05/03/2010

Napoli: falsi ciechi

 

Truffatori restituiscono all'Inps i soldi dell'imbroglio

 

NAPOLI - Stanno restituendo i soldi all’Inps. E lo fanno presentandosi in Procura, assieme al proprio avvocato, depositando buste di quattrini ritenuti proventi della grande truffa delle pensioni di invalidità.

Finti ciechi, finti accompagnatori di invalidi, soldi cash: tremila, quattromila euro alla volta, tante scuse e la speranza di un patteggiamento che allontani una volta e per sempre (almeno su questo versante) i riflettori dai vicoli del Pallonetto di Santa Lucia. Dopo gli arresti e le confessioni della prima ora, anche il parziale risarcimento del danno, reso possibile da un espediente concepito ad hoc dalla Procura di Napoli: che ha acceso un conto corrente presso l’Inps, dove veicolare i depositi degli indagati che arrivano in questi giorni nella torre blindata del Centro direzionale.

Un sistema rapido, voluto dal capo del pool mani pulite Francesco Greco, dal pm Giuseppe Noviello, che consente di recuperare parte di una truffa che, secondo i calcoli, avrebbe causato un buco di un milione di euro alle casse dello Stato. Intanto, la Procura di Giovandomenico Lepore ha messo a segno una nuova mossa per chiudere il cerchio attorno agli indagati: sono stati firmati, infatti, i decreti di giudizio immediato a carico di 64 imputati. Si va, dunque, verso un processo sprint.

Niente fase preliminare, né camera di consiglio del gup, di fronte a prove video che risultano schiaccianti (sedicenti ciechi che guidano l’auto), in un’inchiesta rafforzata nelle ultime settimane da dichiarazioni di reo-confessi, ma anche da diverse intercettazioni telefoniche e ambientali. Chiara la strategia della Procura: fissare il giudizio immediato per i beneficiari della truffa delle pensioni per finti invalidi e tenere aperta l’inchiesta per le «menti», per i presunti organizzatori dell’affaire.

In cella, restano tre esponenti dello stesso nucleo familiare: il consigliere della Municipalità di Chiaia Salvatore Alajo, suo padre Luigi, sua moglie Alexandra Danaro (difesa quest’ultima dai penalisti Arturo Frojo e Giuseppe Ricciulli, si dice estranea alle accuse articolate dalla Procura), in un’inchiesta che sta scavando da mesi in uffici e palazzi istituzionali. Indagano i carabinieri del comandante provinciale Mario Cinque, in una vicenda che vede impegnati gli uomini del capitano Federico Scarabello e del luogotenente Tommaso Fiorentino. Sott’accusa, come presunti organizzatori della truffa, anche la 58enne Assunta Nardi, madre di Salvatore e moglie di Luigi Alajo (che resta ai domiciliari per problemi di salute), mentre è in cella il presunto braccio destro del consigliere circoscrizionale, il 53enne Ciro Giardulli.

Oltre settanta indagati, le ipotesi di associazione per delinquere, truffa e falso, in una vicenda investigativa che ora sta battendo nuove piste, nuovi livelli di responsabilità: si cercano talpe interne agli organi istituzionali, oltre al Comune e agli uffici circoscrizionali, anche nelle Poste e nell’Inps, ma anche possibili collusioni con gli ambienti medici e sanitari.

C’è l’ipotesi che centinaia di certificati siano stati falsificati, poi travasati in attestati con tanto di bollo (falso) del Comune, per finire all’Inps, l’ultimo stadio della truffa che consentiva di spillare pensioni (da 400 a 1200 euro mensili), senza contare poi gli arretrati che sarebbero finiti nelle tasche degli organizzatori. C’è un livello tutto da scoprire, come sembrano suggerire lettere, bigliettini e chiacchiere intercettate in queste settimane durante i colloqui di Salvatore Alajo. Che, disperato, avrebbe lanciato un ultimatum ad ex soci in vena di collaborazione: «Mi sto facendo la galera, ma se parlo io succede uno scandalo mai visto, una cosa che rimarrà per mesi sui giornali».

