24/05/2009
Relazioni pericolose e web-dipendenti Nasce il partito dei nemici di Facebook
Relazioni pericolose e web-dipendenti Nasce il partito dei nemici di Facebook
Il fenomeno. Contestata la superficialità dei rapporti. E in molti decidono di cancellare il proprio profilo dalla Rete. I «no» ai social network. Scaparro: solo una vetrina per mettersi in mostra
MILANO — «Qual è il vantaggio di mettersi in mostra su una piazza virtuale con il pretesto di fare incontri interessanti?», chiede Fulvio Scaparro. L'amore ai tempi di Facebook è malato, se un comico finisce in carcere con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne conosciuta sul social network. E lo psicologo insiste: «Amicizia e amore acquisiscono valore con la riservatezza. La loro prova è nel quotidiano, nel frequentarsi, nel litigare: sono qualcosa di prezioso che presuppone lentezza. Ricevo molte lettere di genitori e insegnanti preoccupati».
L'entusiasmo, però, sta scemando. E i fanatici della prima ora cominciano a ricredersi. Perché trovato l'ex fidanzato, rintracciato quello che non ti filava al liceo e che adesso ha la pancia (ben gli sta), fatta «amicizia» con il cantante preferito, cosa resta di Facebook? Noia, direbbe il Califfo. Cioè: persone che non sentivi prima e che continui a non sentire dopo; presunti «amici» ai quali non hai mai mandato nemmeno un messaggio, ma che sono lì a mostrare a tutto il «Facebookmondo» che la tua rete sociale è ricchissima. Fino all'assurdo: i gruppi «Io non sono su Facebook» e «Io odio Facebook», cliccatissimi in inglese, che qualcosa vogliono dire, al di là dell'ossimoro, visto che si trovano sul «Librofaccia».
Nicola Savino non scherza. «Sottotitolo di Facebook: ci sarà un motivo se non ci vediamo da 30 anni, caro ex compagno di scuola...». E quando parla della sua esperienza con il social network ammette: «La scimmia dura tre settimane. Poi ti rimane quella sensazione strana: sì, hai trovato chi non sentivi dalle elementari, ma scambiate le domande di rito cos'altro gli dici? E poi non vorrei fare il brunettista, però Facebook è l'apoteosi del fannullone».
Il risultato è che sempre più utenti decidono di «suicidarsi», come si dice in gergo, cancellando il proprio profilo dalla Rete. Oppure sospendono l'attività, come Daria Bignardi, che su Vanity Fair ha scritto: «Non sono fatta per amare a metà... Ma con 4.959 amici e 7.096 in attesa di essere accettati, capite che mi sta venendo l'angoscia?».
Il partito dei detrattori cresce. «Ho provato a farci un giro sotto le mentite spoglie di mio fratello. Ma quando ho visto l'ex fidanzata del mio fidanzato "amica" del mio ex migliore amico, che a sua volta era "amico" del mio ex psicologo, sono rimasta sconvolta da quanto fosse facile il concetto di amicizia», racconta la scrittrice Chiara Gamberale.
Scoraggia anche il fenomeno del furto di identità. Lo spiega il Premio Campiello Opera Prima 2006. «Su Facebook ci sono quattro Marco Missiroli e nessuno di quelli sono io. Così sono diventato lo scrittore stronzo che non risponde ai messaggi. Non è solo un discorso di privacy. Non mi piace forzare i legami, accelerare le mie emozioni. Facebook è un illusionista: è una vetrina sociale di rapporti falsi. Ha fatto aumentare tradimenti, divorzi, violenze. Sono l'unico a scrivere le lettere come una volta?». Ha in mente relazioni autentiche la iena Paolo Kessisoglu, antidivo della tv generalista: «Ci ho provato, ma non mi ha preso: Facebook è un mezzo che assicura la quantità e non la qualità. Per me il progresso è tornare indietro, a un modo di vivere più semplice, che ha a che fare con i rapporti umani e con il sentirsi parte della natura».
