25/07/2010

A Kragujevac, Detroit serba «Ci scoprì Agnelli, bentornati»

A Kragujevac, Detroit serba «Ci scoprì Agnelli, bentornati»

Ma il sindacato avverte: servono migliori retribuzioni e condizioni di lavoro. Parla il presidente di Zastava Aleksandar Ljubic: il marchio italiano è di casa, ma è un primo passo.

 

Una veduta dello stabilimento di Kragujevac (Reuters)
Una veduta dello stabilimento di Kragujevac (Reuters)

KRAGUJEVAC—Da Belgrado sono 140 chilometri di autostrada a due corsie in direzione Skopje-Salonicco. La «Detroit balcanica» è un cantiere sprofondato nel cuore della Serbia tra le foreste della Sumadija punteggiate di monasteri ortodossi. Kragujevac è una distesa di palazzoni socialisti, impalcature e bar con i tavolini bruciati dal sole rallegrata da qualche vecchia Zastava color ruggine, superstiti 128, mitiche Yugo. Ammaccato, come le fabbriche distrutte dai bombardamenti Nato del '99, l'orgoglio serbo abita ancora qui, all'ombra degli impianti che furono la gloria della Jugoslavia di Tito, i primi a esportare negli Usa auto prodotte in Europa orientale. «Vogliamo tornare in pista, abbiamo i coreani di Yura a Raca, i tedeschi di Leoni a Procuplie, non so quanto ci vorrà ma Kragujevac può diventare il maggior polo di attrazione di tutto l'Est per gli investimenti in auto e componentistica», scommette Nebojsa Zdravkovic, vicesindaco della quarta città del Paese (180 mila abitanti) e coordinatore municipale del «sistema Fas», l’alleanza con la Fiat.

Per Zdravkovic l'annuncio di Sergio Marchionne sullo spostamento della produzione del nuovo monovolume L-0, l’erede di Multipla, Idea e Musa, da Mirafiori ai 30 ettari di capannoni di Kragujevac, è solo un passo previsto lungo il cammino avviato con l'accordo del 2008 per la joint venture tra Fiat (67%) e governo serbo (33%), quella Fiat Automotive Serbia (Fas) che ha assorbito il settore auto del colosso Zastava nato due secoli fa come produttore di cannoni e ne ha assunto finora mille dipendenti. «Il contratto fissa il traguardo di 2.400 assunti e 200 mila vetture prodotte in un anno a partire dal 2012 — spiega il vicesindaco —, un ritorno all'epoca d'oro, quando quasi ogni famiglia aveva un membro alla Zastava, non mi dispiacerebbe che anche i miei figli lavorassero qui. Il processo ormai è avviato». «La cooperazione con gli italiani risale agli anni Cinquanta, fu Agnelli a scoprirci — precisa Aleksandar Ljubic, presidente del board dei direttori del Gruppo Zastava e consulente del ministero dell'Economia— per noi Fiat è un marchio domestico, nel 2008 le abbiamo solo dato il bentornato». Belgrado ha fatto di tutto per attrarre gli investimenti: dieci anni di esenzioni fiscali dal 2008, contributi fino a 10 mila euro per ogni operaio assunto sommando aiuti che vanno dalla previdenza ai corsi di riqualificazione e spalmati sul decennio, altre esenzioni fiscali previste dall'Accordo centro-europeo di libero scambio, accordi di formazione che coinvolgono università e politecnico locali. Fino al 2012 ci sarà da lavorare sulle infrastrutture: soprattutto trasformare in autostrada il tratto che dalla E10 svolta verso Kragujevac e migliorare i collegamenti ferroviari: da Belgrado oggi sono otto ore.

La fabbrica della Zastava
La fabbrica della Zastava

Il ritorno degli italiani ha avuto anche un côté politico. Alle elezioni del 2008 vinse la coalizione filo-europea fedele al presidente Boris Tadic, un esito che è sempre stato collegato all' annuncio sull'accordo imminente con gli italiani fatto dallo stesso Tadic pochi giorni prima del voto. «L'abbiamo voluto tutti, oggi però ci propongono condizioni di lavoro disumane» commenta oggi Radisa Sreckovic. Vive con la moglie Svetlana, le due figlie Aleksandra e Katarina e la madre Tomanja a Velico Krcmare, 25 km da Kragujevac. Dei suoi 47 anni, 24 li ha passati alla Zastava, poi in Fiat ad assemblare la Punto fino allo scorso gennaio. «Troppe pressioni, si lavora dal lunedì al venerdì in due turni di otto ore, due pause di dieci minuti e mezz'ora per il pranzo. In futuro ci sarà un tetto di 120 auto prodotte in un giorno e se a fine giornata non si raggiunge l'obiettivo, si resta. Lo stipendio doveva essere 40 mila dinari, circa 400 euro, non siamo arrivati a 30 mila. Un chilo di pane costa 35 centesimi e lo stipendio di un professionista raramente supera i 500 euro, ma far studiare i figli costa. Mia moglie è insegnante e guadagna 400 euro al mese, la nostra figlia maggiore è andata al mare la prima volta l'anno scorso». «Negli ultimi giorni si è molto drammatizzato a fini politici - conclude il leader sindacale Zoran Mihailovic - noi non temiamo ripensamenti, ma finora in Fas non abbiamo fatto un'ora di sciopero. Ma la priorità resta il diritto per tutti a migliori retribuzioni e condizioni di lavoro. Anche in Serbia».

