13/09/2011
Barbie, Bonbon, La burro: ecco le sicarie
Barbie, Bonbon, La burro: ecco le sicarieArrestata la flaca, responsabile della piazza per los zetas. Era una poliziotta. E decorata. Giovani, addestrate, alla guida di gruppi di assassini. Nel mondo machista dei narcos cresce il ruolo delle donne
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13/08/2010
Ecco come i trafficanti umani bucano i confini tra America e Messico
Ecco come i trafficanti umani bucano i confini tra America e MessicoDa ottobre saranno schierati anche i soldati della Guardia Nazionale. La dogana statunitense mostra le foto dei trucchi escogitati dalle gang
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27/05/2010
Termina la fuga della “Narco-modella”
Termina la fuga della “Narco-modella”E’ stata arrestata a Buenos Aires Angie Sanclemente, l’ex reginetta di bellezza e modella diventata una “boss” del narcotraffico. La donna era in fuga da dicembre quando una delle sue “ragazze” era stata arrestata con 57 chili di cocaina in una valigia.
Da reginetta di bellezza a boss della droga. E' finita a Buenos Aires la fuga di Angie Sanclemente Valencia, 30 anni, miss Colombia e poi modella per una casa di lingerie che era ricercata in tutto il mondo per aver messo in piedi una rete di corrieri della droga fatta esclusivamente di belle ragazze che volavano in business class.
"Mia figlia è vittima di un complotto" ha urlato la madre di Angie dopo il suo arresto in un ostello di Palermo, quartiere della capitale argentina. La giovane era in fuga da dicembre, quando era stato emesso contro di lei un ordine di custodia: una delle sue ragazze era stata arrestata all'aeroporto di Cancun, in Messico, dove stava per imbarcarsi su un volo diretto in Europa portando con se 57 chili di cocaina. Fallito il tentativo del suo avvocato, Guillermo Tiscornia, di spacciare la sua latitanza per "paura di essere stuprata in carcere", Angie è rimasta nella lista dei ricercati fino al suo arresto.
Nel 2000, a 21 anni, aveva vinto il concorso di Reginetta del Caffè, uno dei più prestigiosi concorsi di bellezza in Colombia, ma era stata poi squalificata perché si era scoperto che, contravvenendo alle regole, aveva nascosto di essere sposata.
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29/03/2010
La top model regina della cocaina: traffici anche in Italia
La top model regina della cocaina: traffici anche in Italia
Dall’Argentina. Era una delle più note sulle passerelle del Sud America. È accusata di gestire banda di belle ragazze spacciatrici
| Angie Sanclemente Valencia con un delfino |
BUENOS AIRES — C’era anche l’Italia e in particolare Roma tra le destinazioni finali di una rete di narcotrafficanti gestita da una ex top model colombiana, Angie Sanclemente Valencia, che secondo le autorità avrebbe avuto per anni un ruolo chiave nel trasportare ingenti dosi di cocaina purissima da Buenos Aires a Cancùn, in Messico, e da lì in Europa. «Abbiamo scoperto una valigia piena di droga in partenza per Fiumicino», hanno dichiarato alla stampa argentina gli inquirenti, impegnati in una caccia all’uomo in tutto il Sud America per stanare la pusher, oggi 31enne, contro la quale l’Interpol ha emesso un mandato internazionale di cattura dopo la sua misteriosa scomparsa a Buenos Aires, alcune settimane fa.
Figlia di una poverissima madre single che utilizzò tutti i suoi risparmi per farla studiare alla prestigiosa scuola per modelle «La Pasarella» di Barranquilla, prima di finire nella famigerata lista most wanted, la Sanclemente era una delle modelle più gettonate dalle agenzie di moda, vincitrice di innumerevoli concorsi di bellezza e volto- copertina di riviste e giornali. A mettere gli investigatori sulle sue tracce, è stato l’arresto, il 13 dicembre all’aeroporto di Buenos Aires, di sei spacciatori, quattro uomini e due donne, che l’hanno additata come la «capobanda». Nella valigia di una di loro, Maria, i doganieri hanno trovato 55 chilogrammi di cocaina per un valore complessivo di quasi tre milioni e mezzo di dollari, se rivenduta nelle strade d’Europa o Stati Uniti. Gli agenti sarebbero rimasti colpiti dal look mozzafiato di Maria, una bionda 21enne e molto sexy, vestita con abiti attillati, studiati ad hoc per distogliere l’attenzione degli agenti dalla valigia.