E mentre parla al telefono, l'autore barbaricino Salvatore Niffoi è davanti a una montagna di lettere scritte a mano. «Rispondo a tutte, per email. Ma Facebook no, è una forma di guardonismo micidiale: è come imparare a fare l'amore leggendo i giornaletti porno».
Elvira Serra
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Facebook
29/04/2009
La rivincita di MySpace
La rivincita di MySpace
“Sì, è vero: dal punto di vista di social network puro abbiamo qualcosa, e forse anche più di qualcosa, da invidiare a Facebook”. Non si fa problemi ad ammetterlo Francesco Barbarani (nella foto), il country manager di MySpace Italia. La community online di proprietà della News Corp. di Rupert Murdoch pur mantenendo la leadership americana tra i siti di social networking, l’anno scorso ha dovuto cedere la scettro del primato mondiale al rivale Facebook.
Un doloroso passaggio di consegne che recentemente è costato il posto all’ad e co-fondatore Chris DeWolfe per l’ex di Facebook Owen Van Natta. Ma un sorpasso che non spaventa il sito da sempre declinato alla musica – 5 milioni le band musicali nel mondo che hanno un profilo su MySpace -, che ora punta a un posizionamento in Rete un po’ diverso. Anche per sdoganarsi dal fenomeno-Facebook – ormai e a vario titolo sulle prime pagine dei giornali quasi tutti i giorni -, ma non solo. “Ci vedo più simili a Yahoo! o America Online. Basta solo considerare che facciamo parte dell’impero di Murdoch: dai giornali cartacei e online a Fox a Sky, possiamo contare su una quantità e una qualità di contenuti che definirei pazzeschi”, ci spiega Barbarani. “Quindi è solo questione di tempo, poco, perché si arrivi a mettere in campo le nostre sinergie: MySpace diventerà quello che definisco un portale di nuova generazione, un sito anche di contenuti premium che offriremo ai nostri 150 milioni di utenti”. Ovviamente a pagamento, come la filosofia del magnate australiano insegna.
Una natura diversa per i due siti concorrenti - tutt’e due precoccupati e altrettanto allettati dall’ascesa del giovane Twitter - che è testimoniata anche dalle cifre dei ricavi. Mentre Facebook, al pari dell’altro fenomeno YouTube, fatica a monetizzare i propri grandi numeri, MySpace per il 2008 ha generato ricavi per quasi un miliardo di dollari. Una maggiore attenzione all’advertising online, dai banner profilati ai Secret Show sponsorizzati, che – insieme a un filtro più attento ai contenuti che è valso il premio di Altroconsumo – ha forse raffreddato l’animo a molti utenti, più attratti dalla semplicità e “pulizia” di Facebook. Ma che facilmente disegna il presente e futuro della community nata a Los Angeles. Francesco Barbarani: “Abbiamo un lavoro da sviluppare con i nostri utenti, ma anche con le aziende. Perché, soprattutto in questo periodo di crisi, è interese delle aziende stesse creare “amicizie” con l’utente. Le aziende devono letteralmente flirtare con i clienti. È il concetto dei “Lovemarks”, un lavoro di marketing che inizia su MySpace e che arriva fino al signolo utente per fidelizzarlo”.
Business e sentimenti, dunque. Aziende che amano i propri consumatori e che da loro si fanno amare. Ecco la formula su cui punta il “nuovo MySpace”. “Abbiamo un’attenzione maniacale per i nostri utenti, il nostro team qui in in Italia si preoccupa di scrivere ai nuovi utenti, ogni giorno rispondiamo sempre a tutti quelli che ci scrivono. Diciamo che non siamo “democratici” tra virgolette come Facebook, ma che ai nostri utenti vogliamo davvero bene”. Sorride Barbarani. E per far capire come MySpace sia presente e attivo sul territorio cita i progetti di Genova – la prima città italiana, e forse non solo, che dialoga con i cittadini attraverso il sito -, quello con la Fondazione De Andrè per far musicare da band sconosciute quattro testi inediti del cantante, infine il concorso per scrivere la colonna sonora dello spot dell’associazione Soleterre Onlus, con cui il portale lavora da tempo.
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