09/08/2010
India, scontro tra petroliera e cargo Marea nera al largo di Mumbai
India, scontro tra petroliera e cargo Marea nera al largo di MumbaiLa collisione tra le due navi si è verificata sabato. Stop al traffico portuale: tonnellate di greggio si sono già riversate in mare
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08/12/2008
Arresti in Pakistan per l'attacco a Mumbai
Arresti in Pakistan per l'attacco a MumbaiPreso nel raid anche Lakhwi, leader dell'organizzazione Jamaat-ud-Dawa e indicato come regista dell'attentato, in manette anche altri 14 militanti
ISLAMABAD - Catturato in Pakistan Zakiur Rehman Lakhwi, considerato una delle "menti" degli attentati di Mumbai del 26 novembre. È leader dell'organizzazione Jamaat-ud-Dawa, una fondazione di beneficenza che ha sostituito la sigla Lashkar-e-Taiba dopo la sua messa al bando nel 2002. Lakhwi - incluso nell'elenco dei 20 ricercati di cui l'India aveva chiesto l'estradizione al Pakistan - è stato preso, insieme ad altri militanti, durante un blitz in un campo di addestramento alle porte di Muzaffarabad, capitale del Kashmir pakistano. Nessuna fonte ufficiale ha però confermato l'operazione e l'arresto. Secondo il giornale Dawn, riportato anche dal Times of India, gli arrestati sarebbero una ventina.
TENSIONE TRA I DUE PAESI - Lakhwi è stato indicato come uno dei registi degli attacchi a Mumbai dall'unico militante sopravvissuto catturato in India. Insieme a Yusuf Muzammil, capo delle operazioni anti-indiane dell'organizzazione, è accusato di aver dato ordini telefonicamente ai dieci kamikaze che hanno realizzato l'attentato. Il Pakistan si è detto pronto a cooperare con l'India nelle indagini ma le tensioni tra i due Paesi non si sono allentate, nonostante il lavoro diplomatico degli Stati Uniti.
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02/12/2008
Strage di Mumbai: tutti gli aiuti elettronici dei terroristi. E i servizi indiani sapevano
Strage di Mumbai: tutti gli aiuti elettronici dei terroristi. E i servizi indiani sapevanoGli estremisti sarebbero stati intercettati dagli 007 di dehli che non hanno fatto nulla. Dai Gps ai Blackberry, gli autori dei tre giorni di terrore nella città indiana si erano preparati bene
WASHINGTON (USA) – I terroristi responsabili del massacro di Mumbai hanno unito il vecchio e il nuovo. Per attaccare sono ricorsi alla tattica “fedayn” o “ghazwas”. Una missione sacrificale. Un’incursione a sorpresa simile a quelle che lanciavano i seguaci del Profeta e molto celebrate dalla propaganda qaedista. Ma, nel contempo, i mujahedin si sono aiutati con quello che oggi offre la tecnologia. Non è certo una sorpresa. I mezzi sono a disposizione di tutti, anche dei criminali.
LA RICOGNIZIONE – L’attentatore sopravvissuto ha raccontato che nella fase di addestramento hanno potuto studiare la zona – il centro di Mumbai – grazie a foto satellitari scaricate da Google Earth. Un primo “sguardo” per familiarizzare con il teatro operativo. Quindi – ha proseguito – hanno visto immagini e video girati da un complice. E’ possibile che qualcuno di loro abbia visitato il sito dell’Hotel Taj Mahal che offre un tour virtuale di molti ambienti.
GLI SPOSTAMENTI – I terroristi erano in possesso di Gps, fondamentali per muoversi rapidamente per raggiungere gli obiettivi. L’estremista ha confermato durante gli interrogatori di come si siano serviti del gadget proprio nelle fasi più drammatiche, quando passavano da un bersaglio all’altro. Sempre grazie ad un Gps il commando è riuscito ad avvicinarsi al punto scelto per lo sbarco.
LE COMUNICAZIONI – Oltre ad essere bene armati, i militanti disponevano di diversi apparati di comunicazione. Innanzitutto telefoni satellitari con i quali si sono mantenuti in contatto con un importante dirigente del movimento Lashkar-E-Toiba in Pakistan. Quindi avevano dei telefonini Blackberry usati sia per coordinare i movimenti che per informarsi. Sembra che con i cellulari abbiano consultato siti di giornali e tv inglesi per tenersi aggiornati su quello che stava accadendo all’esterno.
L’EMAIL – L’email dei “Mujahedin del Deccan” con la quale è stata rivendicata la strage era protetta. Infatti, l’anno inviata con il sistema remailer che permette di nascondere l’origine del messaggio. Gli indiani sostengono che si sarebbero appoggiati ad un server russo www.yandex.ru da qualcuno che si è collegato dalla città pachistana di Lahore. L’autore ha dettato il comunicato: uno speciale software - reperibile in commercio – ha trasformato le parole in testo. Per la polizia sarebbero comparsi diversi errori di scrittura dovuti al malfunzionamento del programma stesso.
