27/03/2012

La collezione di capolavori nascosta in miniera. Alla ricerca dell'ultimo tesoro nascosto dalle S.S.

La collezione di capolavori nascosta in miniera. Alla ricerca dell'ultimo tesoro nascosto dalle S.S.

ARTE E STORIA. Sculture e dipinti appartenenti al barone ungherese Hatvany sepolti dalle SS nei Monti Metalliferi: un radar scova i tunnel

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15/11/2010

E gli Usa divennero il rifugio dei nazisti

E gli Usa divennero il rifugio dei nazisti

Rivelazione del New York Times: dopo la guerra molti criminali di guerra furono impiegati da Cia e Nasa

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18/03/2010

La condanna beffa nel Paese degli insulti

La condanna beffa nel Paese degli insulti

 

Membri della lega invocano metodi da SS contro gli immigrati, Senza strascichi giudiziari. Sentenza (e appello) da record per aver detto "vergogna" a una giunta leghista. Accade in provincia di Treviso

 

Su col morale: la giustizia sa essere velocissima. In una regione come il Veneto in cui la prima udienza di 44 processi civili è stata fissata dalla Corte d’Appello di Venezia nel 2017 (pazienza, pazienza...) un pubblico ministero di Treviso ci ha messo tre-giorni-tre a presentare appello contro l’assoluzione di una signora che aveva osato dire agli assessori comunali di Vittorio Veneto la parola «Vergognatevi!». Ai milioni di processi che impantanano i tribunali si aggiungerà anche lo strascico di questo. Quali siano gli esempi arrivati in questi anni dall’alto, li ricordiamo tutti. Una rinfrescatina? Oscar Luigi Scalfaro, all’epoca capo dello Stato, fu liquidato da Vittorio Sgarbi in piazza Montecitorio come «una scorreggia fritta». Roberto Maroni spiegò che «Bossi ce l’ha duro, Berlusconi ce l’ha d’oro, Fini ce l’ha nero, Occhetto ce l’ha in (censura) ».

Gianni Baget Bozzo tuonò in diretta televisiva che «il popolo deve molto a Berlusconi. E col cazzo che questa è adulazione». Il leghista Enrico Cavaliere si avventurò dai banchi della Camera a dire: «C’è puzza di merda in questo posto». Alessandra Mussolini mandò una lettera pubblica al Senatur in cui diceva: «Si’ proprio nu chiachiello e nun tien’ manch’e palle p’ffa na vera rivoluzione». Massimo D’Alema bacchettò Carlo Ripa di Meana con il suo tipico garbo: «Dice solo cazzate». Romano Prodi sibilò a Enrichetto La Loggia, in pieno dibattito parlamentare, l’invito «Ma vaffan... » seguito da un’interrogazione parlamentare dell’offeso: «Risponde al vero che lei mi ha mandato fanculo?». Quanto ai tempi più recenti, va ricordato almeno Silvio Berlusconi, che dopo aver precisato di avere «troppa stima per l’intelligenza degli italiani per pensare che ci possano essere in giro così tanti coglioni che possano votare a sinistra», se l’è presa con chi «sputtanando il premier sputtana anche l’Italia». E poi Antonio Di Pietro, che ad Annozero ha detto «col massimo rispetto, Berlusconi è un delinquente » per incitare successivamente a «buttar fuori Minzolini a calci in culo ». E ancora Gianfranco Fini («Chi dice che gli stranieri sono diversi è uno stronzo...») e Roberto Calderoli: «È stronzo anche chi li illude».

