29/11/2009
Orche assassine, quel colpo di coda che mette ko anche gli squali
Orche assassine, quel colpo di coda che mette ko anche gli squali
«Utilizzano abilità, intelligenza e forza». Una biologa marina è riuscita a immortalare l'uccisione dei "predatori degli oceani"
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| Una delle foto di Ingrid Visser |
Basta una mossa di karate, con l'enorme coda, e lo squalo è abbattuto. Alcune incredibili immagini, scattate a largo della Nuova Zelanda da una biologa marina, Ingrid Visser, mostrano per la prima volta come le orche assassine con estrema intelligenza e forza ingannano, attirano, stordiscono e uccidono gli squali, fra i più temuti predatori degli oceani.
COLPO DI CODA – La Visser, 43 anni, studia da 17 il comportamento dei mastodontici cetacei e le strategie che adottano per avere la meglio su altrettanto colossali squali, come il Mako e il Grande Squalo Bianco, da cui molti pesci stanno alla larga. «Usando una combinazione vincente di grande abilità e intelligenza e forza brutale – spiega la Visser – catturano e mangiano quelli che per molti sono gli inarrivabili predatori degli Oceani». La più impressionante delle tecniche è il colpo di coda: ruotandola velocemente l'orca crea fortissime correnti da cui lo squalo non può scappare; in questo modo l’animale sale alla superficie ed è così che l'orca solleva in alto la parte posteriore del corpo e la scaraventa sul dorso dello squalo tramortendolo. Il boccone a questo punto è pronto.
L'ACCERCHIAMENTO – Un'altra strategia con cui le orche vincono la battaglia contro i loro avversari è detta del «recinto». Un gruppo di orche si dispone a cerchio e isola lo squalo e lo puntano spingendolo, oppure lo attaccano furtivamente da sotto attentando subdolamente alla pancia. «Alla fine del combattimento – aggiunge la Visser, che vive e lavora a Tutukaka, in Nuova Zelanda – girano su e giù lo squalo di modo che l’animale è completamente disorientato e non riesce più a muoversi». E anche in questo caso, il pasto e facile.
MOSSI DALLA FAME – La biologa, una delle maggiori studiose del comportamento delle orche “assassine”, comunque non condanna i pericolosi cetacei: «Non è che si muovano apposta per attaccare i loro nemici – precisa -, il fatto è che trovare cibo nell'Oceano non è una questione semplice. Dunque, quando c’è l’occasione, l'orca la coglie al volo».
Ketty Areddia
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17/11/2009
Se l'ippopotamo divora il coccodrillo
Se l'ippopotamo divora il coccodrillo
Il rettile si era avvicinato troppo ad una femmina con i cuccioli e il branco lo ha ucciso. Spettacolari immagini scattate dal fotografo Vaclav Silha nel parco del Serengeti in Tanzania
SERENGETI- Brutta fine per un coccodrillo del Serengeti National Park in Tanzania, mangiato vivo da una cinquantina di ippopotami affamati e arrabbiati. Il predatore si era avvicinato troppo a una femmina e ai suoi piccoli, mentre la famigliola nuotava placidamente nelle acque del River Mara, e questa imprudenza gli è costata cara: gli animali lo hanno, infatti, circondato, ben decisi a difendere la loro compagna e il povero coccodrillo, preso dal panico, ha tentato di sfuggire all’assalto passando sopra le loro schiene. Scelta pessima, a giudicare dalle incredibili immagini scattate dal fotografo ceco Vaclav Silha, perché gli ippopotami lo hanno letteralmente sbranato.
LA TESTIMONIANZA - «In genere, gli scontri fra questi animali sono molto rari – ha raccontato il fotografo al Daily Mail - . Quando succede qualcosa, è perché ci sono dei cuccioli nel gruppo e gli ippopotami pensano che possano essere in pericolo. Ed è esattamente quello che è capitato in questa occasione. Non so cosa abbia spinto il coccodrillo a passare sopra alle schiene degli ippopotami, penso che forse si sia fatto prendere dal panico e l’abbia vista come la sola via di fuga, ma di certo è stata la peggior scelta che potesse fare e, ovviamente, anche l’ultima». Considerato fra le creature più aggressive ed imprevedibili del regno animale, un ippopotamo adulto può esercitare una pressione di diverse tonnellate in un singolo morso, come conferma la tragica fine del coccodrillo. «Tutto quello che sono riuscito a vedere – ha concluso Silha – era il coccodrillo che si dibatteva e si contorceva per sfuggire alle fauci degli ippopotami, ma nemmeno il coccodrillo più forte sarebbe riuscito a salvarsi. Infatti, non ha avuto scampo e pochi secondi dopo il suo corpo è scivolato nell’acqua e non l’ho più visto».
Simona Marchetti
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08/01/2009
Le Sette meraviglie della natura al voto su Internet
Le Sette meraviglie della natura al voto su InternetSelezione organizzata da una ong svizzera. Per l'Italia in concorso Monte Bianco,Vesuvio e Cervino, la scelta finale avverrà entro il 2011

Il Grand Canyon
Cambia il mondo e cambiano anche le sue meraviglie e l'organizzazione svizzera no-profit «New 7 Wonders Of Nature» lancia un nuovo censimento degli scenari naturali più mozzafiato. Per votare occorre innanzitutto collegarsi al sito dedicato e seguire le istruzioni che vengono indicate.