LE INTERCETTAZIONI – Il ricorso alla tecnologia ha messo però a rischio l’intera missione. Il Raw – il servizio di intelligence indiano – e l’Nsa, l’agenzia di spionaggio elettronico americana, avevano intercettato diversi messaggi. Incredibile e grave che le autorità non abbiano adottato contromisure adeguate. Sulla vicenda esistono versioni diverse, con le date degli “avvisi” che si intrecciano. A metà ottobre gli 007 americani mettono in guardia su un possibile attentato “dal mare contro gli hotel e la zona commerciale a Mumbai”. Viene anche precisato che tra gli obiettivi vi sarebbe il Taj Mahal Hotel. Un’altra fonte anticipa l’intercettazione al 18 settembre: protagonisti del colloquio un leader conosciuto del Lashkar E Toiba e una persona non identificata. Il 24 gli 007 indiani – probabilmente con l’aiuto americano – “ascoltano” una comunicazione dove vengono indicati come bersagli numerosi alberghi di Mumbai. Infine, il 19 novembre, è intercettata una telefonata satellitare che dice “arriveremo tra le 9 e le 11”. Successivi controlli stabiliscono le coordinate del luogo da dove è partita: 40 chilometri a ovest di Johl, in mare aperto. L’intelligence passa le informazioni ad altri dipartimenti ma non accade nulla. Il 26, qualche ora prima dell’attacco, nella rete elettronica finisce il dialogo tra il dirigente dei Lashkar, Muzammil, – da tempo sotto sorveglianza – e un numero del Bangladesh. Il capo separatista afferma che gli servono cinque sim card per l’operazione. Si riferisce a Mumbai? Forse. Anche se il Raw non esclude che il numero del Bangladesh abbia fatto da “ponte” con il commando pronto all’assalto.
LE SIM – Nuove informazioni potrebbero arrivare dall’analisi dei telefoni dei terroristi e delle sim card. Tra i satellitari vi sarebbe anche l’apparecchio intercettato dagli indiani in novembre. Altri accertamenti sono svolti su una sim card che sembra sia stata acquistata negli Stati Uniti e poi portata in Asia.
IL BATTELLO – La stampa indiana ha scritto ieri che la Marina avrebbe fermato il peschereccio dirotatto dai terrorsti per raggiungere Munbai. Ma gli estremisti avrebbero mostrato dei documenti falsi e sarebbero così riusciti ad eludere il controllo. Un episodio che, se confermato, accrescerà le polemiche su quello che poteva essere fatto per prevenire il massacro. Del resto i pescatori della regione avevano più volte invitato le autorità ad aumentare la vigilanza in quanto a loro giudizio era alto il rischio di infiltrazione terroristiche via mare.
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01/12/2008
Ponte aereo per gli italiani in Thailandia
Ponte aereo per gli italiani in ThailandiaLa Farnesina in contatto con Alitalia ed Enac. In tutto 100 mila gli stranieri bloccati, si sta coordinando con gli altri Paesi europei. Mentre a Bangkok la situazione si aggrava
| I primi italiani rientrati a Roma dalla Thailandia |
ROMA — I primi 90 sono tornati ieri pomeriggio, dopo un’odissea durata tre giorni. Sono sbarcati a Fiumicino carichi di rabbia e di stanchezza. «È stato una specie di rientro "fai da te", ci siamo sentiti abbandonati: non siamo stati contattati dall’ambasciata, nonostante avessimo chiamato più volte la nostra rappresentanza. Abbiamo usato Internet per organizzarci da soli il rientro».
Ma in Thailandia restano ancora 700 turisti italiani, sorpresi dalla furibonda protesta iniziata una settimana fa. E dunque, mentre la situazione sembra degenerare ogni ora un po’ di più (ieri la polizia che controllava l’aeroporto di Bangkok è fuggita davanti all’incalzare dei dimostranti), la Farnesina sta correndo ai ripari: l’Unità di crisi del ministero degli Esteri sta cercando di mettere in piedi un ponte aereo con la Thailandia, coordinandolo con le altre nazioni europee. Perché l’emergenza ha ormai raggiunto numeri preoccupanti: secondo le stime del governo thailandese sono almeno 100 mila i turisti bloccati nel Paese. «Ci vorrà un mese per rimpatriarli tutti », ha ammesso ieri sconsolato il vicepremier thailandese Olarn Chaiprawat. Qualche Paese, come Spagna e Svizzera, ha già cominciato a muoversi per conto proprio: dalla Spagna ad esempio sono in partenza due aerei militari e un aviogetto civile noleggiato per l’occasione, che dovrebbero riportare a casa tutti e 300 gli spagnoli rimasti bloccati.
Per i 160 svizzeri invece sta provvedendo una compagnia di assicurazione elvetica. Il problema però è da dove far ripartire gli sventurati turisti. L’unico aeroporto agibile è quello della base militare di U-Tapao, a 190 chilometri da Bangkok, che il governo ha deciso di aprire ai voli privati. Ma è comunque una faccenda complicata, anche perché la strada non è sicura e soprattutto non ci sono mezzi di terra sufficienti per una tale massa di gente. Gli italiani tornati ieri ad esempio hanno dovuto sobbarcarsi un viaggio estenuante, per poter toccare il suolo patrio: 26 ore di pullman fino a Chiang Mai, al confine Nord della Thailandia, per imbarcarsi poi su un volo dell’Air China in arrivo da Taipei. Solo pochi fortunati sono riusciti a imbarcarsi su un volo interno Thai per Chiang Mai, evitando così di dover attraversare via terra tutto il Paese. Ieri all’Unità di crisi della Farnesina le luci sono rimaste accese fino a tardi: c’era un vertice con i servizi di emergenza di Alitalia ed Enac, per mettere a punto una strategia possibile.