Per non dire di Tommaso Barbato e Nino Strano che, il giorno della caduta del governo Prodi, urlarono al Senato contro Nuccio Cusumano: «Pezzo di merda, traditore, cornuto, frocio!» e «Sei una checca squallida!». E via così: potremmo andare avanti per ore. Bene: in questo contesto, in cui una parte del Paese accusa l’altra d’avere le mani lorde di sangue dei crimini staliniani e l’altra metà risponde imputando agli avversari di essere golpisti e goebbelsiani, la signora Ada Stefan si è spericolatamente spinta a contestare una decisione urbanistica della giunta comunale leghista di Vittorio Veneto. La scelta di non demolire un complesso edilizio che avrebbe dovuto diventare un «polo sportivo d’interesse nazionale » con due campi di calcio, un impianto di pattinaggio a rotelle, tribune, foresterie, palestre, parcheggi e un sacco di altre cose compresi un po’ di «spazi commerciali accessori». Una cosa grossa. Edificata su un terreno per il quale il piano regolatore prevedeva fossero «ammessi solo gli impianti per il gioco, gli spettacoli all’aperto e le attrezzature sportive».

Scelta giusta o sbagliata? Non ci vogliamo manco entrare: non è questo il punto. Il fatto è che, essendo state costruite solo le strutture commerciali e non quelle sportive, un gruppo di abitanti della zona aveva chiesto alla giunta di smetterla con le deroghe e, dato che il progetto originale era stato stravolto e dunque risultava tutto abusivo, di procedere con le ruspe. Al che l’amministrazione aveva risposto che «l’esigenza del ripristino della legalità non è sufficiente a giustificare la demolizione richiesta, occorrendo comparare l’interesse pubblico alla rimozione con l’entità del sacrificio imposto al privato». Parole discutibili. Tanto più alla luce di una serie di sentenze di sette o otto Tar (veneto compreso) e del Consiglio di Stato presentate dal legale degli abitanti della zona, Daniele Bellot, tutte molto chiare: in casi del genere l’abuso va abbattuto. Ma neppure questo è il punto. Il punto è che, durante un consiglio comunale, esasperata dalle resistenze della maggioranza all’idea di demolire il complesso, la signora Ada Stefan sbottò: «Vergognatevi! ».

Un’offesa gravissima, secondo Mario Rosset, già segretario e consigliere della Lega. Al punto di meritare una denuncia. Denuncia finita sul tavolo di un magistrato trevisano. Il quale, incredibile ma vero, decise di emettere un decreto penale che condannava la signora «per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale di Vittorio Veneto dicendo ad alta voce, rivolta al loro indirizzo, "Vergognatevi"». Un verdetto sconcertante. Che Ada Stefan decise di non accettare chiedendo di andare a processo. Processo aperto e chiuso giorni fa nel giro di pochi minuti: per il giudice Angelo Mascolo la signora andava assolta «perché il fatto non costituisce reato, ai sensi dell’art. 129 c.p.p.». Faccenda chiusa? Macché: tre giorni dopo (tre giorni: in un Veneto in cui i magistrati sono sommersi di arretrati e, stando alla relazione della stessa presidente Manuela Romei Pasetti, «trascorrono mediamente 272 giorni tra la sentenza di 1˚ grado e l’arrivo alla Corte d’Appello») il sostituto procuratore Giovanni Cicero impugnava l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan, secondo lui, va castigata. Il tutto in una provincia come Treviso.

Dove il sindaco leghista Giancarlo Gentilini ha ordinato «la pulizia etnica contro i culattoni» ed è arrivato a invocare «il linciaggio in piazza». Dove il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni si è spinto a dire: «Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto» aggiungendo che «l’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso». Dove il consigliere comunale leghista della città capoluogo Pierantonio Fanton ha teorizzato che «gli immigrati sono animali da tenere in un ghetto chiuso con la sbarra e lasciare che si ammazzino tra loro». Dove un altro consigliere leghista, Giorgio Bettio, è sbottato tempo fa urlando che occorreva «usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Il tutto senza particolari strascichi giudiziari. E sarebbe un reato dire «vergognatevi»? Messa così lo diciamo anche noi: vergognatevi.

