15/06/2011
Google lancia la ricerca per immagini e per suoni
Google lancia la ricerca per immagini e per suoniDa ora sarà possibile fare ricerche in rete partendo da una fotografia e chiedendo a voce, con un microfono, il termine. Il sistema, già presente nelle versioni mobile, è ora attivo da tutti i computer. SCOPRI COME FUNZIONA
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10/11/2010
Google lancia l'Anteprima Istantanea
Google lancia l'Anteprima IstantaneaIl colosso di Mountain View presenta una nuova funzionalità per migliorare e velocizzare le ricerche. Cliccando su una piccola lente d'ingrandimento accanto ai risultati, si potrà vedere il sito senza aprirlo
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06/11/2010
Blekko, l’ultimo degli anti-Google
Blekko, l’ultimo degli anti-GoogleArriva un nuovo motore di ricerca: coinvolge gli utenti e promette di eliminare lo spam. Successo o fallimento? Di sicuro andrà ad arricchire il folto gruppo dei progetti che in questi anni hanno provato a insidiare l'azienda di Mountain View
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11/09/2010
Carfagna batte Maionchi: il gioco dei nomi su Google Instant
Carfagna batte Maionchi: il gioco dei nomi su Google InstantChi è la Mara più famosa del web? E il Silvio? La nuova versione del motore di ricerca permette di vedere in tempo reale i primi risultati. Quanto basta per solleticare la vanità individuale e andare alla ricerca dei personaggi più popolari in rete
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05/12/2009
Ecosia: primo motore di ricerca ecologico
Ecosia: primo motore di ricerca ecologico
I server funzionano con energia «verde». I suoi ideatori dichiarano che quasi l'80% dei profitti finanzieranno un progetto del WWF in Amazzonia
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MILANO - Sarà il primo motore di ricerca ecologico e avrà come fine ultimo la protezione di migliaia di ettari di foresta amazzonica. Lunedì prossimo sarà lanciato ufficialmente a Berlino «Ecosia», il motore di ricerca che cercherà di far concorrenza al gigante Google puntando tutto sull'arma verde. Infatti, come dichiarano i suoi ideatori, quasi l'80% dei profitti ricavati da Ecosia finanzieranno un progetto del WWF in Amazzonia e ogni ricerca effettuata con il motore di ricerca ambientalista salverà in media due metri quadri di foresta pluviale. Il progetto è sostenuto anche da Yahoo e Bing e partirà nello stesso giorno in cui a Copenaghen i grandi della Terra cominceranno a discutere i problemi climatici del nostro pianeta.
PUBBLICITÀ ONLINE - Ecosia userà la stessa strategia di pubblicità online ideata a suo tempo da Google e che ha fatto la fortuna della società americana. Il sito ecologico infatti otterrà uno contributo economico dagli sponsor ogni qual volta gli utenti cliccheranno sui link delle aziende pubblicizzate: «Grazie ai link sponsorizzati, i motori di ricerca guadagnano miliardi ogni anno» dichiara Christian Kroll, uno dei fondatori del motore di ricerca ecologico. «Ecosia crede che esista un modo più ecologico per usare questi enormi profitti e ritiene che questi soldi potrebbero servire a combattere il riscaldamento climatico». Secondo i calcoli di Kroll se solo l'1% degli utenti di Internet usassero Ecosia, ogni anno si potrebbe salvare una foresta pluviale grande quanto la Svizzera. «Impostando Ecosia come motore di ricerca predefinito si possono colorare di verde le ricerche online, ridurre le impronte di carbonio e fare la vera differenza per il pianeta» dichiara Kroll
ENERGIA VERDE - I server di Ecosia saranno alimentati a energia verde: «Rendendo le ricerche in rete ecologiche, gli utenti potranno prevenire il cambiamento climatico salvando le foreste in pericolo di estinzione» continua Kroll. Il WWF crede molto nel progetto e in comunicato afferma: «Ecosia sarà il motore di ricerca più ecologico del mondo. Ogni ricerca effettuata con Ecosia realmente proteggerà un pezzo di foresta pluviale. Se Ecosia diventa il tuo motore di ricerca, puoi aiutare l'ambiente ogni qual volta fai una ricerca». Secondo il WWF la situazione dell'Amazzonia e delle foreste pluviali in generale è davvero preoccupante. Negli ultimi 50 anni più della metà delle foreste pluviali del mondo sono state distrutte. Ogni anno l'attività umana contribuisce a far scomparire zone verdi che hanno in media una dimensione superiore alla superficie della Gran Bretagna. La deforestazione,infine, resta una delle principali cause del riscaldamento climatico e dell'inquinamento atmosferico