Il ministro Franco Frattini (appena tornato anche lui in maniera avventurosa da un viaggio in Messico) assicura che la situazione è seguita con «grande attenzione», e soprattutto in coordinamento con le Unità di crisi degli altri Paesi dell’Unione. Ufficialmente il blocco dell’aeroporto di Bangkok dovrebbe terminare lunedì alle 18, ma la situazione è così confusa e fluida che nessuno al mondo è in grado di esserne certo. L’unica cosa sicura è che le dimostrazioni sono state per la Thailandia un vero e proprio salasso finanziario: le perdite per il turismo, principale attività del Paese, ammontano finora a 4,2 miliardi di dollari, l’1,5 per cento del prodotto interno lordo.
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30/11/2008
India, dopo il terrore via il ministro «L'obbiettivo erano gli israeliani»
India, dopo il terrore via il ministro «L'obbiettivo erano gli israeliani»Lascia il titolare dell'Interno. Il terrorista catturato: «Volevamo colpire soprattuto gli ebrei», viene rivisto il bilancio ufficiale delle vittime: 174 morti
| La bandiera indiana davanti al Taj Mahal |
NEW DEHLI - Il terrore, le vittime, la lunga battaglia con i terroristi. Dopo tre giorni di sangue e morte a Mumbai, in India è il momento delle ricostruzioni, delle riflessioni e delle responsabilità politiche. Il ministro dell'Interno, Shivraj Patil, si è dimesso: pesa su di lui la «responsabilità morale» dell'attacco. Ad assumere il suo incarico sarà il ministro delle Finanze indiano, P. Chidambaran. Lascia anche il consigliere per la sicurezza nazionale, M.K. Narayanan. Secondo fonti vicine al premier, Manmohan Singh, «molti altri membri importanti del governo dovrebbero lasciare»
VITTIME - Intanto è stato rivisto al ribasso, se così si può dire, il bilancio ufficiale delle vittime: i morti confermati sono 174, ma il numero potrebbe tornare a crescere. Il precedente bilancio era di 195 vittime.
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29/11/2008
Mumbai, la battaglia è finita
Mumbai, la battaglia è finitaLa strage in india. Attacco fallito in aeroporto. Uccisi gli ultimi tre terroristi nell'hotel Taj Mahal. Bilancio provvisorio: 195 morti e quasi 300 feriti
| Soldati indiani |
VITTIME - Il bilancio aggiornato degli attacchi è di 195 morti e 295 feriti. Lo ha riferito il capo dell'unità per le emergenze della città indiana. Il numero degli stranieri rimasti uccisi sale a 26 (tra loro l'italiano Antonio De Lorenzo). Ma secondo le autorità, il tragico bilancio delle vittime è destinato ad aggravarsi. Un vigile del fuoco impegnato nelle operazioni ha detto che «ci sono decine di corpi su un solo piano» dell'hotel Taj Mahal. Gli ostaggi liberati dal Taj Mahal e dall'Oberoi Trident sono in totale 610.
RITORNO A CASA - Nel frattempo 19 italiani provenienti da Mumbai sono arrivati all'aeroporto parigino di Charles de Gaulle per essere imbarcati su voli Alitalia diretti a Roma e Milano. Lo ha annunciato Cesare Morbelli, console d'Italia a Parigi, che era sul posto ad attenderli.
PREPARAZIONE - Secondo le ultime informazioni, alcuni terroristi avevano soggiornato all'hotel Taj Mahal alcune settimane e addirittura alcuni giorni prima dell'assalto all'albergo. Il «Times of India» rivela che mesi fa i terroristi avevano anche affittato un appartamento in città, fingendosi studenti. La notizia spiegherebbe così la perfetta conoscenza dei luoghi dimostrata dai terroristi mentre si muovevano negli alberghi e nei locali di Mumbai. Non solo. Sempre secondo il «Times of India», i terroristi che hanno preso d'assalto la città di Mumbai avevano un piano per far saltare in aria il Taj Mahal Hotel. Apparentemente gli attentatori disponevano di esplosivo sufficiente allo scopo. Secondo le tv indiane, i terroristi avevano l'intenzione di «ridurre ad un cumulo di macerie» il Taj hotel e di replicare il disastro del Marriott ad Islamabad dello scorso settembre. Le rivelazioni, stando al «Times of India», sono state attribuite al terrorista catturato: Azam Amir Kasav, di 21 anni, proveniente dal Faridkot pachistano. Azam, insieme a un altro uomo, era tra coloro che hanno aperto il fuoco alla stazione centrale di Mumbai, uno dei siti della città bersaglio degli attentatori. Durante l'operazione Azam ha anche ucciso un ispettore di Polizia, scrive il giornale.
ADDESTRATI IN PAKISTAN - Proprio Kasav, afferma il sito web del "The Indian Express" che avrebbe avuto "accesso ai dettagli degli interrogatori", avrebbe ammesso davanti agli investigatori indiani di essere un membro del gruppo fondamentalista pachistano Lashkar-e-Tobia (LeT), operativo in Kashmir, e di essersi addestrato in due campi in Pakistan. Anche fonti di intelligence americane, citate dal "New York Times", rivelano che i primi elementi indicano che dietro gli attacchi di Mumbai c'è il Lashkar-e-Taiba, mentre la stampa britannica riporta inoltre la notizia secondo cui alcuni dei terroristi avevano forti legami con cellule britanniche. Il governo di New Delhi ha intanto ribadito le accuse contro Islamabad e per tutta risposta il Pakistan ha deciso di non inviare più in India il capo dei servizi segreti di Islamabad (Isi), il generale Ahmed Shuja Pasha, per collaborare all'inchiesta sugli attentati. In India andrà, invece, un semplice rappresentante, secondo quanto comunicato dal gabinetto del primo ministro Yousuf Raza Gilani.