Gian Antonio Stella


28/04/2009

Un messaggio ritrovato ad Auschwitz

Un messaggio ritrovato ad Auschwitz

 

É rimasto nascosto nella terra per più di mezzo secolo. Nel campo di concentramento è stata rinvenuta una bottiglia con uno scritto di sette deportati

 

(Ansa)

MILANO - Per oltre 65 anni sono rimaste nascoste nella terra. Ora, grazie all’inaspettata scoperta di alcuni operai che stavano demolendo un tramezzo della Scuola Superiore di Auschwitz, le parole scritte con una matita, da sette deportati sono emerse alla luce.

IL MESSAGGIO E LE FIRME - L’edificio sotto il quale era custodita la bottiglia fu utilizzato durante la guerra dalle milizie tedesche come deposito del campo di concentramento di Auschwitz-Birchenau, dove i sette firmatari - il francese Albert Veissid e i polacchi Bronislaw Jankowiak, Stanislaw Dubla, Jan Jasik, Waclaw Sobczak, Karol Czekalski e Waldemar Bialobrzeski, all’epoca tutti tra i 18 e 20 anni - erano impegnati nella costruzione di un rifugio anti-atomico. La lettera risale al settembre del 1944. Jerzy Mensfelt, portavoce del museo di Auschwitz, diffondendo la notizia del ritrovamento, ha dichiarato che ulteriori dettagli potrebbero emergere nei prossimi giorni. «Siamo certi che almeno due delle persone che compaiono in calce alla lettera sono sopravvissute alla deportazione, ma non sappiamo cosa ne sia stato di loro né se siano ancora in vita. Come del resto per tutti gli altri».

LA TESTIMONIANZA - Secondo quanto riportato sul sito della testata francese Le Point , Albert Veissid non ha alcun ricordo di quel messaggio affidato alla bottiglia. «Eppure non ho dimenticato nessun particolare del campo e quel maledetto numero (12063, ndr) affianco al mio nome è proprio quello che ho tatuato sul braccio», ha dichiarato l’ottanquattrenne signor Veissid all’agenzia di stampa francese AFP. E avanza anche un’ipotesi su chi potrebbe aver scritto la lettera: «Mi ricordo, tuttavia, di aver stretto amicizia con un gruppo di polacchi cristiani che lavoravano per il rifornimento del campo. Potrebbero essere stati loro a siglare il messaggio con il mio nome e il mio numero di matricola».

Simone D’Ambrosio


08/12/2008

Scritte nazi sulle tombe musulmane

Scritte nazi sulle tombe musulmane

Francia, l'indignazione del presidente Sarkozy: «Identificare e punire i responsabili». Nuovo episodio di intolleranza nel cimitero militare di Arras. Imbrattate le lapidi dei caduti islamici

 

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PARIGI - Per la terza volta in due anni, le tombe musulmane del cimitero militare di Notre-Dame de Lorette, vicino ad Arras, nel nord della Francia, sono state profanate. I danneggiamenti sono avvenuti di notte, a poche ore dall'inizio della festa islamica dell'Aid el-Kebir, e hanno rigurdato diverse centinaia di tombe, che sono state ricoperte di iscrizioni e graffiti.

L'INDIGNAZIONE DI SARKOZY - Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha espresso «profonda indignazione» per l'accaduto: «Questo atto abietto è l'espressione di un razzismo ripugnante diretto contro la comunità musulmana di Francia», ha detto Sarkozy, auspicando che i colpevoli siano «rapidamente identificati» e condannati con «severità». Il cimitero di Notre-Dame de Lorette era già stato profanato nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2008, quando 148 tombe erano state coperte di iscrizioni ingiuriose nei confronti dell'islam, e, in precedenza, nella notte tra il 18 e il 19 aprile 2007, nella quale erano stati 52 i sepolcri danneggiati. Per questi fatti, due giovani che rivendicavano idee vicine al neo-nazismo sono stati condannati.


 


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