Leandro Del Gaudio

19/02/2010

Funzionario del Cardarelli intasca tangente da un imprenditore: arrestato

 

Napoli, operazione della guardia di finanza. indagine dei pm la ragione e novelli. Ha preso una «mazzetta» da 1000 euro per un appalto alla rete informatica: aveva già incassato 14.400 euro

 

 

L'ospedale Cardarelli di Napoli

 

NAPOLI - Lo scambio di mazzette, ormai, è una vera e propria emergenza in tutta Italia. Teatro della presunta corruzione, stavolta, è l'ospedale Cardarelli di Napoli, il più grande del Sud. Giuseppe Mongirulli, napoletano di 58 anni, funzionario dell'ufficio tecnico del nosocomio, stamane è stato arrestato dopo essere stato colto in flagranza di concussione dalla Guardia di finanza che lo ha sorpreso mentre riceveva una tangente di circa 1000 euro, in piazza Medaglie d'oro al Vomero, da un imprenditore che si era aggiudicato un appalto.

LA «RATA» - Si trattava della «rata» di una mazzetta ben più consistente. Il pubblico ufficiale aveva ricevuto, infatti, nell'arco di pochi mesi, da febbraio a luglio 2009, somme di denaro per un totale di 14.400 euro più tre telefoni cellulari. L'indagine è condotta dai pm Ettore La Ragione e Giancarlo Novelli della sezione «Mani pulite» della Procura di Napoli, coordinata da Francesco Greco.

FILMATO - Gli investigatori hanno accertato che tra l'imprenditore e il funzionario nei giorni scorsi c'erano stati diversi contatti telefonici culminati nell'appuntamento di questa mattina a piazza Medaglie d'oro. L'incontro è stato filmato dalle Fiamme gialle. «Me li ha dati un amico» è stata la difesa a caldo del funzionario. Ma non ha retto. Ora saranno avviate indagini sul patrimonio di Mongirulli per appurare se il funzionario abbia intascato o meno altre mazzette, oltre quelle già note. Per questo motivo sono avvenute perquisizioni sia presso l'ufficio e il domicilio dell'arrestato sia presso un negozio di complementi di arredo gestito dalla moglie.

L'APPALTO - Riguardava la manutenzione della rete informatica e degli impianti radio e audio-video del Cardarelli. Mongirulli era stato designato quale «responsabile unico del procedimento» e direttore dei lavori.

LA DENUNCIA - Dopo che la «dazione» era diventata sempre più alta, fino a diventare insostenibile. Da settembre 2009, l'imprenditore si era venuto a trovare in crescenti difficoltà finanziarie per i ritardi nei pagamenti da parte del Cardarelli. Così Mongirulli aveva chiesto di diventare una sorta di «socio di fatto» nell'appalto, pretendendo la metà dei profitti dell'appalto che lui aveva stimato in 38.500 euro (l'importo complessivo della gara era di 125.600 euro).

Titti Beneduce

18/02/2010

Cosentino si dimette da coordinatore e da sottosegretario

 

L'esponente del Pdl, coinvolto nell'indagine della Procura di Napoli sui presunti rapporti con la malavita organizzata del Casertano, lascia ogni incarico "per evitare strumentalizzazioni".

 

Nicola Cosentino (Eidon)
Nicola Cosentino (Eidon)
ROMA- Nicola Cosentino lascia l'esecutivo. L'onorevole ha infatti rinunciato al suo incarico da sottosegretario all'Economia e si è dimesso anche da coordinatore regionale del Pdl campano. «Mi sono dimesso perché voglio liberare il campo da ogni strumentalizzazione in vista della campagna elettorale» ha detto Cosentino all'Adnkronos. Si tratta di «dimissioni irrevocabili», ha sottolineato la portavoce dell'esponente di maggioranza.

IL NODO CASERTA - Sullo sfondo della decisione di Cosentino ci sarebbe il nodo delle candidature a Caserta. Il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini hanno deciso infatti che il Pdl sosterrà il candidato dell’Udc Domenico Zinzi alla presidenza della Provincia di Caserta, feudo elettorale di Cosentino. All'accordo tra centrodestra e centristi il sottosegretario e una parte del Pdl campano si erano fieramente opposti, rivendicando la necessità di un candidato Pdl e indicando come possibile uomo del Popolo delle Libertà il senatore Pasquale Giuliano. Mercoledì Cosentino ha visto personalmente il premier e, a quanto viene riferito, Berlusconi avrebbe condiviso le sue ragioni ma avrebbe fatto capire di non poter fare altrimenti. Cosentino, riferisce chi è vicino e ha sentito il sottosegretario di governo dimissionario, avrebbe lasciato tutti i i suoi incarichi proprio ritenendo «l'accordo con l'Udc non più politico ma solo poltronistico». «Non mi posso sentire commissariato» è stato lo sfogo di Cosentino.