IN AEROPORTO - Gli attentatori volevano colpire anche l'aeroporto. Secondo quanto riporta l'Agi, che rilancia il "Times of India", poco prima che avessero inizio gli assalti in città, tre terroristi hanno preso un taxi portandosi dietro abbastanza esplosivo per far saltare in aria un intero edificio. Il «Times of India» ha rivelato che l'autista evidentemente non conosceva la nuova strada che immette direttamente all'aeroporto Sahar e ha imboccato una sopraelevata, dove si è dovuto fermare per il semaforo rosso. I terroristi gli hanno urlato di passare lo stesso, ma ormai era troppo tardi: la vettura è saltata in aria e tutto ciò che è rimasto degli occupanti sono una testa mozzata e i frammenti di tre gambe. Senza quella deviazione, quasi certamente il bilancio di questo che è stato ribattezzato l'11 settembre indiano sarebbe stato ancora più tragico.
LA RICOSTRUZIONE - L'orrore, a Mumbai, ha inizio mercoledì 26 novembre poco dopo le 22.30 locali (le 18 in Italia): uomini armati di mitragliatori e granate lanciano una serie di attacchi coordinati. Tra i luoghi colpiti la stazione centrale, un ospedale e due hotel di lusso, il Taj Mahal e l'Oberoi/Trident. Gli assalitori prendono in ostaggio decine di persone negli hotel (tra i quali anche alcuni italian). Giovedì, verso le 3, un gruppo che si fa chiamare "I Mujaheddin del Deccan" rivendica gli attentati. Tutta la notte lo scontro a fuoco contrappone le forze di sicurezza indiane agli uomini armati attorno ai due hotel. Verso mezzanotte, le autorità annunciano che tutti gli islamici presenti all'hotel Taj Mahal, salvo uno, sono stati uccisi dalla polizia e dai commando indiani, e che le operazioni proseguono all'Oberoi. Venerdì, verso le 7.30, i soldati delle forze speciali si calano da un elicottero sul tetto di un centro religioso ebraico di Mumbai, dove i terroristi hanno preso degli ostaggi. In mattinata le forze indiane proseguono le loro operazioni: almeno 93 persone, in maggioranza cittadini stranieri, sono liberati all'Oberoi più di 36 ore dopo gli attacchi. Alle 14.30, l'hotel Oberoi è sotto controllo. Ventiquattro cadaveri ritrovati, secondo la polizia. Alle 17.30, l'esercito lancia un assalto al Taj Mahal, per neutralizzare gli ultimi estremisti. Verso le 19: fine dell'intervento delle forze speciali indiane al centro religioso ebraico ortodosso, dove gli islamici detenevano degli ostaggi. Sei israeliani trovati senza vita. Tra gli altri stranieri uccisi negli attentati si conteranno poi almeno cinque americani, due francesi, altrettanti canadesi e un italiano. Alle prime ore di sabato i commando indiani proseguono le operazioni per riprendere il controllo del Taj Mahal, all'interno del quale sono ancora asserragliati due o tre estremisti armati. «È l’assalto finale», indica poco dopo il capo della polizia Hassan Gafoor. Verso le 8.30, l'annuncio che gli attacchi su Mumbai sono terminati e che tutti gli estremisti sono stati uccisi.
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28/11/2008
Emanuele sfida i terroristi per portare il latte alla figlia
Emanuele sfida i terroristi per portare il latte alla figliaIl ministro Frattini: «Un gesto coraggioso». Il cuoco italiano era entrato nell'hotel Oberoi, e portando con sé il latte, era riuscito a raggiungere la stanza

MUMBAI (India) - Dal caos seguito agli attentati di Mumbai emerge anche una storia di grande amore paterno. E' quella di Emanuele Lattanzi, il cuoco italiano dell'hotel Oberoi, che prima ancora che la figlioletta di sei mesi fosse liberata assieme agli altri ostggi trattenuti dai terroristi, era penetrato nell'albergo occupato dai militanti islamici per portare il latte in polvere alla sua bambina. «Un gesto coraggioso» lo ha definito il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, che ha riferito l'episodio ai giornalisti al suo arrivo a Città del Messico per una serie di incontri bilaterali.
IL PROBLEMA CIBO - La piccola, italiana come la madre, ha sei mesi e già giovedì il padre aveva raccontato che il problema più immediato che la moglie doveva affrontare da quando era iniziato l'attacco terroristico era come darle da mangiare. Per questo Emanuele aveva deciso di tentare il tutto per il tutto. Era entrato nell'hotel e portando con sè il latte aveva raggiunto la stanza in cui si trovano la moglie e la figlia. Come loro altri cinque italiani - divisi nelle due parti che compongono il complesso Oberoi-Trident e che sono collegate da un tunnel sotterraneo - erano barricati nelle stanze: con tutti il consolato ha mantenuto il contatto telefonico per l'intera durata del sequestro. Il capo della Farnesina ha assicurato che i diplomatici hanno già predisposto tutto per aiutare gli italiani che hanno lasciato l'albergo dopo il blitz dell'esercito.
