10/11/2011
I blogger denunciano i trafficanti e i narcos -killer li fanno a pezzi
I blogger denunciano i trafficanti e i narcos -killer li fanno a pezziNello stato messicano di Tamaulipas, al confine con il Texas. L’ultima vittima è stata fatta trovare alla base di una colonna e senza testa. Salgono a 4 le vittime
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08/11/2010
"El Ponchis", il killer 12enne che semina terrore in Messico
"El Ponchis", il killer 12enne che semina terrore in MessicoAssoldato dal Cartello del Pacifico Sud è famoso nella zona di Cuernavaca. Si è specializzato nel tagliare la gola agli avversari. I complici filmano gli omicidi e li diffondono sul web
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03/09/2010
Messico, scontro a fuoco con l'esercito uccisi 25 narcotrafficanti
Messico, scontro a fuoco con l'esercito uccisi 25 narcotrafficantiIl gruppo era stato localizzato durante un volo di ricognizione. Nell'operazione liberati tre ostaggi, recuperate 25 armi da fuoco, 4 granate e 23 veicoli
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04/07/2010
Intercettato il sottomarino della coca
Intercettato il sottomarino della cocaIl mezzo è stato individuato e sequestrato dalla Dea e dall'esercito dell'Ecuador. Trenta metri, periscopio, aria condizionata: così i cartelli della droga tentano di portare gli stupefacenti negli Usa
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| Il sottomarino sequestrato dalla Dea e dalle forze armate dell'Ecuador |
WASHINGTON – Dopo i semi-sommergibili, un sottomarino vero. Lungo trenta metri, con periscopio ed aria condizionata. Un mezzo navale per trasportare tonnellate di cocaina dal Sud America verso gli Stati Uniti. Un’operazione congiunta dell’esercito dell’Ecuador e della Dea americana ha permesso di scoprire l’unità in una zona al confine con la Colombia. Nascosto in un canale nella giungla, il battello avrebbe dovuto eseguire la prima “uscita” nella giornata di venerdì.
Per i servizi anti-droga si tratta di un segnale allarmante. Da diversi anni i trafficanti usano i semi-sommergibili per trasferire la cocaina in Messico, da dove poi prosegue - via terra - in direzione degli Usa. Si tratta di mezzi in fibra di vetro che procedono a pelo d’acqua e lasciano immersa gran parte dello scafo. Le condizioni all’interno del minisub – in grado di accogliere 10-12 tonnellate di “polvere” – sono piuttosto dure. I motori sprigionano calore, c’è poca aria e gli spazi sono angusti. Tanto è vero che gli equipaggi, di solito da 4-5 elementi, li chiamano le “bare”. Costo stimato di produzione: un milione di dollari circa. Quello che è stato invece scovato dalla Dea è un vero sottomarino, spinto da un motore diesel e con capacità operative maggiori. Anche la forma e la qualità dello scafo sembrano essere superiore ai battelli sequestrati in precedenza. Uno sviluppo temuto dai servizi anti-droga.
Per diverso tempo, i contrabbandieri hanno aggirato i controlli con i semi-sommergibili impiegati sulla rotta Colombia (o Ecuador)-Messico. Invisibili al radar, i mezzi possono essere avvistati solo dall’alto da un elicottero o da un aereo. E tenendo conto che l’area da pattugliare è enorme non è facile individuarli Poi, con il crescere dei controlli, specie lungo la costa, il numero dei minisub intercettati è cresciuto. E dal 1993 ne sono stati confiscati oltre 50. Una flottiglia. Ma a giudizio degli esperti decine di altri sono riusciti a compiere la loro missione di contrabbando. E un recente studio della Marina colombiana ha stabilito che il 45 per cento della cocaina prodotta nel paese raggiunge gli Usa proprio su battelli di questo tipo.