LE PAROLE DEL PREMIER - La decisione dell'esponente di maggioranza, indagato per concorso esterno in associazione camorristica e accusato dai pentiti di essere il referente politico del clan dei Casalesi, arriva inoltre nel giorno in cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato che «le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l'Ufficio di presidenza a decidere caso per caso», specificando che chi commette reati deve andare fuori dai partiti.

«CI SPIEGHINO IL RIPENSAMENTO» - La notizia delle dimissioni di Cosentino ha comunque colto di sorpresa il mondo politico. Il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, è intervenuto in aula alla Camera per chiedere conferma delle dimissioni. «Dato che su iniziativa del Pd e delle opposizioni è stata presentata una mozione di sfiducia che venne respinta dalla Camera, vorremmo sapere adesso quali fatti nuovi hanno determinato le dimissioni di Cosentino» ha detto l'ex leader dei democratici. L’intervento di Franceschini è stato accolto da un applauso dei deputati Pd e dell’Italia dei valori. A Franceschini fa eco Pier Luigi Bersani: «Avevamo chiesto mesi fa le dimissioni di Cosentino. Allora la maggioranza le respinse, ora abbiamo chiesto, tramite il capogruppo, che il governo ci spieghi quali novità ci sono e ci spieghi il ripensamento» ha detto il leader del Pd. Per il presidente dei deputati dell'Italia dei Valori Massimo Donadi la scelta di Cosentino è «solo la conclusione di una questione di potere interna al Pdl in Campania, se non una mossa elettorale. E comunque le dimissioni sono tardive ed insufficienti. Cosentino è accusato di reati gravissimi e di collusione col clan dei Casalesi. Se vuole davvero dare un segnale positivo e credibile, si dimetta da deputato e corra a farsi processare» ha detto il dipietrista. Al contrario, per il vice-capogruppo alla Camera Italo Bocchino «le dimissioni di Cosentino vanno respinte dai vertici del Pdl, al fine di garantire un suo contributo in campagna elettorale e per evitare che nella vicenda dell’alleanza con l’Udc appaia che ci sono vincitori e vinti».

Redazione online

08/02/2010

«Al San Paolo con la maschera di Collina» Napoli, la provocazione impazza sul web

 

Tam tam in rete. già Molte le adesioni all'iniziativa: domenica sfida con la capolista inter. L'ironica proposta per le ultime sviste contro la squadra di Mazzarri. Il precedente: i ceki agli Europei 2000

 

 

La maschera di Collina sul sito Sportacademy

 

NAPOLI - Tutti al San Paolo contro l'Inter con la maschera del designatore arbitrale Pierluigi Collina. È la proposta per contestare con ironia le ultime sviste degli arbitri italiani nei confronti del Napoli, lanciata dal blog Azzurrissimo.it. La provocazione già ha raccolto alcune adesioni e impazza sul web. In giornata, se ne è parlato anche a Radio Marte.

Scrive il giornalista Rai Antonello Perillo, ideatore del blog: «Seguo il calcio da una vita, come tifoso e come giornalista, e devo dire che raramente ho visto da parte di un arbitro errori a ripetizione in una sola partita come quelli che il signor Damato ha messo in mostra in Udinese-Napoli. Preferisco guardare oltre e suggerire ai tifosi azzurri di sostenere il presidente De Laurentiis puntando su una caratteristica tutta partenopea: quella dell'ironia. Il calendario ci riserva un'occasione straordinaria, se ben sfruttata. Domenica sera, in diretta su Sky, c'è la partitissima contro l'Inter, che farà registrare anche un incasso record. Perchè non accogliere il direttore di gara con una manifestazione... carnevalesca? Tutti con la maschera di Pierluigi Collina!».