| Angie è stata per diversi anni una delle top model più famose della Colombia |
Secondo le accuse dei magistrati, l’organizzazione utilizzava soltanto mulas (corrieri) donne: i carichi in partenza per l’Europa e l’Italia dovevano infatti essere trasportati da giovani ragazze, tutte belle, molte delle quali ex modelle o comunque con esperienza nel mondo delle passerelle. Nonostante il mandato di cattura internazionale, la Sanclemente ha continuato ad aggiornare il suo profilo su Facebook, usandolo per inviare un messaggio alla Cnn dove dichiara di essere «rattristata e ferita per come i media possano distruggere un innocente ». «Non voglio andare in prigione perché non me lo merito», spiega al network all news. «Vista la sua bellezza, teme di essere violentata, se entra in carcere», le fa eco il suo avvocato, Guillermo Tiscornia, smentendo — come sostiene la stampa — che la sua cliente sia stata sposata con il capo dei Narcos messicani Carlos Cabañas Catzin, noto come «il mostro».
E sarebbero stati proprio i padrini a scoprirla, durante il concorso per Miss Caffè, da lei poi vinto. «I Narcos frequentano regolarmente i concorsi di bellezza per comperare le donne che gli aggradano », spiega alla Cnn un’addetta ai lavori, costretta all’anonimato, «sono loro a sponsorizzare le candidate, a pagare le operazioni di chirurgia plastica e, spesso, a corrompere i giudici per far vincere la loro ragazza». Se decidesse di collaborare con la giustizia, la donna rischia di fare la stessa fine di Julio Correa, uno spacciatore «pentito», fidanzato dell’ex top model colombiana Natalia Paris, ucciso nel 2001 da un ex socio che per farlo sparire lo tagliò a pezzi, gettandolo dentro un tritacarne.
Alessandra Farkas
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15/03/2010
Messico: ora i narcos sfidano gli Usa
Messico: ora i narcos sfidano gli Usa
Per gli investigatori è la risposta alla scelta americana di appoggiare la polizia locale. Ucciso un dipendente del consolato statunitense di Ciudad Juarez e feriti i suoi due figli
WASHINGTON (USA) - Prima scena. Marito e moglie, dipendenti del consolato Usa di Ciudad Juarez (Messico) e cittadini americani, trucidati a colpi di armi automatiche a bordo della loro auto. Incolume per miracolo il figlio di pochi mesi. Seconda scena, pochi minuti dopo. Un messicano sposato con un’impiegata del consolato Usa di Ciudad crivellato di proiettili, feriti i due figli di 4 e 7 anni che si trovavano sul sedile posteriore della vettura. La moglie, che li seguiva con una seconda auto, ha assistito impotente all’agguato mafioso. Il triplice delitto ha colpito come una scossa la frontiera a sud del Rio Grande fino a raggiungere Washington dove la Casa Bianca ha espresso tutto il suo sdegno. Parole seguite dalla decisione di rimpatriare i familiari dei funzionari in servizio in 6 consolati americani nel nord del Messico.
PRIMO AVVERTIMENTO - Gli investigatori si mantengono prudenti sul movente degli attacchi ma gli osservatori non escludono che possa trattarsi di un primo feroce avvertimento dei narcos messicani agli Stati Uniti. Da alcune settimane proprio a Ciudad Juarez hanno iniziato a lavorare team misti – americani e messicani – impegnati nella lotta ai trafficanti. Una presenza, unita all’invio di materiale elettronico utile per le intercettazioni, che ha messo in allarme i cartelli. Pur impegnati a farsi la guerra tra loro – e Ciudad è uno dei focolai – i criminali potrebbero aver deciso di lanciare una rappresaglia anti-americana. Una ripetizione di quanto fanno, da anni, nei confronti delle forze dell’ordine locali. Se questa pista dovesse essere confermata vorrebbe dire l’apertura di un nuovo fronte. Con gli Usa che diventano bersagli. Un recente rapporto ha rivelato come le bande criminali messicane siano presente in oltre 250 città degli Stati Uniti. Dalle megalopoli come Los Angeles a piccole località di provincia, ovunque ci sia domanda di coca, mariujana e qualsiasi altra porcheria che brucia il cervello. E’ questo il mercato dei padrini, è qui che spediscono droghe di ogni tipo e immigrati clandestini.