Francesco Tortora
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23/11/2009
La guerra del web: Murdoch si allea con Gates in funzione anti-Google
La guerra del web: Murdoch si allea con Gates in funzione anti-Google
NewsCorp sarebbe in trattativa con Microsoft per cedere a quest'ultima il diritto esclusivo d'indicizzare i propri siti, i siti del magnate australiano sarebbero rintracciabili solo con il motore di ricerca bing
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| Rupert Murdoch (Reuters) |
Un patto del web tra Microsoft e la NewsCorp di Rupert Murdoch. Obiettivo: dare fastidio a Google. Si apre un altro fronte nella guerra che il tycoon australiano, proprietario di un vasto impero mediatico che sul web spazia dal Washington Post e il Sun, ha dichiarato al motore di ricerca di Mountain View, colpevole, secondo Murdoch, di trarre ingiustamente profitti dai contenuti giornalistici prodotti dal network NewsCorp. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Murdoch sarebbe in trattativa con Microsoft per cedere a quest'ultima il diritto esclusivo d'indicizzare nel proprio motore di ricerca Bing, che, soprattutto nei Paesi anglofoni, vuole proporsi come vera alternativa a Google, i risultati inerenti ai siti di proprietà di NewsCorp. In parole povere, Microsoft sarebbe disposta a pagare per sottrarre a Google il traffico generato dalle risultati delle ricerche sul network di Murdoch, che scomparirebbe dalla lista di siti indicizzati da Google. Quest'ultima, alle accuse dell'imprenditore australiano, che ha parlato senza mezzi termini di furto di contenuti da parte di Big G. ha sempre replicato che il motore di ricerca porta traffico ai siti e che per titolari dei domini web in qualsiasi momento è possibile decidere di escludere il loro sito dall'indicizzazione di Google.
LA TRATTATIVA - La trattativa con Microsoft, dunque, ancora alla fase iniziale, sarebbe dunque uno strumento di pressione per costringere Google a pagare, sotto la minaccia di vedere avvantaggiato un proprio concorrente. Una prospettiva che finora Google non ha mai preso in considerazione: dopo un meeting la scorsa settimana tra i vertici di Microsoft e gli editori dei principali giornali online britannici, cui Microsoft s'impegnava a garantire migliori posizioni nei risultati delle ricerche, un portavoce di Google aveva dichiarato che l'azienda non era per nulla preoccupata, liquidando il tutto così: «Dal punto di vista economico non è la voce principale dei nostri ricavi». Microsoft pagherà dunque per trasformarsi nel contenitore ufficiale dei siti e delle news di Murdoch? E' ancora tutto da vedere. Nessuna delle due parti ha per ora rilasciato alcun commento. Anche se pochi giorni fa, rispondendo ad una domanda sul tema, Murdoch aveva definito improbabile che l'azienda di Redmond pagasse per garantirsi l'esclusività dei suoi contenuti online: «Se dovessero pagare tutti per tutto quello che inseriscono nel loro motore, non avrebbero nessun profitto». Pochi giorni dopo, però, la trattativa è cominciata.
Elvira Pollina
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11/11/2009
Google contrattacca: se Murdoch vuole se ne vada
Google contrattacca: se Murdoch vuole se ne vada
Murdoch attacca, ma Google non piega la testa. Il motore di ricerca ha emesso un comunicato ufficiale con il quale si rivolge a tutti gli editori: "Non diciamo al signor Murdoch o a qualunque altro editore che dovrebbero togliere i loro contenuti da Google: ci limitiamo a ricordare che ognuno può decidere se e come i contenuti possono essere inclusi nelle ricerche del motore, e che ci sono modi molto semplici di rimuoverli se così
decidono".