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Mumbai: liberati gli ostaggi dell'Oberoi Tutti in salvo i sette italiani
Mumbai: liberati gli ostaggi dell'Oberoi Tutti in salvo i sette italianiLa polizia interviene per evacuare gli hotel. Commandos d'elite indiani nel centro ebraico. Liberi Angelica Bucalossi e il compagno Fulvio Tesoro, una bimba di 6 mesi e la madre. Due terroristi uccisi
La splendida architettura coloniale del Taj Hotel, uno dei più lussuosi dell'India, inaugurato nel 1903. L'hotel dispone di 565 stanze, di cui 46 suite
| Uno sconosciuto si affaccia dall'hotel Oberoi |
IL RILASCIO DEGLI OSTAGGI - L'intervento è stato deciso a due giorni dagli attentati di un gruppo di guerriglieri fondamentalisti islamici che hanno gettato il Paese, e il mondo intero, nell'angoscia e nel terrore. Contemporaneamente un commandos di truppe specieli indiane ha fatto irruzione nel centro ebraico dove alcuni ebrei sono tenuti in ostaggio dai guerriglieri. Dall'hotel Trident- Oberoi gli ospiti ben vestiti e in alcuni casi con le loro valigie in mano sono usciti e subito presi in carico dai poliziotti e scortati in autobus e automobili. Tra loro come ha confermato la Farnesina, vi sono anche la bimba di sei mesi e la madre italiana, moglie di Emanuelle Lattanzi cuoco dell' hotel. Insieme a loro sono stati liberati anche altri tre connazionali. Un medico del consolato è stato chiamato appositamente per dare assistenza alla piccola, figlia di Lattanzi, che stremato ed emozionato, dopo oltre 36 ore di angoscia, ha detto in collegamento con «Unomattina» che la sua bambina «sta bene». Mamma e neonata, insieme ad altri tre italiani sono usciti con un gruppo di 93 ostaggi, molti dei quali stranieri. In un secondo momento circa venti persone sono state liberate, quasi tutti occidentali e membri degli equipaggi della Lufthansa e dell’Air France. In tutto gli ostaggi liberati sono 148.
GLI ALTRI ITALIANI - Tutti e sette gli ostaggi italiani, di alcuni dei quali ancora non si conoscono le generalità, sono adesso al sicuro. Due di questi sono Angelica Bucalossi e il suo compagno Fulvio Tesoro. A confermare la notizia è la sorella dell'albergatrice fiorentina, Beatrice, che è stata avvertita dalla Farnesina. «Non sono riuscita ancora a parlare con Angelica - ha detto - ma dal ministero mi hanno dato questa splendida notizia». Tra i liberati c'è anche Arnaldo Sbarretti, direttore dell'hotel Galles di Milano, che si trova ora al sicuro a casa del console italiano a Mumbai. Altri due nostri connazionali, invece, sarebbero ancora dentro l’hotel sequestrato dai terroristi. Secondo ambienti vicino alla famiglia, si tratta di Patrizio Amore e Carmela Zappalà, genitori di un ispettore della Polizia di Stato. Al momento dell'attacco terroristico, la coppia - che non alloggiava nell'hotel, ma vi si era recata per cenare al ristorante - ha trovato rifugio in uno sgabuzzino. Da allora si trovano senza luce, acqua e cibo.
LA STAZIONE - Intanto dopo l'evacuazione, iniziata intorno alle 5 ora italiana, due televisioni indiane hanno riferito che si è sentito l'eco di spari all'esterno della principale stazione ferroviaria di Mumbai, uno dei luoghi attaccati dai terroristi mercoledì. La Chattrapati Shivaji Terminus, un tempo nota come Victoria Terminus Station, è una delle più trafficate stazioni ferroviarie del Paese, con migliaia di passeggeri al giorno. Ma la polizia ha smentito la notizia. Invece la polizia ritiene che almeno due terroristi siano nascosti ancora nell'hotel Oberoi/Trident. «Uno di loro», ha spiegato un alto comandante dell'esercito, «si muove tra due piani: abbiamo sentito la voce di una donna e di un uomo e così è possibile che questo terrorista abbia preso con sè due o più ostaggi».
LE VITTIME - Difficile fare un bilancio delle vittime Quello ufficiale è salito a 130 e conta oltre 300 feriti. Lo ha confermato il capo della polizia indiana, il quale però ha anche aggiunto che all'interno del Taj Mahal, dove si è ripreso a sparare, rimane ancora asserragliato un terrorista ferito. Nelle stanze del Taj Mahal, nei corridoi e nella hall sono stati ritrovati circa 50 corpi di cui sette riconducibili a terroristi. Lo ha riferito una testa di cuoio dei marines indiani in una conferenza stampa. L'uomo, parlando in tv con il volto coperto, ha detto che i terroristi hanno aperto il fuoco indiscriminatamente. Infine, sarebbero nove i terroristi arrestati dalle autorità indiane di Mumbai. A riferirlo è la Cnn.
| Antonio Di Lorenzo |
TESTE DI CUOIO NEL CENTRO EBRAICO - Tra i luoghi sotto attacco rimane ancora il centro ebraico, situato nella Nariman House, un complesso residenziale e di uffici: è uno dei numerosi obiettivi attaccati mercoledì sera dai terroristi islamici pesantemente armati. Commandos d'elite indiani, calandosi dall'alto con gli elicotteri, lo hanno assaltato nel tentativo di liberare almeno una decina di israeliani tenuti in ostaggio. E almeno quattro corpi sono stati ritrovati all’interno. Lo riporta il sito web del quotidiano Haaretz. Non si sa se i corpi siano di cittadini israeliani. I media indiano riferiscono che una decina di ostaggi che si trovavano nel centro ebraico sono stati liberati dalle forze di sicurezza, ma non si conoscono le loro identità. Stamattina le teste di cuoio indiane hanno lanciato un assalto a Chabad House, dove sono ancora asserragliati i terroristi. Le forze speciali indiane si sono calate dagli elicotteri sul tetto dell’edificio di cinque piani, e l’operazione è ancora in corso. Nella notte si sono udite tre esplosioni.