SITUAZIONE FUORI CONTROLLO - L’attacco di domenica a Ciudad Juarez è la prova di come la situazione nella città, nonostante una massiccia presenza dell’esercito, sia fuori controllo. Nelle strade va in scena un massacro quotidiano legato al duello tra il boss del cartello locale e gli uomini di Joaquin Guzman, detto «El Chapo», leader numero uno del mercato della droga. Uno scontro che si allarga poi ad altre organizzazioni rivali lungo tutta la frontiera tra Messico e Stati Uniti. Una battaglia che è costata dal 2006 oltre 19 mila vittime. La crisi allarma – a fasi alterne – Washington. Perché la guerra sconfina spesso negli stati vicini (come Arizona, Texas e California), coinvolge cittadini statunitensi e rappresenta un chiaro pericolo per la sicurezza nazionale. Gli Usa hanno centellinato gli aiuti al Messico: vorrebbero fare di più ma il Congresso chiede maggiore trasparenza da parte delle autorità locali. Troppe sono le collusioni tra chi deve far rispettare la legge e i criminali. Troppi i dubbi sul comportamento di elementi delle forze dell’ordine. E i messicani, che pure hanno bisogno di assistenza, sono molto sensibili in fatto di sovranità nazionale. L’aver accettato i team misti è stato un segnale importante ma la cooperazione è ancora limitata se comparata alla minaccia dei padrini. Per questo l’assassinio dei tre impiegati può aprire una nuova fase, con gli americani non solo nel ruolo di comprimari ma di protagonisti. Ne farebbero volentieri a meno, ma non possono permetterlo. I narcos sono già «dentro».
Guido Olimpio
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24/02/2010
Da modella a capo dei narcotrafficanti
Da modella a capo dei narcotrafficanti
La trentenne Angie Sanselmente Valencia. Una gang di modelli e indossatrici che regolarmente trasportano cocaina dal Sudamerica in Europa
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| Angie Sanselmente Valencia (da Lanacion.com) |
BOGOTA'(COLOMBIA) - Da modella di biancheria intima a capo di un'organizzazione internazionale di droga. È ancora latitante la bellissima trentenne Angie Sanselmente Valencia che secondo la stampa argentina sarebbe a capo di una gang di modelli e d’indossatrici che quotidianamente trasportano cocaina dal Sudamerica in Europa.
MANDATO DI CATTURA - La ragazza descritta dal quotidiano La Nacion come «una bellezza dalla pelle scura, con gli occhi marroni, i capelli castani e un sorriso fatale» è nata in Colombia nel maggio del 1979 e sulla sua testa pende un mandato di cattura internazionale. Valencia avrebbe cominciato la sua attività illegale dopo aver sposato un noto boss della droga messicano conosciuto con il soprannome di «Il mostro». Ma l'anno scorso, dopo aver appreso i segreti del mestiere, avrebbe lasciato il criminale e avrebbe organizzato la sua gang di narcotrafficanti.
