornare a far parte di questo mondo. Il calcio lo seguo come critico e come giornalista».

L'ex dg della Juve lancia accuse e frecciate a tutti. Baldini? Sui casi Baiocco e Chiellini «non ha fatto altro che raccontare menzogne». Nicola Amoruso? «I calciatori sono persone viziate che pensano solo ai rinnovi contrattuali, anche quando sono reduci da pessime stagioni». Francesco Grabbi? «In 12 anni non ne ha fatta una buona». Manuele Blasi? «Dopo una squalifica per doping mi chiese l'adeguamento del contratto ». Salva solo, ovviamente, il figlio Alessandro: «Non gli ho mai rivelato in anticipo certe operazioni di mercato, nè ho preso dei soldi da lui».

È proprio Alessandro che parla dopo il padre. Anche il suo è uno sfogo: «Sono partito dal basso, cercando di imporre una mia autonomia perché ancora adesso soffro quando qualcuno mi definisce "il figlio di Moggi"». Ma «se oggi assisto l'85-90% dei giocatori che avevo prima dello scandalo Gea, significa che il mio metodo di lavoro è buono. Sono sempre stati i calciatori a scegliere me, perché insoddisfatti dei loro precedenti agenti». Per il contratto di David Trezeguet, precisa Moggi jr., «l'incontro avvenne nella sede della Juve perché era comodo trovarci lì». E alle accuse del procuratore Antonio Caliendo replica: «Forse, gli bruciò il fatto che io fondai con altri la Gea. Mi dolgo, piuttosto, di non aver mai chiarito in modo netto che questa società non aveva alcun rapporto con Sergio Cragnotti e Calisto Tanzi, tant'è vero che nessun calciatore da noi assistito è mai andato alla Lazio o al Parma. E non esisteva alcun legame con la Banca di Roma, anche se tra i soci c'era Chiara Geronzi ».

 


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