Un tipo di contestazione non nuova per l'arbitro, iscritto alla sezione Aia di Viareggio, città del Carnevale. «Molti di voi ricorderanno che l'attuale designatore degli arbitri fu contestato proprio in questo modo da migliaia di tifosi della Repubblica Ceca durante gli Europei del 2000 - prosegue Perillo - dopo giorni di feroci polemiche per aver concesso un rigore inesistente all'Olanda. Per contestare Collina i supporter di Nedved crearono e indossarono una maschera a forma di crapa pelata, vagamente somigliante a E.T. Al San Paolo si potrebbe fare qualcosa del genere. Mi sembra un modo pulito e mediaticamente efficace per chiedere più attenzione all'intera classe arbitrale. L'ironia contro le ingiustizie dei potenti. Siamo o non siamo tutti figli di Pulcinella? A volte un pernacchio vale più di urla, fischi e striscioni».

Redazione Online

28/01/2010

A Ischia è guerriglia, scontri per difendere le case abusive: sassaiola e feriti

 

Barricate dei proprietari che cospargono la strada di accesso di nafta. Cariche della polizia, sei agenti feriti


 

 

Video amatoriale da "IO REPORTER"

NAPOLI - Alle fine è esplosa la «rivolta». Da una parte centinaia di residenti in difesa dei seicento manufatti abusivi (si partiva stamane con l'abbattimento di una casa in via Monte Cito a Casamicciola), dall'altra la polizia in tenuta antisommossa. Un confronto che, per tutta la notte, si è tenuto sul filo della tensione, non mancando qualche ruvidezza e qualche provocazione.
Poi alle 9, quando le ruspe si sono presentate per il «lavoro», il caos è diventato totale. La polizia ha caricato i manifestanti in località «Fango», nel comune di Casamicciola, riuscendo ad allontanarli dalla sede stradale. I manifestanti avevano bloccato con una barricata la piccola strada attraverso la quale si accedeva all’abitazione da demolire, lanciando sassi e bottiglie nei confronti delle forze dell'ordine (sei agenti feriti, prognosi da due a sei giorni). Attimi di vero terrore quando alcuni «rivoltosi» hanno cosparso di nafta la sede stradale per impedire l’ accesso delle ruspe e costruito uno sbarramento con dei camion ed una barricata.
La zona è ora presidiata da circa 200 agenti e carabinieri, mentre il giudice monocratico, Giovanni Carbone, ha respinto la sospensione degli abbattimenti. come chiesto in un ricorso

 

Una fase degli scontri (Ansa)
Una fase degli scontri (Ansa)

RICORSO RESPINTO - Secondo quanto apprende l'agenzia il «Velino», non ci sarebbero stati i presupposti giuridici per accogliere la richiesta di sospensiva. La notizia rischia di far salire ulteriormente la tensione a Ischia dove manifestanti e forze dell'ordine attendono l'ufficialità della sentenza. E il procuratore aggiunto di Napoli, Aldo Chiara, commenta. «Non ci sono ostacoli di natura giuridica per procedere alla demolizione».

NOTTE DI TENSIONE - Già ore prima, in una notte freddissima, Ischia aveva conosciuto momenti di paura. Trecento manifestanti avevano affrontato con barricate e lanci di sassi 150 poliziotti e alcune decine di carabinieri sbarcati da Napoli con un ordine di demolizione per una casa abusiva. La Procura di Napoli l’aveva disposta in seguito a una sentenza passata in giudicato. Sospesa per qualche giorno in seguito a pacifiche manifestazioni di protesta, è ora diventata esecutiva e il clima si è fatto pesante. La demolizione doveva , infatti, essere eseguita il 19 gennaio scorso, ma un gruppo di cittadini aveva inscenato un «muro umano» davanti all’accesso della casa da abbattere, e il procuratore aggiunto Aldo De Chiara aveva prospettato una sospensione temporanea. Decisione accolta con favore dal comitato che si oppone alla demolizione, che, a detta degli organizzatori, sostiene una «battaglia sociale» «per il diritto alla casa».