ADDIO ALLE PASSERELLE - In passato Valencia ha vinto diversi concorsi di bellezza e nel 2000 è stata incoronata Regina del Caffè in Colombia. Solo recentemente ha scelto di abbandonare il mondo delle passerelle per dedicarsi completamente agli affari illeciti. Il suo quartier generale sarebbe in Messico e il business del suo gruppo criminale è andato a gonfie vele fino allo scorso 13 dicembre, quando la polizia ha arrestato nell'aeroporto di Buenos Aires una ragazza del clan con 55 chili di cocaina. La ventunenne ha confessato alla polizia argentina che ogni giorno a turno uno dei membri del clan viaggiava su un aereo intercontinentale trasportando una valigetta piena di cocaina. Il viaggio era retribuito con 5 mila dollari. Grazie alle confessioni della ventunenne, altri tre membri della gang sono stati arrestati a Buenos Aires, mentre una coppia di ragazzi per non finire in galera si è gettata dal balcone di un palazzo che si trova nel quartiere di Belgrano, sempre nella capitale argentina.
LATITANZA - La «mula» (termine usato per identificare i corrieri della droga) ha rivelato anche che il suo capo gli aveva assicurato che nessuno l'avrebbe controllata in aeroporto. Adesso la polizia argentina sta indagando sui legami tra la gang e alcune persone che lavorano nello scalo internazionale bonarense. La leader della gang ancora una volta ha dimostrato di essere molto astuta ed è riuscita a evitare l'arresto. Ospite di un hotel a quattro stelle di Buenos Aires, la trentenne ha saputo in anteprima del blitz della polizia e ha fatto perdere le sue tracce. Secondo gli inquirenti si troverebbe ancora in Argentina e la polizia assicura che la sua latitanza non durerà a lungo.
Francesco Tortora
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07/12/2009
Narcotraffico: l'euro soppianta il dollaro
Narcotraffico: l'euro soppianta il dollaroSecondo recenti indagini dell'Europol. Uno dei motivi è che la banconota da 500 euro vale molto di più di quella da 100 dollari
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| (Ap) |
MILANO - Da quando la crisi economica ha colpito l'economia mondiale e ha ulteriormente deprezzato il valore del dollaro nei confronti dell’euro, non sono pochi gli studiosi, tra cui Mario Monti, ad aver pronosticato la fine dell'egemonia della valuta americana negli scambi internazionali a vantaggio della moneta del Vecchio Continente. Tuttavia neppure il più illuminato degli economisti avrebbe mai pensato che i primi a mettere in pratica questa previsione fossero i grandi cartelli della droga sudamericana. Come racconta un articolo domenicale dell'Observer, le recenti indagini dell'Europol, hanno dimostrato che i più importanti trafficanti di stupefacenti del mondo hanno già sostituito la valuta americana con le banconote europee.
SCELTA - La scelta non è determinata da logiche economiche, bensì da esigenze di spazio: i biglietti da 100 dollari (la banconota americana che ha più valore) sono stati surclassati da quelli da 500 euro perché questi ultimi valgono di più e occupano meno spazio quando bisogna spostare o nascondere grandi quantità di denaro liquido nel mondo. Ad esempio recentemente la polizia statunitense ha sequestrato circa 12 milioni di euro su un aereo della British Airways diretto a Londra. Erano i ricavi di una singola partita di droga ed erano nascosti in una valigetta contenente solo biglietti da 500 euro.
CONTRABBANDO - Rob Wainwright, direttore dell'Europol, ha confermato che il sequestro sul velivolo britannico è solo una delle tante e importanti operazioni portate a termine dall'agenzia anticrimine europea. La scorsa settimana, infatti, le forze di polizia del Vecchio Continente hanno scoperto diverse operazioni di contrabbando e di riciclaggio di banconote europee portate a termine dalle più grandi organizzazioni criminali del mondo: «Abbiamo individuato una quantità enorme di biglietti da 500 euro nascosti in scatole di cereali, in pneumatici, in camion e così via». Ma quanto sia massiccio l’attuale contrabbando di valuta europea è spiegato bene dalle cifre rilasciate dalla Direzione nazionale della Colombia. Da gennaio a giugno del 2007 sono stati dichiarati solo 200 mila euro in entrata alla dogana del Paese sudamericano. Tuttavia nello stesso periodo – affermano le autorità locali - più di 370 milioni di euro hanno lasciato illegalmente la Colombia.