Il magnate dell’informazione Rupert Murdoch aveva accusato il motore di ricerca di "rubare" le notizie trasmesse via internet dalle sue testate, minacciando di bloccare i contenuti online di "Wall Street Journal", "The Times" e "Sun".
La società di Mountain View ribadisce gli editori in genere sono ben contenti del servizio, perché costituisce una "formidabile fonte di promozione", in quanto consente di avere "circa 100 mila click al minuto" nel completo rispetto del copyright. "Gli editori mettono i loro contenuti sul web perchè vogliono farli trovare; pochissimi scelgono di non includerli nella ricerca di Google news e sul web. Ma se ce lo chiedono, noi li togliamo".
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09/11/2009
Murdoch: via da Google
Murdoch: via da Google
Il magnate di News Corp ha rivelato che i siti di news di sua proprietà saranno bloccati sul motore di ricerca quando saranno introdotte le notizie a pagamento
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| Rupert Murdoch (Epa) |
MILANO – La battaglia tra la grande G e l’editoria continua. Questa volta a sferrare l’offensiva è Rupert Murdoch, che in un’intervista rilasciata a Sky News Australia ha dichiarato che presto i siti web dei giornali del suo impero diventeranno – per così dire – invisibili per gli spider di Google.
PARASSITI ADDIO – Una decisione, quella annunciata oggi, che ben si accorda con le critiche mosse da Murdoch nei confronti degli aggregatori di news, che – secondo lui – sono sostanzialmente dei cleptomani, ladri di contenuti che vivono come parassiti addosso a chi le notizie le produce realmente. In pratica, quindi, se davvero il tycoon procederà con l’oscuramento, le notizie di testate come il Sun, il Times o il Wall Street Journal non saranno più indicizzate dal motore di Mountain View e non compariranno più tra i risultati delle ricerche. Il tutto, però, solo a partire dal momento in cui i contenuti online dei media di News Corp saranno accessibili solo a pagamento.
PAGARE PER LEGGERE – Come annunciato nella primavera scorsa, infatti, nelle intenzioni di Murdoch vi è il passaggio al modello a pagamento per le pagine elettroniche dei suoi giornali; ora, bloccando l’accesso a Google, Murdoch spera da un lato di convincere (costringere?) i lettori a pagare per leggere le notizie, e dall’altro di incentivare gli inserzionisti ad acquistare spazi pubblicitari sulle pagine elettroniche delle sue testate, alle quali a questo punto si potrà accedere solo in modo diretto, non più tramite i link proposti da Google News. L’addio al «tutto gratis» era inizialmente previsto per la metà del 2010, ma nei giorni scorsi è stato lo stesso magnate di News Corp a dichiarare che con tutta probabilità la scadenza di giugno non potrà essere rispettata poiché «i lavori sono in corso e c’è molto da fare».
Alessandra Carboni
corriere.it
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04/05/2009
ARRIVA WOLFRAM ALPHA, IL SANTO GRAAL DEL WEB
ARRIVA WOLFRAM ALPHA, IL SANTO GRAAL DEL WEB
LONDRA - Paragonare l'altezza del Monte Everest a quella della torre di Pisa, scoprire che tempo faceva a Roma il 22 novembre 1963, giorno in cui venne ucciso John Fitzgerald Kennedy, calcolare quando si verificherà la prossima eclissi totale sopra i cieli d'Italia: queste informazioni saranno presto facilmente accessibili a tutti grazie ad un nuovo motore di ricerca intelligente in grado di interpretare le domande dei suoi interlocutori, che potrebbe rivoluzionare Internet e addirittura minacciare l'egemonia di Google sul web. Wolfram Alpha, questo il nome del software che verrà lanciato questo mese, è stato progettato dall'informatico britannico Stephen Wolfram, sarà scaricabile gratuitamente e attingerà sia dalle informazioni disponibili online che da quelle contenute in database privati. Il programma è basato sullo stesso sistema di Mathematica, un altro software realizzato da Wolfram che permette a scienziati, ingegneri e accademici di risolvere complessi quesiti matematici.