CORTEO CON 3000 PERSONE - Pochi giorni dopo, centinaia di studenti delle scuole medie superiori si erano recati a Casamicciola per esprimere la solidarietà alla famiglia destinataria del provvedimento giudiziario, un picchetto che non ha praticamente mai abbandonato l’ingresso alla casa, davanti al quale si è tenuta perfino una veglia di preghiera.
Due giorni fa, un corteo di 3000 persone aveva sfilato tra Lacco Ameno e Ischia, esponendo striscioni e gridando slogan. Molte le case abusive sull’isola, soggetta a vincolo paesaggistico e ambientale, che rischiano l’abbattimento. Tra queste, non solo giganti di cemento ma anche comuni abitazioni.

LE CARICHE - Alla fine di un lungo braccio di ferro, le forze dell’ordine hanno deciso di intervenire, con l’obiettivo di smantellare le barricate e rendere eseguibile la sentenza. Durante una prima carica contro i manifestanti, alcuni dei quali a volto coperto e muniti di bastoni e pietre, alcuni poliziotti sono rimasti leggermente feriti (tra questi il primo dirigente della Questura di Napoli Luigi Peluso, colpito da un oggetto alla fronte), e alcune donne che partecipavano alla protesta hanno dato in escandescenze. Una decina di persone è stata sottoposta a fermo.

ANCHE A PIANURA - Tensione tra polizia ed inquilini di un edificio abusivo destinato alla demolizione anche a Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli. Questa mattina le forze dell’ordine hanno scortato i tecnici del Comune incaricati di procedere alla demolizione ed hanno avviato l’evacuazione di uno stabile in via Torciolano. Uno degli occupanti dello stabile è salito sul tetto dell’edificio ed ha cominciato un lancio di pietre contro gli agenti. L’uomo è stato fermato e trasferito nel commissariato di zona. Sul posto gli occupanti dello stabile e polizia si fronteggiano in attesa della decisione di procedere o meno oggi stesso alla demolizione.

18/01/2010

Milan travolgente. Juve a picco, Napoli quarto: highlights

 

Nel posticipo della 20.a di serie A (tutta in HD su SKY) il Palermo ferma sullo 0-0 gli azzurri. I rossoneri liquidano il Siena con un 4-0. I bianconeri cedono al Chievo 1-0. Toni lancia la Roma al terzo posto. Fiorentina ko.

 

 

Milan vs Siena

E ora dipende tutto, o quasi, dal Milan. Era quello che chiedeva la società rossonera: potersela giocare fino in fondo concentrati sulle proprie prestazioni. Il passo falso, nell'anticipo di Bari, dell'Inter era una occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Il Milan non ha fallito il compito battendo il Siena 4-0 in una gara condizionata dall'espulsione, dopo 10', del portiere Curci per un fallo da rigore su Borriello. Proprio il centravanti rossonero, in predicato di non giocare, ha permesso alla formazione di Leonardo di sbloccare la gara (con il rigore procurato e poi trasformato da Ronaldinho) andando poi a mettere in cassaforte il risultato con una perla di rara bellezza: sinistro al volo ad incrociare. E Ronaldinho ha completato la festa milanista con la sua tripletta personale determinata da un insolito gol di testa e da un destro all'incrocio dei pali. I rossoneri, dunque, salgono a -6 dall'Inter con una partita in meno e col derby tutto da giocare.

Dopo i presunti segnali di ripresa in Coppa, la Juve torna ancora in crisi con la sconfitta rimediata a Verona. Nel giorno dell'esordio di Paolucci i bianconeri incassano un 1-0 firmato Sardo e perdono il terzo posto che vale l'accesso diretto ai gironi di Champions. Ne approfitta la Roma che con un Toni tornato in grande forma liquida fin troppo semplicemente la pratica Genoa 3-0. L'ex centravanti del Bayern segna al 45' e al 60' dopo che Perrotta aveva aperto le danze al 17'.

Spreca un'ottima chance la Fiorentina che perde in casa contro un Bologna affamato di punti. Felsinei in vantaggio con Gimenez al 28'. Il raddoppio è di Di Vaio, mentre Mutu accende il finale accorciando le distanze. Termina 2-1 per la formazione di Colomba che conquista un importante successo in chiave salvezza. Sempre in coda l'Atalanta vince lo scontro diretto con la Lazio con un netto 3-0. Sugli scudi Doni autore di una doppietta. Non riesce a vincere la Sampdoria che pareggia in casa col Catania, 1-1. Finisce a reti inviolate Parma-Udinese con gli emiliani capaci di sbagliare un calcio di rigore con Amoruso e di chiudere il match in 10 per il rosso a Galloppa.