Il monte Everest
IL CONCORSO - Il concorso si articola in più passaggi: a gennaio 2009 si chiuderanno le nomination nazionali e ogni Paese dovrà aver scelto la propria meraviglia, fermo restando che quelle condivise (come il Rio delle Amazzoni) resteranno in classifica. Entro il 7 luglio il gruppo di esperti dovrà poi selezionare 21 bellezze dai 77 finalisti e infine, tra il luglio 2009 e il 2011, si aprirà il tour finale, nel corso del quale i fortunati selezionatori decideranno sul campo quale tra i posti prescelti meriterà la prestigiosa insegna di «una delle 7 meraviglie» al mondo. Una specifica commissione di supporto dovrà sottoscrivere via via le candidature e i votanti, se lo vorranno, potranno ricevere per la modica cifra di 2 dollari un attestato personalizzato di votazione, tanto per ricordarsi e ricordare che anche loro hanno contribuito alla scelta delle nuove sette meraviglie.

Il Monte Bianco
LE NOMINATION - Per il momento la lista delle nomination conta 261 nomi distribuiti per 222 nazioni. L'orgoglio italico è rappresentato dal Vesuvio a cui si aggiungono le bellezze in comproprietà, come il Matterhorm, alias Cervino, e il Monte Bianco. Altri splendori naturali sono l'Everest, la Grande Barriera Corallina, lo struggente Albero della Vita, insospettabile e maestoso albero solitario nel bel mezzo del deserto del Bahrain, la suggestiva e cangiante formazione rocciosa australiana Ayers Rock, il Kilimangiaro e le Grotte di Cristallo delle Bermuda.

Il Vesuvio

La grande barriera corallina

Le cascate del Niagara
L'ULTIMO CENSIMENTO - L'ultimo concorso che ci fu a proposito di bellezze mondiali risale al 2007 e riguardava le bellezze create dall'uomo, come la Grande Muraglia o il Colosseo. Autentici splendori, sia ben chiaro, ma Madre Natura ha saputo fare di meglio.

Il Lago Superiore , fra Stati Uniti e Canada

Il Cervino

Ayers Rock, in Australia

Il Kilimanjaro, in Kenya

«Albero della vita», in Bahrain

Parco Nazionale del Pantanal, fra Brasile, Bolivia, Paraguay

Parco nazionale di Komodo, in Indonesia
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08/10/2008
L'evoluzione dell'uomo? Finita
L'evoluzione dell'uomo? FinitaTEORIA DI GENETISTI INGLESI. I maschi fanno figli quando sono troppo giovani e così ci sono poche «mutazioni» nel Dna
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| da www.starlarvae.org |
I MOTIVI - Il professor Steve Jones sostiene che ci sono tre motivi per i quali non si registrano più importanti mutazioni genetiche: per la maggior parte della storia dell’uomo le condizioni di vita erano così dure sulla terra che la selezione naturale era forte, mentre ora con il progresso tecnologico, essere per esempio più temprati al freddo non aiuta. Poi, nell’era della globalizzazione, le popolazioni separate dal resto del mondo di fatto non esistono più. Terzo fattore, il più rilevante secondo gli scienziati dell’University College di London, è che ci sono pochi padri in età avanzata. «Nei maschi il numero di divisioni cellulari necessarie per arrivare da uno spermatogonio (precursore dello spermatozoo) fino alla formazione di uno spermatozoo maturo cresce con il passare degli anni. Ogni volta che c’è una divisione c’è la possibilità di un errore, di una mutazione. Per un uomo di 29 anni si verificano circa 300 divisioni tra lo sperma che lo ha generato e quello e quello che passa al figlio: ogni divisione crea un’opportunità di errore, mutazione ed evoluzione». Il genetista inglese ha fatto l’esempio del genitore di 29 anni non a caso: è l’età media in cui si diventa padre in Occidente. «Per un genitore di 50 anni invece, il numero di divisioni è superiore a mille: perciò aumentano le possibilità di mutazioni».
IL SULTANO - Il professor Jones cita il caso un po’ mitico di Moulay Ismail, sultano del Marocco, che nel Diciottesimo secolo avrebbe avuto 888 figli, contribuendo non poco all’evoluzione. Fatti i conti avrebbe dovuto giacersi con 1.2 donne ogni giorno per 60 anni (ma questa è un’altra storia di cui in caso si potrebbero occupare i sessuologi). In conclusione: padri più giovani uguale niente più evoluzione e quindi niente superuomo, ma anche niente minus habens incollato a un telecomando e incapace di altro.
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