Guido Olimpio
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01/04/2010
Attacco dei narcos a 7 basi dell'esercito messicano, i cartelli pronti alla guerriglia
Attacco dei narcos a 7 basi dell'esercito messicano, i cartelli pronti alla guerriglia
Preoccupa il salto di qualità dei trafficanti che ora gestiscono veri e propri eserciti. Negli scontri morti almeno 18 criminali che hanno usato armi pesanti e blindati
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| Un soldato dell'esercito messicano (Ap) |
WASHINGTON (USA) – Un salto di qualità nella narco-guerra messicana. Commando legati al crimine organizzato hanno dato l’assalto a sette basi dell’esercito negli stati di Nuovo Leon e Taumalipas. Un’azione coordinata: i banditi hanno bloccato simultaneamente le caserme ed hanno poi iniziato a sparare. L’obiettivo era quello di impedire ai soldati di uscire. Forse una manovra per proteggere qualche traffico.
L'ASSALTO - Nell’assalto i narcos hanno impiegato numerosi mezzi blindati, usati come scudo e barricata per ostacolare i movimenti dei veicoli militari. Fonti ufficiali hanno rivelato che nella battaglia sono morti almeno 18 criminali e sono stati sequestrati mitra, granate e ordigni esplosivi rudimentali, simili a quelli usati in Iraq. L’attacco può davvero rappresentare un cambio tattico significativo con i narcos che non si limitino a pianificare agguati ma lanciano vere e proprie operazioni militari. Anche l’uso combinato di veicoli blindati ed esplosivi avvicina i banditi alle formazioni guerrigliere. Negli stati di Nuovo Leon e Taumalipas si danno battaglia da settimane due organizzazioni narcos una volta alleate: il cartello del Golfo e i Los Zetas. Uno scontro esploso per un omicidio ma che si è poi trasformato in una faida per il controllo di uno dei corridoi che portano la droga verso gli Stati Uniti.
Guido Olimpio
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15/03/2010
Messico: ora i narcos sfidano gli Usa
Messico: ora i narcos sfidano gli Usa
Per gli investigatori è la risposta alla scelta americana di appoggiare la polizia locale. Ucciso un dipendente del consolato statunitense di Ciudad Juarez e feriti i suoi due figli
WASHINGTON (USA) - Prima scena. Marito e moglie, dipendenti del consolato Usa di Ciudad Juarez (Messico) e cittadini americani, trucidati a colpi di armi automatiche a bordo della loro auto. Incolume per miracolo il figlio di pochi mesi. Seconda scena, pochi minuti dopo. Un messicano sposato con un’impiegata del consolato Usa di Ciudad crivellato di proiettili, feriti i due figli di 4 e 7 anni che si trovavano sul sedile posteriore della vettura. La moglie, che li seguiva con una seconda auto, ha assistito impotente all’agguato mafioso. Il triplice delitto ha colpito come una scossa la frontiera a sud del Rio Grande fino a raggiungere Washington dove la Casa Bianca ha espresso tutto il suo sdegno. Parole seguite dalla decisione di rimpatriare i familiari dei funzionari in servizio in 6 consolati americani nel nord del Messico.
PRIMO AVVERTIMENTO - Gli investigatori si mantengono prudenti sul movente degli attacchi ma gli osservatori non escludono che possa trattarsi di un primo feroce avvertimento dei narcos messicani agli Stati Uniti. Da alcune settimane proprio a Ciudad Juarez hanno iniziato a lavorare team misti – americani e messicani – impegnati nella lotta ai trafficanti. Una presenza, unita all’invio di materiale elettronico utile per le intercettazioni, che ha messo in allarme i cartelli. Pur impegnati a farsi la guerra tra loro – e Ciudad è uno dei focolai – i criminali potrebbero aver deciso di lanciare una rappresaglia anti-americana. Una ripetizione di quanto fanno, da anni, nei confronti delle forze dell’ordine locali. Se questa pista dovesse essere confermata vorrebbe dire l’apertura di un nuovo fronte. Con gli Usa che diventano bersagli. Un recente rapporto ha rivelato come le bande criminali messicane siano presente in oltre 250 città degli Stati Uniti. Dalle megalopoli come Los Angeles a piccole località di provincia, ovunque ci sia domanda di coca, mariujana e qualsiasi altra porcheria che brucia il cervello. E’ questo il mercato dei padrini, è qui che spediscono droghe di ogni tipo e immigrati clandestini.