Nel posticipo il Napoli aveva la possibilità di portarsi da solo al terzo posto in classifica battendo il Palermo. Ma l'euforia ed il calore del San Paolo non hanno potuto nulla contro gli uomini di Delio Rossi che hanno venduto cara la pelle e sono andati vicinissimi alla rete nel primo tempo. Al 21’, infatti, Orsato vede un contatto tra Rinaudo e Cavani in area azzurra e decreta il calcio di rigore per i siciliani. Dal dischietto Miccoli però si fa ipnotizzare da De Sanctis. Nella ripresa i ritmi si abbassano ed i ritmi scemano. Napoli-Palermo finisce 0-0. Per gli azzurri, che scalano al quarto posto in classifica a quota 34, si tratta del 13esimo risultato utile consecutivo.

 

17/01/2010

Napoli, la truffa dei «falsi pazzi»: 400 malati di mente nella stessa zona

 

Un ramo dell'inchiesta sulle pensioni di invalidità. Le indagini dei carabinieri dopo la scoperta dei falsi ciechi che guidavano e leggevano il giornale

 

NAPOLI - Oltre ai «falsi ciechi» smascherati a dicembre potrebbero esserci, a Napoli, nel quartiere del «Pallonetto di Santa Lucia», anche numerosi «falsi pazzi», finti malati di mente titolari di assegni di invalidità. È questo il sospetto degli investigatori che, nei giorni scorsi, hanno acquisito negli uffici alcuni atti. Si tratterebbe, come riferiscono alcuni giornali, di un nuovo filone dell'inchiesta sui falsi ciechi che nel dicembre scorso ha portato agli arresti domiciliari 53 persone, per la maggior parte legate da vincoli di parentela, che hanno percepito per mesi assegni di invalidità. Le immagini delle telecamere usate dai carabinieri per documentare la truffa mostrano i presunti ciechi che guidano auto e moto, e uno che addirittura legge il giornale mentre attende il suo turno in un ufficio postale per ritirare la pensione d'invalidità. Per rendere ogni cosa più credibile, alcuni avevano provveduto a modificare con alcuni programmi di fotoritocco le pupille dei loro occhi nelle foto che venivano poi allegate alle pratiche.

TUTTI NELLA STESSA ZONA - Ora l'attenzione è stata puntata sugli assegni di invalidità concessi a presunti malati di mente: sarebbero oltre 400, tutti nella stessa zona del centro storico. Troppi, rispetto alla media degli altri quartieri cittadini: e così sono scattate le verifiche. Nel corso delle indagini sui falsi invalidi, coordinate dalla procura della Repubblica e partite a settembre, i militari dell’Arma hanno scoperto l’esistenza di un’organizzazione criminale attiva da circa tre anni. La banda, attraverso la falsificazione di documentazione medica e amministrativa, era riuscita a far erogare false pensioni di invalidità a numerosissime persone che, in realtà, non avevano alcun tipo di problema, causando ingentissimi danni alle casse pubbliche. Per gli investigatori, il regista della truffa sarebbe un consigliere della I Municipalità di Napoli, Salvatore Alaio, che è stato fermato a dicembre. Il politico però continua a dirsi innocente. Il padre di Alaio ha denunciato di essere stato vittima, nei giorni scorsi, di un sequestro-lampo. Un aspetto che è oggetto di approfondimento da parte degli investigatori.

Redazione online

14/01/2010

Napoli, una rete negli uffici della Dia

 

Quattro indagati per fare spionaggio privato

 


NAPOLI - La «rete» comincia a prendere forma, la presunta centrale di spionaggio si arricchisce di nomi e di circostanze inquietanti. La svolta è arrivata la scorsa notte, quando la Procura di Napoli firma quattro decreti di perquisizione a carico di due esponenti della Direzione investigativa antimafia di Napoli, di un agente di polizia giudiziaria della Procura, di un cittadino comune. Gravi le accuse: per mesi, gli indagati (ma il numero è destinato a crescere in queste ore) avrebbero messo in piedi un centro di spionaggio, svolgendo indagini private per conto del migliore offerente. Forti di mezzi potenti e invasivi - gli archivi Dia, i sistemi di ricezione di clip audio e video - gli indagati avrebbero pedinato ignari cittadini, avrebbero studiato per ore «le vite degli altri», in cambio di compensi in denaro.

