08/08/2010

Napolitano: «La strage di Marcinelle sia un monito per la sicurezza sul lavoro»

Napolitano: «La strage di Marcinelle sia un monito per la sicurezza sul lavoro»

Anche Schifani ricorda l'anniversario della tragedia quale persero la vita 262 lavoratori; «Non ci deve essere alcuna caduta di impegno delle istituzioni e degli altri soggetti responsabili»

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ROMA - «La commemorazione della tragedia di Marcinelle, nella quale persero la vita 262 lavoratori di 12 diverse nazionalità, tra cui 136 italiani, rinnova l'angoscioso ricordo di una delle più drammatiche pagine della storia del lavoro nel nostro Paese, opportunamente eletta giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo». Esordisce così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato in occasione del 54.mo anniversario della tragedia di Marcinelle. Questo anniversario è anche l'occasione per il capo dello Stato per inviare un monito sul tema della sicurezza del lavoro.

MONITO SULLA SICUREZZA - «La terribile vicenda del Bois du Cazier conserva attuale il suo alto valore - scrive - di monito sul tema della sicurezza del lavoro. Gli indubbi progressi conseguiti a tale proposito nell'ultimo mezzo secolo non possono infatti giustificare alcuna caduta di impegno delle istituzioni e degli altri soggetti responsabili a fronte del ripresentarsi, in condizioni nuove, di problemi e pericoli non meno gravi che nel passato». «Il dramma di Marcinelle - prosegue Napolitano - è anche un simbolo dell'epopea del continente europeo, i cui popoli, prostrati dall'immagine tragedia della seconda guerra mondiale, hanno saputo superare antiche divisioni e unire le proprie forze in nome di ideali comuni e della speranza di un futuro migliore per i propri figli. Quel futuro è tuttora in corso di realizzazione e il suo ulteriore compimento è nelle nostre mani. Per questo è necessario custodire e trasmettere alle nuove generazioni il senso e il valore del sacrificio di Marcinelle. In questo spirito - conclude - invio a quanti, familiari delle vittime, autorità e cittadini, parteciperanno alle diverse cerimonie della giornata odierna il mio cordiale saluto».

SCHIFANI: «RICORDARE QUEI MARTIRI» - «Sono trascorsi 54 anni dalla tragedia di Marcinelle nella quale persero la vita 262 minatori, 139 dei quali erano italiani. Era l'8 agosto del '56 che resta tristemente impresso nella storia del nostro Paese». Anche il presidente del Senato, Renato Schifani ha ricordato la strage: «Mantenere viva la memoria dei nostri concittadini caduti sul lavoro, in Italia e all'estero, è per noi tutti un dovere morale e un segno della nostra riconoscenza verso quei martiri dell'operosità italiana e del progresso civile».


19/11/2009

Il monito di Obama sul nucleare «Basta provocazioni da Corea e Iran»

Il monito di Obama sul nucleare «Basta provocazioni da Corea e Iran»

 

LA VISITA. Il presidente Usa: «Pyongyang rinunci alle sue ambizioni». E parla di sanzioni contro Teheran

 

Obama saluta le truppe durante la sua visita a Seul (Afp)
Obama saluta le truppe durante la sua visita a Seul (Afp)

SEUL - Le provocazioni devono finire ed è tempo che Pyongyang torni al tavolo negoziale: i presidenti di Usa e Corea del Sud, Barack Obama e Lee Myung-bak, concordano sulla necessità di dare una svolta alle trattative in stallo per la denuclearizzazione della penisola coreana. «La cosa che voglio sottolineare è che io e il presidente Lee siamo d'accordo sul fatto di voler spezzare il modello del passato, con la Corea del Nord che si comporta provocatoriamente e che poi è disposta a tornare a parlare e, infine, è alla ricerca di concessioni», afferma Obama in conferenza stampa al termine del faccia a faccia, poco prima di ripartire per Washington. Lee, da parte sua, afferma che la Corea del Nord potrebbe sperare in robusti aiuti economici rinunciando alle ambizioni nucleari attraverso «un processo completo e verificabile, e soprattutto con una soluzione omnicomprensiva».