SITUAZIONE FUORI CONTROLLO - L’attacco di domenica a Ciudad Juarez è la prova di come la situazione nella città, nonostante una massiccia presenza dell’esercito, sia fuori controllo. Nelle strade va in scena un massacro quotidiano legato al duello tra il boss del cartello locale e gli uomini di Joaquin Guzman, detto «El Chapo», leader numero uno del mercato della droga. Uno scontro che si allarga poi ad altre organizzazioni rivali lungo tutta la frontiera tra Messico e Stati Uniti. Una battaglia che è costata dal 2006 oltre 19 mila vittime. La crisi allarma – a fasi alterne – Washington. Perché la guerra sconfina spesso negli stati vicini (come Arizona, Texas e California), coinvolge cittadini statunitensi e rappresenta un chiaro pericolo per la sicurezza nazionale. Gli Usa hanno centellinato gli aiuti al Messico: vorrebbero fare di più ma il Congresso chiede maggiore trasparenza da parte delle autorità locali. Troppe sono le collusioni tra chi deve far rispettare la legge e i criminali. Troppi i dubbi sul comportamento di elementi delle forze dell’ordine. E i messicani, che pure hanno bisogno di assistenza, sono molto sensibili in fatto di sovranità nazionale. L’aver accettato i team misti è stato un segnale importante ma la cooperazione è ancora limitata se comparata alla minaccia dei padrini. Per questo l’assassinio dei tre impiegati può aprire una nuova fase, con gli americani non solo nel ruolo di comprimari ma di protagonisti. Ne farebbero volentieri a meno, ma non possono permetterlo. I narcos sono già «dentro».
Guido Olimpio
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31/08/2009
Arsenale narcos sotto la statua di San Pio Droga: 250mila euro in due giorni
Arsenale narcos sotto la statua di San Pio Droga: 250mila euro in due giorni
A scampia. Pistole e fucili per «difendere» la piazzetta di spaccio. In un appartamento si coltivava cocaina in casa

NAPOLI - Un piccolo arsenale nascosto sotto il piedistallo della statua di Padre Pio. Nascondiglio che gli spacciatori di Scampia reputavano perfetto per occultare le armi. I carabinieri hanno scovato fucili e pistole nella piazzetta del lotto «G» del degradato quartiere napoletano. Utili in caso di «necessità». La vasta operazione antidroga ha portato alla luce circa 400 kg di sostanze stupefacenti (tra cocaina, eroina, hashish e marijuana) per un valore stimato di 15 milioni di euro oltre a 250mila euro in contanti, ovvero l'incasso di due giorni di «lavoro». Tutto è stato sequestrato nel blitz avvenuto la scorsa notte tra il quartiere di Scampia e Mugnano, comune dell'hinterland.
COCAINA «FATTA» IN CASA - I militari hanno anche scoperto un appartamento, sempre a Mugnano, dove con molte probabilità si coltivava coca. Infatti sono stati trovati oltre tremila semi, ora all’esame di esperti botanici, e potenti fertilizzanti. Sono complessivamente sette le persone finite in manette. Nei due appartamenti di Scampia i carabinieri hanno anche scoperto una sorta di «cassa continua» della camorra dove i pusher versavano il denaro che veniva poi prelevato dai vertici dell’organizzazione.
PANETTI «TAROCCATI» - I pusher di Scampia, secondo i carabinieri, avevano trovato anche il sistema di confezionare il panetto di droga «tarocco». Praticamente «tagliavano» la cocaina e riuscivano a rivenderla come pura ingannando così anche le persone più esperte. Sui panetti, compressi con l’utilizzo di una potente pressa idraulica, venivano anche apposte le forme, simili a quelle trovate sulle confezioni di droga provenienti dal sud America. Così da 500 grammi di cocaina i trafficanti ne avrebbero ricavato oltre un chilo. La coca pura - di solito un centinaio di grammi su un panetto da un chilo - veniva messa all’estremità in modo da trarre in inganno chiunque interessato all’acquisto volesse assaggiarla. A scoprirlo sono stati i carabinieri del nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna, coordinati dal tenente colonnello Fabio Cagnazzo.