Accuse gravi, che attendono la replica difensiva, sostenuta dai penalisti Francesco Cioppa e Dario Russo, in una vicenda in cui è opportuno rispettare il principio di non colpevolezza delle persone coinvolte. Associazione per delinquere finalizzata «all’investigazione privata abusivamente esercitata», quattro indagati, dunque: Giuseppe Savarese, ritenuto capo promotore della presunta spectre; il collega sostituto commissario Dia Davide Di Paoli; l’agente di pg in Procura Domenico Salemme; sott’accusa anche un quarto personaggio, Antonio Marcello Migliore, legato a Savarese da un rapporto di amicizia. Inchiesta in corso, al lavoro i pm Enzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli, pool guidato dall’aggiunto Rosario Cantelmo, che hanno affidato in piena sinergia investigativa accertamenti e perquisizioni al capocentro Dia Maurizio Vallone.

Qual è l’ipotesi degli inquirenti? Si parte dall’analisi di un tariffario, che avrebbe scandito l’attività illegale di agenti e presunti faccendieri: cinquanta euro l’ora per un pedinamento, prezzi a salire per le altre prestazioni professionali, in relazione ai posti (s’indaga su mission private anche in Brasile) e della difficoltà degli incarichi. Al momento, sarebbero stati accertati quattro o cinque incursioni nella sfera privata di persone non sottoposte ad indagini, target inconsapevoli di una rete di informazioni ritenuta abusiva. In alcuni casi, gli agenti si sarebbero introdotti all’interno di appartamenti privati, piazzando microspie e videoregistratori in domicili privati ed estranei a indagini autorizzate.

Una svolta nell’inchiesta scandita da colpi di scena: lo scorso settembre, l’arresto di Giuseppe Savarese, ex esponente del gruppo «Fedra», specializzato in Dia nelle indagini sui grandi appalti del comparto sicurezza, sui rapporti tra politica e imprese. Finisce in cella con l’accusa di aver maneggiato e reso pubbliche le schede personali di indagati della «appaltopoli» napoletana, in una vicenda culminata un anno fa negli arresti (poi revocati) dell’imprenditore Alfredo Romeo e di tre ex assessori comunali.

Da allora, si sono moltiplicati sopralluoghi e perquisizioni, a partire da un’ipotesi tutta da verificare: Savarese sarebbe stato a capo di una rete illegale, capace di accendere i riflettori (a pagamento?) sulle storie di tutti i giorni di notabili e uomini comuni. Indagine che rimanda a un sospetto inquietante: la disperazione dell’assessore Giorgio Nugnes, suicida a novembre del 2008, finito probabilmente al centro di fughe di notizie clamorose e illegali.

Ai carabinieri che lo arrestarono per gli scontri di Pianura, ma anche ai giornalisti incontrati il giorno prima di morire, Nugnes confidò il timore di essere finito nel mirino dei «servizi segreti». Disse che c’era chi «aveva i tabulati di tutte le sue telefonate», era angosciato dai «servizi segreti». Una domanda, a questo punto: Nugnes era finito nella rete dello spionaggio clandestino?

Leandro Del Gaudio

Clochard ucciso nell’acqua gelata

 

Un marocchino di 37 anni è stato trovato senza vita. «Rimasto ore con gli abiti bagnati». La denuncia dei volontari che si occupano dei senzatetto: è stato aggredito da un gruppo di giovani

 

NAPOLI - Non è stato soltanto il freddo a uccidere Yussuf Errahali, marocchino di 37 anni trovato morto martedì mattina su una panchina nella centralissima piazza Cavour, davanti alla stazione della metropolitana. Anzi, per quanto la temperatura della notte fosse stata gelida, Yussuf probabilmente l’avrebbe sopportata: non era la prima volta che dormiva in strada, ci dormiva sempre, come ci dormono in tanti in quella piazza di Napoli e in molte altre piazze e strade, soprattutto in prossimità delle stazioni ferroviarie. Però Yussuf la temperatura vicina a zero gradi l’ha affrontata inzuppato d’acqua gelata, dopo che un gruppo di balordi l’aveva buttato in una fontana lì a due passi e lui, intontito cronico per una vita consumata a scolare bottiglie e a cercare i soldi per la droga (fino all’altro giorno era in ospedale per un trattamento sanitario obbligatorio di disintossicazione), non ha saputo reagire, e nemmeno è stato capace di tirarsi su in fretta. È rimasto lì chissà per quanto tempo, e anche quando ne è uscito non aveva certo un posto dove andare a asciugarsi, cambiarsi e prendere calore.