COLLOQUI - Obama annuncia quindi che l'inviato speciale Usa, Stephen Bosworth, sarà in Corea del Nord l'8 dicembre. «Continueremo a lavorare sulla questione nordcoreana - spiega - nell'ambito dei colloqui a Sei per il disarmo nucleare completo». Lee, sempre sul nucleare, ricorda che non è stata convenuta alcuna scadenza, anche se «il nostro obiettivo è risolvere il problema quanto prima possibile». I legami tra «i nostri due paesi sono solidi: gli Stati Uniti sono fortemente motivati a difendere la Corea del Sud, anche con il deterrente nucleare», aggiunge ancora Obama, rinnovando in questo modo la validità del cosiddetto «ombrello nucleare» a protezione del Paese asiatico.

IRAN - C'è spazio anche per l'Iran: Obama dichiara di aver avviato i colloqui con gli alleati «per prendere in considerazione le conseguenze» nel caso il Paese rigetti l'offerta d'accordo sul nucleare. Obama ha sottolineato come rimanga ancora aperta la porta del negoziato, o quanto meno la possibilità per Teheran di fare marcia indietro e accettare l'accordo proposto dall'Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea): la valutazione delle sanzioni - che avranno bisogno del sostegno russo e cinese per poter essere approvate dal Consiglio di Sicurezza - non avverrà che nelle «prossime settimane».


19/09/2009

Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci

Si ripete il prodigio di San Gennaro Monito di Sepe: basta autocommiserarci

 

Al duomo Il cardinale striglia la politica:«Il Sud è uscito dall'agenda politica, ma non ci dobbiamo rassegnare»

 

Il prodigio di San Gennaro

Il prodigio di San Gennaro

 

NAPOLI - Si ripete il prodigio del sangue di San Gennaro, ma il cardinale Sepe «striglia» la politica, nazionale e locale. Alle ore 9.57 il tradizionale sventolio del fazzoletto bianco ha annunciato che nella cattedrale di Napoli si è ripetuto il prodigio dello scioglimento del sangue di San Gennaro. La teca, con le due ampolle contenenti il sangue del patrono di Napoli, è stata mostrata ai fedeli dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe. Lo sventolio del fazzoletto bianco dall’altare è stato accolto da un lungo applauso dai fedeli.

IL MONITO DI SEPE - Parole dure del cardinale, nel corso dell'omelia di San Gennaro. «I problemi del sud sono scomparsi, per lungo tempo, da un’agenda politica troppo impegnata a turare le altre falle che via via si aprivano». ha detto. «Ma il Mezzogiorno non può continuare a essere la falla permanente della storia d’Italia; così come Napoli non può rassegnarsi a tenere saldamente il titolo della città dell’emergenza». «La mancanza di lavoro è forse il primo dei problemi che tengono in ostaggio Napoli», ha aggiunto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale. «Lavoro significa un guadagno onesto, lavoro significa la possibilità di rendersi utile e di esprimere le proprie competenze. In una parola, lavoro è dignità, ciò a cui tutti gli uomini hanno diritto». Sepe ha poi fatto riferimento ai temi dell’integrazione con gli immigrati: «Siamo, nonostante le poche risorse, la città dell’accoglienza. Le porte di Napoli sono aperte a tutti e il volto della comunità esprime ora una multiculturalità diffusa e accettata». Poi l'ultimo colpo alla politica, ma anche al ceto intellettuale e alla gente comune: «Non possiamo restare immobili di fronte all’inevitabile, non possiamo restare vittime della nostra commiserazione, sperando di commuovere qualcuno e spronarlo a porre attenzione alla nostra storia futura».