Francesco Tortora
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01/07/2009
Mafia, il boss Salvatore Miceli è stato estradato in Italia
Mafia, il boss Salvatore Miceli è stato estradato in Italia
È giunto da Caracas dove era stato arrestato dieci giorni fa. Lo ha reso noto il ministro degli interni venezuelano, Tareck El Aissami
| Salvatore Miceli condotto in aeroporto per essere estradato in Italia (Reuters) |
CARACAS - Il boss mafioso Salvatore Miceli, inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia, arrestato dieci giorni fa in Venezuela, è stato estradato martedì in Italia. Lo ha reso noto il ministro degli interni venezuelano, Tareck El Aissami.
RE DEL NARCOTRAFFICO - Il boss è considerato un elemento di spicco del narcotraffico internazionale. Era ricercato dal 2001, in seguito a una condanna per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti divenuta definitiva. L'indagine che ha portato all'individuazione e alla cattura di Miceli è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Nel maggio del 2003 la polizia aveva arrestato, nell'ambito di un'operazione antidroga, anche la moglie di Miceli, Veronica Dudzinski, e i figli Ivano e Mario. Il boss di Salemi era stato inoltre intercettato nel 2000 con Pino Lipari, il «consiglior» di Bernardo Provenzano, che lo «investiva» ufficialmente per gestire un traffico internazionale di stupefacenti.
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11/05/2009
'Ndrangheta, in manette il boss Salvatore Coluccio
'Ndrangheta, in manette il boss Salvatore Coluccio
ERA NELL'ELENCO DEI 30 LATITANTI PIÙ PERICOLOSI. È un esponente di spicco di una delle cosche joniche inserite nel circuito del narcotraffico mondiale
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| Salvatore Coluccio nella foto segnaletica del ministero dell'Interno (dal web) |
I carabinieri del Ros hanno rintracciato a Marina di Gioiosa Ionica il boss della 'Ndrangheta Salvatore Coluccio, uno dei 30 latitanti più pericolosi, fratello di Giuseppe che venne arrestato l'anno scorso a Toronto in Canada. Al momento dell' arresto era solo e non ha opposto resistenza. Secondo quanto si è appreso il boss è stato individuato dai carabinieri del Ros e da quelli dello squadrone Cacciatori all'interno della sua abitazione in un nascondiglio occultato da una intercapedine che si muoveva con un congegno meccanico.
IL BUNKER - La struttura è dotata di energia elettrica, impianto di aerazione, generali alimentari ed altro materiale per consentire all'uomo di trascorrere la sua latitanza. Nel settembre dell'anno scorso i carabinieri del Gruppo di Locri scoprirono a Roccella Ionica un bunker nell'abitazione del titolare di un ristorante di Marina di Gioiosa Ionica che è legato da vincoli di parentela acquisita con Salvatore Coluccio.
LE ACCUSE - Latitante dal 2005 è accusato di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e altri reati. I carabinieri hanno fatto irruzione anche nell'albergo adiacente alla casa del boss, di proprietà dei suoceri interrompendo i banchetti di due matrimoni.
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24/01/2009
MESSICO: NARCOS CONFESSA, HO SCIOLTO IN ACIDO 300 CORPI
MESSICO: NARCOS CONFESSA, HO SCIOLTO IN ACIDO 300 CORPI
CITTA' DEL MESSICO - Un detenuto messicano per crimini di droga ha confessato di aver sciolto nell'acido i corpi di 300 avversari, vicino al confine con gli Stai Uniti.
Santiago Meza, noto come "il cuoco dello stufato", ha detto ai giornalisti di essersi sbarazzato dei corpi dentro bidoni industriali nel suo villaggio di confine, nei pressi della violenta città di Tijuana.
Meza, che è stato mostrato ieri alla stampa dall'esercito, ha detto che veniva pagato 600 dollari la settimana da una fazione scissionista del cartello di Arellano Felix perché facesse sparire i rivali uccisi con la soda caustica.
"Mi portavano i corpi - ha detto Meza - e io me ne sbarazzavo", in un cantiere edile dove afferma di aver sciolto 300 cadaveri lo scorso anno. I corpi impiegavano 24 ore a sciogliersi e i resti venivano scaricati in una fossa vicina.
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