L’inedita ricostruzione di quella che sembrava una tragedia della miseria (nella stessa notte a Napoli ce n’è stata un’altra: un uomo di 45 anni è stato trovato morto nei pressi di un’altra stazione della metropolitana) è di Stefano Piedimonte del Corriere del Mezzogiorno, che ha rintracciato testimoni e particolari. Ad accorgersi delle particolari condizioni di Yussuf sono stati i medici del 118 intervenuti tra le nove e le dieci di martedì su segnalazione di alcuni passanti. Hanno visto che l’uomo aveva i vestiti inzuppati, ma in quel momento hanno cercato di rianimarlo, hanno fatto tutte le manovre possibili, prima di arrendersi e rassegnarsi all’idea di essere intervenuti troppo tardi. Ma il racconto di quello che era successo la notte lo si deve ai volontari dell’associazione «Il Camper», operatori sociali che, per conto del Comune, girano la città cercando di portare assistenza a chi ne ha bisogno. È stato con loro che si sono confidati quelli che durante la notte avevano assistito all’aggressione subita da Yussuf. È gente che vive in strada, abituata alla diffidenza di molti: comprensibile che cercassero qualche faccia amica per raccontare quello che avevano visto. Non lo hanno fatto con i vigili urbani né con la polizia, ma con i volontari sì. E tutti hanno riferito la stessa scena: a buttare il marocchino nella fontana sarebbe stato un gruppetto composto per lo più da giovani e giovanissimi che già in altre occasioni si erano fatti vivi da queste parti e sempre per insultare e aggredire. Stavolta hanno fatto di peggio, al pari di quelli (sempre che non siano gli stessi) che nel settembre scorso diedero fuoco a un anziano che dormiva davanti alla stazione: non lo uccisero, ma da allora quell’uomo non è mai più uscito da un ospedale, in un infinito calvario tra il centro grandi ustionati del Cardarelli, la rianimazione dello stesso ospedale, e una riabilitazione difficilissima.

Probabilmente si tratta di balordi che vengono dal vicino rione Sanità, un posto che è il simbolo delle contraddizioni di Napoli, dove avvengono scene come quelle riprese in un video che pochi mesi fa ha fatto il giro del mondo (l’omicidio in pieno giorno del pregiudicato Mariano Bacioterracino), ma dove vive e opera da anni un sacerdote come don Antonio Loffredo, che è riuscito a offrire ai giovani del quartiere opportunità di lavoro che in altre parti di Napoli se le sognano, e lo ha fatto utilizzando soprattutto il patrimonio artistico e culturale della zona, come le antichissime catacombe che portano al tesoro di San Gennaro.

Che siano venuti dalla Sanità o da qualche altra parte, comunque, agli aggressori di Yussuf Errahali sta dando la caccia la polizia, informata dagli operatori de «Il camper»: e rintracciare una banda di balordi non dovrebbe essere un’impresa troppo difficile.

 

Fulvio Bufi

Operazione antidroga in cinque regioni: 84 arresti

 

Il maxi blitz è scattato durante la notte. Tra le città interessate dall'operazione, oltre Catania, ci sono Napoli, Venezia, Caserta, Forlì, Ferrara e Biella

 

 

 

Un imponente blitz antidroga della polizia riguarda la Sicilia, la Lombardia, la Campania, il Piemonte, il Veneto e l'Emilia Romagna. Agenti della Squadra mobile della Questura etnea stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 84 indagati. All'operazione partecipano oltre 400 agenti con l'ausilio di reparti cinofili e elicotteri. Sono tre le diverse "bande" sgominate che, tra loro rivali, gestivano un vasto traffico di droga. Secondo quanto si è appreso le bande si rifornivano al rione Secondigliano di Napoli.

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