GLI OBIETTIVI DEGLI ASSALTI - Intanto si cominciano a chiarire meglio i contorni dell' attacco terroristico che ha seminato sangue e paura. A compierlo 25 terroristi giovanissimi, definitisi Mujaiddin del Deccan, alcuni dei quali arrivati dal mare con gommoni partiti da una nave-base.I siti colpiti dagli attacchi terroristici simultanei nella città indiana sono stati almeno dieci. Esplosioni ci sono state all'hotel Taj Mahal, all'hotel Oberoi e alla Nariman House. Gli attentati hanno preso di mira i due alberghi più lussuosi della città e i locali frequentati dai turisti. Vi sono state anche sparatorie vicino ad alcuni edifici dell'area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano gli alberghi e altri luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold's. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell'area di Crawford market. Il premier indiano Manmohan Singh ha puntato il dito contro gruppi militanti che vivono in Paesi vicini all'India, in un'allusione al Pakistan, facendo temere nuove tensioni tra i due Paesi. La polizia ha detto che almeno sette guerriglieri sono stati uccisi e nove sospetti sono stati portati in carcere. Tra i poliziotti si contano 12 vittime, tra cui il capo della squadra anti-terrorismo di Mumbai. Per quanto riguarda gli stranieri, oltre all'italiano, sono rimasti vittime degli attentati un cittadino britannico, un giapponese, un tedesco, due australiani e un canadese.
PASSAPORTI DELLA MAURITANIA - I terroristi autori dell'attacco concertato ai principali alberghi di Mumbai erano in possesso di carte di credito e documenti d'identità mauritani. Lo riferisce la televisione indiana Ndtv citando fonti dei commando indiani che, dall'alba di questa mattina, stanno portando avanti le operazioni di evacuazione degli ostaggi. Negli zainetti dei terroristi sono state trovate, inoltre, riviste, frutta secca e dollari.
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Terrore a Mumbai: oltre 100 vittime Morto un italiano. Riuscito il blitz al Taj
Terrore a Mumbai: oltre 100 vittime Morto un italiano. Riuscito il blitz al TajLa firma dei Mujahiddin del Deccan. PREMIER INDIANO: azioni con «basi all'estero». Sette italiani, tra cui una bimba, fra i 200 ostaggi ancora all'Oberoi, dove è in corso un'operazione per liberarli
MUMBAI - Da ore a Mumbai è l'inferno. In ventiquattr'ore sono morte almeno 125 persone e 327 sono rimaste ferite, in un catena di attentati coordinati che hanno colpito alcuni dei centri nevralgico della città. Nella notte indiana, i corpi d'elite hanno continuato a perlustrare palmo a palmo il Taj Mahal, ormai privo di ostaggi e dove sono stati uccisi tutti i terroristi. Ma rimangono gli ultimi focolai della resistenza terroristica: l'albergo Oberoi - dove tra gli ostaggi, ci sono anche 7 italiani, tra cui una bimba di sei mesi - e il centro ebraico Chabad House. Dunque, per la seconda notte consecutiva i commandos delle forze speciali si confrontano con i terroristi per trarre in salvo le decine di stranieri nascosti nelle stanze dell'albergo Oberoi o tenuti ancora in ostaggio. L'assalto finale all'Oberoi non è ancora avvenuto; probabilmente per le forze indiane ritengono ancora troppo alti i rischi di un bagno di sangue. Ma operazioni mirate si sono susseguite durante le ultime ore e i commandos indiani hanno tratto in salvo 39 ostaggi durante «le operazioni di rastrellamento» all'interno dell'edifico. Ne ha dato notizia la polizia senza specificare la nazionalità delle persone tratte in salvo. Tra i 39 tratti in salvo ci «sono anche alcuni stranieri», ha riferito un aiutante del capo della polizia di Mumbai, A N Roy, aggiungendo che si trattava di persone nascoste nelle loro stanze sin dall'inizio l'attacco. «Ma non possiamo ancora dire - ha aggiunto - di aver eliminato tutti i terroristi al 100 per cento».
LA VITTIMA ITALIANA - C'è anche un italiano, Antonio Di Lorenzo, tra i circa 125 morti e 327 feriti degli attacchi terroristici a Mumbai, la capitale economica dell'India colpita mercoledì sera da una serie simultanea di attacchi ad alberghi, stazioni e siti turistici. La Farnesina ha reso noto il decesso del connazionale attraverso un comunicato e il premier Silvio Berlusconi ha espresso il cordoglio suo e del governo alla famiglia di de Lorenzo. Il connazionale, un uomo d'affari di passaggio nella città indiana, è morto all'interno dell'hotel Oberoi, secondo quanto riferito dal console Rugge (audio). Il ministro degli Esteri Frattini ha spiegato che Di Lorenzo è stato ucciso da una granata lanciata dai terroristi. La vittima era un cittadino livornese (nato a Roma ma residente a Livorno dal '72). Il sindaco Alessandro Cosimi, ha espresso il cordoglio, «suo personale e della città, alla famiglia: al figlio Massimiliano, anch'egli a Mumbai, alla moglie Emilia Piera ed all'altro figlio Gabriele, che invece si trovano a Livorno».