Il suo punto di forza è appunto la capacità di mettere in relazione fra loro informazioni provenienti da fonti diverse e di fornire così una risposta a domande articolate e complesse. "Capirà che cosa gli si sta chiedendo", ha detto Wolfram, 49 anni, laureatosi in fisica nucleare a 20 anni, sottolineando che il lancio di questo mese sarà solo l'inizio del progetto e che la rete di informazioni alle quali il motore di ricerca è in grado di accedere deve ancora ampliarsi. Tutte le informazioni, ha aggiunto inoltre Wolfram saranno "curate" da degli esperti, rendendo il motore di ricerca più affidabile di siti come Wikipedia, dove ogni utente può contribuire inserendo dati più o meno accurati. Anche se ancora in fasce, Wolfram Alpha è stato accolto con grandissima eccitazione dalla comunità della rete.
"E' come il Santo Graal, possiede la capacità di analizzare fonti difficili da mettere insieme e di fornire risposte grazie ad esse", ha commentato entusiasta Danny Sullivan, direttore del sito searchengineland.com. "E' come collegarsi ad un cervello elettronico", ha affermato invece Matt Marshall di Venturebeat.com. Qualche problema però, ancora c'é: Wolfram Alpha è stato realizzato da e per studiosi e professionisti e la sua capacità di elaborare informazioni sulla cultura, la musica e lo spettacolo, per esempio, lascia ancora molto a desiderare. Quando gli è stata posta una domanda sul rapper 50 Cent, per esempio, il sistema è andato completamente in tilt, confondendo informazioni sull'artista con quelle relative alle valute mondiali. Ci vorrà quindi ancora un po' prima di trovare il Santo Graal della rete, e forse Google dovrebbe iniziare a correre ai ripari.
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20/04/2009
Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza
Facebook e la democrazia: lo scoglio del quorum e la protesta in piazza
Consultazione online. Il social network lancia un referendum sulla privacy. Ma per essere valido deve votare il 30% degli utenti
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| Facebook site governance |
MILANO - Utilizzare le attuali regole sulla privacy o decidere di optare per le novità che sono state decise attraverso la selezione dei commenti inviati dagli utenti? La decisione spetta agli utenti di Facebook, che entro il 23 aprile potranno esprimere il proprio voto in proposito. Il progetto si chiama Facebook Governance, un sistema che concede agli utenti di consigliare i gestori sulle innovazioni del sito attraverso una sorta di referendum.
LA POLEMICA - La decisione è stata presa tra Febbraio e Marzo, dopo le polemiche
per il restyling del sito che ha costretto i gestori a fare una parziale marcia indietro sulle decisioni prese: migliaia le e-mail di lamentela e impietose le percentuali dei sondaggi lanciati sullo stesso Facebook. In alcuni casi gli scontenti per le novità introdotte superavano addirittura il 90%.
IL QUORUM - I problemi emersi sino ad ora sulle novità del nuovo corso riguardano la validità dei "Voti". Le consultazioni saranno vincolanti solo se parteciperà almeno il 30% degli utenti attivi al momento della divulgazione ufficiale di una votazione. Un utente è considerato attivo se ha effettuato l’accesso negli ultimi 30 giorni. L'idea di creare una soglia del 30% secondo molti scoraggerà la partecipazione, poiché difficilmente sarà raggiungibile.
CANCELLARE I DATI - D'altro canto, in attesa dei risultati di queste votazioni sulla privacy, è comunque possibile attivare la cancellazione completa di tutti i file legati ad un account che l'utente voglia eliminare dai server di Facebook. Secondo le nuove condizioni d'uso, per quanto transitorie, gli utilizzatori sono proprietari delle immagini e delle informazioni inserite su Facebook e quindi possono richiederne la rimozione.
PROTESTA IN PIAZZA - Ma con l'introduzione del nuovo metodo di consultazione il malcontento non si placa e si sposta anche nella vita reale. Così un gruppo di utenti francesi ha organizzato un presidio di protesta all'Arco della Defense di Parigi: «Contre la nouvelle version de Facebook" (contro la nuova versione di Facebook) recita lo striscione di dissenso. Ancora non si conosce l'identità del gruppo promotore della protesta, ma già molti blogger, pur condividendone i motivi, storcono il naso di fronte a uno sconfinamento che giudicano inopportuno.
Lavinia Hanay Raja
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