18:51 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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03/06/2009
La cocaina viaggia sui minisommergibili Tre mezzi sequestrati ai narcos
La cocaina viaggia sui minisommergibili Tre mezzi sequestrati ai narcos
Colpo della Marina colombiana. I semisommergibili possono percorrere fino a 5 mila chilometri. Il costo unitario può arrivare a 800mila euro

I sottomarini sequestrati erano nascosti sotto un fitto fogliame
WASHINGTON – Il lavoro di intelligence e la ricognizione lungo la costa hanno dato i loro frutti: nell’arco di pochi giorni la Marina colombiana ha sequestrato tre minisommergibili dei narcos. Gli ultimi due sono stati individuati in un rifugio nella regione del Golfo di Uraba. I mezzi, nascosti a riva sotto il fogliame, erano in attesa di un carico di cocaina e secondo i militari erano in grado di trasportare 6-7 tonnellate ciascuno.
I semisommergibili, costruiti in legno e fibra di vetro, possono percorrere fino a 5 mila chilometri, ad una velocità di 10-12 nodi. Il costo unitario può arrivare a 800 mila euro. Di solito hanno un equipaggio composto da un «capitano» e tre marinai. Le condizioni di vita durante il viaggio – che può durare dai 10 ai 15 giorni – sono dure: e, infatti, i mini-sub sono soprannominati le bare galleggianti. Messi a punto nella giungla, provati in canali d’acqua, sono poi portati lungo la costa da dove, attraverso il Pacifico, raggiungono il Messico. La droga è poi trasbordata su motoscafi o scaricata a riva, quindi prosegue via terra verso gli Stati Uniti. Il sottomarino viene invece affondato e l’equipaggio rientra in aereo in Colombia pronto per una nuova missione. Per oltre un anno la flottiglia sottomarina dei narcos ha agito impunita mentre oggi i controlli si sono fatti più stretti. La tattica è quella di scoprire i mezzi nelle basi di partenza perché una volta che si trovano in alto mare è difficile scoprirli. Filano a pelo d’acqua, sono dipinti di scuro, sfuggono al sonar. Per dare loro la caccia è necessario l’intervento di elicotteri e aerei che, dall’alto, possono individuarli.

I sottomarini erano in grado di trasportare 6-7 tonnellate ciascuno

Il costo unitario può arrivare a 800mila euro
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08/11/2008
Messico, maxi operazione contro i narcos
Messico, maxi operazione contro i narcosUn gruppo di complici ha cercato di liberarlo tendendo un agguato al convoglio. Catturato Jaime Gonzalez Duran, alias «il martello», uno dei capi dei Los Zetas. Sequestrato un imponente arsenale
Nelle foto la pistola placcata in oro, l'arsenale sequestrato e Gonzalo Duran agli arresti
WASHINGTON - Doppio colpo della polizia messicana. Con una complessa operazione gli agenti sono riusciti a catturare Jaime Gonzalez Duran alias «il martello», uno dei capi dei Los Zetas, organizzazione di sicari al servizio dei narcos. Le forze di sicurezza hanno anche sequestrato un imponente arsenale composto da oltre 500 armi. I trafficanti avevano a loro disposizione mezzo milione di cartucce, 164 bombe a mano, lanciagranate, fucili di precisione e centinaia di mitra. Tra i «pezzi» anche una pistola placcata in oro. Importante l’arresto di Duran, avvenuto a Reynosa al confine con il Texas. Ricercato da tempo in Messico e negli Usa, è considerato uno dei fondatori dei Los Zetas.
TENTATO BLITZ - Dopo la cattura un gruppo di complici ha cercato di liberarlo tendendo un agguato al convoglio che lo stava trasferendo in un vicino aeroporto. Il tentativo è però fallito e i criminali sono dovuti fuggire dopo una furiosa battaglia con gli agenti. La confisca dell’arsenale e il successivo scontro dimostrano la potenza di fuoco a disposizione dei narcos, spesso meglio armati delle forze dell’ordine. Proprio venerdì le autorità hanno stanziato nuovi fondi per acquistare fucili d’assalto Kalashnikov e granate da distribuire alle pattuglie. Il successo del blitz attenuerà forse le polemiche e i sospetti per l’incidente aereo costato la vita al ministro degli Interni e a un alto dirigente anti-droga. Il loro jet si è schiantato su un quartiere di Città del Messico: per le autorità si è trattato di un incidente. Ma in molti hanno pensato ad un sabotaggio.
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