I DUBBI SULLA RIVENDICAZIONE - Gli attacchi sono stati rivendicati dai Mujaheddin del Deccan, un gruppo estremista finora sconosciuto, ma secondo il premier indiano Manmohan Singh avrebbe «basi all'estero». Ma sull'identità dei terroristi e il loro disegno, i dubbi sono ancora moltissimi. Secondo un’indagine preliminare delle autorità indiane, i terroristi potrebbero essere di nazionalità pachistana. Ne è convinto anche un alto ufficiale dell'esercito pakistano mentre il ministero della difesa di Islamabad ha detto che il suo Paese non ha giocato alcun ruolo negli attentati. «Abbiamo indizi che i responsabili sarebbero arrivati a Mumbai in barca e che siano cittadini pachistani» ha detto una fonte militare al Times of India. Nel 2008 è comparso nella mappa del terrorismo indiano il gruppo Mujaheddin indiani, che ha rivendicato due serie di attentati, i primi il 13 maggio nel mercato di Jaipur, con un bilancio di 63 morti e 216 feriti, e gli altri il 30 ottobre nello stato dell'Assam, con 76 morti.
BLITZ AL TAJ - In mattinata era scattato il blitz dei commandos dell'esercito e dei corpi antiterrorismo indiani: la polizia è riuscita a riprendere il controllo dell'hotel Taj Mahal e tutti gli ostaggi presenti nella struttura sono stati liberati (anche se nell'albergo, di nuovo in fiamme, si sono sentiti diversi colpi d'arma da fuoco). Sono stati effettuati anche diversi arresti dei presunti terroristi. In serata però le autorità indiane hanno detto che uno di loro, anche se ferito, è ancora nascosto all'interno dell'hotel.
TRE ARRESTATI, TRA CUI UN PAKISTANO - Le forze di sicurezza indiane hanno annunciato di aver arrestato al Taj Mahal hotel tre sospetti terroristi, tra cui uno di nazionalità pachistana. Il pachistano è stato identificato come Ajmal Amir Kamal, residente a Faridkot in Pakistan. Le fonti hanno aggiunto che i sospetti terroristi sono membri dell'organizzazione "Lashkar-e-Taiba", un gruppo basato in Pakistan legato a Al Qaeda, reponsabile in passato, tra l'altro, dell'assalto al parlamento indiano nel 2001.
BLITZ ALL'OBEROI, INCENDIO AI PIANI ALTI - Nel pomeriggio è scattato invece il secondo blitz all'Oberoi Tridenti, dove sono tenute in ostaggio circa 200 persone (fra cui sette italiani). In prossimità della struttura sono stati sentiti nuovi spari: i colpi d’arma da fuoco provenivano dall’ala nord ovest dell’hotel, dove negli ultimi piani è scoppiato un incendio. Una settantina di ostaggi sono stati rilasciati, tra cui due turchi. Tra gli ostaggi ci sono 15 membri di un equipaggio dell'Air France. Le notizie sono ancora confuse anche se è stato dichiarato che 70 persone sono state evacuate dal complesso alberghiero. È quanto riporta la versione online del quotidiano Times Of India. In serata si sono anche viste fiamme uscire dai piani alti. Il fuoco, che ha avvolto alcune stanze, sembra essere scoppiato al quarto piano.
GLI OSTAGGI ITALIANI - Gli italiani bloccati all'Oberoi sono sette. Tra gli ostaggi che non sono riusciti a lasciare l' hotel Oberoi-Trident ci sono una fiorentina, un romano ed un milanese. A rivelarlo è Alessandro Augier, general manager dell' Hotel Principe di Piemonte di Viareggio, che ha lasciato l' albergo pochi minuti prima dell' attentato. Secondo quanto riferito dall' albergatore gli italiani sono: Angelica Bucalossi, di Firenze, il suo compagno, Fulvio Tesoro, di Roma e Arnaldo Sbarretti, direttore dell' Hotel Galles di Milano». A questi tre bisogna aggiungere una donna con la figlia di sei mesi (il marito lavora come chef nella struttura), e i coniugi Patrizio Amore, 64 anni, e Carmela Zappalà, 50, genitori di un ispettore di polizia. «Dovevano trascorrere a Mumbai l'ultima parte del loro viaggio in India, cominciato dieci giorni fa. Li ho sentiti al telefono e mi hanno rassicurato sul loro stato di salute», ha detto il poliziotto. Mamma e figlia, invece, secondo alcune voci sarebbero state liberate, ma non c'è conferma ufficiale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto sapere di seguire con preoccupazione, attenzione costante e apprensione per la sorte degli italiani coinvolti.
ESPLOSIONI AL CENTRO EBRAICO - Due violente espplosioni si sono udite a Mumbai, dove ormai è l'alba di venerdì, non lontano dal centro ebraico dove si ritiene che siano ancora asserragliati almeno due terroristi, insieme a un numero imprecisato di ostaggi. Lo ha riferito un corrispodente dell'agenzia France Press. Le esplosioni sembravano provenire da un'area all'interno della Chabad House. La polizia e i commandos dell'esercito hanno circondato la zona e non forniscono indicazioni su quel che sta avvenendo. Un diplomatico israeliano presente sul posto poco prima aveva detto di non sapere quanti fossero gli ostaggi ancora intrappolati all'interno.