Maria Serena Natale


23/07/2010

Berlusconi: «Fiat libera di produrre dove vuole, spero non a scapito dell'Italia»

Berlusconi: «Fiat libera di produrre dove vuole, spero non a scapito dell'Italia»

Chiamparino: «Da Marchionne disponibilità senza facili ottimismi». «In una libera economia e in un libero Stato, un'industria è libera di collocare dove più conviene la produzione»

 

MILANO - La Fiat è libera di produrre dove meglio crede, ma si spera che questo non vada a scapito dei lavoratori italiani. Lo ha detto Silvio Berlusconi rispondendo a una domanda nel corso della conferenza stampa con il presidente russo Dmitri Medvedev - parlando della decisione Fiat di spostare alcune produzioni in Serbia. «In una libera economia e in un libero Stato, un gruppo industriale è libero di collocare dove è più conveniente la propria produzione», ha affermato il presidente del Consiglio. «Mi auguro soltanto che questo non accada a scapito dell'Italia e degli addetti italiani a cui la Fiat offre il lavoro».

CHIAMPARINO - Secondo il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, non intenderebbe «pregiudicare quella 'T' che nell'acronimo Fiat rimanda a Torino». Il sindaco lo ha detto in Consiglio comunale dopo aver parlato per telefono con Marchionne e con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «A Marchionne ho chiesto che si possa affrontare il nodo Mirafiori e mi è sembrato di trovare da parte sua ampia disponibilità», ha reso noto il sindaco del capoluogo piemontese. «Dico questo senza indulgere a facili ottimismi». Quanto a Sacconi «ho apprezzato molto il suo gesto», ha detto Chiamparino riferendosi al tavolo che il ministro intende aprire. «Gli ho detto che però su quel tavolo deve mettere qualcosa in più della sua disponiblità. Non possiamo, né dobbiamo fare come la Serbia, e non aggiungo altro. Ma senza politica industriale non si va da nessuna parte». (fonte: Ansa)


Fiat, operai in piazza: “Ai ricatti non ci pieghiamo”

Fiat, operai in piazza: “Ai ricatti non ci pieghiamo”

Due ore di sciopero negli stabilimenti del Lingotto contro i licenziamenti e contro il mancato pagamento del premio di risultato. Contestata anche la produzione della nuova monovolume in Serbia. E a Melfi la prossima settimana niente cassa integrazione

 

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Sciopero di due ore a Mirafiori e nei diversi stabilimenti Fiat, indetto dalla Fiom contro i licenziamenti e contro il mancato pagamento del premio di risultato. A Mirafiori, secondo quanto riferisce la Fiom, i lavoratori delle Carrozzerie e delle Meccaniche sono usciti in corteo dalla porta 9 di corso Settembrini. Corteo anche per oltre 1000 lavoratori dell'Iveco, che sono usciti dai cancelli della fabbrica.

Secondo il sindacato dei lavoratori delle Carrozzerie e delle Meccaniche di Mirafiori l'adesione allo sciopero è stata del 65-70%. Per l'Azienda alle carrozzerie l'adesione è stata del 14%. Sempre secondo quanto riferisce il sindacato circa 7/800 persone sono uscite in corteo dallo stabilimento di Mirafiori. Più alta, per la Fiom, l'adesione all'Iveco, pari all'80% dei lavoratori. Anche qui c'è stato un corteo di circa 1000 persone, che sono rientrate poco fa in fabbrica.


"Da Torino a Pomigliano ai ricatti non ci pieghiamo", è lo slogan più ripetuto. Motivo di malumori tra i lavoratori del Lingotto anche l’annuncio d
el trasferimento della produzione della nuova monovolume da Mirafiori in Serbia. "Il clima tra i lavoratori - sottolinea Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom torinese - risente molto della novità della Serbia. Ogni giorno si aggiunge una notizia non incoraggiante, che aumenta le preoccupazioni: dai licenziamenti, al mancato pagamento del Premio, da Pomigliano a Mirafiori. I lavoratori, anche quelli non direttamente coinvolti dalle ultime notizie, vogliono sapere quali sono le prospettive del gruppo e cosa intenda fare l'Azienda".

E intanto, a Melfi è stata annullata la cassa integrazione prevista per la prossima settimana. Lo ha comunicato la Direzione dello stabilimento in provincia di Potenza alle segreterie territoriali e alla Rsu di stabilimento. "Non vi sarà la prevista sospensione con cassa integrazione dell'attività produttiva della prossima settimana per sopraggiunte esigenze produttive" ha detto il segretario regionale della Fismic, Marco Roselli, evidenziando che "è una notizia che ci aspettavamo viste le perdite produttive dovute ai numerosi scioperi di queste settimane, del resto i clienti che hanno scelto di acquistare le vetture prodotte a Melfi non possono aspettare, è grazie a loro che - ha concluso il rappresentante sindacale - i lavoratori hanno un reddito e per questa ragione per il meritato riposo si puo' attendere una settimana".