GLI OBIETTIVI DEGLI ASSALTI - I siti colpiti dagli attacchi terroristici simultanei nella città indiana sono stati almeno dieci. Esplosioni ci sono state all'hotel Taj Mahal, all'hotel Oberoi e alla Nariman House, dove anche un rabbino, Gavriel Holtzberg, è tenuto in ostaggio. Gli attentati hanno preso di mira i due alberghi più lussuosi della città e i locali frequentati dai turisti. La tv ha mostrato le immagini delle fiamme che hanno invaso la hall dell'hotel più famoso della città, il Taj Mahal. Vi sono state anche sparatorie vicino ad alcuni edifici dell'area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano gli alberghi e altri luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold's. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell'area di Crawford market. Un testimone britannico ha riferito mercoledì sera che i terroristi cercavano chiunque avesse un passaporto britannico o statunitense. Il cittadino inglese che si trovava all'hotel Oberoi quando hanno fatto irruzione uomini armati, ha riferito alla televisione Sky News che un italiano è stato lasciato andare dopo che i terroristi erano venuti a conoscenza della sua nazionalità.
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27/11/2008
Terrore a Mumbai, attacchi simultanei: blitz per salvare i turisti presi in ostaggio
Terrore a Mumbai, attacchi simultanei: blitz per salvare i turisti presi in ostaggioColpiti alberghi e locali per stranieri. Almeno ottanta vittime. Paura per una donna italiana con figlia
MUMBAI - Notte di terrore a Mumbai. La capitale economica dell'India è stata colpita da una serie simultanea di attacchi ad alberghi, stazioni e siti turistici. Decine di ostaggi occidentali, soprattutto americani ed inglesi, sono tenuti in ostaggio dai terroristi negli hotel. Una donna italiana con la figlia di sei mesi è rinchiusa in una stanza dell'hotel Oberoi, uno degli albeghi attaccati e altri connazionali sarebbero presenti in due degli edifici coinvolti negli attacchi. Si parla di almeno 80 morti e novecento feriti. Il ministro italiano degli Esteri Frattini si è detto «molto preoccupato» della situazione.
ATTACCHI SIMULTANEI - Nella città si sono registrate almeno nove sparatorie ed esplosioni quasi simultanee. «E' un attacco terroristico, molte aree sono state preso d'assedio da uomini armati», ha affermato A.K. Sharma, commissario della polizia ferroviaria di Mumbai. L'attacco più grave si è verificato nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria, il Chhatrapati Shivaji Terminal, dove uomini armati di Kalashnikov hanno cominciato a sparare e lanciare granate sulla folla. In uno degli attacchi, è rimasto ucciso anche Hemant Karkare, capo dell'unità anti-terrorismo di Mumbai.
BLITZ PER SALVARE I TURISTI IN OSTAGGIO - Gli altri attacchi hanno preso di mira gli alberghi di lusso e i locali frequentati dai turisti. La tv ha mostrato le immagini delle fiamme che invadono la hall dell'hotel più famoso di Mumbai, il Taj Mahal, dove tre impiegati sono morti: in questo albergo i terroristi hanno preso una quarantina di occidentali in ostaggio. I piani alti dell'hotel sono andati in fiamme dopo il blitz della polizia: la gente fugge dalle uscite d'emergenza. Lo afferma la tv indiana Ndtv mostrando in diretta le fiamme ed il fumo. Dopo che due terroristi erano stati uccisi, molti altri si erano barricati all'interno dell'edificio. Prima del blitz, era stata avviata anche una trattative con la polizia. L'emittente ha aggiunto che agli attacchi stanno prendendo parte almeno 200 terroristi.
La facciata dell'Hotel Taj mahal,
preso d'assalto dai terroristi
I LUOGHI PIU' FAMOSI - Altre tre persone sono rimaste uccise da una bomba che ha investito un taxi nella vicinanze. Secondo i media indiani, vi sono sparatorie ancora in corso vicino ad alcuni edifici dell'area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano l'Oberoi, il Taj Mahal e altre luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold's. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell'area di Crawford market.
ITALIANI COINVOLTI- L'esercito indiano ha dato l'assalto anche all'hotel Oberoi dove alcuni terroristi si sono asserragliati. Nello stesso albergo, chiuse nella loro camera, si trovano due italiane: una donna e una bambina di sei mesi. Il consolato italiano a Mumbai è in contatto telefonico con la donna. Lo riferisce ai microfoni di Sky Tg24 Francesco Venti, responsabile dell'Assistenza degli italiani a Mumbai. Oltre alla donna, nell'hotel ci sono altri connazionali.
DUE PRESUNTI TERRORISTI UCCISI, NOVE ARERSTATI - Due presunti terroristi sono stati uccisi e altri nove sono stati arrestati in seguito agli attacchi. Ne hanno dato notizia le autoritá indiane.
FARNESINA IN CONTATTO - La Farnesina ha stabilito un contatto con quegli italiani che sono stati sin qui sfollati dagli alberghi oggetto degli attacchi. Tuttavia, cittadini italiani risultano ancora presenti all'interno dei due alberghi coinvolti, e con alcuni di essi le autorità consolari riescono per il momento a tenersi in collegamento.La hall dell'albergo Oberoi è in fiamme, come riportato dalla televisione indiana Ndtv. Un testimone britannico ha riferito alla tv che i terroristi cercano chiunque abbia un passaporto britannico o statunitense. Al momento nella città indiana sono presenti circa 200 italiani. Un cittadino britannico che si trovava all'hotel Oberoi quando hanno fatto irruzione uomini armati, ha riferito alla televisione Sky News che un italiano è stato lasciato andare.
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